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I musei italiani e la digitalizzazione: il punto del Politecnico di Milano

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Musei Vaticani

Anche in un’istituzione antica e rivolta e passato come quella dei musei urge cambiamento, in questa era di dati e pixel. Se infatti molti paesi nel mondo stanno adottando rapidamente tutto quanto la tecnica di oggi può disporre per rendere più attraente l’offerta artistica del paese, il nostro paese, che in quanto a patrimonio artistico probabilmente non ha eguali nel mondo, sta facendo ancora moltissima fatica. I segnali positivi ci sono, è indubbio, così come in altri settore ancora poco toccati (purtroppo) dalle meraviglie del digitale, ma come in altri casi il percorso è ancora lungo e pieno di buche. Questo è più o meno quanto emerso nel corso della mattinata al Teatro Piccolo Grassi di Milano, nella prima conferenza organizzata dal Politecnico di Milano dedicata all’Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali (il nome dell’Osservatorio). L’incontro della mattinata ha aperto una vera e propria strada all’interno dell’ecosistema degli osservatori dell’ateneo, che intende dedicare d’ora in poi un’attenzione sempre maggiore alle possibilità artistiche e digitali del nostro paese.

“Tutte le volte che parliamo di innovazione parliamo di prenderci dei rischi, di cambiare, di percorrere un cammino ignoto e sconosciuto” sostiene, aprendo i lavori, Stefano Della Torre, professore dell’ateneo. “Ci sono dei rischi, ma anche delle opportunità: ma più che il fallimento, il vero pericolo è perdere queste opportunità, l’occasione di riuscire ad fare lo step successivo, compiere le cose vecchie con strumenti nuovi”. Sui temi principali relativi ai nuovi media, il professore spiega come “in buona parte si parla di comunicare, di come raggiungere un pubblico più vasto; l’uso di questi nuovi media è utile soprattutto in questo campo, utili nel fare da ponte tra ciò che si racconta e le opere che si compiono nella valorizzazione e nella conservazione del nostro patrimonio umanistico”.
“Le istituzioni culturali si trovano oggi di fronte a una doppia sfida: non basta attrarre visitatori, ma occorre trovare il modo per comunicare il proprio patrimonio in un modo nuovo, che lo renda più prossimo alle esigenze di conoscenza ed esperienza di cittadini e turisti” afferma Michela Arnaboldi, Direttore Scientifico dell’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali. “Molte istituzioni hanno raccolto la sfida di trasformarsi per divenire più efficienti e parlare a nuovi e vecchi pubblici. L’innovazione digitale, che ha determinato un radicale cambiamento dei paradigmi di mercato negli ultimi anni, potrebbe ora rappresentare un fondamentale fattore di trasformazione per il settore culturale”.
4976 musei, aree archeologiche e monumenti, 1 ogni 12.000 abitanti: il patrimonio italiano è noto per la straordinaria ricchezza, ma rivela un potenziale di attrattività non ancora valorizzato. I trend negli incassi e negli ingressi sono positivi, ma nessun museo appare tra i 10 più visitati al mondo, uno su tre ha meno di 1000 visitatori l’anno e il 70% degli italiani non li visita. Dalla classifica Istat dei servizi digitali più utilizzati nel 2015, i primi tre risultano dedicati alla comunicazione. Il sito web ottiene il primo posto: è adottato dal 57% dei musei; in seconda posizione si attestano gli account sui social network (Facebook, Twitter, Instagram) seguono in seconda posizione (41%) mentre la newsletter è terza (25%). I servizi dedicati alle collezioni seguono con percentuali più ridotte: ai piedi del podio si attestano gli allestimenti interattivi o le ricostruzioni virtuali, adottati dal 20% dei musei, e la connessione wi-fi gratuita, offerta dal 19%. QR code, servizi di prossimità, catalogo accessibile online o visita virtuale del museo dal sito web hanno tutte un’adozione tra il 13 e il 14%…

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AZIENDE

Škoda, la digitalizzazione cardine delle strategie future: i progetti da qui a 10 anni

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Škoda, il futuro è la digitalizzazione

