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SUMMIT OBE 2016: I Business Model del Branded Entertainment

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The Business of Branded Content&Entertainment around Europe” questo il titolo della tavola rotonda durante il SUMMIT OBE 2016 moderata da Andrew Canter, Global CEO, BCMA con Sandra Freisinger-Heinl, Branded Entertainment Expert & Journalist, BCMA Affiliate Partner, DACH Region, Jan Godsk, Founder, Ideatakeaway, Head of BCMA Scandinavia, Uros Gorican, Creative Director, Publicis Group, Slovenia, BCMA Affiliate Partner, New Europe

Il focus di questo panel sarà una panoramica sui business models più diffusi nel mercato del Branded Content/Entertainment. Attraverso esempi concreti, gli speakers mostreranno i punti di forza e di debolezza dei differenti modelli e sottolineeranno l’importanza di un linguaggio comune e di definizioni chiare (dal punto di vista sia di modello che legale).
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Italia, l’ecommerce vale 16 miliardi e cresce del 16%: i dati dell’Osservatorio del Politecnico

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Sono piuttosto buoni i dati resi noti in mattinata dall’Osservatorio eCommerce B2c promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano, durante la conferenza “Social? Mobile? Multicanalità? Sì, ma sono servizio e convenienza la linfa dell’eCommerce in Italia”: prosegue infatti la crescita dell’eCommerce nel nostro paese, con il valore degli acquisti online degli italiani che raggiungono nel 2015 i 16,6 miliardi di euro con un incremento in valore del 16% rispetto al 2014 pari a oltre 2,2 miliardi di euro.

“Sta diventando difficile dare dei confini ai vari settori” afferma infatti Umberto Bertelè, della School of Management del Politecnico di Milano, che ha aperto i lavori nell’Aula Magna dell’Università Bicocca. “I contorni tra i vari settori del business digitali si stanno facendo sempre più sfumati, con un continuo mescolarsi di questo tipo di rapporti (lì dove Facebook fa il mestiere di Google, solo per fare un esempio). C’è comunque da sottolineare l’importante differenza nei paesi in cui questi fenomeni si stanno sviluppando: solo per citare i due esempi più eclatanti, nel mercato Usa l’ecosistema digitale si è sviluppato su infrastrutture già esistenti, mentre in Cina questa fortissima espansione è avvenuta nel vuoto. In questo senso l’Italia è ancora indietro, ma la cosa più importante è che si sta muovendo”.
È poi intervenuto Roberto Liscia, presidente di Netcomm: “Nel mondo ci sono 3 miliardi di persone che navigano sul web, e di questi 1,2 miliardi sono e-shopper. In Europa sono 560 milioni le persone che si collegano al web, con circa 231 milioni di eshopper; di questi, il 60% si dividono tra Francia, Germania e Regno Unito. In Italia il consumatore online si sta evolvendo in un acquirente multicanale e multidevice, che non concepisce la sua customer experience come un insieme strutturato di canali e strumenti ma è alla ricerca di un unicum nel quale trovare coerenza e continuità durante la sua interazione con l’azienda. Secondo i dati del Net Retail, 8,5 milioni di individui lo scorso anno hanno cercato informazioni online mentre osservavano un prodotto in un negozio (cosiddetto fenomeno dell’info-commerce). Al tempo stesso si osserva anche la dinamica opposta, il fenomeno dello showrooming: 13,6 milioni di consumatori cercano oggi in un negozio un prodotto già visto online nel mese precedente. Questi dati mostrano molto chiaramente come il consumatore utilizzi canali online e offline non in maniera alternativa o cannibalizzando l’uno con l’altro, ma semplicemente ricercando in ognuno di essi la soddisfazione del bisogno che in quel momento lo spinge ad interagirvi.
Infine, abbiamo rilevato 6 importanti trend che stanno caratterizzando il mercato: il primo è quello della Blurring Economy (un mercato sempre più fluido, con sfumature non ben definite), la crescita della tecnologia, la Sharing Economy (con il consumatore che pensa sempre di più all”uso’ e non al ‘possesso’), la Circular Economy (con i prodotti che diventano parte di un ciclo, dalla natura alla natura), la Glocal Economy (‘pensare globale, agire locale’), e la Learning Economy (da una conoscenza individuale ad un apprendimento collettivo)”.

