TECH & INNOVATION

IAB Forum 2018 : da grandi poteri derivano grandi responsabilità

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IAB Forum

“Servono regole chiare, che sappiano riconoscere merito e competenze, per guidare uno sviluppo tecnologico consapevole e responsabile. Dobbiamo essere aggregatori e innovatori nell’avventura digitale che il Paese sta vivendo, promuovendo il valore culturale di questa trasformazione e una conoscenza il più possibile diffusa di quello che il digitale rappresenta”, le parole di Carlo Noseda, Presidente di IAB Italia sintetizzano al meglio il senso di IAB Forum 2018, un’edizione rinnovata nella struttura e nei contenuti.

Giunto alla sua sedicesima edizione, IAB Forum vuole essere promotore della “buona cultura” digitale a tutto tondo. Accanto a un excursus puntuale sull’andamento del settore, che continua a crescere in modo sostenuto, non sono mancati approfondimenti e riflessioni sull’etica, vera àncora della trasformazione digitale di oggi. È stata un’edizione incentrata sull’uomo e sulla sua capacità non solo di produrre innovazione tecnologica, ma anche di guidarla e governarla, abilitando un’industria digitale sostenibile e votata alla qualità e alla trasparenza dei propri servizi e prodotti per creare nel tempo valore sociale, economico e occupazionale.

Le due giornate del Forum sono state scandite dal claim “I Am Everywhere – Challenges of Mobile Society”. Più di 30 ospiti d’eccezione provenienti dal mondo scientifico, culturale, universitario, imprenditoriale, artistico e giornalistico si sono alternati sul palco per condividere visioni, riflessioni, idee creative e dirompenti. Il filo conduttore è stata la consapevolezza che l’unica comunicazione digitale efficace è quella che si rivolge alle persone e non agli utenti, che sa leggere la società, raccontare dove sta andando e prendere posizione quando è necessario farlo.

La trasparenza è la chiave di volta per il settore

In questo scenario dominato dai giganti del web il tema della qualità e della trasparenza dell’advertising online è cruciale per poter attirare nuovi investimenti. Il tema, molto dibattuto, è stato affrontato da ospiti come Gerry D’Angelo, Global Media Director P&G, Giulio Malegori, Ceo Dentsu Aegis Network EMEA, e Hamish Nicklin, Chief Revenue Officer Guardian News & Media. Dalla discussione è emerso come trasparenza e qualità rappresentino i punti fondamentali per un mercato che voglia essere realmente sostenibile. Proprio per rispondere a questa esigenza è nato lo IAB Quality Index, capace di misurare in maniera standardizzata e attendibile la qualità dei bacini pubblicitari. L’obiettivo di questo indice è di offrire agli editori uno strumento per valorizzare la propria offerta e agli investitori un criterio di scelta oggettivo per accertare che i propri investimenti vengano associati a contesti di qualità elevata e certificata.

Intelligenza artificiale ed etica

È stato molto applaudito l’intervento del filosofo Luciano Floridi, Professore Ordinario di Filosofia ed Etica dell’informazione all’università di Oxford. Intervistato da Ferruccio De Bortoli – Presidente del neo eletto Advisory Board di IAB Italia – Floridi ha insistito sull’importanza di promuovere una cultura critica verso gli utenti, che corrono il rischio di “subire” passivamente le dinamiche imposte dagli algoritmi e sull’esistenza di una grande responsabilità sul fronte dell’informazione.

Allo stesso modo Juergen Schmidhuber, tra i massimi esperti di intelligenza artificiale ha tratteggiato la storia e le prospettive dell’intelligenza artificiale, prospettando l’arrivo di una AI di capacità paragonabili a quella umana entro pochi decenni.

Semplificare, abilitare, personalizzare per città smart

Il digitale è prima di tutto una possibilità, ovvero uno strumento per migliorare lo stile di vita e la società e per sviluppare nuovi modelli culturali, partendo dalle città. Roberta Cocco, Assessore alla Trasformazione Digitale e ai Servizi Civici di Milano, chiamata a descrivere Milano in qualità di città italiana maggiormente rappresentativa del modello smart city.

“Nel mio impegno di ogni giorno c’è innanzitutto la volontà di far evolvere la città verso un modello digitale, in cui la tecnologia diventa elemento di semplificazione per ciascun cittadino. Quello a cui aspiro, è parlare di smart citizen più che di smart city, cioè di diffondere una cultura digitale in cui la tecnologia diventa alleato, abbandonando i pregiudizi”.

