NUMBER

Mobilità multimodale: per Kantar e Lorien Consulting un’Italia spaccata in due

- # # # #

lorien kantar

L’industria della mobilità è in fermento: connettività, giuda autonoma, auto elettriche, car sharing mostrano come da un lato, la tecnologia stia avendo impatto dirompente in questo settore, ma, dall’altro, i cittadini non abbiano ancora assimilato (ed apprezzato) appieno i benefici dell’innovazione. In Italia, i livelli di mobilità sono in crescita (e multiformi): quasi un cittadino su tre è “multimodale” – si sposta molto e sceglie molti mezzi diversi; a livello nazionale cresce ancora l’uso quotidiano del mezzo privato e quello saltuario della sharing mobility, complementare con gli altri mezzi. Ne hanno parlato, Kantar e Lorien Consulting, società del Gruppo WPP, oggi al “Forum Quale Mobilità – Green mobility, come cambiare la città” organizzato da Legambiente in collaborazione con Lorien Consulting all’interno di CityTech, dove sono stati diffusi i risultati dell’ultimo Osservatorio sulla Mobilità Sostenibile* condotto appunto da Lorien.

“Il futuro della mobilità è già oggi”, esordisce Andrea Galimberti (nella foto), Head of Mobility, Kantar, “ma le aziende e le amministrazioni devono ancora lavorare molto per diffondere la conoscenza e le funzionalità che l’innovazione tecnologica mette a disposizione per una miglior mobilità. Il nostro studio globale Connected Car, che ha ascoltato 8500 conversazioni in 13 paesi nel mondo, ha evidenziato che l’evoluzione della mobilità (CASE:  Connected, Automnomous, Shared, Electric) passa per una più ampia conoscenza dei benefici che l’innovazione può portare ai cittadini per la loro mobilità. Tutti gli operatori devono dunque agire in modo sinergico per generare conoscenza e cultura. In alcuni Paesi (come ad esempio la Cina), il cittadino è già molto evoluto in quest’ambito, conosce ed apprezza auto connesse, ad utilizzo condiviso, elettriche, con guida assistita, in altri come l’Europa e l’America sembra ci sia ancora molto da fare per evidenziare i benefici che la tecnologia e l’innovazione possono portare alla mobilità”.

E l’Italia? Come si muovono gli italiani? Stiamo diventando sempre più multi-modali (28% dei cittadini intervistati) ma prevale ancora l’uso del mezzo privato. L’Osservatorio sulla Mobilità di Lorien Consulting ha dato un quadro chiaro sulle scelte, e dunque sugli “stili” di mobilità, nel nostro Paese, evidenziando un’Italia spaccata in due per modalità e intensità di spostamento: crescono i multi-mobili, coloro che si spostano molto e con molti mezzi, ma anche i moderati, con media intensità di spostamento (insieme questi due stili di mobilità pesano per un 60% degli intervistati), mentre diminuiscono gli stanziali, ovvero coloro che si spostano pochissimo, quasi sempre con lo stesso mezzo, e i mono-mobili a media intensità di spostamento e che usano solo l’auto.

“Se, da un lato, a livello nazionale prevale ancora l’uso quotidiano del mezzo privato, dall’altro cresce quello saltuario della sharing mobility, complementare con gli altri mezzi” spiega Elena Melchioni, Amministratore Delegato di Lorien che poi continua “secondo i milanesi essere una smart city significa soprattutto poter disporre di un sistema di mobilità efficiente e moderno con una gestione sostenibile delle risorse ambientali, anche grazie all’uso delle tecnologie. In questo, i servizi di mobility as a service integrati per la mobilità pubblica e condivisa sarebbero considerati molto utili soprattutto dai city users”.

 

articoli correlati

AGENZIE

UBI Banca e ShowReel entrano in OBE – Osservatorio Branded Entertainment

- # # #

gavazzi obe

OBE – Osservatorio Branded Entertainment, l’associazione che studia e promuove la diffusione sul mercato italiano del branded entertainment come leva strategica per la comunicazione integrata di marca, raccogliendo intorno a sé i principali player della filiera, annuncia l’ingresso tra i propri associati di due nuovi rappresentanti della industry del BE, UBI Banca e Show Reel.

Agenzia specializzata in branded content, Show Reel sviluppa e produce idee e format innovativi per i new media – dalla web serie, al comedy -, per l’editoria e, in generale, per tutti quei brand che hanno deciso di “dialogare” con la propria community.

“Oggi i brand si inseriscono come parte attiva in una comunicazione già esistente: per raccontare i propri valori devono entrare in contatto con le community che formano il loro target e riuscire a farsi ascoltare”, dichiara Luca Leoni, Amministratore Unico di Showreel. “Noi di Show Reel crediamo da sempre nella potenza del contenuto; per questo siamo una realtà specializzata nella produzione di branded content con un approccio focalizzato sulle community”.

UBI Banca sperimenta per la prima volta nel maggio 2015 lo stile comunicativo non convenzionale del branded content, con il brand aziendale non in primo piano, pubblicando un ebook gratuito dedicato alla Millemiglia con foto d’auto d’epoca inviate da fotografi e utenti Instagram, che totalizza 5.000 download in poche settimane. La banca propone nei successivi mesi di luglio e agosto, su Youtube e Facebook, due video in ottica branded entertainment, per rilanciare la sponsorizzazione dei festival musicali estivi, totalizzando 4 milioni di visualizzazioni e 10.000 interazioni digitali. Nello stesso anno UBI diffonde il primo video realizzato in collaborazione con due Youtuber, per una nuova offerta di conto corrente. Nel 2016, dopo aver fatto sorridere durante l’estate con due video dedicati all’importanza di essere “rock” in banca, UBI collabora con la nazionale italiana di snowboard chiedendo agli atleti di scendere sulle pisce da sci di notte, indossando speciali tute di led colorati. Nel 2016 e 2017 UBI Banca pubblica ulteriori due produzioni di branded content: “The Supporters! Chi non prenderebbe la patente con un tifo così?”, una candid camera per lanciare le carte prepagate sportive, che totalizza sette milioni e mezzo di visualizzazioni e quasi 90.000 interazioni digitali, e “The talking House”, un vero e proprio cortometraggio natalizio dedicato ai mutui.

“L’utilizzo dei branded content fa parte della strategia di engagement e posizionamento lanciata da alcuni anni e ormai costitutiva dell’approccio del nostro Gruppo”, afferma Elisabeth Rizzotti, Responsabile Comunicazione di UBI Banca, “Lo riteniamo indispensabile per interagire con un pubblico, soprattutto nelle fasce più giovani, che fruisce di contenuti sempre più in mobilità e ne apprezza l’innovazione nel linguaggio e la possibilità di interazione tipica dei canali social”.

