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Oracle: una rete di arnie intelligenti e tecnologie Cloud, per proteggere le api da miele

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Oracle, in occasione della sua partecipazione all’evento Startup Italia Open Summit, ha presentato un progetto che la vede protagonista nel “World Bee Project”, un approccio unico per studiare il declino globale delle popolazioni di api da miele nel mondo e aiutare a proteggere questi preziosi insetti, da cui dipende l’equilibrio dell’ecosistema e gran parte dell’alimentazione umana e animale.

 

Il progetto è stato raccontato da Fabio Luinetti, Cloud Platform Sales Leader Alliances & Channel di Oracle Italia, nel workshop “Climate change: is the planet testimonial for innovation”.

 

The World Bee Project

The World Bee Project utilizza la tecnologia cloud di Oracle per approfondire le conoscenze sulle api da miele, la specie più importante di insetto impollinatore, essenziale per l’agricoltura e per l’ambiente. Il numero degli insetti impollinatori sta infatti declinando a un tasso allarmante: un vero problema.

 

Alcuni dati della ricerca, a supporto di quest’affermazione:
• Le api sono responsabili dell’impollinazione di piante che producono un terzo della quantità di cibo mondiale.
• Le api impollinano 70 delle 100 specie di piante che nutrono il 90% della popolazione mondiale.
• L’ambiente sta diventando sempre più inospitale per le api e questo causa il loro declino. I motivi? Si riducono gli habitat con piante da fiore, l’agricoltura si fa sempre più intensiva, il cambiamento climatico avanza, si fa crescente uso di pesticidi.

 

Arnie intelligenti e interconnesse

The World Bee Project Hive Network” raccoglie dati da remoto usando una rete di arnie connesse. Le informazioni saranno via via trasferite nel cloud Oracle, analizzate con applicazioni a base di intelligenza artificiale e rese disponibili con strumenti innovativi per la visualizzazione dei dati. In questo modo i ricercatori potranno ottenere nuove conoscenze sulla relazione tra le api da miele e gli ambienti in cui vivono.

 

The World Bee Project Hive Network permetterà ai ricercatori di “ascoltare” le api da miele, analizzando complessi dati acustici catturati dall’interno delle arnie, inclusi i suoni prodotti dal movimento delle ali e delle zampe delle api. Combinando questi dati con altre misurazioni di precisione – temperatura, umidità, produzione di miele… – si potranno monitorare da vicino le colonie di api, individuare correlazioni e prevedere i loro comportamenti.

 

Questo dà modo agli esperti di conservazione delle specie e agli apicoltori di agire nel modo giusto per proteggere le colonie: ad esempio prevenendo la formazione degli sciami nei momenti dell’anno meno opportuni o rimuovendo i predatori, come l’invasiva specie Asian Hornet. I dati hanno un valore importante perché aggiornano gli apicoltori sullo stato delle loro arnie durante tutto l’anno e li aiutano a gestirle meglio.

 

 

“Le nostre vite sono intrinsecamente connesse a questi insetti. Proteggendo le api e altri insetti impollinatori possiamo aiutare a risolvere molti problemi legati alla disponibilità di cibo nel mondo e alla povertà, ridurre la perdita della biodiversità e i danni all’ecosistema. La collaborazione con Oracle Cloud è uno straordinario connubio tra natura e tecnologia. Aiuterà a coinvolgere di più le persone, in modo che abbiano cura degli insetti impollinatori, ci permetterà di svolgere ricerche molto avanzate e, soprattutto, di agire su una scala prima impossibile da raggiungere. Quanto più comprendiamo le relazioni tra impollinazione, cibo e benessere umano, tanto più possiamo proteggere le api e gli altri insetti impollinatori – e proteggere noi stessi e il pianeta”, ha commentato Sabiha Rumani Malik, Fondatore e Presidente Esecutivo di The World Bee Project CIC.

 

Tecnologia e scienza insieme per la conservazione della specie

Condividere la conoscenza nel mondo 
The World Bee Project Hive Network con Oracle cambia il gioco nel campo della conservazione della specie. I dati e le conoscenze ottenute usando Oracle Cloud saranno a disposizione di progetti di ricerca e conservazione dedicati alle api in tutto il mondo. Usando la tecnologia basata su cloud si potrà avere per la prima volta una visione davvero globale e in tempo reale della salute della popolazione delle api – e questo darà ai ricercatori le informazioni necessarie per lavorare con le istituzioni e con gli apicoltori, per contribuire a ridurre il declino delle popolazioni di api nel mondo.

