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Brand Care, un nuovo approccio per una migliore strategia di Brand Safety

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Ad fraud, viewability e brand safety sono i tre problemi che stanno impegnando tutti gli operatori dell’industry digitale in una battaglia che punta a creare un ecosistema sano e profittevole per tutte le parti coinvolte. Ma se i primi due fattori sono strettamente legati a risvolti economici (spreco di denaro e di visibilità del messaggio), il brand safety è invece connesso direttamente all’immagine e alla reputazione di un’azienda. Ed è da qui che nasce l’esigenza di proteggere il proprio marchio ed evitare che una programmazione non particolarmente attenta possa posizionarlo in contesti inappropriati o addirittura pericolosi per la sua integrità.

Per iniziare un percorso consapevole sulle misure da attuare per una corretta strategia di brand safety, due importanti player del mercato e partner tecnologici, ADmantX, azienda specializzata nel contextual targeting e brand safety avanzati e in soluzioni di first-party profiling, e Adform, piattaforma ad-tech full stack indipendente e aperta, hanno organizzato la scorsa settimana un incontro rivolto ad agenzie e centri media per approfondire questo tema e individuare alcune soluzioni utili per adempiere alle attività quotidiane di pianificazione.

I partecipanti hanno posto l’accento sulla mancanza di una definizione comune e univoca di brand safety, e chiesto risposte su come identificare il corretto livello di brand safety nelle strategie di pianificazione dei loro clienti. Sono stati identificati diversi elementi che concorrono a costruire una strategia di cura del brand: l‘attribuzione delle responsabilità tra editori e buyer, l’importanza e il valore che l’azienda attribuisce alla protezione del brand e il livello di equilibrio tra delivery e sicurezza. Ma è l’identificazione del livello di brand safety che gioca un ruolo importante nella strategia.

ADmantX individua un primo livello che fa leva sull’uso di whitelist o blacklist che portano all’esclusione di domini pericolosi a beneficio dell’inclusione di domini sicuri, e un secondo livello dove si vanno a creare categorie pressoché universali e condivise di tematiche inappropriate (violenza, pornografia, linguaggio violento etc) da escludere a livello di pagina web. Ma l’applicazione del terzo livello che permette un approccio più preciso e senza sprechi al brand safety perché permette di lavorare con settori verticali o “custom brand safety segments”.

Il terzo livello, quindi, è sinonimo di una ben precisa presa di coscienza del tema brand safety che porta le aziende ad affrontare il problema con una visione più precisa e maggiore consapevolezza. Un metodo più analitico che apre le porte al concetto di brand care che va oltre l’aspetto di protezione base per diventare cura a 360 gradi del marchio nel contesto della sua comunicazione digitale.

L’analisi ha preso in esame anche il tema delle fake news, fattore non più trascurabile nelle pianificazioni digitali. ADmantX ha messo a punto una soluzione che combina un filtro semantico che analizza oltre 1200 web site, individua pagine e siti in cui prevalgono hate speech, razzismo, discriminazioni e li esclude da ogni possibile pianificazione. Un insieme di intelligence on text e di inventory management per una protezione completa contro questo fenomeno.

 

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