AZIENDE

FED 2016 Il ritardo digitale vale 2 punti del PIL e un gap di 25 mrd di euro l’anno

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Marco Gay e Luca Colombo al Fed 2016

In occasione del Fed 2016, i Giovani Industriali di Confindustria hanno presentato la loro vision per il futuro dell’italia che passa dalla creazione di un’industria innovativa, sostenibile, interconnessa.

I Giovani Imprenditori sono da tempo in prima linea. E l’Italia ha già in se le potenzialità per uscire dalle sabbie mobili dell’arretratezza. Come dimostrano casi d’eccellenza come la Motor Valley italiana, come ha ricordato sul palco del Fed il presidente Marco Gay.
L’obiettivo è uno solo: accompagnare la trasformazione della seconda manifattura UE facendo crescere le nostre startup grazie a un sistema di piccole, medie e grandi imprese alla ricerca di innovazione verso l’industria 4.0.

IL PESO DEL RITARDO

Il costo del ritardo digitale è valutabile in circa 2 punti di PIL e nella mancata creazione di circa 700mila posti di lavoro. Gli investimenti digitali nei Paesi Europei rappresentano oggi mediamente il 6,4% del PIL mentre in Italia raggiungono solo il 4,7%. Il gap digitale italiano è stimabile quindi intorno ai 25 miliardi di euro l’anno di mancati investimenti.

L’investimento in digitale genera una crescita dell’economia che va ben oltre il valore del capitale investito: il ROI è stimato attorno al 20-25%, verso una media generale del 15%, quindi possiamo parlare di un dividendo digitale del 50% superiore a quello dell’investimento medio.
La produttività ne ha sofferto, pesantemente. Negli ultimi 15 anni il contributo degli investimenti in tecnologie per la crescita della produttività è stato del 60% negli USA, intorno al 40% in Europa e solo del 20% in Italia.

IL LATO POSITIVO DELLO SVILUPPO DIGITALE

I benefici del digitale sono rintracciabili anche nelle analisi microeconomiche. Le imprese “digital intensive” infatti, crescono di più (tra il 6 e il 13% di fatturato all’anno) e sono più redditive (tra il 3% e il 4% in più di margine).
Ma le imprese italiane non hanno ancora avviato in modo sistemico e profondo la trasformazione competitiva digitale. Il tema è culturale e di politica industriale: 4 imprenditori su 10 dichiarano che internet non serve alla loro impresa; solo il 5% delle nostre imprese fa e-commerce contro il 15% di media europea; l’84% delle aziende chiuse nell’ultimo anno non avevano neppure un sito web.
Il dato del ritardo non coinvolge solo le imprese. Sul versante della Pubblica Amministrazione sono pochi i progressi sull’utilizzo dei servizi di e-government (tra gli utenti di internet la percentuale rimane al 18% contro una media europea del 32%).

I casi della fatturazione elettronica e degli acquisti pubblici on-line hanno dimostrato che, già solo con la razionalizzazione della spesa, la digitalizzazione consente di ottenere risparmi in un range compreso tra il 10 e il 20%, pari a 15-30 miliardi l’anno.

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AGENZIE

Purina affida a Social@Ogilvy la gestione della pagina Facebook italiana

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Purina - Social@Ogilvy

Social@Ogilvy si è aggiudicata la gara per la gestione della pagina Facebook italiana di Purina grazie a una strategia che integrerà in un unico touchpoint la voce del mother brand e quella dei diversi product brand che compongono il portfolio dell’azienda.

L’ambizione è quella di conquistare il cuore dei pet lover di tutta Italia e intraprendere con loro una conversazione rilevante, volta a nutrire giorno dopo giorno il racconto del brand e dimostrare che il legame tra le persone e i pet arricchisce davvero la vita di entrambe le parti.

La gestione della nuova pagina Facebook, è un ulteriore e importante passo nella ormai storica collaborazione tra Purina e Ogilvy.

Grazie a un mix di creatività, scelte editoriali e strumenti di targeting, l’attività in pagina porterà infatti in vita il brand belief che guida il lavoro dell’azienda: quando gli animali da compagnia e le persone stanno insieme, la vita si arricchisce!

Credits
Executive Creative Director: Paolo Iabichino
Art director: Valentina Faravelli
Copywriter: Alberto Crignola, Pietro Veneroni
Senior Social Media Manager: Gaia Ottaviano
Junior Community Manager: Beatrice Lopez

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NUMBER

La data (r)evolution di AssoCom: Il mercato pubblicitario italiano riprende a crescere e segna +1,2%

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“Sono molto contento. AssoCom cresce e cresce bene con l’ingresso di venti nuovi soci e la possibilità che grandi gruppi entrino a farne parte se passeranno le modifiche allo statuto che discuteremo oggi pomeriggio. Allora il mio compito sarà finito, soprattutto perché abbiamo la fortuna di avere un Consiglio che ha molta voglia di fare”. Ha esordito così Marco Testa, presidente AssoCom e del gruppo Armando Testa introducendo la presentazione delle previsioni AssoCom sugli investimenti pubblicitari del 2015. Passando ai dati, emerge ottimismo nella presentazione di Guido Surci, Chief Strategy & Innovation Officer Havas Media Group e Presidente Centro Studi AssoCom, infatti si
prevede una chiusura 2015 a +1,2% di investimenti nei paid media
 e per il futuro una comunicazione data driven
“Il 2015 registra una seppur timida crescita del sistema Paese, con un incremento del PIL pari allo 0,7% sull’anno scorso: questo si traduce in ottimismo anche per il comparto della comunicazione – afferma Surci – Un mondo che negli ultimi anni ha visto infinite novità e non ha più nei mezzi “paid” l’unico sbocco delle nuove risorse economiche che le aziende investiranno in advertising. La nostra stima del +1,2 di crescita degli investimenti nei paid media per il 2015 rappresenta la ripresa solo in modo marginale, a differenza di quanto avvenuto nelle riprese del 2010 e del 2003. Allungando lo sguardo oltre la contingenza del 2015 infatti, quello che vediamo è una direttrice di sviluppo importante in quel complesso e variegato mondo che è la comunicazione data driven”.

