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Logotel lancia Weconomy Kill Skill: un catalogo di competenze non basta per il futuro

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Le persone non possono essere riempite con competenze preconfezionate. È la visione di Kill Skill, il tredicesimo quaderno di Weconomy. Il progetto editoriale Logotel, che da 10 anni esplora le opportunità dell’economia collaborativa, affronta il tema delle competenze da un punto di vista sistemico. Perché, quando si parla di skill, in realtà si parla di sviluppo delle persone, di nuove modalità di lavoro.

 

Negli ultimi anni si sono moltiplicati i cataloghi di skill “a prova di futuro”. Elenchi di competenze che – in teoria – preparerebbero le persone ad affrontare le sfide del mercato. È un tema urgente, perché il mondo del lavoro sta cambiando, sempre più in fretta. In questo numero, Weconomy ha scelto di “uccidere le competenze a catalogo”, perché concentrarsi su skill come problem solving o digital literacy è una prospettiva limitante. Il rischio principale è la promozione implicita di forme di apprendimento spersonalizzate, che trascurano i talenti individuali ed eludono la capacità delle imprese di auto-organizzarsi.

 

Per affrontare questioni cruciali per le organizzazioni come lo skill shortage (la mancanza di capacità per affrontare i nuovi lavori) o il reskilling (la necessità di aggiornare competenze datate), Weconomy propone un modello che, a partire dalle persone, crea un ecosistema che trasforma le abilità in qualcosa di naturale: i comportamenti. Le riflessioni su Weconomy sono nate dal confronto con esperti in metodologie di apprendimento, designer, psicologi e imprenditori e si basa su quattro attivatori: attitudine, motivazione, permesso e opportunità. Sono elementi imprescindibili per sviluppare nuove abilità in relazione al contesto di cui si fa parte e per mantenere vive le competenze già acquisite.

 

I contributi di Kill Skill sono frutto di un’esplorazione delle dinamiche che motivano le persone ad apprendere e a evolversi. Il punto di partenza è il know-how Logotel, la service design company promotrice del progetto che, da 25 anni, accompagna la trasformazione di persone e organizzazioni. Inoltre sono state coinvolte realtà di frontiera nel campo dell’intelligenza artificiale; grandi aziende che stanno affrontando profonde trasformazioni; startup che hanno costruito le proprie competenze per diventare imprese di successo. Questi contributi sono stati contaminati con la visione di esperti di fama internazionale, tra cui ricercatori del World Economic Forum, Donald H. Taylor (Learning Technologies, Londra) e Brian J. Robertson (fondatore del modello organizzativo Holacracy).

 

Il tredicesimo quaderno di Weconomy è distribuito con il numero di gennaio-febbraio 2019 di Harvard Business Review Italia e gratuitamente su weconomy.it, sull’app Android e iOS e in versione podcast.

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BRAND STRATEGY

A Palazzo Barberini i risultati del progetto WeACT³, con il supporto di Logotel

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Ieri mattina, a Palazzo Barberini, l’Associazione Civita e le Gallerie Nazionali di Arte Antica hanno presentato i risultati del progetto WeACT³- La Tecnologia per Arte, Cultura, Turismo, Territorio, un’iniziativa di partnership pubblico-privato volta alla valorizzazione delle Gallerie, alla presenza del Ministro per i beni e le attività culturali Alberto Bonisoli.

“Il progetto WeACT³”,  ha dichiarato il Ministro Bonisoli, “si pone come punto di incontro tra due elementi fondamentali per il potenziamento della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale: da un lato la collaborazione pubblico-privato, dall’altro le nuove tecnologie. Si tratta un modello virtuoso che accoglie le sfide di un mondo in continua evoluzione, puntando a una maggiore efficienza ed efficacia nella gestione delle risorse e, al contempo, ad un nuovo modo di pensare la fruizione museale, come un sistema integrato di servizi, ad alto tasso di innovazione”.

Logotel si è occupata di progettare e realizzare una comunicazione integrata che valorizzi il racconto di WeACT³, iniziativa che coinvolge 12 imprese ed enti a collaborare e mettere in campo le proprie competenze a servizio dell’arte e della cultura.
In particolare ha fornito il suo supporto nella definizione condivisa degli strumenti di comunicazione, co-progettando insieme ai 12 partner – ognuno con toni di voce diversi – il racconto degli interventi, creando uno storytelling univoco e un linguaggio comune, appositamente studiati per essere condivisi da tutti.

Logotel ha rafforzato l’identità digitale e la visibilità dell’iniziativa grazie alla realizzazione del sito web di WeACT³, a una serie di video per presentare il progetto e gli interventi dei partner e a un kit di comunicazione per diffondere in modo univoco e integrato l’identity di WeACT³

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AZIENDE

The Adecco Group lancia Snooze, la piattaforma di gaming per il prerecruiting dei candidati

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The Adecco Group ha lanciato Snooze, un’esperienza digitale di prerecruiting per potenziali candidati che sono alla ricerca dell’azienda ideale in cui fare esperienza e crescere, che rappresenta una novità assoluta nel panorama del mondo del lavoro. Snooze è una piattaforma di gaming ideata da The Adecco Group e sviluppata da Logotel, che consente al candidato, attraverso uno stile fresco e inconsueto, di immergersi in uno scenario volutamente “fantasmagico” in cui poter “incontrare” i valori di riferimento della cultura aziendale e scoprirne il significato. Uno storytelling animato condurrà poi alla scoperta delle opportunità di sviluppo e delle iniziative che il Gruppo propone, guidando il candidato nella scelta per la sua candidatura.

Perché il nome Snooze? Quando suona la sveglia vorremmo tutti rimandare l’istante in cui svegliarci e prolungare il sonno ancora per qualche minuto. Tramite la funzione, attivata appunto dal tasto snooze, possiamo concederci ancora qualche momento di riposo. Ci troviamo così in quel limbo tra il sonno e l’essere coscienti, quel momento in cui, in una condizione di dormiveglia, le nostre percezioni ancora sopite, possono continuare a dar vita a visioni oniriche, ai confini con la realtà. Questa fase del sonno che pian piano sfuma e dà inizio alla nostra giornata, è l’artificio narrativo che consente di raccontare storie surreali che si dipanano in una serie di prove (domande) per il protagonista del video.

L’esperienza della piattaforma, la cui landing page sarà direttamente collegata alla rinnovata sezione “career” del sito Adeccogroup.it, metterà l’utente di fronte a 10 quesiti, proiettandolo all’interno di un’esperienza filmica, ai confini del cortometraggio. Ognuna delle prove da affrontare rappresenta un intreccio tra un mondo metaforico e una realtà misteriosa, all’interno della quale l’utente finirà con l’identificarsi direttamente con la figura del protagonista.

Una volta terminato questo inedito viaggio, al candidato verrà restituito un profilo in cui emergeranno le attitudini e le motivazioni prevalenti. La profilazione è stata disegnata sulla base di quattro cluster principali che corrispondono a quattro valori fondamentali per il mondo del lavoro odierno e che The Adecco Group ha fatto propri.

“Come azienda leader nei servizi e consulenza per le Risorse Umane, credo sia fondamentale essere i primi a pensare e sperimentare nuove soluzioni e progetti capaci di parlare lo stesso linguaggio delle nuove generazioni e capaci di attrarre quei talenti che costruiranno il futuro della nostra azienda e del nostro Paese”, spiega Monica Magri, HR & Organization Director di The Adecco Group Italia. “In particolare tramite questo game – che è stato pensato e ideato all’interno della nostra direzione Risorse Umane, desideriamo rafforzare e dare una specifica identità al percorso di employer branding, raccontando in modo innovativo qualcosa di noi, dei valori che sono alla base della nostra cultura, delle opportunità di sviluppo e di quanto possiamo offrire a tutti i candidati che vogliono crescere insieme a noi”.

