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Comscore: trend online e pattern comportamentali del settore food nei paesi EU5

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comscore - food

Comscore ha lanciato il nuovo report “Il Settore del Food in Italia” 2018. Il Report esamina i trend online e i pattern comportamentali che influenzano il settore del Food utilizzando dati multi-platform di Francia, Germania, Italia, Spagna e Regno Unito (EU5).

Tra le nazioni EU5, 130 milioni di persone hanno visitato un sito sul Food nel mese di Settembre 2018, pari al 57% della total digital population. L’81% degli stessi ha visitato un sito di Food lifestyle che fornisce reviews su ristoranti, ricette, consigli di cucina e piani alimentari. Il 55% ha visitato un sito di Food Retail su cui si possono acquistare e farsi recapitare cibi e bevande.

“Il cibo è al centro della vita delle persone, e il retail è solo una piccola parte del tutto. D’altra parte, i siti di Food Lifestyle che forniscono informazioni e guide per i consumatori, costituiscono un punto fondamentale dell’esperienza culinaria digitale del consumatore”, afferma Guido Fambach, Senior Vice President, EMEA per Comscore. “Questo report mette a paragone i profili delle audience e i comportamenti di diverse categorie del Food, fornendo, di conseguenza, important spunti ai professionisti del settore del Food su come raggiungere i consumatori.”

Tra gli insight analizzati nel report:

• Le preferenze di contenuto degli utenti dei siti di Food Lifestyle sono diverse da quelle dei siti di Food Retail. Ad esempio, l’audience di Food Lifestyle ha una più alta concentrazione su siti di e-cards e cosmetici, mentre l’audience di Food Retail ha una più alta concentrazione su altri retailers generalisti.
• Più della metà dell’intera Food audience tende a essere donna, over 35. Si nota che mentre ci sono delle differenze tra le nazioni, le differenze tendono a essere più pronunciate all’interno delle nazioni tra le audience di Food Lifetyle e Food Retail.

Scarica qui una copia del Report “Il Settore del Food in Europa” 2018.

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AGENZIE

A/B test: la guida definitiva: il nuovo ebook di MailUp dedicato alle attività di email testing

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Ebook test

MailUp lancia “A/B test: la guida definitiva”, l’ebook dedicato alle operazioni di email testing: un percorso formativo tra gli aspetti teorici e pratici dell’attività di digital marketing finalizzata al costante miglioramento dei risultati.

Di grande immediatezza e semplicità d’uso, l’A/B test è lo strumento che consente di sottoporre due o più versioni della stessa email a un campione di destinatari, analizzare la reazione a ciascuna variante e determinare quale risulti più efficace. Basandosi sull’effettiva risposta dell’audience, e quindi dando alla sperimentazione una base di plausibilità scientifica, l’A/B test permette ai brand di ottimizzare ogni singolo elemento dell’email – dall’oggetto alla call to action, dal copy al design – e migliorare il ROI di newsletter, DEM promozionali, invii transazionali.

L’ebook si sviluppa lungo tre principali aree tematiche: la prima, di taglio teorico, illustra caratteristiche, vantaggi e finalità dell’A/B test; la seconda, di taglio operativo, guida i brand tra i passaggi pratici necessari a mettere a punto e lanciare il test; la terza, di taglio strategico, si sofferma su tutti gli elementi e i dettagli di un’email su cui il confronto tra varianti consente di migliorare tassi di apertura, clic e risposta.

L’ebook A/B test: la guida definitiva è gratuito; per scaricarlo è sufficiente compilare il form qui

“L’ebook tocca uno dei temi chiave dell’Email Marketing e del mondo digital in generale”, commenta Stefano Branduardi​, Marketing Director di MailUp. “Oltre a offrire step operativi, esempi reali e consigli strategici, con questa guida vorremmo diffondere tra le aziende l’attitudine alla sperimentazione: fare A/B test significa mettere in discussione consuetudini e abitudini cristallizzate nel tempo, per ricercare il miglioramento, evolvere, crescere, attraverso la cura nei dettagli e il loro confronto. Una pratica che vorremmo mettesse radici profonde tra i brand e chi fa marketing. Perché di tutto il resto – lancio dell’A/B test e reportistica dei risultati – si occupa la tecnologia“.

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Display Viewability: cala in Italia, ma resta al di sopra della media internazionale

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simone fortunato meetrics viewability

Nell’ultimo trimestre del 2017, il mercato italiano perde 5 punti di percentuale in termini di viewability per gli annunci display. È quanto emerge dall’ultimo Viewability Benchmark rilasciato da Meetrics, ad tech company specializzata nella misurazione della qualità e della trasparenza del digital marketing.

