NUMBER

IAB Forum #Day2: il digitale vale 65 miliardi e cresce grazie a eCommerce e adv online

- # # # #

EY - Mercato Digitale

“Il mercato del digitale in Italia è primo per crescita in Europa ma resta relegato al 25esimo posto per pervasività”, esordisce Andrea Paliani, Managing Partner Mercati e Clienti per la regione Mediterranea di EY, presentando i dati  dalla ricerca congiunta EY e IAB ItaliaLe infinite possibilità del digitale in Italia”, durante la seconda giornata dello IAB Forum.

L’industria digitale prosegue infatti nella sua crescita per il terzo anno consecutivo, con ripercussioni positive sia sull’economia sia sull’occupazione. Il valore del digitale a perimetro ristretto, considerando cioè solo gli investimenti in attività del tutto digitali, ammonta a 65 miliardi di euro, +11,6% rispetto all’anno scorso e +22% se paragonato al 2016. I dati emergono

La pubblicità online e l’eCommerce si confermano – per il secondo anno – i comparti che più di tutti guidano la crescita dell’intera industria con incrementi rispettivamente del 13% e 15% rispetto al 2017, anche se i pesi sul valore complessivo si attestano intorno al 4% e 44%.

“La crescita del digitale ha effetti positivi anche sull’occupazione con 285mila professionisti nel 2017 rispetto ai 253mila dell’anno precedente” – commenta Carlo Noseda, Presidente di IAB Italia. “Si tratta di persone impiegate a tempo pieno in ambiti come il digital marketing e la comunicazione interattiva, la tecnologia che permette di erogare servizi online, ma anche eCommerce, online advertising e sviluppo di app. Il valore dell’industria digitale porta con sé rinnovamento e trasformazione in tantissimi altri settori adiacenti, stimolando la produttività in aziende non necessariamente votate all’innovazione. La politica economica del Governo può e deve svolgere un ruolo più determinante e di sostegno alla digitalizzazione, per una maggiore competitività a livello di sistema, un aspetto su cui l’Italia ha ancora un gap importante rispetto al resto dell’Europa e che va colmato per uno sviluppo dell’economia a lungo termine”.

La ricerca evidenzia come il digitale porti valore anche al di fuori del suo perimetro. Se partendo dal dato del settore digitale, si aggiunge una stima del valore dei beni e servizi acquistati da consumatori attraverso canali fisici di distribuzione, ma che generati grazie alla comunicazione digitale si arriva a un indotto di oltre 89 miliardi di euro e con una stima sull’occupazione di più di 675mila persone, con professionalità anche non digitali ma che con il loro lavoro partecipano allo sviluppo del digitale.

“L’economia digitale, ha necessità di combinare nuove competenze e nuovi stili di management. Dati e tecnologie digitali rappresentano la frontiera da esplorare per ottimizzare i processi esistenti, introdurre nuovi servizi, e, soprattutto, cambiare radicalmente le catene del valore dei settori industriali e dei servizi”, commenta Andrea Paliani. “Una recente ricerca che abbiamo condotto (EY-IAB- Spencer Stuart) ha confermato la progressiva presa di coscienza delle nostre imprese, il 70% del campione ha attivato, infatti, iniziative concrete per l’integrazione culturale e organizzativa di nuovi professionisti più digitali. Il 30% delle imprese ha avviato piani di sviluppo interno delle competenze. Il 71% del campione ha implementato azioni di integrazione delle generazioni più digitali al fine di accelerare la trasmissione di competenze tecnologiche e know-how digitale all’interno dell’organizzazione; il 27% ha avviato programmi di re-skilling delle risorse, per formare persone e sviluppare competenze in grado di massimizzare il ritorno di investimento del processo di digitalizzazione delle imprese”.

Il business digitale cresce quindi sia in termini di ricavo sia in termini di occupazione ma bisogna governare il cambiamento attraverso degli stili manageriali adeguati e nuovi.

“Questi dati dimostrano che sono stati fatti passi in avanti sul fronte delle nuove competenze; occorre ancora investire molto per superare il divario culturale digitale”, continua Paliani. “Una delle frontiere da esplorare sono i nuovi stili di management richiesti per assecondare una trasformazione digitale delle aziende che valorizzi nuove e tradizionali competenze. Bisogna attivare delle Academy di formazione interne alle aziende ma i leader devono dimostrare di essere generativi, in grado di abilitare nuovi linguaggi, gestire competenze multifunzionali e diversificate, essere disposti ad ascoltare e accogliere le diversità di pensiero”.

