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Ricerca GFK per Ecolamp: il 41% degli italiani sa come “disfarsi” dell’illuminazione esausta

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ecolamp

EucoLight, l’associazione europea dei sistemi collettivi di conformità per i RAEE (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche) di illuminazione, di cui il consorzio italiano Ecolamp è socio fondatore, ha commissionato all’istituto di ricerche di mercato Gfk un’indagine sul livello di conoscenza dei cittadini europei delle diverse tipologie di lampade disponibili sul mercato e di come riciclare correttamente questi prodotti, una volta divenuti rifiuti.
La ricerca, condotta nel primo semestre del 2017 in Spagna, Portogallo, Italia, Olanda, Belgio e Romania su un campione di 1000 consumatori, con età compresa tra i 18 e i 65 anni. ha evidenziato come i cittadini dei Paesi europei coinvolti non siano in grado di distinguere, con sicurezza, le diverse tipologie di lampadine attualmente in uso e che, pur in maniera non omogenea sul territorio europeo, siano ancora numerosi i consumatori incerti sul dove smaltire le lampade a fine vita, così da consentirne il riciclo.

Il punteggio massimo, in termini di consapevolezza sul corretto conferimento, è stato conquistato dai cittadini di Belgio e Spagna: circa il 50% degli intervistati ha indicato “i centri di raccolta pubblici o gli impianti di riciclo” e il 10% ha citato “il punto vendita dove si acquistano le lampade”.

I cittadini italiani hanno dimostrato di essere discretamente informati, indicando, nel 41% dei casi, i centri di raccolta, gli impianti di trattamento o i punti vendita della distribuzione.
Tuttavia, il 21% dei consumatori italiani interpellati dichiara ancora che le lampade vanno gettate nei rifiuti indifferenziati e ben il 10% è erroneamente convinto che vadano conferite nei contenitori del vetro. Infine, un ulteriore 9% di cittadini italiani, non ha idea del luogo corretto di conferimento delle lampade a fine vita.

Dove vanno buttate, ad esempio, le sorgenti luminose esauste? Ecolamp ricorda le tre modalità, valide in Italia, per un corretto conferimento di questi rifiuti:

1. presso uno degli oltre 4.000 Centri di Raccolta comunali: sono presenti su tutto il territorio nazionale e hanno a disposizione appositi contenitori per la raccolta differenziata delle diverse categorie di RAEE. Per aiutare i cittadini a individuare il Centro di Raccolta più vicino, è disponibile sul sito Ecolamp una mappa interattiva con ricerca di prossimità.

2. col ritiro “uno contro uno”: è possibile consegnare gratuitamente il proprio rifiuto di illuminazione al negoziante, quando si acquista un prodotto nuovo equivalente (esempio: lampadina contro lampadina). Una soluzione pratica per smaltire correttamente il rifiuto, in occasione di un nuovo acquisto.

3. col ritiro “uno contro zero”: da luglio del 2016 è possibile consegnare gratuitamente il proprio RAEE di piccolissime dimensioni (inferiore ai 25cm) al negoziante, senza dovere sostenere alcuna spesa e senza obbligo di acquisto. Sono tenuti ad applicare questa modalità di ritiro i punti vendita con una superficie dedicata alle Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche maggiore di 400mq, ma possono applicarla anche i negozi più piccoli.

E, visto che siamo a Natale, anche le luminarie degli alberi – quando cessano di funzionare – si trasformano in eco-rifiuti…

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MEDIA

Cinema Rai Pubblicità: un’offerta crossmediale e di qualità. +12% la crescita nel 2017

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Rai Pubblicità

Serata interamente dedicata al Cinema ieri sera al multisala Colosseo di Milano. Prima tappa di un tour che toccherà le principali città italiane in cui Rai Pubblicità presenta al mercato, clienti e centri media, la rinnovata offerta cinema e la nuova ricerca effettuata da GFK sul profilo dello spettatore.

L’Amministratore Delegato Fabrizio Piscopo ha sottolineato i temi principali dell’offerta cinema di Rai Pubblicità. L’aumento degli schermi da 425 nel 2016 a 557 nel 2017, la leadership del circuito per numero e qualità di sale nei centri delle principali città e Rai Pubblicità come unica concessionaria a offrire il cinema nei piani crossmediali di Rai.