Gli Ad Verification provider della società tedesca hanno misurato infatti un tasso di visibilità del 63% rispetto al 68% del trimestre precedente, evidenziando però anche un aumento e un netto miglioramento della visibilità per le pubblicità video.
Dopo l’incremento nei trimestri precedenti, diminuisce quindi la viewability della pubblicità online in Italia. Un dato che risente molto probabilmente dell’elevato volume di pubblicità acquistata nell’ultima parte dell’anno.

“Questo trend non ci sorprende”, dichiara Simone Fortunato (nella foto), Country Manager di Meetrics in Italia. “Per motivi legati al periodo dell’anno, il volume delle campagne pubblicitarie online è maggiore nel quarto trimestre. Il calo dei tassi di visibilità indica che l’inventory per la pubblicità visibile diminuisce quando la domanda cresce”.

A livello europeo l’Austria torna quindi ad essere leader in termini di viewability con il 67 percento, spodestando l’Italia che resta comunque al di sopra della media internazionale (62%) rispetto ai maggiori mercati europei.

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COMMERCE

Criteo svela i trend-chiave dell’eCommerce nel 2017

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criteo

Criteo, azienda specializzata in performance marketing, ha reso noto il report Digital Commerce & Marketing Outlook 2017, basato sulle analisi di miliardi di transazioni online, illustrante le tendenze che avranno un impatto significativo sul settore durante il corso dell’anno. In un momento storico di grandi cambiamenti, questo studio di Criteo offre alle aziende inserzioniste spunti interessanti per attivare strategie di marketing di successo e aumentare le vendite.
Qui seguito la sintesi per punti delle risultanze, mentre in allegato è disponibile il Report integrale.

Il valore delle transazioni da mobile è in continua crescita. Nel 2016 il valore degli ordini tramite mobile è stato inferiore solo del 9% rispetto al desktop, mentre tramite mobile app ha superato il desktop del 27%. Ciò significa che i retailer devono assicurare un’esperienza di acquisto da mobile sempre più semplice e sicura, per incoraggiare spese sempre più elevate.

Nuovo genere di sinergie. Nel 2017 un numero crescente di aziende indipendenti consentirà ai retailer di mettere a fattor comune le risorse per competere con giganti come Amazon.

Nel 2017 i retailer investiranno di più in Google Shopping (Product Listing Ads, PLA) e estenderanno le loro capacità per migliorare la ricerca e il conversion rate. Diventa sempre più importante intercettare i consumatori nella fase di ricerca, investendo in strumenti in grado di garantire un’analisi dei dati approfondita.

Nel 2017 il programmatic sarà utilizzato non solo per acquistare pubblicità video ma anche per automatizzare la creazione e l’ottimizzazione degli annunci. Migliaia di variazioni di video ad generate in maniera dinamica consentiranno ai marketer di attivare campagne molto targettizzate e personalizzate. L’ottimizzazione delle campagne in real time consentirà il raggiungimento del ROI.

I produttori richiederanno una misurazione del ROI sempre più raffinata e investiranno in campagne in grado di dimostrare una crescita delle vendite scalabile.

La maggioranza degli online retailer diventeranno brand “mobile first”. I retailer leader in mobile web hanno registrato il 39% di conversioni in più rispetto ai ritardatari. L’Asia, in particolare la Cina, sta vivendo un vero e proprio boom nelle vendite da mobile grazie a una continua innovazione e una user experience straordinaria. Non è più sufficiente essere mobile responsive, al contrario il mobile deve diventare la priorità nello sviluppo dei siti.

“Il 2017 sarà un altro anno di cambiamenti significativi nel comportamento dei consumatori. Retailer e marketer dovranno investire in soluzioni che connettano i touchpoint online e in-store per competere con i giganti dell’eCommerce, e in Product Listing Ads, per intercettare i consumatori nella fase di ricerca”,conclude Alberto Torre, Managing Director di Criteo Italia. “Il mobile si confermerà il driver principale per il digital commerce e gli inserzionisti dovranno assicurare un’esperienza mobile matura e perfezionata, per consentire ai consumatori di concludere acquisti da mobile di valore.”