“Snooze è stato per noi l’occasione di co-progettare e realizzare un nuovo servizio e di sperimentare un linguaggio dedicato ai Millennial per farlo vivere” sottolinea Cristina Favini, Strategist della service design company Logotel. “Per noi è stata una sfida sviluppare un concept e uno storytelling ricco di metafore, con un alfabeto espressivo per ingaggiare le persone in un’esperienza coinvolgente e interpretare i valori di The Adecco Group. È stata cruciale la collaborazione tra competenze diverse, favorendo l’incontro tra discipline legate al mondo del progetto, della creatività, dell’arte e del digitale, applicando il knowhow di Logotel in termini di progettazione, di gamification e di engagement. E, fondamentale per la buona riuscita di un progetto, ci siamo divertiti”.

 

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AZIENDE

Logotel festeggia 25 anni con una crescita del fatturato del 12% e 196 persone al lavoro

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Fondata nel 1993 sviluppando formazione dedicata alle reti di vendita, oggi Logotel progetta esperienze e servizi creando sinergia tra percorsi formativi, ambienti digitali e coinvolgimento delle persone, dal top management a tutto l’ecosistema aziendale fino ad arrivare al cliente finale.

“Ancora oggi, a 25 anni dal nostro inizio, puntiamo a costruire risposte originali e sostenibili nel tempo”,  afferma Giuliano Favini, fondatore e CEO di Logotel. “Noi non lavoriamo soltanto per le persone, ma insieme alle persone. Da quando Logotel è nata, abbiamo deciso di non specializzarci in uno specifico segmento di mercato, ma di lavorare sullo sviluppo delle competenze e dei comportamenti che permettono alle persone di lavorare in modo più efficace in qualsiasi settore siano impiegate. Dietro ogni innovazione ci sono loro, le Persone: al centro del nostro lavoro”.

“Nei progetti che affrontiamo, i nostri team coinvolgono i Clienti in una co-progettazione che spesso li accompagna nel lungo periodo”, sostiene Cristina Favini, Strategist & Manager of Design di Logotel, “per portare il progetto dalla strategy al delivery al Life, un vero processo trasformativo dove un servizio erogato viene scelto dalle persone, per vivere esperienze e impatti positivi che migliorano la loro vita. E quest’anno, co-progettando insieme a Enel la bolletta 2.0 e il servizio web eBilling, Logotel si è aggiudicata il XXV Premio Compasso d’Oro, conquista che ci rende particolarmente orgogliosi.”

Logotel è un’impresa People and Design Driven: il suo team di 196 persone, composto da competenze ed esperienze diverse, ha al suo interno service designer, community builder, content specialist, visual, formatori, filosofi, web developer, videomaker, data scientist, learning experience designer, che interagiscono e collaborano ogni giorno per dare un approccio multidisciplinare ai progetti. Collaboratori di 10 nazionalità differenti costituiscono il contesto multiculturale di Logotel, offrendo un punto di vista sfaccettato in progetti che sempre più spesso valicano i confini, per imprese italiane e internazionali, nei quali i team arrivano a parlare quotidianamente dieci lingue.

“L’internazionalizzazione non è più questione di scelta”, sottolinea Nicola Favini, Direttore Generale. “Sempre di più lavoriamo con clienti cross-border come Diesel, Peugeot, Costa Crociere su progetti che raggiungono fino a 32 Paesi nel mondo. Le nostre 31 Business Community assicurano formazione e coinvolgimento a reti di vendita e organizzazioni internazionali, consentendo alle imprese di aprire un canale diretto di dialogo con i propri ecosistemi. Questi progetti sono tanto più necessari quanto più diventa vitale coinvolgere, allenare e gestire sciami di attori che vivono quest’epoca di change management e digital adoption. Contenuti, processi di animazione e piattaforme digitali ogni giorno battono il ritmo per più di 100.000 users”.

Per supportare i propri clienti ad affrontare le sfide dei mercati, Logotel sviluppa progetti e piani formativi utilizzando modelli di apprendimento sempre più blended unendo corsi in aula tenuti dai propri formatori a percorsi di eLearning: dal change management alle palestre di vendita creativa per migliorare le performance commerciali della rete, dai percorsi dedicati alle giovani generazioni a incontri ispirazionali sulle evoluzioni del futuro delle imprese.

Importante anche il contributo offerto da Logotel sul piano della ricerca e della sperimentazione e della condivisione della cultura. Dal 2010 Logotel porta avanti il progetto Weconomy (www.weconomy.it), la piattaforma culturale dedicata all’economia collaborativa, con un sito, un libro, 12 quaderni, 18.000 copie distribuite, 55.000 download, oltre 180 autori. Dal 2012 al 2017, Logotel ha partecipato inoltre alla Milano Design Week con una serie di mostre e installazioni, esplorando temi di avanguardia coinvolgendo 70 designer e ospiti internazionali, insieme a pubblico e imprese. “Per il 2018 Logotel chiuderà con un fatturato di 15 milioni”, conclude Nicola Favini. “Una crescita che riteniamo, più che un traguardo, un nuovo punto di partenza per festeggiare i 25 anni insieme alle nostre persone e ai nostri clienti”.

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BRAND STRATEGY

“Hello Future: chi vuoi essere domani?”: i ragazzi riflettono sulle professioni del futuro

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“Hello Future: Chi vuoi essere domani?” è un progetto, in collaborazione con Cisco, Logotel e TEH-Ambrosetti, con i contributors IAAD e Open Incet,  per capire quale sarà l’evoluzione del mercato del lavoro. Attraverso un percorso esperienziale per ispirarsi, confrontarsi e riflettere sulle professioni di domani, alcune classi di ragazzi tra i 14 e i 19 anni saranno coinvolte in attività di learning, making e sharing per iniziare a muovere qualche passo verso il proprio futuro.

L’esperienza di Hello Future parte dall’esplorazione di nove scenari che caratterizzeranno i prossimi anni e nove storie di persone che, intuendone lo sviluppo, li hanno messi a frutto creando nuove professionalità e mestieri, come ad esempio l’apicoltore informatico, la digital nomad e la foraging reasearcher e chef.

Il percorso proposto ai giovani partecipanti è composto da 4 fasi: ispirazione, confronto, immersione e realizzazione:

Ispirazione – Step 1

Quali sono i 9 scenari? Cosa li identifica? Una riflessione sulle forze che li guidano, un incontro con i protagonisti coraggiosi di storie reali e la produzione di un’opera visiva creativa e giocosa sul proprio mestiere del futuro. Con questo primo step, Hello Future è partito a incontrare i giovani di Torino il 12 ottobre negli spazi Open Incet, in occasione della Torino Design of the City, e replicherà a Milano nella sede di Logotel il 17 ottobre nell’ambito della Fall Design Week. Il primo laboratorio pilota di inspiring vede la partecipazione di cinque scuole superiori di Torino e Milano dove i ragazzi si confrontano e lavorano immaginando un identikit di ipotetico mestiere del futuro partendo dagli scenari e dalle storie raccontate. Ogni gruppo si mette alla prova con una presentazione del proprio lavoro. Alla fine le opere di tutti sono messe in mostra all’interno dello spazio espositivo.