“Ci aspetta una grande corsa e quando si ha troppa fretta si rischia di cadere. Non siamo pronti, ma non possiamo permetterci di sbagliare”, conclude Carlo Noseda. “Le competenze sono fondamentali ma le domande sono: chi sono i formatori delle nuove competenze? Oggi si parla tanto di diversity, ma non è solo una questione di genere è anche una questione di diversity of thought, diversi modi di pensiero, diversi approcci, diverse provenienze e destinazioni. Il vero tema è che siamo un Paese con aziende eccellenti ma serve aiuto da parte delle istituzioni per mettere queste aziende nelle condizioni di dare il giusto valore alle persone, recuperando chi è fuggito all’estero e accogliendo chi, nel nostro paese, è in grado di fare la differenza.

 

 

articoli correlati

BRAND STRATEGY

EY firma il ritorno in comunicazione di Elisir San Marzano Borsci. Pianifica Vizeum

- # # # # # #

elisir san marzano borsci

Un crescendo di stupore, un susseguirsi di situazioni inaspettate, un triangolo amoroso inatteso che crea veri colpi di scena. È tutta ironicamente giocata sull’effetto sorpresa la campagna tv che celebra il ritorno in comunicazione di Elisir San Marzano Borsci, storico e iconico liquore della tradizione italiana, noto per il suo gusto inconfondibile. L’elemento sorprendente che costituisce la base creativa del film, firmato dalla business unit dedicata a comunicazione e branding del network EY, richiama intrinsecamente il cuore stesso del prodotto e la sua capacità di stupire per le molteplici occasioni di consumo che soddisfano i gusti più diversi: elegante guarnizione per dolci estivi, come torte, semifreddi e gelati, gustoso in abbinamento a dessert invernali come il pandoro, ma sempre perfetto anche da solo, liscio o con ghiaccio.

Nato nel 1840 e a tutt’oggi il liquore più antico del Sud Italia in commercio, l’Elisir San Marzano Borsci è unico per la sua versatilità. La ricetta affonda le sue radici in terre lontane, come testimonia la sua affascinante storia di “Specialità Orientale”, ed è stata perfezionata da Giuseppe Borsci, che l’aveva ereditata dai suoi avi caucasici. Da rare specie ed erbe nasce quel liquore che tutti conoscono per il suo potere: trasformare ciò che è buono in ciò che è speciale.

Proprio a partire da questo assunto prende forma il nuovo spot, on air a partire dal prossimo 5 agosto sulle reti Mediaset (Canale5, Italia1, Rete4, Italia2, Mediaset Extra, TgCom24, Iris, La5, TopCrime, Canale 20) e Rai (Rai 1, Rai 2, Rai 3, Rai 4, Rai Sport, Rai News, Rai Premium, Rai Movie) e realizzato sotto la direzione creativa di Riccardo Torri, in collaborazione con la regia di Carlani/Dogana e la casa di produzione Filmmaster. La pianificazione, curata da Vizeum Roma – Gruppo Carat – interesserà, inoltre, emittenti e testate locali, nonché testate nazionali del Gruppo Mediamond.

 

 

Elisir San Marzano Borsci torna, quindi, in comunicazione con un progetto multicanale – oltre allo spot tv nei due formati da 30” e 15”, la campagna prevede anche annunci stampa, affissione e radio (su RTL102.5) nelle prossime settimane – grazie all’investimento di Borsci S. Marzano 1840 srl, società del Gruppo Caffo 1915 che, dopo essere diventato leader nel segmento degli amari con il famoso Vecchio Amaro del Capo – il liquore di 29 erbe di Calabria gestito dalla società Distilleria Caffo e prodotto seguendo una ricetta segretissima che ha permesso all’azienda di raggiungere una consolidata e secolare visibilità internazionale – punta ora anche sull’Elisir San Marzano Borsci per completare, grazie alle sue destinazione d’uso, una gamma già molto ampia di liquori e distillati che rappresentano l’italianità.

CREDITS
Agenzia: EY
Direzione clienti: Manuela Savardi, Partner Beverage Leader, Camilla Costaguta, Senior Manager
Direzione creativa: Riccardo Torri
Art director: Guido Muzzin
Copywriter: Davide Rossi
Casa di produzione: Filmmaster
Regia: Carlani/Dogana
Spot: versione da 30” e 15”

articoli correlati

NUMBER

Beauty Contest per il Quality Index di IAB Italia: validati tutti e tre i candidati

- # # #

IAB Italia

Il direttivo di IAB Italia ha annunciato i nomi delle aziende selezionate all’interno del Beauty Contest sulla certificazione della qualità dei bacini pubblicitari, proposto lo scorso dicembre. Tutti e tre i candidati, ComScore, Integral AdScience e Meetrics, sono stati validati da IAB Italia.