Il Responsabile Commerciale e Marketing Cinema Massimiliano Langs (nella foto) ha approfondito gli aspetti commerciali e ha illustrato la ricerca di GFK. Un parco sale qualitativo in grado di raggiungere 22 milioni di spettatori nell’anno con un’impaginazione pubblicitaria a basso affollamento mirata a massimizzare la visibilità dei messaggi pubblicitari. Il tutto si traduce in un andamento commerciale positivo a + 12% rispetto al 2016 che si prospetta buono anche nel periodo primaverile ed estivo, complice l’eccellente qualità della programmazione filmica e l’assenza – in un anno dispari – di eventi sportivi dalle grandi audience. Inoltre, come emerge dall’ultima rilevazione di GFK, all’elevata numerosità dei frequentatori delle sale del Circuito si aggiunge un interessante profilo e un’alta propensione al consumo, elementi questi che arricchiscono la proposta Cinema all’interno dell’offerta crossmediale di Rai Pubblicità.

“Il cinema è il primo media on demand; la sfida è trasformare lo spettatore in consumatore sfruttando al meglio le opportunità di comunicazione all’interno delle sale che diventano dei veri e propri momenti esperienziali per ogni target”, ha commentato Massimiliano Langs.

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BRAND STRATEGY

Tribe Communication porta on air la nuova campagna cross-mediale di Parmigiano Reggiano #meglioilmeglio

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parmigiano reggiano

Il Consorzio del Parmigiano Reggiano con il consulente Paolo Marioni e Tribe Communication definiscono la strategia di comunicazione triennale del “Re dei Formaggi” applicando il metodo del Cerchio Creativo™ che nella sua prima fase ha previsto l’ascolto e l’analisi dei risultati emersi dall’indagine GfK condotta nel corso del 2015 sull’immagine e la percezione di marca da parte dei consumatori.

Il percorso individuato ha dato vita a una campagna cross-mediale da 3,5mio di euro in partenza su TV generaliste, satellitari e digitali da domenica 9 Ottobre. Fino a Natale il film si alterna a una pianificazione radio sui principali network italiani con spot tabellari da 30” in 4 soggetti, una campagna stampa e una strategia digital dove il target è al centro della comunicazione e dimostrerà la sua capacità di riconoscere l’origine del “meglio”.

Undici settimane di programmazione che – spiega il direttore del Consorzio, Riccardo Deserti – “coincidono con il periodo più importante per le vendite di Parmigiano Reggiano, andando ad accrescere l’efficacia delle proposte commerciali e delle promozioni che la GDO metterà in atto proprio in autunno e fino alle festività natalizie e di fine anno”.

Lo spot TV si sviluppa attraverso un montaggio a rewind mettendo in scena una sorta di staffetta a ritroso in cui il prezioso testimone è proprio il Parmigiano Reggiano che, di mano in mano, “torna” nel luogo dove nasce ogni giorno, raccontando così le più importanti peculiarità del suo unico metodo produttivo.

“Verità, luoghi d’origine, persone autentiche, sono gli ingredienti del lavoro fatto con Paolo Marioni, consulente del Consorzio”, dice Francesco Gemelli, Direttore Creativo di Tribe. Abbiamo realizzato uno spot con persone vere, nelle terre di produzione, per un prodotto completamente naturale per cui non è necessario ricostruire una realtà, ma è sufficiente cogliere quanto sia realmente differenziante”.

Il film, sviluppato su 30″, director’s cut da 45″ e 2 soggetti da 10″ è stato diretto da Maki Gherzi con la produzione di Indiana Production Company.

A firma di ogni comunicato TV e radio, con l’obiettivo di identificare, caratterizzare e rendere riconoscibile la comunicazione, Tribe con Bottega del Suono hanno studiato un audiologo ispirato al momento cruciale della battitura e della marchiatura che sanciscono la certificazione di nascita di ogni forma di Parmigiano Reggiano.

Da metà novembre la campagna si nutrirà anche di un’ampia attivazione digital volta a promuovere tra i consumatori il proprio #meglioilmeglio.

