ENTERTAINMENT

Fondazione Geometri Italiani affida a ZooCom il progetto social e field “Georientiamoci!”. Coinvolti anche i Mates

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ZooCom

Fondazione Geometri Italiani si èaffidata a ZooCom, la creative media agency del gruppo OneDay focalizzata su Gen Z e Millennials, per la comunicazione di “Georientiamoci!”: un progetto volto a illustrare le opportunitàprofessionali immediatamente spendibili che offre la scelta di un percorso di studi in un Istituto Tecnico CAT- Costruzione, Ambiente e Territorio.

 

Nel mese di gennaio gli studenti delle terze classi delle scuole medie sono chiamati a scegliere il percorso di studi Superiori che vorranno intraprendere il prossimo anno. Per questo ZooCom ha ideato un progetto dalla doppia anima: social e field.

 

Partito su Youtube, il progetto ha coinvolto i Mates, i creator piùseguiti del momento, gestiti dalla creator media company Web Star Channel, che hanno pubblicato due video a tema Fortnite e MineCraft, giochi molto popolari fra gli adolescenti che mettono la capacità di costruire
e inventare, condita da una buona dose di pensiero laterale al centro delle sfide che i giocatori devono superare. Giocando a Minecraft i Mates hanno costruito, per l’occasione, il Colosseo dimostrando ai ragazzi che, magari senza saperlo, anche loro hanno l’attitudine da Geometra.

 

I Geometri del futuro oggi sono videogamers, abituati a costruire mondi un mattoncino per volta, e a pensare fuori dalle righe, esattamente come fanno quando giocano a Fortnite o a Minecraft.

 

I video dei Mates sono stati il teaser dell’attivazione field del progetto: un evento gratuito che si ètenuto a Milano presso “Video Games Party”, luogo di riferimento per i videogamers meneghini, dove i ragazzi hanno potuto toccare con mano le similaritàfra il lavoro di geometra e i videogiochi incontrando i Mates in persona.

 

Mattia d’Antoni, Staff ScuolaZoo e influencer gaming riconosciuto all’interno della Community ScuolaZoo di 3,5 milioni di studenti italiani, èstata la voce dell’evento e ha dettato il ritmo degli avvenimenti, con il supporto di un Dj che ha tradotto la giornata in musica.

 

“Con il digitale, dai social ai videogames, tutto si reinventa, anche le professioni. Nulla muore tutto evolve, l’importante ètenere il passo di questa evoluzione”, commenta Ludovico Milani, Head of Sales di ZooCom. “In ZooCom siamo padroni dei linguaggi e dei mezzi della Generazione Z e questo ci permette di conferire “coolness” anche a mestieri, servizi e prodotti che questa generazione conosce poco, rischiando così di non prendere in considerazione quella che potrebbe veramente essere la scelta piùadatta a loro, non solo per la Scuola Superiore, ma per la loro vita professionale”.

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Qualità, trasparenza e sostenibilità nel Food per Millennials e Gen Z

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millennials gen z

Qualità dei prodotti, trasparenza nella comunicazione e sostenibilità ambientale e sociale sono i driver che guidano le scelte d’acquisto sul Food delle nuove generazioni: queste sono alcune evidenze emerse questa mattina al Philip Kotler Marketing Forum al FICO di Bologna, dove Erika Andreetta, Partner Retail&Consumer Goods Consulting Leader di PwC, ha presentato i dati dell’ultimo Osservatorio PwC sulle abitudini dei Millennials e della Generation Z che guidano e influenzano sempre di più il settore alimentare, determinando il mercato dei prossimi decenni.

Il 76% dei Millennials e il 78% della Generation Z pone particolare importanza a prodotti di qualità, il 73% dei Millennials e il 76% della Gen Z afferma di essere disposto a pagare di più per avere la certezza sulla sostenibilità dei propri marchi di alimentari preferiti. Abituati all’uso della tecnologia ricercano attivamente informazioni sulla sostenibilità dei propri brand preferiti, fidandosi in primis di parenti e amici (29% Millennials e 28% Gen Z), del passaparola (27% Millennials e 27% Gen Z) e al terzo posto del negozio (26% Millennials e 27% Gen Z).

Tuttavia, i canali più efficaci nella comunicazione sulla sostenibilità sono le etichette (49% Millennials e 56% Gen Z), le campagne adv (41% Millennials e 41% Gen Z), i social (31% Millennials e 30% Gen Z) e infine i siti internet (30% Millennials e 33% Gen Z).
Oltre il 50% dei Millennials e il 56% della Gen Z naviga sui social per scoprire nuovi marchi e prodotti visualizzabili in anticipo da piattaforme come Instagram e Pinterest, usate per leggere recensioni e feedback, ricevere offerte promozionali e visualizzare pubblicità.

“Le aziende operanti nel Food”, spiega Erika Andreetta, “sono già sulla buona strada verso una comunicazione trasparente, poiché il 49% dei Millennials e il 55% della Generation Z percepisce già i propri brand preferiti in modo positivo per quanto riguarda queste tematiche”. Nonostante lo smartphone sia il device preferito da entrambe le generazioni, sia Millennials che Generation Z sono abituati a destreggiarsi con più di uno di questi mezzi tecnologici. Ad esempio, il 46% dei Millennials usa lo smartphone più frequentemente per accedere ai social, mentre 66% preferisce utilizzare il PC (fisso e portatile) per navigare su Internet.
Le aziende, secondo Andreetta, dovrebbero creare strategie di comunicazione mirate e differenziate in base al dispositivo usato dall’utente per scoprire più informazioni riguardanti i brand preferiti e i prodotti venduti.

Strumento efficace per raccogliere i big data sono i social: il 40% dei Millennials e il 44% della Gen Z ha dichiarato che sarebbe disposto a condividere lo storico dei propri acquisti con il brand preferito. Le aziende dovrebbero quindi dotarsi di strumenti interattivi per incrementare la personalizzazione dell’offerta e la brand loyalty.
Inoltre, il 30% dei Millennials, così come il 30% della Gen Z, condividerebbe foto e video con il proprio brand
preferito. Sembrano disponibili a creare un rapporto di fiducia più interconnesso con le aziende, che quindi dovrebbero prendere questo dato come spunto per creare iniziative che spingano i clienti a condividere sui social foto e video con i prodotti del brand in evidenza, monitorando così l’esperienza dei clienti e, allo stesso tempo, beneficiando di pubblicità volontaria.

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BRAND STRATEGY

QMI Interactive si aggiudica la strategia e la gestione dei canali digital di Hip Hop Watches. Nasce il concept “Lived By You”

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QMI Interactive

Per il lancio delle nuove collezioni F/W 2018 di Hip Hop Watches, storico brand che nel 1985 ha introdotto il concetto di orologio easy to wear, l’agenzia QMI Interactive, “anima digital” di QMI, è partita da uno dei punti di forza del prodotto per ridefinire il posizionamento del brand.

