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2019: una nuova era per l’advertising. La previsioni di Verizon Media

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Verizon Media, divisione di Verizon che opera in ambito media e tecnologico, condivide la propria visione sui trend relativi al digital advertising per il 2019. La società ha analizzato gli avvenimenti che hanno coinvolto le attività di advertiser e publisher durante il 2018 e ha formulato alcune previsioni per il nuovo anno. In-housing, Extended Reality5G  aprono ad una nuova era dell’advertising digitale.

 

Durante il 2018, il settore è stato caratterizzato da un forte focus sulle nuove normative legate all’utilizzo dei dati e sulla trasparenza. Il 2019 sarà un anno di grandi sfide per advertiser e publisher, che dovranno confrontarsi con ulteriori integrazioni tra Idi settore e con la necessità di portare talenti in-house. Ma ci sono anche grandi opportunità legate all’innovazione e alla creazione di nuove e coinvolgenti esperienze per i consumatori, grazie ai grandi passi in avanti che sta compiendo la tecnologia con l’introduzione della rete 5G.

Il 5G creerà una nuova era dell’advertising

La maggiore larghezza di banda fornita dal passaggio dal 3G al 4G ha dato una spinta all’economia delle app di oggi, creando le basi per molti business, da Uber allo streaming di video in mobilità. Il roll-out del 5G porterà trasformazioni ancora più importanti. Con una velocità fino a 20 volte superiore rispetto al 4G, la rete 5G consentirà ai marketer di elaborare più dati, utilizzare annunci con una risoluzione più alta, come ad esempio video in 4K, e personalizzare i messaggi in tempo reale.

L’impatto della nuova rete sarà percepito ben oltre i comuni schermi mobile e desktop. L’implementazione di massa del 5G, infatti, sarà il fondamento su cui si baserà la tecnologia “futuristica” di cui finora abbiamo visto solo un assaggio e che comprenderà la realtà virtuale, le auto che si guidano da sole e l’IoT.

Un esempio è rappresentato dal live streaming: con il 5G, questa nuova tecnologia permetterà di produrre esperienze interattive, contenuti e funzionalità fruibili in tempo reale che oggi stiamo solo iniziando ad immaginare. Esperienze di animazione live-action potranno essere trasmesse in tempo reale, permettendo agli utenti di interagire con i personaggi nei mondi animati preferiti attraverso i propri visori e altri dispositivi. Sarà possibile guardare le partite delle squadre del cuore ovunque e in tempo reale attraverso la realtà virtuale. Si sta aprendo un nuovo mondo per l’intrattenimento e la brand experience.

Extended Reality per esperienze pubblicitarie coinvolgenti

L’interesse nei confronti della Realtà Aumentata (AR) e della Realtà Virtuale (VR) continuerà a crescere nel 2019. La maggiore diffusione di queste tecnologie determinerà un utilizzo maggiore della pubblicità interattiva e consentirà ai consumatori di vedere e testare prodotti e servizi in ambienti virtuali o misti. Il pieno potenziale della Extended Reality (XR) sarà apprezzabile nel 2019, in quanto i marketer saranno finalmente in grado di sfruttare la tecnologia per creare esperienze coinvolgenti. Una maggiore immersione si tradurrà in un maggiore coinvolgimento, poiché la pubblicità in Extended Reality crea una relazione ancora più forte tra i consumatori e i brand. Nel 2019, le esperienze pubblicitarie in XR in grado di fornire un valore aggiunto e migliorare la realtà contribuiranno a creare connessioni emotive capaci di indirizzare le decisioni di acquisto dei consumatori, nonché di fidelizzarli.

 

In-housing e trasparenza

Un sondaggio di Adobe ha rilevato che il 62% dei brand intende portare all’interno dell’azienda l’acquisto programmatico di spazi pubblicitari entro il 2022. Tale esigenza è guidata dagli advertiser che desiderano ottenere un maggiore controllo su annunci e risultati. Acquisire le skill necessarie per la gestione di queste attività internamente sarà una sfida , probabilmente vedremo la nascita di modelli ibridi e le società di consulenza diventeranno un punto di riferimento per queste realtà.

Il nuovo standard Open RTB di IAB evolverà con richieste sempre maggiori di signed bid e con la diffusione di ads.cert. Ciò contribuirà a portare crescente chiarezza e trasparenza nel mercato dei media, ma dall’altro lato si discosterà significativamente dalle precedenti specifiche di RTB, comportando un’implementazione complessa. Nel 2019 ci si sposterà gradualmente verso l’Open RTB 3.0 ma continueranno a essere supportati anche protocolli meno recenti.

 

Publisher: nuovi stream di fatturati e maggiore dimestichezza con la gestione dei dati

Nel 2019, i publisher cercheranno nuovi flussi di entrate e andranno oltre l’advertising model.

I paywall hanno ottenuto diversi gradi di successo nell’ultimo decennio: nel 2019 assisteremo ad un utilizzo più diffuso di modelli legati a subscriptions e a micro-transazioni, oltre ai già noti advertising model, in cui i lettori pagano per accedere ad approfondimenti o a report di dati. Ogni testata si comporterà in maniera differente, i publisher dovranno saper comprendere ciò che rappresenterà un valore aggiunto per i propri lettori, valore per il quale in ultima analisi saranno disposti a pagare un extra.

Infine, se il 2018 è stato l’anno del GDPR, il 2019 sarà l’anno in cui il suo pieno impatto comincerà a farsi sentire in tutto il settore. Si svilupperà inoltre la nuova legislazione sulla ePrivacy e la giurisprudenza in tema di GDPR, soprattutto quando si affronterà il discorso relativo a quando il “legitimate interest” sia effettivamente legittimo, anche se ciò potrebbe non essere chiaro prima del 2020.

 

Ancora più integrazioni

Vedremo ulteriori integrazioni nel settore dal momento che le pressioni sui costi costringeranno le testate a ridurre i costi operativi. Gli advertiser chiederanno di lavorare con meno piattaforme e partner, inclusi gli annunci e i formati in-app, su desktop o mobile.

Il 2019 sarà un periodo di convergenza per il mondo dell’advertising. I provider TV vorranno avere il controllo dei canali di distribuzione futuri e alcuni importanti player si integreranno. ITV, Sky e Virgin stanno già andando in questa direzione. Lo spazio per i media indipendenti si ridurrà ulteriormente e il marketplace delle demand-side-platform (DSP) si consoliderà in un gruppo più ristretto di player.

