TECH & INNOVATION

L’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro: i dati del Randstad Workmonitor

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Intelligenza Artificiale

Gli italiani non temono l’intelligenza artificiale ma, anzi, guardano a questa innovazione come un’opportunità. Due terzi dei dipendenti, infatti, ritiene che automazione, robotica e intelligenza artificiale influenzeranno positivamente il proprio lavoro nei prossimi cinque o dieci anni e l’80% considera positivamente il crescente impatto della tecnologia sul mondo del lavoro.

 

La percezione cambia se si analizzano le competenze richieste dalla digitalizzazione del lavoro: gli italiani sono i primi a livello globale a sentirsi obbligati a sviluppare le proprie capacità per tenere il passo con i progressi digitali (80%) e l’87% sente il bisogno di acquisire sempre nuove competenze digitali per mantenersi competitivi sul mercato.

 

Una carenza di competenze digitali che gli italiani avvertono sia nelle imprese, dove solo il 41% offre corsi di formazione sull’argomento ai propri dipendenti, e nelle istituzioni scolastiche e universitarie, che solo secondo il 50% dei dipendenti forniscono agli studenti le conoscenze necessarie per prepararli ai lavori del futuro, e alla quale cercano di rispondere investendo autonomamente nella propria formazione digitale (56%).

 

L’ultima edizione del Randstad Workmonitor – l’indagine trimestrale sul mondo del lavoro di Randstad, leader mondiale nei servizi per le risorse umane, condotta in 34 Paesi del mondo su un campione di 405 lavoratori di età compresa fra 18 e 67 anni per ogni nazione, che lavorano almeno 24 ore alla settimana e percepiscono un compenso economico per questa attività – rivela un atteggiamento favorevole dei lavoratori italiani nei confronti dell’intelligenza artificiale, vista come un’opportunità per migliorare il proprio lavoro e uno stimolo per acquisire nuove competenze, ma allo stesso tempo emerge quanto l’offerta e la padronanza di competenze digitali non sia ancora sufficiente a gestire un cambiamento sociale, culturale e tecnologico così profondo.

 

“Dalla ricerca emerge come sia cambiata la percezione dell’intelligenza artificiale fra gli italiani, vista non più come un pericolo ma bensì come un’opportunità”, commenta Marco Ceresa, Amministratore Delegato Randstad Italia. “La partita per cogliere tutti i benefici dell’intelligenza artificiale si gioca, però, sulla capacità del sistema formativo e delle imprese di sviluppare le competenze digitali di studenti e lavoratori e su questo piano la strada da fare è ancora lunga. Solo il 50% degli italiani ritiene che le università forniscano agli studenti le giuste competenze digitali per prepararli al loro futuro nel mondo del lavoro (32sima posizione su 34 paesi; -18% rispetto alla media globale e -15% rispetto alla media europea) e meno della metà del campione afferma che la propria azienda investe in applicazioni di intelligenza artificiale o nella formazione dei dipendenti sul tema. Per gestire un cambiamento culturale e sociale così profondo è necessario un progetto a lungo termine che metta insieme il contributo di lavoratori, scuole e imprese”.

 

L’impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro

Otto italiani su dieci vedono il crescente impatto della tecnologia sul mondo del lavoro come un’opportunità (l’80%, +6% sulla media globale e 10% sulla media europea), dodicesimi rispetto ai 34 paesi analizzati dalla ricerca. In Europa soltanto Grecia (82%) e Portogallo (83%) sono più ottimisti. Il 65% dei lavoratori, invece, è convinto che automazione, robotica e intelligenza artificiale avranno un impatto positive sul proprio lavoro (+25% rispetto al 2014), sei punti in più rispetto alla media globale e ben dodici rispetto alla media dei paesi europei, fra cui soltanto la Polonia (68%) ha un atteggiamento più favorevole.

 

Il problema delle competenze

L’atteggiamento cambia se si guarda alle competenze necessarie per gestire i cambiamenti portati dall’intelligenza artificiale. Soltanto il 47% degli italiani ritiene che servirà un mix di abilità diverse da quelle già in loro possesso, contro il 58% della media globale. In Europa soltanto Austria (45%), Lussemburgo (45%), Olanda (45%), Grecia (43%), Ungheria (43%) e Svezia (40%) si mostrano più fiduciosi delle proprie competenze.

 

Ma gli italiani sono anche i primi fra le popolazioni analizzate a sentirsi sotto pressione per restare aggiornati sugli sviluppi delle tecnologie digitali: l’80%, ben 33 punti in più della media globale e 38 più della media europea. L’87% dei dipendenti, inoltre, vuole acquisire più competenze per garantire la propria occupabilità in futuro (+7% rispetto alla media globale e +9% sulla media europea), dodicesimi nella classifica globale e quinti in Europa dietro a Polonia (88%), Spagna (88%), Portogallo (89%) e Romania (89%).

 

Una carenza di competenze digitali che inizia nelle scuole e nelle università, con solo il 50% del campione che pensa che gli studenti ricevano le conoscenze adeguate per prepararsi al mondo del lavoro (terzultimi nella classifica globale con 18 punti in meno della media, -15% rispetto alla media europea e -23% rispetto alla media del Nord Europa). Delusi dal sistema formativo, i lavoratori si rivolgono alle imprese per ricevere quella formazione digitale di cui sentono di avere bisogno. L’81%, infatti, crede che sia compito del datore di lavoro predisporre piani di formazione per consentire ai dipendenti di acquisire le competenze digitali mancanti, contro il 76% della media globale, ma soltanto il 41% del campione dichiara che l’azienda in cui lavora sta investendo nella formazione dei dipendenti su intelligenza artificiale e machine learning (46% dei lavoratori 18-45enni e 35% dei senior), contro il 44% della media globale.

 

Poche anche le imprese che stanno investendo nelle tecnologie legate all’intelligenza artificiale: lo afferma solo il 47% del campione italiano (due punti sotto la media dei paesi analizzati), con una forbice ridotta fra generi (49% uomini e 46% donne) e un divario più ampio fra lavoratori giovani (55%) e senior (38%). La conseguenza per non farsi trovare impreparati è quella di investire personalmente nella propria formazione sul tema (56%, -3% sulla media globale), in particolare gli uomini (60%, contro 52% delle donne) e i più giovani (61%, contro il 49% dei lavoratori senior).