“Sono molto lieta di dare oggi il benvenuto in Associazione a due realtà così diverse ma egualmente dinamiche e attive nel mercato del branded entertainment“, conclude Anna Gavazzi (nella foto), Direttore Generale di OBE . “UBI Banca non solo è la prima azienda del settore Finance a entrare in OBE, ma anche un brand da sempre all’avanguardia nelle proprie scelte di comunicazione, per creare una relazione di valore con le proprie audience. Show Reel dal canto suo è una realtà ormai consolidata nell’engagement delle community on line e nella gestione di talent provenienti dal web, tema che si lega a filo doppio con il branded entertainment e che, come Osservatorio, stiamo presidiando su diversi fronti”.

articoli correlati

AZIENDE

AI: utilizzo embrionale ma grandi opportunità. La ricerca dell’Osservatorio

- # # #

Artificial intelligence

Lo sviluppo dell’Artificial Intelligence è ancora a uno stadio iniziale, ma evidenzia già un certo fermento in tutto il mondo. Lo dimostrano il crescente interesse della comunità accademica al tema, l’offerta dei grandi player di servizi Cloud, la vitalità di 460 startup che dal 2016 a oggi hanno raccolto complessivamente 2,2 miliardi di euro a livello internazionale, ma soprattutto la diffusione di soluzioni tra le aziende.

In Italia il 56% delle grandi imprese oggetto di indagine ha già avviato progetti di Artificial Intelligence (contro circa il 70% di Francia e Germania) a dimostrazione dell’attenzione sul tema, anche se siamo solo in una fase embrionale di utilizzo delle grandi opportunità di questa tecnologia: i progetti sono orientati prevalentemente su soluzioni di Intelligent Data Processing (il 35% dei casi) e di Virtual Assistant/Chatbot (25%), mentre sono quasi assenti le applicazioni più di nicchia, a sostegno dei processi interni delle aziende.

Rispetto alle esperienze estere, aperte anche ad applicazioni sperimentali, inoltre, le imprese italiane sembrano prediligere ambiti maturi: il 52% delle soluzioni individuate è già a regime (contro il 38% a livello internazionale), mentre il 48% è ancora allo stadio di idea progettuale, di progetto pilota o in fase di implementazione. La maggior parte dei progetti di intelligenza artificiale in Italia si concentra nei settori delle banche, finanza e assicurazioni (17%), automotive (17%), energia (13%), logistica (10%) e telco (10%).

Sono alcuni dei risultati della ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, presentata questa mattina al convegno “Artificial Intelligence: prospettive dalla ricerca al mercato”. La ricerca ha analizzato 721 imprese e 469 casi di utilizzo di Artificial Intelligence, riferibili a 337 imprese internazionali ed italiane: nella ricerca sono stati considerate le principali imprese a livello mondo e Italia, rispettivamente con fatturato superiore a 15 e 1,5 miliardi di dollari. Sono state inoltre incluse alcune esperienze ritenute di particolare rilevanza ed innovatività, sebbene non riferibili alle classi di fatturato elencate.

“L’Artificial Intelligence potenzialmente non conosce confini applicativi e inciderà progressivamente sul tessuto economico e sociale di ogni paese”, affermano Nicola Gatti, Giovanni Miragliotta e Alessandro Piva, Direttori dell’Osservatorio Artificial Intelligence. “La velocità di diffusione nei diversi ambiti non sarà omogenea, ma dipenderà da fattori tecnologici e di conoscenza. Le imprese italiane stanno ponendo a questo tema grande attenzione per non perdere occasioni di miglioramento della competitività. Per coglierne a pieno i potenziali benefici, però, devono innanzitutto conoscere a fondo l’offerta di soluzioni disponibili e poi intervenire sui processi organizzativi e sul rafforzamento delle competenze, perché le persone siano effettivamente in grado di valorizzare le abilità delle macchine”.

“Dalla ricerca emerge come un qualsiasi progetto di Artificial Intelligence nelle fasi iniziali necessiti di un grande investimento da parte dell’impresa, non solo in termini economici”, proseguono Gatti, Miragliotta e Piva. “Al momento, le soluzioni pronte all’uso sono limitate e per raggiungere un livello di prestazioni simile o superiore a quello umano spesso richiedono lavoro sia in fase preparatoria, per le infrastrutture, il patrimonio informativo, le competenze e la cultura, che in corso d’opera, per l’apprendimento della macchina e il miglioramento. Nei progetti di AI serve perseveranza e orientamento al risultato, che si ripagano con le prestazioni, ma anche con un vantaggio competitivo difendibile in termini di Knowhow”.

articoli correlati

NUMBER

Consumatore, innovazione, tecnologia: il futuro della sfida “multicanalità”

- # # #

multicanalità

“La sfida delle aziende si articola, oggi, in tre punti principali”. Afferma questo Luca Cavalli, CEO di Zenith Italy, durante la decima edizione dell’Osservatorio Multicanalità del Politecnico di Milano, presentato quest’anno insieme, appunto, a Zenith e a Nielsen (qui l’articolo dedicato alla ricerca dell’Ateneo). Una ricerca che restituisce un quadro veramente frammentato della realtà italiana: oggi gli abitanti del bel paese hanno diversissimi stili di acquisto e di consumo dei media, un panorama complesso che, sicuramente, non fa dormire sonni tranquilli alle aziende.

“La prima sfida è quella di passare da un sistema product-driven ad uno consumer-driven che ponga il consumatore come origine del pensiero aziendale” spiega Luca Cavalli. “Una sfida che si combatte in diversi settori, come quello del precision marketing (bisogna muovere il proprio business il più accuratamente possibile per riuscire ad andare incontro al consumatore), o quella dell’attention economy (non cercare un consumatore in più degli altri, ma combattere per l’attenzione di diversi segmenti). La seconda è quella di passare da un’economia della gestione ad un’economia dell’innovazione costante, per stare al passo con l’evoluzione del mercato e delle sue componenti. È la capacità che abbiamo di fornire servizi e prodotti personalizzati ai nostri clienti ed ai clienti dei nostri clienti”.