Il cinturino intercambiabile è da sempre una delle caratteristiche che esaltano la versatilità dei segnatempo Hip Hop, che diventano compagni delle esperienze più intense vissute da chi li indossa, raccontandone le passioni e i valori. Nasce così il concept “Lived By You”, che valorizza l’orologio che vive e cambia insieme a te: molto più di un accessorio, un vero e proprio compagno di avventure che si adatta a ogni contesto e stile.

Ridefinizione di strategia e posizionamento del brand, gestione dei canali social, produzione e shooting video sono stati gli ambiti di intervento dell’agenzia, con l’obiettivo di posizionare Hip Hop su un target più ampio della fascia teen per cui era conosciuto. In un settore come quello dell’orologeria, che ricerche internazionali indicano più lento nell’adottare i canali digitali rispetto a comparti come cosmetica e moda, i brand stanno comunque lavorando a migliorare user experience e shop online, stimolati dalle innovazioni che arrivano dallo streetwear di lusso.

La strategia creativa

QMI Interactive ha quindi operato su tre aree principali: definizione di un concept creativo e gestione della fase di shooting per il lancio delle nuove collezioni online e del video ufficiale che definisce il nuovo posizionamento; aggiornamento della visual identity per il sito ; gestione dei canali social in linea con il nuovo posizionamento (in particolare Facebook e Instagram).

L’agenzia ha esaltato i valori di divertimento, energia, creatività, libertà, versatilità ed empowerment, puntando ad un consumatore giovane, dinamico e già ampiamente indipendente. Tra gli insight alla base della strategia creativa: il desiderio di riprendere il controllo del nostro tempo, troppo spesso divorato da interazioni effimere, e il fatto che i Millennials fanno leva sul presente per dare forma ai propri sogni.

Individuato in Instagram il canale più efficace per parlare al core target, e in Facebook la piattaforma per rivolgersi a un pubblico più allargato, le Collezioni Hip Hop sono state contestualizzate nella vita reale delle audience, sfruttando la peculiarità dei prodotti per connettersi con chi ha passioni “di nicchia” ma rilevanti (appassionati di retro gaming, fumetti, mondo punk, musica…), a cui sono state dedicate rubriche tematiche che hanno animato i canali social del brand.

 

 

Allo stesso tempo il lancio di collezioni speciali, come quella di Disney dedicata ai 90 anni di Mickey Mouse, hanno portato Hip Hop Watches a instaurare un dialogo intergenerazionale all’insegna di una creatività che diventa esperienza multisensoriale, da indossare ma soprattutto da vivere, portando al proprio polso le icone intramontabili della cultura pop.

 

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AZIENDE

H48 chiude il 2017 a +85%. I ricavi salgono a 3,7 milioni

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H48

H48 chiude il secondo anno di attività con 3,7 milioni di fatturato, + 85% sui 2 milioni del 2016. Crescita confermata per il 2018 grazie all’acquisizione di importanti clienti a seguito di gare, come Tuborg, Bricocenter, Sony Playstation e Wind/3, oltre alla riconferma di brand quali Muller e Carrefour Italia, con impatti anche sullo sviluppo del team di lavoro, già composto da oltre 20 persone.

I numeri di H48, non comuni nel panorama delle startup del settore comunicazione e advertising, raccontano la capacità di cogliere e interpretare tempestivamente i cambiamenti del mercato: grazie ai social network l’approccio alla comunicazione di marca è profondamente cambiato nell’ultimo decennio di pari passo con le abitudini dei consumatori.

“Il branded content nasce proprio da un cambiamento culturale importante”, spiega Pasquale Ascione, CEO e co-founder di H48. “I consumatori sono molto più istruiti, competenti, reattivi, capaci e volenterosi di scegliere. Nell’era dei social hanno visto aperta la possibilità di esprimersi, di commentare, di criticare, di giudicare, di partecipare in maniera molto più attiva al processo di definizione e creazione di una marca stessa. I consumatori oggi sono esigenti e il prodotto in quanto tale spesso non basta più. È finito il tempo della pubblicità passiva e questo deve essere vissuto dai brand come un’opportunità per fruire del contributo dei consumatori stessi, dei propri clienti. Opportunità enorme che va gestita con attenzione e competenza, perché all’aumentare delle opportunità aumentano i rischi di esposizione sociale a livello globale”.

Il successo della neonata agenzia di comunicazione in un settore polarizzato da grandi gruppi internazionali risiede, oltre che nella competenza e nella qualità dei contenuti, nella struttura e nell’approccio del team di lavoro: agile, veloce, camaleontico e fluido. Una squadra anagraficamente giovane, composta in prevalenza da millennials che hanno visto nascere le dinamiche della comunicazione social pur mantenendo le radici nel mondo pre-digitale. L’approccio, orientato alla multi-canalità, vede il digitale come una cultura applicabile a tutti i mezzi, anche a quelli definiti “tradizionali”, che evolvono e si digitalizzano. Altro fattore determinante è il valore trainante del brand che viene cucito all’interno di un contenuto e restituito alle audience, frutto della ricerca costante di idee che soddisfino le nuove esigenze dei consumatori. L’innovazione e la sperimentazione, nelle modalità di comunicazione, nei linguaggi e nell’utilizzo delle piattaforme diventano il denominatore comune a tutte le attività dell’agenzia.

“Siamo un team giovane – conclude Ascione – composto da persone iper-competenti, nuove figure professionali, in un’organizzazione che va oltre la classica struttura delle grandi agenzie. Da noi ci sono videomaker, advertiser, motion designer, autori e tecnici esperti di nuove piattaforme digital. Ognuno, nel proprio settore, è super formato: senza competenze le sfide si perdono”.

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Chi, cosa e come: i trend del settore beauty per il 2018 nei dati LOW, la unit di The Big Now

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beauty the big now

Il 2017 è stato un anno di fondamentale importanza per il settore del beauty, nella quale ha dimostrato le sue vere potenzialità. Tanto che, secondo la “World Cosmetics Market Opportunities and Forecast 2014-2022“, il segmenta toccherà quota 430 miliardi di mercato globale entro il 2022. Una fotografia approfondita del settore, tratta da diverse ricerche (tra cui Pambianco), pensata specialmente per i professionisti del settore della comunicazione beauty, arriva dallo studio “Hello Beauty” realizzato da LOW, la unit di The Big Now.

“Come agenzia, specie in questo ultimo anno, abbiamo avuto modo di confrontarci in maniera diretta con il settore beauty attraverso diversi clienti. Ci è sembrato importante fare un punto dedicato a questa industry per arrivare preparati ai progetti futuri”, afferma Massimiliano Chiesa, Co-Founder e Chief of Creative Innovation di The Big Now. “Documenti come “Hello Beauty” sono per noi strumenti imprescindibili per approcciarsi in maniera coerente ai clienti e ai relativi consumatori. Condividerli anche all’esterno rappresenta per noi un ulteriore e significativo valore aggiunto”.

