BRAND STRATEGY

Fieg e Ferpi per un giornalismo possibile: presentato a Roma il libro sul brand journalism

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Fieg e Ferpi

Quale sarà il futuro del giornalismo, tra la sua forma più classica e tradizionale e le neonate forme del comunicare nell’era digitale? Lo hanno indagato Fieg e Ferpi, che hanno organizzato ieri a Roma, nella sede della Federazione editori, il convegno “Fieg e Ferpi sulle derive attuali dell’informare e del comunicare”. Tutti legati al mondo della comunicazione i protagonisti: Fabrizio Carotti, Direttore generale FIEG; Daniele Chieffi, Consigliere Nazionale FERPI e Head of Digital PR ENI, moderatore dell’incontro; Andrea Falessi, Direttore Relazioni Esterne OPEN FIBER; Paolo Iammatteo, Responsabile Comunicazione Poste Italiane. Lo spunto è nato dalla presentazione del manuale di Diomira Cennamo e Carlo Fornaro, naturalmente presenti all’evento, “Professore Brand Reporter. Brand journalism e nuovo storytelling nell’era digitale”, edito da Hoepli: “una sistematizzazione accurata” così Fabrizio Carotti, “dei temi trattati e un’analisi non superficiale delle nuove tendenze in atto”.

Carotti nella sua introduzione fornisce alcuni dati di sintesi sulla situazione dell’editoria oggi. I ricavi della stampa in 10 anni si sono dimezzati: un dato che incide sulla sostenibilità economica delle imprese che fanno informazione professionale e che hanno necessità di fare investimenti. Negativo anche il trend degli investimenti pubblicitari sui giornali, il 2016 sul 2015 registra una riduzione per i quotidiani del 7% e per i periodici del 4%. La diffusione dei primi 5 mesi del 2017 (dati Ads) per i quotidiani è scesa del 10% e per i periodici dell’6%. L’ultimo dato riguarda la quota di mercato della pubblicità: a fronte di una raccolta pubblicitaria dell’insieme della stampa quotidiana e periodica di 1 miliardo e 150 milioni, c’è quella, solo stimata peraltro, degli Over the top, superiore ai 2 miliardi e 400 milioni e tendenzialmente in crescita.

C’è quindi l’esigenza, sostiene Carotti, di regole valide per tutti per un mercato che sia realmente competitivo e c’è l’esigenza, soprattutto, di un’adeguata tutela del diritto d’autore on line al fine della valorizzazione dei contenuti editoriali di qualità. In mancanza di questo non è possibile fare investimenti e garantire un prodotto professionale. Si valutano positivamente le recenti misure sul settore, come quella del credito d’imposta sulla pubblicità incrementale su stampa e su radio e tv locali e della liberalizzazione della rete di vendita. Il recente “Libro Bianco sulla comunicazione digitale” realizzato da Fieg, Upa e altre sei associazioni della comunicazione, sarà elemento fondamentale di guida per la trasparenza del mercato digitale. Quanto alla figura del “Brand reporter” descritta nel libro, Carotti immagina che sia una delle figure che potrebbero, avendo chiaro il legame diretto tra la realtà della notizia e i suoi effetti economici, di preservare e spiegare l’importanza della notizia che garantisca qualità e veridicità.

Anche per Andrea Falessi l’etica è un aspetto fondamentale. L’azienda ha una grande responsabilità quando deve comunicare il valore di un prodotto o di un servizio. Davvero qui il fact checking è rigoroso. Ma soprattutto le aziende possono fare brand journalism quando seguono un percorso vero di sostenibilità reale e concreta che consenta loro di presentare un prodotto o servizio altrettanto sostenibile. Da un punto di vista deontologico quindi – ha detto Falessi – serve un livello alto di utilizzo dei social media. E ha voluto anche sottolineare il taglio interessante di questo dibattito, che nasce da un libro che si concentra appunto sul brand journalism, sulla capacità e possibilità cioè di raccontare le aziende attraverso forme di comunicazione giornalistica o di narrativa tipicamente giornalistica. Qualcosa di estremamente innovativo che mette insieme la competenza e la professionalità del giornalismo, la capacità di aggregare valore intorno alle aziende e la necessità di essere sufficientemente trasparenti e credibili per farlo senza essere derivi. Un bel compito, qualcosa di nuovo da studiare e da approfondire.

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AGENZIE

Il nuovo website di Ferpi si trasforma in un think thank della comunicazione

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Il sito della Federazione Relazioni Pubbliche Italiana (FERPI), si rinnova con l’obiettivo di diventare un think tank sui temi della professione ed essere sempre più rispondente alle esigenze di un mutato scenario sociale, mediatico e professionale. Dopo essere divenuto negli ultimi anni un punto di riferimento nell’informazione e nella tematizzazione professionale, da oggi proseguire il percorso per diventare una vera e propria media factory, un luogo, cioè, di confronto e dibattito sull’evoluzione delle relazioni pubbliche e più in generale della comunicazione.

“La nostra idea è di proporre una piattaforma innovativa e dinamica”, spiega Patrizia Rutigliano, Presidente Ferpi, “che sia un canale sempre più interattivo, che si faccia motore del cambiamento, ma anche prezioso database e punto di riferimento per Pr, giornalisti, ricercatori, studiosi e stakeholder in senso generale. Non tutti sanno che su ferpi.it, ad oggi, ci sono più di 10mila articoli tematici sulle diverse discipline e categorie della comunicazione: un patrimonio che anche grazie a questo restyling intendiamo valorizzare e promuovere in maniera sempre più attenta”.

La nuova versione del sito ferpi.it nasce anche come interpretazione del nuovo corso dell’associazione e del suo ruolo sociale alla luce del riconoscimento previsto dalla Legge 4/2013. Progettato e realizzato dalla digital business company DOING, il sito continuerà ad essere diretto da Giancarlo Panico. Si amplia, invece, la redazione. La coordinatrice Francesca Sapuppo potrà contare su un comitato di redazione di cui fanno parte Daniele Chieffi (con ruolo di vicedirettore), Fabio Ventoruzzo (Centro Studi Ferpi), Giampietro Vecchiato, Andrea Ferrazzi, Rossella Sobrero, e Daniele Salvaggio.

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