 

The World Bee Project CIC collabora con la School of Agriculture, Policy and Development dell’Università di Reading (UK), una delle 10 migliori istituzioni didattiche di agraria al mondo.

 

Il futuro è dunque la collaborazione tra tecnologie digitali innovative e conoscenza scientifica come chiave per sostenere la protezione ambientale.

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BRAND STRATEGY

Yamamay implementa le soluzioni Oracle Retail attraverso la sua rete di vendita EMEA

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Yamamay

Yamamay, parte del gruppo Pianoforte, ha investito nella suite Oracle Retail per supportare la propria strategia di crescita globale a lungo termine. Il retailer ha implementato le soluzioni Oracle Retail Merchandising Financial Planning, Oracle Retail Assortment Planning e Oracle Retail Xstore Point-of-Service per localizzare l’offerta e personalizzare la customer experience mentre continua a espandere la presenza del marchio attraverso una rete capillare di 680 negozi di proprietà e in franchising diffusa in 39 paesi in tutta EMEA.

Gli obiettivi

In un mercato altamente competitivo, Yamamay desiderava ottenere un sell-through maggiore, comprendere meglio le preferenze dei clienti e indirizzare il management ad adattarsi alle richieste dei mercati locali mentre l’azienda continua ad aprire in nuove location.

Analizzando più accuratamente il comportamento dei consumatori grazie alla tecnologia Oracle Retail, Yamamay ha dotato il team di pianificazione degli strumenti per definire assortimenti più localizzati e realizzare strategie che facciano incontrare domanda ed offerta per ottimizzare i profitti e massimizzare i margini.

“Yamamay è entusiasta di rafforzare la relazione con Oracle. Yamamay ha selezionato una suite di soluzioni per il retail di livello internazionale per migliorare l’eccellenza operativa e la produttività”, ha dichiarato Roberto Villa, Chief Information Officer di Yamamay. “La suite Oracle Retail offre una vasta scelta di soluzioni che incrementeranno la capacità di Yamamay di interagire efficacemente con la propria clientela fidelizzata in tutto il mondo. Oracle propone un sistema di pianificazione strategica che porta un ritorno immediato, scalabile in base alle esigenze del nostro business.”

“La nostra ricerca condotta sui consumatori nel 2018, The New Topography of Retail, ha rivelato che il 72% dei consumatori europei ritiene che la presenza di uno staff competente è fondamentale per un’esperienza di acquisto positiva sul punto vendita. Una brand experience soddisfacente inizia col prendere decisioni più intelligenti nella pianificazione degli assortimenti fino ad una perfetta esecuzione in negozio”, ha spiegato Chris James, Vice President EMEA di Oracle Retail. “Yamamay ha ben chiara l’importanza di proporre la collezione giusta alla clientela giusta, dal momento della pianificazione fino alla transazione. Siamo contenti che abbiano scelto Oracle Retail per supportare i planner e gli addetti alle vendite”.

Project Retail Evolution

Vista l’importanza strategica dell’investimento, Yamamay ha chiamato questa iniziativa di trasformazione “Project Retail Evolution” incentrata sull’assortment planning, sulla collezione di prodotti e sulla retail experience. Il brand è partito dall’implementazione di Oracle Retail Merchandise Financial Planning per controllare meglio il piano finanziario e rafforzare il processo di Open to Buy (OTB) per poi implementare Oracle Retail Assortment Planning per ridurre il numero degli Stock Keeping Unit (SKU) per collezione, mentre si genera nuovo immesso nella collezione stessa. Yamamay utilizzerà le informazioni e i dati sugli inventari anche per rivedere la strategia di segmentazione dei negozi allo scopo di migliorare l’assortimento e l’esposizione.

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Oracle: gli utenti di app per ristoranti e hotel le usano almeno una volta a settimana

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food

La ricerca Get Appy: Do Consumers Use Restaurant & Hotel Branded Apps di Oracle rivela che oltre la metà dei consumatori in tutto il mondo (il 57%) ha utilizzato o utilizza attualmente applicazioni mobile per interagire con aziende del settore hospitality. Lo studio – che è stato condotto su un campione di 15.000 consumatori in Europa, America Latina, Asia-Pacifico e Nord America – ha evidenziato che il 23% ha installato sul proprio dispositivo mobile almeno una app di un ristorante o di un hotel e che ben il 70% la utilizza almeno una volta a settimana.