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Shopping: meglio farlo online. Lo svela il report pubblicato dal Digital Transformation Institute

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report shopping

I consumatori si sentono sempre più frustrati dalle esperienze di shopping all’interno di negozi che offrono ben poco della comodità delle loro controparti online; quattro acquirenti su dieci (40%) dichiarano che fare acquisti in un negozio è un’attività noiosa, tanto che un terzo (32%) preferirebbe piuttosto restare a casa a lavare i piatti. Questo è quanto risulta dai dati del report pubblicato oggi dal Digital Transformation Institute di Capgemini con il titolo “Making the Digital Connection: Why Physical Retail Stores Need a Reboot”.

Lo studio, realizzato intervistando 6.000 consumatori e 500 executive del settore retail in nove Paesi (Stati Uniti, Cina, Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Spagna, Paesi Bassi e Svezia), sottolinea un crescente divario tra retailer e consumatori in merito all’importanza dei negozi fisici: mentre l’81% degli executive del settore considera importante il punto vendita, meno di metà dei consumatori (45%) condivide la stessa opinione.

I consumatori si dichiarano delusi dalle esperienze di acquisto effettuate di persona, che non solo non sono riuscite a mantenere il passo con gli sviluppi dello shopping online, ma che sono anche scollegate dai negozi online. L’insoddisfazione è maggiore in Svezia e Spagna (dove rispettivamente il 54% e il 49% affermano che fare acquisti nei negozi fisici è un’attività noiosa) e minore in Cina e negli Stati Uniti (29% e 31% rispettivamente), mentre in Italia questo dato si attesta al 42%.

I punti vendita offline scoraggiano i consumatori
Più di metà (54%, in Italia il 58%) degli executive interpellati nel settore retail ammette la propria lentezza nel digitalizzare i punti vendita fisici; lo scontento che i consumatori provano all’interno dei negozi nasce dall’impossibilità di accedere alle funzionalità che si trovano ormai comunemente nei negozi online:
• il 71% trova che confrontare i prodotti sia difficile
• il 66% è infastidito dalle lunghe code alle casse
• il 65% si lamenta della scarsa rilevanza delle promozioni offerte nei negozi fisici
• il 65% non riesce semplicemente a trovare il prodotto che desidera

La scarsa soddisfazione all’interno del punto vendita è una tra le due principali sfide affrontate dai retailer tradizionali messe in luce dal sondaggio. I consumatori stanno esplorando anche nuovi modelli di acquisto al dettaglio per ridurre la propria dipendenza dai retailer tradizionali. Più di metà del campione è disposto in futuro ad acquistare direttamente dal produttore (57%, in Italia il 62%) o direttamente da player tecnologici come Google, Apple e Facebook (59%, in Italia il 63%), in caso di partnership con retailer locali per l’ultima tratta della consegna. Nel complesso, il 71% dei consumatori è disposto a scavalcare i retailer tradizionali: un atteggiamento prevalente soprattutto in Cina, dove più di tre quarti del campione (87%) è disposto a considerare possibili alternative.

I retailer sono coscienti dell’importanza della digitalizzazione all’interno del punto vendita – che rappresenta una priorità aziendale secondo la maggioranza degli executive intervistati (78%) – anche se, d’altra parte, sono limitati sia dagli investimenti tecnologici già effettuati che dalle capacità del personale in negozio. Il 40% degli executive afferma di essere ancora impegnato a implementare le basi tecnologiche, come il WiFi in-store (con un incoraggiante 24% se si considera l’Italia), mentre una proporzione simile lamenta il fatto che i responsabili di negozio non promuovano le iniziative digitali presenti nei punti vendita. Fatto significativo, il 43%, che in Italia scende al 32%, si dice impossibilitato a misurare il ROI delle iniziative digitali in-store nonostante l’elevato utilizzo. Nel complesso, solo il 18% degli executive interpellati ha implementato iniziative digitali su scala da cui sta ottenendo vantaggi importanti.

Emiliano Rantucci, Vice President e Responsabile Consumer Products & Retail di Capgemini Italia, ha dichiarato: “Gli acquirenti sono sempre più lontani dall’esperienza in-store, ed è facile capire perché. La maggior parte dei negozi fisici rimane testardamente offline, incapace di offrire la velocità, la flessibilità e la facilità d’uso che i consumatori si aspettano dai siti web. Le voci diffuse circa il rapido declino del negozio fisico possono essere esagerate, ma si avvicinano comunque alla realtà. Molti retailer con cui abbiamo parlato ammettono di avere difficoltà nella rapida digitalizzazione dei punti vendita a causa della difficoltà nella definizione di business case per i relativi investimenti. Questo report chiarisce che la vera domanda che i retailer debbono porsi non è tanto se possano permettersi di trasformare l’esperienza in-store, quanto piuttosto se possano permettersi di non farlo”.

