AZIENDE

Nielsen sigla una partnership con Profitero; obiettivo, l’ecommerce nel largo consumo

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Nielsen

Nielsen e Profitero, società di analisi ecommerce, hanno siglato un’alleanza strategica per integrare il “Digital Shelf 360 Suite” di Profitero con l’offerta ecommerce di Nielsen rivolta ai marchi del largo consumo.

L’alleanza estende le capacità ecommerce di Nielsen per consentire ai manufacturers di correlare l’analisi Digital Shelf con i dati di vendita effettivi. Questo miglioramento dell’offerta li aiuterà a comprendere le dinamiche che emergono dall’analisi delle vendite online e delle quote assortimentali. In Europa, Nielsen esegue già misurazioni ecommerce nel Regno Unito, in Francia e in Spagna, con informazioni aggiuntive da player strategici nei Paesi Bassi e in Turchia.

Alla luce di questa nuova alleanza, Profitero fornirà a Nielsen la propria tecnologia all’avanguardia nel settore, molteplici servizi di analisi ecommerce e una copertura globale che si estende su oltre 300 milioni di prodotti di 4.000 siti web in più di 40 Paesi, per fornire un servizio globale di digital shelf. Il servizio valuta tutti i driver di performance dell’ecommerce, tra cui prezzo, promozione, assortimento, posizione di ricerca, contenuti di prodotto, valutazioni e recensioni, per scoprire le opportunità dell’ecommerce e aiutare i clienti a capitalizzarle.

“Nielsen sta continuando a investire e a sviluppare relazioni per garantire ai nostri clienti l’accesso a servizi di misurazione solide e affidabili, permettendo loro di identificare e analizzare le opportunità di crescita dell’ecommerce”, spiega Karen Fichuk, presidente Lead Market di Nielsen. “Quest’alleanza ci proietta un passo in avanti verso la misurazione del consumo totale – che copre gli acquisti offline e online, in tutti i punti vendita al dettaglio e negozi di prossimità. Nel panorama retail di oggi in rapida evoluzione, i parametri di rendimento ecommerce non sono più solo un’opzione, ma una parte essenziale dell’equazione del successo per tutti coloro che operano nel settore retail”.

Il CEO e co-fondatore di Profitero, Vol Pigrukh, aggiunge: “L’alleanza strategica di Profitero con Nielsen rafforza ulteriormente la nostra posizione di fornitore leader di insights sull’ecommerce. Le nostre analisi sul digital shelf aiutano i produttori di beni di largo consumo ad aumentare le vendite ecommerce e conquistare maggiori quote di mercato. La potente combinazione di Profitero e Nielsen ci consentirà di ampliare questo approccio fino a tutto il panorama dell’ecommerce e di fornire la soluzione più completa ai brand del largo consumo, aiutandoli a incrementare il loro business sia online che attraverso ogni altro canale”.

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Brain2Market: Neuro Tecnologie e Business Strategy al servizio delle strategie aziendali

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Brain2Market è una Start-Up Innovativa che opera nel settore della ricerca e sviluppo nel campo delle Neuroscienze e Neuro Tecnologie applicate fondata da Valerio Ginnasi (Presidente) e Massimo Cellario (CEO) e operativa dallo scorso mese di ottobre.

B2M introduce l’applicazione delle Neuro Tecnologie alle strategie aziendali per l’ottimizzazione dei processi decisionali, uno strumento innovativo per ricerche di mercato (Neuro Marketing) e valutazioni di user experience. L’integrazione delle Neuro Tecnologie (Eye Tracking + EEG) permette l’analisi della reazione (ed eventuale interazione) di soggetti in target (consumatori, utenti, clienti, spettatori…) in relazione a stimoli percettivi (prodotti, pubblicità, comunicazione, interfacce, ambienti…), mediante la misurazione di attenzione ed emozione.