Confronto – Step 2

Un gioco di gruppo per ricostruire i momenti principali delle nove storie, riflettere sulle scelte che hanno portato i protagonisti a iniziare nuove avventure professionali e chiedersi come individuare questi momenti nella propria vita per affrontarli in modo consapevole, lungimirante e positivo.

Immersione – Step 3

Dall’analisi dell’ambiente circostante, tutte le domande necessarie per risolvere i bisogni e cogliere le opportunità, sperimentando la condivisione di idee e prospettive diverse. Con un obiettivo: confrontare e valutare soluzioni alla base di un “concept” finale.

Realizzazione – Step 4

La creazione di un prototipo, l’organizzazione di un evento: dal concept a un progetto che generi valore concreto da condividere con la comunità locale e la città. Come si pianificano le attività gestendo tempi, costi e risorse esterne? HELLO FUTURE è un percorso di riflessione ed esperienze in cui i giovani partecipanti sperimentano attività non convenzionali, attivano nuove chiavi di lettura della realtà, allenano competenze e sensibilità cruciali per il futuro e sviluppano una nuova apertura mentale.

Perché il futuro è un viaggio a destinazione aperta. Che è già iniziato.

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Logotel: le generazioni che cambiano il retail. La visione di Weconomy

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Le persone, con i loro bisogni e le loro aspettative, contribuiscono alla trasformazione del contesto, in particolare nel sistema retail o più semplicemente nel mondo della distribuzione. Oggi i clienti vivono l’esperienza di acquisto, di accesso e di uso sempre più come un’unica realtà fluida, sperimentando ambienti di relazione fisici e digitali in continua conversazione tra loro.
La trasformazione della distribuzione mette a dura prova la tenuta dei negozi fisici che con fatica riescono a far evolvere il proprio modello per offrire esperienze dinamiche che puntano alla “singolarizzazione”, ovvero a rispondere al “me evolutivo” del cliente, la cui comprensione, oltre ai Big e Small Data,  porta a considerare delle prospettive più human centered, come la capacità di saper leggere le persone attraverso le generazioni a cui appartengono.

Per generazione non si intende solamente un insieme di individui nati in un dato momento storico, ma un gruppo che si definisce anche in base a come vede il futuro, agli ideali che condivide. Le generazioni sono sempre esistite, solo che ora ne leggiamo la complessità e ci troviamo ad affrontare dei “divari” culturali ampi che, vista la velocità di cambiamento, sentiamo più di prima.

Logotel si è già confrontata con questo tema attraverso il progetto editoriale Weconomy, che ha dedicato infatti il quaderno n. 12 alla condivisione di luoghi, tempi e spazi – specialmente in azienda – da parte di diverse generazioni. Ma la tematica emerge ancora come attuale nei progetti: le generazioni sono un ulteriore filtro per comprendere meglio i clienti interni ed esterni all’azienda e progettare le corrette modalità di interazione e i possibili servizi con il giusto mindset. In azienda convivono più di quattro generazioni diverse contemporaneamente, che si trovano sedute intorno ad un medesimo tavolo, impegnate in gruppi di lavoro o in momenti progettuali e organizzativi. Negli store oggi entrano più di cinque generazioni diverse e gli addetti vendita si ritrovano clienti con esigenze e valori completamente disomogenei tra loro. È inoltre comune trovare persone molto giovani con ruoli gerarchicamente più importanti che gestiscono, guidano e comandano persone di età più matura.

Ad esempio, oggi, nel mondo, una persona su quattro è un Millenial (24%, pari a circa 1,8 miliardi di individui) e il 16% (1,2 miliardi) appartiene alla Generazione Z (chi ha tra i 10 e i 19 anni, nati tra il 1998 e il 2007). Queste nuove generazioni hanno valori e stanno agendo sul mercato in modo diverso da quelle precedenti. Rappresentano per tutti la generazione “sempre connessa”, ma in realtà quando entrano in un retail fisico si aspettano esperienze “non digitali”, che siano extraordinariamente coinvolgenti e “umane”. Altrimenti quale valore avrebbe un’esperienza in uno store, se posso usare uno smartphone dove e quando voglio?

Pensiamo ad esempio alla recente apertura dell’Apple Store di Milano. Non un semplice negozio alla “Apple”, ma un vero e proprio ambiente di relazione che dialoga con la città facendosi portatore di un’esperienza a cielo aperto, arrivando a modificarla attraverso una gigante cascata scenografica che domina la piazza. Lo store – oltre a dar lavoro a figure trasversali di diverse generazioni – promette anche di accontentare tutte le generazioni con varie iniziative.

Il colosso dell’e-commerce Amazon proprio l’anno scorso è entrato ufficialmente nel business degli store fisici acquisendo un altro gigante come Whole Foods, una rete di supermercati biologici costituita da centinaia di punti vendita fra Stati Uniti, Canada e Gran Bretagna. Sebbene l’operazione abbia senz’altro molte ragioni da analizzare, non si può non considerare che anche generazioni come i Millenial abbiano avuto la loro influenza. Da un lato, comprando la catena di supermercati bio, Amazon incontra anche alcuni dei valori tipici dei Millenial, per i quali autenticità, qualità e benessere – incarnati da un brand come Whole Foods – sono in cima alla lista dei must have quando si tratta di shopping. Inoltre, l’esperienza in campo digitale di Amazon riesce a sopperire ai “deficit tecnologici” di Whole Foods che avevano impedito fino a quel momento di raggiungere il target dei più giovani in modo soddisfacente: insomma, per i Millenial, la combo prodotti di alta qualità dal mondo fisico che si unisce a una tecnologia sofisticata per la consegna è un sogno che diventa realtà.

Quindi, ragionando sull’influenza che le generazioni hanno sul mondo retail in generale, viene da domandarsi: ma un capo reparto Millennial come potrà relazionarsi con un collaboratore appartenente alla Generazione X, o addirittura Z? E una giovanissima Assistente Vendita, formata per gestire in modo giusto la relazione di servizio a valore aggiunto con i clienti, di che cosa dovrà anche tener conto, trovandosi davanti a un giovane 35enne o a un 45enne? Ogni generazione ha tatuato nel suo modo di vivere alcuni valori e molti di questi restano incomprensibili per altre generazioni, dando luogo ad usurati luoghi comuni che fomentano conflitti, profonde incomprensioni, indeboliscono la leadership sia di un genitore, ma anche di un funzionario di banca, di uno store manager, di un commesso, di un insegnante di scuola.

“Crediamo sia importante mettere a fuoco le generazioni nel retail per capire il tipo di cliente che tutti i giorni store manager e assistenti di vendita incontrano” afferma Laura Bartolini, Presidente e Counselor Coach di Logotel “per offrirgli un’esperienza personalizzata, in modo da creare una sinergia con il Brand che avvalori le relazioni e la qualità dei rapporti umani”.
Quali sono le azioni necessarie da prevedere nel progetto perché questo avvenga?

“Bisogna osservare e conoscere in modo “non virtuale” i diversi clienti e le generazioni di appartenenza”, prosegue Bartolini “Progettare la giusta motivazione per l’ingaggio, definire la modalità di relazione personale, allinearsi sul tipo di linguaggio e sul tipo di comunicazione, gestire il tempo e lo spazio del cliente in modo differenziale e infine progettare la modalità di collaborazione in ogni momento di contatto. In sostanza comprendere le generazioni e capire le giuste forme di collaborazione diventa una grande opportunità progettuale per il futuro per offrire un’esperienza unica che tenga conto della complessità della persona. Diventa urgente trasferire, formare e allenare questa sensibilità nelle persone che progettano, animano e lavorano nelle reti di vendita, nella distribuzione”.