“La decisione è frutto di un’attenta analisi condotta in questi mesi, coadiuvati anche da EY, atta a verificare la capacità dei fornitori di possedere e mettere a nostra disposizione le specifiche necessarie per l’implementazione di un progetto così ambizioso, ma quanto mai impellente, come la certificazione della qualità della pubblicità digitale dell’editoria italiana”, commenta Carlo Noseda (nella foto), presidente di IAB Italia. “Pur con le differenze che le contraddistinguono, ognuna di queste aziende può contare su una pluralità di comprovate competenze, capacità di fornire benchmark aggiornabili con frequenza e un’approfondita conoscenza del mercato italiano, accanto a quello internazionale”.

Dopo la selezione dei partner tecnici del Beauty Contest, il progetto ora entra nel vivo attraverso la definizione delle modalità di misurazione dei seguenti KPI:

  • Viewability
  • Brand Safety
  • Ad Fraud
  • Cluttering
  • Rispetto dei principi LEAN

Successivamente, verrà assegnato un rate per dare una valutazione al comportamento del publisher rispetto ad ognuno di questi KPI. Ognuno di questi valori confluirà poi nella costruzione dell’indice finale – IAB Quality Index – che certificherà la qualità complessiva dei publisher online.

L’obiettivo dello IAB Quality Index è quello di introdurre uno strumento di misurazione standardizzato e attendibile in grado di offrire agli editori un parametro valido per valorizzare la propria offerta, e agli investitori un criterio di scelta oggettivo per accertare che i propri investimenti vengono associati a contesti di elevata qualità.

“Il tema della qualità dell’advertising online è cruciale per poter attirare nuovi investimenti. Alla luce anche dell’ultimo datagate gli utenti pretendono non più solo un’esperienza di fruizione appagante ma al tempo stesso anche più trasparente, e così pure gli inserzionisti. Ciò si ottiene inevitabilmente grazie a uno sforzo di sistema, con l’intero settore chiamato a dimostrare di avere il coraggio di mettersi in discussione per migliorare”, spiega Aldo Agostinelli, vicepresidente di IAB Italia. “Il rispetto di regole oggettivamente imprescindibili innalzerebbe non solo il livello della qualità dell’editoria online, ma anche quello della fiducia degli advertiser”.

articoli correlati

TECH & INNOVATION

ComoNExT e EY promuovono l’open innovation con il progetto TwInnovation

- # # # #

EY

ComoNExT, l’innovation hub di Lomazzo, e EY uniscono le forze per creare TwInnovation, una partnership strategica per promuovere l’open innovation e aiutare il mercato a crescere, offrendo innovazione alle aziende di medie dimensioni che vogliono affermarsi in uno scenario in continua evoluzione e di cooperare con le start up.

Grazie a un accordo sottoscritto tra i due soggetti, ComoNExT diventa il partner con cui EY porterà innovazione ai propri clienti, contando sulle oltre 120 aziende presenti nel Digital Innovation Hub e sugli oltre 600 knowledge workers in grado di offrire un patrimonio di competenze innovative tra i più completi in Italia. IoT, nuovi materiali, applicazioni per le biotecnologie, big data analysis, realtà virtuale e stampa 3D, per citare le principali, sono solo alcune delle competenze maturate e sviluppate a ComoNExT che affiancheranno EY per supportare le aziende italiane nella loro evoluzione tecnologica e digitale.

“Abbiamo trovato insieme a EY una convergenza di obiettivi per offrire al mercato un patrimonio di innovazione a cui tutti possono affidarsi per vincere le sfide di oggi”, ha dichiarato Stefano Soliano, Direttore Generale di ComoNExT. “L’accordo con EY conferma il posizionamento di ComoNExT come acceleratore di innovazione che ha al suo interno un così variegato know-how da poter rispondere al meglio a chiunque voglia intraprendere la strada della rivoluzione digitale”.

“L’Open innovation rappresenta un approccio rapido, a basso costo e particolarmente efficace per trasferire innovazione tecnologica, di processo e strategica alle nostre imprese”, commenta Paolo Zocchi, Mediterranean Growth Markets Leader di EY. “Attraverso questa partnership” spiega Zocchi “EY rinnova e amplia il proprio ruolo nell’innovazione dell’economia del nostro Paese, ponendosi, con la propria profonda conoscenza del mercato e con il contributo di un Digital Innovation Hub come ComoNExT, facilitatore di un dialogo fattivo tra le start up che generano innovazione e le imprese che la realizzano in progetti concreti a supporto del business”.

L’accordo tra i due soggetti trova concretizzazione in due strumenti messi a disposizione delle imprese. Il primo si chiama Innovation Trekking e consiste in “percorsi di scoperta dell’innovazione” costruiti ad hoc attraverso le eccellenze di ComoNExT per toccare con mano strumenti, sistemi e modelli già disponibili e pronti per essere trasferiti nella propria impresa.