“La terza è la dimensione tecnologica” conclude Cavalli, “che abilita le prime due e permette l’incontro tra aziende e consumatori a livello potenzialmente individuale e l’erogazione di prodotti e servizi altamente profilati. E qui entriamo nel mondo dell’intelligenza artificiale e del machine learning. Siamo in una nuova economia con nuove metriche. Oggi possiamo parlare di attention economy ma anche di expectation economy per sintetizzare il cambio strategico che ci vede protagonisti nel raggiungere in maniera davvero efficace dei consumatori sempre più volatili ed esigenti. Questa è la strada che porta alla personalizzazione”.

Le aziende si trovano quindi di fronte alla sfida di sviluppare strategie e iniziative in grado di costruire relazioni profonde, sia in termini di comunicazione sia di punti di contatto (touchpoint), con macro-categorie di consumatori che non solo hanno comportamenti fortemente differenti, ma che sempre più si allontanano e cristallizzano le proprie caratteristiche. “E’ ormai evidente che, se si considerano i comportamenti di acquisto, le persone si informano ed eventualmente acquistano secondo una pluralità di canali e di punti di contatto” commenta Giuliano Noci, ordinario di Strategia di marketing al Politecnico di Milano e Direttore scientifico dell’Osservatorio Multicanalità. “Infatti, quasi il 60% degli italiani combina in modo più o meno integrato mondo fisico e mondo digitale: si va da chi è molto poco connesso a internet, a chi lo usa per informarsi insieme ai canali tradizionali per poi decidere, a chi acquista via eCommerce con sempre maggiore frequenza, avendo apprezzato l’esperienza”.

“Quindi” prosegue Noci, “la multicanalità è ormai un obiettivo ineludibile per le imprese, ma bisogna fare attenzione perché i comportamenti sono diversi e alle aziende è richiesto di scoprirli, analizzarli e costruire esperienze consistenti, altrimenti rischiano, stando nel mezzo, di non raggiungere nessuno. Il primo passo è scontato, ma spesso trascurato: bisogna studiare il proprio consumatore, soprattutto nel dipanarsi del suo sistema di interazioni, in modo da capire che ruolo può giocare ogni punto di contatto, dalla mail, al banner, ai call center. Si può cominciare gradualmente, ma già una prima fase qualitativa di studio è molto importante, perché aiuta a progettare. Poi semmai arriveranno i Big Data”.

articoli correlati

NUMBER

MailUp presenta l’Osservatorio Statistico 2017: un anno all’insegna dell’email marketing

- # # # # #

MailUp email marketing

MailUp presenta l’Osservatorio Statistico 2017, lo studio che analizza nel dettaglio il panorama dell’email marketing, grazie a numeri, trend e statistiche utili a comprendere il mercato e migliorare le performance degli invii. Dall’analisi dei volumi di invio lungo tutto il 2016 – 12 miliardi di email riconducibili agli oltre 10.000 clienti MailUp –, si conferma il record di messaggi recapitati correttamente in inbox (99%) registrato nel 2015. Un trend che, se da un lato è frutto del costante lavoro di infrastruttura e deliverability, dall’altro è il risultato della crescente attenzione da parte dei brand alla qualità delle proprie liste.

Contigua all’analisi dei tassi di consegna, è quella delle performance di invio: dall’Osservatorio emerge il sensibile incremento delle aperture totali (+35,7%) – riconducibile all’adozione di buone pratiche di profilazione, segmentazione e automazione degli invii – e quello dei clic totali (+36,9%), favorito dalla crescente attenzione a creare messaggi ottimizzati per mobile.
Dai dati macro si passa a quelli più specifici relativi ai settori di attività: tra i 28 segmenti di mercato presi in considerazione, brillano per performance l’industria e gli enti pubblici per il B2C, agricoltura/alimentare e il comparto assicurazioni/finanza/banche per il B2B.

Ai rilievi di mercato, l’Osservatorio affianca inoltre report specifici che mettono in luce il grado di maturità e adozione delle singole funzionalità di email marketing: emerge così tra le aziende l’assimilazione nelle proprie strategie dei campi dinamici, ma un utilizzo ancora acerbo di A/B test e Marketing Automation. Per scaricare l’Osservatorio Statistico 2017 è sufficiente compilare il form all’indirizzo dedicato. Stefano Branduardi​, Marketing Operations Manager di MailUp, commenta: “Per noi l’Osservatorio Statistico è l’occasione per tastare il polso dell’email marketing, misurarne a cadenza annuale lo stato di salute e comprendere trend e dinamiche che (invisibili a occhio nudo) caratterizzano la comunicazione di aziende ed enti pubblici. Lontano dall’essere un’analisi autorefererenziale sugli invii dalla piattaforma MailUp, l’Osservatorio costituisce un fondamentale strumento grazie a cui i brand possono confrontare le performance con il proprio settore, comprendere cosa migliorare della strategia e quali funzioni implementare per incrementare tassi di apertura, clic e conversioni”.

articoli correlati

AGENZIE

Osservatorio Branded Entertainment: Publicis Italia entra come prima tra le agenzie

- # # # #

branded entertainment

Publicis Italia è il nuovo socio dell’Osservatorio Branded Entertainment, la prima e unica associazione in Italia che studia e promuove la diffusione del branded entertainment come leva strategica per la comunicazione di marca, rappresentando sia le aziende che investono, sia le società che creano, producono e distribuiscono branded entartainment.

L’agenzia guidata da Bruno Bertelli, Global Chief Creative Officer di Publicis Worldwide, è la prima agenzia di comunicazione a entrare nell’associazione. “Sono anni che ideiamo, proponiamo e affianchiamo i nostri clienti nella realizzazioni di progetti di branded entratainment”, dichiara Bertelli, “Entrare a far parte dell’associazioni ci è sembrato un passo più che naturale che ci pemetterà di confrontarci con altre strutture che come noi sono attente al cambiamento e allo sviluppo di questa leva di marketing sempre più richiesta dal mercato”.

Publicis negli ultimi anni ha realizzato progetti di branded entertainment per molti dei propri clienti come Renault, Heineken, Leroy Merlin, Nestlè per citarne solo alcuni.

articoli correlati

AGENZIE

Assorel analizza le gare europee fatte in Italia: eccesso di richieste “stringenti”

- # # # #

assorel

A inizio 2017, come annunciato dalla presidente Filomena Rosato, Assorel ha avviato l’Osservatorio Gare per l’elaborazione di dati utili ad aprire il dialogo con le autorità di competenza sul tema della trasparenza in fatto di gare pubbliche in Italia.