Come tutti gli anni si registreranno alti e bassi, e le sfide saranno numerose, ma se ci sarà la volontà di abbattere le barriere tra agenzie, media owner, player tecnologici e brand, si aprono opportunità più ampie che in passato, grazie alle novità portate dalle nuove tecnologie immersive e abilitate dall’arrivo del 5G. Si potranno infatti creare esperienze innovative di interazione con i brand, con un potenziale notevole impatto sull’engagement dei consumatori.

 

“Il 2019 sarà un anno di grandi sfide e di grandi opportunità. La piena adozione della GDPR e le nuove normative sull’Eprivacy imporranno grande disciplina nell’utilizzo dei dati, ma l’avvento del 5G e la maggiore diffusione di nuove tecnologie porteranno importanti e rivoluzionarie innovazioni nell’ambito del marketing digitale”  è l’opinione di Christina Lundari (nella foto), General Manager Verizon Media Italia. “Le esperienze di interazione con i brand saranno per i consumatori sempre più personalizzate e sempre più immersive, con un riverbero positivo in termini di efficacia. Le scelte delle aziende privilegeranno i partner che garantiscono trasparenza e semplicità e ci sarà una tendenza a portare in casa la gestione del media buying. I publisher dovranno diversificare le proprie fonti di revenue, muovendosi da un modello basato esclusivamente sulla raccolta pubblicitaria a modelli più misti che comprendono abbonamenti e transazionii”.

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BRAND STRATEGY

“Like a Bosch”: campagna globale dell’azienda tedesca per l’IoT. Creatività di Jung von Matt

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Like a Bosch” è il motto di una nuova campagna globale che Bosch ha lanciato in concomitanza con il CES, la fiera dell’elettronica di consumo più grande del mondo. Lo scopo di questa campagna è promuovere Bosch come fornitore leader mondiale di prodotti e soluzioni connessi. Il punto focale della campagna è un videoclip hip-hop, il cui protagonista è un esperto utente IoT.

 

Con questa campagna , l’azienda sta entrando in un territorio nuovo: l’approccio e il tono decisamente insolito segnano un punto di svolta per Bosch. Questa iniziativa cavalca l’onda del fenomeno “like a boss”, una serie di video e meme che sono diventati virali su internet, con decine di milioni di visualizzazioni. In questi video compaiono persone semplici che affrontano imprese bizzarre e grandi prove atletiche o superano ostacoli con abilità tecniche.

 

Modificando due sole lettere, la campagna aziendale dà nuova linfa a questo fenomeno virale. Il giovane che compare nel video di Bosch ha sempre una marcia in più su tutto, grazie alle soluzioni connesse tedesche. Smartphone alla mano, fa funzionare la propria auto, il tagliaerba o la macchina del caffè in modo semplice e intelligente.

 

“Siamo partiti da un fenomeno internet globale e lo abbiamo reinterpretato in chiave ironica” ha dichiarato Boris Dolkhani, direttore del Brand Management di Bosch. “Quando si parla dell’Internet delle cose, tutte le strade portano a Bosch. È questo il chiaro messaggio di questa campagna”. L’obiettivo dell’azienda è innescare un movimento IoT virale, diffondendo il messaggio su tutti i più importanti canali di comunicazione.

 

Nel corso dell’anno, saranno online altre clip legate ai due pilastri dell’IoT: mobilità e vita connessa. La campagna creata da Jung von Matt, agenzia pubblicitaria con sede ad Amburgo, sarà lanciata tramite canali digitali e social media.

Bosch si aspetta una crescita del mercato globale dell’IoT che arrivi a un volume annuale di 250 miliardi di dollari entro il 2020. Uno scenario che ha spinto l’azienda a perseguire obiettivi ambiziosi, come quello di avere, entro il 2020, tutti i suoi dispositivi elettronici in grado di connettersi. Inoltre, l’Intelligenza Artificiale verrà sempre più integrata nei prodotti e servizi che verranno proposti nei prossimi anni.

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5G pronto, dispositivi IoT mobile sempre in forte crescita: i dati dell’Ericsson Mobility Report

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Il 5G è pronto, e sta per arrivare e cambiare il mercato della connettività. Anche le connessioni IoT sono in forte crescita, con 3,5 miliardi di dispositivi previsti per il 2023. Ad affermarlo è l’ultimo Ericsson Mobility Report, che ha previsto come i lanci commerciali del 5G siano previsti già per quest’anno (anche se la vera adozione dovrebbe avvenire per l’anno prossimo); alla guida del gruppo il Nord America. Nel 2023 il 20% del traffico dati da mobile a livello globale sarà sulle reti 5G.

 

La Cina spinge l’IoT

L’ultima edizione del report di Ericsson si è focalizzata sui rollout commerciali del 5G e sulle implementazioni dell’IoT cellulare, che risultano maggiori di quanto previsto in precedenza. Le previsioni per le connessioni cellulari IoT sono quasi raddoppiate da novembre 2017. Si prevede che raggiungeranno un valore stimato pari a 3,5 miliardi nel 2023, guidate da continue implementazioni su larga scala in Cina.

Le nuove tecnologie IoT cellulari massive come NB-IoT e Cat-M1 stanno alimentando questa crescita, offrendo ai service provider opportunità per migliorare l’efficienza e aumentare il valore per il cliente. Gli operatori mobili hanno lanciato oltre 60 reti IoT cellulari in tutto il mondo utilizzando queste tecnologie sulla stessa rete LTE sottostante per supportare una vasta gamma di casi d’uso. In Nord America questi casi riguardano la logistica e la gestione delle flotte, mentre in Cina si focalizzano su smart city e agricoltura intelligente…

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Cresce l’IoT italiano, +32% per 3,7 miliardi nel 2017: i risultati del Politecnico di Milano

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Prosegue la crescita del mercato Internet of Things in Italia. Il segmento nel 2017 ha toccato quota 3,7 miliardi di euro, con un incremento del 32% rispetto al 2016. Questo grazie alla spinta sia dalle applicazioni più consolidate che sfruttano la “tradizionale” connettività cellulare (2,2 miliardi di euro, +29%); sia da quelle che utilizzano altre tecnologie di comunicazione (1,5 miliardi di euro, +36%). Una crescita, quella dell’IoT, che risulta in linea o superiore a quella degli altri Paesi occidentali e il cui vero motore è costituito dalla componente legata ai servizi abilitati dagli oggetti connessi, che valgono ormai 1,25 miliardi di euro (con un peso pari al 34% del mercato).

A trainare l’Internet of Things in Italia è anche per il 2017 lo Smart Metering. Questo, per effetto degli obblighi normativi per il gas (2,4 milioni di contatori gas installati presso le utenze domestiche nel 2017); e dell’installazione della seconda generazione di contatori elettrici intelligenti. Tutto questo fa totalizzare al mercato i 980 milioni di euro (26%, +3% rispetto al 2016). Subito dopo, ormai a breve distanza, troviamo la Smart Car con 810 milioni di euro (22% del mercato, +47%), grazie anche agli 11 milioni di veicoli connessi a fine 2017, oltre un quarto del parco circolante in Italia.