 

Indici trimestrali

 

Mobilità – Nel quarto trimestre 2018, rispetto al precedente, la mobilità dei lavoratori è cresciuta di un punto a livello globale, a quota 111 punti. Il mercato italiano, invece, ha registrato una riduzione di due punti, con un indice di mobilità che è passato da 101 a 99.

 

Cambio di lavoro – Il 79% dei lavoratori italiani non ha cambiato né mansione né datore di lavoro negli ultimi sei mesi, l’11% dei dipendenti ha cambiato soltanto azienda, un altro 7% ha cambiato ruolo all’interno della stessa società, il 3% ha cambiato sia l’impresa che la posizione ricoperta. Le principali motivazioni che inducono gli italiani a cambiare impiego sono le circostanze organizzative (31%), l’ambizione di crescita nell’attuale specializzazione (25%) e la ricerca di migliori condizioni di lavoro (24%).

 

Ricerca di lavoro – Soltanto il 2% degli italiani sta attivamente cercando un altro lavoro, il 6% sta selezionando nuove opportunità, il 21% si sta guardando attorno, il 31% non si sta impegnando attivamente nella ricerca ma se capitasse un’occasione sarebbe aperto ad ogni possibilità, mentre ben il 40% dichiara di non cercare lavoro.

 

Soddisfazione del lavoro – Pur occupando stabilmente la seconda metà della classifica, nel complesso gli italiani sono appagati dalla loro situazione occupazionale: il 65% è soddisfatto, il 24% non esprime un giudizio né positivo né negativo, mentre solo l’11% è insoddisfatto del proprio lavoro. In crescita, invece, sia l’ambizione di ottenere una promozione (che passa dal 75% al 76%) sia il desiderio di iniziare un’attività diversa (dal 54% al 57%).

 

Timore di perdere il lavoro – Nell’ultimo trimestre, è cresciuta di un punto la percentuale di italiani che hanno timore di perdere il posto di lavoro (8%) rispetto ai tre mesi precedenti, mentre è leggermente diminuita la sensazione generale d’insicurezza (coloro che non hanno molta paura di perdere il posto ma neanche poca, scesa dal 25% al 24%). I segmenti che temono maggiormente di perdere il posto sono le donne (12%, +5%) e i lavoratori fra i 25 e i 34 anni (12%, -1%), mentre i meno timorosi sono gli uomini (5%, -3%), i dipendenti 45-54enni (5%, +2%).

 

I giovani sotto i 25 anni più spaventati sono in linea con la media (8%), ma sono aumentati del 5% negli ultimi tre mesi. Cala invece il numero di dipendenti che ritiene di poter trovare un’occupazione analoga nel giro di sei mesi (52%, -1%), con punte dell’85% fra i 18-24enni e del 58% fra gli uomini (più pessimisti gli over 55, 34%, e le donne, 47%), e anche la fiducia di poter trovare un lavoro diverso (scesa dal 50% al 49%), con uomini (54%) e giovani (92%) più ottimisti e donne (45%) e senior (25%) più sfiduciati.

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MEDIA

Teads e VICE Media: accordo per la distribuzione dei formati oustream Video e Viewable Display

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Teads

Teads, The Global Media Platform, annuncia oggi la firma di un accordo annuale con VICE Media, che renderà la tech company partner unico dell’editore statunitense per la distribuzione dei formati outstream Video e Viewable Display per i brand del network di VICE. Con un focus orientato a costruire informazione in maniera sempre nuova e originale, che spinge il publisher ad essere sempre un passo avanti, VICE è leader nella produzione e distribuzione di contenuti di alta qualità apprezzati da centinaia di milioni di giovani ogni mese.

 

Teads offrirà a VICE la possibilità di rendere scalabile la propria inventory attraverso contenuti Video e Viewable display e massimizzare le opportunità di monetizzazione attraverso il lavoro parallelo della sua forza vendita e la domanda di Teads a livello mondiale.

 

Alex Payne, VP Global Programmatic Solutions di VICE Media, ha dichiarato: “VICE è entusiasta di avere la possibilità di lavorare accanto a Teads, che considero un partner strategico per la distribuzione di contenuti video di alta qualità, brand safe e nativi attraverso formati pubblicitari che si distinguono per le loro performance tutelando la user experience. Questo accordo si inserisce all’interno di un disegno di crescita globale al fine di supportare le nostre strategie e allinearci alle richieste dei partner che condividono la nostra presenza e business proposition a livello globale”.

 

Jim Daily, Global President di Teads dichiara: “Teads, in quanto una delle tech company del segmento dell’advertising che più sta influenzando le conversazioni e la cultura digitale attuale a livello globale, oggi annuncia il consolidamento della partnership esclusiva con VICE Media. I Millennial, più che altre generazioni, hanno l’esigenza sempre più consolidata di accedere a contenuti rilevanti per loro e ad esperienze di advertising conformi ai contesti in cui sono inserite. Grazie alla suite di prodotti di Teads, l’audience di VICE potrà fornire ai brand del suo network soluzioni di advertising appositamente sviluppate per adattarsi ai meccanismi di fruizione tipici dell’esperienza mobile. Oltre a offrire agli editori formati pubblicitari unici e innovativi, Teads permetterà ai publisher di accedere autonomamente a una piattaforma di full-stack advertising che li guiderà verso risultati di business significativi. Utilizzando Teads Publisher Suite (accessibile in versione BETA) l’editore avrà la possibilità, in maniera autonoma, di fare leva sui key tool proprietari della nostra società mantenendo la stessa efficienza con la quale viene supportato quotidianamente da Teads: report in real-time, analytics specifici per l’ottimizzazione delle campagne, utilizzo di Intelligenza Artificiale in ambito programmatic e ottimizzazione creativa basata sui risultati”.

 

Questi accordi segnano un ulteriore passo avanti nella costruzione di un ecosistema che raggruppa tutti i principali media brands nel mondo – la società francese raggiunge oggi una reach di 1.4 miliardi di utenti unici ogni mese in tutto il mondo. Teads, oltre a essere uno dei membri fondatori dello IAB Gold Standard, offre a brand e advertiser la possibilità di inserire i propri annunci pubblicitari all’interno degli ambienti editoriali premium e brand safe dei più importanti media brand dell’intero mercato.

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Poste Italiane e Microsoft collaborano per far evolvere la Customer Experience

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Microsoft

Il Gruppo Poste Italiane amplia la collaborazione con Microsoft a supporto del proprio piano di Digital Transformation, sia in ambito Retail sia in ambito Business, e adotta la piattaforma Cloud di Customer Relationship Management di Microsoft con l’obiettivo di far evolvere la Customer Experience.