L’utilizzo crescente di queste app crea per le aziende del settore nuove opportunità per personalizzare il servizio, le promozioni, l’offerta, mettendo in luce l’importanza delle moderne tecnologie per offrire ai clienti un’esperienza migliore e più soddisfacente.

“I consumatori sono disponibili ad interagire con i brand tramite applicazioni mobile se gli operatori sono in grado di offrire loro un reale valore aggiunto, che faccia davvero la differenza” spiega Chris Adams, vice president strategy, Oracle Food and Beverage. “Gli operatori nel settore food & beverage che sfruttano le opportunità offerte dalle tecnologie mobile ottengono un significativo vantaggio competitivo, grazie alla possibilità di ottenere nuove informazioni sulle preferenze e i trend emergenti in fatto di servizi e gusti”.

Dalla ricerca emergono numerosi dati interessanti

· Il 23% dei consumatori ha scaricato l’app di un ristorante o di un hotel: i due terzi di questi hanno più di tre app di questo genere sul proprio dispositivo

· I paesi della regione Asia – Pacifico sono in testa alla classifica: l’82% utilizza almeno una volta a settimana una app di questo tipo, rispetto al 54% dei consumatori dell’area nordamericana

· A livello globale, un consumatore su cinque ha scaricato una app per un servizio di consegna a domicilio del cibo e il 23% ha sul suo smartphone una app per prenotare hotel o ristoranti

· Quasi un terzo dei consumatori a livello mondiale (il 28%) ha ordinato e pagato cibo e bevande tramite una app sul proprio dispositivo almeno una volta; anche in questo caso, il maggiore utilizzo di questo tipo di servizio si rileva fra i consumatori dei paesi dell’Asia – Pacifico (37%).

“In passato lo sviluppo di app nel settore food & beverage era proibitivo in termini di costi e lavoro necessario per la maggior parte delle aziende sul mercato” commenta Adams. “Oggi, con un moderno sistema POS basato su cloud gli operatori possono più facilmente ampliare i loro investimenti in questo ambito e assumere il controllo della relazione con i propri clienti, favorendo al contempo la loro fidelizzazione nel lungo termine offrendo incentivi personalizzati, tramite un’esperienza mobile integrata”.

 

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2020: tre aziende su quattro useranno realtà virtuale e Chatbot nella customer relation

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chatbot

Secondo il report Can Virtual Experiences Replace Reality?, reso noto da Oracle, la relazione fra aziende e clienti è pronta per una rivoluzione tecnologica che farà diminuire di molto il peso dell’interazione umana.

Dalle risposte degli 800 professionisti esperti di vendite e marketing dell’area EMEA intervistati, infatti, emerge che l’utilizzo di tecnologie di nuova generazione crescerà di molto entro il 2020. Il 78% delle aziende prevedono di offrire ai loro clienti esperienze di realtà virtuale entro i prossimi quattro anni; l’80% prevede di servirsi di chatbot.

Tuttavia, nonostante la diffusa urgenza di adottare nuove tecnologie, molte aziende hanno ancora difficoltà nell’usare al meglio i dati di cui dispongono su clienti attuali e potenziali: ad esempio il 60% non include ancora i dati raccolti dalle interazioni sui social o dal CRM nelle customer analytics.

In conseguenza dell’impatto dell’evoluzione tecnologica, inoltre, le dinamiche della relazione fra aziende e clienti stanno cambiando; la diffusione su larga scala delle piattaforme social, digitali e mobile ha portato le persone a sviluppare una preferenza sempre maggiore per un approccio “self service” di interazione con i brand.

Al riguardo, la ricerca mostra che il 40% degli interpellati concorda sul fatto che i clienti oggi facciano più ricerca per conto proprio prima di contattarli per una richiesta, mentre il 35% nota che i propri clienti preferiscono fare acquisti o risolvere un problema di servizio senza parlare direttamente con una persona del team di vendite o servizi.

Per rispondere a questo combiamento nelle scelte elettive, le aziende stanno cercando di adottare tecnologie innovative che permettano ai clienti di continuare a interagire con loro nel modo che preferiscono. Analizzando le previsioni di investimento in tecnologie, dalla ricerca è emerso che il 78% delle aziende si aspetta di usare la Realtà Virtuale nella customer experience entro il 2020 e che il 34% di esse ha già implementato a un qualche livello questa tecnologia. Scenario analogo per i chatbot: l’80% delle aziende useranno chatbot per interagire con il cliente entro il 2020, e il 36% li usa già, in parallelo con  un 48% delle aziende ha adottato tecnologie di automazione per le vendite, il marketing e il servizio al cliente, e un altro 40% prevede di farlo entro il 2020.