“È 16,611 miliardi il valore degli acquisti in Italia” racconta poi Alessandro Perego, Direttore Scientifico degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, “in aumento del 16% rispetto al 2014 (un dato in linea che la crescita avuta negli ultimi anni). Questo per quanto riguarda il mercato della domanda, dell’import. Il 30% di questo mercato consiste in acquisti da siti stranieri, per 17-18 milioni di web shopper; di questi acquisto, ben il 95% avviene tramite carta di credito (il 66%), o Paypal (29%). Di tutti questi acquisti, il 10% avviene tramite smartphone, l’11% tramite tablet; quest’ultimo tendiamo però a considerarlo più vicino all’acquisto da pc, visto come gli acquisto vengano per la maggior parte effettuati con il wi-fi, quindi presumibilmente da casa. Quel che viene prevalentemente acquistato sono i servizi (che valgono 9,890 miliardi, contro i 6,721 miliardi dei prodotti); tuttavia, le tendenze di crescita degli ultimi anni confermano un progressivo avvcinamento dei due settori. Il 77% dell’import acquistato dai siti stranieri consiste in turismo, mentre a livello totale questo settore incide per il 47%, contro il 9% dell’abbigliamento e il 13% dell’elettronica. La penetrazione dell’ecommerce è il 4% del retail totale in Italia: in questo caso di va a un 27% del turismo, il settore più rilevante, al 0,25% del food e grocery, ancora poco rilvante nel mercato italiano.
Passando invece all’offerta, il mercato vale 14,939 miliardi, con una crescita del 15% rispetto al 2014 (anche qui, il dato è in linea con quelli degli ultimi anni). In questo caso, però, contano di più i prodotti e meno i servizi rispetto alla domanda. Qui crescono le dot.com, che valgono il 54% del totale (sul solo prodotto questo dato sale al 73%). Sulla presenza online di retailer non food, il 58% di questi presidia il canale ecommerce (e il 33% ha una presenza istituzionale), e di questi il 63% sono di abbigliamento; delle GDO food, invece, il 26% non ha alcuna presenza online. Pesano molto gli aggregatori, ovvero tutti quei servizi che non si sobbarcano l’acquisto del prodotto, ma fanno solo da tramite col consumatore: queste valgono un terzo del valore dell’offerta complessiva. Guardando da un punto di vista più largo, quindi, la top 20 dei siti ecommerce vale il 70% del mercato dell’export. L’export da siti italiani verso mercati esteri vale 3,1 miliardi, e anche qui turismo e abbigliamento la fanno da padrone (con circa i tre quarti del mercato”.

“Come già sottolineato da Alessandro Perego, il 66% dei pagamenti avviene tramite carta di credito, e il 29% da Paypal” racconta Riccardo Mangiaracina, Direttore dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – Politecnico di Milano. “La carta di credita è il metodo preferito nei settori del turismo e dell’editoria, dove viene utilizzata in più dell’80% dei casi, e dell’assicurazione, dell’informatica ed elettronica e dell’abbigliamento, dove viene utilizzato in più del 50% dei casi. La frode, intesa come disconoscimento delle transazioni da parte del cliente, è un fenomeno veramente marginale (pochi milioni di euro sulla totalità del settore).
Crescono, infine, gli acquisti effettuati da smartphone, grazie a un +64% rispetto allo scorso anno (una crescita avvenuta soprattutto nel settore dei prodotti): questo perchè lo smartphone riesce a riempire i momenti morti della giornata, grazie alla semplificazione da portare obbligatoriamento nell’adattamento delle pagine mobile, e alle vendite per cui è fondamentale il momento dell’acquisto (un esempio, le vendite-evento). In questo, i driver di crescita si riveleranno ovviamente la diffusione dei device, l’incremento dell’offerta (portata anche dal famoso Mobilegeddon, la preferenza su Google delle pagine ottimizzate per il mobile), e la sperimentazione dei social network (per ora in Italia non sono ancora giunti i tasti Buy Now delle maggiori piattaforme sociali, ma queste nuove funzionalità potrebbe rivelarsi un importante driver per il futuro)”.

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Nike domina, Adidas rincorre: l’osservatorio 7Pixel sul mercato delle scarpe sportive

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È Nike l’azienda in testa nel mercato delle scarpe sportive; tuttavia, Adidas non demorde, e anzi rincorre. Questo quanto emerso dall’Osservatorio 7Pixel realizzato sul mercato delle scarpe sportive nel periodo gennaio – marzo 2015.

Dall’indagine emerge che, come avviene negli Stati Uniti, Nike è il brand che domina il mercato con una media di ricerche equivalente al 32,7% del mercato. Secondo la classifica dell’osservatorio 7Pixel, Adidas occupa il secondo posto con il 21,1%. I due marchi detengono dunque oltre la metà del mercato. Tra gli inseguitori minori, ma con una quota interessante di ricerche, spicca Converse al terzo posto con una percentuale media di click sui suoi prodotti del 9,8% e Asics al quarto posto con l’8,3%.

Tra i primi dieci brand di sneakers si registrano anche: New Balance (5,5%), Salomon (5%), Mizuno (2,9%), Saucony (2,2%), Vans (2,2%) e Superga (1,4%).

Per quanto riguarda il modello di sneakers più ricercato, il primato è delle Nike Roshe Run, (8,5%), la scarpa ispirata alla pratica della meditazione e alla filosofia Zen con suola Waffle e la tomaia in mesh che offre tantissime opzioni di personalizzazione. I dati del mese di marzo mostrano che questo modello sta guadagnando ulteriori punti (12,4%) a discapito degli altri. Al secondo il modello Nike Air Force 1 (6,3%). Lanciate nel 1982 come le prime scarpe da basket basate sulla rivoluzionaria tecnologia Nike Air, sono diventate una leggenda che qui vede confermato il suo successo. Al terzo posto troviamo le scarpe simbolo del marchio Converse All Star, col modello Hi Canvas (5,4%), in crescita nel mese di marzo con il 5,7% dei click. Il quarto e il quinto posto se lo aggiudicano le sneakers Adidas coi modelli Stan Smith (4,2%), nate nel 1971 con un design semplice tornate in voga anche grazie ad importanti collaborazioni come quella con Pharrel Williams e, ZX Flux (3,7%), che sono una reinterpretazione moderna delle classiche scarpe da running degli anni Ottanta.

Tra gli altri modelli di sneakers, a seguire troviamo inoltre: New Balance M574 (3,6%), Nike Air Max Command (3,6%), Adidas LA Trainer (3%), Converse All Star Core OX (3%), Adidas ZX 750 (2,8%).