 

In linea con l’attenzione di Poste all’integrazione di canale fisico e digitale, il progetto punta sull’unificazione della piattaforma di CRM per le aree Enterprise, PMI e Retail e si sposa con il più ampio piano Deliver 2022 per massimizzare il valore della più grande rete distributiva italiana ai fini di una crescita sostenibile.

Per consolidare il proprio posizionamento in un mercato sempre più competitivo e in costante evoluzione, Poste Italiane punta infatti a offrire un miglior servizio ai clienti, grazie a una gestione più integrata e personalizzata della relazione con gli stessi, a prescindere dal ramo di attività, che si tratti del recapito di corrispondenza e pacchi, dei servizi finanziari e assicurativi, dei sistemi di pagamento e della telefonia mobile. Poste Italiane ha sviluppato un ampio progetto di trasformazione digitale e grazie alla partnership strategica con Microsoft, che fa leva in primis sulla flessibilità della piattaforma cloud Dynamics 365, indirizzerà una visione completa e sempre aggiornata dei propri utenti e delle attività in corso, in modo da ottimizzare l’esperienza e offrire servizi sempre più integrati.

Con la soluzione CRM Dynamics 365 Poste Italiane potrà, quindi, far leva su applicazioni di business avanzate e su report grafici intuitivi, il tutto con massime garanzie di sicurezza e privacy in linea con i più elevati standard internazionali e con il GDPR. Grazie a una maggiore intelligenza dei processi e capacità di trasformare le informazioni in insight strategici, il Gruppo punta, non solo a incrementare le opportunità di penetrazione e cross-selling, ma anche a ottimizzare l’organizzazione del lavoro, con l’obiettivo ultimo di migliorare la Customer Experience.

Attenta a cavalcare le potenzialità del digitale, Poste Italiane sta guardando con interesse anche all’Intelligenza Artificiale e, in prospettiva, il progetto in collaborazione con Microsoft evolverà includendo lo sviluppo di un chatbot come ulteriore canale di comunicazione con la clientela, per rispondere alle richieste in modo più efficiente e puntuale.

“Vogliamo avere un ruolo trainante nella trasformazione digitale del Paese e intendiamo dotarci delle soluzioni che permettono di valorizzare la presenza fisica della nostra rete, rendendola ancor più vicina alle esigenze dei nostri 34 milioni di clienti. La collaborazione con Microsoft è dunque coerente con le linee di crescita e gli obiettivi individuati dal nostro Piano industriale, Deliver 2022, perché ottimizzando le relazioni con i clienti aumenta la nostra capacità di intercettare e guidare il cambiamento delle abitudini dei consumatori e delle imprese, consolidando la nostra leadership e il nostro posizionamento al servizio del Paese”, ha dichiarato Matteo Del Fante, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Poste Italiane.

“Poste Italiane è parte integrante del tessuto sociale e produttivo del Paese e siamo orgogliosi di mettere la nostra expertise al servizio del loro percorso di trasformazione digitale. Si tratta del più grande progetto di adozione cloud di Customer Relationship Management su tecnologia Microsoft in Italia e siamo sicuri contribuirà all’efficienza e alla crescita sostenibile del Gruppo, con un impatto positivo sui 13 mila uffici postali, 134.000 dipendenti e 34 milioni di clienti sul territorio. Grazie alle nuove tecnologie sarà possibile migliorare l’organizzazione del lavoro, ottimizzare i processi e gestire la relazione con i clienti in modo efficace, per offrire, in ultima battuta, un servizio più a misura di cittadino. In futuro anche l’Intelligenza Artificiale giocherà un ruolo chiave in questo senso”, ha commentato Silvia Candiani, Amministratore Delegato di Microsoft Italia (nella foto).

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Dal pre bid targeting al post buy verification: il punto di vista di Sizmek

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Sizmek - targeting

Dal pre bid targeting al post buy verification: cosa c’è da sapere. Amanda Bleich, Product Marketing Manager di Sizmek dà il suo punto di vista.

 

Internet ci connette e ci unisce ai nostri contatti: in un nanosecondo possiamo condividere i nostri pensieri, idee e fotografie con un numero infinito di persone. Questa velocità ci permette di essere aggiornati sulle ultime e più importanti mode del momento, ma quando si tratta di marketing e di messaging nel programmatic, la fretta eccessiva può creare enormi problemi.

 

Le insidie comuni del programmatic includono ad fraud, inventory non sicure e contesti editoriali inappropriati. Di conseguenza, gli inserzionisti devono essere vigili più che mai nel proteggere i loro brand e gli investimenti dai rischi a breve e lungo termine.

 

Fortunatamente, l’avvento dell’Al ha mitigato alcuni di questi rischi, attraverso la creazione di un sofisticato pre-bid targeting, e soluzioni di verification reporting post-buy focalizzate sulla brand safety, fraud detection e prevenzione. Prima di considerare un investimento del genere, è importante fare un po’ di ricerche. Per prima cosa, bisogna stabilire la priorità degli obiettivi: sicurezza, protezione dalle truffe, contextual targeting, viewability o una dashboard completamente trasparente? Separare le funzioni indispensabili da quelle che non lo sono renderà la valutazione più gestibile.

 

La detection è protezione
Pur essendo ogni brand unico, esistono specifici argomenti chiave che la maggior parte dei pubblicitari considera dannosi, come crimini, terrorismo e droga. Al di là di questi argomenti considerati negativi da tutti, le specifiche della brand safety sono fortemente influenzate dalla categoria di appartenenza del brand. Quando si valutano soluzioni di sicurezza pre-bid, bisogna essere sicuri che fermino non solo le categorie normalmente inserite per la sicurezza dei brand, ma anche che vadano oltre inserendo quello che va aggiunto in funzione della categoria di appartenenza, che includa anche i target verticali e permetta di creare categorie di sicurezza per il cliente, garantendo personalizzazione e una protezione extra.

 

F come fraud protection
La brand safety è un tema di importanza cruciale, ma è fondamentale anche la fraud protection. I truffatori utilizzano metodi sempre più sofisticati per adescare e frodare i brand. Quando si scegli un provider per proteggere gli investimenti media, non basta stare semplicemente al passo con le richieste del mercato. Per prevenire efficacemente le truffe, bisogna giocare d’anticipo.