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BRAND STRATEGY

Cristina Favini: “Service Design per creare impatti positivi per le persone”

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Quali sono i possibili scenari del design del futuro? A questo e ad altri interrogativi ha risposto Cristina Favini (nella foto), Strategist della Service Design Company Logotel, nel corso del suo intervento presentato all’interno della track Envisioning and evolving di ServDes 2018, il summit strategico internazionale di ricerca per lo scambio di conoscenze nell’ambito del Service Design e dell’Innovazione. “Nel futuro il Design avrà ancora di più un ruolo centrale nell’aiutare a creare impatti positivi e produrre esperienze significative per le persone e la società”, ha spiegato Cristina Favini, ” tutti parlano di come bisogna mettere al centro il “cliente, la persona”, in realtà dobbiamo mettere al centro “la persona con le sue relazioni”. In particolare, continua Favini; “il Servizio è utile se genera scambio di valore tra persone. Ma le persone continuano a cambiare, quindi il servizio è qualcosa di vitale perché è un processo continuo ed evolutivo. Nel tempo e nei diversi contesti cambia stato, non può essere ingessato in strumenti e griglie o in una sessione di post-it. Bisogna prendere coscienza che il servizio deve servire ad una persona o ad un gruppo di persone che sono in una trama vivente. Di conseguenza il Design non può più essere uno strumento, ma deve essere progettato fin dall’inizio come vivente, animato. Il suo posto sarà dove i bisogni delle persone generano domande e quindi relazioni di significato: per questo in Logotel ingaggiamo, motiviamo, animiamo e formiamo tutti giorni persone di 5 generazioni diverse in community di servizio nazionali e internazionali e sperimentiamo come sviluppare relazione nei servizi, accompagnando persone in uno stesso servizio da 17 anni”.

Nel futuro sono diversi i rischi che i progettisti devono evitare: prima di tutto la virtualizzazione dei bisogni reali delle persone e poi la standardizzazione del livello di servizio: “Non si può più lavorare solo sulla funzione”, sottolinea Favini, “dobbiamo invece prenderci cura dei bisogni del cliente, del suo contesto vitale, della sua interpretazione. Dobbiamo accettare il punto di vista spiazzante che garantisce coinvolgimento e unicità nel metodo, nel processo di progettazione e nel progetto di servizio. Inoltre dobbiamo evitare di usare la metodologia come fine. L’adozione degli strumenti – customer journey, touchpoints, personas, blue print, etc.- e del linguaggio tipico del service design sono procedure che ormai stanno livellando le aspettative e il rischio è che tutti producano gli stessi risultati e gli stessi servizi senza che se ne percepisca l’originalità, la differenza”.

Per la Strategist di Logotel, quindi, il rischio è l’omogeneizzazione, l’impoverimento culturale, creativo ed emotivo, nonché la perdita di originalità e la creazione di idee, servizi e progetti senz’anima. “Dobbiamo invece tornare a produrre Bellezza”, conclude Favini, “perché spiazza le persone, libera l’immaginazione, stimola la nascita di nuovi comportamenti e migliora l’esperienza. Come persone e aziende chiamate a partecipare al cambiamento dobbiamo portare “Bellezza” nelle sfide della contemporaneità e misurarci con temi come Age, Education e Training, Work, Health, Mobilità, Tecnologia, tempo libero, Environment ed etica. Lo scopo deò service design è la trasformazione e il miglioramento dell’esperienza di chi ne è coinvolto. Per questo i manuali e le procedure sono fin dall’inizio vie inadeguate. Per questo i parametri di valutazione finale devono rimanere plastici, complessi. Insomma, per creare impatto dobbiamo stare nel servizio insieme alle persone e collaborare con loro per creare esperienze positive. Quando un processo di service design è efficace diventa trasformativo, cambia le cose in misura positiva, concreta e palese”.

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BRAND STRATEGY

Logotel porta a Hangzhou il service design per il retail in Cina

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Al via un nuovo appuntamento all’interno della collaborazione che Logotel ha avviato con lo Specializing International Executive Master in Design Strategy and System Innovation del Poli.Design – Politecnico di Milano in collaborazione con l’Istituto LanTao Culture Development di Pechino. Dopo il workshop che si è tenuto in Logotel nella sede di Milano ad aprile – a cui hanno preso parte 30 designer, architetti e businessman cinesi – e dopo le esperienze degli scorsi anni a Pechino, Shanghai, Chengdu e Shenzhen, Logotel torna in Cina a Hangzhou, per portare l’approccio del service design applicato al sistema retail.

Questa volta Cristina Favini, Strategist e Manager of Design di Logotel, si è confrontata con oltre 60 tra imprenditori, manager e designer, con cui ha condiviso riflessioni e metodologia per sviluppare servizi di nuova generazione. “Le persone nella loro vita ricercano ed esplorano esperienze. Un’esperienza e quindi un servizio possono avvenire ovunque, in qualsiasi spazio e tempo. I Brand devono offrire prospettive, possibilità e sostegno ai loro clienti, proporre un’offerta più ricca non solo quantitativamente più ampia – in termini di prodotti, servizi e contenuti – ma anche verticalmente più complessa – afferma Cristina Favini – il rischio oggi è qual è? È la “finta singolarità”: progettare un servizio standard, uguale a tanti altri, indifferenziato, per scambiare il cliente come target da presidiare o barattare come merce. Diventa cruciale, quindi per aziende e progettisti sviluppare in futuro servizi che abbiano un reale impatto positivo e di senso per le “singole” persone, che propongano visioni originali e arricchiscano il loro vissuto e quello delle loro di comunità. A Hangzhou è stato interessante confrontarci su come il design è un enzima straordinario, portatore di nuove prospettive, nuovi approcci e sensibilità per gestire una complessità emergente e tradurre i progetti in esperienze reali di cambiamento”.

“Peraltro il confronto con la Cina è sempre stimolante – conclude Francesco Zurlo, direttore del Master – perché la velocità di esplorazione di nuove opportunità è di misura molto maggiore che in occidente. Il contributo di Logotel, in questo consesso, è speciale: portare la visione e “reason why” per orientare questo processo continuo di ricerca e innovazione”.

La Lantao Academy è un punto di riferimento in Cina per lo sviluppo Culturale del Design, e da sempre promotrice della cultura della progettazione presso le imprese e i maggiori studi di progettazione insieme al loro network internazionale.

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AZIENDE

Logotel: l’era cognitiva. Un mondo governato da robot e automazione?

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Dalle auto che si guidano da sole ai cellulari che rispondono alle nostre domande, le nuove tecnologie stanno trasformando radicalmente la nostra vita quotidiana, così come il panorama sociale, lavorativo e collaborativo. A questi temi la service design company Logotel ha voluto dedicare il dodicesimo quaderno di Weconomy, dal titolo: “Robot -L’automazione è collaborativa?”, che vede coinvolti oltre 20 relatori – tra i quali ricordiamo giornalisti, filologi, fisici, manager, filosofi e bioingegneri – nel tentativo di disegnare un’immagine delle possibili relazioni tra umani e tecnologia. Il tema, scomposto in due dimensioni, quella che descrive i risvolti dell’evoluzione tecnologica a livello sociale e quella che ne osserva gli effetti sulle imprese, ha visto anche il contributo di Simone Colombo, Senior Manager e Social & Business Community Logotel, con un intervento dedicato all’Era cognitiva, una definizione che, quando parliamo di intelligenza artificiale, robotica o machine learning, permette di innescare una serie di riflessioni utili per comprendere come l’uomo vive in questa nuova era.

