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È febbre Big Data, ma le aziende preparate sono poche: i dati DNV GL e GFK Eurisko

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I dati GFK Eurisko e DNV GL sulle aziende e i big data

Il 52% degli intervistati concorda sul fatto che i big data rappresentino un’opportunità in chiave di business, ma è solo il 23% a disporre di una strategia chiara. Le imprese, tuttavia, hanno il tema alto in agenda: il 65% si sta preparando a un futuro dove i big data giocheranno un ruolo significativo, il 76%, invece, manterrà o incrementerà gli investimenti dedicati. Questi i risultati che emergono da un’indagine internazionale svolta dall’ente di certificazione DNV GL – Business Assurance e dall’istituto di ricerca GFK Eurisko su circa 1200 professionisti che operano in aziende di settori diversi in Europa, nelle Americhe e in Asia.
I big data rappresentano un’opportunità per più della metà delle aziende intervistate, con punte di ben il 70% per quelle con oltre 1.000 addetti, mentre il 45% riconosce l’impatto diretto dei big data per il proprio modello economico. Ciononostante solo un’azienda su quattro sa sfruttare i big data per potenziare la produttività, a dimostrazione del fatto che la maggior parte delle imprese si accinge solo ora a sfruttarne il potenziale.
“I big data stanno cambiando le regole del gioco in tutta una serie di settori, prospettando nuove opportunità e nuove sfide. Ritengo che le aziende che valorizzano e attuano strategie e piani per sfruttare a pieno le informazioni dei loro data pool abbiano moltiplicato le occasioni per diventare più efficienti e soddisfare meglio il mercato e gli stakeholder”, dichiara Luca Crisciotti, CEO di DNV GL – Business Assurance.

 

Un nuovo viaggio
Per trarre benefici reali dai big data occorre innanzitutto implementare le tecnologie e la capacità analitica che consentono alle organizzazioni di interpretare le proprie raccolte di dati. I vantaggi arrivano quando si è in grado di capire meglio il settore, la clientela e il mercato di riferimento e di prendere decisioni sulla base di informazioni aggiornate per massimizzare la produttività o i risultati. La maggioranza delle aziende del campione ha intrapreso questo viaggio e la metà di quelle intervistate ha implementato almeno un’iniziativa in materia di big data. La maggior parte degli sforzi si concentra sulla creazione delle risorse e competenze necessarie per poter sfruttare i big data al massimo del potenziale. Il 28% ha migliorato la gestione delle informazioni e il 25% ha implementato nuove tecnologie e metodiche. Meno numerose le aziende che hanno intrapreso azioni che hanno influito sulla loro routine quotidiana: il 16% ha lavorato per cambiare la cultura o la struttura organizzativa, mentre il 15% ha mutato modello imprenditoriale.

 

Vantaggi e ostacoli
Tutte le aziende che sfruttano i big data hanno ottenuto benefici concreti. Il 23% dichiara di aver accresciuto l’efficienza, il 16% ha migliorato i processi decisionali e l’11% ne ha beneficiato in termini di risparmi. Nel 16% dei casi, grazie ai big data, sono migliorati customer experience e coinvolgimento; nel 9%, le relazioni con gli altri stakeholder. I principali fattori che impediscono alle aziende di progredire ulteriormente hanno a che vedere con la mancanza di una strategia d’insieme e di competenze tecniche (entrambe al 24%).
Prospettive future

I big data offrono un mondo di opportunità che le aziende non dovrebbero precludersi. Il 57% ritiene che i big data svolgeranno un ruolo importante nel medio termine e si stanno attrezzando (65%). La maggioranza ha programmato di mantenere invariati gli investimenti o di aumentarli (76%). Inoltre, sono in molti a pianificare cambiamenti significativi per il proprio personale, favorendo lo sviluppo di competenze interne specifiche (47%) o di partnership ad hoc (20%).
“La capacità di utilizzare i dati per ottenere conoscenze e intuizioni utili a orientare l’azione è imprescindibile per le aziende che vogliono continuare a crescere e a fare profitti. Il data analyst e il data scientist saranno figure cruciali nella maggior parte delle imprese nel prossimo futuro”, aggiunge ancora Luca Crisciotti.