CREDITS
– Ideazione e direzione creativa: Tribe Communication
– Strategia: Paolo Marioni
– Pianificazione: ZenithOptimedia
– Regia: Maki Gherzi
– Produzione spot TV: Indiana Production Company
– Produzione spot radio: Peperoncino Studio
– Produzione sound logo: Bottega del Suono
– Musica di Francesco Redig
– Ristorante Tokuyoshi di Yoji
– Caseificio: Ciaolatte
– Ricerca di mercato: GfK

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GFK lancia la nuova metodologia Shopper Conversion

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GFK Shopper Conversion

Per capire meglio cosa succede nelle varie fasi che portano alla decisione di acquisto finale è ora disponibile Shopper Conversion, la nuova metodologia GfK che analizza la “conversione all’acquisto” in maniera innovativa.
Infatti numerosi studi hanno messo in luce l’esistenza di molteplici fattori che condizionano il processo di acquisto. Ognuno di noi entra in un punto vendita – fisico o virtuale – con un’intenzione di acquisto, ma la decisione finale avviene solo di fronte allo scaffale. Spesso l’impulso ci fa mettere nel carrello prodotti che non avevamo pianificato di acquistare, altre volte vediamo un’offerta o riceviamo un consiglio che ci fa cambiare idea, oppure non troviamo quello che cercavamo e decidiamo di provare qualcosa di nuovo.

I metodi di ricerca tradizionali, sostanzialmente basati sulle dichiarazioni degli intervistati, colgono quasi esclusivamente gli aspetti razionali delle scelte, offrendo una visione parziale delle meccaniche di conversione. Shopper Conversion invece utilizza tecnologie innovative di misurazione implicita dei comportamenti, studiando il processo di conversione all’acquisto nella sua parte comportamentale, basata su processi irrazionali, quindi nella sua completezza.
Questo si traduce in una raccolta di dati concreti sui fattori chiave e le barriere che – all’interno del punto vendita reale o virtuale – influenzano il processo di acquisto. Dati che consentono di avere informazioni reali sulla visibilità e sull’efficacia delle promozioni, sulla validità dell’allestimento, dei display, della disposizione dei prodotti sugli scaffali e della scelta dell’assortimento.

Shopper Conversion si compone di tre fasi di ricerca integrate (realizzabili anche singolarmente):
Conoscere lo shopper. In questa fase, vengono acquisite informazioni che caratterizzano lo shopper (profilo, abitudini e comportamenti di acquisto, budget di spesa, canali frequentati, ecc.), sia a partire dai dati del Panel GfK, sia attraverso studi di segmentazione e profilazione specifici. Le informazioni raccolte in questa fase permettono di contestualizzare le informazioni raccolte nelle fasi successive.

Tracciare il percorso. Consiste nel monitoraggio del percorso di acquisto all’interno del punto vendita attraverso l’utilizzo di Sensori RTLS (Real Time Locating System), disposti su cestini e carrelli, che rilevano il percorso degli shopper e Sensori OSS (Optical Smart Sensors) disposti sugli scaffali, che rilevano l’interazione degli acquirenti con una determinata categoria. Questi dati vengono poi integrati con i dati di vendita da scontrino – andando a definire i tassi finali di Conversione a livello di totale Negozio, Reparto, Categoria, Marca o singola unità di vendita – e con l’analisi delle attività promozionali.

Gestire la categoria. É la fase di simulazione virtuale, che consente di testare, in modo realistico e interattivo, potenziali alternative di presentazione dello scaffale, di assortimenti e di promozioni (alternative messe a punto sulla base dei risultati delle due fasi precedenti oppure frutto di ipotesi). Si basa sulla piattaforma virtuale Simstore, esclusiva di GfK, che permette di simulare reali occasioni di acquisto e di scelta di fronte lo scaffale.
L’efficacia e la concretezza operativa di Shopper Conversion sono state pienamente confermate da vari studi, sia per quanto riguarda i Beni di Largo Consumo, sia per aree specifiche quali Farmaceutica, Elettrodomestici, Telefonia, Moda e Abbigliamento.