Per questo motivo l’amministrazione comunale si sta anche facendo promotrice di appuntamenti come quello della Digital Week, svoltasi lo scorso marzo e che, come ha annunciato in anteprima dal palco lo stesso Assessore “sarà nuovamente a Milano dal 13 al 17 marzo 2019”.

La Smart city è una dimensione che si coniuga anche con la ricerca della bellezza e con la capacità di dialogare: è così che ha affrontato il palco Daan Roosegaarde, artista e innovatore che nel suo intervento ha cercato di evidenziare come la trasformazione digitale non possa dimenticare che le città sono l’ambito di sviluppo delle relazioni sociali di chi le abita”. E, in questo contesto, “il 5G gioca un ruolo da facilitatore”, come ha affermato Ryan Soutter, Head of Sales Engineering for the Americas for the ACT (Advertising Creative Technology).

Infine, la blockchain. Paragonata a quello che rappresentava Internet più di un decennio fa, Jim Harris, autore di best-seller internazionali, ne ha tracciato un perimetro che ha permesso di comprendere meglio una tecnologia che è sulla bocca di tutti, ma che non per questo è compresa fino in fondo.

Prossimo bilancio: IAB Forum 2019, 20-21 novembre

Antonio Campo Dall’Orto, membro Advisory Board IAB Italia, sottolinea l’importanza dei contenuti quanto quelli della tecnologia e invita le aziende a ricordarsi di comunicare sì con il linguaggio del tempo, ma senza mai dimenticare la propria identità. Ferruccio De Bortoli, Presidente dell’Advisory board, lancia invece un’esortazione: “Non c’è libertà senza regole: senza valori condivisi si rischia di non andare da nessuna parte, anche nel digitale. Avere dubbi e umiltà è un buon modo per essere comunicatori efficaci”.

Carlo Noseda, Presidente di IAB Italia, lancia una call to action al settore: “Il contesto in cui operiamo non è dei più semplici, ma come IAB Italia siamo convinti che l’industria digitale si trovi in un momento storico irripetibile e che questa sia l’occasione giusta per cambiare la rotta, accompagnati da proposte e azioni collegiali a livello di sistema. Abbiamo bisogno di queste azioni. È il momento giusto per ripartire tutti insieme e più compatti di prima. Le opportunità che ci si prospettano davanti sono infinite, ma vanno guidate”.

Direttore Creativo dell’edizione 2018 è stato Massimo Coppola, conduttrice della due giorni la giornalista Barbara Serra (nella foto).

Gli Sponsor

Main Sponsor dell’evento: Sky
Diamond sponsor: E.ON, GroupM, Nexi e Pirelli
Platinum sponsor: Credit Agricole, Dentsu Aegis Media, EY, Gruppo Mondadori, Italiaonline, Ligatus, Oath, Oracle, Samsung e The Digital Box.

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IAB Forum #Day2: il digitale vale 65 miliardi e cresce grazie a eCommerce e adv online

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EY - Mercato Digitale

“Il mercato del digitale in Italia è primo per crescita in Europa ma resta relegato al 25esimo posto per pervasività”, esordisce Andrea Paliani, Managing Partner Mercati e Clienti per la regione Mediterranea di EY, presentando i dati  dalla ricerca congiunta EY e IAB ItaliaLe infinite possibilità del digitale in Italia”, durante la seconda giornata dello IAB Forum.

L’industria digitale prosegue infatti nella sua crescita per il terzo anno consecutivo, con ripercussioni positive sia sull’economia sia sull’occupazione. Il valore del digitale a perimetro ristretto, considerando cioè solo gli investimenti in attività del tutto digitali, ammonta a 65 miliardi di euro, +11,6% rispetto all’anno scorso e +22% se paragonato al 2016. I dati emergono

La pubblicità online e l’eCommerce si confermano – per il secondo anno – i comparti che più di tutti guidano la crescita dell’intera industria con incrementi rispettivamente del 13% e 15% rispetto al 2017, anche se i pesi sul valore complessivo si attestano intorno al 4% e 44%.

“La crescita del digitale ha effetti positivi anche sull’occupazione con 285mila professionisti nel 2017 rispetto ai 253mila dell’anno precedente” – commenta Carlo Noseda, Presidente di IAB Italia. “Si tratta di persone impiegate a tempo pieno in ambiti come il digital marketing e la comunicazione interattiva, la tecnologia che permette di erogare servizi online, ma anche eCommerce, online advertising e sviluppo di app. Il valore dell’industria digitale porta con sé rinnovamento e trasformazione in tantissimi altri settori adiacenti, stimolando la produttività in aziende non necessariamente votate all’innovazione. La politica economica del Governo può e deve svolgere un ruolo più determinante e di sostegno alla digitalizzazione, per una maggiore competitività a livello di sistema, un aspetto su cui l’Italia ha ancora un gap importante rispetto al resto dell’Europa e che va colmato per uno sviluppo dell’economia a lungo termine”.