“Per dirla alla Bauman, l’era cognitiva è uno dei modi in cui si manifesta la “compulsione a liquefare, fondere, estrarre” della post-modernità in cui viviamo”, spiega Colombo, “una tendenza che si manifesta in tutti gli ambiti in cui l’uomo dispiega la propria azione sul mondo, ma se questa liquefazione impatta anche sulle sue strutture conoscitive, allora le conseguenze diventano dirompenti e la trasformazione ancora più profonda. Stiamo quindi facendo un salto notevole: dalla società dell’informazione siamo passati a quella della conoscenza e adesso entriamo in questa nuova società cognitiva. La domanda è: siamo attrezzati come esseri umani per viverla?”. Nel suo intervento al WOBI di Milano (novembre 2017) Michael Porter è convinto che la tecnologia sia andata oltre la nostra capacità di comprenderla. In altre parole, il mondo è cambiato, ma noi siamo sempre uguali. La digitalizzazione ha ampliato le nostre capacità cognitive che, però, sono rimaste nella loro natura le stesse. Alle nostre strutture conoscitive sembra mancare qualcosa per comprendere questa nuova relazione con le machine learning, capaci di procacciare nuove nozioni.

“In effetti abbiamo di fronte un nuova urgenza che impatta anche sul modo con cui, come società, dalla scuola all’impresa, educhiamo, formiamo e supportiamo le persone “, continua Colombo, “il mondo artificiale e quello naturale si stanno incontrando nella nano-dimensione che apre alla connessione fisico-digitale tra esseri umani e robot e lascia immaginare nuovi scenari come il recente trapianto di mano bionica al Gemelli di Roma, che abilita la paziente anche al tatto non solo alla manipolazione. Ma già oggi ci sono uomini e donne che risparmiano chattando con Plum, servizio che permette di gestire le proprie finanze personali sul messanger di Facebook, che rispondono ad un job posting con “video interviste cognitive” attraverso la piattaforma Talview o, ancora, dottori e pazienti che interagiscono con il sistema IBM Watson nella diagnosi e prognosi di malattie, oppure consumatori che dialogano con applicazioni Autodesk per risolvere i loro problemi di acquisto e utilizzo dei prodotti. Nell’interazione con questi sistemi cambia radicalmente il modo in cui formuliamo il nostro giudizio sul vero e il falso, il giusto e lo sbagliato, il degno di fiducia o meno, il bello e il brutto”.

Insomma, cambiano la logica, l’etica e l’estetica che ci permettono di conoscere e interagire con il mondo in tutti i campi in cui questa interazione può avvenire. “Porter ha ragione: siamo sempre uguali e non ci saranno nuovi esseri umani al momento”, precisa sempre Colombo, “ma dalla liquefazione di logica, etica ed estetica può emergere un nuovo modo utile a noi esseri umani che viviamo e vivremo nell’era cognitiva. La post-modernità ci porta a misurarci con una nuova realtà in cui il giudizio su ciò che è vero, giusto e bello si esercita con un atto unico, istantaneo e necessario. Se pensiamo a noi come consumatori, lo sviluppo è nell’interfaccia per interagire con i twin digitali dei prodotti che acquistiamo. Immaginiamo, ad esempio, di giocare a tennis con una racchetta capace di registrare punti di impatto, effetti e rotazioni impresse alla pallina e direzioni dei nostri colpi. Attraverso un’interfaccia user-friendly capace di aggregare i dati raccolti e diagnosticare il nostro stile di gioco, interagiamo con un sistema che suggerisce come rendere più efficaci i colpi, quali allenamenti fare, come modificare i propri movimenti e adottare nuovi stili di gioco. Questo “twin digitale” della racchetta che impugniamo ci permette di tracciare una direzione di miglioramento rispetto alla quale valutarci”.

L’era cognitiva promette quindi di potenziare le nostre azioni, ma dobbiamo scegliere di giocare con le regole di questa nuova epoca, generando i dati che servono per farla funzionare, per poi condividerli: dobbiamo essere disposti a cambiare il modo in cui riconosciamo la verità, accordiamo fiducia, ci facciamo emozionare dal bello. “Abbiamo bisogno, tutti, di competenze che trascendono e liquefano le discipline del nostro sapere e abbracciano la vita, in tutte le forme in cui si manifesta”, conclude Colombo, “sono le life skills, come le definisce l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Non sono competenze “nuove”, ma un modo diverso di utilizzarle perché impariamo ad esercitarle simultaneamente e passare facilmente dall’una all’altra: pensiero critico, curiosità e iniziativa; collaborazione, comunicazione e auto-efficienza; sperimentazione, creatività e problem solving. L’essere umano può rinnovarsi e diventare migliore nell’era cognitiva solo crescendo insieme e contemporaneamente sia nella capacità di comprendere sia nel desiderio di instaurare relazioni positive sia nella volontà di ricercare modi nuovi e più efficaci di intervenire sul mondo”.

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AZIENDE

Logotel e il service design: “Generare impatto significa creare valore concreto”

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Cosa significa oggi progettare servizi? Com’è cambiato il ruolo del service design con le trasformazioni in atto? Se ne è parlato a un evento organizzato da Rethink! Service Design Stories, progetto promosso dalla Service Innovation Academy di POLI.designPolitecnico di Milano e Leftloft, in collaborazione con Regione Lombardia, che promuove la cultura del progetto nei servizi grazie a un nutrito palinsesto di iniziative. Più di 20 ospiti nazionali e internazionali si sono riuniti al Grattacielo Pirelli nella per riflettere insieme e domandarsi come la tecnologia influenzi i processi organizzativi, quali siano i bisogni degli utenti e delle imprese del futuro e quale supporto può offrire il service design in questi scenari, per far crescere il sistema economico, sociale, ambientale.

Anche Logotel ha portato il proprio punto di vista su un service design che, come afferma Nicola Favini, Direttore Generale e Manager of Communities Logotel, deve essere people focused e human centered: “La velocità con cui le tecnologie evolvono e innescano le trasformazioni non ha precedenti ed è in accelerazione esponenziale. Ma chi deve dare il ritmo nelle organizzazioni alla trasformazione sono le persone. La persona per natura è più veloce a cambiare di un’organizzazione. La persona è il centro. Le persone che ascoltano altre persone per dare forma e progettare nuove soluzioni che migliorano la vita. Che siano clienti o colleghi, non cambia. Le imprese (organizzazioni) sono chiamate a progettare come vogliono impattare sul contesto con la loro innovazione. Per noi in Logotel – che da tempo affrontiamo progetti per accompagnare la trasformazione dei nostri clienti – il concetto di service design è lavorare sui progetti con un approccio sistemico che va dalla strategy al life, per creare impatto. Perché il servizio funzioni, la progettazione deve ricordarsi di mettere al centro gli individui, i loro bisogni e pensare agli impatti positivi concreti che può portare nelle loro esistenze. Sapendo che persone e relazioni /interazioni sono gli ingredienti che mettono in contatto l’impresa con il suo ecosistema commerciale, con i clienti e l’ambiente. Un servizio assume senso e significato nel momento in cui porta un miglioramento reale nella vita delle persone. Genera impatto e quindi valore. Altrimenti è solo sudore”.