Il secondo – non necessariamente consequenziale – genera open innovation attraverso delle Industry Call: dopo aver individuato preliminarmente, insieme a EY, le esigenze specifiche di un’azienda, ComoNExT si fa promotore di una chiamata di idee al suo interno arrivando a definire soluzioni originali ed efficaci. L’azienda che si “affida” alla call può quindi acquisire le migliori idee emerse oppure sostenerle attraverso la costituzione di una start up.

articoli correlati

AZIENDE

Formalizzata l’integrazione in EY di Italia Brand Group: una visione strategica condivisa

- # # # # #

EY - IBG

Italia Brand Group è entrata nel network EY, dando vita a uno dei primi merger fra comunicazione e consulenza in Europa. L’incontro tra le due realtà genera una visione strategica condivisa su quanto la valorizzazione della marca e del suo posizionamento possano amplificare una customer experience ancora più rilevante e tecnologica, per le imprese e per i loro consumatori.

“Con questa operazione, la nostra consulenza si arricchisce di nuove competenze: strategie di brand, comunicazione, marketing digitale e retail design. Un’integrazione nata per offrire un sostegno completo, strategico e operativo alla crescita delle nostre imprese e delle nostre amministrazioni pubbliche”, commenta Andrea Paliani, Mediterranean Advisory Services Leader di EY (nella foto). “Un’evoluzione imposta da un mercato sempre più veloce e tecnologico. Una trasformazione che richiede una nuova attitudine, anche nel ripensare alla formulazione dei budget di spesa marketing e di comunicazione. Quest’anno gli investimenti media nel digitale sono in crescita del +12% rispetto al 2016; i consumatori utilizzano in maniera sempre più intensiva le applicazioni “mobile” – oggi una persona usa in media 9 app al giorno e 30 al mese – entro la fine del 2017 il 93% dei 300 top retailer italiani avrà investito in innovazione e comunicazione digitale all’interno degli store, colmando il gap con le principali realtà distributive estere. Sono fermamente convinto che l’unione di branding e consulenza strategica, abilitate dalle tecnologie digitali, lavorerà nella giusta direzione per far crescere la forza del brand, ossia la sua capacità di influenzare il consumatore e di apportare maggiore valore economico alle imprese”.

A fronte di questa realtà i brand, per essere valorizzati e rappresentati su tutti i canali di contatto con il cliente, hanno bisogno di una forte innovazione strategica che la tecnologia digitale abilita in modo coerente con le esigenze di fruizione dei consumatori. Per questa ragione è necessario estendere il ruolo della comunicazione alle strategie di business: un enabler in grado di ampliare performance e raggio di azione verso il consumatore.

Da questi presupposti è nata una delle operazioni più rilevanti e innovative nel mondo della consulenza e della comunicazione in Italia e nel mondo, che si è concretizzata con la creazione all’interno di EY di una nuova unità: EY- BrandGroup.

Integrata con le acquisizioni di NeriWolff e Applix completate nel corso dell’ultimo biennio, la nuova realtà conta già a oggi 25 milioni di euro di fatturato e oltre 250 risorse con competenze multidisciplinari.

 

“Oggi consulenza e comunicazione non possono essere più vissute come separate o concorrenziali, ma come i due emisferi di un sistema circolare che dà nuova forma e sostanza al delivery verso il mercato. La nostra attitudine da sempre consulenziale alla comunicazione si integra pienamente con la cultura di EY, e ambisce a moltiplicarne l’efficacia”, dichiara Mauro Di Rosa, Fondatore dell’agenzia.

“Volevamo un partner strategico e industriale che ci permettesse di fare un ulteriore salto di qualità in termini di crescita e internazionalizzazione, capitalizzando le nostre competenze progettuali e creative. Con EY realizziamo una partnership unica in Italia e fra le prime al mondo. Le nostre professionalità sono assolutamente complementari a quelle presenti in EY e i nostri team sono già al lavoro nella condivisione di nuovi progetti”, commenta Franco Di Rosa co-fondatore dell’agenzia.

“Queste nuove competenze – conclude Andrea Paliani – ci assicurano una copertura geografica sul territorio nazionale e, connesse all’ecosistema internazionale di EY, sono capaci di creare valore e distintività al posizionamento di marca dei nostri clienti sui mercati nazionali e internazionali. Pensiamo cosi di rispondere in modo innovativo e concreto, alle esigenze di trasformazione digitale che le nostre imprese stanno sempre più manifestando”.