Arricchito da esempi e case study internazionali di riferimento, il documento redatto nella doppia versione italiana e inglese è suddiviso in 4 macroaree: People (a chi è rivolto il settore e gli insight dai consumi), Landscape (chi guida il cambiamento), On Trend (ingredienti, prodotti e servizi must-have) e What’s Next (previsioni e idee per l’anno futuro). Proponendo in chiusura un ulteriore capitolo-appendice con tutte le fonti utilizzate dall’agenzia per redigere il documento.

La parola dell’anno è, senza dubbio, “millennials“. Le ricerche Mintel a livello globale ci confermano che il focus di prodotti e comunicazione è stato sulla fascia d’età 18-35. I consumatori non si sentono più rappresentati dal numero d’anni, come nemmeno dal gender o dal body-type. Sono loro stessi che vogliono autodeterminarsi, a discapito dei brand che non dovranno più dirgli come sentirsi. Inoltre, il 40% di chi si trucca tra i 25 e i 34 anni si sente frustrato nel non trovare prodotti con l’esatta tonalità della propria pelle. I marchi della cosmesi più classici, quelli dei grandi gruppi come Estée Lauder o L’Oréal fanno però fatica a conquistare le più giovani. La comunicazione sui social media o l’utilizzo di influencer risulta forzato a differenza dei brand più giovani che risultano più abituati e credibili nell’utilizzo di queste metodologie di comunicazione. La soluzione? Acquisire!

Nel 2017 si è notata una prima apertura alla generazione più giovane, i Gen Z. Nati tra il 1995 e il 2010 condividono i nuovi valori millennials come equità e individualità. Questi sembrano pochi ma rappresentano il 26% della popolazione Italiana. Hanno dimenticato il computer e navigano solo dal loro smartphone, il che influisce nel processo di vendita. Secondo fonti Google su ricerche US, due giovani su tre acquistano online. In Italia ipotizziamo dati inferiori, questo non significa però che l’utilizzo dello smartphone non influisca sul processo d’acquisto.

La ricerca (scaricabile a questo link) è stata realizzata dal team interno a LOW composto da analyst e strategist il cui ruolo è di dare struttura alla creatività rendendola così mezzo effettivo per il raggiungimento dei risultati prefissati dalle aziende.

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BRAND STRATEGY

Lotto Sport Italia esordisce negli eSport: sarà sponsor tecnico del team Mkers

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Lotto Sport

Lotto, azienda italiana leader nelle calzature e nell’abbigliamento per lo sport e il tempo libero, diventa Sponsor Tecnico di Mkers, uno dei più affermati team italiani professionisti di eSports.

Dopo aver sponsorizzato la nazionale italiana e spagnola di Paddle e il torneo giovanile di tennis più importante al mondo, il Next Gen, l’ingresso di Lotto negli eSport testimonia la continua attenzione dell’azienda nel ricercare e nel credere nei nuovi trend, soprattutto se seguiti da un pubblico giovanile.

Tendenza, quella degli eSport, confermata anche dal Comitato Olimpico Internazionale che, a fine 2017, ha dichiarato ufficialmente “i videogiochi possono essere considerati delle discipline agonistiche vere e proprie” e quindi un’attività sportiva, riconoscendo la costante ascesa di questi sport e soprattutto il loro enorme seguito da parte di un pubblico sempre più entusiasta in ogni parte del globo. A livello mondiale si registra infatti, un giro d’affari pari a 700 milioni di $, con numeri impressionanti di spettatori agli eventi: 209 mln di impressions da tutto il mondo. Un fenomeno in rapida crescita che, anche in Italia, conta più di 20 mln di gamers. La nostra testata ha dedicato all’argomento un ampio dossier (leggi qui).

Il team Mkers, impegnato nei differenti titoli di gioco come FIFA, PES, MotoGp e Counter Strike, vanta campioni affermati ed emergenti come Daniele Paolucci “IcePrinsipe”, campione europeo FIFA17, Guilherme Gonzaga, Emiliano Spinelli “S-Venom” e il campione del mondo di MotoGp17 Lorenzo Daretti “Trastevere73”. Tra i prossimi eventi di grande visibilità mondiale, in cui il team Mkers vestirà calzature e abbigliamento Lotto, FUT Champions (FIFA ULTIMATE TEAM), competizione in programma dal 26 al 28 gennaio a Barcellona, dove Daniele Paolucci e Guilherme Gonzaga si giocheranno la qualificazione alla FIFA e World Cup di agosto.

La nuova sponsorizzazione di Lotto, con durata biennale, mette anche in evidenza i valori del divertimento e dell’active well-being. Essere un’atleta eSports infatti, necessita una continua e mirata attività fisica per allenare la reattività ed essere in grado di mantenere sempre alta la concentrazione. Uno stile di vita attivo, sano, finalizzato al benessere fisico e mentale, stando bene divertendosi e socializzando anche attraverso l’attività fisica.

“La sponsorizzazione del team Mkers – ha commentato Andrea Tomat, Presidente di Lotto Sport Italia – ci proietta in una dimensione dello sport completamente nuova che sta conquistando un pubblico sempre più vasto. Contrariamente a quanto possa apparire, le competizioni virtuali rappresentano uno sport a tutti gli effetti. Proprio come le discipline tradizionali, gli eSport infatti richiedono preparazione, riflessi rapidi, capacità elevate, pensiero strategico e molto allenamento, anche fisico. Il fatto di essere tra i pochi brand sportivi a puntare concretamente sugli e-Sports è un’ulteriore conferma dell’identità in evoluzione di Lotto”.

Mkers, oltre a essere un Team di eSportivi, è anche una innovativa start-up che si è posta come mission imprenditoriale quella di creare un vero Star System in grado di convogliare gli oltre 2 milioni di millennials italiani (e non solo) attualmente follower dei principali Gamers internazionali.

“È la prima volta in Italia – annuncia Thomas De Gasperi, leader degli Zero Assoluto e Presidente di Mkers – che un team di eSport si lega a un marchio di livello internazionale come Lotto. Nel recente passato, Lotto ha vestito grandi club come la Juventus e il Milan e attualmente firma le divise del Genoa e di tante altre squadre nel mondo. Per noi è un onore avere questa opportunità, ma allo stesso tempo è il riconoscimento del nostro lavoro svolto fin qui per rendere gli eSport una realtà. Chissà magari in un futuro non lontano uno dei nostri player potrà essere un testimonial come David Ferrer o Luca Toni”.

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BRAND STRATEGY

Wiko sceglie XFactor 11 di Sky per parlare ai Millennials

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wiko

Wiko, brand di telefonia francese tra le prima cinque aziende di smartphone in Europa occidentale e quarto player sul mercato italiano, torna in comunicazione in TV con il lancio della nuova gamma di smartphone WIM.

On air da ieri fino al 14 dicembre, lo spot da 30” in vero stile Game Changer strizza l’occhio ai Millennials e agli instancabili dei Social. Interamente girato a Marsiglia, Headquarters europeo dell’azienda e cuore creativo dello spirito colorato e irriverente del brand, il commercial gioca sulle prospettive e sull’illusione ottica e vede come protagonisti WIM e WIM Lite, i nuovi top di gamma dell’azienda, che puntano a offrire una stupefacente esperienza visiva e multimediale: il messaggio “Doppia visione – scatta lo share” allude infatti alla doppia fotocamera di WIM, ma soprattutto alla doppia proposta di smartphone dedicati alla fotografia mobile e per questo particolarmente adatti alla condivisione sui Social.