Secondo le elaborazioni del Centro Studi AssoCom, a giocare il ruolo del leone è sempre il piccolo schermo che detiene saldamente il 51,1% per un valore di 3,626 milioni di euro. Segue il web con il 23,3% del mercato pari a 1.653 milioni, la carta stampata con il 14% pari a 990 milioni, la radio con il 6,1% pari a 430 milioni, l’out of home con il 5,2% che corrisponde a 369 milioni ed infine il cinema con lo 0,3% che vale 24 milioni di euro.
Il comparto web segna un pieno +7,2%, seguito dalla radio (+ 3,2%) e dall’out of home (+3,1%) mentre la TV, che mantiene il primato in termini di valore, ha una crescita pari solo allo 0,3% mentre registrano un calo il cinema (-4,3%) e soprattutto la stampa (-6,4%).
Però c’è da precisare il perimetro che abbraccia la macro-definizione di digital. I 1.653 milioni investiti sul web, infatti, si distribuiscono in search advertising (33%), display advertising (28%), video advertising (19%), social (10%) e classified, directories, email marketing (10%). I trend in atto prefigurano una crescita molto significativa del video advertising (+ 18,2%) e dei social (16,3%) seguiti da search advertising (+4,1%), classified e directories (+ 2,9%) e display advertising (+ 1,8%).
Insomma, come l’ha definita lo stesso Surci, la categoria è un’entità magmatica in cui tanti fattori vanno confluendo e in cui l’inbridazione è la regola.
Passando all’agenda dei prossimi anni, Surci ha puntato sulla necessità di conversazioni sempre più personalizzate che richiedono una vera e propria nuova sintassi,
act as a platform in cui si celebra la fine del silos a tutto vantaggio di un nuovo corso “data driven”, per poi ridefinire il valore aggiunto nato dall’unione tra data competence e business competence. Ogni sfida rappresenta una grande opportunità, in un presente in cui gli smarphone dei nostri consumatori sono perfino più personali del loro dna, grazie alle possibili combinazioni tra il milione di apps disponibile e le 20 app che ogni utente ha nel suo device.

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BRAND STRATEGY

Tra vecchie latterie e spazi liquidi, ecco la nuova casa di Facebook Italia

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“L’Italia è importante per Facebook e Facebook è importante per l’Italia”. Esordisce così James Quarles, Regional Director Facebook for UK e Southern Europe, presenziando all’inaugurazione dei nuovi uffici del quartier generale di Facebook Italia. Una casa tutta nuova nel cuore di Milano per la squadra capitanata dal Country Manager Luca Colombo che ricorda la crescita del suo team e del mercato di riferimento, in meno di un lustro Facebook è passato nel Belpaese da 11 a 24 milioni di user attivi, con un boom delle connessioni da mobile. I nuovi uffici sono riusciti a sintetizzare la specificità italiana in un open space in cui si respira il “look and feel” della casa madre di Menlo Park.

A firmare il progetto è lo studio italiano ReValue dell’architetto Cristiana Cutrona che ha scelto di partire dalle vecchie latterie milanesi, la culla del moderno aperitivo, primo “social network” fisico, radice dell’aggregazione milanese e della socialità tutta italiana. Alle pareti le opere di giovani designer e street artist che hanno interpretato il tema dell’ecosistema Facebook. Nella nuova sede di Piazza Missori è stato valorizzato il look “non finito”, proprio per rappresentare quel cantiere perenne e aperto che è la sede ideale per una realtà in costante divenire come quella di Facebook. Quarles ha anche citato il premier Renzi, esempio del nuovo politico che si muove agevolmente sui social network, strumento imprescindibile per comunicare oggi. Il country manager Colombo ha parlato della crescita della sua squadra, ricordando i primi giorni quando era alla guida di un team formato da appena 3 persone attorno a una macchinetta del caffè non funzionante. La squadra da allora è cresciuta, prediligendo sempre una struttura molto dinamica che valorizza i profili già skillati per trattare con i clienti più grandi, perché è nel dna del social network in blu di Zuckerberg la immediatezza e la facilità d’uso, in cui l’approccio “self service” è il modello vincente che permette alle PMI di muovere con sicurezza i primi passi.

L’ultimo dato disponibile di Deloitte è del 2012 e calcola che Facebook vale in Italia 2,5 miliardi di euro, insieme ai circa 33mila posti di lavoro che ha generato. Il futuro è sempre più mobile, parallelamente alla diffusione degli smartphone e dei tablet, già oggi il 59% delle aziende arriva proprio dai nuovi device, un trend che, inevitabilmente, è destinato a crescere. (A.P.)

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