Per i retailer fisici non ci sono però solo brutte notizie. I consumatori ritengono infatti che i punti vendita conservano comunque un ruolo nella loro esperienza di acquisto: il 70% desidera sempre toccare con mano i prodotti prima di acquistarli. Tuttavia, vi è l’aspettativa di ritrovare nel punto vendita non solo le medesime funzionalità disponibili online, ma anche ulteriori incentivi.

• I negozi fisici devono offrire le funzionalità disponibili online: Tre quarti dei consumatori (75%) desiderano sapere se la merce sia disponibile prima di recarsi in un negozio, il 73% si aspetta la consegna in giornata dei prodotti acquistati in-store.

• I negozi devono fare molto più che vendere e riassortire: Il 57% dei consumatori (in Italia il 59%) desidera che i retailer offrano ben più della semplice vendita di un prodotto: mettere a disposizione spazi di socialità, esperienze utili per imparare e farsi ispirare, come corsi di cucina o fai-da-te.
• Le visite in negozio vanno premiate: Sette consumatori su dieci (68%) si aspettano punti fedeltà per ogni visita effettuata in negozio, mentre il 61% desidera carte fedeltà che offrano sconti sugli acquisti, una percentuale che sale al 66% tra i consumatori italiani.

Emiliano Rantucci aggiunge che, “I negozi del futuro dovranno essere parecchio diversi se vogliono dare ai consumatori un motivo per abbandonare il computer, lasciar perdere i piatti da lavare e andare a visitare un punto vendita”. Quel che emerge chiaramente da questo report è che i negozi hanno ancora un ruolo importante da giocare. Il settore assisterà nei prossimi anni a una battaglia affascinante per definire le esatte caratteristiche della nuova generazione dei negozi. La sfida per creare una esperienza retail moderna è ormai chiara e vede l’opposizione tra i retailer tradizionali, con una lunga storia di successo nella gestione di negozi fisici e i nuovi player digitali, focalizzati su internet e sulla tecnologia mobile”.

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I prodotti più innovativi d’Europa e l’importanza del packaging nel nuovo report Nielsen

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Il report Nielsen "Breakthrought Innovation" sui nuovi prodotti europei e il successo del packaging

Sono stati, alla fine, 11, tra i 9.900 presi in esame, i prodotti selezionati da Nielsen per studiare la formula del successo nella grande distribuzione, esposta poi nel report “Breakthrough Innovation“. I prodotti selezionati provengono da Italia, Russia, Turchia, Francia, Germania e Regno Unito.

Il design del packaging, uno degli aspetti su cui meno si focalizza l’attenzione del marketing, è stato uno degli elementi fondamentali dietro il successo di lanci di nuovi prodotti negli ultimi due anni in Europa. Il 60% delle decisioni di acquisto avviene, infatti, davanti agli scaffali della grande distribuzione. I consumatori europei vengono a conoscenza dei nuovi prodotti per il 58% da amici/famigliari, per il 56% negli store. La promozione nel punto vendita (display, adv in store e promozioni) è lo strumento più efficace (20%) per raggiungere volumi di vendita considerevoli. Il secondo driver è la promozione sui media (5%), così segmentati: web 34%, TV 31%, stampa 24%, out of home (cartellonistica – manifesti outdoor) 7%, radio 5%.

Nel 2015 in Europa sono stati lanciati 35.585 nuovi prodotti, il 9% in più rispetto al 2014. Mediamente ogni nuovo prodotto ha generato un fatturato approssimativo di 160.000 Euro nel primo anno. Si rileva un sensibile gap fra i lanci di successo e i rimanenti: il 20% dei prodotti lanciati genera l’80% del fatturato proveniente dalle vendite di nuovi prodotti. I dati emergono dall’ultimo “Breakthrough Innovation Report” di Nielsen, elaborato annualmente per individuare i lanci di maggior successo. Ognuna delle 11 iniziative selezionate ha prodotto, infatti, vendite per almeno 7,5 milioni di Euro nel primo anno di lancio (5 milioni per i lanci nell’Europa Orientale) e ha mantenuto il 90% di questa performance anche nel secondo anno.