Obiettivo della nuova campagna di Wiko è quella di parlare alle giovani generazioni social-addicted sfruttando i trend del momento: non a caso, lo spot andrà in onda esclusivamente su SKY (canali SKY1 e SKY1 +1), durante la nuova edizione di XFactor 11, divenuto negli ultimi anni lo show TV di riferimento del pubblico più giovane e connesso di sempre.

La pianificazione prevede 306 passaggi totali, dal 14 settembre fino al 14 dicembre, nel minuto immediatamente precedente a tutte le puntate del programma e delle sue repliche (Opening break di Casting, Live, Puntata Finale e Daily).

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MEDIA

blackpills sbarca anche in Italia: disponibili da oggi nuove serie tv per giovani adulti

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Blackpills

In seguito al grande successo del lancio in Francia e negli Stati Uniti, i fondatori Daniel Marhely e Patrick Holzman hanno annunciato l’ingresso ufficiale di blackpills nel mercato italiano il 10 luglio. Con blackpills viene lanciato un media digitale mobile first, dedicato a una fruizione anzitutto attraverso smartphone. Dal momento in cui i Millennials portano con sé il proprio cellulare ovunque vadano, blackpills crea programmi adatti ai piccoli schermi di questi dispositivi. Le serie visionarie e audaci puntano a stare al passo rapido dei Millennnials: con formati brevi e innovativi (dai 6 ai 15 minuti per episodio) le serie sono facili da guardare in movimento. blackpills crea serie che parlano ai Millennials attraverso un linguaggio crudo, diretto e senza filtri, trattando argomenti come sesso, droga e violenza.

“Siamo lieti di entrare in un secondo mercato europeo dopo la Francia. Con il nostro lancio in Italia, non stiamo solo estendendo la nostra presenza a livello internazionale, ma stiamo anche offrendo ai Millennials italiani una possibilità del tutto nuova di fruire le serie”, spiega Patrick Holzman, co-fondatore di Blackpills. “Il nostro obiettivo è produrre serie che presentino una immagine autentica delle generazioni più giovani e che colpiscano l’utente attraverso contenuti crudi”. Oggi i contenuti sono diventati la nuova dipendenza della generazione che va dai 15 ai 30 anni. Considerando che circa 700 milioni di Millennials in tutto il mondo “divorano” le serie su smartphone e tablet settimanalmente, blackpills sta soddisfacendo questo nuovo tipo di esigenza attraverso un piccolo schermo nelle tasche dei Millennials.

Ma l’interesse non è assicurato dal solo formato innovativo. In pochissimi mesi, blackpills ha radunato alcuni dei più grandi talenti internazionali tra autori, attori, registi, produttori e influencer digitali, come Zoe Cassavetes, Bryan Singer, Patrick J. Adams e James Franco. Offrendo una nuova serie originale ogni settimana, blackpills mostra una line-up estremamente forte.
blackpills fornisce immediatamente ai propri utenti accesso gratuito a tutte le serie con nuovi episodi ogni giorno.  Il servizio trae valore dall’inserimento di video pubblicitari durante la visione di ciascun episodio. Presto sarà disponibile un’offerta premium. Uno dei punti di forza della piattaforma è quello di non dipendere da un unico modello di distribuzione, sia esso OTT, media o compagnie di telecomunicazioni/mobile. In ogni Paese blackpills sottoscrive la migliore “partnership” per diffondere la sua piattaforma e condividere le sue serie, così come il suo DNA e il posizionamento del proprio marchio. Al momento le serie sono disponibili nella versione originale (Inglese) con sottotitoli in italiano (tre tracce audio e sette lingue sottotitolate). Dopo il mercato italiano, la piattaforma verrà lanciata, nello stesso mese di luglio, in altri tre Paesi chiave europei: Regno Unito, Spagna e Germania. Sono previsti ulteriori lanci in altri Paesi fino alla fine dell’anno; blackpills è già disponibile su iOS e lo sarà tra pochi giorni anche per Android.

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BRAND STRATEGY

KAIHUA – Seeding Your Brand in China: la Cina e i suoi consumatori al convegno YAM112003, The George e Chiomenti

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Convegno Cina

Chi sono i consumatori cinesi, così distanti ma in realtà sempre più vicini a noi? Cosa chiede la Cina ai brand italiani, e quali opportunità offrono ai marchi abbastanza coraggiosi da investire tanto vasto quanto ricco? A tutte queste domande, e anche a qualcuna in più, si è cercato di rispondere oggi, al Palazzo Giurenconsulti di Milano, durante il convegno KAIHUA – Seeding your brand in China, speciale incontro organizzato da YAM112003 e The George, agenzia di comunicazione, e Chiomenti, studio legale internazionale, dedicato alle aziende del mondo food, fashion e design desiderose di andare alla scoperta di quello che forse, oggi, è uno dei mercati più interessanti del mondo.

Dopo i saluti di Laura Corbetta, CEO & Founder YAM112003, Kim Berger, Founder The George e Gilberto Nava, Socio Responsabile TMT Chiomenti, che hanno spiegato la nascita, il significato e l’importanza del convegno, Alberto Rossi, responsabile Marketing e Analista CeSIF (Centro Studi per l’Impresa Fondazione Italia Cina), ha spiegato come la Cina offra oggi tantissime opportunità per il mercato italiano, e lo ha fatto attraverso i numeri (cercando, anche, di sfatare qualche falso mito). Oggi, più che in passato, il mercato richiede una grande conoscenza delle dinamiche settoriali e locali in vista dell’ingresso nel mercato. L’aumento dei costi, la scarsità di risorse umane e il protezionismo porranno una seria sfida alla redditività delle imprese straniere in Cina. In quest’ottica è possibile identificare due dinamiche principali per chi è intenzionato a confrontarsi con il mercato cinese: la costante crescita dei consumi trainata dall’urbanizzazione che apre opportunità di retail sia in settori a basso costo sia in comparti del lusso, a patto però di calibrare bene le modalità di accesso al mercato, di posizionamento e di distribuzione; la crescita del livello tecnologico della produzione industriale cinese, una circostanza che richiederà nel breve periodo competenze e conoscenze e che aprirà importanti nicchie in diversi settori.
In un’economia basata su consumi, servizi e innovazione, come quella cinese, il target di crescita del PIL per il 2017 è il 6,5%. La quota di consumi rispetto al tasso di crescita del PIL è pari al 64,6% contro il 42,2% degli investimenti fissi lordi e il -6,8% delle esportazioni. La quota dei servizi sulla composizione del PIL è pari al 51,6% contro il 50,5% del 2015. Il tasso di urbanizzazione è pari al 57,34%, dal 2011 gli abitanti urbani hanno superato quelli rurali e rappresentano il principale driver di crescita dei consumi. Il 70% dei cinesi vivrà in circa 600 città entro il 2035. In Cina ci sono attualmente 260 città con oltre un milione di abitanti contro le 18 dell’Unione Europea e 10 degli Stati Uniti. Per quanto riguarda gli investimenti in entrata, la Cina è stata nel 2016 il terzo Paese al mondo per destinazione di flussi dopo Stati Uniti e Regno Unito. L’Italia è stata il 19esimo Paese fonte di questi investimenti per 223 milioni di dollari USA.