 

Il contesto è sovrano
Il targeting contestuale può essere un ottimo modo per raggiungere il pubblico desiderato, senza temere le normative sulla privacy come GDPR, data collection e opt-in. Può essere anche una via efficace per ottenere una crescita esponenziale, spesso meno costosa di un fornitore di dati di terze parti. Quando si guardano le offerte contextual, una cosa importante è come viene raggiunto il targeting: usano un approccio semantico/olistico? Oppure la loro soluzione dipende unicamente dalle parole chiave? Il targeting basato sulle parole chiave spesso pecca in accuratezza e può condurre a un ad placement irrilevante o potenzialmente pericoloso.

 

Nella lingua italiana, una parola può avere tanti significati. È perciò essenziale utilizzare un targeting contestuale olistico (e non solo delle parole chiave). Prendiamo la parola “diamante”. Se contiamo solo sulle parole chiave e non indaghiamo la semantica in profondità, una pubblicità per un anello di fidanzamento con un solitario di 2 carati potrebbe finire su una pagina che promuove una esposizione sulla storia architettonica degli stadi di baseball. Pur essendo importante creare una reazione emotiva, l’esperienza giusta di targeting contestuale può fare la differenza.

 

L’importanza del post-buy
Abbiamo parlato in maniera approfondita delle possibilità del targeting pre-bid; consideriamo adesso il post-buy verification reporting. La “verifica” è utilizzata per descrivere sia i processi che gli strumenti impiegati per assicurare che il media plan venga eseguito come si voleva. La verifica permette di identificare problemi potenziali o esistenti e come apportare modifiche nel set up di una campagna per dare impulso alla performance. Serve un provider che possa aiutarti a vedere la portata dell’attività post-buy, che permetta di vedere l’intero media plan in tutti i canali nello stesso posto, e che offra un reporting completamente trasparente e con dettagli approfonditi.

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MEDIA

Dall’hi-tech al fun-tech: PHD Italia lancia il progetto editoriale “AI FUN”

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AI FUN

AI FUN” è il nuovo progetto editoriale di PHD Italia; un ciclo di interviste e approfondimenti sul tema “intelligenza artificiale e divertimento”. Attraverso la testimonianza di ricercatori, startupper, sviluppatori, imprenditori, accademici, divulgatori, il progetto si propone di far emergere il lato divertente dell’intelligenza artificiale: dalle applicazioni del machine learning nei videogiochi al loro utilizzo in contesti “gamificati” ai fini, per esempio, dell’apprendimento.

 

Scopriremo così, dal racconto dei protagonisti, la startup italiana che applica l’AI dei videogame alle attività industriali a più alto rischio, la prima escape room governata dall’intelligenza artificiale, gli scherzi di Halloween che i ricercatori del Media Lab del MIT (Massachusetts Institute of Technology) utilizzano per approfondire gli studi su intelligenza individuale, intelligenza artificiale e intelligenza collettiva. E poi ancora: le applicazioni AI nel mondo dei giocattoli, gli studi su intelligenza artificiale e sarcasmo e su apprendimento e divertimento.

 

“AI FUN” si pone in continuità con i due progetti precedenti firmati PHD: “AI REVOLUTION” e, in particolare, “AI WOMEN”, che ha raccontato il lato femminile dell’intelligenza artificiale attraverso la testimonianza di alcune delle protagoniste del settore a livello mondiale. Un progetto, quest’ultimo, ideato con l’obiettivo di stimolare e amplificare la riflessione sul contributo femminile all’innovazione, contro qualsivoglia “gender gap”, in termini di rappresentatività, visibilità, autorevolezza.

 

Con “AI FUN” l’agenzia media e di comunicazione di Omnicom Media Group aggiunge un nuovo tassello all’approfondimento delle tecnologie più avanzate, destinate a rivoluzionare nei prossimi anni anche il mondo della comunicazione e del marketing. PHD propone una nuova visione di questa trasformazione: dall’hi-tech al fun-tech, perché oggi il mondo delle tecnologie più avanzate non può non considerare il divertimento come uno degli elementi d’ingaggio più potenti, in contesti ludici e non, nei confronti dei consumatori, degli utenti, dei cittadini, degli stakeholder.

 

Alessandro Lacovara, Managing Director di PHD Italia, commenta: “C’è già moltissima tecnologia applicata al “divertimento” ed è proprio l’engagement che ne scaturisce – oggi più che mai – la linfa della customer experience con cui i marchi cercano di appagare il loro consumatore. Con AI FUN vogliamo raccontare le storie più belle che troviamo all’intersezione tra FUN, Tecnologia e Business. Il progetto rientra, però, in una riflessione più ampia, che per PHD quest’anno diventa strategica: la “dimensione fun”, oggi, è una delle leve più potenti nelle mani di brand, agenzie, creatori di contenuti, amministratori, politici perfino, per ingaggiare consumatori, utenti, cittadini. Ma va maneggiata con grandissima cura… il paradosso è proprio che il divertimento è una cosa seria. Questo è solo il primo dei progetti che abbiamo in cantiere per dimostrarlo”.

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AGENZIE

Buzzoole lancia la nuova Area Brand per la pianificazione delle campagne di Influencer marketing

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Buzzoole

Buzzoole presenta la nuova Area Brand, la sezione dedicata alle aziende. Chi decide di investire in Influencer Marketing è consapevole dell’efficacia che questa disciplina sta dimostrando sempre più sui principali KPI.

 

In un white paper dedicato alla misurazione, Buzzoole, ha reso noto il reale contributo delle campagne di IM su una serie di KPI primari e secondari: Brand Awareness, l’esposizione alle campagne di Buzzoole genera un incremento di percentuale pari al 2% degli esposti rispetto al gruppo dei non esposti; Top of Mind, una crescita del 4% dell’awareness spontanea e del 2% dell’awareness sollecitata. Anche i KPI secondari di brand registrano un trend in aumento: la Favorability +15%, l’Intention to buy +19%, e la Recommendation +20%.

 

Oggi, quindi, l’evoluzione dell’Influencer Marketing richiede un approccio strategico alla gestione delle campagne e strumenti professionali per rispondere alle domande sempre più esigenti dei responsabili marketing legate alla misurazione dei risultati e al ROI. Questo significa mettere a disposizione, sin dall’inizio del processo di implementazione delle campagne di IM, strumenti con le feature più evolute.