La ricerca evidenzia come il digitale porti valore anche al di fuori del suo perimetro. Se partendo dal dato del settore digitale, si aggiunge una stima del valore dei beni e servizi acquistati da consumatori attraverso canali fisici di distribuzione, ma che generati grazie alla comunicazione digitale si arriva a un indotto di oltre 89 miliardi di euro e con una stima sull’occupazione di più di 675mila persone, con professionalità anche non digitali ma che con il loro lavoro partecipano allo sviluppo del digitale.

“L’economia digitale, ha necessità di combinare nuove competenze e nuovi stili di management. Dati e tecnologie digitali rappresentano la frontiera da esplorare per ottimizzare i processi esistenti, introdurre nuovi servizi, e, soprattutto, cambiare radicalmente le catene del valore dei settori industriali e dei servizi”, commenta Andrea Paliani. “Una recente ricerca che abbiamo condotto (EY-IAB- Spencer Stuart) ha confermato la progressiva presa di coscienza delle nostre imprese, il 70% del campione ha attivato, infatti, iniziative concrete per l’integrazione culturale e organizzativa di nuovi professionisti più digitali. Il 30% delle imprese ha avviato piani di sviluppo interno delle competenze. Il 71% del campione ha implementato azioni di integrazione delle generazioni più digitali al fine di accelerare la trasmissione di competenze tecnologiche e know-how digitale all’interno dell’organizzazione; il 27% ha avviato programmi di re-skilling delle risorse, per formare persone e sviluppare competenze in grado di massimizzare il ritorno di investimento del processo di digitalizzazione delle imprese”.

Il business digitale cresce quindi sia in termini di ricavo sia in termini di occupazione ma bisogna governare il cambiamento attraverso degli stili manageriali adeguati e nuovi.

“Questi dati dimostrano che sono stati fatti passi in avanti sul fronte delle nuove competenze; occorre ancora investire molto per superare il divario culturale digitale”, continua Paliani. “Una delle frontiere da esplorare sono i nuovi stili di management richiesti per assecondare una trasformazione digitale delle aziende che valorizzi nuove e tradizionali competenze. Bisogna attivare delle Academy di formazione interne alle aziende ma i leader devono dimostrare di essere generativi, in grado di abilitare nuovi linguaggi, gestire competenze multifunzionali e diversificate, essere disposti ad ascoltare e accogliere le diversità di pensiero”.

“Ci aspetta una grande corsa e quando si ha troppa fretta si rischia di cadere. Non siamo pronti, ma non possiamo permetterci di sbagliare”, conclude Carlo Noseda. “Le competenze sono fondamentali ma le domande sono: chi sono i formatori delle nuove competenze? Oggi si parla tanto di diversity, ma non è solo una questione di genere è anche una questione di diversity of thought, diversi modi di pensiero, diversi approcci, diverse provenienze e destinazioni. Il vero tema è che siamo un Paese con aziende eccellenti ma serve aiuto da parte delle istituzioni per mettere queste aziende nelle condizioni di dare il giusto valore alle persone, recuperando chi è fuggito all’estero e accogliendo chi, nel nostro paese, è in grado di fare la differenza.

 

 

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MEDIA 4 GOOD

Facebook Italia e Fondazione Mondo Digitale per #SheMeansBusiness

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fondazione mondo digitale

Facebook Italia, in collaborazione con Fondazione Mondo Digitale, lancia la seconda edizione di #SheMeansBusiness, con focus sul Centro e Sud Italia.

#SheMeansBusiness è il progetto globale di Facebook nato per aiutare le donne che fanno impresa a far crescere il proprio business e per ispirare tutte coloro che sognano di avviare un’attività imprenditoriale, fornendo loro gli strumenti, la formazione e gli esempi necessari per realizzare il proprio obiettivo.
Lo scopo di questa edizione è fornire, entro la fine del 2019, le competenze digitali – con particolare focus sugli strumenti offerti da Facebook e Instagram – a oltre 2.000 donne del Mezzogiorno che fanno o vogliono fare impresa.

Il progetto #SheMeansBusiness – che con la prima edizione italiana, lanciata a novembre 2017, ha portato alla formazione di oltre 4.000 donne in Italia in meno di un anno – testimonia l’impegno di Facebook a sostegno della crescita economica e culturale del Paese, una crescita che non può più prescindere da un’imprenditoria femminile con un ruolo da protagonista.