Partendo dal database delle gare bandite nel 2016, è stata effettuata l’estrapolazione e l’analisi dei bandi europei di gare di comunicazione e relazioni pubbliche e ne sono emersi i seguenti dati: 57 è il numero di gare bandite e assegnate dalle stazioni appaltanti indicate come Regioni (16 bandi), Comuni (13 bandi) e Ministeri (3 bandi)

Un dato esiguo se lo si rapporta, per esempio, ai 140 milioni di Euro spesi in promozione turistica dalle Regioni nel corso del 2016 ma soltanto tre Regioni hanno messo a gara un budget di spesa per il settore (fonte Confturismo). Un altro parametro in tal senso lo offre il Dipartimento dell’Editoria che nel 2016 ha programmato 22 campagne di comunicazione per le quali non sono stati rilevati bandi pubblici ma solo alcune manifestazioni d’interesse senza ulteriore tracciabilità. Una tale procedura lascia spazio all’assegnazione diretta degli “incarichi sotto soglia” (40 mila euro) o agli incarichi entro i 150 mila euro, assegnati con procedura negoziale a cottimo fiduciario con almeno 5 partecipanti, e lo stesso iter viene seguito per gli incarichi fino a 1 milione con 10 partecipanti.

Dall’analisi delle società vincitrici degli appalti emerge che il 22% delle gare è stato assegnato a due sole agenzie e che la maggior parte dei bandi impone la rispondenza a requisiti molto stringenti, di fatto uno sbarramento alla sana competizione tra imprese a beneficio del mercato dell’offerta e della domanda, con conseguente scadimento della qualità dei servizi, dovuta al ribasso degli onorari, che ha nel dumping la peggiore deriva. Uno scenario che il nuovo codice degli appalti si è dimostrato incapace di risolvere.

“L’Osservatorio Gare è il primo contributo concreto ad una ricerca di trasparenza basata su fatti oggettivi, che necessitano di una soluzione attraverso la mediazione e il dialogo con le Istituzioni competenti”, dichiara al riguardo Filomena Rosato, Presidente Assorel. “È tuttavia certo che tutte le parti coinvolte del mondo della Comunicazione e dei Servizi a valore aggiunto devono sedere allo stesso tavolo per agire coesi verso il raggiungimento di un obiettivo comune. Assorel è pronta a collaborare con le Associazioni del comparto, nell’identità di rappresentanza, e per questo ha assegnato la delega specifica Gare e Trasparenza al Consigliere Omer Pignatti”.

In questa direzione Assorel condivide con Unicom il processo di collaborazione in ambito internazionale e oggi esteso anche al tema Gare, nelle parole del Presidente Alessandro Ubertis “La comunicazione, per sua definizione tematica trasversale, vede il coesistere di tante realtà associative rappresentanti singoli segmenti verticali. Solo un ascolto attento e produttivo di tutte le voci potrà garantire un trattamento equo del tema. La costituzione di un tavolo di lavoro congiunto – o la partecipazione congiunta a tavoli esistenti – ne è utile complemento”. Un segno tangibile di questo impegno è infine l’azione-ponte svolta da Maria Cristina Manfredini, delegata Assorel per l’area Experiential, nel “Club degli Eventi e della Live Communication”, dove coordina il tavolo Diffusione della Cultura degli Eventi in Italia, con un’azione trasversale anche sul tema delle gare.

articoli correlati

NUMBER

Mobile Payment, è un boom internazionale: i dati presentati dal Politecnico di Milano

- # # # # # #

Mobile Payment

Il mobile payment & commerce conquisterà il mondo? Sembra proprio di sì, viste le prodigiose premesse che il mercato sta acquisendo in questi ultimi anni. Già solo in Italia il mercato è molto promettente, visti i numeri in continua crescita che stanno portando il nostro paese, se non a livello dei migliori in Europa e nel mondo, quanto meno nella “fascia alta”; ma basta spostare lo sguardo un po’ più in là per scoprire mercati assolutamente dominati da questo mercato. Soprattutto la Cina, paese verso cui si è concentrato lo sguardo del Politecnico di Milano nella sua ultima edizione dell’ Osservatorio Mobile Payment & Commerce, presentato questa mattina alla sede di Bovisa del famoso ateneo italiano. Attraverso le parole di Pietro Candela e Andrea Ghizzoni, rispettivamente Business Development di Alipay Italia e Europe Director di Tencent, la Cina ha dimostrato tutta la sua potenza di fuoco nell’ambito dei pagamenti digitali, settore in cui è senza ombra di dubbio all’avanguardia a livello globale.

I dati
“Nel 2016 i pagamenti digitali con carta in Italia sono cresciuti del 9%, raggiungendo i 190 miliardi di euro, pari al 24% dei consumi delle famiglie italiane. Assistiamo a una svolta nell’approccio da parte dei consumatori e degli esercenti. I possessori di carte contactless hanno acquisito maggior consapevolezza dello strumento che hanno nel portafoglio (in precedenza molti non sapevano nemmeno che la propria carta fosse contactless) e gli esercenti (soprattutto nelle grandi catene) hanno orientato il POS verso il cliente, permettendogli di avvicinare la carta in autonomia generando un effetto trascinamento: vedere compiere sempre più spesso compiere il gesto di avvicinare la carta e velocizzare il pagamento genera infatti la curiosità di testare quella modalità in prima persona” racconta Valeria Portale, Direttore dell’Osservatorio Mobile Payment & Commerce. “Ancora una volta, questa crescita è ampiamente riconducibile ai New Digital Payment – le modalità più innovative di pagamento digitale – che complessivamente superano i 30 miliardi di euro (+51% rispetto al 2015) e valgono ormai il 16% del totale dei pagamenti digitali con carta (nel 2015 erano il 12%). Nel 2016, i New Digital Payment hanno dimostrato di essere il motore in grado di avvicinare gli italiani ai pagamenti elettronici in sostituzione del contante. Tale crescita proseguirà nei prossimi anni (raggiungendo nel 2019 i 100 miliardi di euro, pari al 44% del totale dei pagamenti digitali), andrà a sostituire gli Old Digital Payment e, soprattutto, allargherà la quota dei Digital Payment rispetto a strumenti di pagamenti più inefficienti come il contante”. Tutto questo sottolinea, appunto, come il mercato italiano nel 2016, dietro alla calma apparente, ha registrato segnali incoraggianti: finalmente gli esercenti italiani mostrano maggior interesse ad accettare i pagamenti con il cellulare e i consumatori appaiono sempre più incuriositi dalle opportunità offerte.

