MEDIA

L’industria dei contenuti: Video on Demand vs Televisione

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Il sorpasso da tempo pronosticato è avvenuto: i dati diffusi da Nielsen relativi all’utilizzo delle diverse piattaforme per la visione dei contenuti televisivi hanno sancito che il tempo di fruizione attraverso i servizi di Video on Demand (VoD) è superiore in confronto al tempo che si trascorre di fronte alla televisione. Il Video on Demand è in crescita non soltanto sui personal computer, ma anche sui dispositivi mobili e in particolare sullo smartphone: rispetto allo scorso anno, infatti, circa il 20% delle persone si intrattiene due ore in più per guardare video.

Tutto ciò non fa che confermare il crescente interesse verso il VoD e più in generale i servizi streaming – Infinity TV e Sky i principali player italiani – tanto che il traffico in questosettore è destinato a raddoppiare entro il 2018, stando almeno alle previsioni degli addetti ai lavori.

Questi numeri in aumento hanno portato benefici anche al video advertising online, un mercato che è stato capace di far segnare un +45% in confronto all’anno precedente e che adesso vale oltre 1 miliardo di euro. Anche dal punto di vista degli investimenti pubblicitari, dunque, il VoD fa concorrenza diretta alla televisione, intercettando il budget un tempo destinato al mercato televisivo e segnando un incremento dei profitti dal servizio On Demand e aumentando di netto l’interazione con i consumatori.

Il VoD, dunque, si sta affermando come un mezzo sia per intrattenere sia per informare il pubblico, raggiungendo un’audience sempre più ampia alla quale proporre contenuti creativi che hanno uno stile televisivo e sono prodotti in maniera professionale attraverso i canali digitali.

Nella relazione annuale sull’attività svolta e sui programmi di lavoro Agcom 2014 si legge: “Nel complesso, i video si confermano come la tipologia di traffico che occupa le reti in misura preponderante (circa il 70% del totale), seguiti, a oggi, dal traffico da filesharing (18%). I principali paesi europei presentano previsioni di crescita maggiori nel traffico concernente i contenuti video, il cui aumento è quantificato nella misura del 31% nel prossimo quinquennio, contro il 29% stimato a livello mondiale”.

Esistono, però, ancora dei limiti di tipo strutturale, ovvero la scarsa penetrazione della banda ultra larga. Per questo produttori e autori di serie tv, film e documentari sul web stanno chiedendo al governo un piano relativo al video su broadband. L’industria dei contenuti è inevitabilmente collegata alla velocità della rete ed alla sua penetrazione e a testimonianza di quanto sia stretta questa correlazione c’è la classifica dei Paesi che riguarda proprio velocità e penetrazione della rete: nelle prime posizioni troviamo Paesi che vantano anche un’industria dei contenuti piuttosto sviluppata per quanto concerne ricavi, capitalizzazione e occupazione.

Quando si parla di diffusione e velocità della rete per l’Italia c’è ancora molto da fare: il Bel Paese infatti occupa le ultime posizioni, tanto che risulta quart’ultimo in Europa per la velocità di download e addirittura penultimo nella velocità di upload. Restando in fondo alla classifica dell’agenda digitale in Europa – è il pensiero, condivisibile, di produttori e autori – inevitabilmente occuperà gli ultimi posti anche nello sviluppo dell’industria creativa.

La svolta potrebbe però arrivare con Netflix: l’azienda di streaming video statunitense si appresta a sbarcare in Italia e il suo avvento potrebbe avere l’effetto di uno tsunami sull’industria dei contenuti televisivi italiani. Negli Usa Netflix è stata in grado di stravolgere le regole del mercato sino a diventare il fornitore di riferimento di servizi a pagamento e occupare il 30% del traffico in downstream. Il suo arrivo nel nostro Paese – c’è chi afferma che potrebbe avvenire nel 2016 – imporrà una forte trasformazione alle industrie nazionali, ma vista la situazione attuale è difficile fare ipotesi su come reagirà l’Italia.

 

R.M.

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