Secondo un’analisi del Censis, infatti, una riduzione del 25% del divario di genere nel mercato del lavoro in Italia entro il 2025 sarebbe in grado di produrre un aumento stimato del PIL di circa il 2%, ovvero circa 34 miliardi di euro. In un Paese in cui il tasso di occupazione degli uomini è superiore a quello delle donne del 18,8% (contro il 12,7% della media europea), il sostegno alle imprese con una leadership femminile è quanto mai prioritario. Un divario che si accentua nel Sud Italia, dove Eurostat ha rilevato un tasso di occupazione femminile che si aggira attorno al 30%, la metà della media europea, con un picco negativo in Sicilia, dove si attesta al 29,2%.

Facebook e Instagram possono aiutare concretamente le piccole e medie aziende a crescere, fornendo gli strumenti affinché possano avere successo, indipendentemente dalla dimensione, le competenze, il settore industriale o la collocazione geografica. Per supportare le donne che vogliono fare impresa, in Italia Facebook ha deciso di lavorare in collaborazione con Fondazione Mondo Digitale, l’associazione no-profit che lavora per una società della conoscenza inclusiva coniugando innovazione e istruzione. Seguendo il modello train the trainer, Facebook formerà i coach di Fondazione Mondo Digitale, che a loro volta si occuperanno di formare 2.000 donne nelle regioni del Centro e Sud Italia entro la fine del prossimo anno. Per selezionare la squadra di coach professionisti, la Fondazione Mondo Digitale apre da oggi una call pubblica alla quale è possibile rispondere entro e non oltre il 22 novembre 2018.
Per farlo, avranno a disposizione strumenti e moduli formativi specifici, lezioni online e pratiche su come utilizzare al meglio le piattaforme di Facebook e Instagram per migliorare il proprio business, senza dimenticare le lezioni di autostima. I training di #SheMeansBusiness toccheranno nel corso del 2019 numerose città del Centro e Sud Italia, in Sicilia, Sardegna, Calabria, Basilicata, Campania, Puglia, Lazio, Abruzzo e Molise.

Oltre ad un programma di training in giro per l’Italia, Facebook metterà a disposizione anche un sito dedicato,, dove sarà possibile trovare le storie di successo di donne imprenditrici italiane, consultare i materiali di formazione ed entrare in contatto con altre donne che vogliono avviare un’attività.

 

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AZIENDE

Barabino & Partners presenta bDigital, start-up della comunicazione digitale

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barabino

Barabino & Partners, gruppo italiano, indipendente e internazionale, leader nella consulenza in comunicazione d’impresa, presenta bDigital, la nuova start-up della comunicazione digitale nata dalla combinazione tra l’esperienza di B&P nella comunicazione corporate-istituzionale e l’ingresso di nuovi professionisti con competenze specifiche.

Grazie a bDigital, l’offerta digitale di Barabino & Partners diventa ancora più completa e innovativa.

La nuova divisione, sviluppata da un “think table” di professionisti B&P sulla base di un progetto di analisi di mercato elaborato da un team di MBA della SDA Bocconi, ha come missione quella di accompagnare le aziende nella nuova era della comunicazione nel mondo digitale.

bDigital si occuperà di gestire programmi complessi di social media management in ambito sia consumer sia corporate, di creare campagne articolate di influencer-engagement, branded-content e digital-activation, senza dimenticare il web-design e il web-development.

“In uno scenario che vede social media e media relations sempre più interconnessi”, afferma Luca Barabino (nella foto), Presidente e AD della società. “La sfida per le aziende e le istituzioni sarà quella di riuscire a trasferire i propri contenuti e valori peculiari in maniera coerente e integrata su tutti i canali di comunicazione, compresi i ‘nuovi territori’ – caratterizzati da una forte disintermediazione – cercando nel ‘rumore’ la giusta direzione, insieme ad autorevolezza e distintività”.

Focus particolare su settori come la comunicazione corporate e finanziaria, il crisis management e la comunicazione legale – da sempre fiori all’occhiello di B&P – la cui offerta, attraverso bDigital, seguirà costantemente l’evoluzione degli strumenti e dei linguaggi di comunicazione.

Inoltre, bDigital integrerà con le sue competenze anche l’area della Formazione di B&P, attraverso corsi specifici – indirizzati alle aziende e al top management – sull’evoluzione dei diversi scenari digitali e sulla gestione dei social media: come gestire gli account e le piattaforme social di aziende e manager.

bDigital conta su un team di esperienza, con provate capacità strategiche, creative e di gestione di progetti e strumenti complessi. A capo della divisione c’è Luca Sirianni, 35 anni, milanese, professionista del settore con un passato in Cayenne, Alkemy ed H-art, che guida un organico di oltre 10 professionisti, fortemente ampliato anche grazie all’ingresso di Camilla Poli, proveniente da Publicis, We Are Social e Leo Burnett.