 

Continua a leggere su MyMarketing.Net!

articoli correlati

NUMBER

Mobile: forza, debolezze e prospettive del mercato italiano. Dati Politecnico Milano

- # # # #

Mobile

Un oggetto così piccolo sta cominciando a pesare sempre di più nelle dimaniche dei vari mercati digitali. Lo smartphone sta sempre più velocemente conquistando i pensieri e le azioni di tutti gli attori digitali in gioco, passando da aggiunta importante ma non fondamentale a must have imprescindibile per aziende e consumatori. D’altronde, questo lo si può facilmente osservare nei dati diffusi sempre più frequentemente dai principali esperti del mercato: come quelli diffusi oggi dal Politecnico di Milano durante l’Osservatorio Mobile B2c Strategy, che ha voluto focalizzare l’attenzione sulla mobile transformation, ossia su come la diffusione degli smartphone abbia reso necessario per le aziende un approccio strategico all’utilizzo di queste funzionalità per gestire la relazione con i propri clienti.

Mobile B2c Strategy: i risultati della ricerca
Come sottolineato dal Politecnico, gli italiani sono sempre più inseparabili dagli smartphone: per il 50% degli utenti, questo ha già soppiantato (o sta gradualmente sostituendo) il Pc, mentre per il 38% i due schermi hanno la medesima rilevanza. Oltre ad attrarre in generale sempre più traffico e tempo, il mobile è centrale nei processi di acquisto degli utenti: circa l’80% degli utenti utilizza, infatti, lo Smartphone per prendere decisioni d’acquisto o relazionarsi con i propri marchi preferiti. In particolare, poi, un terzo dei mobile surfer lo usa anche per fare acquisti. Alcune specificità del comparto risultano particolarmente apprezzate dai consumatori: il 69% si dichiara interessato a ricevere offerte commerciali personalizzate passando accanto ad un negozio. Forte l’interesse anche per i mobile wallet: più di un quinto degli utenti infatti dichiara di salvare spesso sul proprio Smartphone coupon, buoni sconto, carte fedeltà o biglietti di eventi o trasporti e il 68% sarebbe interessato ad un’unica app in cui dematerializzare tutto quanto contenuto nel proprio portafoglio. “Con questa ricerca abbiamo voluto porre l’enfasi su mobile visto come molte imprese sono rimaste purtroppo alla generazione pc” sottolinea Umberto Bertelè, chairman degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico, aprendo i lavori della giornata. “È necessario fare un ulteriore passo in avanti, visto come al giorno d’oggi la situazione muti radicalmente ogni minuto che passa. L’Italia è ancora indietro sotto questo punto di vista, e quando sembra riuscire colmare il gap, la cresta dell’onda sembra sfuggirgli l’ennesima volta”. “I punti principali della nostra ricerca” afferma Marta Valsecchi, direttore dell’Osservatorio dell’ateneo, “sono stati sei, tutti fondamentali per capire la composizione del mercato di oggi”…

 

Continua a leggere su MyMarketing.Net!

articoli correlati

NUMBER

I musei italiani e la digitalizzazione: il punto del Politecnico di Milano

- # # # # # #

Musei Vaticani

Anche in un’istituzione antica e rivolta e passato come quella dei musei urge cambiamento, in questa era di dati e pixel. Se infatti molti paesi nel mondo stanno adottando rapidamente tutto quanto la tecnica di oggi può disporre per rendere più attraente l’offerta artistica del paese, il nostro paese, che in quanto a patrimonio artistico probabilmente non ha eguali nel mondo, sta facendo ancora moltissima fatica. I segnali positivi ci sono, è indubbio, così come in altri settore ancora poco toccati (purtroppo) dalle meraviglie del digitale, ma come in altri casi il percorso è ancora lungo e pieno di buche. Questo è più o meno quanto emerso nel corso della mattinata al Teatro Piccolo Grassi di Milano, nella prima conferenza organizzata dal Politecnico di Milano dedicata all’Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali (il nome dell’Osservatorio). L’incontro della mattinata ha aperto una vera e propria strada all’interno dell’ecosistema degli osservatori dell’ateneo, che intende dedicare d’ora in poi un’attenzione sempre maggiore alle possibilità artistiche e digitali del nostro paese.

“Tutte le volte che parliamo di innovazione parliamo di prenderci dei rischi, di cambiare, di percorrere un cammino ignoto e sconosciuto” sostiene, aprendo i lavori, Stefano Della Torre, professore dell’ateneo. “Ci sono dei rischi, ma anche delle opportunità: ma più che il fallimento, il vero pericolo è perdere queste opportunità, l’occasione di riuscire ad fare lo step successivo, compiere le cose vecchie con strumenti nuovi”. Sui temi principali relativi ai nuovi media, il professore spiega come “in buona parte si parla di comunicare, di come raggiungere un pubblico più vasto; l’uso di questi nuovi media è utile soprattutto in questo campo, utili nel fare da ponte tra ciò che si racconta e le opere che si compiono nella valorizzazione e nella conservazione del nostro patrimonio umanistico”.
“Le istituzioni culturali si trovano oggi di fronte a una doppia sfida: non basta attrarre visitatori, ma occorre trovare il modo per comunicare il proprio patrimonio in un modo nuovo, che lo renda più prossimo alle esigenze di conoscenza ed esperienza di cittadini e turisti” afferma Michela Arnaboldi, Direttore Scientifico dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali. “Molte istituzioni hanno raccolto la sfida di trasformarsi per divenire più efficienti e parlare a nuovi e vecchi pubblici. L’innovazione digitale, che ha determinato un radicale cambiamento dei paradigmi di mercato negli ultimi anni, potrebbe ora rappresentare un fondamentale fattore di trasformazione per il settore culturale”.
4976 musei, aree archeologiche e monumenti, 1 ogni 12.000 abitanti: il patrimonio italiano è noto per la straordinaria ricchezza, ma rivela un potenziale di attrattività non ancora valorizzato. I trend negli incassi e negli ingressi sono positivi, ma nessun museo appare tra i 10 più visitati al mondo, uno su tre ha meno di 1000 visitatori l’anno e il 70% degli italiani non li visita. Dalla classifica Istat dei servizi digitali più utilizzati nel 2015, i primi tre risultano dedicati alla comunicazione. Il sito web ottiene il primo posto: è adottato dal 57% dei musei; in seconda posizione si attestano gli account sui social network (Facebook, Twitter, Instagram) seguono in seconda posizione (41%) mentre la newsletter è terza (25%). I servizi dedicati alle collezioni seguono con percentuali più ridotte: ai piedi del podio si attestano gli allestimenti interattivi o le ricostruzioni virtuali, adottati dal 20% dei musei, e la connessione wi-fi gratuita, offerta dal 19%. QR code, servizi di prossimità, catalogo accessibile online o visita virtuale del museo dal sito web hanno tutte un’adozione tra il 13 e il 14%…