 

L’Area Brand di Buzzoole è il punto di partenza per avviare una campagna di Influencer Marketing per i marketer che vogliono promuovere i propri prodotti facendo leva sui Content Creator più affini. Grazie alla nuova user experience, la gestione delle campagne diventa ancora più semplice e intuitiva a partire dall’approvazione degli influencer, fino al monitoraggio dei risultati. Non solo le aziende possono trarre beneficio dall’area dedicata ai brand, ma anche le agenzie, che da un’unica dashboard hanno la possibilità di gestire al meglio le campagne di molteplici clienti.

Diverse le funzionalità a disposizione dell’Area Brand:

 

Simulazione di campagna
La nuova area è stata pensata anche per chi non hai mai avviato una campagna di Influencer Marketing con Buzzoole. Accedendo, i brand verranno guidati nell’avanzamento delle fasi salienti grazie ad una simulazione di campagna, in modo tale da prendere confidenza con tutte le funzionalità messe a disposizione da Buzzoole.

 

Tracciamento di tutte le campagne chiuse o in corso
La nuova interfaccia consente di avere una visione completa delle campagne, sia quelle in corso sia lo storico delle attività chiuse. Per visualizzare il dettaglio basterà cliccare sulla campagna desiderata.

 

Attività di revisione
– All’interno del dettaglio, oltre alla visualizzazione del brief di campagna, è possibile svolgere tutte le attività di revisione previste:

– Approvare singolarmente i Content Creator selezionati dall’algoritmo di Buzzoole

– Revisionare i contenuti prodotti prima della pubblicazione
– Caricare i contenuti di campagna (foto/video) direttamente nella Ads Gallery di Facebook in modo da usarli per successive azioni di advertising

 

Monitoraggio delle campagne
Buzzoole è in grado di fornire un’approfondita analisi delle performance di campagna. A disposizione un’area con i risultati aggiornati in tempo reale dove è possibile tenere d’occhio i principali KPI e le nuove “media buy metric” messe a punto da Buzzoole: True Reach e Ad Recall. Metriche, studiate in collaborazione con Nielsen, in grado di fornire valutazioni precise sul successo delle azioni di Influencer Marketing.

 

Live Demo
Tramite la nuova Area Brand è possibile parlare direttamente con un esperto con il quale confrontarsi per approfondire e conoscere le opportunità offerte dalla piattaforma Buzzoole.

 

“La nuova Area Brand è appositamente studiata per rispondere alle necessità di aziende e agenzie, guidandole nella realizzazione delle campagne, dal brief al monitoraggio”, afferma Vincenzo Cosenza, Responsabile Marketing Italia di Buzzoole. “Grazie alla nuova veste grafica, l’area dedicata ai brand sarà ancora più intuitiva e permetterà di avere una panoramica a 360° delle attività. Come abbiamo avuto modo di verificare, la misurazione delle campagne di IM rappresenta un asset cruciale nell’implementazione delle stesse e avere una dashboard precisa dove valutare tutti i KPI costituisce un valore aggiunto che pone Buzzoole come partner di riferimento e leader nel settore”.

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TECH & INNOVATION

Amazon presenta re:MARS, evento globale dedicato all’Intelligenza Artificiale

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Amazon

Amazon presenta re:MARS, un nuovo evento globale dedicato all’Intelligenza Artificiale per il Machine Learning, l’Automazione, la Robotica e lo Spazio. Opinion leader e aziende produttrici di diversi settori industriali parteciperanno a sessioni immersive che includeranno interventi ispirazionali, workshop interattivi, approfondimenti tecnici, tavole rotonde, dimostrazioni pratiche e molto altro. Un evento che dall’azienda raccontano così-

Machine Learning (ML) e Intelligenza Artificiale (AI) sono alla base di quasi tutto quello che facciamo in Amazon. In alcuni casi il loro ruolo è evidente, come nei droni autonomi per le consegne con Prime Air, l’eliminazione delle code alla casse con Amazon Go e, grazie ad Alexa, la possibilità di rendere sempre più comoda la vita di tutti i giorni per i nostri clienti.

 

Ma molto di quello che facciamo con l’Intelligenza Artificiale e il Machine Learning avviene sotto la superficie – dalla velocità con cui consegniamo i pacchi, alla vasta selezione di prodotti e ai prezzi bassi che siamo in grado di offrire ai clienti, alla funzione X-Ray per i film e le serie TV (una caratteristica di Amazon Prime Video che consente ai clienti di poter accedere, direttamente sullo schermo, alla biografia degli attori, e alla possibilità di conoscere dettagli musicali, curiosità e contenuti bonus), fino all’impareggiabile vastità e profondità dei servizi AI che AWS offre alle aziende di tutte le dimensioni. Eppure in Amazon siamo ancora al Day 1 per l’Intelligenza Artificiale.

 

Oggi siamo lieti di annunciare che stiamo riunendo alcune delle menti più brillanti nel campo della scienza, del mondo accademico e delle imprese, per esplorare l’innovazione, i progressi scientifici e le applicazioni pratiche di AI e ML.

 

“Viviamo all’inizio dell’età dell’oro della AI. I recenti progressi hanno già portato a invenzioni che prima esistevano solo nella fantascienza, e abbiamo solo toccato la superficie di ciò che è possibile”, ha affermato Jeff Bezos, Fondatore e CEO di Amazon. “L’Intelligenza Artificiale è una tecnologia abilitante che può migliorare prodotti e servizi in tutti i settori. Siamo entusiasti di dare vita a re:MARS, e riunire opinion leader e aziende produttrici di diversi settori per condividere gli apprendimenti e stimolare nuove idee per l’innovazione futura”.

 

L’evento: dal 4 al 7 giugno a Las Vegas

re:MARS sarà la prima conferenza annuale globale di Amazon sulla AI dedicata a Machine Learning, Automazione, Robotica e Spazio, si svolgerà dal 4 al 7 giugno 2019 presso l’ARIA Resort & Casino di Las Vegas. Gli opinion leader e le aziende produttrici di diversi settori industriali impareranno, condivideranno e immagineranno come questi quattro campi di studio modelleranno il futuro.