Škoda rafforzerà la propria struttura nel campo della digitalizzazione, preparandosi così a offrire le migliori risposte al cambiamento tecnologico previsto negli anni a venire. I principali campi d’applicazione saranno lo sviluppo di nuovi prodotti e i servizi di mobilità, ma la digitalizzazione farà anche da base per la trasformazione digitale dell’intera azienda.
“Da decenni, le innovazioni legate alla tecnologie digitali stanno facendo la differenza in numerosi ambiti delle nostre vite e dell’industria” commenta Bernhard Maier, CEO del gruppo. “Questo sviluppo procede con forza e profondità tali da far impallidire tutto ciò che l’industria ha affrontato nel recente passato. L’automobile è solo una parte di questa più ampia rivoluzione. Grazie all’utilizzo di tecnologie innovative, renderemo più semplici, efficaci e interessanti le vite dei nostri Clienti mentre sono al volante”.
La digitalizzazione è un elemento chiave nella Strategia 2025 del brand. Grazie alla capacità di collegare le più diverse aree dell’azienda, il digitale sarà fondamentale nel training e nella formazione dei collaboratori, nello sviluppo di nuovi modelli attraverso la realtà virtuale e le tecnologie 3D e nella produzione industriale, secondo i principi dell’industria 4.0. Sempre di più, la digitalizzazione avrà una grande influenza nel business di Škoda Auto.
Maier ha voluto spiegare le implicazioni della digitalizzazione con un’analogia tra il mondo automotive e l’evoluzione del telefono: “L’invenzione del telefono è stata una vera rivoluzione per il genere umano, consentendo la comunicazione verbale in tempo reale tra due persone a grande distanza. Il numero di telefoni attivi oggi nel mondo non è mai stato tanto elevato, ma la loro natura e il loro stesso utilizzo sono completamente cambiati. Per l’industria delle telecomunicazioni ciò ha significato un totale ripensamento del modello di business. Per l’industria dell’auto si prospetta un cambiamento molto simile”.

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AZIENDE

Il processo di digitalizzazione nelle PMI italiane grazie a Microsoft e Unioncamere

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L’avvento della forza digital è stato devastante e, volenti o nolenti ogni media, ogni ente, ogni individuo, salve rarissime eccezioni, ha dovuto “crescere”, evolvere e adeguarsi a nuovi modi di comunicare in nome di sua maestà, Miss Technology. Ecco perché Microsoft Italia e Unioncamere stanno realizzando un progetto volto a supportare le PMI italiane attraverso un programma di formazione sulle nuove tecnologie. Nelle prossime settimane verranno svelati gli aspetti salienti dell’iniziativa, nonché gli attori che ne faranno parte.

 

“L’accordo si pone l’obiettivo di contribuire alla riduzione del gap digitale tra le diverse aree del Paese e tra le diverse tipologie d’impresa, diffondendo la cultura dell’innovazione digitale e la crescita della consapevolezza dei vantaggi in termini commerciali derivanti da un maggior utilizzo dei servizi digitali avanzati”, sottolinea il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. “Le nostre Pmi, infatti, hanno accumulato un forte ritardo rispetto agli altri partner europei. Basti pensare che l’Istat ha evidenziato che nel 2012 soltanto il 6,2% delle imprese sopra i 10 addetti ha  venduto on-line, l’uso dell’e-banking ha riguardato solo il 29%, mentre si ferma al 32% la quota di imprese che hanno compiuto completamente on-line alcune procedure amministrative. Queste percentuali sono destinate a contrarsi se si prende in considerazione le piccole e micro che costituiscono il 95% del nostro tessuto produttivo. Gli ampli margini di crescita nell’utilizzo dei servizi digitali spinge quindi con particolare intensità sulla necessità di offrire un contributo specifico sul tema dell’alfabetizzazione digitale”.
L’Amministratore Delegato di Microsoft Italia, Carlo Purassanta  ha aggiunto che “Gli studi internazionali dimostrano che investimenti in innovazione e competitività sono strettamente correlati, pertanto è fondamentale promuovere la diffusione delle tecnologie digitali in Italia per contribuire al rilancio del Paese. Con questo nuovo progetto, in collaborazione con un partner di prim’ordine come Unioncamere, ci proponiamo proprio di fare sistema con molteplici attori pubblici e privati per supportare la digitalizzazione di tutte quelle PMI che rappresentano il motore del tessuto economico italiano”.

 

Torino, Napoli, Roma, Bari, Padova, Bologna e Milano sono le prima città coinvolte in questo processo di digitalizzazione che proseguirà, comunque, per tutto il 2014 sfruttando anche la piattaforma digitale (digitalipercrescere.it) per accompagnare le PMI in questo difficile quanto necessario processo di innovazione.

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