Possiamo dire che i dati dell’Osservatorio 7Pixel indicano un grande interesse e una tendenza all’acquisto verso le sneakers delle marche più rinomate che hanno saputo introdurre un restyling all’insegna della moda di modelli nati per un obiettivo prettamente sportivo, come il basket o la corsa. Da non sottovalutare, inoltre, la possibilità di personalizzazione della scarpa che risulta molto apprezzata dal pubblico.

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È sempre più Internet of Everything: i dati Politecnico sul business del futuro

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Il 2014 è stato l’anno di svolta per l’Internet of Things, diventato elemento centrale per il business con la prospettiva di rappresentare un fenomeno ancora più dirompente nei prossimi anni. Proliferano le divisioni aziendali dedicate, crescono del 90% annuo i finanziamenti ricevuti dalle startup del settore, entrano in campo grandi player globali. E in Italia il mercato raggiunge complessivamente il valore di 1,55 miliardi di euro: questi alcuni dei dati emersi questa mattina al convegno “Internet of Things: l’Innovazione che crea Valore” emersi dalla Ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano.

Con l’eccezione significativa dei 36 milioni di contatori elettrici (basati su tecnologia Power Line Communication), in Italia la maggior parte delle applicazioni Internet of Things consolidate continua a sfruttare la connettività cellulare. Tra queste, le più diffuse sono relative alla Smart Car, che rappresenta il 55% del totale degli oggetti connessi tramite SIM e il 38% del mercato, in crescita più del 50% sia per diffusione che per valore di mercato. Seguono lo Smart Metering e lo Smart Asset Management nelle utility, con circa 1,7 milioni di oggetti connessi tramite SIM (21% degli oggetti, 16% del mercato). Crescono lo Smart Home & Building, che con applicazioni di videosorveglianza, sistemi di antintrusione e di telecontrollo degli impianti di climatizzazione e riscaldamento rappresenta l’8% degli oggetti e il 23% del mercato, e la Smart Logistics, con applicazioni di gestione delle flotte aziendali e antifurti satellitari (5% degli oggetti, 14% del mercato). Mentre la Smart City oggi rappresenta solo il 2% degli oggetti e il 4% del mercato, trainata principalmente dal trasporto pubblico e dall’illuminazione intelligente.

Quasi il 50% dei comuni italiani con oltre 40.000 abitanti ha avviato negli ultimi 3 anni almeno un progetto Smart City basato su tecnologie Internet of Things e il 75% segnala la presenza di iniziative in programma per il 2015. Ma con l’eccezione di alcune applicazioni per il monitoraggio del traffico, i progetti sono rimasti in fase sperimentale e sfruttano poco le possibili sinergie del paradigma dell’Internet delle Cose. È un scenario a luci e ombre quello che emerge dalla ricerca condotta dall’Osservatorio Internet of Things sui progetti di Smart City tra i comuni italiani con oltre 40.000 abitanti, che rivela come i comuni puntino soprattutto sulla gestione della mobilità come ambito prioritario e sull’illuminazione intelligente come “ponte” verso altre applicazioni IoT. Dalle risposte dei 62 comuni che hanno partecipato all’indagine emerge che il 58% ha già avviato progetti di gestione della mobilità per raccogliere e condividere informazioni relative al traffico, al trasporto pubblico e ai parcheggi disponibili. Il 52% ha avviato progetti di illuminazione intelligente che prevedono soluzioni IoT per regolare la luminosità con lampade a tecnologia LED, riducendo i consumi energetici di oltre il 40% e i costi di manutenzione del 25%. Per il futuro, oltre a questi ambiti, si guarda anche a progetti di infotainment & servizi turistici (35%).

Cresce l’attenzione dei consumatori, si affacciano nuovi player globali, proliferano le startup: la Smart Home si propone sempre più come il centro del nuovo ecosistema Internet of Things, grazie al ruolo della casa nella vita delle persone, al valore di nuovi prodotti e servizi, al fatto di essere interfaccia verso altre applicazioni di Smart Metering, Smart Grid, Smart Car e Smart City. Nell’ultimo triennio sono cresciute del 40% le startup che offrono soluzioni per la Smart Home e nello stesso periodo l’entità dei finanziamenti erogati da investitori istituzionali è cresciuta del 270%. Si registra l’entrata nel mercato di numerose aziende con un’ampia base di clienti consumer che in molti casi hanno acquisito startup. L’interesse dei consumatori italiani verso soluzioni per la casa connessa inizia a essere diffuso. La survey dell’Osservatorio Internet of Things sulla Smart Home, svolta in collaborazione con Doxa, mostra come un proprietario su quattro disponga già di almeno un oggetto intelligente per la sua abitazione e uno su due abbia intenzione di acquistarne in futuro. Le applicazioni più desiderate sono quelle che portano benefici tangibili, come quelle per la sicurezza, che interessano al 47% dei proprietari, o per il risparmio energetico: il 46% è interessato a soluzioni per la gestione del riscaldamento, il 33% per il monitoraggio consumi energetici e il 31% per la gestione da remoto degli elettrodomestici.

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AZIENDE

Tutti i dati sull’ecosistema italiano delle startup. Investimenti istituzionali in calo

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Sono stati presentati al GEC2015 i dati, aggiornati, di “The Italia Startup Ecosystem: Who’s Who“, la ricerca svolta da Italia Startup e dagli Osservatori Digital Innovation della School of Management del Politecnico di Milano (con il supporto istituzionale del Ministero dello Sviluppo Economico) che annualmente fa il punto sul panorama delle giovani aziende nell’economia italiana.