 

re:MARS è un’estensione di MARS, l’evento privato e solo su invito ospitato dal fondatore e CEO di Amazon Jeff Bezos che abbraccia una visione ottimistica della scoperta scientifica per far progredire un’età dell’oro dell’innovazione. Incarnando lo stesso spirito di MARS, re:MARS combina le ultime novità scientifiche d’avanguardia con applicazioni pratiche che daranno inizio al cambiamento nelle organizzazioni di oggi. I partecipanti apprenderanno come l’Intelligenza Artificiale può migliorare l’esperienza del cliente, guidare l’efficienza aziendale, semplificare le operations, migliorare l’automazione, raggiungere i clienti attraverso nuovi servizi e interfacce, e altro ancora.

 

Gli opinion leader presenti

I partecipanti ascolteranno gli opinion leader di diversi settori, apprenderanno le migliori e comprovate pratiche di applicazione della AI oggi nelle aziende, incontreranno gli esperti tecnologici di Amazon e si troveranno immersi in tecnologie emergenti – dalle dimostrazioni di robot all’avanguardia, alla capsula per l’equipaggio Blue Origin New Shepard agli hackathon di AI. Vogliamo che i partecipanti si divertano, creino nuove amicizie e collaborazioni e trovino inaspettate ispirazioni.

 

Interverranno, tra gli altri, Jeff Wilke, CEO Worldwide Consumer di Amazon; Andrew Lo, Professor Charles E. e Susan T. Harris al MIT Sloan School of Management e Director del MIT Laboratory per il Financial Engineering; Ken Goldberg, detentore dell’illustre cattedra in ingegneria intitolata a William S. Floyd Jr. presso la UC Berkeley; Tom Soderstrom, Chief Technology Officer IT presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA; Kate Darling, specialista di ricerca presso il Media Lab del MIT e Docente Affiliata all’Harvard Berkman Center e tanti altri.
Ulteriori relatori interverranno in workshop pratici e approfondimenti tecnici per dimostrare le applicazioni pratiche della AI dietro Alexa, i servizi AWS, Amazon Go, Prime Air, Lab 126, Amazon Retail e altro.

 

“L’Intelligenza Artificiale possiede un grande potenziale per aiutare diversi gruppi di persone a lavorare insieme in modi nuovi. Occorre che esperti del mondo accademico, tecnologico, della ricerca e del business imparino gli uni dagli altri e, in questo, MARS ha aperto la strada con un piccolo gruppo di pensatori innovativi”, ha affermato Ken Goldberg, detentore dell’illustre cattedra in ingegneria intitolata a William S. Floyd Jr. presso la UC Berkeley. “Sono felice di impegnarmi con un gruppo molto più ampio di leader e aziende produttrici a re:MARS per accelerare l’innovazione della AI in tutti i settori”.

 

Informazioni

Per ricevere aggiornamenti via email, visitare https://remars.amazon.com.

Gli sponsor interessati possono scrivere a remars-sponsorship@amazon.com.

 

P.S. Gli austronauti entrano gratis.

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TECH & INNOVATION

Voice technology, gaming, intelligenza artificiale ma anche autenticità: i trend emergenti secondo We Are Social

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We Are Social

Il network internazionale di We Are Social ha identificato le tendenze chiave da tenere d’occhio quest’anno e il loro possibile impatto sul marketing e la comunicazione. Voice technology, gaming, intelligenza artificiale, ma anche social commerce, nuovi influencer e pagamenti mobile: sono solo alcune delle tecnologie emergenti e delle innovazioni che stanno guidando il cambiamento intorno a noi. Ve le presentiamo qui.

 

La “Stories-ficazione” della comunicazione
Gabriele Cucinella, Stefano Maggi e Ottavio Nava, co-founders e CEO We Are Social Milano e We Are Social Madrid

 

Le Stories stanno facendo registrare su tutte le piattaforme un incremento continuo del loro tasso di engagement e penetrazione (crescono 15 volte piùvelocemente dei contenuti su feed). Un trend che i brand non potranno non considerare nel corso del 2019, con l’obiettivo di rendere questo formato social un elemento centrale delle loro strategie di contenuto. Sticker, geo-tag, filtri e tutti i tecnicismi che le contraddistinguono non sono soltanto un divertimento per i più giovani, ma avranno sempre piùa che fare con l’evoluzione dei linguaggi e della narrazione sui canali social.

 

Le marche dovranno pensare alle Stories come a un’esperienza interattiva per entrare in contatto con le persone in maniera efficace, offrendo loro la possibilità di sentirsi parte della narrazione grazie all’interfaccia dei device. Le fotocamere degli smartphone saranno sempre di più una sorta di lente sulla realtàe le Stories una grande tela per giocare con essa. Creare asset visivi “su misura” e personalizzabili saràsempre piùimportante per i brand perchéle persone stanno dimostrando di volersi esprimere con le Stories, aggiungendo il loro tocco creativo e condividendole.

 

Social Commerce
Nathan McDonald, Co-Founder e Group CEO We Are Social

 

Il social commerce, un tempo “parente povero” dell’eCommerce, ècresciuto. Le aziende che utilizzano un modello Direct-to-Consumer (DTC) hanno dimostrato che èpossibile creare da zero un brand con un prodotto di qualitàe un’efficace comunicazione social. E presto vedremo scendere in questo campo anche i player piùtradizionali.

 

In parallelo si stanno muovendo anche le piattaforme che stanno creando funzionalitàsempre piùevolute per rendere il percorso di acquisto e condivisione il piùsemplice possibile. Con un numero crescente di brand che applicano il proprio modello di social commerce ai loro prodotti e servizi, vedremo nuove modalità non solo di acquistarli ma anche di scoprirli, provarli e raccomandarli. Sta emergendo quindi un nuovo tipo di esperienza di vendita al dettaglio, abilitato dalle piattaforme che sembrano voler facilitare le sfide del mondo retail. Finora l’evoluzione del marketing all’interno delle piattaforme ha dimostrato che l’equilibrio tra “social” e “commerce” puòessere non sempre facile da raggiungere. Per creare contenuti che siano social e “shoppable” chi si occupa di comunicazione deve pensare all’importanza di rimanere autentici e rilevanti per le persone cui si vuole parlare. Questo offrirà vantaggi a lungo termine. Chiediamoci infatti: a chi affideremmo la nostra carta di credito?

 

Gaming
Benjamin Arnold, Managing Director We Are Social New York

 

Il 2018 è stato un anno memorabile per l’industria del mobile gaming. Per YouTube sono stati i 12 mesi migliori di sempre con oltre 50 miliardi di ore di contenuti giocati, mentre la piattaforma Twitch di Amazon ha registrato una crescita esponenziale del numero di creator, di spettatori e del volume totale di contenuti giocati.