Siebe Gerbranda, Agency Director The George e Isabel Chen, Strategy Manager The George spiegano come la Cina si stia muovendo velocemente verso un mercato guidato dal cosiddetto “New Mainstream”, ossia la generazione di giovani più selettivi in merito a dove spendere: dalla massa al premium, dai prodotti ai servizi. É la generazione dei Millennial che in Cina conta oltre 200 milioni di persone. La generazione dei figli unici, privilegiati rispetto ai loro genitori, al centro delle attenzioni della famiglia e con una forte spinta alla competitività e al successo. Il 70% dei Millennial cinesi possiede una casa di proprietà, portandosi in testa alla classifica mondiale seguiti da Messico con il 46%, Francia con il 41% e USA con il 35%. La loro emancipazione in termini di status rispetto alle generazioni che li hanno preceduti, li porta a poter gustare anche il lato piacevole della vita e a cercare un modo per sentirsi unici.
L’ampio potere di spesa di questa generazione offre grandi opportunità di esprimersi attraverso la moda, la musica e l’arte dando vita a innumerevoli subculture con abitudini, preferenze e obiettivi differenti che un brand deve conoscere nel dettaglio per poter raggiungere e affascinare i giovani cinesi. Rispetto ai loro pari occidentali, i Millennial cinesi hanno più fiducia nei brand con un 65% che supera decisamente il 29% del Nord America e il 37% dell’Europa. Il 36,9% pensa che i brand pubblicizzati siano più affidabili, il 59,4% dichiara di rimanere fedele al brand per lungo tempo e il 65% pensa che un brand rinomato possa accrescere la loro immagine.
Per ingaggiare i potenti giovani consumatori cinesi, un brand deve offrire un’esperienza integrata e sempre connessa capace di mantenere alta l’attenzione. Il 32% dei Millennial utilizza il mobile per fare la spesa rispetto all’8% degli americani, il 59% sceglie il pagamento digitale rispetto al 26% degli americani, il 33% si fida delle opinioni dei suoi pari più di quanto si fidi di quelle dei brand rispetto al 9% degli americani, il 31% vuole essere intrattenuto sempre e ovunque rispetto al 12% dei giovani americani. I cinesi amano i prodotti oltreoceano, sono considerati di miglior qualità e con un prezzo più basso, anche per questo l’e-commerce sta avendo un boom di successo. La Cina attualmente conta più di 467 milioni di acquirenti online e nel 2020 cresceranno di altri 200 milioni. Più dell’80% di tutte le transazioni e-commerce avvengono attraverso le piattaforme come Weibo e WeChat che vantano rispettivamente 10 milioni di account ufficiali.

 

Leggi la nostra intervista a Laura Corbetta su MyMarketing.Net!

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Gen Z: i Millennials al quadrato. L’analisi di Kantar Millward Brown

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millward brown

Oggi una nuova generazione di giovani consumatori sta formando la propria personalità e identità sociale in un contesto post-Millennials. Come ingaggiarli?
Se ne è parlato nell’incontro organizzato a Milano da Kantar Millward Brown, che ha focalizzato l’attenzione dei marketer sui consumatori di domani, appunto i Centennials o post-Millennials,  sulla loro predisposizione all’engagment, sugli atteggiamenti nei confronti delle attività di comunicazione delle marche.

Federico Capeci, Chief Digital Officer & CEO Kantar Millward Brown e Kantar TNS (le divisioni Consumer Insights del gruppo Kantar), nonchè autore del libro “#Generazione 2.0” sui Millennials italiani, ha illustrato la prospettiva sociologica del contesto generazionale e l’evoluzione delle nuove generazioni, sulla base dello studio effettuato circa le caratteristiche sociali e di atteggiamento nei confronti dei brand ormai da alcuni anni.

“Lo S.T.I.L.E. (Socialità, Trasparenza, Immediatezza, Libertà ed Esperienza) delle nuove generazioni impone alle aziende di ripensare in modo profondo le modalità di interazione ed ingaggio delle loro marche nei confronti di questi target”, ha sintetizzato Capeci. “Molte aziende – le più smart e lungimiranti – si sono già attrezzate ridefinendo la propria organizzazione ed i processi per la gestione delle attività di comunicazione esterna. Molte altre, no. Ma anche chi si è già mobilitato per affrontare le sfide portate dai Millennials, deve oggi considerare le implicazioni derivanti dall’avvento di una nuova generazione, la Gen Z, che presenta caratteristiche ancora più marcate dei suoi predecessori”. (qui per approfondire)

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MEDIA

GoVote: una chiamata alle urne per i Millennials. È il progetto di Venice Hub

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millennials

GoVote è un progetto del Venice Hub, sede veneta della Global Shapers Community, che punta a ridurre la distanza tra i giovani e la politica e che si concretizza in un video di sensibilizzazione sull’importanza del voto giovanile. Alla realizzazione del progetto hanno partecipato, oltre agli shapers, anche opinion leaders e personaggi dello spettacolo che hanno rivolto ai giovani una richiesta chiara e precisa: quella di informarsi sul Referendum Costituzionale del prossimo 4 dicembre e di andare a votare.

GoVote nasce, infatti, da una riflessione a seguito delle ultime elezioni inglesi e americane, i cui esiti hanno dimostrato come i risultati spesso non rispecchino le idee dei giovani e come siano state le generazioni più anziane a decidere nel momento in cui i giovani hanno rinunciato a esprimere la loro volontà non andando alle urne.

Nel primo caso, con la vittoria della Brexit, solo il 36% degli elettori nella fascia 18-24 anni ha votato (con il 75% di loro che si è espresso per il Remain), mentre ha votato l’83% degli elettori sopra i 65 anni (con il 39% di loro che si è espresso per il Remain). Nel secondo caso, con la vittoria di Donald Trump, tra gli elettori nella fascia 18-29 anni il 55% si è espresso per Hillary Clinton, percentuale che scende al 50% nella fascia 30-44 anni per poi ridursi drasticamente nella fascia oltre i 45 anni. In sintesi, un cortocircuito generazionale che porta i figli a regalare ai padri il peso elettorale decisivo.

L’astensionismo giovanile è un fenomeno degli ultimi decenni, che ha visto progressivamente crescere la preferenza verso un attivismo sociale anziché politico da parte dei più giovani. La disaffezione ai partiti e il non sentirsi rappresentati dalla classe politica dirigente sono solo alcuni degli elementi che hanno spinto i millennials verso forme di partecipazione lontane dalla politica.