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AGENZIE

GroupM lancia Advanced Consumer Planning

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GroupM lancia ACP – Advanced Consumer Planning, lo strumento sviluppato da GroupM in collaborazione con GfK Eurisko e Mediasoft per l’analisi, la pianificazione e la post-valutazione su target di marketing.

“È un nuovo tool che le agenzia del gruppo hanno in esclusiva per tre anni”, ha precisato Massimo Beduschi, Ceo e Chairman di GroupM nella conferenza stampa di presentazione di stamattina, “che consente ai clienti delle agenzie media di GroupM di pianificare direttamente sui propri consumatori o prospect, evitando la trasposizione dal target di consumo a quello media su parametri socio-demografici”.

Con ACP – Advanced Consumer Planning è infatti possibile pianificare su target di consumo in base alle informazioni presenti in Sinottica Total Single Source Panel di GfK Eurisko. ACP permette inoltre di valutare ex-ante ed ex-post, pianificare e acquistare una campagna TV e di videocomunicazione direttamente sui propri consumatori o prospect andando ad incrementare l’efficacia e l’efficienza del piano.

“I motivi che ci hanno spinto a chiedere a GfK Eurisko e Mediasoft di lavorare allo sviluppo di uno strumento così sofisticato come questo”, ribadisce Massimo Beduschi, “è perché pensiamo, innanzitutto, che sia fondamentale continuare a presidiare il terreno dell’innovazione di prodotto al servizio dell’ottimizzazione degli investimenti dei nostri clienti. Ma è altrettanto importante, in un mondo dove offerta e tecnologia consentono sempre più al consumatore di decidere se fruire – e dove – di contenuti e se esporsi o meno all’adv, disporre di strumenti che consentano di considerare la rilevanza e l’interesse per il target, in modo da evitare fenomeni di elusione. Soprattutto in un’ epoca dove l’attenzione verso i sistemi di blocco dell’adv sta crescendo, come è stato misurato da una nostra ricerca che presenteremo a breve. In realtà le persone non hanno un’avversione aprioristica alla comunicazione pubblicitaria, bensì verso la modalità con cui questa viene veicolata. Per questo motivo continuiamo ad essere in prima linea per sviluppare strumenti che permettono di indirizzare la comunicazione in modo sempre più preciso verso il target/la persona per cui quel messaggio è rilevante”

“L’inarrestabile evoluzione tecnologica e i continui progressi nello sviluppo di nuove tecniche metodologiche ci abbiano spinto a superare il tradizionale paradigma socio-demografico e ragionare su prospettive più ampie, attraverso lo sviluppo di un sistema di targetizzazione sempre più mirato”, spiega Norina Buscone, Vice President di GroupM Research. “Da una parte, infatti, ci si avvantaggia della tecnologia che permette di trattare una grande quantità di informazioni e dati; dall’altra lo sviluppo di innovative tecniche metodologiche abilitano la diffusione di nuovi strumenti utili ad analizzare database differenti in modo contemporaneo e contestuale”.
Nall’incontro con la stampa sono state mostrate diverse case history, a conferma dei reali benefici ottenibili dall’utilizzo dello strumento nel rimuovere il gap tra il target di consumo e quello di pianificazione media per raggiungere la massima coerenza tra le attività di marketing e quelle media.
Case history che hanno evidenziato come ACP entri in gioco nelle fasi di planning operativo e ne faciliti la sua modulazione, ridefinendo il ranking dei canali e la scelta delle rubriche pubblicitarie. Oppure entri nella fase di ottimizzazione del calendario e abbia ri-bilanciato il peso delle diverse fasce orarie e dei giorni in analisi per singolo canale. Si è anche dimostrato come con l’analisi sul target di consumo si riesca a migliorare l’ottimizzazione dei risultati in termini di coperture e affinità incrementali, al contempo contenendo i costi.
Advance Consumer Planning non si ferma alla sola pianificazione televisiva e non dimentica la videostrategy. Lo strumento infatti integra la TV con il video online ed è attivo su tutte le pianificazioni di videocomunicazione.
“Lo sviluppo di ACP”, aggiunge Silvio Siliprandi, Ceo e Presidente di GfK Eurisko, è stato reso possibile da alcuni elementi fondamentali. “Primo tra tutti l’accesso al Sistema Informativo di Sinottica Total Single Source Panel, l’unica ricerca in Single Source reale che offre una conoscenza olistica e completa dei target di interesse: presso 12.000 intervistati vengono raccolte informazioni sull’individuo (socio psicografiche, comportamentali, valoriali, attitudinali e di orientamento in molti ambiti dell’essere e dell’agire), sull’esposizione multi e cross mediale e sui consumi (FMCG, di Beni Durevoli/Servizi e molto altro). Inoltre, l’evoluzione delle tecnologie passive di data collection garantisce dati di altissima qualità, affidabilità e imparzialità: i consumi/acquisti in ambito FMCG sono rilevati dal Panel Consumer di GfK Eurisko, le esposizioni ai media, TV, Radio e Web (sia fisso che mobile) sono raccolte con modalità passiva ed oggettiva tramite meter. Le altre informazioni vengono raccolte grazie all’utilizzo del Dialogatore di GfK”.
“In secondo luogo” conclude Siliprandi, “la competenza di GfK in analisi statistiche multivariate si sposa alla collaborazione con un partner quale Mediasoft, che dispone dello strumento di pianificazione televisiva più importante del mercato: Kubik.
Questo ci ha permesso di raccogliere la sfida e di sviluppare la Nuova Sinottica Target Transfer Machine, strumento alla base del tool che oggi GroupM ha presentato. Si tratta di una importante innovazione, una piattaforma che, a tutti gli effetti, permette di colmare il tradizionale gap tra pianificazione strategica – da sempre appannaggio di Sinottica TSSP – e pianificazione operativa, da sempre appannaggio delle currency”.