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L’innovazione digitale traina il turismo in Italia che vale 58,3 miliardi di euro

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turismo

Continua a crescere il mercato dei viaggi in Italia: nel 2018 la crescita prevista del comparto si assesta attorno al 2%, per un valore complessivo di 58,3 miliardi di euro, che comprende sia gli acquisti degli italiani che restano nel nostro Paese o che vanno all’estero, sia quelli dei turisti stranieri in Italia.

A trainare la crescita è anche per quest’anno l’innovazione digitale, che solo a livello di acquisti e prenotazioni farà registrare entro fine anno un +8%, raggiungendo i 14,2 miliardi di euro, circa il 24% del mercato complessivo, mentre complessivamente la componente non digitale registra un più modesto +1%.

Questi i valori presentati a TTG Incontri durante la quinta edizione dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Turismo della School of Management del Politecnico di Milano, una ricerca volta a delineare l’impatto e le principali tendenze del digitale sia dal lato della domanda che da quello dell’offerta di servizi turistici.

Sono in particolare i trasporti a registrare il maggior transato dai canali digitali, pari a circa il 61%, mentre gli alloggi ricevono il 29% contro solo il 10% dei pacchetti. Cresce anche la scelta del turista per il canale diretto, circa il 71% contro il 29% delle OTA, che registrano un aumento del 14% rispetto al 2017.

“La componente digitale del mercato cresce anche grazie agli attori “tradizionali” della filiera, come molte strutture ricettive, alcune agenzie, specifici tour operator, alcuni servizi a supporto della mobilità, svariati servizi in destinazione…”, afferma Filippo Renga, Direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale nel Turismo del Politecnico di Milano. “Ad esempio, le prenotazioni dirette tramite canali digitali (sito, app, ecc.) delle strutture ricettive crescono del 13% rispetto allo scorso anno e rappresentano l’11% del totale delle prenotazioni ricevute dalle strutture”.

“Sempre sulla componente alloggio, l’incidenza della sharing economy (e più in generale di tutte le piattaforme peer to peer nate per facilitare l’affitto e la condivisione di alloggio tra privati) supera ormai il 30%. I clienti richiedono però a tutti gli attori della filiera un’esperienza online sempre più fluida e personalizzata sulla quale l’offerta si trova spesso in ritardo. Emblematico è il dato del tasso di abbandono dei carrelli durante la visita a siti e aggregatori calcolato dal nostro Osservatorio eCommerce B2c: il 44% dei visitatori esce immediatamente dal portale; tra chi rimane, il 76% abbandona subito dopo la ricerca del prodotto o del servizio e solo l’1,6% perfeziona l’acquisto, conclude Renga”.

Leggi i risultati completi su MyMarketingNet.

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BRAND STRATEGY

È possibile creare una grande campagna analogica e digitale? Le Balene in cerca di brief

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Le Balene

Dopo aver percorso 185 km per presentare un’idea a un cliente e dopo aver lavorato per una settimana a casa della Casalinga di Voghera, Le Balene si apprestano ad affrontare una nuova grande impresa che porterà l’agenzia milanese sulle sponde del Rubicone, il fiume reso celebre da Giulio Cesare e dal suo Alea iacta est.

Questa volta Le Balene vogliono portare la discussione sulla (finta?) contrapposizione tra digitale e analogico. Per farlo cercano un/una manager che debba sviluppare un progetto di comunicazione.

 

 

Come funziona l’operazione

Il/la manager consegnerà all’agenzia un brief e Le Balene, divise in due team, si attenderanno (nel senso che staranno in due tende) sulle due rive del Rubicone.

Il team digitale lavorerà chiuso nella sua tenda, usando solo strumenti digitali (smartphone, tablet, intelligenza artificiale, realtà virtuale, bot: avranno a disposizione tutto l’arsenale generato dal mondo dei bit), il team analogico andrà al Bar Sport di Savignano, prenderà il treno per Gambettola, passeggerà per la campagna romagnola e schizzerà idee su notes cartacei con tanti bei pennarelli colorati.

Dopo tre giorni di lavoro, i due team si ritroveranno sul Rubicone, confronteranno le due diverse soluzioni creative trovate al brief e elaboreranno un progetto condiviso. A quel punto arriverà il/la manager (forse a bordo di una minuscola triremi), cui verrà presentato il progetto.