Se da un lato i giovani non sentono la necessità di andare alle urne, dall’altro quella porzione di elettorato over 50 che non crede più ai partiti continua a votare – seppure con “il naso turato” – spinto dalla convinzione che il voto sia comunque importante e rappresenti non solo un diritto acquisito ma anche un importante dovere civico.

Il problema dunque non risiede tanto nella quota di elettorato ridotta che i giovani rappresentano (in Italia i millennials costituiscono solo il 19% della popolazione mentre gli over 50 sono il 47%) ma nell’affluenza.

Il video GoVote è dunque un tentativo appassionato di produrre vicinanza chiedendo uno sforzo culturale alle giovani generazioni e partendo dalla convinzione che coinvolgere i millennials nel processo elettorale dovrebbe essere una delle priorità per la salute della democrazia e del Paese.

Il prossimo Referendum Costituzionale è un’opportunità per mostrare che in Italia i giovani hanno voglia di assumersi le proprie responsabilità e le proprie libertà.

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MEDIA

Infinity punta su BuzzMyVideos per coinvolgere i Millennials

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BuzzMyVideos

BuzzMyVideos – il network internazionale di talenti su Youtube, che aiuta migliaia di creators a promuovere e monetizzare i propri video online – è stata scelta da Infinity, la piattaforma interattiva di videostreaming in Italia lanciata da Mediaset, per la realizzazione di una campagna su Youtube rivolta al pubblico dei Millennials, con l’obiettivo di aumentare brand awareness e abbonati tra gli utenti di questo segmento.

Il progetto ha prodotto risultati eccezionali, con oltre 265 mila views e un tasso di engagement/views del 11,7%. Il successo della campagna si è basato soprattutto sulla produzione di contenuti originali, pensati ad hoc per il pubblico in target, da parte dei video creators coinvolti, con una strategia finalizzata ad ottenere obiettivi misurabili in termini di views e interazioni.

Forte di un team tecnologico dalle competenze estremamente avanzate e di un network in rapida crescita su scala internazionale, BuzzMyVideos adotta un approccio data driven unico sul mercato, che permette di elaborare strategie orientate a risultati misurabili, andando oltre la logica del Youtube-testimonial.

Dopo aver effettuato una ricerca approfondita sul pubblico di riferimento, sulla base delle linee guida condivise da Infinity, BuzzMyVideos ha individuato all’interno del proprio network i migliori talenti associati ai temi più amati dai Millennials – gaming, entertainment, beauty, comedy, etc. – scegliendo tra questi i creators più in linea con gli obiettivi di marketing indicati. Attraverso un approccio innovativo e orientato ai risultati, applicato per la prima volta sul mercato italiano, la campagna ha raggiunto una target audience di 1,8 milioni di utenti.

I creators sono stati chiamati a produrre i contenuti in sinergia con le linee guida di Infinity, ma senza allontanarsi dallo stile del singolo canale e quindi in linea con le aspettative e il rapporto instaurato da tempo con il pubblico di ognuno. Un elemento chiave che ha permesso di ottenere un reale coinvolgimento da parte degli spettatori.

A ogni creator è stato fornito un promo code da condividere con il proprio pubblico, insieme al supporto necessario per la realizzazione di branded content videos da caricare sul proprio canale e video shoutout per aumentare traffico ed engagement sui video promozionali. La trasmissione di sessioni in livestreaming per coinvolgere in maniera ancora più diretta i propri follower ha permesso di incrementare notevolmente la partecipazione attiva dei ragazzi con oltre 30 mila commenti, “likes” e condivisioni.

L’intera campagna è stata programmata sull’arco di un mese intero, in modo da ottenere il miglior impatto sul pubblico. I risultati sono stati sorprendenti: 265 mila views, con una retention del 50%, un’esposizione media del brand, per video, pari al 30.63% e una durata totale, su 10 video prodotti, di 1:23:28 – valori di gran lunga superiore rispetto a quello conseguiti con un video pubblicitario.

“I Millennials sono avidi consumatori di video online, oltre a esserne i principali produttori. I risultati di engagement che portano grazie a contenuti originali o di native advertising, sono una realtà qualitativamente e quantitativamente importante, impossibile da ignorare per un brand. Campagne di native advertising in video come quella fatta con Infinity, dimostrano come si possa innovare nel linguaggio, raggiungendo il proprio target audience in maniera mirata, e allo stesso tempo misurarne i risultati in termini di ritorno sull’ investimento. In Italia questo è un esempio pionieristico e siamo molto soddisfatti di aver sviluppato con i nostri Creators e con Infinity un case study di sicuro successo”, ha commentato Paola Marinone, co-founder di BuzzMyVideos (nella foto).

 

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NUMBER

Rio dà il benvenuto a tutto il Mondo: le Olimpiadi 2016 nella ricerca Facebook e GFK

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La ricerca Facebook GFK sulle Olimpiadi di Rio

L’entusiasmo per i Giochi Olimpici di Rio sta crescendo, e quest’estate, le persone lo renderanno ancora più Mobile. Secondo un sondaggio GFK commissionato da Facebook, in media il 72% delle persone, nel mondo, si dicono entusiaste dei Giochi Olimpici di Rio, e il dato è destinato a crescere in Brasile, nonostante i crescenti problemi economici, l’instabilità politica e il virus Zika. Per rimanere aggiornati sulle notizie relative ai Giochi Olimpici di Rio, il 64% di coloro che si sono detti entusiasti pianifica di usare un dispositivo mobile. Considerando l’utilizzo crescente degli smartphone, tutti potranno vivere i Giochi come desiderano.  Gli amanti dell’Atletica non dovranno correre alla TV per sapere gli ultimi risultati, e gli appassionati di Ginnastica avranno la flessibilità di aggiornarsi su ogni singola competizione, quando vogliono e dove vogliono.

 

Preparandosi a Rio.
Questa estate, la cerimonia di apertura sarà open” più che mai. Grazie al mobile, tutte le persone nel mondo avranno un accesso senza precedenti a ogni istante, e il sondaggio di GfK commissionato da Facebook che ha coinvolto 17 paesi, evidenzia che il desiderio di coesione prevarrà sulla gloria individuale.

Di seguito un sguardo su come le persone programmano di tifare agli eventi.
Se non diversamente specificato, tutti i dati si riferiscono alle persone intervistate che si sono dichiarati entusiasti dei Giochi Olimpici di Rio (esempio: concordano di essere ‘molto’ o ‘alquanto ‘ interessate).

 

Un pubblico variegato farà il tifo.
L’entusiasmo è trasversale a persone di età e generi diversi.

Chi è entusiasta dei Giochi Olimpici di Rio?
•Il 72% degli intervistati
•Il 74% delle persone tra i 18 e 25 anni
•Il 75% delle persone tra i 26 e i 35 anni
•Il 69% delle persone tra i 36 e i 55 anni
•Il 76 % degli uomini
•Il 68% delle donne

Uomini e donne vedono diversamente l’evento

Donne:
•Citano la Ginnastica come evento preferito
•Sono 1.2 volte più propense degli uomini a ritenere i Giochi come “competizione amichevole” piuttosto che “feroce antagonismo”

Uomini:
•Citano il calcio come evento preferito
•Sono 1.5 volte più propensi delle donne a ritenere i Giochi come “feroce antagonismo” piuttosto che “competizione amichevole”.