 

Senza dubbio il successo del fenomeno globale Fortnite ha spinto i numeri complessivi oltre le aspettative, e sono pochissimi quelli che nel settore prevedono un rallentamento nel 2019. Mentre la Gen Z continua a sovvertire comportamenti e abitudini tradizionali, le piattaforme e gli eSport in generale stanno crescendo molto rapidamente, diventando le piattaforme preferite.

 

Anche le opportunitàdi pubblicitàe partnership per i brand si stanno evolvendo all’interno di questo settore. KFC e Old Spice hanno dimostrato negli ultimi anni come sia possibile ottenere risultati efficaci grazie a un pensiero creativo che mette al centro le persone. E in questo ambito sembrano apparentemente senza limiti anche le opportunitàper i creator e gli influencer nel 2019: star come il performer Tyler “Ninja” Blevins, che ha recentemente dichiarato di guadagnare al mese somme a sei cifre solo dallo streaming, stanno diventando in questo senso i beniamini delle marche che parlano ai piùgiovani.

 

Di conseguenza, sia YouTube che Twitch stanno lavorando su nuove modalitàdi coinvolgimento di questi influencer sulle rispettive piattaforme. Twitch ha registrato l’aumento del numero di partner e affiliati dell’86% anno su anno, mentre YouTube sta introducendo nuove funzionalità come la super chat, la membership e il merchandising, con l’obiettivo di incoraggiare sempre piùaspiranti giocatori a iscriversi, a far crescere il proprio seguito e di conseguenza la loro influenza. Aspettatevi molto di più per il 2019.

 

“New Masculinity”
Jim Coleman, CEO We Are Social Londra

 

Sulla scia di #MeToo, la mascolinitàèdiventata un argomento molto sensibile. L’ideale “iper-maschile” della pubblicitàha contribuito alla formazione di quella che èstata recentemente definita “mascolinitàtossica“, termine generico che identifica una serie di manifestazioni estreme di genere da parte degli uomini, come dominanza, indisponibilità emotiva e aggressività sessuale. Nel 2018 questo problema èstato messo sotto i riflettori in maniera chiara ed esplicita.

 

La “New Masculinity” è un tema di cui sentiremo molto parlare nel 2019 (e oltre) con l’obiettivo di trascinare gli stereotipi maschili del marketing degli anni ’80 in un contesto più inclusivo. I brand svolgono un ruolo importante in questo ambito: veicolando ogni giorno, attraverso i contenuti, ideali e valori alle persone, hanno la responsabilità di concentrarsi sulle uguaglianze di genere e non sulle differenze. Le marche che si rivolgono agli uomini devono adottare un approccio più sfaccettato che non faccia leva su ideali riduttivi e superati, sia per non continuare ad alimentare gli stereotipi sia per essere rilevanti per il target maschile moderno. Piùèdiversificata la visione della mascolinitàofferta e maggiori saranno le possibilitàdi coinvolgere le persone.

 

Dall’intelligenza artificiale “voice-activated” a quella “thought-powered
Sandrine Plasseraud, CEO e Founder We Are Social Parigi

 

Quasi ogni giorno sentiamo parlare di tecnologia vocale che sta suscitando sempre di piùl’interesse delle persone e di conseguenza dei brand. A livello globale, il commercio effettuato tramite la voce dovrebbe aumentare del 1900% fino a pesare 40 miliardi di dollari nel 2022 contro gli attuali 2 miliardi, secondo il sondaggio OC & C Strategy Consultants . Il tutto possibile grazie all’adozione di dispositivi come Amazon Echo o Google Home.

 

Chi si occupa di comunicazione dovrà affrontare una serie di sfide significative per comprendere come i brand potranno utilizzare queste tecnologie per raggiungere le persone in modo interessante, semplificando le necessitàdella vita quotidiana.

 

E cosa succederebbe se i nostri pensieri da soli potessero controllare la tecnologia? We Are Social ha incubato Mentalista, una startup che ha sviluppato un algoritmo per analizzare le immagini sulla corteccia visiva del cervello umano. Queste immagini vengono poi materializzate grazie a impulsi elettrici e utilizzate per programmare azioni. Ad esempio, con questo processo, è stato possibile sviluppare la prima partita di calcio guidata dal pensiero dei giocatori.

 

Le interazioni basate sui comandi vocali faranno sicuramente parte del nostro 2019 (e oltre) ma crediamo anche che, nel prossimo futuro, vedremo le interazioni cervello-ambiente prendere il posto di quelle voce-ambiente.

 

Intelligenza artificiale – Il futuro delle macchine
Roberto Collazos Garcia, Managing Director We Are Social Monaco e Berlino

 

L’interesse per l’impatto dell’intelligenza artificiale sul content marketing sta aumentando di fianco a una progressiva comprensione delle potenzialitàdella tecnologia e del suo utilizzo da parte di chi si occupa di comunicazione. La continua evoluzione degli strumenti di Intelligenza Artificiale per i social media consente di comprendere meglio i comportamenti delle persone e di conseguenza di avere insight sempre più interessanti su cui far leva in tempo reale. La velocitàdi apprendimento delle macchine offre grandi vantaggi in termini di comprensione del target, della mappatura dei competitor e del posizionamento dei contenuti. Grazie a queste informazioni, sarà possibile creare contenuti social rilevanti.

 

Ad esempio, Twitter fa uso di reti neurali artificiali per ridimensionare e ritagliare le foto affinchésiano maggiormente apprezzate dalle persone. Per ottenere ciò, un’intelligenza artificiale analizza i dati di tracciamento oculare per comprendere quali elementi di un’immagine catturino maggiormente l’attenzione e decidere quindi cosa mostrare alle persone.

 

Dal Newsfeed ai “New Feeds”
Akanksha Goel, Founder e Managing Director Socialize

 

Con la crescente attenzione delle persone per la privacy, vedremo sulle principali piattaforme social una sempre minore condivisione dei contenuti in pubblico: le persone stanno infatti cambiando la loro attività, preferendo ai newsfeed spazi privati come gruppi e app di messaggistica. La progressiva adozione di una comunicazione social privata (dark social) favoriràlo sviluppo di funzionalitàche possano offrire alle persone strumenti creativi quando comunicano nelle chat di gruppo o condividono contenuti direttamente con i loro amici.