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MEDIA 4 GOOD

Kellogg ancora insieme a Banco Alimentare con il progetto Breakfasts for Better Days

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Kellogg e Banco Alimentare

Kellogg ancora insieme a Banco Alimentare con il progetto Breakfasts for Better Days™ per aiutare i bambini in stato di povertà in Italia a fare colazione ogni giorno

In Italia meno della metà del totale dei 6,3 milioni di bambini tra i 3 e i 13 anni fa tutti i giorni una colazione che prevede alimenti e bevande. 2,6 milioni di bambini la fanno qualche volta e 1,2 milioni non la fanno quasi mai. Qualcosa cambia durante il week end quando il numero di bambini che fa colazione sale a 4,1 milioni (65% del totale). Rimangono comunque 3,5 mio di bambini che non mangiano o non bevono a colazione.

La conferma arriva da una nuova ricerca di GfK che ha analizzato la relazione tra i bambini e il momento della prima colazione, riconosciuta oggi come il pasto più importante nella giornata. Le famiglie italiane dichiarano di seguire un’alimentazione sana ed equilibrata e sono consapevoli che questa debba includere una colazione varia e bilanciata, ovvero che contenga: carboidrati (cereali, pane, biscotti, ecc), proteine (latte e derivati), vitamine e minerali (frutta).

Tuttavia secondo quanto rilevato da GfK la situazione reale dei bambini italiani evidenzia come gli attuali ritmi di vita frenetici delle famiglie rischino di incidere anche sulla prima colazione e sulle sue modalità di consumo. La fretta è il grande ospite indesiderato. Sono infatti sempre meno le famiglie che riescono a dedicare tempo di qualità per la colazione, a cui oggi si concede poco più di 8 minuti.

Come poi evidenziato da una recente indagine qualitativa condotta da Kellogg su gruppi di bambini dai 6 ai 14 anni, la maggior parte delle colazioni dei bambini è fatta in solitudine. La domenica lo scenario cambia in meglio: il 44% dei bambini (2,8 milioni) mangia e beve a colazione insieme alla famiglia.

In Italia tanti bambini non fanno una colazione sana e bilanciata a causa di abitudini alimentari non corrette, ma molti altri non possono farla per indigenza. Infatti nel nostro Paese oltre 4,1 milioni di persone si trovano in uno stato di povertà assoluta e di queste oltre 1 milione sono minori.

Oltre a diventare sempre di più un momento solo funzionale e sempre meno relazionale per i bambini, saltarle la colazione o non introdurre una adeguata quantità di nutrienti ha inoltre un forte impatto sul rendimento scolastico: gli insegnanti infatti dichiarano che i bambini che arrivano affamati a scuola sono meno performanti, fanno più fatica a concentrarsi e non riescono a contribuire al lavoro di classe.

“Una colazione varia e bilanciata aiuta un bambino ad assumere la giusta quantità di carboidrati, proteine, vitamine e minerali per cominciare bene la giornata”, ha dichiarato Kati Kaskeala Corporate Communications and Sustainability Director Kellogg Southern Europe. “In Kellogg crediamo nel valore e nel diritto alla prima colazione e con il nostro programma di responsabilità sociale “Breakfasts for Better Days™” da circa 20 anni continuiamo ad aiutare i bambini e le famiglie più bisognose in tutto il mondo. In Italia, insieme a Banco Alimentare abbiamo pensato ad una collaborazione efficace e duratura che possa veramente aiutare i bambini in stato di necessità in tutta Italia”.

Dopo la donazione di 6 milioni di porzioni di cereali e snacks per la prima colazione alle 21 sedi di Banco Alimentare nel corso del 2015, nel 2016 Kellogg donerà 200.000 euro per aiutare i 135.000 bambini assistiti dalle strutture caritative convenzionate con la Rete Banco Alimentare a ricevere una prima colazione nutriente.

“Siamo lieti di rinnovare la collaborazione con Kellogg anche nel 2016”, ha dichiarato Andrea Giussani, Presidente della Fondazione Banco Alimentare Onlus. “Il sostegno concreto e continuativo di aziende come Kellogg rappresenta uno dei nostri punti di forza per aiutare quotidianamente famiglie e bambini in difficoltà. Quest’anno continueremo insieme a Kellogg il nostro lavoro di supporto alle strutture caritative con noi convenzionate: attraverso un’accurata pianificazione logistica legata a quantità e tempistiche di approvvigionamento, saremo in grado di distribuire prodotti per la colazione in maniera estremamente precisa e mirata in una logica di copertura del reale fabbisogno”.