A seguire troviamo le applicazioni di Smart Building (pari a 520 milioni di euro, 14% del mercato IoT); le soluzioni IoT per la logistica (360 milioni di euro, +45%); la città (320 milioni di euro, +40%); e la casa (250 milioni di euro, +35%). Smart Metering e Smart Car, insieme a Smart Home e Industrial IoT, sono gli ambiti di cui si prevedono i tassi di crescita più significativi nel 2018. Questi sono i principali risultati della Ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano, presentata questa mattina a Milano al convegno “Internet of Things: connessi o estinti!”.

 

I grandi player e le startup

Si accende l’arena competitiva su scala internazionale con nuovi styer che giocano sempre più un ruolo di primo piano. Ma anche le startup sono protagoniste di questo mercato (ne sono state individuate 606 a livello globale); le offerte spesso sono complementari a quelle delle grandi aziende. Ben 426 delle startup analizzate hanno ricevuto finanziamenti da parte di investitori istituzionali nel triennio 2015-2017, per un totale di 4,8 miliardi di dollari raccolti complessivamente (+30% rispetto al 2016). Il finanziamento medio è stato raddoppiato nell’arco di soli 12 mesi, pari a 30 milioni di dollari ciascuna.

 

Smart Metering e Smart Asset Management

Dopo la crescita impetuosa che aveva registrato nel 2016 sull’onda degli obblighi normativi (+90% rispetto al 2015), si stabilizza l’andamento delle soluzioni di Smart Metering e Smart Asset Management nelle utility, che rimangono però anche nel 2017 il principale segmento del mercato IoT con una quota del 26% del totale e un valore di 980 milioni di euro nel 2017 (+3% rispetto al 2016). Sono 2,4 milioni i contatori gas installati presso le utenze domestiche, in aggiunta agli 1,8 milioni di smart meter elettrici di seconda generazione, la cui installazione è stata avviata nei primi mesi del 2017.

 

Smart Car

Al secondo posto per valore di mercato troviamo la Smart Car (22%), che negli ultimi dodici mesi ha raggiunto quota 810 milioni di euro con oltre 11 milioni di veicoli connessi in circolazione (erano 7,5 milioni nel 2016), ormai oltre un quarto del parco auto circolante in Italia. Prevalgono ancora i box GPS/GPRS per la localizzazione e la registrazione dei parametri di guida con finalità assicurative (76% del mercato Smart Car, +44% nel 2017), ma si continua a registrare un forte incremento di auto nativamente connesse (24%, +68%): il 60% dei veicoli immatricolati nel 2017 è dotato di un sistema di connessione fin dalla fase di produzione…

 

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Vola l’IoT in Italia, nel 2016 +40% per 2,8 miliardi di euro: i dati del Politecnico di Milano

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IoT Politecnico

L’Internet of Things si conferma al centro nello sviluppo digitale in Italia con un mercato che raggiunge i 2,8 miliardi di euro nel 2016, il 40% in più rispetto all’anno precedente, spinto sia dalle applicazioni consolidate che sfruttano la connettività cellulare (1,7 miliardi di euro, +36%) che da quelle che utilizzano altre tecnologie (1,1 miliardi di euro, +47%). Questi sono solo alcuni dei risultati emersi questa mattina durante il convegno “Internet of Things: oltre gli oggetti, verso i servizi“, in cui l’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano ha esposto gli ultimi risultati delle sue ricerche dedicate all’IoT italiano.

Quella fatta registrare dall’IoT è una crescita di grande rilievo, in linea o superiore a quella di altri Paesi occidentali, anche se in larga parte risultato degli obblighi relativi allo Smart Metering gas, che impongono alle utility di mettere in servizio almeno 11 milioni di contatori intelligenti entro la fine del 2018. Tuttavia, anche “depurando” il valore del mercato IoT dagli effetti della normativa, nel 2016 si evidenzia comunque una crescita di tutto rispetto, superiore al 20%. Oltre ai contatori gas, è la Smart Car a guidare il mercato, con 7,5 milioni di auto connesse circolanti: questi due ambiti da soli rappresentano più della metà del fatturato IoT. E se si aggiungono le applicazioni negli edifici (Smart Building), soprattutto per la sicurezza, si supera il 70% del valore totale. Insieme al mercato cresce il numero degli oggetti: in Italia sono già 14,1 milioni quelli connessi tramite rete cellulare (+37%), senza contare gli oggetti che sfruttano altre tecnologie di comunicazione, come i 36 milioni di contatori elettrici connessi tramite PLC (Power Line Communication), gli 1,3 milioni di contatori gas che comunicano tramite radiofrequenza e i 650mila lampioni per l’Illuminazione intelligente connessi tramite PLC o radiofrequenza. “Nel 2016 abbiamo osservato importanti segni di maturità dell’Internet of Things in Italia: nuove reti di comunicazione ‘Low Power Wide Area’, maggiore offerta di soluzioni, crescita significativa del mercato” dice Angela Tumino, Direttore dell’Osservatorio Internet of Things…

 

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AZIENDE

A Milano il Microsoft Forum 2017: la rivoluzione digitale a portata di PMI

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Papa Francesco in copertina su Rolling Stone Italia

Si è svolto oggi, al MiCo di Milano, il Microsoft Forum 2017, dedicato alla rivoluzione digitale e alle prospettive dell’Industry 4.0,  con un’attenzione  particolare per la PMI, invitate a cogliere le opportunità offerte da Cloud Computing, Internet of Things, Machine Learning, Big Data e Intelligenza Artificiale.

“È chiaro che le nuove tecnologie intelligenti possano offrire una risposta alla necessità di produttività e di crescita delle nostre imprese, rivoluzionando il loro business e trasformando il modo in cui lavoriamo e viviamo. Il Piano Industria 4.0 intende proprio aiutare le aziende italiane a cogliere questa occasione per recuperare flessibilità e competitività ed in questo contesto i player ICT devono fare squadra con le istituzioni per promuovere una trasformazione digitale a tutto tondo”, ha dichiarato Carlo Purassanta, AD di Microsoft Italia, nel suo intervento si apertura. “Il nostro obiettivo è democratizzare l’intelligenza artificiale e crediamo che persone e macchine possano interagire in uno scenario di crescita in cui si delineeranno nuove opportunità. Le persone hanno creatività e capacità relazionale, le macchine incorporano sempre più capacità di ascolto, visione e interazione e possono potenziarle grazie alle infinite possibilità di calcolo e analisi che abilitano”.