Nel 2014, analizzando le due componenti del totale degli investimenti, emerge che il dato consuntivo degli investimenti istituzionali si attesta a quota 63 milioni di €, in calo del 23% rispetto al 2013 a causa, in buona misura, della chiusura dei fondi con target di investimento sul Sud Italia.

Qui gli approfondimenti.

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Big Data Analytics: +25% in Italia. Mancano strategie mirate e specialisti

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Anche nel 2014 il mercato Big Data Analytics si è confermato in forte espansione in Italia, evidenziando un trend di crescita del 25%. Una dinamica sostenuta soprattutto dalla disponibilità di tecnologie di storage a basso costo, dalla crescente mole di dati generati dal web e dalla diffusione di un numero sempre maggiore di dispositivi mobile che permettono di utilizzare app, fare pagamenti ed interagire con dispositivi intelligenti. L’ambito Big Data Analytics rappresenta inoltre la principale priorità di investimento per il 2015, indicata dal 56% dei CIO sondati al riguardo.
È quanto emerge dalla ricerca 2014 dell’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence, promossa dalla School of Management del Politecnico di Milano, presentata questa mattina al convegno tenutosi nell’Aula Carlo De Carli del Politecnico di Milano.
“Di fronte all’aumento delle fonti informative, i Big Data Analytics stanno cambiando il modo di raccogliere, analizzare e integrare i dati”, ha spiegato Carlo Vercellis, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence (nella foto). “I sistemi di Big Data Analytics & Business Intelligence possono svolgere un importante ruolo per migliorare la competitività delle imprese, attraverso il miglioramento dei processi decisionali, diventando uno strumento di evoluzione dello stesso modello di impresa. Le aziende italiane, però, nonostante I buoni tassi di crescita, non hanno ancora compreso appieno quali siano le reali opportunità offerte dai Big Data e come attrezzarsi per coglierle”.
Sono ancora ampie le potenzialità da sfruttare, in particolare nell’utilizzo dei dati destrutturati, se si considera che nell”84% dei casi sono utilizzano dati interni aziendali e solo nel 16% fonti esterne come web e social media. Ed emerge chiaramente la mancanza di adeguati competenze e modelli di governance, poiché solo il 17% delle imprese si è dotata di un Chief Data Officer e solo il 13% di un Data Scientist.
“Il mercato appare ancora ‘in cerca di autore’, con iniziative spesso interessanti, ma senza una strategia Big Data complessiva e condivisa, accompagnata da adeguate competenze: una situazione che limita la capacità di indirizzare progetti innovativi”, ha infatti precisato continua Alessandro Piva, Responsabile della ricerca dell’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence. “Le motivazioni di questa assenza di nuovi ruoli di governance e competenze sono prevalentemente da ricercare nella difficoltà a inquadrare organizzativamente il ruolo e le competenze distintive di figure quali Data Scientist e Chief Data Officer”.
Comunque sia i numeri confermano l’interesse delle organizzazioni italiane verso i Big Data Analytics: a fronte di un budget ICT stimato sostanzialmente stabile nel 2014, la spesa dedicata a queste soluzioni cresce del 25%. Sebbene per l’83% sia dedicata ancora a soluzioni di Performance Management & Basic Analytics1 e solo il 17% ad Advanced Analytics, queste ultime crescono in modo maggiore (+34%) rispetto a quella in Performance Management & Basic Analytics (+23%).
La funzione Marketing è la principale fruitrice di soluzioni Big Data Analytics, questo avviene nell’87% dei casi, in particolare per l’esplosione dei dati web e social, che permettono di estrarre insight dai consumatori e di tradurli successivamente in azioni operative. L’analisi su 73 Chief marketing officer e Responsabili Web e Digital di medie e grandi aziende rivela che gli investimenti previsti in Marketing Analytics in Italia rappresentano ancora solo il 2% del budget Marketing 2014 (negli Stati Uniti media il 5%), ma sono destinati a più che raddoppiare nei prossimi 2 anni (4,7%). Le motivazioni che spingono le organizzazioni a intraprendere iniziative di Marketing Analytics sono soprattutto il miglioramento delle azioni per l’acquisizione di nuovi clienti (per il 65%) e una migliore gestione della relazione con I clienti attuali e la loro fidelizzazione (85%). I progetti più diffusi sono nel Direct Marketing (presente nel 53%), mentre sono emergenti il Location-based Marketing (interesse prospettico per il 63%), il Customer Micro-segmentation (48%), Product/Service Evaluation (38%), Market Basket Analysis (38%) e Price Optimization (37%).

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Mercati Internet consumer: quasi 16 miliardi di euro nel 2014. Vola il mobile

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L’Osservatorio SMAU – School of Management Politecnico di Milano ha presentato oggi i risultati della ricerca sui “Mercati Internet Consumer”. Cresce del 15% rispetto al 2013 il valore complessivo dei mercati Internet consumer in Italia – intesi come tutti quei mercati rivolti al consumatore finale, abilitati dalla piattaforma Internet, ovvero fruiti tramite Pc/Tablet, Smartphone e Internet Tv. In valore assoluto si sfiorano i 16 miliardi di Euro, per l’esattezza 15,7 miliardi. La stragrande maggioranza (88%) del valore dei mercati Internet consumer è ancora legata a Pc e Tablet (in crescita del 10% nel 2014), ma è la componente Smartphone a registrare i tassi di crescita più elevati (+73%), grazie in particolare al raddoppio delle vendite di prodotti e servizi non digitali (Mobile Commerce). Il peso dei mercati Internet su Smartphone, che in valore assoluto complessivamente arrivano a superare i 2 miliardi di Euro, passa così dal 9% del 2013 al 12% del 2014. Ancora irrilevante, invece, il ruolo delle Internet Tv, nonostante la sempre maggiore diffusione di schermi che portano Internet sul televisore di casa.