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MEDIA

AudiOutdoor presenta la “Total Audience” dell’Out Of Home

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Si è tenuto ieri a Milano il convegno organizzato da AudiOutdoor per parlare del mezzo e per presentare la “più grande ricerca sull’Out Of Home mai realizzata fino a oggi”. Le tre società che costituiscono AudiOutdoor (Clear Channel, IGP Decaux e Ipas), insieme alle associazioni Upa, Assocom e Api, hanno dato vita infatti, nei mesi scorsi, a un grande progetto di ricerca con l’obiettivo di misurare, sull’intero territorio italiano, l’integrazione totale fra tutti gli ambienti che formano la pubblicità esterna.

Giovanna Maggioni, Presidente di AudiOutdoor, nell’esprimere la grande soddisfazione per questo splendido risultato, ha sottolineato come “da oggi aziende, centri media e agenzie avranno a disposizione dati completi, integrati, sempre attualizzati e potranno pianificare più ambienti su un dato unico. E la cosa bella è che tutto questo è misurabile…”.

Con la nuova ricerca, infatti, sarà possibile disporre delle audience singole e integrate tra poster, arredo urbano, metropolitane, aeroporti, dinamica e stazioni autostradali in ambito settimanale, quindicinale, mensile e annuale per ciascuna città e provincia italiana.

Il Presidente di Upa Lorenzo Sassoli de Bianchi ha introdotto i lavori ricordando che “negli ultimi 10 anni è proprio l’outdoor il mezzo che si è più trasformato e l’evoluzione tecnologica è andata di pari passo con l’emozionalità”. Del resto “il tempo speso dalle persone fuori casa è ormai di oltre 77 minuti al giorno (secondo solo alla televisione) e questo fa delle città – agglomerati urbani sempre più interconnessi e intelligenti – un media a tutti gli effetti”. Secondo il Presidente di Upa in futuro “saranno necessari un alto tasso di creatività e la voglia di osare, perché non c’è mezzo in cui la creatività sia più strategica. Bisognerà innovare i linguaggi senza confondere la creatività con la semplice adesione ai nuovi mezzi tecnologici”.

Roberto Binaghi, Ceo di Mindshare/WPP ha sottolineato come “i target più dinamici stanno diventando sempre più sfuggenti e difficili da raggiungere. Tra i mezzi più moderni a disposizione delle aziende si ripropone con grande efficacia anche l’Out Of Home che ha saputo evolversi diventando il perfetto punto di congiunzione tra tecnologia e consumer experience. Un mezzo antico eppure straordinariamente attuale che certamente appartiene al novero delle forme pubblicitarie che avranno un ruolo importante nelle strategie di comunicazione integrate anche nel futuro”. Per Binaghi l’efficacia dell’OOH si misura valutando 4 parametri: instant need, cioè la rilevanza e la capacità di soddisfare un bisogno istantaneo; contesto, cioè la capacità di ottimizzare il messaggio in funzione del contesto “ambientale” in cui si esprime; viral, cioè la realizzazione spettacolare che può generare un contenuto virale; empatia, cioè come il messaggio e la tecnologia possono contribuire a generare empatia tra il brand e le persone.