“Dal ‘Breakthrough Innovation Report’” ha dichiarato l’amministratore delegato di Nielsen Giovanni Fantasia, “emerge che uno dei driver principali per il lancio di nuovi prodotti è quello di soddisfare i bisogni espressi dai consumatori. Questa è una condizione fondamentale per sostenere e incrementare la domanda del prodotto. Tuttavia, lo sviluppo dell’idea di un prodotto ricercato e gradito al pubblico, è solo la prima metà del lavoro. La seconda parte consiste nell’implementazione del processo di vendita, che comprende packaging, pricing, azioni negli store, comunicazione. Dallo studio Nielsen – ha continuato Fantasia – risulta che l’ottimizzazione del profilo del packaging genera in media un incremento del 5,5% delle vendite rispetto a prodotti con packaging utilizzato da tempo. Il packaging costituisce uno strumento decisivo del marketing mix per accrescere il livello di conoscenza del prodotto e indurre alla prova. Per poter raggiungere questi risultati, la confezione deve essere innovativa, appealing e deve comunicare la value proposition dell’offerta, così che il consumatore possa immediatamente afferrare il concept del prodotto”.

Per la categoria Food, i vincitori sono: Sut Burger, snack fresco dell’azienda turca Eti, FrutoNyanya Na Progulku, purè di frutta e verdure della russa Efes Rus, e Zott Sahne Joghurt Mascarpone Duet, della compagnia tedesca Zott. Dalla Turchia proviene anche O’lala Sufle, torta al cioccolato.
Per quanto riguarda le bevande, il riconoscimento va alla russa Efes Rus, con la birra Gold Mine Zhivoe, la prima birra premium non pastorizzata, alla tedesca Melitta, che ha lanciato Mein Café e a Coca Cola, con l’introduzione sul mercato francese della bevanda Finley.
Il Pet Care è stato rappresentato dal prodotto Whiskas Dry Cat Food, cibo per gatti. La categoria Home Care ha visto premiato il deodorante francese per la casa Air Wick Pure. Infine, il premio al Personal Care è andato a due dentifrici: AZ Complete in Italia e Colgate Défi Zéro Carie in Francia.
Esempi vincenti di prodotti supportati da un packaging ottimale sono il dentifricio AZ Complete, la birra russa Gold Mine Zhivoe e il cibo per gatti inglese Whiskas.
Il design del packaging ha avuto un’importanza decisiva per AZ Complete di Procter & Gamble Italia. Un prodotto “due in uno” che combina la funzione di collutorio con quella di dentifricio. AZ ha esplorato molte ipotesi di design basandosi nel momento della decisione finale sull’opinione oggettiva del consumatore. Ciò ha garantito che quest’ultimo afferrasse immediatamente il valore del prodotto e i benefici premianti. Il design vincente riporta graficamente un dentifricio bianco scintillante e un collutorio che confluiscono vorticosamente nello stesso tubo di AZ. Il business generato dalle vendite nel solo 2014 è stato pari a 9,5 milioni di Euro.

Per quanto riguarda la prima birra russa premium non pastorizzata Gold Mine Zhivoe, il “Breakthrough Innovation Report” sottolinea che questa tipologia di prodotto può rimanere per breve tempo sugli scaffali ma ha un gusto più fresco e nuovo. L’azienda produttrice, di conseguenza, ha ideato una bottiglia a forma di bicchiere riempito di birra fresca. Questo “ha contribuito a creare nella mente del consumatore l’idea di associare il prodotto al gusto refrigerante della birra alla spina e a un’atmosfera da bar” ha sottolineato Ben Schubert dell’area Innovation di Nielsen e co-autore del Report. “Il packaging” ha aggiunto, “ha avuto un livello di innovatività rispetto alle birre tradizionali tale da risaltare sugli scaffali presentandosi prepotentemente agli occhi dei consumatori. Ciò induceva i retailer a fare ingenti approvvigionamenti del prodotto”. Anche Whiskas ha scelto di rinnovare il packaging del cibo per gatti. Il nuovo packaging è stato disegnato per aiutare i possessori degli animali a scegliere il giusto nutrimento in funzione dell’età del proprio gatto.

Altri esempi di prodotti innovativi di successo con packaging vincenti:
-la bevanda di Purè di frutta russa FrutoNyanya Na Progulpuk ha usato come packaging un contenitore con beccuccio disegnato in modo tale che i bambini potessero bere senza l’aiuto della mamma. Il packaging diviene così parte integrante della value proposition del prodotto
-pladis’ O’lala Sufle, prodotto turco, è stata la prima torta, in una sola porzione, ad essere confezionata assieme a un cucchiaio apportando molti benefici dal lato della comodità di consumo del prodotto
-per Air Wick’s Pure, lo spray che rinfresca l’aria senza inumidire le superfici di mobili, i vestiti o la pelle, l’azienda produttrice ha scelto come design del packaging quello di una bottiglia molto semplice per sottolineare tale attributo chiave.