“La dinamica dei mercati Internet consumer è legata a tutti i comparti di riferimento, che continuano a crescere a due cifre: eCommerce (+16%), Pubblicità su Internet (+14%) e Contenuti/servizi Internet (+11%)”, sprecisa Andrea Rangone, Coordinatore degli Osservatori della School of Management del Politecnico di Milano. “In particolare, a trainare la crescita sono le componenti più innovative della rete, quali i nuovi device, le Applicazioni, i Social Network e i Video. L’eCommerce B2c, inteso come il valore degli acquisti online di prodotti e servizi non digitali da parte dei consumatori italiani, nel 2014 arriva a 11,7 miliardi di Euro (Iva esclusa), in crescita del 16% rispetto ai valori del 2013. Sul totale mercati Internet, il peso dell’eCommerce B2c è pari al 75%. Oltre il 90% del mercato eCommerce è ancora rappresentato dall’acquisto su Pc/Tablet, ma la componente Smartphone è passata in un anno dal 5% al 9%. Non si registrano, invece, attività degne di nota di T-commerce (eCommerce su Tv). eCommerce su Pc/Tablet”
La pubblicità su Internet, secondo le rilevazioni dell’Osservatorio, raggiunge per la prima volta la soglia dei 2 miliardi di Euro, pari al 13% del totale mercati Internet, in crescita del 14% rispetto ai valori del 2013.
“È un segnale fortemente positivo, alla luce dell’andamento ancora difficoltoso del mercato pubblicitario sui canali tradizionali: la televisione e la radio chiuderanno l’anno stabili o in leggera perdita, mentre la stampa cala ancora di oltre il 10%”, sottolinea Rangone.
Il mercato dell’Internet Advertising rimane prevalentemente concentrato nelle mani di Pc/Tablet (86%), ma cresce velocemente la 3 componente legata agli Smartphone (passata dall’11% del 2013 al 14% del 2014); ancora non rilevante, seppur in crescita, la pubblicità su Internet Tv.
Il Mobile Advertising, invece, cresce ancora di quasi il 50%, dopo essere più che raddoppiato nel corso del 2013, e nel 2014 si prevede arrivi a sfiorare quota 300 milioni di Euro.
Il 12% del valore dei mercati Internet (pari quasi 2 miliardi di Euro, Iva esclusa), infine, è rappresentato dalla spesa dei consumatori per acquistare contenuti e servizi Internet a pagamento, complessivamente in crescita dell’11% rispetto al 2013. Anche in questo caso la crescita è ancora più significativa se letta nello scenario complessivo del mercato dell’informazione e intrattenimento, dove, ad esempio, i ricavi Pay del mondo della Stampa subiscono ancora un calo superiore al 5% e anche la Pay Tv rallenta (-2% circa). Due terzi del mercato dei Contenuti e servizi Internet fanno riferimento ai canali Pc/Tablet; poco meno di un terzo allo Smartphone; ancora poco significativo (2% circa) il peso delle Internet Tv, anche se c’è forte attesa per la crescita dell’offerta e il possibile ingresso dei grandi player Over the Top internazionali, che sono già arrivati in alcuni paesi europei con i propri servizi Video.

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IAB Italia partner degli Osservatori del Politecnico per mappare il mercato online

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IAB Italia annuncia l’avvio di una partnership con gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano,  con l’obiettivo di lavorare ad una mappatura completa sull’andamento del mercato dell’online advertising. Una collaborazione basata su una convergenza di obiettivi e di intenzioni, che ha condotto le due realtà ad impegnarsi nel mettere a fattor comune il patrimonio di dati, metodologie di rilevazione, competenze verticali, conoscenza e visione del mercato, per arrivare ad offrire una misurazione unica e un’analisi omogenea dell’evoluzione e dei fenomeni emergenti.

“Perché le aziende comprendano realmente il potenziale dei canali digitali come strumenti per massimizzare gli investimenti, è necessario offrire loro informazioni chiare e criteri di valutazione misurabili”, ha commentato il Presidente di IAB Italia, Carlo Noseda. “La collaborazione nasce per rispondere a questa esigenza di una mappatura completa, esaustiva e rappresentativa di tutto il comparto, in grado di dare evidenza concreta delle opportunità di business offerte dal digitale. IAB e gli Osservatori del Politecnico sono da questo punto di vista due attori complementari nell’ambito dell’ecosistema digitale, e la partnership potrà far leva sull’ampia rappresentatività e sulla conoscenza delle peculiarità delle realtà partedell’Associazione da un lato, sulle elevate e consolidate competenze di analisi scientifica degli esperti del Politecnico dall’altro”.

“Il mercato del Digital Advertising sta attraversando una fase di grande fermento, grazie in particolare ai fenomeni più innovativi, come il Mobile, i Social, i Video, le App. Crediamo sia fondamentale”, conferma Andrea Rangone, Coordinatore degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, “fare chiarezza e fornire più informazioni possibili sulle dinamiche di questi comparti per aiutare aziende e operatori della filiera nelle scelte di investimento.”