“Alcuni possono pensare che la realtà virtuale sia una moda passeggera, ma il fatto che alcune delle più grandi aziende al mondo sviluppino prodotti per la realtà virtuale rivolti ai consumatori fa pensare che non sia così”, commenta Daryn Mason, Senior Director, CX Applications di Oracle. “Le aziende oggi sono a un bivio. C’è il vantaggio di chi per primo sperimenta e lancia servizi innovativi, mentre gli altri aspettano; ma c’è anche bisogno di procedere per gradi. La realtà è che molti ancora non riescono ad avere una visione completa sui loro singoli clienti, quindi la priorità immediata deve essere organizzare i dati che già si hanno e sapere estrarre da essi valore”.

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Ricerca EY-IAB Italia: il mercato digitale cresce del +7,2% nel 2016 e rappresenta il 3,3% del PIL

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EY

È stata presentata oggi durante lo IAB Forum di Milano la ricerca elaborata da EY e IAB Italia, in collaborazione con Elis e Oracle, sull’indotto economico e occupazionale del digitale italiano.

Dallo studio emerge che il mercato della comunicazione digitale, in una accezione allargata (servizi vari, dall’adserving alle misurazioni, alle piattaforme), arriva a triplicare il suo valore: 6,5 mld € nel 2015, vs i 2,15 misurati come raccolta adv online. Il comparto Digital Advertising & Marketing ha registrato nel 2015 una crescita del +6% rispetto a quella dell’anno precedente, nel 2014 vs 2013 era stata dell’11%.

Andrea Paliani, Mediterranean Advisory Services Leader di EY, ha dichiarato: “Come emerge dalla ricerca EY/IAB, l’impatto del digitale sulla nostra economia ha raggiunto livelli significativi, arrivando a rappresentare il 3,3% del PIL con un valore pari a 53 miliardi di euro. I ricavi delle aziende digitali sono cresciuti del 6% tra il 2014 ed il 2015 e, secondo le previsioni, continueranno con un trend positivo. E’ quindi fondamentale investire nella digitalizzazione delle nostre imprese e nella formazione di competenze adeguate, flessibili così come nella creazione e nel rafforzamento delle infrastrutture. In questa direzione va il Piano Industry 4.0 del Ministro Calenda, che stanzia 13,7 miliardi di risorse pubbliche per incentivare gli investimenti, sviluppare le tecnologie e favorire la formazione digitale, attraverso un maggior raccordo tra Università e Centri di ricerca e mondo delle imprese, la creazione di centri di competenza e poli di innovazione digitale. Bisogna incentivare l’iscrizione alle facoltà STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics), dove l’Italia conta solo il 14% dei laureati dai 20 a 29 anni, contro una media UE del 18%. Dal canto loro, le aziende devono ripensare radicalmente i processi aziendali in ottica digitale, facendo leva sulle opportunità offerte dalla tecnologia (Big Data, Machine Learning, Internet delle Cose), e aprirsi ad un mix nuovo di competenze che colleghino saperi differenti (business, statistica, IT, psicologia, comunicazione…)”.

Per quanto riguarda la componente territoriale, si osserva una concentrazione in Lombardia e nelle provincie di Roma e Torino dove si raggruppa larga parte delle aziende digitali di tutti i settori presi in esame; si tratta di veri e propri cluster in cui sono presenti le condizioni necessarie per lo sviluppo e la diffusione delle nuove tecnologie e per la digitalizzazione. Dalla survey, che ha raccolto in particolare l’opinione degli operatori della comunicazione e del marketing, emerge come, per le aziende prese in esame, il fattore chiave per continuare a competere sia l’innovazione (43%), ovvero la capacità non solo di essere al passo coi tempi e con le novità, ma anche di saper anticipare le tendenze. La seconda istanza che emerge è il bisogno di sistemi di misurazione sempre più sofisticati (41%), che aiutino le aziende a massimizzare l’efficacia e l’efficienza dei loro investimenti digitali. Le attività di comunicazione digitale considerate al momento più dinamiche sono: il programmatic advertising (argomento top per il 51% degli intervistati), mobile (44%), social (37%) e big data (31%).