Il processo attentivo e decisionale è guidato da intenzioni consce e da reazioni inconsce: la metodologia neuroscientifica permette di misurare attenzione ed emozione a livello biologico/istintivo/inconscio, a integrazione dei limiti delle indagini tradizionali, tipicamente condizionate e rielaborate da interferenze e filtri razionali/culturali/consci.

La ricerca neuroscientifica produce risultati biologici diretti e immediati, controllando, limitando ed eliminando interferenze e filtri interpretativi. L’approccio neuroscientifico permette inoltre una riduzione significativa di tempi e costi, raggiungendo una precisione statistica significativa con un numero di soggetti drasticamente inferiore, proprio grazie alla sostanziale uniformità dei sistemi biologici rispetto alla variabilità ed eterogeneità dei sistemi culturali.

Le Neuro Tecnologie si applicano elettivamente in area Marketing (Neuro Marketing), Comunicazione, User Experience / Design (Neuro UX / Neuro Design) e Gaming (Neuro Gaming / BCI).

L’offerta innovativa di Brain2Market si rivolge ad aziende di qualsiasi settore, Gruppi Media/Editoriali, Agenzie di Comunicazione, Studi di Design, Pubblica Amministrazione, Istituzioni, Partiti Politici, Centri Media. Le Neuro Tecnologie si applicano virtualmente a ogni settore commerciale e in ogni fase produttiva, dall’ideazione alla progettazione, allo sviluppo, alla distribuzione, informando e ottimizzando strategie aziendali e processi decisionali, fin dalla loro prima elaborazione, valutandone potenzialità e criticità.

I Risultati ottenibili sono: la misurazione, l’analisi e la visualizzazione dei dati neurofisiologici/cognitivi, questi vengono ottimizzati in relazione al settore applicativo e agli obiettivi di ricerca del cliente. I report integrano mappe e percorsi attentivi, istogrammi e curve emotive, statistiche e rilevazioni application-specific (user log, web analytics…), dal dettaglio istantaneo/individuale al livello aggregato/multi-utente.

Il Team di B2M è composto oggi da 6 persone, integrando competenze professionali scientifiche, tecnologiche e umanistiche (ingegneria informatica e biomedica, psicologia dei consumi, economia, marketing, comunicazione, management, statistica, scienza e tecnologia dei media) con l’obiettivo di proporre al mercato una nuova visione e un nuovo approccio unificato al marketing e alla comunicazione.

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Nielsen: mercato media a -5,8%. A Febbraio brusco stop al trend di recupero.

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Il mercato degli investimenti pubblicitari chiude Febbraio 2014 a –5,8% rispetto allo stesso mese del 2013, facendo registrare una riduzione tendenziale del -4,3% per il primo bimestre, pari a circa 42,7 milioni di euro in meno sul periodo gennaio – febbraio dello scorso anno.   “L’inaspettata debolezza del mercato di febbraio interrompe il trend di avvicinamento a “quota zero” che si era registrato per sei mesi consecutivi a partire dallo scorso agosto, quando da un gap di -10,9% si era arrivati al -2,8% di gennaio 2014” – spiega Alberto Dal Sasso, Advertising Information Services Business Director di Nielsen. “Non è un buon segnale, se pensiamo che si confronta con quel febbraio 2013 che aveva fatto registrare la seconda peggior performance dello scorso anno”.

Tra i mezzi, la TV chiude il singolo mese a -1%, mantenendo la crescita per il periodo cumulato gennaio – febbraio, seppur molto vicina al pareggio (+0,2%). “Il saldo negativo di circa 3,1 milioni per il piccolo schermo è motivato dalle perdite subìte da alcuni settori chiave, come Telecomunicazioni, Beverage e Cura persona, non controbilanciato, se non in piccola parte, dalle crescite degli investimenti delle aziende Automotive e Pharma. Vista la forte negatività di marzo 2013, quando si sfiorò il -24%, ci aspettiamo un primo trimestre positivo per la TV”, precisa Dal Sasso.