L’iniziativa si inserisce nel quadro delle priorità definite dal Direttivo di IAB Italia per sostenere sempre più concretamente la crescita del digitale in Italia. Tra queste, una definizione chiara ed univoca degli standard di mercato come fattore determinante per evidenziare le reali opportunità offerte dall’innovazione in tutti i settori e supportare le aziende nelle decisioni d’investimento. In questa direzione, una task force interna si è messa al lavoro per individuare sinergie e collaborazioni con Università e terze parti, con l’obiettivo di far leva sulla convergenza tra tutti i player del settore per approdare ad una rilevazione completa del mercato che, integrando quella di FCP‐Assointernet (fonte dei dati Nielsen), possa rappresentare una fonte esaustiva, coerente e facilmente accessibile su trend, investimenti e opportunità dell’ecosistema digitale.

Tra i primi passi nell’ambito dell’analisi congiunta dei fenomeni emergenti, un tavolo di lavoro si focalizzerà sull’approfondimento del Programmatic Advertising, che sta conquistando spazi sempre più ampi e che non è ancora incluso nelle stime di rilevazioni esistenti. Inoltre, IAB Italia ha lanciato proprio in questi giorni una survey sul Programmatic Trading, realizzata in tandem con IAB Europe e grazie ad una collaborazione con AppNexus e WARC, con l’obiettivo di comprendere come stia cambiando il processo di pianificazione e di acquisto. L’indagine mira a raccogliere le opinioni degli stakeholder di tutta Europa, tra i quali inserzionisti, agenzie ed editori.

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MEDIA

Imageware fotografa i blog italiani: passione, professionalità e pubblicità

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Dove trova la sua ispirazione il blogger? Per l’84% dall’esperienza personale, per il 62% dal web, ma giocano un ruolo importante (54%) anche i comunicati stampa e (40%) notizia pubblicate sulla altre testate. E se iI principale motivo che spinge a creare un blog è legato alla volontà di esprimersi liberamente, per il 65% dei blogger scrivere è una passione e per il 47% l’occasione per trattare le informazioni in maniera aperta e onesta. Fra coloro che dichiarano di ricevere dal proprio blog un guadagno, non solo in termini monetari, la pubblicità è la fonte principale di utile per il 65% dei casi. Oltre l’80% afferma di mantenere libertà di scelta e di opinione sui contenuti trattati e il 42% di tenere rapporti quotidiani con le aziende.

Sono alcuni dei dati emersi dall’Osservatorio che Imageware ha condotto sulla blogosfera italiana nei primi mesi del 2013 tramite un questionario inviato ai principali blog nazionali individuati per numero di utenti unici, esposizione e contenuti. Fra tutti i blogger che sono stati invitati a partecipare hanno risposto 125 appartenenti, prevalentemente, ai settori moda, stile, trend e bellezza, alla tecnologia, all’area cibo e vino, al design d’interni, all’automobilismo e agli hobby.
L’Osservatorio conferma inoltre che il blogging è sempre più una professione. Sebbene l’obiettivo di condividere informazioni, di contribuire a una migliore informazione e di divertirsi abbiano un ruolo ancora rilevante, emerge un forte indirizzo verso motivazioni professionali: crescere professionalmente (75%), diventare blogger a tempo pieno (36%), guadagnare denaro (30,4%).
A questo proposito, la pubblicità rimane la fonte principale di guadagno (65%) ma i prodotti ricevuti in regalo hanno un ruolo importante (43%), soprattutto per chi si occupa di lifestyle, e così anche i link inseriti nel proprio sito (31,7%). L’11% guadagna attraverso Google marketing mentre solo il 9,5% dei rispondenti riceve un salario. Il 27% è invitato a eventi e presentazioni e al 14% vengono rimborsate le spese di viaggio. C’è, inoltre, chi guadagna indirettamente grazie alle consulenze offerte alle aziende o ai privati.
Il contatto tra aziende o agenzie e blogger sembra infatto essere abbastanza costante: la maggioranza dei blogger (42%) afferma di avere contatti quotidiani via email, telefono o di persona. Oltre il 28% ha contatti più volte in una settimana mentre solo il 19% intrattiene contatti solo saltuariamente
Le aziende inviano principalmente inviti per eventi, informazioni, ma anche molti prodotti da testare, verificare, assaggiare, commentare (70,5%). A ricevere più prodotti sono coloro che si occupano di vino, tecnologia, bellezza e salute.
Un aspetto interessante per chi opera nella comunicazione è il ruolo di influencer e opinionista che oggi si attribuisce al blogger a tutti gli effetti: spesso, infatti, i blogger vengono contattati per avere un parere o una consulenza su una collezione di moda o su un prodotto alimentare prima del loro lancio sul mercato, o ricevono informazioni in anticipo per iniziare a diffondere in rete una notizia, nel quadro di una precisa strategia di comunicazione.

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Cresce il ruolo del Social Business nelle strategie di impresa