Alcuni fan sono ‘family-oriented’

•Il 51% sono genitori
-Numero medio di figli: 1.8
-Età media dei figli: 10

Mentre altri hanno uno spirito indipendente
•Il 39% sono single
•Il 30% guarderà i giochi da solo

 

Regioni e Paesi hanno preferenze

Il calcio l’evento sportivo favorito in tutto il mondo, ma le preferenza cambiano di regione in regione
•Nord America: Ginnastica
•Europa: Atletica
•America Latina e Asia-Pacifico: Calcio

E di paese in paese…
•Australia: Nuoto
•Polonia: Pallavolo
•Sud Africa: Atletica

I Giochi sottolineano il nostro desiderio di unità

I Giochi Olimpici rompono le barriere

•Il 74% degli intervistati dice che niente unisce il mondo come i Giochi Olimpici
•il 74% degli intervistati dice che i Giochi Olimpici sono più una “vittoria di squadra” piuttosto che “una gloria individuale”

E mostrano come i Millennials siano più propensi a usare la parola “noi” che la parola “io”, in confronto a generazioni più adulte

•l’84% dei Millennials (18-35) dice che si tratta di “Onore Nazionale” piuttosto che “fama personale”
•La generazione X (36-55) sono 1.3 volte più propensi dei Millennials a parlare di “fama personale” piuttosto che “Onore Nazionale”

Nonostante le sfide associate all’ospitare i Giochi Olimpici, i Brasiliani sono entusiasti di dare il benvenuto al mondo intero

•Il 79% dei Brasiliani è entusiasta dei Giochi Olimpici di Rio 2016
•I Brasiliani sono 1.3 volte più propensi rispetto alla popolazioni in generale a dare rilevanza alla “Cittadinanza Mondiale” piuttosto che alle “Vittorie Nazionali”.

Il mondo seguirà i Giochi Olimpici da mobile.

Le persone guarderanno i loro smartphone per seguire i momenti più importanti dell’evento, quando lo desiderano

•Il 64% pensa che utilizzerà un mobile-device per restare aggiornato sui risultati dei Giochi Olimpici 2016
•Il 51% guarderà le repliche da mobile

E un ruolo chiave avranno i Millennials

In un confronto con la Generazione X

•I Millennials sono 1.3 volte più propensi a seguire l’evento da mobile
•I Millennials più giovani sono:
-1.3 volte più propensi a seguire le notizie e le conversazioni relative all’evento attraverso Facebook
-2.4 volte più propensi a usare Instragram per restare informati sui Giochi Olimpici di Rio 2016.

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I Millennials, “generazione buongustai”: la ricerca di Birra Moretti sui giovani e il cibo

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Birra Moretti torna a indagare con il proprio Osservatorio sulla convivialità degli italiani e sui risvolti sociali connessi al ‘vivere la tavola’. Osservatorio Birra Moretti ha presentato oggi infatti la sua quinta indagine, dedicata a comprendere meglio i Millennial del Belpaese, coloro che l’Osservatorio definisce, senza timore di smentita, “Generazione Buongustai”. Con questo sondaggio l’osservatorio punta la lente di ingrandimento sul mondo dei giovani 18-35enni, andando a verificarne la passione per la cultura alimentare in generale e quelle italiana e regionale, in particolare, coerentemente con la grande innovazione introdotta sul mercato dalla gamma Birra Moretti Le Regionali.
Nati nell’ultimo ventennio del secolo scorso, i Millennial (o generazione Millennium) nel giro di pochi anni saranno chiamati a guidare e governare le scelte collettive e, già oggi, influenzano molte tendenze sociali, culturali e di consumo. Sono informati, attenti, molto “social” e sempre connessi, ma anche spesso disillusi e preoccupati per il futuro. In Italia sono circa 12,2 milioni: il 56% di essi vive ancora a casa con i genitori, il 39,5% lavora, il 18,9% studia, il 16,5% studia e lavora contemporaneamente e il 10,5% è alla ricerca di un’occupazione. La ricerca, condotta nel mese di maggio su un campione rappresentativo di 602 Millennial italiani, con metodologia CAWI, mette in luce per la prima volta le caratteristiche di questa “Generazione Buongustai”.

Cibo, specchio del modo di essere.
Partiamo da un primo dato di fatto: la cultura gastronomica li appassiona moltissimo. La grande maggioranza dei 18-35enni considera l’alimentazione un fattore importante del proprio vivere quotidiano e strettamente collegato alla propria identità. Tant’è che l’86% degli intervistati afferma che ciò che si mangia (e come lo si mangia) è uno specchio del proprio modo di essere, ben l’84% predilige i ristoranti locali capaci di valorizzare i piatti tipici di una Regione o di un determinato territorio e un buon 75%, spinto da un pizzico di campanilismo, preferisce su tutti i cibi della propria area geografica.
L’informazione gioca un ruolo determinante: il 79% del campione dichiara di porre attenzione alla provenienza degli alimenti mentre il 78% desidera ricevere delucidazioni a 360° sul cibo. Da segnalare, sintomo di curiosità e di voglia di conoscere, che il 50% dei 18-35enni afferma di praticare volentieri turismo eno-gastronomico. Non stupisce dunque che, come sottolinea l’Osservatorio, fra i giovani italiani sono sempre più numerosi i Foodies, ovvero gli amanti del buon cibo e del ben mangiare (circa 1 su 5) e i Beer Lover (1 su 3 fra i bevitori di birra, sono coloro che prediligono la birra a qualsiasi altra bevanda).

Cibo, pilastro fondamentale del benessere per 9 su 10.
Ai nostri Millennial piace mangiare bene e non a discapito della salute. Se è vero, infatti, che per ben il 93% di essi la ‘buona tavola’ rappresenta uno dei piaceri della vita e che l’85% predilige la cucina saporita, è altrettanto vero che il 77% evita di mangiare ciò che pensa potrebbe nuocere all’organismo. L’aspetto salutistico, dunque, pare controbilanciare la pura ricerca del piacere del palato nel momento in cui si prendono in mano le posate: il 92% ritiene l’alimentazione uno dei pilastri fondamentali del proprio benessere, l’87% cerca di consumare prodotti freschi, il 67% cerca di ridurre i grassi, il 61% sta attento alle calorie, il 60% consuma alimenti integrali. Da evidenziare che 1 su 2 (il 54%) dichiara di consumare prodotti biologici e ben 1 su 3 (30%) cerca di evitare la carne.