 

Anche i brand investiranno quindi nella creazione di esperienze per queste dimensioni private, per esempio con i chatbot che possono offrire interessanti opzioni di personalizzazione. In questo ambito, il trend saràprobabilmente sostenuto dall’introduzione di WhatsApp Business in tutti i mercati che potrebbe supportare quei brand che utilizzano l’intelligenza artificiale per dialogare con le persone.

 

E, mentre i brand continuano a cercare nuovi spazi e modi per connettersi con le persone in maniera rilevante, vedremo chi si occupa di comunicazione testare piattaforme alternative. Ad esempio, TikTok si prepara a essere la piattaforma piùutilizzata del 2019 in Medio Oriente.

 

Autenticità
Christina Chong, Managing Director We Are Social Singapore

 

Autenticità. Questo saràuno degli elementi chiave per essere rilevanti sui canali social nel 2019, soprattutto quando si parla alle persone piùgiovani, la cosiddetta Gen Z.

 

Reale ma micro. In uno scenario in cui si stima che quasi il 15% di tutto l’engagement social provenga da bot, l’influenza esercitata da piccole ma autentiche community di micro influencer sarà sempre più importante sia per i brand che per le persone.

 

In tempo reale. Le marche dovranno interagire con le persone sempre più rapidamente, con una strategia di risposta in tempo reale e un’attenzione particolare a coloro che giàsono fidelizzati e appassionati della marca.

 

Video reali. Ma non ènecessario che siano perfette e grandi produzioni. Ridotta qualita, formati verticali e un’illuminazione veritiera saranno apprezzati ai fini di un output autentico. Tik-tok e le Stories ne sono un esempio.

 

Reale ma aumentato. Ora che la realtà aumentata èapprodata ufficialmente anche su Facebook Ads e Instagram, le persone potranno vivere un’esperienza sempre piùpersonalizzata e stimolante dei loro prodotti preferiti.

 

Etica reale. Le persone sono sempre piùattente alla provenienza delle informazioni che ricevono online e alla destinazione dei propri dati. Stiamo assistendo a una crescita di contenuti pensati non per spazi pubblici ma per canali privati quali gruppi e chat. WhatsApp Stories èla funzionalitàin piùrapida crescita di quest’anno.

 

ArtificiaI Intelligence Influencer
Suzie Shaw, Managing Director We Are Social Sydney

 

Kylie Jenner èla celebritàsotto i 30 anni piùpagata al mondo ed èsulla buona strada per diventare miliardaria ancora piùrapidamente di Mark Zuckerberg. All’inizio di quest’anno, un suo Tweet di protesta ha fatto perdere 1,3 miliardi di dollari a Snapchat, confermando la capacità degli influencer di influenzare le persone a livello globale. L’influence marketing èun fenomeno ormai maturo e oggi stiamo entrando in una nuova fase.

 

I content creator stanno lavorando alla prossima generazione di influencer, i cosiddetti “Artificial Intelligence Influencers”, il cui manifesto è la ragazza diciannovenne Lil Miquela che conta oltre 1,5 milioni di follower. Questi personaggi virtuali appaiono straordinariamente reali. Posano per gli shooting, indossano le ultime tendenze della moda e sono sensibili ai trend del beauty, proprio come gli influencer umani. E vantando un seguito e un engagement importanti, ora sono arrivati anche sulle copertine delle riviste e nelle campagne di grandi brand quali Louis Vuitton a Ugg.

 

Nonostante la loro mancanza di una dimensione fisica, questi personaggi realizzati grazie all’intelligenza artificiale sono tutt’altro che superficiali: come i prodotti di qualsiasi brand hanno i loro valori e le loro storie, e hanno la capacitàdi farci interrogare e coinvolgerci nel dibattito tra ciòche èreale e ciòche non lo è.

 

La frontiera del pagamento mobile
Donald Wong, Head of We Are Social Hong Kong

 

Per capire se i sistemi di pagamento cinesi potranno competere con i portafogli elettronici globali, possiamo osservare cosa sta succedendo a Hong Kong. La Octopus Card èstata per decenni un punto di riferimento per i pagamenti senza carta di credito, ma non èmai andata oltre i confini della cittàné èriuscita a trasformare Hong Kong in una metropoli senza contanti.

 

I cinesi (solo nelle grandi citta) non usano le banconote, quindi ènaturale che colossi del pagamento mobile quali AliPay e WeChat Pay continuino a investire in questo settore, e Octopus dal canto suo continui a contrastare la concorrenza con la sua “O! ePay” app.

 

La spinta mobile verrà amplificata anche dalle banche che fanno leva sui servizi di Apple Pay e Google Pay per incentivare le persone a fare a meno di soldi e carte, in favore degli smartphone. Negli ultimi 12 mesi è stato registrato un aumento del 30% delle persone che utilizzano un portafoglio digitale, da 2.46 milioni a 3.20 milioni.

 

Con l’evoluzione della shopping experience – pensiamo a WeChat Pay che sperimenta negozi senza personale e al gigante mondiale dell’abbigliamento UNIQLO che ha aperto nel 2018 il suo negozio online – il commercio spingeràla diffusione dei pagamenti elettronici e mobile, man mano che le persone li adotteranno nella loro quotidianitàper un numero sempre maggiore di servizi.

 

Quello che abbiamo visto a Hong Kong nel corso del 2018 èun’anticipazione di una tendenza che vedremo crescere su scala globale nel prossimo futuro: chi si occupa di comunicazione dovrà tenerne conto per creare progetti rilevanti per i brand e le persone.

 

Il nuovo significato delle metriche per i social media
Pete Lin, North Asia Regional Managing Director

 

Quattro anni fa, quando abbiamo aperto il nostro primo ufficio in Cina, il mercato presentava un mix diversificato di aspettative rispetto al ruolo dei canali social. Alcuni brand li vedevano come alleati per migliorare la propria immagine, altri invece come una guida diretta per le vendite.
Oggi, che abbiamo rafforzato la nostra presenza nell’Asia settentrionale con tre uffici nelle cittàdi Shanghai, Pechino e Hong Kong, riscontriamo che tutti i clienti con cui lavoriamo hanno una visione comune: percepiscono le piattaforme come canali strategici attraverso i quali costruire un percorso per la marca, rafforzandone il posizionamento.

 

Ciòsignifica che le metriche sui social media in termini di visualizzazioni, Retweet, Mi piace e commenti, che solo un decennio fa erano trascurabili, sono diventate oggi il riflesso della rilevanza di un brand per le persone.

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