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TECH & INNOVATION

“Measuring the Information Society” rileva l’aumento dell’uso di Internet nel mondo

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Report sull'aumento di Internet

“Measuring the Information Society” è il report delle Nazioni Unite del 2016, il quale riporta che il 79.1% degli europei siano utenti Internet, seguiti dal 66.6% in America e Commonwealth, a fronte di un 21% dell’Africa, il 41,6% dell’Asia e del 41.9% degli Stati Arabi. Secondo il report nel complesso, c’è stato un miglioramento rispetto agli indici dell’anno precedente, con alcuni stati come St. Kitts, Nevis e Burma con crescite impattanti nel 2016. Anche il Ciad e il Niger hanno guadagnato posizioni nella classifica mondiale, balzando dalle ultime posizioni ad un rispettivo 174esimo and 175esimo posto.

Facendo un confronto stato per stato si è assistito ancora alla disparità dell’utilizzo di Internet. In Islanda l’utilzzo di Internet è pari al 98.2% della popolazione (323.000 abitanti), in Lussemburgo il 97.3%, in Norvegia il 96.8% mentre in Danimarca il 93.6%.
In altre aree del mondo chi usa Internet è solo una minoranza, in Niger dispone di Internet il 2.2% della popolazione, in Ciad il 2.7%, nella Guinea-Bissau 3.5% e in il Congo 3.8%.

Il report ha confermato che i paesi più ricchi usano molto di più Internet rispetto agli stati poveri, ovviamente. L’81% della popolazione dei paesi sviluppati usa Internet a fronte di un 15.2% dei paesi in via di sviluppo. Negli USA il 74.6% della popolazione usa Internet, un dato rilevante su scala internazionale, ma basso se confrontato con altre nazioni facoltose.
Rimangono circa 3.9 miliardi di persone che non usano Internet e forse non sanno nemmeno che cosa sia. L’innalzamento del livello di istruzione sarà indispensabile se si vorrà garantire ad almeno il 60% della popolazione mondiale l’accesso alla Rete entro il 2020.

Un altro problema che nega l’accesso alla rete al 20 e il 40% della popolazione mondiale è causata dalla non disponibilità di un telefono. In paesi come il Sudan ogni 100 persone nemmeno il 24% ha un abbonamento telefonico. In Burundi solo l’1.2% dei nuclei familiari ha un computer.

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COMMERCE

Report Criteo sull’mCommerce: gli acquisti da mobile superano quelli desktop

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criteo mcommerce

Criteo. azienda specializzata in performance marketing, ha reso nota la nuova edizione del suo report State of Mobile Commerce, aggiornata ai primi sei mesi del 2016, che esamina le tendenze relative all’mCommerce e permette di comprendere al meglio gli orientamenti dello shopping on-line alla luce di un percorso di acquisto dei consumatori in continua evoluzione.

Questa ricerca conferma che le aziende non possono più ignorare il mobile come mezzo principale per guidare le vendite eCommerce: i dati italiani mostrano che i top retailer oggi generano quasi la metà delle loro vendite su mobile, con una crescita del 29% anno su anno. Per tutti i retailer, la quota mobile delle transazioni di eCommerce aumenta comunque del 9% anno su anno.

Il 66% delle transazioni via mobile è avvenuta tramite smartphone, superando di gran lunga l’utilizzo dei tablet. Le transazioni da Android e iOS crescono in maniera quasi analoga del 25% anno su anno, ma la base utenti di Android è di molto superiore, con l’80% del mercato.

“Il Mobile commerce ha raggiunto un punto di svolta e ha tutte le carte in regola per arrivare anche in Italia a superare gli acquisti da desktop, grazie anche alle migliorie apportate alle piattaforme di mobile shopping”, commenta Alberto Torre, Managing Director di Criteo Italia (nella foto). “I retailer devono creare un’esperienza mobile e cross-device omogenea e accattivante e devono essere pronti a interagire con gli utenti ovunque si trovino lungo il percorso di acquisto”.

A livello globale il numero degli utenti propensi a utilizzare strumenti digitali per cercare e acquistare i prodotti, sia da desktop che da mobile, continua ad aumentare, con il più alto tasso di transazioni che oggi avviene su dispositivi mobili rispetto ai canali tradizionali. I retailer che hanno ottimizzato la loro esperienza di shopping da mobile – sia in-app che su mobile web – stanno ottenendo risultati straordinari.
In particolare, i retailer di Giappone e Regno Unito già oggi registrano le vendite maggiori da dispositivi mobili, mentre i paesi con la percentuale più alta di siti mobile-friendly – Corea del Sud, Australia e Giappone – registrano anche la più alta quota di transazioni da mobile.