Continua a leggere su MyMarketing.Net!

articoli correlati

COMMERCE

eCommerce natalizio: a Dicembre gli acquisti online crescono del 18% anno su anno

- # # # # #

 

Come è ormai tradizione, all’avvicinarsi del giorno emergono anche le stime sulla quantità di danaro che gli italiani destineranno – sotto forma di regali e cenoni – a festeggiare “degnamente” la ricorrenza. Secondo Confcommercio, ogni italiano spenderà quest’anno circa 300 euro per per i doni e e per prepararsi al Natale, per un totale in crescita del 3,1% sull’anno scorso. “La novità di questi ultimi anni è il maggior ricorso all’eCommerce da parte dei consumatori italiani”, sottolineano Valentina Pontiggia, Direttore Osservatorio Innovazione Retail, e Riccardo Mangiaracina (nella foto), Direttore Osservatorio eCommerce B2c Netcomm, del Politecnico di Milano. “Più nel dettaglio, gli acquisti online di novembre e dicembre 2016 valgono oltre 4,5 miliardi di euro (quasi il 25% della domanda eCommerce annuale), in crescita di circa il 18% rispetto al 2015. Oltre ai regali, saranno comprati online anche prodotti per addobbare casa, cibo e vino da gustare nei momenti conviviali e biglietti aerei e ferroviari per raggiungere i parenti o per concedersi un po’ di riposo in mete esotiche o città culturali. L’eCommerce da un lato annulla alcune fonti di stress dell’acquisto da negozio fisico (traffico urbano, code alle casse…) e dall’altro permette di accedere a una gamma più ampia di prodotti e a sconti speciali, dedicati al canale”.

Guardando invece all’assortimento degli acquisti, nel nostro Paese la gran parte degli regali, sino essi acquistati online o in negozio, sarà costituita da prodotti tecnologici (smartphone, ma anche tv, ebook reader e piccoli elettrodomestici), capi di abbigliamento e accessori (borse e gioielli in primis), oggetti di design e cosmetici. Andranno molto bene i libri (sia fisici sia ebook), i giocattoli, i prodotti enogastronomici di nicchia, le gift card, i viaggi (sia in città d’arte, europee e oltre oceano, sia in isole) e le esperienze (cene stellate, corsi di cucina, ingressi alle terme).Sul fronte dell’offerta, anche gli operatori di eCommerce prestano sempre più attenzione a garantire un’esperienza d’acquisto funzionale, piacevole ed emozionale. Sono numerosi i casi con selezioni speciali per il Natale, in cui il web shopper alla ricerca del regalo perfetto può navigare per categorie: per sesso (lui, lei), per età (bambini, ragazzi, adulti) e per fascia di prezzo. Inoltre sono diversi i siti eCommerce che hanno sposato progetti particolari per stimolare l’acquisto online.
“Tra le iniziative più apprezzate”, concludono i due ricercatori, “troviamo la possibilità di personalizzare gratuitamente alcuni accessori di abbigliamento – come borse, gioielli e penne – incidendo le iniziali del nome, il reso posticipato fino a fine dicembre anche per acquisti effettuati a novembre, la possibilità di acquistare gift card da regalare, le consegne lampo (in un giorno) e l’offerta di confezioni regalo con messaggi d’auguri (cartacei o musicali)”.

articoli correlati

NUMBER

Analytics, un mercato da 900 milioni di euro in Italia: i dati dell’Osservatorio Politecnico

- # # # # # #

L'osservatorio del Politecnico sul mercato degli Analytics in Italia

Un mercato in crescita, un mercato in salute e pieno di prospettive. Si sono analizzati gli analytics, nell’ultimo Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, presentato ieri mattina al convegno “Big Data: guidare il cambiamento, liberare valore”.

Un mercato che nel 2016 in Italia è cresciuto del 15%, raggiungendo un valore complessivo di 905 milioni di euro. Se la Business Intelligence fa ancora la parte del leone in termini di volumi con un valore di 722 milioni di euro (+9% in un anno), i Big Data, seppur ancora marginali come valore (183 milioni di euro), sono la componente che mostrano la crescita più significativa (+44%). Gran parte di questo mercato è oggi appannaggio delle grandi imprese, che si dividono l’87% della spesa complessiva, mentre le Pmi si fermano al 13%.

Cresce il mercato e cresce la consapevolezza delle aziende italiane delle opportunità dei Big Data: il 39% dei CIO italiani vede la Business Intelligence, i Big Data e gli Analytics come priorità di investimento principale nel 2017 per l’innovazione digitale. Ma emerge anche la necessità di nuove competenze e modelli organizzativi, di approcci tecnologici differenti e di una prospettiva progettuale di lungo periodo per lavorare con queste fonti informative: un’impresa su tre ha già inserito nel proprio organico uno o più data scientist, la cui presenza nelle aziende più all’avanguardia è cresciuta del 57% nell’ultimo anno. Tuttavia, il processo di trasformazione delle tradizionali imprese italiane in “big data enterprise” è ancora lungo: soltanto l’8% ha raggiunto un buon livello di maturazione, mentre il 26% ha appena iniziato il percorso e il 66% si trova in una situazione intermedia.

Le grandi imprese e le PMI
Nelle grandi imprese (organizzazioni con più di 249 addetti) la diffusione di descriptive analytics è ormai un dato di fatto, presente nell’89% delle organizzazioni coinvolte, dove nell’80% dei casi l’utilizzo è ormai a regime almeno su alcuni ambiti applicativi. I predictive analytics risultano attualmente l’arena di maggior interesse, con una diffusione ampia, sebbene ancora confinata ad alcuni ambiti applicativi (30%) o in fase di pilota (29%). Ancora molto indietro i prescriptive e automated analytics, presenti rispettivamente nel 23% e nel 10% delle organizzazioni, perlopiù a livello di pilota. Sebbene l’adozione di sistemi di Analytics sia una pratica ormai consolidata, soltanto l’8% delle grandi imprese si trova a buon punto nel processo di trasformazione da aziende tradizionali a “Big Data Enterprise”. Il 26% si trova allo stadio iniziale del processo, mentre il restante 66% si colloca in una posizione intermedia, con una governance già in fase avanzata per alcuni aspetti e ancora da avviare per altri. Il settore più interessato nel mercato degli Analytics tra le grandi imprese è quello bancario (29%), seguito da manifatturiero (22%), telecomunicazioni e media (14%), Pubblica Amministrazione e sanità (8%), altri servizi (8%), GDO (7%), utility (6%) e assicurazioni (6%)…

Continua a leggere su MyMarketing.Net

articoli correlati

NUMBER

Osservatorio Statistico, MailUp pubblica online l‘edizione 2016

- # # # # #

Mailup pubblica l'Osservatorio Statistico 2016

Tutti i numeri dell‘email marketing, tutti i dati, i trend e i dettagli svelati settore per settore nella nuova edizione dell‘Osservatorio Statistico 2016, ricerca svolta da MailUp che ha pubblicato i dati trovati sul proprio blog. Giunto alla quinta edizione, l’Osservatorio Statistico vuole fornire un punto di vista oggettivo e omnicomprensivo sullo stato dell’email marketing in Italia. La base dell’analisi è fornita da circa 13 miliardi di mail inviate attraverso la piattaforma MailUp nel corso del 2015: un campione estremamente rilevante sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, sicuramente unico all’interno del panorama italiano.