Il/la manager potrà apprezzare il progetto ma decidere di non farlo oppure lanciarsi e passare alla fase esecutiva. Non c’è nessun impegno preventivo. L’unico impegno richiesto è la voglia di verificare assieme alle Balene che non esiste un unico modo per fare creatività al passo con i tempi, non l’approccio solo digitale basato su numeri e dati né l’atteggiamento nostalgico di fare “come si faceva una volta”.

Esiste un modo contemporaneo che sa utilizzare i dati e sa maneggiare la tecnologia, ma non è schiavo né degli uni né dell’altra, perché sa che in fondo la creatività nasce ancora dall’incontro con le persone e dalla curiosità nei confronti delle storie che possono nascere da questi incontri.

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AZIENDE

Prende il via Eurowings Digital: a fine anno il lancio dell’impresa digitale

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eurowings

Il nuovo sito web di Eurowings Digital è online: un’altra pietra miliare nella storia della compagnia. Sviluppatori, entusiasti, persone dall’alto potenziale nella scena del digitale e specialisti di vendite possono candidarsi su eurowings.digital con una semplice procedura e diventare parte di un team altamente motivato.

Cerchiamo persone nell’ambito dell’Ingegneria, Data Science e Analytics, Solution Architecture orientate all’attenzione per il cliente, innovative, digitali: il nuovo sito offre informazioni sulla visione e la mission di Eurowings Digital oltre a una panoramica sui progetti digitali attuali. Tramite i suoi canali digitali si realizza già oltre un miliardo di euro nella vendita di biglietti che quest’anno dovrebbe raggiungere quota 1,5 miliardi.

Con la creazione di Eurowings Digital la compagnia prosegue nella propria crescita: l’obiettivo è di impiegare nel corso dei prossimi tre anni 150 esperti digitali che trovino e mettano in pratica soluzioni smart e risposte ai comportamenti digitali dei clienti in continua evoluzione. Il sito della compagnia eurowings.com si sviluppa e diventa un compagno di viaggio digitale per migliorare l’esperienza di viaggio dei 40 milioni di clienti dell’azienda.

Oliver Wagner, Amministratore e CCO di Eurowings (nella foto), ha così commentato: “Con Eurowings Digital abbiamo unito lo spirito di una start-up digitale con la sicurezza di una grande impresa. Offriamo benefit molto attraenti quali ad esempio voli agevolati per amici e famiglie in tutto il network di Lufthansa e dei suoi partner, offerte per praticare sport, contributi per la mobilità, orari di lavoro flessibili e uffici moderni in posizione centrale. Siamo lieti di integrare il nostro team interdisciplinare con nuovi talenti digitali e di trasformare il nostro sito di vendite in una piattaforma di viaggio smart con un elevato valore aggiunto per i nostri clienti lungo tutta la catena che compone il viaggio”.

Grazie alla creazione di un nuovo “Content Hub”, a partire dal prossimo autunno i clienti troveranno molteplici ispirazioni per i loro prossimi viaggi che vanno ben oltre il semplice volo. Consigli e raccomandazioni di hotel, eventi, possibilità di noleggio auto ed esperienze di blogger, influencer e altri viaggiatori permetteranno ai clienti di Eurowings di vivere un’esperienza di viaggio continua.

Un ulteriore progetto di Eurowings Digital sviluppa per i nostri clienti la possibilità di ricevere velocemente un aiuto digitale per risolvere i problemi che si verificano lungo tutto il percorso di un viaggio. L’obiettivo è la gestione del complesso percorso di viaggio in tutti i paesi serviti da Eurowings, mentre il lancio ufficiale dell’impresa digitale è previsto per la fine dell’anno.

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Sale la febbre del digitale per gli italiani: il termometro e i dati del report Doxa

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doxa digitale italiani

Il 72,2% degli italiani over 18 è solito connettersi a Internet. Ma il tasso di utilizzo della rete può variare (e parecchio) da un individuo all’altro. Parola di Doxa che presenta il “termometro” digitale degli italiani. E calcola in 68% il tasso di digitalizzazione medio della popolazione a fine 2017. Registrando un balzo del 4% rispetto ai valori 2016. Per fissare l’asticella a quota 68% Doxa ha incrociato 5 maxi-voci: frequenza mensile di connessione a Internet; numero di device dai quali ci si collega; quantità e frequenza di canali visitati sul web; partecipazione attiva su blog e forum; e iscrizione e uso dei principali social network.