All’interno di questa ampia collaborazione, Kellogg affiancherà Banco Alimentare anche in un’attività di sensibilizzazione sul territorio, a livello regionale e provinciale, che coinvolgerà agenzie educative quali ASL, Assessorati alla salute e al Welfare e Scuole. Sarà quindi sviluppato un programma di incontri educativi intorno a temi che riguardano l’alimentazione dei bambini e la colazione.

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MEDIA

La forza della radio non conosce crisi. La prima Ricerca di Base sul mezzo di Gfk e Ipsos

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È il secondo medium di massa più seguito dopo la televisione, “mamma” radio si difende bene e dimostra di essere sempre più resiliente, proteiforme e social. Perché la radio è davvero il mezzo ‘di tutti’, il secondo medium di massa più seguito dopo la televisione e prima del web. Riesce a coniugare reach elevatissime (l’84% della popolazione la ascolta abitualmente) e target pubblicitariamente pregiati (raggiungendo l’elite più dinamica, colta e benestante del Paese). Non solo. La rivoluzione digitale, che ha pesantemente influito sulle modalità di consumo di mezzi come la stampa, non ha diminuito la sua fruizione. Anzi. Dal 2012 a oggi gli ascoltatori della radio nel giorno medio sono cresciuti di 500 mila unità. Inoltre web, smartphone e social media non hanno fatto altro che moltiplicare le possibilità di contatto tra il mezzo e il suo pubblico. Sono queste le principali evidenze che emergono dalla prima ‘Ricerca di Base’ sulla radio, commissionata a Gfk e Ipsos dai maggiori editori radiofonici nazionali e locali, che potrebbe così gettare le premesse per la costruzione in futuro di una nuova ‘Audi’ condivisa da tutto il mercato (dopo il fallimento di Audiradio, oggi l’ascolto delle singole emittenti è rilevato dall’indagine RadioMonitor di Gfk a cui aderiscono i maggiori editori). La radio, infatti, non aveva ancora una sua Ricerca di Base che – come avviene nel caso della tv con Auditel – rappresenta le fondamenta statistiche su cui costruire, appunto, un sistema di rilevazione dell’audience del mezzo. Presentata ieri nella sede del Sole 24 Ore, la ricerca dal titolo ‘Come afferrare Proteo’ (dal nome della divinità greca capace di cambiare forma in ogni momento) è stata condotta dal 13 aprile al 9 maggio su un campione di 15.000 individui, con interviste suddivise pariteticamente tra i due istituti. I risultati sfatano alcune certezze e mostrano un mezzo in salute, il che si riflette positivamente anche sugli investimenti pubblicitari che continuano a crescere a doppia cifra. Contrariamente a quanto si possa pensare, l’ascolto della radio non solo convive con la fruizione della musica online ma anzi si rafforza.

Il 90% di chi consuma musica digitale (circa un quarto della popolazione) ascolta, infatti, anche la radio. Il mezzo, inoltre, è sempre più in sintonia con l’evoluzione tecnologica. I nuovi device hanno favorito la creazione di nuove modalità di contatto e relazione con il pubblico, che si affiancano a quelle tradizionali: il 20% degli ascoltatori utilizza sia dispositivi classici sia nuovi, mentre i siti web delle emittenti diventano piattaforme aggiuntive di ascolto (l’8% della popolazione li visita e il 4% lo fa per ascoltare le radio in streaming). Inoltre i social media diventano il nuovo volto della tradizionale community radiofonica: il 14% della popolazione visita le pagine Facebook delle radio o dei programmi e l’11% è amico di una radio su Facebook. Dopo il ‘racconto’ della ricerca, affidato a Nora Schmitz (Ipsos) e Giorgio Licastro (Gkf), e le conclusioni di Silvio Siliprandi (ceo Consumer Experience di Gfk), è toccato ad Antonio Marano, vice direttore generale della Rai, il ruolo di portavoce degli editori radiofonici: “Questa prima Ricerca di Base sulla radio testimonia la vitalità di un settore che ha 90 anni di storia e che ha dimostrato, darwinianamente, la sua capacità di evolvere. Come editori abbiamo messo il nostro ‘bollino’, adesso l’obiettivo è arrivare a costruire una struttura di indagine che abbia un futuro”. In altri termini, sembra ci sia la volontà da parte delle emittenti radiofoniche di tornare ad avere una nuova ‘Audi’ che misuri l’audience del mezzo, un’indagine condivisa da tutto il mercato: radio, investitori, concessionarie, centri media, agenzie. Secondo Fausto Amorese, direttore radio di System24, concessionaria del Gruppo 24 Ore: “L’auspicio è di avere una nuova ‘Audiradio’ nel 2017”. Decisamente più cauti altri editori come Lorenzo Suraci, presidente di Rtl 102.5, che comunque sottolinea l’importanza assoluta “della prima Ricerca di Base sulla radio, voluta da 15 emittenti nazionali e 250 locali, praticamente da tutti”. Intanto, anche l’attuale indagine “RadioMonitor dovrà tener conto dei risultati emersi dalla ricerca, ampliando per esempio il campione dei possessori di smartphone”, conclude Nicola Sinisi, direttore di Radio Rai. (C.C.)

