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LinkedIn vale davvero la metà?

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Domanda retorica, forse. Il fixing di ieri delle azioni di LinkedIn a Wall Street è lì da vedere e mostra un terrificante -43,63% della quotazione, che porta il calo dell’azione del “business Social Network” a un totale di 48% da inizio d’anno. E addirittura a un -53% sul massimo storico di 270,76 dollari toccato giusto un anno fa, il 27 febbraio 2015.
Cifre che colpiscono anche, se non soprattutto, emotivamente, arrivando come arrivano a tre giorni di distanza della resa sostanziale, benché ancora mascherata da progetti di rilancio, di Yahoo, dopo che Marissa Mayer ha annunciato il write off di quattro miliardi e mezzo di asset dal patrimonio dell’azienda e un’ulteriore cura dimagrante di personale e sedi, costruendo così le condizioni favorevoli per un “auspicato?” intervento di un “cavaliere bianco (o nero?)”.

La caduta di LinkedIn può però apparire in una luce diversa se si prendono in considerazione anche altri elementi a essa sottostanti. Innanzitutto la delusione degli investitori e dei mercati di fronte alla previsioni sugli utili, inferiori alle attese, e alla trimestrale in perdita. Tuttavia la stima per il 2016 parla pur sempre di utili per azione pari a 3,05-3,20 dollari, con ricavi a 3,6-3,65 miliardi di dollari, mentre gli analisti si aspettavano utili pari a 3,67 dollari per azione e vendite a 3,91 miliardi.
Sono differenze tali, da sole, a spiegare il crollo?

Se si allarga lo sguardo, dalla sigla LNKD all’intero tabellone di Wall Street, si nota subito che ieri è stata un giornata nera per i tecnologici.
Tableau Software, una società attiva nel settore oggi tra i più promettenti, quello del cloud e dei big data, ha perso il 49,44%, sostanzialmente per lo stesso motivo di LinkedIn: delusione delle attese degli investitori. E anche giganti come Amazon (-6,36%) e Facebook (-5,81%) si sono trovati a leccarsi le ferite.
Nel caso della maxi-cadute come quelle citate, poi, va valutato l’impatto dei sistemi automatici di stop loss, che all’infrangersi di determinate soglie di resistenza al ribasso, scatenano le vendite dalle piattaforme di trading.
Prima del ribasso, la capitalizzazione di LinkedIn era pari a 79 volte gli utili attesi, un multiplo grosso modo doppio di quello attribuito a Facebook, nonostante la ben differente scala globale delle due aziende. Ai valori attuali, tale rapporto si è sostanzialmente riallineato, scontando probabilmente non tanto l’overpromise da parte dell’impresa, quanto l’over-expectation del mercato.

Da questo livello, LinkedIn può probabilmente ripartire: il business sottostante è sano, ha una sua reason why e un apprezzamento di clienti e prospect dimostrato dalla performance di Talent Solution, la principale divisione di LinkedIn, utilizzata per il recruiting dei candidati più promettenti, i cui ricavi sono saliti nell’ultimo trimestre 2015 del 45%, a 535 milioni di dollari (+41% e 1,9 miliardi su base annua), mentre negli stessi tre mesi gli iscritti premium hanno generato ricavi incrementali del 19% (22% nel 2015). In crescita anche gli iscritti complessivi, che a fine Dicembre hanno raggiunto i 414 milioni.
In sintesi, al di là dell’impatto emotivo dei numeri da record (negativo) si potrebbe chiudere parafrasando Mark Twain: “Le notizie della mia morte [di LinkedIn] sono leggermente esagerate”.

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Nasce Ebuzzing and Teads group. Obiettivo: 100 milioni di dollari di fatturato nel 2014. Debutto al Nasdaq nel 2015

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Ebuzzing (tech-company multinazionale top player nel settore del video advertising online) e Teads (piattaforma tecnologica SSP – supply side platform – fortemente orientata al video online e già utilizzata da centinaia di prestigiosi publisher e network di tutto il mondo) annunciano la nascita del gruppo “Ebuzzing and Teads”, rafforzando così la loro leadership nel mercato mondiale della pubblicità su internet.

Questa fusione sfrutta gli elementi complementari dei singoli modelli di business e dei rispettivi posizionamenti di mercato, nel settore del digital advertising. Ebuzzing and Teads group vanta una vasta varietà di formati video e un esteso network mondiale di premium publisher; conta oltre 300 dipendenti, in 10 diverse country * e un team di R&D composto da cento ingegneri, il cui nucleo operativo è localizzato in Francia. Questi ultimi, quotidianamente, lavorano per sviluppare soluzioni tecnologiche innovative e per monitorare costantemente le esigenze del mercato online. Il fatturato del gruppo nel 2013 si è attestato a 70 milioni di dollari; l’obiettivo del 2014** sarà quello di raggiungere i 100 milioni di dollari.

La crescita prevista per il 2014 consentirà a Ebuzzing and Teads group di generare un fatturato complessivo pari a 100 milioni di dollari, con l’obiettivo di debuttare al NASDAQ entro la fine del 2015. Le banche partner dell’operazione saranno presto selezionate.

Il consiglio di amministrazione del gruppo accoglie Pascal Gauthier, ex COO di Criteo, e Anthony Rhind, ex co-CEO di Havas Digital.

Pierre Chappaz commenta: “Sono felice di poter lavorare di nuovo con Pascal. In passato abbiamo condiviso un’importante esperienza lavorativa in Kelkoo, dove aveva dimostrato qualità eccezionali, le stesse che poi gli hanno consentito di intraprendere una brillante carriera dirigenziale in Criteo. Pensate, in pochissimi anni è riuscito a far crescere il fatturato dell’azienda da 2.000.000 di euro a 400.000.000 di euro”.

Gli investitori di Teads, Partech Ventures e Elaia Partners entreranno anche essi nel board di direzione.

Con la graduale migrazione dei budget pubblicitari dalla Tv a Internet, il video è diventato l’unico segmento del mercato pubblicitario che sta crescendo a doppia cifra. Nel 2013 gli investimenti sul video online hanno raggiunto i 5 miliardi di dollari e nel 2015*** si prevedono addirittura 8 miliardi. Fin ora, però, lo sviluppo di tale segmento è stato rallentato dalla difficoltà di monetizzare contenuti video di qualità, a causa di formati Ad InStream, che per loro natura, sono posizionati prima di un altro contenuto video, imponendosi agli utenti in maniera invadente. Considerando questa importante limitazione come un’opportunità, tre anni fa Ebuzzing e Teads hanno sviluppato nuovi formati chiamati OutStream, solitamente distribuiti fuori degli spazi classici, capaci di affiancarsi e di integrarsi in maniera complementare ad altri contenuti, senza sovrapporsi.

Nella foto: Bertrand Quesada e Pierre Chappaz – fondatori di Ebuzzing – insieme a Loïc Soubeyrand, uno dei fondatori di Teads.

*USA, UK, Francia, Germania, Italia, Spagna, Svizzera, Lussemburgo, Messico e Korea
** previsione
*** US e Europe, fonte: Cap Gemini Forester Research

 

 

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