Sempre tra gli over 18. Con un dato forse ovvio ma ora certificato: più si è giovani più si è attivi online. Il digital gap tra i 18-24enni e gli ultra 55enni è pari a 12 punti percentuali: 73% contro il 61%. Troppo? Forse no. Anzi! L’altra buona notizia è che non vi è alcuna differenza tra maschi e femmine, entrambi posizionati a quota 68%. Quello che incide semmai sulla cultura digitale è il livello scolastico dei singoli. Tra chi ha frequentato la sola scuola dell’obbligo il tasso di digitalizzazione media non supera il 60%. Mentre tra i laureati si attesta al 72%. Tra Nord e Sud infine vince il Sud: 69% contro il 67%.

 

Recensioni, Fake News & co

Altro punto importante rilevato dalla ricerca Doxa: l’aumento del tasso di digitalizzazione degli italiani va di pari passo con l’incremento della consapevolezza lato insidie, trabocchetti o altro presenti online. Un esempio? Il 33% degli italiani digitali dichiara di non fidarsi più delle recensioni online perché conscio del fatto che “molte sono false”. Un anno fa la percentuale degli scettici non superava 25%.

Tuttavia anche tra i più attenti a eventuali “trappole” l’abitudine a dare una occhiata online è più che radicata. Tanto è vero che il 76% del totale campione prima di fare un acquisto è solito consultare Internet incrociando recensioni e commenti tra i più diversi (il 3% in più rispetto a un anno prima). E in caso di spese importanti il 66% è pronto anche a rinunciarvi se il vox populi digitale ne ha decretato l’inutilità o, peggio ancora, l’inefficienza.

 

Boom di Instagram, Linkedin e Pinterest

Non solo Facebook. Sebbene la creatura di Mark Zuckerberg resti saldamenti in cima alle preferenze degli italiani fronte social network con una penetrazione di oltre il 70% sul totale campione in linea con i risultati 2016, a fare la parte del leone in termini di crescita è Instagram (sempre gruppo Facebook, ndr.). Stando ai dati Doxa, infatti, la piattaforma di condivisione di foto, stories & co, ha archiviato il 2017 a quota 35% contro il 21% messo a segno nel 2016 guadagnandosi così la medaglia d’argento tra i social network più amati.

E ancora. Twitter cresce sì e raggiunge il 20%, ma la sua spinta propulsiva pare stia rallentando. Tanto è vero che nel 2014 viaggiava già sul 17%. A tallonare la piattaforma di microblogging che proprio nel 2017 ha messo a segno un radicale cambio di rotta abbandonando anche il limite dei 140 caratteri, è LinkedIn che vola al 19% contro il 13% di fine 2016, seguito a sorpresa da Pinterest che balza al 16% contro il 9% di 12 mesi fa.

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BRAND STRATEGY

Il digitale nella comunicazione: non più un mezzo, ma una vera e propria infrastruttura

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digitale comunicazione

C’è un gran vociferare di cambiamento di paradigma nell’industria della comunicazione ma, a mio parere, la realtà non va di pari passo al dibattito che si è sollevato nel nostro ambiente. Il grande cambiamento odierno è il digital che sta ridefinendo i confini delle campagne di marketing.

A mio avviso, da semplice mezzo utilizzato nel mondo della comunicazione (e non solo), il digitale sta diventando l’infrastruttura all’interno della quale ogni business deve imparare a muoversi e orientarsi. Un’infrastruttura dalla quale non si può prescindere, specialmente nel campo della comunicazione: solo incorporando i dati digitali all’interno dello storytelling, una campagna può diventare davvero responsiva verso i bisogni dei consumatori.

Ciò che crea maggiore confusione, tuttavia, è che sia come industria creativa che, ancor prima, come esseri umani, si tende a sovrastimare l’impatto della tecnologia a breve termine e a sottovalutare quello a lungo termine. È come se la percezione dello stravolgimento che la tecnologia può apportare nel breve tempo fosse esagerata: in questo modo molti trend tecnologici vengono esasperati e utilizzati in maniera inappropriata. Stando alla mia esperienza nel settore creativo e pubblicitario, la mia impressione è che questo cambiamento non stia accadendo nell’immediato, ma sarà molto più forte del previsto nel lungo termine. Nell’arco di dieci o venti anni, ogni azienda sarà interamente costruita intorno al digitale e in virtù del digitale. Ma questa non è la realtà di oggi.

Il grande cambiamento a cui stiamo assistendo riguarda in particolare i sistemi di distribuzione, raccolta e interpretazione dei dati. Questa tendenza sta generando pressione tra le agenzie e le aziende stesse che si trovano a dover modificare il loro consolidato modo di operare proprio nell’ottica di raccogliere e interpretare i dati al meglio e portare dei risultati.