Per Marco Girelli, Ceo Omnicom Media Group, la digitalizzazione dell’OOH è ormai una scelta obbligata e i dati sono il viatico fondamentale. “I dati che Audioutdoor metterà a disposizione ci consentiranno incroci e integrazioni prima impensabili. Stiamo vivendo un’epoca di profonda trasformazione delle agenzie: la grande rivoluzione dei dati ci permette oggi una puntuale conoscenza del consumatore. Tutto ciò porta a una maggiore possibilità di personalizzare, che le aziende cavalcheranno sempre di più. In questo scenario la soluzione per l’Out Of Home risiede nell’innovazione e dal suo potenziamento, possibile grazie alle nuove opportunità tecnologie”. Ma è proprio sul valore dei del dati che si sofferma l’attenzione di Girelli. “All’interno delle agenzie media saranno valorizzate le funzioni di business intelligence e predictive analysis, il tutto grazie ai dati e nuove figure professionali che saranno in grado di interpretarli: Data Scientist, BI Analysts, DMB Technicians, Data Architect e Product Developer”. “Solo così – ha concluso Girelli – l’OOH raggiungerà la sua massima evoluzione, essendo in grado di proporre offerte personalizzate, tagliate su misura”.

Pierpaolo Nave, Marketing & Strategy Director Clear Channel Italy, ha affrontato nel suo intervento il tema dell’innovazione individuando alcuni temi chiave, che meglio di altri possono dare l’idea dell’importante e forte trasformazione della creatività nel “Fuori Casa” e dai quali si può evincere, con esempi concreti, quanto l’OOH si sia innovata e come stia rivoluzionando, al di là di ogni previsione, il mondo della pubblicità. “Quello che bisogna riconoscere all’OOH – ha spiegato Nave – è la capacità di colpire il consumatore con fantasia e stupore, le capacità di trasformarsi esso stesso in piacere e divertimento per tutti, la stretta relazione con il mondo Social connesso al Mobile, i piccoli tecnicismi che permettono di ottenere un grande impatto sul target e, non ultima, la capacità di migliorare l’ambiente”. “Il bello dell’OOH è che è un media in grado di dialogare con tutte le audience e si integra perfettamente con gli altri media, valorizzandoli al meglio”, ha concluso Nave.

È toccato a Michele Casali, Responsabile Ricerche e Progettazione Prodotto di IGP Decaux e coordinatore del comitato tecnico AudiOutdoor illustrare i contenuti della nuova ricerca che “proietta la misurazione del mezzo OOH verso il futuro, grazie a un approccio innovativo, alla sua struttura scalabile e all’estrema flessibilità”.
“La ricerca utilizzata fino a oggi – ha spiegato Casali – non è in grado di rappresentare l’intero mezzo Out Of Home in quanto copre solo impianti poster e di arredo urbano di piccolo e grande formato. La nuova ricerca prevede l’allargamento ad aeroporti (ben 8, pari a circa 220mila frequentatori nel giorno medio), metropolitane (più di 200 stazioni, pari a 1,8 milioni di passeggeri nel giorno medio), Autostrade (circa 350 stazioni di servizio, pari a 2,3 milioni di frequentatori) e Dinamica di superficie (Autobus, Tram e Filobus) che insieme alla statica permette di coprire quasi 100 Comuni Italiani, che rappresentano una popolazione residente di ben 17 milioni di persone. Inoltre, la scalabilità della ricerca permettera di introdurre in modo modulare anche ulteriori ambienti quali ad esempio le Stazioni Ferroviarie e i Centri Commerciali”.

“Siamo i primi in Europa ad aver lanciato una ricerca di questa portata”, ha concluso Casali. “La ricerca sotto il profilo metodologico è terminata e disponibile in versione beta per chi ne farà richiesta. La versione Alpha definitiva sarà disponibile a partire dal 1 settembre”.