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Si è svolto al Politecnico di Milano, l’evento dedicato al “business” dei social media. Si è parlato infatti di Facebook al Social Case History Forum, illustrando alcuni dei più significativi successi aziendali sulla piattaforma di Zuckemberg.
L’evento si è aperto con la presentazione della ricerca condotta da Andrea Rangone, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio New Media & New Internet del Politecnico di Milano, mirata ad individuare il ruolo dei social network nel nuovo ecosistema digitale: laddove si registra una continua contrazione nel mercato attuale, gli investimenti pubblicitari sui media digitali continuano a crescere, in particolare la quota di mercato degli investimenti su internet mostra un tasso di crescita del 13%. “È grazie al New Internet” commenta Rangone, “che sta cambiando il concetto di rete: la diffusione dei nuovi device moltiplica le occasioni di fruizione di Internet, il paradigma delle Applicazioni semplifica l’accesso ai contenuti, la multimedialità viene sempre più spinta dai numerosi formati Video e, soprattutto, la rapida ascesa della componente social sposta il ruolo centrale di traino del mercato dai motori di ricerca ai social network. I ricavi media associati al New Internet crescono nel 2012 del 90% e arrivano a pesare per più di un quarto di tutto il mercato degli Internet Media”.
Andrea Giovenali, CEO di Nextplora, ha proseguito presentando una ricerca qualitativa sulla relazione tra persone e brand all’interno dei social media. Da tutto ciò emerge come sia crescente il desiderio delle persone di relazionarsi con i brand all’interno dei social media: la ricerca infatti mostra come il 42% degli utenti social dialogano e interagiscono con le marche presenti su queste piattaforme. Si sono poi susseguite le case history di Mini Italia, Glamoo Italia e Banca IFIS, che hanno messo in evidenza le diverse possibili applicazioni nel processo di marketing grazie all’utilizzo del social network, spiegando come le dinamiche social e gli strumenti messi a disposizione da Facebook coprono e soddisfano le esigenze delle aziende durante le quattro fasi classiche del funnel di marketing (awareness, consideration, purchase, loyalty). A conclusione la tavola rotonda condotta da Maurizio Sala, Partner e Direttore Creativo di Bitmama e Board Member del gruppo Armando Testa, ha approfondito ulteriormente la relazione fra le marche e l’interazione che le persone hanno con esse, evidenziando le differenze e peculiarità in termini di linguaggio e grammatica di comunicazione tra i media tradizionali (in particolare la TV) e i social media.

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Il Gioco Online in Italia? “Un mercato ragionevolmente maturo”. Casinò Game a +200%

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Con un giro d’affari di 750 milioni di euro e 800mila giocatori attivi al mese, il Gioco Online italiano cambia faccia e passo. Con la legalizzazione di slot e l’imminente ampliamento del palinsesto anche il gaming online italiano sterza verso una dimensione più europea, sulla falsariga delle celebri scommesse d’Oltremanica sui colori sfoggiati da sua Maestà Elisabetta II. Si potrà scommettere su tutto, eccezion fatta per le questioni di politica nazionale. Non più vizio proibito di giocatori incalliti ma forma “ragionevolmente matura” di entertainment, come ha dichiarato Andrea Rangone Responsabile Scientifico Osservatorio Gioco Online presentando i dati della Ricerca 2012-2013 della School of Management del Politecnico di Milano. Quello con la Dea bendata è un  appuntamento perfettamente legale per una spesa media inferiore ai 50 euro per due giocatori su 3. La spesa cresce complessivamente del 2% e tutto il mondo del gaming tricolore si scopre sempre più social, crescendo sui nuovi device e sui social più frequentati.

Questo il quadro che emerge dalla ricerca presentata ieri al Campus Leonardo del Polimi e promossa congiuntamente con l’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato e Sogei, la società in house di ICT del Ministero dell’Economia e delle Finanze, partner tecnologico dei Monopoli nel comparto del gioco. La Spesa dei giocatori online sfiora nel 2012 i 750 milioni di euro. In crescita a del 200% la Spesa per i Casinò game che balza da 49 a 147 milioni di euro, grazie al recupero di gioco che si rivolgeva a siti illegali, registrano invece un calo quella per il Poker e quella per le Scommesse sportive: la prima si riduce del 7% scendendo sotto i 350 milioni , la seconda del 20% fermandosi a 170 milioni di euro. Una diminuzione del 20% viene anche riscontrata dalla Spesa per Bingo, Scommesse ippiche e Concorsi a pronostico online, mentre una lieve crescita del 7% caratterizza gli Skill game a torneo: Blackjack, Scopa, Burraco, Sette e mezzo ecc., che sfiorano però appena i 12 milioni di euro.

“L’offerta italiana di giochi online si mostra come una delle più ricche e complete nel panorama europeo”, sottolinea Andrea Rangone. “Tuttavia la penetrazione della sua Spesa rispetto alla Spesa totale (online + offline) raggiunge il 4%, restando marginale e ponendosi tra le più basse in Europa”.

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Mobile adv a +55% nel 2012, mentre la penetrazione degli smartphone supera il 50%.

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I possessori di Smartphone, sul totale di chi ha un cellulare, hanno superato nel 2012 la metà del totale utenti, in netta crescita sul 40% del 2011. In parallelo, continua a crescere anche il numero di utenti mensili che si collegano ad Internet dal proprio Telefono cellulare/Smartphone (Mobile Surfer), giunti a fine anno a toccare i 20 milioni, pari a due terzi degli utenti Internet mensili da Pc. Il 61% dei Mobile Surfer si collega a internet – tramite Applicazioni o siti Mobile – quotidianamente e almeno per un’ora (indagine condotta in collaborazione con Doxa). L’Italia si conferma così ai primi posti a livello internazionale in ambito Mobile.
Questa la fotografica di un mercato in forte dinamica positiva che emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Mobile Marketing & Service della School of Management del Politecnico di Milano, presentata stamattina a Milano
La dimensione della base dei potenziali clienti crea un terreno fertile per l’aumento dell’offerta pubblicitaria, che, infatti, viene percepita dai navigatori Mobile in maniera sempre più chiara e frequente: il 45% la nota spesso, il 39% qualche volta. Consistente è pure il numero di coloro che cliccano sugli annunci da Mobile: sono circa il 40%. Il 44% dichiara di cliccare per la presenza di un prodotto/servizio/App di suo interesse, il 31% è attratto da una promozione o sconto e il 20% dalla creatività.
Il balzo in avanti del Mobile salta all’occhio non solo guardando agli utenti, ma anche agli investimenti pubblicitari: crescono, infatti, del 55% (da 57 milioni di euro nel 2011 a 89 milioni nel 2012). Sale così dal 5 al 7% il valore del Mobile Advertising sul totale degli investimenti pubblicitari su Internet, valore che si stima arriverà al 10% nel 2013: in questo campo solo USA e UK fanno meglio dell’Italia, che supera, invece, di poco, Francia, Germania e Spagna. In termini di formati pubblicitari, crescono molto il comparto Search e il Display Adv su App e Mobile site.