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ZenithOptimedia: entro il 2018 il mobile web supererà quello degli altri dispositivi nel loro insieme

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Crescita mercato digitale

Sta per arrivare il momento in cui internet vivrà principalmente di mobile: per la precisione, è il 2018 l’anno della svolta, secondo quanto rivelato da ZenithOptimedia con il suo report The Mobile Imperative, il nuovo studio globale condotto dall’agenzia insieme a GlobalWebIndex. Entro tre anni, infatti, l’accesso a internet da mobile supererà quello di tutti gli altri dispositivi nel loro insieme, per una totale dominanza di smartphone&co.

Utilizzando un panel GWI di 200.000 utenti internet, la ricerca ha evidenziato che, entro tre anni, i giovani fra i 16 e i 24 anni d’età che vivono in 34 dei più importanti mercati pubblicitari mondiali passeranno la maggior parte del proprio tempo su internet a partire da dispositivi mobili, senza distinzione di luogo. Alcuni paesi, come il Messico e l’Arabia Saudita, hanno già toccato questo “picco mobile”. È il Brasile il primo mercato pubblicitario nella top 10 dei paesi che raggiungeranno questo punto di svolta e, entro il 2016, la sua popolazione di persone fra i 16 e i 24 anni accederà al web principalmente tramite mobile. Anche la Corea del sud e l’Argentina raggiungeranno il “picco mobile” l’anno prossimo, mentre Cina e Giappone (il secondo e terzo mercato pubblicitario mondiale secondo il report Advertising Expenditure Forecast September 2015 di ZenithOptimedia) arriveranno al punto di sorpasso nel 2017. Stati Uniti e Germania (primo e quinto fra i mercati mondiali), invece, varcheranno la soglia nel 2018, seguiti nel 2019 dal Regno Unito (il quarto più grande mercato).

Nello studio The Mobile Imperative di ZenithOptimedia, presentato al dmexco 2015, l’agenzia media e GlobalWebIndex rivelano che, nei 34 mercati analizzati, le persone fra i 16 e i 24 anni d’età rappresentano il 41% degli utenti Mobile First (definiti come le persone che accedono a internet da dispositivi mobili almeno per il 90% del tempo). Un ulteriore 31% di utenti Mobile First si colloca, invece, nella fascia d’età fra i 25 e i 34 anni. I mercati con la più alta penetrazione attuale di utenti Mobile First si trovano nel medio oriente (Arabia Saudita con l’11% ed Emirati Arabi Uniti con l’8%) e in Scandinavia (Svezia, 8%). Non sorprende, inoltre, che il 63% dei Mobile First User viva in aree urbane. Gli utenti Mobile First spendono una quantità notevole di tempo su mobile web, in media 3,59 ore al giorno, e il 23% di loro ha dichiarato di aver comprato un prodotto tramite dispositivo mobile nell’ultimo mese. Per i Mobile First User, l’attività di mobile web più diffusa è l’utilizzo di servizi per i social network, che totalizza una diffusione del 44% in questo gruppo di utenti. A stretto giro seguono le previsioni del tempo (38%) e la visualizzazione di video online (22%) – con implicazioni significative per gli inserzionisti che investono in programmi di contenuto.

ZenithOptimedia e GWI hanno anche scoperto che i cambiamenti nel comportamento mobile avranno un impatto significativo sulle ricerche online, elemento che è stato fra le leve fondamentali nella internet economy – leva che è valsa 140 miliardi di dollari USA nello scorso anno secondo uno studio di eMarketer. L’agenzia media sottolinea che l’uso dei motori di ricerca fra tutti gli utenti internet è sceso di sei punti percentuali fra il primo trimestre 2014 e il primo trimestre 2015, dal 55% al 49%. Il cambiamento è ancora più marcato per le persone fra i 16 e i 24 anni, con una caduta di 10 punti percentuali, dal 53% al 43%. Questa tendenza è sostenuta principalmente dall’aumento nell’utilizzo delle applicazioni. Il comportamento sui mezzi di comunicazione in mobilità, infatti, sempre più si basa sulle app, che rappresentano l’86% del tempo speso su mobile secondo Flurry (fornitore di soluzioni per il mobile advertising) e che generano effetti profondi sull’utilizzo dei mobile browser. Lo studio nota anche la crescita della social discovery: i primi otto siti di social networking hanno generato più del 30% del traffico ai siti internet nello scorso anno – in crescita rispetto al 22% dell’anno precedente, fonte Buzzfeed.