 

articoli correlati

AZIENDE

IAB Forum 2017: l’economia digitale (perimetro allargato) vale in Italia 80 miliardi di euro e occupa 600mila persone

- # # # #

Iab Forum

Si sono aperti questa mattina i lavori della 18a edizione dello IAB Forum, il più importante evento italiano sulla comunicazione digitale, che si svolge oggi e domani (29 e 30 novembre) al MiCo, Milano. Sul palco, assieme a Marco Montemagno, un inedito “mattatore”: Titan, il robot dotato di intelligenza artificiale, tra i temi caldi di questa edizione.

Subito sul piatto alcune novità importanti annunciate dal Presidente di IAB Italia Carlo Noseda in apertura dei lavori. “L’edizione di quest’anno vede la collaborazione con IAB Europe e con i colleghi sud Europa con i quali abbiamo definito un’agenda “Med Oriented” in relazione ai trend e ai temi caldi del digital advertising. Il nostro sforzo di elevare gli eventi IAB Italia a livelli qualitativi sempre più alti è stato anche premiato da IAB Europe, che ha assegnato a noi il compito di organizzare IAB Interact 2018. Questo prestigioso incontro europeo, che traccia lo stato dell’arte del digital advertising, si svolgerà infatti a Milano il 23 e 24 maggio 2018 e vedrà la partecipazione di oltre 600 c-level provenienti da molte aziende di diversi Paesi, che competeranno per l’assegnazione degli IAB Mixx Awards”.

L’ECONOMIA DIGITALE, SEMPRE PIÙ STRATEGICA PER L’ITALIA

Lo stesso Carlo Noseda, insieme a Andrea Paliani, Mediterranean Advisory Services Leader di EY, ha presentato i dati aggiornati della ricerca EY, secondo la quale l’indotto economico del digitale vale ben 58 miliardi di Euro (con una crescita del 9% rispetto all’anno scorso) e occupa 253.000 persone (con una crescita del 15%). Allargando l’orizzonte e andando a prendere in considerazione il valore che il digitale porta alla vita reale in termini di aumento nei consumi e di investimenti da parte dei player digitali su altri canali, si arriva a un valore complessivo di 80 miliardi di euro, con oltre 600.000 persone occupate nel settore stesso o in altri servizi direttamente connessi.

Un dato che dimostra, ancora una volta, il ruolo centrale che il settore ricopre per il rilancio economico dell’intero paese.

“Il digitale in Italia è in grado di creare valore e, soprattutto, di creare occupazione: i risultati che abbiamo visto oggi ce lo confermano ancora una volta. Anche gli investimenti pubblicitari ci mostrano un mercato dell’advertising online sano e in crescita e questo è un ottimo segnale, sia per il nostro presente che per il nostro futuro. Come Associazione a rappresentanza di una delle principali Industry che trainano il PIL italiano, siamo impegnati a promuovere la professionalità e la qualità, a beneficio dei brand, degli utenti, e, non da ultimo, delle aziende, grandi e piccole, che fanno il successo di questo settore”, ha dichiarato Carlo Noseda. “È entusiasmante lavorare in un’epoca in cui l’evoluzione tecnologica, driver cruciale per accrescere la competitività e per soddisfare gli utenti, in primis i nativi digitali, ci permette di esprimere in modo davvero innovativo la grande creatività italiana. Sono convinto che, facendo sistema e mettendo a disposizione di tutti gli strumenti formativi adeguati, ci siano le condizioni per compiere l’accelerazione di cui questo Paese ha bisogno”.

LA RICERCA IAB / EY SUL VALORE DELL’ECONOMIA DIGITALE IN ITALIA

L’economia digitale in Italia è in grado di generare un indotto di 25 euro per ogni euro investito, con effetti benefici sull’economia e sull’occupazione. Il valore del digitale a perimetro ristretto, cioè considerando solo gli investimenti in attività del tutto digitali, è di 58 miliardi di Euro e aumenta del 9% rispetto all’anno precedente. La pubblicità online, assieme all’eCommerce, sono i due comparti che stanno maggiormente contribuendo alla crescita dell’intero settore, con un accrescimento, rispettivamente, del 19% e del 10% rispetto allo scorso anno.

“Il digitale è un alleato prezioso per il marketing e la comunicazione: quest’anno gli investimenti media nel digitale sono infatti in forte crescita rispetto al 2016. Crea valore chi è in grado di veicolare contenuto rilevante e coerente nell’interazione multicanale, chi crea ingaggio attraverso una relazione biunivoca di lungo termine con i consumatori, i follower, gli influencer e con le community e chi ne capitalizza in real-time i feedback. Sono fermamente convinto che occorra, quindi, avere un approccio integrato tra customer journey, multicanalità, branding e advertising. Come emerge dalla ricerca IAB / EY, l’attuazione di tali strategie genera un incremento di brand perception (fino a +15%), di vendite (fino a +5%,) di maggiore capacità nel rispondere a esigenze di servizio dei consumatori (fino a +70% claim risolti tramite i social) e investimenti più efficienti (fino al +20%) anche in innovazione di prodotto e servizio”, ha commentato Andrea Paliani.