Le tendenze e gli sviluppi tecnologici ed economici che plasmeranno il futuro nei prossimi anni, sono state commentate anche da Alec Ross, uno dei maggiori esperti americani per l’innovazione e autore del bestseller “The Industries of the Future”: “La digitalizzazione ha creato migliaia di miliardi di euro di valore e centinaia di migliaia di lavori ben remunerati. Questa tendenza alla digitalizzazione è destinata a proseguire e a impattare positivamente e in modo sempre più diretto l’Italia e gli italiani. La Penisola è stata un centro di innovazione per centinaia di anni e sono certo che continuerà a distinguersi per la sua capacità creativa. L’ingegno innovativo ha caratterizzato il passato del Paese grazie al lavoro di scienziati e artisti, ma ne potrà guidare anche il futuro attraverso una nuova classe di professionisti capaci di cavalcare il cambiamento senza lasciarsi intimorire dagli sviluppi tecnologi, anzi volgendoli a proprio vantaggio per inaugurare nuovi modelli di produttività e business”.

E in effetti il tessuto economico italiano – costituito per il 99% da PMI – si mostra positivo sul futuro e non teme l’automazione, anzi considera le nuove tecnologie un alleato per liberarsi da operazioni routinarie e dedicare più tempo all’espressione della propria creatività. Questo quanto emerge da una nuova ricerca Microsoft-Ipsos Mori sulle PMI italiane presentata al Forum,  che delinea un generale ottimismo sul futuro (46% ottimisti VS 27% pessimisti). Se si interrogano i dipendenti delle piccole e medie aziende nostrane sul significato di “Digitalizzazione”, la maggior parte (53%) tende a ricondurlo al concetto di automazione – andando oltre il semplice passaggio dalla carta al computer (32%) – e intendendo la digitalizzazione dei processi di gestione dei clienti, l’adozione di app o servizi per attività quali la contabilità e il monitoraggio dell’inventario, nonché l’analisi dei dati di business attraverso strumenti digitali, insomma l’automazione di operazioni routinarie. Interessante anche la percentuale (24%) di coloro che per digitalizzazione intendono la possibilità offerta alle risorse di lavorare ovunque e in qualunque momento. Sui benefici della tecnologia sono pressoché tutti d’accordo, il 79% dei dipendenti delle PMI italiane concorda sul fatto che permetta di ottimizzare i tempi e il 73% riconosce le opportunità offerte dal digitale in termini di flessibilità.

Certo, nonostante questo ruolo chiave, le scelte IT non sono ancora frutto di processi decisionali strutturati: sì la maggior parte dei dipendenti delle PMI italiane dichiara di avere un processo ricorrente durante il quale vengono discusse esigenze e trend, ma in fondo si tratta di fatto solo del 26%.
Da un punto di vista di pianificazione, l’Italia è il primo tra i Paese europei in cui le PMI dichiarano di non avere un business plan strutturato (30%, contro una  media EU del 22%, con un picco del 29% tra le microimprese). I i motivi di questa mancanza di pianificazione strategica risiedono principalmente nella focalizzazione su priorità di breve termine (23%), nella mancanza di risorse essendo un compito non facilmente espletabile in via informale (17%) e nelle dinamiche del flusso di cassa che rendono difficile pianificare (15%).
“Secondo Eurostat, solo il 44% delle PMI supera i 5 anni di attività e, nonostante lottino con ostacoli esterni come la scarsità di risorse competenti, la burocrazia e le tasse, spesso un freno alla crescita è anche la mancanza di imprenditorialità e di un business plan strutturato” ha commentato Paola Cavallero, Direttore Marketing & Operations di Microsoft Italia. “Nella nostra visione, la Trasformazione Digitale non riguarda solo l’adozione di tecnologia, ma è più in generale un tema di leadership nel ripensare modelli di business esistenti e abbracciare nuove modalità per creare ecosistemi di persone, dati e processi. Se i recenti sviluppi in termini di cloud computing, intelligenza artificiale, robotica, big data e machine learning stanno rivoluzionando lo scenario di business, la tecnologia può rivelarsi un utile strumento al servizio delle aziende per migliorare le performance, ridurre gli errori e migliorare la qualità di prodotti e servizi. Macchinari e automazione possono aiutare ad ottimizzare i processi ma sforzi creativi, interazioni sociali e abilità manuali restano elementi strategici che appartengono all’uomo e rappresentano l’essenza stessa ed il valore delle PMI. Grazie a quello che definiamo Cloud Intelligente è possibile gestire al meglio la complessità e dedicarsi alla passione che caratterizza il Made-in-Italy”.

Le nuove tecnologie non rappresentano un’opportunità solo per le PMI, ma abilitano la crescita di aziende di qualsiasi settore e dimensione e, intraprendendo un percorso di trasformazione digitale che faccia leva su Cloud, IoT, Machine Learning, Big Data e Intelligenza Artificiale, qualsiasi realtà Italiana può ottimizzare i processi, migliorare la relazione con i clienti, mettere i dipendenti nella condizione di essere più produttivi ed efficaci e trasformare prodotti e modelli di business. Al Microsoft Forum sono state proprio quattro importanti aziende italiane a darne prova raccontando la propria esperienza d’innovazione: ATM, Dolce&Gabbana, Luxottica Group e Salvagnini.

Quattro casi che hanno offerto ispirazione ai professionisti in sala, come anche i progetti d’innovazione mostrati nell’ambito dell’Exhibition Area, un percorso esperienziale per scoprire come le nuove tecnologie sono in grado di rivoluzionare non solo il mondo industriale, ma l’intera società in una logica di smart city, e-health, fashion e retail virtuale, sport 4.0, auto connesse e smart home.

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AZIENDE

IoT e moto: Ducati Corse sfreccia insieme a Accenture all’insegna del machine learning

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Ducati e Accenture

Ducati Corse apre la nuova stagione sportiva all’insegna dell’Internet of Things e dell’intelligenza artificiale: in collaborazione con Accenture porta in pista, per i test, nuove moto intelligenti destinate alle gare di MotoGP. Con l’obiettivo di rendere più veloci, economici ed efficaci i test sulle moto, Ducati Corse ha infatti lavorato con Accenture Analytics, già Digital Partner Ufficiale del team Ducati nel campionato mondiale di MotoGP, per la creazione di un metodo di intelligent testing con un motore di analytics realizzato su misura. Questo è possibile con l’utilizzo del machine learning, per il quale quanti più dati vengono inseriti in un sistema, tanto maggiori saranno le configurazioni disponibili per il test, con previsioni di performance sempre più accurate. Gli strumenti di visualizzazione delle informazioni, progettati per un’esperienza d’uso intuitiva, consentiranno agli ingegneri addetti al collaudo di interagire con i dati, facendo degli aggiustamenti in qualsiasi momento e ottenendo così una nuova prospettiva in termini di configurazioni e tempi di gara. In questo modo disporranno di più risultati a partire da un numero inferiore di sessioni di prova su pista, risparmiando tempo, ottimizzando i costi e creando, contemporaneamente, moto che diventano sempre più intelligenti ad ogni giro di prova.