Nei prossimi mesi saranno diversi gli eventi in programma in cui poter riflettere nuovamente sull’offerta del mondo dei servizi e sulle evoluzioni in atto. Il prossimo appuntamento è fissato per il 19 giugno 2018: Logotel parteciperà infatti a ServDes, il summit strategico di ricerca per lo scambio di conoscenze nell’ambito del service design e degli studi sull’innovazione dei servizi che si terrà a Milano dal 18 al 20 giugno. In quest’occasione di confronto tra i vari player dell’universo del service design – provenienti dal mondo accademico, dalle imprese e dalle agenzie di progettazione – Logotel porterà la propria visione all’interno di un percorso che mira a riflettere sul futuro del service design e sulle sue diverse geografie e interpretazioni.

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MEDIA

Umani, Robot, AI e altre Tecnologie su Weconomy #12 con Quaderno Robot

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quaderno robot

Ogni giorno che passa, viviamo in un mondo sempre più automatizzato. Che siano i robot che puliscono casa nostra, gli assistenti vocali che ci ricordano gli appuntamenti della giornata o i navigatori che ci suggeriscono scorciatoie senza traffico per arrivare in tempo al lavoro, la “rivoluzione” dell’intelligenza artificiale è già qui. a se gli effetti sul quotidiano ci sembrano evidenti e, a pensarci bene, anche poco rivoluzionari, gli impatti delle nuove tecnologie sono molto più vasti e profondi sia a livello sociale sia aziendale. Nell’immaginario collettivo le speranze e i timori legati a queste innovazioni sono diversi e vanno da scenari dominati da una devastante disoccupazione di massa a scenari caratterizzati da una proficua distruzione creativa.

Gli interventi degli oltre 20 autori ed esperti intervistati del Quaderno Robot – l’automazione è collaborativa? sembrano comunque convergere sull’idea che “ci sarà sempre una soglia oltre la quale il ruolo dell’essere umano sarà insostituibile” (Carlo Napoli). L’ampiezza dello spettro di professioni e background, che include fisici (Massimo Temporelli), giornalisti (Luca De Biase), filologi (Luca Toschi), manager (Gianpaolo Barozzi, Renato Dorrucci), filosofi (Stefan L. Sorgner) e bioingegneri (Alessandro Vato), per citarne alcuni, sottolinea la pluralità di opinioni necessaria per inquadrare gli sfocati confini di un tema tanto attuale quanto controverso.

Cristina Favini, Strategist, Manager of Design di Logotel e responsabile del progetto Weconomy, ricorda come ci sia la necessità «di tornare a farci delle domande scomode per capire in profondità gli impatti e la posizione da prendere in merito a queste nuove tecnologie, per capire cosa le macchine possono fare o, meglio ancora, non fare. Perché quello che non fanno esalta il nostro modo di essere persone. […] Invece di cimentarci in una perdente corsa contro le macchine, investiamo in una collaborazione con loro, nella quale il “fattore umano” viene allenato, sviluppato e valorizzato». Del resto, come afferma Massimo Temporelli (Presidente e co-founder di The FabLab), «la nostra specie è il risultato di una riuscita coevoluzione dinamica e in continuo mutamento tra il nostro organismo, la biologia e la tecnologia, tra natura e cultura. Secondo l’autore infatti: « la tecnologia è umanizzante. […] Per questo i robot e le AI non solo non devono farci paura ma devono essere accolte con attento entusiasmo». Per ottenere dei risultati concreti e positivi comunque, sottolinea ancora Cristina Favini, «[…] servirà sempre più investire su nuovi modelli di formazione e apprendimento che insegnino non le soluzioni ma a risolvere problemi».

Da marzo il Quaderno Robot – L’automazione è collaborativa? è scaricabile dal sito www.weconomy.it che è stato completamente riprogettato e dove è ora possibile, non solo leggere i contenuti, ma anche ascoltarli. Il quaderno è disponibile in italiano, inglese e presto anche in francese (file .pdf, licenza Creative Commons).

 

Ecco la lista degli autori del Quaderno Robot #12  di Weconomy:

Gianpaolo Barozzi – Sr. Director HR, Cisco
Thomas Bialas – Futurist
Daniele Cerra – Digital Innovation Officer, Logotel
Simone Colombo – Senior Manager Social & Business Community, Logotel
Luca De Biase – Innovation journalist and writer
Renato Dorrucci – Responsabile Formazione, Sviluppo Manageriale e Scuola dei Capi, Intesa Sanpaolo
Cristina Favini – Strategist, Manager of Design Logotel e responsabile del progetto Weconomy
Nicola Favini – Direttore Generale e Manager of Communities Logotel
Maria Grazia Gasparoni – Education Director, Logotel
Kevin LaGrandeur – Professor & Director of NYIT Technical Writing Programs, New York Institute of Technology
Laughing Man – Writer
Carlo Napoli – Head of Open Innovation Culture and Project, Enel
Alberto Sanna – Direttore Centro di Ricerca Tecnologie Avanzate per la Salute ed il Ben-Essere, IRCCS Ospedale San Raffaele
Vincenzo Scagliarini – Community manager Content Specialist, Logotel
Massimo Temporelli – Presidente e co-founder, The FabLab
Elena Tosca – Direttore Master in Meccatronica & Management MEMA, Liuc Business School – Università Cattaneo e Titolare corso “Gestione delle Carriere”, Liuc Univeristà Cattaneo
Luca Toschi – Direttore del Center for Generative Communication, Università di Firenze

Il quaderno include inoltre una serie di videointerviste fatte in occasione della mostra Posthuman a:
Francesco Botturi – Professor of Moral Philosophy, Università Cattolica Milano
Eyal Burstein – Designer
Francesca Ferrando – Philosopher of the Post-human
Nika Mahnič – Critical writer
Fabio Secci – Adaptive athlete and Customer Experience Manager
Josephine Smart – Professor of Anthropology, University of Calgary
Stefan Lorenz Sorgner – Professor of Philosophy, John Cabot University in Rome
Alessandro Vato – Bio-engineer and Researcher, Italian Institute of Technology Rovereto

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AZIENDE

Digital Impact: come guidare la trasformazione digitale. Il pensiero di Logotel

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“Niente digitalizzazione senza umanizzazione, se non lo fai di persona non funziona”. Questo è il punto di vista di Logotel, service design company indipendente che lo scorso 15 marzo ha organizzato l’evento “Digital Impact – By Humans For Humans”, presso i suoi spazi nel quartiere di Ventura Lambrate a Milano. L’evento ha fatto parte del palinsesto della Milano Digital Week, quattro giorni dedicati alla cultura dell’innovazione. Per l’occasione Logotel ha riunito persone appartenenti a 30 grandi aziende nazionali e internazionali con competenze, sguardi e prospettive diverse come ad esempio manager, imprenditori, digital specialist, learning experience designer, service designer e formatori per confrontarsi sugli impatti che il digitale sta portando e sempre più porterà nel lavoro e nella vita di tutti i giorni. Solo chi riuscirà a portare a bordo le persone riuscirà a guidare la trasformazione. Durante l’evento, i partecipanti si sono confrontati su come allenare le persone ad abilitare nuovi mindset, provando anche a dare delle risposte su come ingaggiare, motivare e supportare persone e imprese nell’evoluzione che stiamo vivendo. I diversi interventi hanno sottolineato, infatti, come le persone siano il fattore di accelerazione del cambiamento rispetto alle organizzazione.