Le competenze più ricercate in caso di nuove assunzioni in ambito comunicazione seguono i trend delineati: capacità di gestione dei Big Data (43%) e di analisi di efficacia delle campagne online (34%), esperienza sui social network (31%), competenze specifiche in programmatic advertising (27%) e SEO/SEM (27%). La tendenza che ne emerge, è dunque quella di portare all’interno della realtà aziendale la gestione diretta ed il controllo di una serie di attività digitali che sono in forte crescita e vengono considerate sempre più strategiche dagli investitori pubblicitari. Le figure professionali più ricercate dal mercato sono infatti quelle che sanno conciliare competenze diverse: da un lato le capacità tecniche, utili per l’utilizzo delle nuove piattaforme e la valorizzazione dei dati attraverso algoritmi, dall’altro la capacità di lettura e interpretazione di dati stessi, oltre ad abilità commerciali, per intercettare le nuove opportunità di business che il mercato offre e tracciare traiettorie di innovazione e di crescita.

“Per la prima volta abbiamo deciso di capire quanto vale il settore del Digitale e per farlo ci siamo rivolti al miglior partner, ovvero una realtà come EY. I risultati sono notevoli e ci indicano come ormai sia superato sottolineare la differenza tra ciò che è digitale e ciò che non lo è. Dobbiamo superare questa barriere e vedere il comparto nel suo complesso. Siamo una Industry giovane e sempre capace di rinnovarsi e la chiave del successo è sicuramente la creatività. Siamo particolarmente orgogliosi di come proprio questo aspetto, eccellenza Made in Italy per definizione, ci permetta di occupare una collocazione importante. Ci troviamo infatti tra il settore del Lusso e dell’Automotive e cresciamo a un ritmo superiore rispetto agli altri”, ha dichiarato Carlo Noseda, Presidente di IAB Italia.

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Oracle e Snapchat insieme per misurare l’incremento delle vendita in negozio

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Oracle e Snapchat hanno annunciato oggi una partnership volta a misurare l’incremento delle vendite in negozio derivante dalle campagne di marketing eseguite su Snapchat. Analizzando l’impatto delle campagne sulle vendite in-store, Oracle Data Cloud può così aiutare gli inserzionisti di beni di consumo confezionati (CPG) a quantificare e migliorare le attività di marketing su tale social.

Su l tema, Oracle Data Cloud ha inoltre reso nota una ricerca che analizza l’aumento delle vendite in-store a seguito di 12 campagne CPG lanciate su Snapchat per marchi leader nel settore cosmetico, della cura della persona, della pulizia, degli alimenti confezionati, e delle bevande. Tra le evidenza più significativa emerse dalla ricerca appare il fatto che il 92% delle campagne pubblicitarie su Snapchat prese in esame ha portato a un incremento positivo delle vendite in-store. Al contempo questa stesse campagne pubblicitarie hanno superato i parametri di Oracle Data Cloud in tutte le metriche fondamentali e questo è avvenuto grazie alla crescita delle vendite quale fattore trainante.

“Siamo lieti di lavorare con una delle piattaforme in più rapida crescita della storia per aiutare gli inserzionisti di Snapchat a conoscere e migliorare l’efficacia delle loro campagne”, ha commentato Eric Roza, Senior Vice President di Oracle Data Cloud. “Combinando i dati di vendita off-line con analisi innovative, siamo in grado di aiutare gli inserzionisti di Snapchat a ottimizzare il ritorno sugli investimenti e ottenere profitti più elevati.”

“Abbiamo ascoltato attentamente gli inserzionisti e siamo in grado di fornire loro i dati di cui hanno bisogno”, ha aggiunto Clement Xue, Global Head of Revenue Operations di Snapchat. “Questa ricerca dimostra che Snapchat è più efficace nel guidare le vendite per gli inserzionisti, e ora siamo lieti di offrire questa soluzione di misurazione”.

Oracle Data Cloud è la più ampia soluzione data-as-a-service a livello globale, con accesso a oltre 3 trilioni di dollari in dati sulle transazioni dei consumatori, 2 miliardi di profili di consumatori globali e oltre 1.500 dati di partner. Oracle Data Cloud integra questi dati con più di 200 grandi media company, inclusi editori, reti pubblicitarie, DSP, DMP e agenzie di trading

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AZIENDE

Il “Modern Marketing” secondo Oracle, per intercettare i bisogni di consumatori sempre più social

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Consumatori sempre più consapevoli, informati con a propria disposizione sempre più numerose opzioni per prendere le proprie decisioni di acquisto. Anziché rivolgersi alla vendita, gli utenti si documentano su web, social media, blogs forum online, ecc.