“Ci sono 18 circuiti da MotoGP e per accertarci che le nostre moto diano il massimo, dobbiamo provare il maggior numero possibile di configurazioni e scenari”, ha dichiarato Luigi Dall’Igna, General Manager di Ducati Corse. “Con la soluzione di Accenture abbiamo finora avuto in laboratorio risultati eccellenti. La possibilità di utilizzare sia dati delle prove precedenti, sia dati nuovi ci aiuterà a scegliere la configurazione ottimale per le nostre moto. Questo strumento innovativo renderà le nostre prove un processo più intelligente, aiutandoci a ottenere le migliori performance, indipendentemente dalle condizioni meteo o dal circuito”. Avvalendosi dei dati di quasi 100 sensori IoT presenti nelle moto e dei dati registrati durante i test, la soluzione di Accenture consentirà agli ingegneri del team di creare nuove prospettive, simulando e valutando le performance della moto in diverse condizioni. Applicando tecnologie di analisi e di machine learning all’avanguardia, i risultati simulati sulla base dei dati raccolti durante giri di prova su circuiti reali consentiranno agli ingegneri di apprendere dagli stessi e agire di conseguenza, ottimizzano le configurazioni delle moto per ciascuna gara. Tutte queste informazioni vengono fornite in modo rapido attraverso una dashboard intuitiva, in grado di offrire nuove possibilità di dialogo e collaborazione all’interno del team. E’ quindi possibile testare un numero di configurazioni mai raggiunto fino ad ora, massimizzando così i benefici delle prove su pista e guadagnando un vantaggio competitivo il giorno della gara.

“Con questa soluzione, Ducati Corse può utilizzare un programma di test intelligenti e ottenere migliori risultati di gara”, ha dichiarato Marco Vernocchi, EALA Lead di Accenture Analytics, divisione di Accenture Digital. “Simulando e monitorando la performance della moto in un’ampia serie di condizioni meteo e di pista, siamo riusciti a fare in modo che l’applicazione del machine learning integrata con i dati dei sensori IoT riducesse al minimo i tempi, i costi e l’impegno richiesti dalle tradizionali prove su pista. Ci auguriamo che questa soluzione innovativa consenta al team Ducati di essere sempre in testa in tutte le gare”. A oggi sono stati analizzati circa 4.000 settori di circuiti da corsa e oltre 30 diversi scenari di gara, con la previsione di proseguire con un roll-out più ampio. Durante i collaudi vengono raccolti dati come i parametri di funzionamento del motore, velocità, giri e temperature di pneumatici e freni, informazioni che il team Ducati utilizzerà per pianificare, preparare e fare le prove per le gare del MotoGP.

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TECH & INNOVATION

IBM e Ricoh lanciano le lavagne interattive dotate di tecnologia cognitiva Watson

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Ricoh

Il futuro del posto di lavoro inizia oggi: IBM e Ricoh rivoluzionano le sale riunioni con il lancio di una nuova lavagna interattiva basata sulle tecnologie vocali e cognitive di IBM Watson. Questa soluzione supporta attivamente i partecipanti ai meeting dal momento che è in grado di rispondere a comandi vocali, prendere appunti, annotare attività e tradurre i contenuti in diverse lingue.

Intelligent Workplace Solution integra IBM Watson IoT e le lavagne interattive Ricoh per trasformare le modalità con cui i team si riuniscono e collaborano grazie a funzionalità intuitive a cui è possibile accedere mediante comandi vocali. Watson diventa quindi un partecipante attivo alle riunioni utilizzando strumenti analitici che in tempo reale guidano la riunione e aiutano a collaborare in modo più efficace per prendere decisioni più rapidamente.

Ricoh integrerà questa soluzione nell’ambito della propria offerta di soluzioni e servizi che aiutano le aziende a migliorare la collaborazione e la produttività. Allo stesso modo, IBM prevede per il futuro il lancio di nuove funzionalità avanzate e “smart” a supporto dei meeting.

“Il nostro obiettivo – afferma Hidetsugu Nonaka, Corporate Senior Vice President di Ricoh Company – è fornire alle aziende e ai dipendenti strumenti efficaci e intelligenti per automatizzare i processi amministrativi, consentendo alle persone di concentrarsi sullo sviluppo di idee che portino valore al business. Collaborando con IBM abbiamo creato Intelligent Workplace Solution rivoluzionando il modo di gestire i meeting. Anziché fungere da semplice schermo, la lavagna interattiva basata su Watson partecipa attivamente alle riunioni, prendendo appunti su quanto viene detto e sulle attività da svolgere e connettendo team geograficamente distribuiti. Questa soluzione è destinata a diventare un elemento fondamentale dei meeting di oggi e di domani”.

Harriet Green, General Manager di Watson IoT, spiega: “La collaborazione tra i dipendenti è alla base del successo di tutte le aziende. La sfida è riuscire ad avvicinare team di diverse sedi e consentire loro di aumentare la produttività. Grazie alle tecnologie Watson IoT, le lavagne interattive Ricoh non guidano solo le riunioni, ma stimolano lo scambio aperto di idee per facilitare il lavoro di squadra”.

IBM installerà oltre 80 lavagne Ricoh nella nuova sede centrale Watson IoT di Monaco, in Germania. Ciò consentirà ai team di sviluppo dei prodotti IBM di Monaco di condurre riunioni efficaci con colleghi, partner e clienti in altri Paesi come Giappone, Brasile o USA.

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AZIENDE

DKB sceglie l’iOT di idOO per gli appassionati di ski

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DKB, il brand di abbigliamento sportivo per lo sci, ha siglato un accordo con idOO, la soluzione IOT in grado di creare un canale di comunicazione diretto tra brand e consumatori attraverso i prodotti cui garantisce un’identità unica, non trasferibile e non copiabile.

DKB sarà così il primo brand tecnico sportivo nel mondo sci che arricchisce i propri prodotti con una tecnologia così avanzata per comunicare direttamente con i clienti offrendo loro informazioni e servizi esclusivi.