“Perché “By Humans For Humans”? Il digitale non è solo uno strumento o il fenomeno che sta cambiando radicalmente la geografia del nostro orizzonte, è una sensibilità nel guardare la realtà che viviamo e operiamo. La sfida è culturale – afferma Cristina Favini, Strategist e Manager of Design Logotel – la trasformazione dipende dal rafforzamento dei fattori umani che riusciremo a potenziare nelle persone per gestire la crescente velocità della complessità in cui ci troviamo a vivere e operare. Dietro ogni innovazione, e dietro ogni cosa nuova, c’è “qualcuno” di nuovo. Il digitale implica un vero e proprio cambiamento culturale, per le imprese è urgente portare a bordo le persone. Il rischio? Subire la trasformazione, rimanere ai bordi, perdere l’opportunità di progettarsi il futuro con impatti sociali”.

Simone Colombo, Senior Manager e Community & Social Business Logotel, ha posto l’accento su come “siamo tutti coinvolti in questi processi di trasformazione, gli impatti sono trasversali a tutte le generazioni. Il digitale influenza le nostre interpretazioni e modifica il modo che abbiamo di interagire con la realtà. A cambiare sono anche le nostre relazioni e come instauriamo processi di fiducia consapevoli, oltre che le esperienze abilitanti che “abitiamo” con i device sempre nelle nostre mani, davanti ai nostri occhi”.

Secondo Maria Grazia Gasparoni, Manager of Education Logotel, “per le imprese è necessario mettere in campo nuovi sistemi di formazione blended (fisici – digitali) per motivare le persone ad un apprendimento continuo, dal centro alla periferia e ritorno. Occorre co-progettare insieme alle organizzazioni, sperimentare, far evolvere strumenti e metodologie, favorire un cambio di mindset delle loro persone e abilitarle ad essere ogni giorno Learner e Teacher, condividendo esperienze e best practice in un processo di apprendimento continuo”.

La motivazione delle persone è stata approfondita da Daniele Cerra, Senior Manager e Digital Innovation Officer Logotel, che ha analizzato casi aziendali e progetti sviluppati da Logotel. “Cosa trasforma le nostre intenzioni in azioni? Cosa ci coinvolge e ci attiva? Qual è lo scambio di valore tra gli attori coinvolti? È un circolo virtuoso: senza motivazione, non c’è commitment. Senza commitment, non c’è ingaggio. Senza ingaggio, la motivazione crolla. A questo punto dobbiamo concentrarci su quali siano gli elementi chiave della motivazione intrinseca. Secondo le più recenti ricerche neuroscientifiche e le più consolidate teorie della psicologia positiva sono l’autonomia, la competenza e la razionalità. Come progettisti, agiamo su questi tre asset per sviluppare eco-sistemi e ambienti digitali che favoriscano la motivazione, e la collaborazione, tra le persone”.

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AZIENDE

Il business portal Costa Extra, co-progettato e gestito da Logotel, si espande in Cina

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Logotel Costa Extra

Dopo otto mesi di lavoro, Costa Extra, la piattaforma di servizi dedicata al canale Trade di Costa Crociere, una realtà ormai consolidata sui mercati italiano, francese e spagnolo, co-progettata e gestita da Logotel, è adesso online anche in Cina. Dallo scorso luglio Costaextra.cn è la piattaforma mobile first che costituisce un nuovo punto di riferimento per tutte le attività di sviluppo commerciale di Costa Crociere sul mercato cinese.

Nato in Italia nel 2013, grazie a un team multidisciplinare composto da Service Designer, esperti di formazione e e-learning, Community Manager, Digital Designer, Web Developer, Data Analyst, “Costa extra” ha l’obiettivo di mantenere e sviluppare un contatto costante e di valore con le Agenzie di Viaggi e con i singoli Agenti di Viaggi, fornendo loro servizi, contenuti, strumenti utili ed esclusivi attraverso l’attivazione di un canale stabile e veloce di ascolto, scambio e formazione su temi di marketing e di digital, comunicazione, problem solving, monitoring e animazione di vendita.

A dare forma al Business Portal e a gestirne il flusso quotidiano dei contenuti è la Service Design Company Logotel, che cinque anni fa ha affiancato e supportato il Sales&Marketing Department di Costa Crociere anche nella co-progettazione di questo percorso di rinnovamento e di rafforzamento della relazione con le Agenzie di Viaggi. I due team hanno progettato fianco a fianco un ambiente digitale che rendesse unica e quindi altamente differenziale la capacità di Costa Crociere di “fare sistema” con la rete distributiva, per accompagnare “tutti” verso scenari competitivi e di sviluppo sempre più innovativi. Ancora oggi il prodotto crociera rappresenta per le Agenzie un comparto in grande crescita e con grandi potenzialità di sviluppo.

Grazie all’ausilio di Logotel, il Business Portal è stato via via sviluppato con lo scopo di facilitare le esigenze operative degli Agenti di Viaggi, ottimizzando il passaggio di informazioni e generando un impatto concreto sull’attività lavorativa quotidiana: ogni giorno vengono infatti pubblicati contenuti editoriali e strumenti relativi a prodotti e offerta. Il progetto, cresciuto anno dopo anno, si sta attestando sempre più come hub di servizi e tool. Dal 2016, ad esempio, Costa extra include anche la Costa Academy, un percorso formativo a livelli e punti che abbraccia temi che vanno dal marketing d’agenzia, ai social media, alla vendita, dove emerge la componente di engagement by design della cultura di Logotel, che poi è un punto fondamentale dei suoi corsi di formazione: guidare le persone nello sviluppo, nella codifica e nell’ideazione di una serie di idee e progetti che successivamente potranno proseguire all’interno della propria azienda.

Negli ultimi due anni la Costa Extra Community si è allargata in due Paesi importanti come Francia e Spagna con l’inaugurazione di Costaextra.fr e Costaextra.es e la presenza di una redazione Logotel presso l’Headquarter di Costa Crociere a Parigi e a Madrid. Costa Extra coinvolge oggi più di 26.000 Agenti di Viaggi, che ogni giorno in qualsiasi momento della giornata e da qualsiasi dispositivo si collegano per aggiornarsi sulle novità commerciali, sulle offerte e sul prodotto; partecipano a numerosi percorsi formativi; utilizzano tool di prenotazione sempre più potenti e precisi, nonché strumenti di ingaggio verso il Cliente finale come voucher sconti e omaggi e condividono esperienze di successo. Il Business Portal è sempre stato in continua espansione e ora, dopo l’ingresso nel mercato cinese, il team di Logotel, insieme a Costa Crociere, sta lavorando ad un’ulteriore espansione in altri mercati.

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BRAND STRATEGY

Logotel vince il Premio Innovazione Smau con e-volution per TIM

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e-volution per tim logotel

La service design company Logotel ha ottenuto il Premio Innovazione Smau con una case history di eccellenza, il progetto e-volution per TIM, la Business Community co-progettata e gestita da Logotel per conto dell’operatore telefonico. Il riconoscimento viene assegnato a quelle imprese e pubbliche amministrazioni che si caratterizzano per la loro capacità di innovare e di mettere in campo esperienze che disegnano nuovi modelli o declinano in modo concreto le innovazioni che percorrono i diversi settori. Il salone dello Smau, la cui ultima edizione, appena terminata, ha ospitato un ricco programma di workshop, eventi e speech, è certamente uno dei più importanti marketplace italiani su innovazione, tecnologia e ICT. Una piattaforma sempre più internazionale che guarda all’open innovation come modello di collaborazione tra imprese ed ecosistema.