Lo studio si articola in un’analisi delle performance di 28 settori merceologici che raggruppano al loro interno sotto-categorie affini, e presenta inoltre uno spaccato per tipo di destinatari (B2B, B2C o misti) e per tipologia di messaggio (transazionale, newsletter o DEM).

 

Dati email marketing: 2015, un’ottima annata
Il canale email, nel nostro Paese, continua a crescere e a godere di buona salute. Rispetto all’edizione precedente dell’Osservatorio, le evidenze più significative riguardano l’abbattimento del bounce (-84,5%) e la continua crescita (anche a doppia cifra percentuale) dei tassi di clic e di apertura.
Segnali importanti, che sottolineano come, da un lato, si registri sempre maggior attenzione al tema della deliverability, e dall’altro come il canale email si stia dimostrando all’altezza e al passo con l’evolversi delle aspettative del pubblico e delle tecnologie.
Il ricorso crescente a profilazione e automazione dei messaggi, in particolare, contribuisce in maniera decisiva a rafforzare la relazione con l’utente e quindi a determinare i trend positivi di cui sopra: interesse e interazione vanno di pari passo con la crescente rilevanza delle comunicazioni.

 

I risultati delle campagne email
Per quanto riguarda il tipo di comunicazione, le email transazionali sono quelle che registrano i risultati migliori, grazie alla loro natura funzionale e one-to-one. Seguono le newsletter (a causa del carattere informativo, atteso ed esplicitamente richiesto del loro contenuto) e infine le DEM, che si dimostrano efficaci solo quando accompagnate da un’attenta strategia di profilazione e di segmentazione.
Il pubblico B2B si dimostra più attivo e più reattivo di B2C e misto, sia per quanto riguarda l’open rate che il tasso di clic; è tuttavia interessante sottolineare che il gap si è ridotto rispetto alla rilevazione precedente.
Tra i settori merceologici, vale la pena sottolineare gli ottimi risultati raggiunti dal comparto Moda/Abbigliamento/Calzature (DEM B2B), che si rivela molto vivace sia in termini di aperture che di tasso di interazione con il contenuto. Funzionano bene anche le DEM di Agricoltura/Alimentare (B2C) e Grande distribuzione (soprattutto a database misto B2B e B2C).
Bene invece Associazioni/Organizzazioni politiche, Industria e Consulenza/Professionisti per quanto riguarda gli invii di newsletter. Cresce anche il numero di condivisioni social e inoltri delle email, in linea con una forte tendenza alla multicanalità che assottiglia ogni confine.

 

Email: trend stagionali
A livello di stagionalità, l’analisi ha preso in considerazione due intere annate: 2014 e 2015. Il trend si conferma positivo lungo tutto il corso dell’anno, a ulteriore riprova della bontà del canale.
Nei mesi estivi si registrano variazioni che toccano tassi di apertura e di clic, ma non CTOR: l’interesse rimane stabile anche quando il canale si dimostra (forse) non il più idoneo. Gli spunti interessanti da trarre da questa constatazione sono molti: dall’opportunità di testare altri canali (ad esempio gli SMS) all’imprescindibilità di layout mobile responsive nel momento in cui la modalità di fruizione delle email cambia.

Scarica l’Osservatorio e iscriviti al webinar
Puoi scoprire i dati completi relativi al settore email marketing scaricando l’Osservatorio Statistico 2016 a questa pagina. Potrai anche comparare le performance della tua azienda con le medie di settore, e scoprire su quali parametri lavori bene e quali invece sono da migliorare.

articoli correlati

MEDIA

Osservatorio BE; cinque nuovi ingressi. Anche Rai Pubblicità al Summit OBE

- # # # #

summit

L’OBE, Osservatorio Branded Entertainment, annuncia cinque nuovi ingressi: Extra.it, Sony Music, Think Cattleya, Soffass e Rai Pubblicità, che sarà protagonista anche dell’industry panel al SUMMIT OBE 2016 insieme a System24, Magnolia, Omnicommediagroup.

“Abbiamo ritenuto strategica la partecipazione di Rai Pubblicità all’Osservatorio Branded Entertainment e al summit di quest’anno per dare un contributo rilevante alle nuove tendenze del mercato della comunicazione che da tempo l’OBE segue con molta attenzione”, spiega afferma Lucia Lini, direttore Iniziative speciali Rai Pubblicità. “Il punto di vista della concessionaria della TV stato è senz’altro peculiare ed esclusivo, teso da sempre a coniugare la qualità dei contenuti editoriali con le esigenze di business delle aziende; in sostanza fare servizio pubblico sia per i telespettatori che per le aziende”.

Le prime attività di branded content su cui Rai Pubblicità si è attivata sono state rappresentate da cortometraggi di alto livello autorale e registico: The Promise by Almo Nature diretto da Gabriele Salvatores e Un viaggio lungo 100 anni di Ferrovie dello stato del regista Pupi Avati, mentre in marzo partiranno due nuovi progetti di branded content che invece guardano più nella direzione del docureality: Start in collaborazione con Tim e Senti chi abbaia con Novafood.