I primi capi in cui saranno inseriti i tag idOO sono i completi, giacca e pantalone, RIB GTX della linea Ski Adventure, progettati in tessuto Gore-tex® a 3 strati per garantire la massima protezione in tutte le condizioni atmosferiche.

Il tag idOO, oltre a garantirne l’autenticità, permetterà ai consumatori di entrare in modo esclusivo nel mondo DKB semplicemente avvicinando lo smartphone agli indumenti. Compiendo questo semplice gesto si accederà infatti a tutte le informazioni e ai servizi che DKB riserverà agli sportivi che sceglieranno i suoi innovativi capi di abbigliamento. Ad esempio, un tutorial che spiega come prendersi cura del proprio capo DKB, e con l’opzione “Ticket”, il cliente avrà la possibilità di contattare direttamente l’azienda per chiedere informazioni sul prodotto.

L’applicazione sarà ulteriormente sviluppata per offrire numerosi servizi dove, come e quando lo si desidera! In una sola App gli sciatori potranno avere notizie sui comprensori sciistici, sul tempo, sugli impianti, sulle scuole e addirittura prenotare le proprie lezioni con i maestri di sci.

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BRAND STRATEGY

Arena water instinct sceglie la tecnologia IOT della IdOO per i costumi della linea Powerskin

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Arena sarà il primo brand tecnico sportivo a dotarsi di una tecnologia così avanzata per comunicare con i propri clienti offrendo loro servizi a valore. Infatti il brand ha siglato un accordo con IdOO, la soluzione IOT in grado di creare un canale di comunicazione diretto tra brand e consumatori attraverso i prodotti a cui garantisce un’identità unica, non trasferibile e non copiabile.

La presenza della tecnologia idOO sui costumi della linea Powerskin oltre a garantirne l’autenticità, permetterà ai consumatori di entrare in modo esclusivo nel mondo arena semplicemente avvicinando lo smartphone al costume. Saranno disponibili informazioni e servizi che aiuteranno in modo semplice e immediato il possessore, o chi si accinge a diventarlo, quali: le caratteristiche tecniche, le certificazioni, come scegliere la misura appropriata, come si indossa e come se ne ha cura ma non solo! Sarà anche possibile interagire con la comunità dei nuotatori, con i campioni ma anche beneficiare di un rapporto privilegiato ed esclusivo con il brand, fatto di iniziative riservate agli sportivi che hanno scelto gli innovativi prodotti di arena.

Giuseppe Musciacchio, General Manager Brand Development di arena afferma “la capacità di essere più vicini ai propri consumatori, fino al punto di instaurare con loro un rapporto quotidiano, rappresenta una grandissima opportunità per un marchio come arena. La tecnologia sta cambiando in profondità i modelli di consumo ed è una sfida emozionante per chi, come arena, vuole rappresentare un universo di valori condivisi dalla community degli amanti del nuoto”.

Alessandro Bisignano, CEO di idOO, afferma “Siamo molto felici che un’azienda leader come Arena, che da sempre ha messo al servizio degli sportivi il suo Know how e la ricerca tecnologica per realizzare costumi da gara sempre più innovativi, abbia scelto idOO non solo per proteggere i propri prodotti top di gamma dalla contraffazione, ma anche per raccontare la sua storia, comunicare direttamente con i propri clienti e offrire servizi innovativi e di valore.”

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AZIENDE

L’IoT che parla italiano: Decisyon si espande in Germania e in Austria

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L’Internet of Everything parla italiano e si espande nel mondo: Decisyon, azienda leader in soluzioni che uniscono Business Intelligence, Big Data Analytics, Decision Making ed Execution attraverso una piattaforma di Internet of Everything, dopo aver raggiunto 200 clienti in 11 paesi nel mondo continua la sua espansione nei mercati tedesco e austriaco.
Decisyon ha introdotto la propria soluzione di Internet of Everything in diverse aziende in Italia come Cameo, Janssen e Zambon, collegando dati, dispositivi e persone. Nelle aziende farmaceutiche in cui opera, ad esempio, Decisyon raccogliere i big data prodotti dagli oggetti connessi all’interno degli impianti di produzione, li raduna e li elabora fornendo in tempo reale a manager ed operatori di linea le informazioni necessarie ed adeguate per discutere e prendere decisioni sulle attività in corso. All’interno del progetto Pull Warehouse, dedicato ai magazzini degli impianti farmaceutici, Decisyon/Plant raccoglie le informazioni (pressione, temperatura etc) degli impianti produttivi del packaging connessi via internet e li rielabora per fornire così un quadro della produzione dei materiali necessari per il confezionamento dei medicinali. All’interno poi dell’interfaccia di Decisyon, sviluppata in un ottica social, le informazioni sono condivise tra gli operatori di magazzino e di produzione. Gli operatori possono così comunicare efficientemente sia per seguire le attività programmate che per gestire le eccezioni. Decisyon gestisce queste informazioni rendendole visualizzabili tramite PC o dai maxi schermi installati nell’impianto, in un’unica schermata che diventa come un tabellone delle partenze dei treni in una grande stazione: una sintesi di indicatori dello stato di avanzamento dell’approvvigionamento per la produzione in corso.
“La diffusione delle soluzioni Decisyon a livello internazionale continuano, ma a Latina l’attività di ricerca e programmazione sulla nostra piattaforma continua”, afferma Franco Petrucci, CTO e Founder di Decisyon. “Il presente e il futuro portano lo stesso nome: IoE – Internet of Everything. In esso la tecnologia permette a strumenti e macchine di parlare fra di loro e di collaborare con persone poste in diversi luoghi e diverse aziende. La gestione dei processi aziendali passa così da social network composti da persone e dai loro oggetti in cui tutti si animano, collaborano e condividono. E già facciamo esperienza dell’efficacia di queste soluzioni: Decisyon sta aiutando queste imprese a ridurre i propri costi e a espandere le loro attività, aumentando allo stesso tempo la soddisfazione e la fidelizzazione dei loro clienti”.

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È sempre più Internet of Everything: i dati Politecnico sul business del futuro

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Il 2014 è stato l’anno di svolta per l’Internet of Things, diventato elemento centrale per il business con la prospettiva di rappresentare un fenomeno ancora più dirompente nei prossimi anni. Proliferano le divisioni aziendali dedicate, crescono del 90% annuo i finanziamenti ricevuti dalle startup del settore, entrano in campo grandi player globali. E in Italia il mercato raggiunge complessivamente il valore di 1,55 miliardi di euro: questi alcuni dei dati emersi questa mattina al convegno “Internet of Things: l’Innovazione che crea Valore” emersi dalla Ricerca dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano.