Ciò che cresce maggiormente è il numero degli occupati nel digitale, che passa (sempre considerando il perimetro ristretto) da 220.000 a 253.000, con un aumento del 15%. Vediamo che l’occupazione ha un aumento maggiore rispetto al valore economico: questo perché il processo di digitalizzazione delle competenze è più veloce e leggermente anticipato rispetto a quello dei ricavi.

Se si considera che il digitale ha una forte influenza sui consumi, in quanto è in grado di creare nuove abitudini e bisogni e che le imprese del settore digitale stanno estendendo i propri investimenti pubblicitari anche al di fuori dei canali online (ad esempio alla TV e alla radio), si può fare una valutazione più veritiera, a perimetro allargato. Il valore dell’economia digitale sale, quindi, a 80 miliardi e si stima un’occupazione per 600.000 persone, con professionalità anche non digitali ma che con il loro lavoro contribuiscono allo sviluppo del settore.

Il settore del digitale a perimetro ristretto vale quasi quanto il settore dell’automotive mentre, considerando il perimetro allargato, si avvicina al valore del comparto dell’energia, due ambiti storicamente fondamentali per il sistema economico del nostro Paese.

IL VALORE DEL DIGITAL ADVERTISING

Tornano a crescere a doppia cifre anche gli investimenti in digital advertising  (+12%). Secondo i dati dell’Osservatorio Internet Media Politecnico di Milano e IAB Italia a spingere l’incremento a doppia cifra della raccolta pubblicitaria online è l’advertising sui social network e, in particolare, l’advertising video sui social, che pesa ora quasi la metà del totale su questo canale. (Leggi qui l’articolo)

 

 

articoli correlati

AZIENDE

EY integra Applix e conferma la leadership nella trasformazione digitale delle imprese

- # # # #

applix digital trasformation

EY accelera il percorso innovativo dei propri servizi e acquisisce la scaleup italiana, Applix, con l’obiettivo di confermare la leadership nella trasformazione digitale delle aziende e delle istituzioni pubbliche attraverso le opportunità offerte anche dalla “mobile economy”.

Creata nel 2010 da Claudio Somazzi, founder e CEO, e Marco Cirilli, co-founder e CTO, Applix è diventata rapidamente una realtà internazionale nello studio e sviluppo di soluzioni mobile per le aziende e le istituzioni, con sedi operative in Europa, America e Asia e a capo di 4 aziende leader nel campo dei progetti digitali, e oggi le apps di Applix sono scaricate in più di 120 Paesi e, in oltre 50 nazioni, hanno raggiunto la Top 10 degli store con milioni di download.

“L’accordo con Applix è una delle più innovative operazioni di incubazione di scale up nel mondo della consulenza manageriale e pone EY all’avanguardia nel suo settore in termini di Open Innovation”,. commenta Andrea Paliani, Responsabile della consulenza per EY nell’area mediterranea. “EY può ora contare su ulteriori competenze, uniche e differenzianti,  che le permettono di offrire un contributo strategico ai propri clienti, in ogni settore di business, per lo sviluppo di una strategia digitale centrata sul cliente e sulla trasformazione delle operations aziendali, in ambito Impresa 4.0”.

Il successo di Applix è stato determinato da un approccio unico verso la user experience e la user interface (fattori determinanti nella mobile economy) e dall’utilizzo di piattaforme proprietarie, tutte sviluppate nel proprio centro di innovazione in Sardegna, collegato dal 2012 all’Università di Cagliari. l’acquisizione di Applix da parte di EY è un esempio unico di open innovation a livello internazionale. Infatti, dopo esser stata selezionata attraverso un complesso processo di scouting, Applix è stata coinvolta per diversi mesi nella realizzazione di progetti digitali per i clienti EY. La naturale conclusione di questo processo di “business incubation” è stata l’integrazione delle competenze del team Applix in EY.

“L’integrazione del nostro team in EY è la logica conclusione di un processo di crescita durato sette anni, che ora può finalmente contare su un booster di business e competenze assolutamente unico”, conferma Somazzi, ora Partner di EY in Italia. “EY-Applix, infatti, avrà l’opportunità di lavorare con clienti internazionali, leader nel loro settore di riferimento, e co-creare con loro un percorso di trasformazione digitale innovativo e concreto. È una sfida importante che impatterà sul nostro modello organizzativo e di business, consentendoci di fare un salto di qualità e di servire un mercato più ampio e complesso”.

articoli correlati

NUMBER

Ricerca EY-IAB Italia: il mercato digitale cresce del +7,2% nel 2016 e rappresenta il 3,3% del PIL

- # # # # #

EY

È stata presentata oggi durante lo IAB Forum di Milano la ricerca elaborata da EY e IAB Italia, in collaborazione con Elis e Oracle, sull’indotto economico e occupazionale del digitale italiano.