Il mezzo Stampa conferma la perdurante difficoltà nel raccogliere investimenti pubblicitari, chiudendo i primi due mesi a -14,7% per quel che riguarda i quotidiani e a -16,3% per i periodici. Anche il dato del singolo mese, -17,4% per entrambe le categorie, è peggiore rispetto a quanto registrato a gennaio.   Buoni segnali invece dalla Radio che va in controtendenza rispetto al mercato, grazie a un incremento del +9% per febbraio e del +7,5% per il bimestre. Si confermano le buone performance di gennaio e una crescita diffusa e generalizzata che non ha però riguardato i 10 top spender che sono decrementati del 7%.

Internet, relativamente al perimetro attualmente monitorato, chiude il periodo cumulato gennaio – febbraio a -6,3% rispetto allo stesso periodo del 2013, seppur con una crescita importante per gli Alimentari (+77%) e una buona tenuta dell’Automotive (+8,7%). Il singolo mese di febbraio chiude a -8,1%. “L’offerta pubblicitaria sul web – aggiunge Dal Sasso – sta attraversando una fase di grande cambiamento, con un riposizionamento delle piattaforme e del ruolo dei diversi players. Credo che lo stallo registrato nella parte di mercato analizzata sia dovuto proprio al cambio di pelle che sta avvenendo a causa della tecnologia che traina e provoca il cambiamento di alcune logiche consolidate”.

Ancora in negativo il Cinema, il Direct Mail e l’Outdoor.

 

In generale, per quanto riguarda i settori merceologici, nel periodo gennaio – febbraio si registra complessivamente una situazione negativa. A eccezione di un brand in netta controtendenza, emerge una vistosa frenata in termini di spesa da parte degli spender della Telefonia. Si tratta di una perdita superiore ai 22 milioni di euro, su un totale mercato per il singolo mese di febbraio che ne ha persi circa 25. Crescono l’Automotive e il Pharma, rispettivamente di 6 e 4 milioni di euro, mentre gli Alimentari registrano un sostanziale pareggio. In generale si ferma il settore del Largo Consumo frenato dai decrementi di Beverage, Cura persona e Gestione casa. “Sappiamo che il mercato è fortemente concentrato verso i top spender e che spostamenti di budget e campagne possono influire in maniera importante in questa prima parte dell’anno”, conclude Dal Sasso. “Complessivamente, nel bimestre i primi dieci investitori hanno ridotto del -3,5%, lasciando sul terreno circa 5,2 milioni di euro, seppur con andamenti differenti all’interno, dal momento che le performance in attivo e in negativo sono nettamente divise al 50%”.

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Smartclip e Lg Electronics: in crescita l’efficacia dell’advertising su Smart Tv

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Con 12,7 milioni di apparecchi venduti in tutto il mondo nel primo quadrimestre 2013, cresce il peso delle smart TV e parallelamente l’incidenza dei formati di advertising appositamente sviluppati per questa nuova piattaforma.

 

Metà degli utenti intervistati durante lo studio pilota  condotto da smartclip e LG Electronics in Gran Bretagna, Germania, Spagna, Russia e Australia afferma di aver già interagito con una delle pubblicità su Smart TV e il 31% conferma di compiere un’azione dopo la visione di un ad su Smart TV (dal commento con gli amici, fino all’acquisto del prodotto o servizio). Il 15% di chi ha interagito con una delle adv su Smart TV tendenzialmente conta di comprare il prodotto pubblicizzato, il 20% commenta il prodotto o il brand e il 24% cerca su Internet maggiori informazioni sul brand o il prodotto reclamizzato e, infine, il 7% compie subito l’acquisto.

 

 

“La nostra ricerca dimostra che una pianificazione combinata di pubblicità su Smart TV e TV tradizionale è estremamente efficace per il coinvolgimento degli spettatori. La TV continua ad essere il medium capace di riunire l’intera famiglia in casa, ma la TV tradizionale sta perdendo terreno a favore delle nuove Smart TV interattive che sono in grado di creare un legame più profondo tra lo spettatore e il contenuto che gli viene proposto, anche quando si tratta di pubblicità” commenta Shirlene Chandrapal, SVP Connected TV di smartclip.