Con l’eccezione significativa dei 36 milioni di contatori elettrici (basati su tecnologia Power Line Communication), in Italia la maggior parte delle applicazioni Internet of Things consolidate continua a sfruttare la connettività cellulare. Tra queste, le più diffuse sono relative alla Smart Car, che rappresenta il 55% del totale degli oggetti connessi tramite SIM e il 38% del mercato, in crescita più del 50% sia per diffusione che per valore di mercato. Seguono lo Smart Metering e lo Smart Asset Management nelle utility, con circa 1,7 milioni di oggetti connessi tramite SIM (21% degli oggetti, 16% del mercato). Crescono lo Smart Home & Building, che con applicazioni di videosorveglianza, sistemi di antintrusione e di telecontrollo degli impianti di climatizzazione e riscaldamento rappresenta l’8% degli oggetti e il 23% del mercato, e la Smart Logistics, con applicazioni di gestione delle flotte aziendali e antifurti satellitari (5% degli oggetti, 14% del mercato). Mentre la Smart City oggi rappresenta solo il 2% degli oggetti e il 4% del mercato, trainata principalmente dal trasporto pubblico e dall’illuminazione intelligente.

Quasi il 50% dei comuni italiani con oltre 40.000 abitanti ha avviato negli ultimi 3 anni almeno un progetto Smart City basato su tecnologie Internet of Things e il 75% segnala la presenza di iniziative in programma per il 2015. Ma con l’eccezione di alcune applicazioni per il monitoraggio del traffico, i progetti sono rimasti in fase sperimentale e sfruttano poco le possibili sinergie del paradigma dell’Internet delle Cose. È un scenario a luci e ombre quello che emerge dalla ricerca condotta dall’Osservatorio Internet of Things sui progetti di Smart City tra i comuni italiani con oltre 40.000 abitanti, che rivela come i comuni puntino soprattutto sulla gestione della mobilità come ambito prioritario e sull’illuminazione intelligente come “ponte” verso altre applicazioni IoT. Dalle risposte dei 62 comuni che hanno partecipato all’indagine emerge che il 58% ha già avviato progetti di gestione della mobilità per raccogliere e condividere informazioni relative al traffico, al trasporto pubblico e ai parcheggi disponibili. Il 52% ha avviato progetti di illuminazione intelligente che prevedono soluzioni IoT per regolare la luminosità con lampade a tecnologia LED, riducendo i consumi energetici di oltre il 40% e i costi di manutenzione del 25%. Per il futuro, oltre a questi ambiti, si guarda anche a progetti di infotainment & servizi turistici (35%).

Cresce l’attenzione dei consumatori, si affacciano nuovi player globali, proliferano le startup: la Smart Home si propone sempre più come il centro del nuovo ecosistema Internet of Things, grazie al ruolo della casa nella vita delle persone, al valore di nuovi prodotti e servizi, al fatto di essere interfaccia verso altre applicazioni di Smart Metering, Smart Grid, Smart Car e Smart City. Nell’ultimo triennio sono cresciute del 40% le startup che offrono soluzioni per la Smart Home e nello stesso periodo l’entità dei finanziamenti erogati da investitori istituzionali è cresciuta del 270%. Si registra l’entrata nel mercato di numerose aziende con un’ampia base di clienti consumer che in molti casi hanno acquisito startup. L’interesse dei consumatori italiani verso soluzioni per la casa connessa inizia a essere diffuso. La survey dell’Osservatorio Internet of Things sulla Smart Home, svolta in collaborazione con Doxa, mostra come un proprietario su quattro disponga già di almeno un oggetto intelligente per la sua abitazione e uno su due abbia intenzione di acquistarne in futuro. Le applicazioni più desiderate sono quelle che portano benefici tangibili, come quelle per la sicurezza, che interessano al 47% dei proprietari, o per il risparmio energetico: il 46% è interessato a soluzioni per la gestione del riscaldamento, il 33% per il monitoraggio consumi energetici e il 31% per la gestione da remoto degli elettrodomestici.

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AZIENDE

IoTexpo, il primo Virtual Expo digitale italiano dedicato allo IoT

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Dalla collaborazione tra Satiz TPM, Cisco ed Econocom nasce IOTEXPO, il primo Virtual Expo digitale italiano che mappa, cataloga e certifica tutte le aziende del Paese e del bacino euro- peo che adottano soluzioni, sviluppano progetti, servizi e prodotti basati sull’Internet of Things.

Tra i principali obiettivi del progetto IOTEXPO di Satiz TPM c’è l’organizzazione dei dati e delle informa- zioni, la promozione dei progetti, l’offerta di spazi di visibilità per le aziende che operano in questo setto- re. Alla directory IOTEXPO saranno poi affiancati moduli editoriali di comunicazione e di informazione, i canali social e iniziative di formazione.

Nei prossimi anni il mondo sarà “rivestito” da un vero e proprio sistema digitale: sensori Gps che attra- verso la rete riporteranno informazioni di geolocalizzazione, videocamere e microfoni che fungeranno da occhi e orecchie, sensori per misurare cambiamenti di temperatura, di pressione, di vibrazione, livelli di consumo. Si conta che nel 2020 ci saranno 8 miliardi di oggetti connessi (esclusi i telefoni cellulari): un mercato in espansione esponenziale che, secondo le previsioni genererà ricavi per un trilione di dollari.
IOTEXPO ideato da Satiz TPM è, dunque, un’infrastruttura web, che divulgherà informazioni tra gli as- sociati (B2B) e verso i consumatori (B2C), condividerà notizie, favorirà il networking tra le aziende, darà visibilità a tutte le aziende che con le loro sole forze non riuscirebbero a emergere. Infine, elaborerà studi di settore, statistiche, casi di successo.

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AZIENDE

Al lavoro con gli smart glass, il futuro di JoinPad e Fasthink nello IoT

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JoinPad, la società italiana specializzata nello sviluppo di applicazioni di realtà aumentata per il mondo aziendale, e Fasthink, attiva nell’identificazione automatica, alla tracciabilità e all’automazione industriale, hanno unito le forze per dare un ulteriore sviluppo al “context computing” per realizzare di sistemi capaci di interpretare il ruolo, la posizione geografica e le esigenze delle persone per farci lavorare in un modo migliore.
 
Immaginiamo ad esempio un operatore che lavora alla logistica di un grande magazzino e percorre le corsie alla ricerca dei prodotti da spedire. Ebbene, grazie ai Moverio che egli indossa, l’applicazione riconosce il luogo esatto dove si trova e orientandosi con i vari sensori dislocati sul percorso lo guida proiettando sulle lenti degli occhiali le indicazioni sul tragitto più breve da percorrere, fino a indicargli il posto esatto del prodotto da prelevare e poi riportandolo fino al camion in attesa.
 
