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Fusione Publicis e Omnicom: mercato “tiepido” e analisti dubbiosi

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Il mercato reagisce tiepidamente alla nascita del “leviatano” Publicis Omnicom Group, il colosso franco-statunitense della pubblicità. Il titolo Publicis guadagna infatti solo lo 0,25% chiudendo a 59,50 euro, Omnicom perde invece lo 0,55% con una valutazione finale di 67,75% alla Borsa di New York. Se il mercato resta in attesa degli sviluppi, di tutt’altro avviso il fuoco incrociato degli altri player del settore e degli analisti che hanno versato fiumi di inchiostro sulla megafusione.

 

In prima fila Sir Martin Sorrell, numero 1 della multinazionale WPP, principale rivale della nuova corazzata: “Gli investitori non sono convinti della strategia” ha chiosato, smentendo le voci di un’ulteriore espansione della WPP per rispondere colpo su colpo a Publicis e Omnicom, anche se solo la possibilità di inglobare Interpublic o Havas ha regalato ai rispettivi titoli il 4,6 e il 5% in più.
Più di un dubbio viene sollevato dagli addetti ai lavori per la posizione dominante della nuova realtà che limiterebbe fortemente la libertà di scelta per gli inserzionisti, questa l’opinione dell’ISBA, un gruppo di inserzionisti britannici. Diversa l’opinione di alcuni mad men di lungo corso che guardano con attenzione alla riuscita dell’operazione che potrebbe rappresentare un’occasione unica per le società indipendenti, alternativa sempre più concreta ai monoliti del mercato.

Sulle colonne del Wall Street Journal i dubbi principali riguardano l’effettiva possibilità di una vera fusione “alla pari”, potrebbe risultare scomoda un’unica poltrona per i due Ceo.
Una mossa ‘spiazzante’, così l’ha definita il numero uno di Havas David Jones: “Oggi bisogna essere elastici e veloci e non so se un monolite come quello che emergerà da questa fusione risponderà a queste esigenze”. Esprime ammirazione invece il ceo della piccola holding MDC Partners Miles Nadal: “La creazione di Publicis Omnicom Group è una mossa strategicamente brillante. La fusione risolve i problemi di entrambe le strutture con un partner strategico e complementare. Per quanto riguarda MDC ‘è una grande vittoria’, dandoci l’opportunità di nuovi business. La fusione creerà conflitti e preoccupazioni tra clienti distraendo le agenzie per produrre grandi lavori”.

 

L’Indipendent invece sottolinea il possibile scontro culturale tra le due realtà, soprattutto alla luce delle differenze tra i due tipi di gestione, di stampo federale quello di Wren, più centralizzato quello di Lévy. Gli analisti economici esprimono invece più di una perplessità sull’ottimistico risparmio di 500 milioni di dollari in costi di gestione prospettato dai due co-Ceo. Alcuni dei clienti dei due gruppi sono rivali, primo fra tutti il conflitto tra Pepsi e Coca Cola, curati rispettivamente da Omnicom e Publicis.

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