Sono svariate le motivazioni che hanno indotto la giuria ad annoverare anche Logotel tra i vincitori del Premio Innovazione per il progetto e-volution. Logotel è una service design company, che accompagna le imprese nei loro percorsi di innovazione e cambiamento. In un mondo sempre più complesso e liquido, in cui i confini si confondono e le tecnologie stanno accelerando la trasformazione di ogni aspetto del business, ogni organizzazione aziendale deve mettersi in discussione e progettare nuovi percorsi di senso per se stessa, per le sue divisioni/direzioni, per la sua community commerciale e per l’ecosistema cui è collegata. In questo contesto lo spazio di intervento e di collaborazione di Logotel è molto ampio. Adottando un modello di service design collaborativo, Logotel, sulla base delle esigenze del cliente, progetta e co-progetta un intervento, combinando diversi strumenti: il design per ideare, creare e raccontare; la formazione per accompagnare le persone nei processi di cambiamento; la business e social community per ingaggiare e coinvolgere le persone in processi di apprendimento, scambio e crescita.

Attraverso il progetto e-volution per TIM – in assoluto la prima di una lunga teoria di piattaforme di Business Community lanciate dall’azienda nel corso di 24 anni di vita – Logotel ha agito all’interno di un ambiente digitale per sperimentare un innovativo percorso informativo, formativo, motivazionale destinato alla rete di vendita indiretta business con l’obiettivo di migliorarne i servizi e la gestione della relazione con il cliente business. Il progetto, seguito da una redazione multidisciplinare che “accompagna” quotidianamente un palinsesto di informazioni, contenuti e animazioni social che si integrano con altri strumenti di contatto, si è dimostrato molto efficace, grazie alla forte partecipazione delle persone coinvolte nella comunità.

A raccontare al pubblico di Smau il lavoro svolto da Logotel insieme a TIM per la business community e-volution, è stato chiamato Daniele Cerra, Digital Innovation Officer di Logotel, il quale intervenendo nel corso della tavola rotonda dell’evento “Servizi al cliente e al cittadino: innovazione a 360°”, ha rimarcato che “Alla base dell’attività di Logotel c’è la decisa convinzione che le persone siano il motore e la leva principale dei processi di cambiamento, dentro e fuori dalle organizzazioni. Le stesse business community esistono se l’insieme dei servizi che le compongono sono capaci di coinvolgere i partecipanti creando spazi dove possano riconoscersi ed esprimersi per disegnare percorsi ed esperienze significative. Il progetto della business community di e-volution, iniziato nel 2001, coinvolge costantemente 2000 persone della rete vendita TIM, che sono andate a formare una comunità omogenea con caratteristiche professionali simili e obiettivi specifici condivisi. Questa community è via via diventata – grazie alle attività multidisciplinari del Service Design by Logotel – uno spazio di autoapprendimento, informazione e formazione, dove l’approccio collaborativo consente di affrontare i momenti di forte cambiamento, e impegnarsi per il raggiungimento di obiettivi sempre più alti”

(Patrizia Pastore)

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AZIENDE

COME VALORIZZARE I GIOVANI IN AZIENDA

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logotel weconomy

Con questo intervento, ospitato all’interno del quaderno Weconomy #11 “Quid Novi?”, Simone Colombo, Instructional Designer presso Logotel, si schiera contro i luoghi comuni che girano sui Millennial, sostenendo che imprese e leader dovrebbero imparare a valorizzare quanto le nuove generazioni sono in grado di portare all’interno del mondo del lavoro.

“Che superficiali! Non sanno andare in profondità come noi”. Scommetto che molti, lavorando con persone più giovani, avranno detto o sentito questa frase.

L’attenzione verso l’incontro inter-generazionale è globale. Cerca #millennials o #generationZ o #intergeneration. Puoi trovare i risultati del Bureau of Labor Statistics, uno studio della Oxford Economics, l’opinione del presidente della SAP SuccessFactor (sì, proprio il colosso del software tedesco), un report Gallup, un’intervista a Simon Sinek (il guru del “know why”). Persino un tweet di Leah Nadeau, artista 25enne di San Francisco che ci dice di stare all’erta perché, presidente Trump o no, i Millenial conquisteranno il mondo. Pare peraltro che se avessero votato solo gli under 35 non ci sarebbero stati né Brexit né Trump. O è più significativa una lettura geografica di questi voti con la categoria a noi più vicina della contrapposizione “città” e “campagna”?
Ma torniamo al luogo comune della superficialità. Penso a colleghi e clienti più giovani con cui lavoro (molti) e ai miei familiari under 35 (meno). Penso alla Degrassi Next Class o a Josh di Please Like me (entrambi su Netflix).

“I’m googling it”. Se non sai qualcosa cercalo. È la prima generazione a essere entrata nell’adolescenza con accesso istantaneo praticamente a ogni informazione. Ma sapere e comprendere sono cose ben diverse: il problema è l’interpretazione. La trasposizione nell’esperienza. Il racconto che trasforma quello che ho appena letto in una conoscenza e in una “skill”. Ed è per questo che quando racconti cos’hai imparato in 20 anni di lavoro, dando una chiave di lettura, scatta quel processo di fiducia che dà valore alle relazioni. È davvero così diverso rispetto a quanto accadeva tra me e mio padre?

Tutti cerchiamo un rapporto diretto con l’esperienza per sapere di cosa fidarci. I più giovani sono davvero mercenari disposti a cambiare lavoro ogni volta che hanno un’occasione migliore? O sono Imprese e leader a dover ancora imparare a valorizzare quanto le nuove generazioni possono portare? Il Bureau of Labor Statistics (US) dice che in 3 anni la media di permanenza degli under 35 nello stesso posto di lavoro è rimasta praticamente stabile, ma bassa (3,2 anni).
Sinek nella sua intervista a InsideQuest (bel format di learning community, più “intimo” di un Ted Talk perché lascia il tempo di raccontare la propria storia) dice che i Millennial scelgono di continuare con il proprio lavoro se questo permette loro di avere un impatto. E non è per tutti così? Sempre di più non si tratta solo del nostro lavoro ma della nostra vita.

Il confine si assottiglia, gli spazi si fanno più liquidi. Per tutti. Poi Sinek ci scherza su e dice “qualunque cosa voglia dire impatto”. Ed è qui che tocchiamo il punto. Una differenza c’è ed è sostanziale. I più giovani sentono di non poter aver impatto sull’impresa “tradizionale”, quella ancorata a un mondo che non ci sarà più.
Pare nel 2030, secondo il World Economic Forum, quando non ci saranno più prodotti ma solo servizi, non faremo più shopping e non possederemo nulla, né una casa, né un’auto, né la nostra privacy. E non potremo essere più felici. Come ogni cambio generazionale anche questo impone le difficoltà della convivenza. Vero è che non abbiamo mai avuto 5 generazioni insieme al lavoro, cosa che accadrà intorno al 2020 (Bureau of Labor Statistics). Ma il problema è piuttosto la leadership dell’impresa che dovrebbe portare a quel futuro, a quello spazio collaborativo meno formale e più “divertente” che le nuove generazioni cercano. Un mondo dove nessuno potrà smettere di imparare e anzi la capacità di farlo continuamente diventerà la vera cifra del nostro “impatto”.

Il compito della leadership è difficile: tornare a insegnare perseveranza e fatica, che tutti tendiamo un po’ a dimenticare. Abbandonare il “tutto subito” e tornare al tempo necessario per fare e insegnare bene le cose. Una misura che solo l’esperienza può dare. Ed è appunto questo giudizio interpretativo la nuova risorsa scarsa dell’Impresa.

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