Dallo studio emerge che il mercato della comunicazione digitale, in una accezione allargata (servizi vari, dall’adserving alle misurazioni, alle piattaforme), arriva a triplicare il suo valore: 6,5 mld € nel 2015, vs i 2,15 misurati come raccolta adv online. Il comparto Digital Advertising & Marketing ha registrato nel 2015 una crescita del +6% rispetto a quella dell’anno precedente, nel 2014 vs 2013 era stata dell’11%.

Andrea Paliani, Mediterranean Advisory Services Leader di EY, ha dichiarato: “Come emerge dalla ricerca EY/IAB, l’impatto del digitale sulla nostra economia ha raggiunto livelli significativi, arrivando a rappresentare il 3,3% del PIL con un valore pari a 53 miliardi di euro. I ricavi delle aziende digitali sono cresciuti del 6% tra il 2014 ed il 2015 e, secondo le previsioni, continueranno con un trend positivo. E’ quindi fondamentale investire nella digitalizzazione delle nostre imprese e nella formazione di competenze adeguate, flessibili così come nella creazione e nel rafforzamento delle infrastrutture. In questa direzione va il Piano Industry 4.0 del Ministro Calenda, che stanzia 13,7 miliardi di risorse pubbliche per incentivare gli investimenti, sviluppare le tecnologie e favorire la formazione digitale, attraverso un maggior raccordo tra Università e Centri di ricerca e mondo delle imprese, la creazione di centri di competenza e poli di innovazione digitale. Bisogna incentivare l’iscrizione alle facoltà STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics), dove l’Italia conta solo il 14% dei laureati dai 20 a 29 anni, contro una media UE del 18%. Dal canto loro, le aziende devono ripensare radicalmente i processi aziendali in ottica digitale, facendo leva sulle opportunità offerte dalla tecnologia (Big Data, Machine Learning, Internet delle Cose), e aprirsi ad un mix nuovo di competenze che colleghino saperi differenti (business, statistica, IT, psicologia, comunicazione…)”.

Per quanto riguarda la componente territoriale, si osserva una concentrazione in Lombardia e nelle provincie di Roma e Torino dove si raggruppa larga parte delle aziende digitali di tutti i settori presi in esame; si tratta di veri e propri cluster in cui sono presenti le condizioni necessarie per lo sviluppo e la diffusione delle nuove tecnologie e per la digitalizzazione. Dalla survey, che ha raccolto in particolare l’opinione degli operatori della comunicazione e del marketing, emerge come, per le aziende prese in esame, il fattore chiave per continuare a competere sia l’innovazione (43%), ovvero la capacità non solo di essere al passo coi tempi e con le novità, ma anche di saper anticipare le tendenze. La seconda istanza che emerge è il bisogno di sistemi di misurazione sempre più sofisticati (41%), che aiutino le aziende a massimizzare l’efficacia e l’efficienza dei loro investimenti digitali. Le attività di comunicazione digitale considerate al momento più dinamiche sono: il programmatic advertising (argomento top per il 51% degli intervistati), mobile (44%), social (37%) e big data (31%).

Le competenze più ricercate in caso di nuove assunzioni in ambito comunicazione seguono i trend delineati: capacità di gestione dei Big Data (43%) e di analisi di efficacia delle campagne online (34%), esperienza sui social network (31%), competenze specifiche in programmatic advertising (27%) e SEO/SEM (27%). La tendenza che ne emerge, è dunque quella di portare all’interno della realtà aziendale la gestione diretta ed il controllo di una serie di attività digitali che sono in forte crescita e vengono considerate sempre più strategiche dagli investitori pubblicitari. Le figure professionali più ricercate dal mercato sono infatti quelle che sanno conciliare competenze diverse: da un lato le capacità tecniche, utili per l’utilizzo delle nuove piattaforme e la valorizzazione dei dati attraverso algoritmi, dall’altro la capacità di lettura e interpretazione di dati stessi, oltre ad abilità commerciali, per intercettare le nuove opportunità di business che il mercato offre e tracciare traiettorie di innovazione e di crescita.