Professione Chef: 4 su 10 la sognano, specie tra il gentil sesso.
L’82% dei Millennial italiani si considera un buongustaio. E buona parte di essi (77%) ama cucinare a tal punto che ammontano al 33,7% coloro che hanno frequentato corsi amatoriali di cucina o di degustazione di vini e di birre. Non a caso, il 44% e il 27% del campione indica rispettivamente fra le professioni preferite per il proprio futuro quella di chef e di sommelier e la percentuale sfiora il 48% quando a rispondere sono le donne di questa generazione che reputano la professione dello Chef particolarmente aspirazionale. Potere dei media? Forse anche, visto che il 53% degli intervistati dichiara di apprezzare e seguire Master Chef. Infine, e nonostante le limitazioni economiche, ben l’86% degli intervistati si dichiara disposto a spendere di più per acquistare cibi di qualità.

Cucina regionale: passione top e appartenenza per 6 su 10.
Mediamente, i nostri Millennial sentono più spiccato il senso di appartenenza alla Regione di riferimento piuttosto che alla Nazione. Ben il 59% di essi si dichiara, infatti, molto orgoglioso della Regione di nascita (apprezzata dal punto di vista delle tradizioni, della cultura, dell’arte, dell’ambiente,…) contro il 44% che si dichiara molto orgoglioso di essere nato in Italia. E, in termini di preferenze gastronomiche, il 58% si definisce fan del cibo tipico della Regione in cui è nato e dove tuttora risiede. Tutte le regioni italiane sono amate per il food dalla Generazione Buongustai e al primo posto molto spesso viene indicata – come potevamo aspettarci – la regione di residenza e ancor più di nascita. Escludendo la propria Regione di primo riferimento, tra le altre regioni amate per il food (vedi grafico) troviamo la Toscana (terra in cui è nato il 4% del campione e in cui risiede il 4,8%), con il 18,3% di preferenze, ma un eccellente punteggio va anche a Emilia Romagna con il 17,4% di preferenze (3% i nativi e 4,5% i residenti ) e alla Sicilia con il 16,5% di preferenze (10,8% i nativi e 8,8% i residenti).

 

L’identità regionale del cibo supera quella nazionale.
Alla domanda ‘Secondo te, la cucina italiana è riconoscibile nel mondo?’ il 97% degli intervistati non ha esitazioni: la cucina italiana ben si distingue (e quindi ci identifica) a livello internazionale. Ciò nonostante, l’Osservatorio Birra Moretti evidenzia come i giovani sentano più forte l’identità alimentare a livello regionale piuttosto che a livello nazionale: chiamati a dare un voto da 1 a 10 alla domanda: ‘Quanto la cucina italiana può essere definita Nazionale e quanto Regionale? i Millennial danno 7,8 all’affermazione che identifica quella italiana come cucina nazionale e 8,2 all’affermazione che la identifica come regionale/territoriale.
Tutto questo trova immediato riscontro nel fatto che il 57,7%, quando esce a pranzo/cena, dà molto valore alla possibilità di assaggiare prodotti e ricette regionali. Circa il 70% di essi afferma inoltre che è molto forte il rapporto tra ‘tradizioni regionali’ ed ‘eccellenze gastronomiche italiane’ e circa il 65% dichiara che quando cucina (e la cosa capita spesso) si ispira alla Regione a cui è più legato.
Birra: 9 su 10 la bevono, 7 su 10 la abbinano ai piatti preferiti.
9 Millennial italiani su 10, dichiarano di bere birra (525 intervistati su 602, pari all’87%) e, dato inimmaginabile fino a pochi anni fa, il 71% ama abbinarla a ciò che mangia, ritenendola degna compagna della cucina italiana e regionale nel 59% dei casi. E i dati si impennano ulteriormente quando a rispondere sono i Beer Lover*, ovvero quei 3,4mio (il 28% dei Millennial) che nutrono nei confronti della birra una vera e propria passione privilegiandola, in maniera assoluta, rispetto a tutte le altre bevande e attribuendole valori che esulano dal puro contesto gustativo. Un trend in significativa crescita se consideriamo che solo nel 2010 non superavano il 17% (Osservatorio Birra Moretti “Italiani a Raggi Eat”).

Expo Milano 2015? Decisamente a favore.
Il 59% della Generazione Buongustai italiani ritiene Expo Milano 2015 molto/moltissimo importante. E le percentuali di gradimento nei confronti di Expo aumentano quando a rispondere sono i Foodie (69%) e i Beer Lover (64%). Vi è una grande fiducia sui suoi esiti e sulle sue ricadute future. Secondo loro, grazie a Expo le eccellenze gastronomiche regionali italiane avranno ancora più successo nel mondo. Gli Expo-scettici sono solo il 5%. Due dati rimarcano in maniera inconfutabile questo atteggiamento positivo dei giovani: a pochi giorni dall’inizio della manifestazione (le interviste si sono svolte dall’8 al 20 maggio), il 2% aveva già visitato Expo e il 14% aveva già acquistato il biglietto d’ingresso. E il 33% non ha dubbi: intende visitarlo nei prossimi mesi (Foodie 41%; Beer Lover 36%). Certo, ci sono poi altre vie per ‘conoscere’ Expo: il 67% si dichiara interessato a seguirlo tramite i media e il 27% sui canali social.

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MEDIA

smartclip gestirà in esclusiva le inventory video interstitial dell’app mobile 
MTV On Demand

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MTV Italia ha scelto smartclip per la gestione in esclusiva dell’inventory video interstitial della nuova app Apple e Android di MTV On Demand.
L’accordo consente a MTV una monetizzazione dell’inventario video interstitial dell’app sui due principali sistemi operativi del mercato e su ogni tipo di piattaforma digitale mobile.

Inoltre smartclip con questa nuova partnership, amplia il proprio network di editori e consente di offrire agli inserzionisti un mezzo molto efficace e di sicuro interesse per raggiungere il target dei Millennials, gruppo sociale sempre in evoluzione, strategico e difficile da intercettare.

Attraverso l’app gratuita di MTV disponibile per iOS e Android è possibile accedere a tutti i contenuti del canale in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, guardare tutti i programmi tv in diretta e on demand, commentare e condividere quello che si sta guardando direttamente dall’applicazione: una vera e propria Social TV per vivere un’esperienza assolutamente coinvolgente.

“Questa partnership costituisce un’estensione dell’offerta di smartclip di sicuro interesse per i brand che vogliono rivolgersi a un target in continua evoluzione, strategico e non sempre raggiungibile su altri mezzi” afferma Luca Di Cesare, Managing Director di smartclip Italia. “L’accordo con MTV è il risultato della nostra capacità di innovazione che ha portato, ad esempio, allo sviluppo di strumenti per evitare click involontari, e di prodotti, come la Mobile Domination, di recente adottata anche da altri operatori”.

“L’app MTV On Demand ci consente inoltre di espandere ulteriormente il nostro network con contenuti di notevole qualità che vanno ad alimentare ulteriormente la nostra piattaforma proprietaria di Programmatic Buying, SmartX Platform, rafforzando così la nostra posizione di leadership di mercato: il network video mobile di smartclip infatti conta già più di 9 milioni di utenti al mese, con una reach del 45,9% dell’utenza mobile italiana*. L’accordo con MTV Italia ci arricchisce inoltre di un inventario sempre più multi-device”, conclude Di Cesare.

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