 

Ma la marcia in più delle pubblicità progettate e realizzate per le smart Tv è rappresentata dalla possibilità di interazione, lo spettatore diventa fruitore attivo, ogni spot rappresenta un’implicita call to action: “Le funzionalità di interazione offerte dalle Smart TV sono fondamentali per l’efficacia della pubblicità. Questa ricerca ci ha permesso di dimostrare che oggi gli spettatori sono realmente reattivi dopo il passaggio di uno spot e gli inserzionisti devono essere capaci di cavalcare questa positiva predisposizione”.sottolinea Youngjae Seo, VP Service Platform Division di LG.

Su MyMarketing.Net i risultati completi della ricerca

 

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Turn: cresce il peso delle élite digitali, target privilegiato dell’adv multicanale

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Con un impiego prestigioso, un reddito superiore ai 76mila dollari, di età compresa tra i 21 e i 34 anni.  Sono le élite digitali che rappresentano il 2% delle audience online a cui i brand sono sempre più interessati, tanto da spendere sino al 108% in più per raggiungerle. Questo il quadro che emerge dall’ultimo Digital Audience Report della piattaforma di cloud marketing Turn.
Rispetto ai consumatori tradizionali le élite digitali interagiscono con la pubblicità multicanale (mobile, display, video e social media) 4 volte in più dei consumatori tradizionali. Una ricettività senza precedenti che ha risvegliato l’interesse dei marketer per questi “happy few” che rappresentano i migliori consumatori cross mediali.

L’83% delle élite digitali risiedono negli Stati Uniti, in flessione del 2% rispetto ai primi mesi del 2013 come conseguenza dello sviluppo dei mercati asiatici, sudamericani ed europei che hanno contribuito a rendere globale il fenomeno.
L’appetibilità di questo specifico target ha spinto i pubblicitari a investire sino al 40% in più rispetto al primo trimestre dell’anno.
Analizzando poi l’élite digitale italiana emergono alcune caratteristiche ricorrenti sui loro gusti e peculiarità: in cinema e in tv consumano soprattutto insieme al mondo delle news con un particolare focus alle proteste politiche. Si distingue, anche, per l’interesse verso gli sport motoristici e i beni di lusso e spende in per i propri animali domestici;

“I pubblicitari stanno iniziando a comprendere i benefici ottenuti per i loro brand grazie al coinvolgimento delle élite digitali e stanno avviando conversazioni multicanale con esse” commenta Pierre Naggar, EU Managing Director di Turn. “Nel 2013 abbiamo riscontrato un aumento del 200% rispetto all’uso di dati acquistati per targetizzare campagne attraverso i canali mobile, display, video e social con un conseguente aumento dei risultati grazie al raggiungimento del consumatore attraverso tutti i mezzi con cui viene a contatto”.

Dal report emergono altri dati rilevanti per i pubblicitari, nel secondo trimestre 2013 (aprile-giugno) cresce l’eCPM dell’online video passando dai 9,99 dollari dell’inizio del 2013 agli attuali 11,03 (+10,4%), cresce anche il costo per gli annunci display che registrano un incremento del 15% passando da 1,02 agli attuali 1,22. Ma la crescita più significativa si ha nel segmento mobile e sui social, nel primo gli eCPM crescono del 40%, raggiungendo 1,01 dollari, sui social network la crescita è del 62%, dove gli annunci Facebook raggiungono gli 0,35 dollari. Il social in blu rappresenta ancora una fonte privilegiata per le impression di retargeting premium.