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Uno studio GfK commissionato da Facebook svela l’integrazione di smartphone, tablet e pc

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Oltre il 60% delle persone utilizza quotidianamente almeno due dispositivi e il 20% ne utilizza tre. Il 77% usa lo smartphone per comunicare, l’86% accende laptop o pc per attività lavorative e il 50% accede al tablet per entertainment. Facebook risulta inoltre tra le attività più frequentemente gestite da tutti i dispositivi. Questi i dati principali emersi dallo studio “Multi-Device usage” commissionato da Facebook a GfK(1) che svela abitudini e comportamenti delle persone in termini di utilizzo e frequenza dei dispositivi.

Lo studio mostra che i diversi dispositivi – oggi parte integrante della nostra vita quotidiana – vengono utilizzati in modo integrato e sempre più fluido da tutti. Le persone inoltre attribuiscono un ruolo differente a ciascun device: se lo smartphone è considerato il dispositivo per eccellenza in mobilità dal 77% degli intervistati, usato principalmente per comunicare e per accedere ai social media, il tablet è percepito dal 50% delle persone come un hub per l’entertainment domestico da condividere con gli altri membri della famiglia soprattutto tra le parete domestiche. Il ruolo del PC è invece per l’86% degli intervistati di supportare le attività lavorative e la gestione delle proprie finanze.

La tecnologia è sempre più la compagna ideale per comodità e praticità; tutti coloro che fanno ricerche e necessitano di accedere a contenuti specifici ed entrare in contatto velocemente con i propri amici tendono a passare da un dispositivo all’altro. Oltre il 40% delle persone infatti inizia un’attività su un device per proseguirla su un altro per dimensioni dello schermo e della tastiera, un trend che cresce parallelamente all’aumentare del numero di dispositivi posseduti, raggiungendo il 54% di coloro che possiedono due dispositivi e il 73% di coloro che ne possiedono tre. Non sorprende quindi che il 60% degli intervistati prediliga l’uso del computer per terminare un’attività già iniziata e solo il 25% l’uso del tablet.

La praticità risulta quindi essere il fattore che più di ogni altro spinge a cambiare dispositivo ma l’urgenza dell’attività, il tempo richiesto, il livello di sicurezza e di privacy e l’accuratezza richiesta sono altri elementi che influiscono sulla scelta del dispositivo. Lo smartphone risulta essere l’unico dispositivo utilizzato durante l’intera giornata, preferito 10 volte di più rispetto al laptop in mobilità sui trasporti pubblici e 3 volte di più rispetto al tablet.

L’accesso a Facebook e alle email viene invece effettuato attraverso una molteplicità di dispositivi, una tendenza che conferma la capacità del social network di raggiungere tutti e in qualsiasi momento della loro vita e luogo in cui si trovano in modo veloce e coinvolgente. Questa possibilità rappresenta un’opportunità per le persone di fruire di esperienze ricche e rilevanti in relazione alle proprie personali esigenze grazie a semplicità e fluidità tra le diverse esperienze e per le aziende di avere a disposizione una modalità dinamica e flessibile per raggiungere i consumatori in modo personalizzato e immediato.

(1) L’indagine “Multi-Device usage” di GfK commissionata da Facebook è stata condotta su un campione di 2,018 utenti internet nel Regno Unito e 2,004 utenti internet negli Stati Uniti (novembre-dicembre 2013)

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