La seconda edizione del SUMMIT OBE presenta un programma ricchissimo: in agenda le esperienze di alcuni Brand che hanno sperimentato diversi formati di Branded Entertainment presentati dagli stessi Marketing e Communication Manager: Jessica Ciancaglini (Food&beverage Europe Commercial Communication Manager Autogrill), Paolo Priolo (VP, Head of Brand Development Projects at Telecom) Cristina Mannucci Benincasa (Managing Director Marketing & Communications ICEG & MART Accenture) e Tommaso Valle (Head of Communication and Corporate Affairs, McDonald’s Italy)

Interverranno poi alcuni ospiti internazionali tra i più esperti e premiati : Beto Fernandez (Group Creative Director BBH London), Andrew Canter (global CEO BCMA) Sandra Fresigner (Managing Director MA Media GmbH, BCMA DACH) Jan Godsk (founder of Ideatakeaway, BCMA Scandinavia) Uros Gorican (Creative Director Publicis Groupe, BCMA New Europe), Pascal Sommariba (founder Via Alternativa)

Infine alcuni protagonisti del mercato daranno vita a un panel che vedrà a confronto Valentina Sansoni (Head of FUSE by OMG), Lucia Lini (Direttore Iniziative Speciali Rai Pubblicità) Ludovica Federighi (Head of Branded Content Unit Magnolia) Federica Avanzi (Creative Media Manager, System 24).

“Questo è il secondo appuntamento con il Summit OBE, momento di incontro e di networking strategico per tutti gli stakeholder coinvolti nel mondo del Branded Entertainment e tutti gli attori della filiera”, commenta Marco Girelli, CEO di Omnicom Media Group e Presidente OBE “L’anno scorso abbiamo puntato i riflettori sulla necessità di creare una cultura comune rispetto a questa coinvolgente forma di comunicazione, che fa sempre più parte del nostro quotidiano. Nel 2016 facciamo un passo oltre e invitiamo gli ospiti del summit a riflettere sulla necessità di un approccio condiviso, della stretta collaborazione tra aziende, editori, case di produzione e agenzie. Il nostro lavoro è complementare e lavorare insieme è fondamentale per costruire casi di successo, dalla concezione dell’idea, alla massima visibilità attraverso tutti i canali, ai risultati concreti”.

Qui i dettagli del programma del Summit. Mancano solo due giorni alla chiusura delle iscrizioni!

articoli correlati

MEDIA

OBE Summit 2016: storie raccontate dai brand alle persone

- # # #

summit branded

I brand oggi parlano partendo dal loro cuore per arrivare a quello del pubblico. Non sono solo marchi, ma editori, creano contenuti e intrattenimento. Il Branded Entertainment è una realtà, una via in più, che va oltre alla pubblicità, per arrivare al consumatore. All’OBE SUMMIT 2016 del 17 marzo 2016, presso la sede del Gruppo 24 Ore, in via Monte Rosa 91, a Milano (sala Sara Bianchi) alcuni tra i principali esperti del settore a livello mondiale riveleranno fino a che punto oggi questa forma di comunicazione sia diventata una pratica corrente. Perché oggi un brand investe parte del proprio budget in una campagna di Branded Entertainment, oltre a, o invece di, una campagna di adv classico?

Lo abbiamo chiesto a Pascal Somarriba, founder di Via Alternativa, già direttore sviluppo per MTV Europe e direttore della comunicazione di Benetton negli anni Novanta; Andrew Canter, global CEO della BCMA (Branded Content Marketing Association) e CCO di Global Living Brands, Beto Fernandez Group Creative Director BBH London e Jan Godsk, chairman della BCMA Scandinavian Chapter, tra gli invitati al SUMMIT.

“Per via delle nuove priorità nello scenario dei media, e perché il comportamento del consumatore sta cambiando, il branded entertainment aiuta l’adv classico, e lo sposta da una comunicazione passiva a una comunicazione coinvolgente” ci ha risposto Jan Godsk. “C’è bisogno di entrambe le cose” risponde Pascal Somarriba. “Hai bisogno dell’advertising per raggiungere alcuni obiettivi e del branded entertainment e del Content Marketing per raggiungerne altri. La domanda chiave, da un punto di vista del budget, è quante risorse riporre nell’uno e nell’altro”. L’advertising non basta. Oggi il consumatore, su internet e sui social, è influente. L’avvento del digitale e dei social media, e quindi l’arrivo di un nuovo pubblico, ha cambiato anche gli obiettivi e il lavoro di chi fa comunicazione. “La grande sfida della nostra industria è come mantenere il contatto con il pubblico in quest’era moderna, dove il consumatore è esposto a contenuti e temi interessanti su una molteplicità di piattaforme” è la riflessione di Beto Fernandez. “È impossibile catturare la loro attenzione fino a che quello che fai non è altrettanto interessante del contenuto che stanno cercando di guardare. Allora i nostri competitor non sono gli altri brand, ma le serie tv, gli eventi sportivi, i film, i video e tutte le altre cose che la gente condivide sui social media. Il branded entertainment non è l’unico modo di provare a trovare queste connessioni, ma è sicuramente uno dei migliori”.“La sensazione generale è che il Branded Content sarà il cuore di ogni campagna di marketing nel futuro” è l’opinione di Andrew Canter. “l’unica variabile saranno i tempi con cui avverrà. Quello che rimane costante per i brand è che i loro potenziali clienti diventeranno sempre più poveri in fatto di tempo, e aumenterà la loro domanda in fatto di gratificazione immediata, cioè in tempo reale. I brand hanno capito che ora non possono più interrompere, ma devono gratificare l’audience con un regalo che permetta loro di attrarla. Questo regalo è il contenuto. E continuerà a crescere di importanza man mano che il mercato maturerà e si svilupperà”.

Una “magia” che parte dalle persone
È interessante tenera a mente come questa forma di comunicazione sia rappresentata da due parole: brand e intrattenimento” analizza Beto Fernandez. “Entrambe sono cruciali per una grande strategia. Se l’attenzione è focalizzata troppo sul brand, allora probabilmente non ci sarà un gran contenuto. Se l’approccio è basato solo sul contenuto, non ci sarà nessun risultato per il brand alla fine.” “Un tempo i brand comunicavano contemporaneamente a tutti i loro consumatori” riflette Somarriba. “Oggi comunicano con molti target diversi, dagli influencer di intenet al mondo accademico, dagli esperti del settore agli opinion leader. E in momenti diversi. Questo ti costringe ad essere molto chiaro sul tuo posizionamento, come editore. A chi parlo? Come parlo? Con che tono? Deve essere definito tutto molto chiaramente. Devo fare intrattenimento, devo informare, devo essere educational? Posso essere tutte queste cose, se ho il budget, o posso sceglierne solo una. Puoi partire dedicando il 10% del tuo budget, e poi crescere. Red Bull è solo intrattenimento, Oracle o IBM sono più informazione. Che canali vado a occupare? American Apparel ha scelto di essere onnipresente solo su Instagram. Devi scegliere i canali che sono più rilevanti per te, in termini di target, del modo in cui ti esprimi, delle cose che dici.”.

 

articoli correlati