Analizzando nello specifico il mercato italiano, il volume delle impression in Italia è aumentato su tutti i canali del 4.78% nel secondo trimestre 2013, fatto dovuto in particolare alla crescita dei canali social (+323.3%). L’Italia registra, nel periodo aprile-giugno 2013, un tasso di incremento generale degli eCPM su tutti i canali di riferimento del 37.35% rispetto al trimestre precedente. Il display è il canale che cresce maggiormente in questo secondo trimestre dell’anno con un aumento del 55,5%. I migliori eCPM, tenendo conto di tutti i canali, sono stati registrati nel settore Automotive, in quello di salute e bellezza e nei servizi business.

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Nielsen Online Campaign Ratings sbarca in altri quattro Paesi

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Nielsen, annuncia oggi il lancio in quattro nuovi Paesi della sua soluzione per la misurazione della pubblicità online, Nielsen Online Campaign Ratings. Al momento presente negli Stati Uniti e nel Regno Unito, Nielsen Online Campaign Ratings sarà disponibile nelle prossime settimane anche in Australia, Canada, Germania e Italia.

Nielsen Online Campaign Ratings misura l’audience della pubblicità online, fornendo copertura, frequenza egross rating point (GRP), nonché informazioni demografiche, quali età e genere. Questa soluzione utilizza un processo esclusivo (patent-pending) in grado di incrociare i dati dei panel tradizionali con informazioni demografiche fornite, in forma anonima e aggregata, dai data provider/partner qualificati, fra i quali Facebook

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Nel digitale un futuro per il Brand. Binaghi: “Mercato media a -4,9% nel 2013”

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“Nello scenario media attuale, in calo dal 2010, il digitale rappresenta una leva di successo per il brand, non solo perché unico comparto con il segno più, ma anche e soprattutto perché l’utilizzo dei media, dal lato degli spender, e la fruizione degli stessi da parte dei consumatori sono in una fase di profonda trasformazione, che apre grandi opportunità a quei brand che saranno capaci di unire insight, metriche e capacità di innovare proprio sul terreno del digital media”.

Così Luca Belloni, Managing Director di Millward Brown, introducendo questa mattina la Conference 2013 dell’Istituto di ricerca.
“Sembra di essere tornati all’epoca di Mani Pulite”, ha precisato Roberto Binaghi (nella foto), CEO di Mindshare, “quando le inchieste dell’allora PM Di Pietro avevano generato l’effetto collaterale di bloccare gli investimenti”. “Negli ultimi 5 mesi dell’anno scorso gli investimenti media complessivi sono scesi di oltre il 20% mese su mese”, ha proseguito Binaghi, “e l’inizio di questo 2013 conferma la tendenza. E quando scarseggiano le risorse, si “accorcia” il media mix: questo spiega perché la televisione cresce come quota per essendo a sua volta in una fase di transizione”. Binaghi si attende però una “ripresa, fosse anche solo un rimbalzo tecnico” del mercato che porterebbe il 2013 a chiudere con un -4,9%. Unica eccezione, peraltro attesa, il web che “crescerà di poco più del 10%”. Tra le tendenze evidenziate, il continuo ampliarsi dell’offerta televisiva, passata in 10 anni da circa 100 a 250 canali, l’incremento del tempo di fruizione e degli spettatori, che hanno superato il 12 milioni/giorno medio. “Ma alla visione tipo “zapping” di qualche anno fa”, ha concluso Binaghi, “si sostituisce oggi un utilizzo multiscreen (37%) che, lungi dal distrarre, rafforza l’attenzionalità attraverso l’interazione social”.
“Il social media, in particolare, rappresenta un “serbatoio” di contatti valoriali in costante crescita”, ha spiegato Elisabetta Siciliano, Associate Director, Millward Brown. “Basta guardare ai numeri di Facebook: oltre un miliardi di utenti attivi (550 milioni ogni giorno) e ben 57 miliardi di fan ai 37 milioni di fan page”. “Il valore della social strategy, tuttavia, non è solo un fatto quantitativo”, ha precisato Siciliano, “i fan sono consumatori speciali, fedeli e disposti a spendere di più, con una share of wallet media del 13%, contro il 3% dei non-fan. La pagina FB è quindi per la marca un luogo prezioso e in continuo divenire, dove ciò che avviene serve da rinforzo – positivo o negativo – del brand”.
Parlando di social media, il passaggio al mobile media è quasi scontato. “Nonostante la diffusione planetaria di smartphone e tablet”, rileva però Valentina Miradoli, Associate Director di Firefly Millward Brown, “oggi sul mobile si investe solo l’1% dello spending totale (in Italia lo 0,3%). Pur con il previsto triplicarsi di tale quota entro il 2013, li cifre in gioco – da 6,4 a 18,6 miliardi di dollari – rimarranno ancora minoritarie. Va detto però che la comunicazione via mobile necessità di strategie e cautele particolari, stante il sentimento quasi di intimità che lega l’individuo e il suo cellulare”. Per evitare il rischio dell’intrusività, quindi, “la parola d’ordine deve essere Respect”, acronimo di Relevance, Engagement, Surprise & Delight, Play, Exchange, Competence, e Time & Place.
In sintesi, Roberto Rossi, Innovation Director di Millward Brown, ha presentato una vision a favore dell’innovazione anche nella media strategy, che adotta “il modello 70-20-10: un 70% di investimenti nella “comfort zone” di mezzi e pratiche ben conosciute, un 20% nelle attività innovative già almeno in parte collaudate, e un 10% di vera esplorazione dell’ignoto, assumendosene i rischi, nella logica tipicamente sperimentale di procedere per prove ed errori”.