Alla ricerca hanno collaborato Tandem, Gfk-Eurisko e MCS (sviluppo software AudiOutdoor).

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Come i giovani scelgono e usano l’auto: una ricerca automobile.it e GfK Eurisko

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Che rapporto hanno i ragazzi con le auto? Lo svela un’indagine promossa da automobile.it, portale di compravendita online di veicoli, e condotta dall’Istituto di Ricerca GfK Eurisko su un campione di 250 possessori di auto dai 18 ai 30 anni. Abbiamo chiesto ai giovani new drivers che possiedono un’auto di pensare agli aspetti che prendono maggiormente in considerazione nel momento dell’acquisto. Per i giovani italiani il fattore più importante è il buon rapporto qualità-prezzo (48%), e visti i tempi che corrono come dargli torto? Ma anche l’occhio vuole la sua parte! Quindi dopo l’economicità del mezzo risulta di grande importanza anche la linea, il design esterno e lo stile (42%). Terzo elemento da non sottovalutare è l’affidabilità (36%): un’auto affidabile, che sia nuova o usata, si può guidare per molti anni e ha più garanzie di resistenza. A pari merito con l’affidabilità è il fattore consumi/emissioni: tanto più una vettura consuma, tanta più CO2 emette. Per i ragazzi meglio puntare su un’auto dai bassi consumi, ne risente meno il portafoglio e anche l’ambiente.
Veniamo ora alla frequenza e al motivo d’utilizzo. Non c’è car sharing, autobus, tram o bicicletta che tenga: per i ragazzi, il mezzo migliore per recarsi al lavoro è la cara e vecchia automobile. Il 61% degli intervistati infatti usa l’auto tutti i giorni o quasi per raggiungere il posto di lavoro. Ma c’è anche un buon 51% che la usa per il tempo libero, per uscire con gli amici, per andare a fare sport, per fare shopping e anche per vacanze o weekend fuori porta (il 43% dichiara di usarla almeno una volta a settimana). L’auto è meno utilizzata invece per andare e tornare dall’università: orari più flessibili e la posizione spesso in centro città delle università permettono ai giovani di andare a lezione con i mezzi pubblici o magari anche a piedi; incide sicuramente anche una minore disponibilità economica degli studenti universitari rispetto ai giovani che hanno un lavoro.
La media del numero di Km percorsi in un anno è di 10.700 Km, un buon dato che va di pari passo con la media generale. Ma su quali strade viaggiano i giovani? Il 71% usa la macchina tutti i giorni o quasi per girare in città, il modo più comodo – sfidando spesso il traffico e la ricerca del parcheggio – per andare dappertutto. Il 38% la usa così frequentemente anche per guidare fuori città e solo il 5% in autostrada. C’è comunque un buon 54% che macina Km in autostrada almeno due volte al mese.

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MEDIA

AudiOutdoor presenta il progetto di “integration data” per la misurazione della total audience out of home

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AudiOutdoor ha presentato oggi a Milano il progetto di ricerca sulla misurazione dell’out of home in Italia.

“Si tratta di un progetto ambizioso ma necessario – ha detto il Presidente di AudiOutdoor Giovanna Maggioni – nato con l’obiettivo di fornire al mondo della pubblicità e della comunicazione la visione integrata dei dati di audience di tutte le forme di out of home che il cittadino incontra quando è fuori casa. Questa ricerca misurerà le audience di ogni impianto di pubblicità esterna, di arredo urbano, di metropolitana, di mezzi dinamici di superficie, di autostrade e di aeroporti permettendo di avere un solo dato finale di campagna”.

La nuova ricerca andrà a coprire quattro nuovi ambienti: la dinamica. gli aeroporti, le metropolitane e le autostrade. Il concetto di “fuori casa” è cambiato, sia dal punto di vista del numero – e della qualità – dei punti di contatto con il consumatore, sia dal punto di vista del tempo di esposizione, stimato a oggi circa 2 ore al giorno con punte, per alcuni target, oltre questa soglia.