“A fronte di un consumatore sempre più evoluto, tecnologicamente preparato e in grado di interagire con le aziende su più canali”, osserva Giovanni Ravasio, Application Country Leader di Oracle Italia, “si registra un crescente numero di investimenti IT attualmente provenienti da linee di business differenti per analizzare e misurare la Customer Experience e trasformarla in valore. Ricerche di Gartner affermano che negli ultimi 2 anni, il 90% delle aziende dovrebbero competere quasi interamente su aspetti legati a un’efficace gestione della Customer Experience, dato che corrisponde a un incremento del 36% rispetto ai 2 anni precedenti”.
Per rapportarsi con il consumatore moderno servono infatti agilità, migliori performance e flessibilità: risposta di Oracle a queste esigenze è il “Modern Marketing” con le relative soluzioni a supporto.
“Il processo da noi denominato Modern Marketing”, spiega Ravasio, “si esplica in 3 fasi: Engage, Unify, Analyze. Ossia, ingaggiare il cliente e i prospect; profilarli attraverso l’analisi del loro comportamento digitale così da poter proporre contenuti appropriati nel momento più corretto (in modalità sia one-to-one sia one-to-many )e in ultimo, fare analisi delle azioni intraprese in tempo reale”. (ANALYZE).
Affiancando da tempo le aziende nel loro percorso verso il modello della “socially-enabled enterprise”, Oracle ha arricchito le Oracle Applications (in HCM, ERP, Customer Experience) progettandone lo sviluppo sulla base delle logiche social e potenziando le funzionalità di collaborazione disponibili all’interno delle soluzioni. Un contributo significativo arriva da piattaforme come Oracle Social Marketing, che consentono di governare secondo flussi ben orchestrati le relazioni con gli utenti sui social network, gestendo al contempo in modo efficiente le attività di condivisione dei contenuti sui vari canali digitali. È possibile così abbattere il rischio di comunicare in modo disorganico nel corso di una relazione che è sempre più multicanale.
All’interno di tutte queste interazioni tra utenti e aziende gravita una ricca mole di dati che, quando processati dalle diverse funzioni, si trasformano in informazioni di valore. Il percorso deve necessariamente e ssere agile ed efficace per raggiungere il nuovo cliente digital, mobile e social, reso possibile dall’impiego di soluzioni tecnologiche spesso in cloud.
“Come Oracle, credima che il trend legato alla trasformazione digitale del marketing sarà infatti sempre più trainato dal cloud”, sottolinea ravasio, “ed è la ragione per cui negli ultimi due anni e mezzo ha investito 3 miliardi di dollari nell’acquisto di aziende specializzate nell’offerta di specifiche tecnologie per il marketing, integrando le differenti soluzioni: una grande scommessa volta a dominare l’attuale mercato del “marketing cloud”, dove intende conquistare la leadership grazie all’offerta di un’ampia famiglia di tool che consentono a professionisti del marketing di interagire con i propri clienti e prospect in maniera ancora più efficace ed efficiente”.
L’offerta Oracle’s marketing cloud è attualmente composta dalle soluzioni Eloqua e Responsys, due piattaforme di marketing-automation rispettivamente orientate al B2B e al B2C; la piattaforma di data-management BlueKai, che ha “in pania” oltre 1,5 miliardi di profili comportamentali, segmentai per tipologia di industry; Compendium, il motore di ricerca per i contenuti content-marketing e, infine, le piattaforme per il social listening e la pubblicazione Vitrue e Collective Intellect.
Oracle ha coniato una definizione per indicare l’evoluzione della conoscenza del consumatore che dall’Universal Consumer profile, attraverso la rilevazione del suo “Digital Body Language”, diventa prima “Personas”, cioè riconducibile a uno dei modelli di comportamento classificati, e infine “Dato”, cioè informazione puntuale, precisa e rilevante.
“In questo scenario il ruolo dei Chief Marketing Officer è di cruciale importanza”, conclude Ravasio. “In qualità di “guardiani” della customer experience, ai CMO è richiesto molto più che l’acquisto di tecnologia. Loro compito primario è sapere interpretare l’enorme ricchezza di informazioni di vendita, di marketing e di customer care combinati con un’ampia mole di dati reperibili da diverse fonti esterne all’azienda. La sfida per le aziende moderne è di analizzare in tempo reale questi dati, andando a modificare di conseguenza le strategie di business, in modo da realizzare un’efficace customer experience”.

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