“Per la prima volta abbiamo deciso di capire quanto vale il settore del Digitale e per farlo ci siamo rivolti al miglior partner, ovvero una realtà come EY. I risultati sono notevoli e ci indicano come ormai sia superato sottolineare la differenza tra ciò che è digitale e ciò che non lo è. Dobbiamo superare questa barriere e vedere il comparto nel suo complesso. Siamo una Industry giovane e sempre capace di rinnovarsi e la chiave del successo è sicuramente la creatività. Siamo particolarmente orgogliosi di come proprio questo aspetto, eccellenza Made in Italy per definizione, ci permetta di occupare una collocazione importante. Ci troviamo infatti tra il settore del Lusso e dell’Automotive e cresciamo a un ritmo superiore rispetto agli altri”, ha dichiarato Carlo Noseda, Presidente di IAB Italia.

articoli correlati

NUMBER

Italia Creativa: un comparto che vale 47 miliardi

- # # # # # # #

italia creativa

Quarantasette miliardi di euro e quasi un milione di occupati: queste le cifre chiave che emergono dallo studio Italia Creativa, realizzato da EY (Ernst &Young) con il supporto di tutte le principali associazioni di categoria, guidate da Mibact e SIAE, e presentato oggi alla Triennale di Milano.

Nel dettaglio, Italia Creativa fotografa per l’Industria della Cultura e della Creatività italiana cifre decisamente rilevanti. Per il 2014 (anno di riferimento), il valore economico complessivo è pari a 47 miliardi di euro, il 2,9% del prodotto interno lordo nazionale. Sotto il profilo occupazionale l’incidenza è ancora più significativa: quasi un milione di addetti a livello complessivo. Inoltre, il 41% degli occupati nell’Industria della Cultura e della Creatività in Italia sono giovani fra i 15 e i 39 anni, contro una media del circa 37% in tutti i settori dell’economia del Paese. Dai numeri emersi, risulta chiaro che si tratta di un’industria human intensive, fondata in larga parte sull’apporto intellettuale.

“Italia Creativa dimostra esattamente quanto i diversi settori dell’industria culturale italiana contribuiscano all’economia del Paese in termini di occupazione e fatturato. È nostro preciso dovere”, spiega il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschinii, “adoperarci per favorire al massimo ogni espressione di questo settore, garantendo le corrette condizioni di mercato, contrastando pirateria e contraffazione e riconoscendo il giusto compenso a chi vi opera”.

La ricerca di EY ha misurato gli undici settori maggiormente rappresentativi dell’Industria della Cultura e della Creatività: Architettura, Arti performative, Arti Visive, Cinema, Libri, Musica, Pubblicità, Quotidiani e Periodici, Radio, Televisione e Home Entertainment, Videogiochi.

“Italia Creativa è il cuore e il cervello del corpo economico del nostro Paese. Il settore culturale e creativo”, dichiara il Presidente SIAE Filippo Sugar, “è infatti pieno di start up: ogni autore, ogni artista che inizia a pensare di dedicare la sua vita alla creatività o comunque a realizzare opere nuove è, di fatto, una start up. Quindi da sempre questa è un’industria fortemente legata all’innovazione, e l’innovazione è fonte di rottura, di pensieri nuovi, di libertà”.

Diciannove le associazioni di categoria che hanno collaborato allo studio: AESVI (Associazione editori sviluppatori videogiochi italiani), AGIS (Associazione generale italiana dello spettacolo), AIE (Associazione italiana editori), ANEM (Associazione nazionale editori musicali), ANES (Associazione nazionale editoria periodica specializzata), ANICA (Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive e multimediali), APT (Associazione produttori televisivi), CNAPPC (Consiglio nazionale architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori), Confcultura – Associazione imprese private per la valorizzazione del Cultural Heritage, Confindustria Cultura Italia, Confindustria Radio Televisioni, DISMAMUSICA (Distribuzione industria strumenti musicali e artigianato), FEM (Federazione editori musicali), FIEG (Federazione italiana editori giornali), FIMI (Federazione industria musicale italiana), NUOVOIMAIE (Nuovo istituto mutualistico per la tutela dei diritti degli artisti interpreti esecutori), PMI (Produttori musicali indipendenti), SIAE (Società italiana degli autori ed editori), UNIVIDEO (Unione italiana editoria audiovisiva media digitali e online).

Oltre sessanta personalità di primo piano dell’industria creativa e culturale del nostro Paese hanno sostenuto Italia Creativa con le loro testimonianze, tra cui: Rosario Fiorello, Fabio Fazio, Lorenzo Suraci, Dacia Maraini, Stefano Boeri, Lillo e Greg, Malika Ayane, Maurizio Costa, Linus, Luigi de Laurentiis, Marco Mengoni, Nina Zilli, Giancarlo De Cataldo, Walter Veltroni, Gianni Letta, Luigi Vicinanza, Mario Cucinella, Andrea Zappia, Tilde Corsi, Ferruccio De Bortoli, Paolo Virzì, Michelangelo Pistoletto, Beppe Severgnini, Carlo Perrone, Mogol e molti altri ancora.

articoli correlati