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BRAND STRATEGY

“Siamo tutti oche”: la crisi reputazionale di Moncler dopo la puntata di Report

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Lo spiumaggio delle oche è diventato uno dei temi caldi della rete dopo l’ultima puntata di Report con pesanti ripercussioni sulla brand reputation di Moncler (qui il comunicato dell’azienda). L’agenzia Caffeina ha cercato di quantificarne l’impatto in un’infografica ad hoc.

Su Facebook, infatti la violentissima reazione degli utenti ha colpito in pieno la Fanpage ufficiale di Moncler, forte di più di un milione di fan, con insulti, attacchi e critiche al trattamento riservato agli animali e alla scelta di produrre all’estero.
Le reazioni a ogni post del Brand sono letteralmente schizzate alle stelle, passando da una media di 30 commenti al giorno nei post di ottobre a un picco di più di 1.800 per quello pubblicato il 2 novembre.

Anche su Twitter, gli effetti sono stati esplosivi: i tweet contenenti “Moncler” sono montati da una media di poche decine al giorno durante il mese di ottobre ai più di 3.000 del 3 novembre, con frequenti richiami al boicottaggio.

Gli effetti si sono sentiti anche sulle SERP di Google, che già il 2 novembre ha indicizzato un picco di risultati correlati a Moncler, pari al triplo dell’andamento normale.

Come notano l’agenzia. “Il caso è ora nella sua piena fase di hype. Il buzz decrescerà gradualmente, lasciando però alle proprie spalle una coda di strascichi negativi.
L’impatto subìto da Moncler è serio e profondo, nonostante la pubblicazione di comunicati stampa circostanziati, e siamo probabilmente ancora all’inizio, con Moncler che ha dato mandato ai suoi legali per tutelarsi in tutte le sedi”

Un tema che è subito diventato un caso da studiare, come dimostra l’intervento di Enrico Valdani, professore del Dipartimento di marketing dell’Università Bocconi, commenta il caso Moncler parlando delle strategie di crisis management che possono attuare le imprese in situazioni analoghe.

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BRAND STRATEGY

Multicanale fondamentale per una campagna di successo: i dati dell’ultima ricerca Turn

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È il multichannel il filo conduttore dell’ultimo Digital Audience Report, relativo al periodo luglio-settembre, presentato oggi da Turn, la piattaforma software di marketing e analytics: sempre più aziende investono in campagne digitali multichannel, che si rivela un ingrediente fondamentale di una campagna adv di successo.

Nel corso del 2013 si è verificato un consistente aumento (addirittura del +137%) di aziende che hanno investito in campagne digitali multicanale, tra mobile, display, social e video; e sono addirittura crescite del 500% quelle che hanno indeciso di coinvolgere tutti e quattro i canali. Il valore di questa strategia è molto chiaro. Le aziende che decidono di trasferire le loro attività di marketing da un unico mezzo ad una strategia multicanale riscontrano in media un aumento del ROI pubblicitario di circa il 300% e, al contempo, gli utenti che sono esposti ad annunci attraverso più canali registrano un tasso di conversione superiore del 24% rispetto a chi riceve il messaggio attraverso un unico canale.

Gli eCPM degli annunci display continuano ad aumentare registrando un incremento del 4,9% (da 1,22 a 1,28 dollari) alla fine del terzo trimestre 2013: il volume delle impression globali è rimasto stabile e la quiete estiva ha reso possibile una vivace ripresa degli acquisti a fine settembre per il back-to-school, l’inizio del nuovo trimestre e le vacanze invernali. Gli eCPM mobile sono cresciuti solo marginalmente, registrando comunque un segno positivo (+0,9%, da1,01 a 1,03 dollari); si riscontra però un aumento delle impression e un’accelerazione della domanda, che comporta il conseguente spostamento degli investimenti verso il digitale e il mobile.

Anche il social continua a crescere e gli eCPM registrano un incremento del 15,4%. I più grandi advertiser, infatti, continuano a generare domanda per gli annunci Facebook e Facebook Exchange che toccano 0,45 dollari rispetto agli 0,39 dollari del secondo trimestre. Il 2013 è stato, senza dubbio, l’anno della consacrazione di Facebook con gli eCPM che sono cresciuti di ben l’87% finora. Il segmento dei video online è rimasto pressoché invariato questo trimestre, con una leggera flessione dello 0,54% che ha portato gli eCPM dagli 11,03 ai 10,97 dollari. Il prezzo si sta attestando nel mezzo con il volume che rimane costante.

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