È proprio per questo che le società che siedono in AudiOutdoor (Clear Channel, IGPDecaux e Ipas) che coprono con i loro mezzi e i loro impianti il 70% circa degli investimenti sul mezzo e consentono campagne di comunicazione a livello nazionale (la loro distribuzione sul territorio è totale), dopo aver misurato e reso disponibile al mercato i dati di audience impianto per impianto città per città per affissione e arredo urbano (49.000 impianti) di tutta Italia, hanno oggi deciso di investire per allargare a aeroporti, metropolitane, dinamica e autostrade la rilevazione, con l’intento di mettere sul mercato una sola grande indagine integrata che misuri sul cittadino tutti i comportamenti fuori casa. Con ciò si arriverà a dare informazioni su circa altri 52.000 impianti, con dettagli di target e di frequenza rendendo le campagne pubblicitarie sull’out of home perfettamente paragonabili ai risultati che si ottengono sugli altri mezzi. In totale 100.000 impianti avranno ciascuno la propria audience e tutte interagibili tra loro. Quando il quadro sarà completo la quota che AudiOutdoor rappresenterà sul mercato dall’out of home, sarà ancora più elevata.

Le aziende che investono in pubblicità per valorizzare il loro brand troveranno in questa ricerca le risposte di valutazione dei risultati quando useranno l’out of home per comunicare, indipendentemente dalla “piattaforma” e dal “device” urbano utilizzato.

“Il mio invito – conclude Maggioni – è che la platea delle società che vorranno farsi rilevare si ampli, che le aziende pretendano la conoscenza dei valori dei mezzi, nella consapevolezza di tutti che l’informazione non deve costituire una barriera ma essere la base minima di conoscenza per scelte razionali e giustificate. Ancora una volta possiamo dire che questa ricerca è la prima rispetto a tutti gli altri Paesi”.

All’intervento del Presidente sono seguite le illustrazioni del progetto e le possibili utilizzazioni dei dati. Dati che saranno disponibili nella prossima primavera per il mercato pubblicitario, centri media e aziende, e che verranno presentati nel corso di un importante evento, in cui si tratteranno non solo gli aspetti tecnici della indagine ma anche il valore che gli ambienti, le città e il territorio hanno nella vita sociale ed economica dei cittadini.

Michele Casali, Coordinatore del Comitato Tecnico e responsabile ricerche e progettazione prodotto IGPDecaux, ha illustrato le motivazioni che hanno portato AudiOutdoor a impostare un nuovo approccio all’out of home nella sua estensione, rispettando le peculiarità di ogni ambiente, ma integrando i dati per arrivare a un sistema unico che permetta una pianificazione integrata attraverso l’uso di avanzati sistemi di modellizzazione. Inoltre l’indagine avrà con questo sistema la capacità di fornire nel tempo informazioni sempre aggiornate ed in linea con i cambiamenti.

Pierpaolo Nave, componente del Comitato Tecnico e Marketing & Product Director di Clear Channel Italia, ha sottolineato come l’ampliamento di dati a molteplici ambienti raggiunge un duplice obiettivo: fornire al mercato dati completi e complessi di audience ma anche far conoscere meglio alle Concessionarie il valore del proprio prodotto, migliorandolo costantemente e apportando valore al mercato. Sarà così possibile costruire progetti di comunicazione ad hoc sempre più integrati dal punto di vista della pressione pubblicitaria. Ha, inoltre, evidenziato l’importanza di valorizzare gli impianti pubblicitari puntando sulla qualità e sul design, suggerendo delle partnership con i concedenti, per rendere l’ambiente e il contesto più accattivanti per il target di audience, portando così valore e distintività al mercato dell’out of home.

La presentazione si è conclusa con le relazioni tecniche dei tre istituti che hanno contribuito alla complessa costruzione a fianco di AudiOutdoor: Tandem, per l’implementazione delle audience nei nuovi ambienti; GFK Eurisko, per la proiezione dei dati su 365 giorni e per l’integrazione tra i diversi ambienti e Media Consultants, per la realizzazione del software di accesso alle informazioni della ricerca.