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Osservatorio Multicanalità, il 2012 è l’anno del sorpasso.

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La sesta edizione dell’Osservatorio Multicanalità, il progetto di ricerca sul consumo multicanale condotto da Nielsen, Connexia e la School of Management del Politecnico di Milano, presentata stamattina a Milano, segna una tappa fondamentale nell’evoluzione dello scenario e dei consumatori italiani.

Se la prima edizione, nel 2007, misurava la multicanalità come fenomeno relativamente di nicchia (toccava 15,7 milioni di italiani), nel 2012 tale nicchia si è ampliata fino a coinvolgere il 53% della popolazione over 14, trainata dall’inarrestabile diffusione della tecnologia e dal perdurare della crisi economica, che implica un inevitabile e sempre maggiore coinvolgimento dei consumatori in tutte le fasi del processo d’acquisto. Quest’anno ci si è focalizzati quindi sugli utenti internet, identificando nuovi comportamenti di consumo multicanale, raccolti in quattro nuovi cluster.

I Newbie, pari a 5,3 milioni di individui, rappresentano i neofiti dell’approccio multicanale, con due anime principali, per le quali l’avvicinamento alla multicanalità è dovuto per i giovanissimi (20%) all’approccio con il processo d’acquisto e per gli over 55 (34%) ad un avvicinamento alla tecnologia.
Gli Old Style Sufer: pari a 7,7 milioni di consumatori, si caratterizzano per un approccio al web “vecchio stile” e strumentale, per rendere più efficiente il proprio processo d’acquisto e per risparmiare tempo.
I Social Shopper, pari a 10,7 milioni, sono i veri esperti della spesa e sono caratterizzati da un forte ruolo della Rete nel loro shopping, da un processo d’acquisto strutturato e dalla ricerca della “smart choice”, ossia di acquisti intelligenti e con un elevato rapporto qualità/prezzo.
Gli Hyper Reloaded, pari 7,6 milioni, rappresentano la punta massima del consumatore multicanale: caratterizzati da una vita sociale molto intensa e da una buona parte del proprio tempo trascorsa fuori casa, presentano un approccio strutturato al processo d’acquisto, con un elevato fabbisogno informativo, un elevato livello di partecipazione attiva con gli altri utenti, una marcata propensione sia all’e-commerce, sia ad un forte utilizzo del Mobile (smartphone e tablet) all’interno del processo d’acquisto, elemento che in particolar modo li caratterizza.