“Con Fasthink abbiamo immediatamente riscontrato di avere esperienze complementari e un unico obiettivo – ha dichiarato Mauro Rubin, Presidente di JoinPad e fra i massimi esperti di realtà aumentata – quindi la collaborazione sta procedendo a gran velocità e con risultati al di sopra delle aspettative. Quanto stiamo facendo è un passo importante per il mondo industriale e presto cambierà radicalmente il modo di lavorare migliorando le performance e l’organizzazione dei processi.”
 
“Grazie alla nostra decennale attività di integrazione in ambiente industriale delle tecnologie RFID, NFC, mobile computing, wireless networking e localizzazione – commenta Marco Marella, amministratore di Fasthink – sappiamo bene quanto sia strategico il poter ottimizzare in tempo reale i processi di identificazione e di logistica. La collaborazione con JoinPad ci permetterà di arrivare velocemente all’obiettivo che ci siamo posti.”
 
 
La realtà aumentata di JoinPad si basa sull’utilizzo degli smart glasses Epson Moverio BT-200, scelti perché possiedono caratteristiche e funzionalità (tra cui visione binoculare, fotocamera frontale, giroscopio, GPS, bussola e accelerometro) che si adattano perfettamente a questo genere di applicazioni e sono in grado di rilevare con precisione l’ambiente circostante e i movimenti di chi li indossa. Chi indossa i Moverio vede quindi sovrapposto a ciò che sta osservando una serie di informazioni correlate e scelte, o selezionate, in funzione dell’attività da svolgere.

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Internet of Things: Il 97% delle donne italiane è favorevole

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Quasi 9 su 10 donne in Italia (97%) sono disposte a fare uso dell’Internet delle cose. Questa la fotografia che emerge dal sondaggio condotto dalla Digital Market Reseach Agency Toluna.

Dal sondaggio emerge che in Italia, la metà della popolazione (81%), indipendentemente dall’età, sesso o livello di reddito, vede in maniera positiva l’uso dell’IoT.
Più della metà dei consumatori in Italiani (72%) dicono di essere attratti dalla prospettiva di risparmiare tempo grazie all’uso delle nuove tecnologie, rispetto a solo il 50% dei consumatori americani. Allo stesso modo, il 56% si dichiara di essere attratto dall’opportunitá di organizzare la propria vita più facilmente. È interessante notare che é il genere femminile ad essere più entusiasto dall’Internet delle Cose e tra le ragioni principali emerge: “mi permette di migliorare la mia efficienza quotidiana” (2 donne su 5) e “mi aiuta a ricordare ció che devo fare“ (1 donna su 3). Le donne possono quindi essere considerate early adopters della tecnologia dell’IoC in quanto promette un modo semplificato e più intelligente di vivere.

Inoltre c’è una preponderanza tutta rosa: sono le donne più favorevole a sfruttare più device connessi in rete in modo da aver un controllo sulle attività quotidiane: per esempio, monitorare le rimanenze in frigorifero e ricevere una notifica nel momento in cui un alimento sta per esaurirsi.
Si è inoltre constatato che sia donne che uomini sono a favore dell’adozione di tecnologia in ambito di l’assistenza sanitaria, per esempio, box di medicinali connessi in rete in grado di pianificare gli appuntamenti con il proprio medico di maniera automatica. Dal punto di vista social, più donne (47%) rispetto agli uomini (41%) ritengono che l’IoC possa dare un impulso positivo alla vita sociale, per esempio per prenotare un tavolo al ristorante all’ultimo minuto, biglietti del cinema, e altro ancora.
E la sicurezza e affidabilità? Possiamo ritenerli i tasti dolenti dell’IoT? Dai dati emerge che più di due terzi delle donne italiane é preoccupata da questo aspetto: infatti il 73% teme che gli hacker possano accedere ai dati personali, il 72% circa l’affidabilità dell’IoC e il 35% si dichiara di essere particolarmente preoccupata nel caso in cui la tecnologia non funzioni.

Gli uomini, all’opposto, sono invece più preoccupati, rispetto alle donne (35% e 23%) sulla possibilità che le azioni private vengano rese pubbliche molto più facilmente attraverso l’uso di più dispositivi collegati.
“Sicuramente possiamo affermare che i progressi tecnologici producono un impatto sempre più crescente sulla nostra vita. Tramite questa indagine abbiamo voluto scoprire cosa pensano i consumatori italiani circa la prospettiva dell’Internet delle cose e quali sono le implicazioni di avere molteplici dispositvi connessi alla rete”, dichiara Marco Gastaut, Managing Director South Europe in Toluna.
Marco ha aggiunto: “Nonostante le aspettavive, é stato interessante scoprire come il genere femminile sia quello più disposto a sfruttare i benefici offerti dalla tecnologia. Tuttavia, come é emerso dallo studio, i passi da compiere per per raggiungere il pieno potenziale tecnologico sono ancora molti, specialmente in riferimento ad aspetti relativi alla tutela della privacy e all’affidabilità della tecnologia”.
Altri risultati dello studio:
– Il 93% dei consumatori italiani sono a conoscenza del concetto di “Connected life” – rispetto a solo il 71% negli Stati Uniti
– È interessante notare che, anche se il più alto livello di conoscenza del concetto è tra il gruppo di età più giovane (sotto i 35 anni) al 63%, il secondo più alto nella fascia 35-54 (56%).
– Mentre il 56% dei consumatori ritiene che la tecnologia renda la vita più facile e più organizzata, più della metà (51%) non vorrebbe tecnologia aggiuntiva nella propria vita.
– Contrariamente agli Stati Uniti, dove solo il 37% dei consumatori sono interessati all’uso di tecnologia collegata per aiutare nella guida, piú della metà (62%) dei consumatori in Italia vorrebbe guidare un’automobile intelligente.
– Quasi la metá (44%) dei consumatori vorrebbe vedere prodotte automobili volanti in futuro

L’indagine è stata condotta attraverso il tool QuickSurveys su un campione rappresentativo di 500 consumatori in Italia, si è posta l’obiettivo di scoprire quale sia l’opinione degli italiani circa la prospettiva di “connected life” e il livello di conoscenza dell’ espressione “Internet delle cose”. Uno studio comparativo è stato effettuato anche negli Stati Uniti, Spana, Regno Unito e Asia Pacifico.
Svolta a dicembre 2014 su un campione rappresentativo nazionale di 1.000 adulti (+18). Gli intervistati sono stati selezionati tra coloro che hanno accettato di partecipare a sondaggi Toluna.

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