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AZIENDE

Upa & Google, ecommerce a 50 miliardi (+500%) in cinque anni

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“Nonostante un’innegabile arretratezza del nostro paese nel comparto, l’ecommerce rappresenta già oggi una piattaforma dalle grandi potenzialità non solo in ottica transazionale, ma anche in termini di comunicazione”. Così il presidente UPA Lorenzo Sassoli de Bianchi introducendo la ricerca commissionata, insieme a Google, a GfK Eurisko per fotografare presente e futuro dell’ecommerce in Italia, con un focus sul settore del largo consumo, presentata oggi a Milano. “A fronte di un valore 2012 di circa 10 miliardi di fatturato complessivo, frutto di oltre 35 milioni di atti di acquisto”, ha proseguito Sassoli, “le nostre stime, come sempre prudenziali, vedono l’ecommerce raggiungere in Italia i 50 miliardi di ricavi nel giro di cinque anni. Una moltiplicazione che genererà risorse aggiuntive per la comunicazione che si aggireranno sul miliardo all’anno. Se vuole crescere, il commercio elettronico deve attrarre le persone sulle piattaforme digitali investendo anche nei mezzi tradizionali”.

E che ci sia spazio per crescere è stato ribadito anche da Carlo D’Asaro Biondo (nella foto), Presidente South East Europe, Middle East and Africa di Google, che ha sottolineato come in Francia l’incidenza dell’ecommerce sul totale retail sia oltre tre volte superiore all’Italia, mentre in UK arrivi a sei volte.

Anche i numeri della ricerca GFK Eurisko vanno in questa direzione: se attualmente circa 400 mila persone sono solite acquistare prodotti di largo consumo online, più di un quarto dei responsabili acquisti che utilizzano internet è interessato a comprare beni di largo consumo sul web, pari a circa 2,7 milioni di persone.

Un dato emerso dalla ricerca riguarda, inoltre, l’“operatore” preferito per acquistare online prodotti di largo consumo dove troviamo, pressoché in pari quota, sia la catena di supermercati/negozi (75%), sia la grande azienda/marca (69%). “L’ecommerce è fondamentale per l’industria di marca”, ha ribadito Sassoli, “perché ne difende e irrobustisce il brand, nutre la relazione con il consumatore e rafforza la posizione dell’IdM nei confronti della distribuzione. Soprattutto nel caso delle PM, inoltre, l’ecommerce offre interessanti opportunità di entrare in mercati esteri”.

“Grazie alla diffusione esponenziale di smartphone e tablet”, ha concordato D’Asaro Biondo, “oggi i brand possono ambire a offrire alle persone esperienze di navigazione e di acquisto sempre più efficaci e coinvolgenti. È venuto il momento di mettersi in gioco e sperimentare nuove modalità di integrazione offline e online, al fine di valorizzare al meglio tutti gli asset della marca”.

La ricerca ha però evidenziato che la maggior parte dei responsabili acquisti non ritiene di avere sviluppato, fino a oggi, particolari competenze per navigare e acquistare su Internet: il 37% si percepisce solo parzialmente esperto, il 27% si definisce “abbastanza” esperto e solo il 4% si ritiene “molto esperto”. Questo è dovuto principalmente a una carenza di informazioni come pure all’assenza di esempi concreti, come parenti e amici che hanno già avuto esperienza di acquisti online. “È evidente, dunque, quale sarebbe il potenziale di crescita”, hanno commentato i responsabili della ricerca, “se un numero maggiore di persone fosse pienamente informato della possibilità di fare acquisti online di prodotti di largo consumo”.

Tra i vantaggi dell’acquisto online, secondo la ricerca più del 40% apprezza molto il risparmio di tempo e la facilità organizzativa (niente code, o parcheggi, niente pesi da portare, niente vincoli di orario); uno su tre riconosce la possibilità di risparmiare e di accedere a promozioni vantaggiose (37%); e una quota considerevole apprezza anche la possibilità di accedere ad assortimenti più ampi online (32%). Guardando infine al futuro, il 60% dei responsabili acquisti che utilizzano Internet si attende un rilevante ampliamento dei processi di acquisto online nel largo consumo nei prossimi dieci anni: il 50% del campione crede che si acquisteranno sul web diverse categorie di prodotto, mentre il 10% è addirittura convinto che si arriverà a fare tutta la spesa online.

“L’ecommerce è un passo verso una società più sostenibile perché fa risparmiare tempo, denaro, offre scelte più ampie e informa di più il consumatore”, ha concluso il presidente UPA. “L’ISTAT dovrebbe inserirlo nel nuovo indice BES che misura il benessere equo e solidale”.

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