Anche il processo d’acquisto si spinge sempre più verso la multicanalità. La maggiore affinità con l’e-commerce, infatti, porta sempre più a concludere l’acquisto direttamente online, una volta raccolti tutti gli elementi necessari. Facendo riferimento alle categorie merceologiche acquistate più frequentemente online, accanto a quelle storicamente più affini al commercio elettronico (come ricariche telefoniche, prodotti di editoria – sia fisica, sia digitale –, elettronica di consumo, viaggi, ticketing), emergono alcune novità interessanti: cresce sensibilmente l’abbigliamento, che si colloca al secondo posto (il 29% di chi ha effettuato acquisti online ha acquistato in questa categoria, contro il 33% che dichiara di aver acquistato ricariche telefoniche) e i prodotti per la cura della persona, che rappresentano la prima categoria di largo consumo acquistata online. Infine, in relazione agli strumenti di pagamento maggiormente utilizzati, è interessante sottolineare come, sebbene la carta di credito tradizionale resti il metodo più diffuso (31% di chi ha effettuato acquisti online), metodi alternativi guadagnino terreno considerevole, come ad esempio nel caso di PayPal (29%) e delle carte di credito prepagate (22%).

Dall’Osservatorio emerge uno scenario molto stimolante per le imprese italiane: il tema è più profondo del semplice cambiamento del media mix pubblicitario, in cui cresce la quota di internet, che è ormai pari al 13,1% del totale investimenti pubblicitari. Le imprese devono sempre più saper analizzare i comportamenti di acquisto multicanale dei diversi cluster, progettare opportunamente una strategia e architettura di punti di contatto volti a cogliere l’attenzione e ad essere rilevanti nelle combinazioni spazio-temporali in cui il consumatore si trova, nell’ottica di soddisfare al meglio i bisogni informativi e di relazione che cambiano molto a seconda dei cluster.

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Assirm: il mercato delle ricerche frena nel secondo semestre. Stabile il 2013

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Se nei primi 5 mesi del 2012 il settore delle ricerche di mercato aveva mostra una crescita del 3,4% (sul campione associati Assirm) l’indagine congiunturale avviata a fine giugno 2012 evidenzia però come la percentuale di crescita si ridimensioni drasticamente a fine 2012. Solo poco più del 40% degli istituti continua a mostrare un andamento in crescita, anche se in percentuale inferiore rispetto ailla prima parte dell’anno.  Nel corso del 2012, infatti, l’acquisito complessivo del campione di istituti osservato è rimasto sostanzialmente invariato rispetto a quello del 2011 registrando un incremento marginale dello 0,7%. All’interno del dato complessivo – come accennato più sopra – si rilevano andamenti diversi: per il 43% degli istituti associati le acquisizioni sono cresciute (ad un tasso medio del 4,9%), mentre per il 25% sono rimaste sostanzialmente stabili e per il 32% hanno subito una flessione (mediamente del 10%).  Nel 2013 il settore si aspetta un andamento sostanzialmente stabile, con un leggero aumento, anche se permane per l’ 11% degli istituti una visione pessimistica di un’ulteriore flessione. La maggioranza (57%) del campione, infatti, prevede che l’andamento del proprio business sarà sostanzialmente invariato nei prossimi 12 mesi; a fronte di questi il 32% si aspetta una crescita e l’11% una flessione.   “La difficile congiuntura che sta colpendo le economie mondiali e l’instabilità dei mercati si ripercuotono anche sul settore delle ricerche di mercato”, ha dichiarato Umberto Ripamonti, Presidente di Assirm (nella foto). “Solo un istituto su tre prevede una crescita per il proprio business nel prossimo anno, d’altra parte nei primi sei mesi del 2012 si è assistito a una leggera crescita del settore. Questi dati stanno a indicare che i nostri istituti associati, anche nella presente congiuntura, guardano al prossimo futuro confidando nello stabilizzarsi del mercato. Le sfide per il nostro settore non sono ancora finite, ci aspetta un 2013 incerto ma che ci auguriamo possa segnare l’inizio di una ripresa del sistema”.

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