 

Nel corso del 2012, infine, non è cresciuto solo il Mobile Advertising ma, più in generale, è aumentata la propensione delle imprese italiane verso l’utilizzo del canale Mobile per gestire sempre più attività di promozione e di gestione della relazione con il cliente, sia tramite strumenti più consolidati ma ancora di grande valore (come gli Sms), sia attraverso quelli più innovativi (ad esempio, portando sulle App la carta fedeltà dematerializzata, la gestione della propria raccolta punti, il volantino cartaceo).

 

 

 

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Osservatorio Multicanalità, il 2012 è l’anno del sorpasso.

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La sesta edizione dell’Osservatorio Multicanalità, il progetto di ricerca sul consumo multicanale condotto da Nielsen, Connexia e la School of Management del Politecnico di Milano, presentata stamattina a Milano, segna una tappa fondamentale nell’evoluzione dello scenario e dei consumatori italiani.

Se la prima edizione, nel 2007, misurava la multicanalità come fenomeno relativamente di nicchia (toccava 15,7 milioni di italiani), nel 2012 tale nicchia si è ampliata fino a coinvolgere il 53% della popolazione over 14, trainata dall’inarrestabile diffusione della tecnologia e dal perdurare della crisi economica, che implica un inevitabile e sempre maggiore coinvolgimento dei consumatori in tutte le fasi del processo d’acquisto. Quest’anno ci si è focalizzati quindi sugli utenti internet, identificando nuovi comportamenti di consumo multicanale, raccolti in quattro nuovi cluster.

I Newbie, pari a 5,3 milioni di individui, rappresentano i neofiti dell’approccio multicanale, con due anime principali, per le quali l’avvicinamento alla multicanalità è dovuto per i giovanissimi (20%) all’approccio con il processo d’acquisto e per gli over 55 (34%) ad un avvicinamento alla tecnologia.
Gli Old Style Sufer: pari a 7,7 milioni di consumatori, si caratterizzano per un approccio al web “vecchio stile” e strumentale, per rendere più efficiente il proprio processo d’acquisto e per risparmiare tempo.
I Social Shopper, pari a 10,7 milioni, sono i veri esperti della spesa e sono caratterizzati da un forte ruolo della Rete nel loro shopping, da un processo d’acquisto strutturato e dalla ricerca della “smart choice”, ossia di acquisti intelligenti e con un elevato rapporto qualità/prezzo.
Gli Hyper Reloaded, pari 7,6 milioni, rappresentano la punta massima del consumatore multicanale: caratterizzati da una vita sociale molto intensa e da una buona parte del proprio tempo trascorsa fuori casa, presentano un approccio strutturato al processo d’acquisto, con un elevato fabbisogno informativo, un elevato livello di partecipazione attiva con gli altri utenti, una marcata propensione sia all’e-commerce, sia ad un forte utilizzo del Mobile (smartphone e tablet) all’interno del processo d’acquisto, elemento che in particolar modo li caratterizza.

Anche il processo d’acquisto si spinge sempre più verso la multicanalità. La maggiore affinità con l’e-commerce, infatti, porta sempre più a concludere l’acquisto direttamente online, una volta raccolti tutti gli elementi necessari. Facendo riferimento alle categorie merceologiche acquistate più frequentemente online, accanto a quelle storicamente più affini al commercio elettronico (come ricariche telefoniche, prodotti di editoria – sia fisica, sia digitale –, elettronica di consumo, viaggi, ticketing), emergono alcune novità interessanti: cresce sensibilmente l’abbigliamento, che si colloca al secondo posto (il 29% di chi ha effettuato acquisti online ha acquistato in questa categoria, contro il 33% che dichiara di aver acquistato ricariche telefoniche) e i prodotti per la cura della persona, che rappresentano la prima categoria di largo consumo acquistata online. Infine, in relazione agli strumenti di pagamento maggiormente utilizzati, è interessante sottolineare come, sebbene la carta di credito tradizionale resti il metodo più diffuso (31% di chi ha effettuato acquisti online), metodi alternativi guadagnino terreno considerevole, come ad esempio nel caso di PayPal (29%) e delle carte di credito prepagate (22%).

Dall’Osservatorio emerge uno scenario molto stimolante per le imprese italiane: il tema è più profondo del semplice cambiamento del media mix pubblicitario, in cui cresce la quota di internet, che è ormai pari al 13,1% del totale investimenti pubblicitari. Le imprese devono sempre più saper analizzare i comportamenti di acquisto multicanale dei diversi cluster, progettare opportunamente una strategia e architettura di punti di contatto volti a cogliere l’attenzione e ad essere rilevanti nelle combinazioni spazio-temporali in cui il consumatore si trova, nell’ottica di soddisfare al meglio i bisogni informativi e di relazione che cambiano molto a seconda dei cluster.

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