Negli ultimi anni, si è parlato anche di concorrenza tra agenzie creative e società di consulenza, le quali si trovano sempre più spesso a competere nei pitches soprattutto per le attività – inutile dirlo – collegate alla gestione diretta dei dati, per esempio il CRM. Vale la pena sottolineare, però, che la competizione non c’è quando i pitches coinvolgono altro, come il brand building e la risoluzione dei problemi in cui le agenzie creative lavorano indisturbate. Non escludo che arriveremo ad una concorrenza in questo senso nel prossimo futuro, anche perché le società di consulenza hanno accesso a diversi tipi di dati aziendali che consentono loro di dare insights diversi e molto utili. Ma non va dimenticato che le agenzie creative si occupano anche dell’execution, e ciò rappresenta un vantaggio non da poco, considerando anche che i consulenti non gestiscono direttamente questa fase ma la lasciano ai clienti.

Per dare un’idea di quanto il dibattito sul digitale sia vivace nel settore creativo e pubblicitario, di questi e altri cambiamenti si occupa quest’anno anche il Festival di Cannes, che rappresenta l’avanguardia nel settore advertising. Ebbene, anche il Festival si è evoluto, per rispecchiare i cambiamenti dell’industry creativa, attraverso l’introduzione di alcune categorie che tengono più conto dell’innovazione e dei risultati. Non solo: il Festival di Cannes ha scelto di separare le campagne di charity o beneficienza da quelle legate ai brand/business, creando tra le altre anche la nuova categoria “Sustainable goods”, e i due filoni verranno giudicati autonomamente dalla prossima edizione del Festival.

Ritengo che mantenere separati i due settori, cause-driven marketing e purpose-driven marketing, sia in generale una buona idea. Infatti ad un occhio attento non sarà sfuggito che, negli ultimi tempi, molta comunicazione evidenzia un sapore sociale delle campagne, insomma c’è un’evidente tendenza da parte di molti brand a cercare di avere un impatto sociale o culturale. Sono gli stessi consumatori ad aspettarsi tale impegno dai loro brand di riferimento, di cui apprezzano le prese di posizione rispetto alle tematiche più attuali in termini di ambiente, diritti, politica sociale. I brand rispondono con progetti di comunicazione più responsabili e questo non solo è un fattore positivo, ma funziona: a riprova del fatto che il “meaning good” – il voler far del bene – è anche “good for business”. Una combinazione che insieme può dare degli ottimi risultati. Senza considerare che questo nuovo filone del marketing dà spazio ad una maggiore libertà creativa: i professionisti del settore possono così ritagliarsi la possibilità di sperimentare nuove idee.

Questa libertà si è manifestata negli ultimi anni in numerose campagne europee, siano esse italiane, francesi, tedesche o inglesi – sembra che orami tutti i Paesi dell’Europa Occidentale siano in grado di produrre dei contenuti di eguale qualità. Nello specifico, Milano è il centro di molte campagne global che hanno ottenuto numerosi riconoscimenti nel corso del 2017. Un mercato che invece è ancora in evoluzione, ma di grande interesse, è quello dell’Est Europa: campagne che ancora posseggono un “local flavour” che, mescolato con i nuovi trend, può produrre dei risultati particolarmente interessanti da tenere d’occhio nel prossimo futuro.

 

A cura di Adrian Botan, Global Executive Creative Director, McCANN Worldgroup

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MEDIA

Condé Nast Italia verso i 30 milioni dal digitale. De Bellis lascia GQ Italia

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gq condé nast italia

Condé Nast Italia  chiude il 2017, in linea con le intenzioni di focalizzazione sui brand core e sulla crescita digitale annunciate a settembre dall’Amministratore Delegato Fedele Usai, con un dato storico: una crescita del 18,2% year-on-year del fatturato digitale, che distacca con evidenza un mercato di riferimento sostanzialmente sostanzialmente stabile (+0,6%) e sfonda per la prima volta il muro dei 20 milioni di euro, avviandosi verso l’obiettivo dichiarato da Usai di raggiungere i 30 milioni nei prossimi due anni e facendo di Condé Nast Italia uno dei più importanti e innovativi player di tutto il mercato digitale italiano.

Allo stesso tempo Giuseppe De Bellis, Direttore di GQ Italia, lascerà il suo incarico a fine gennaio per intraprendere una nuova avventura in Sky Sport. La direzione del mensile viene affidata ad interim al Direttore Editoriale Luca Dini, che si avvarrà di uno stretto rapporto con Giovanni Audiffredi, da gennaio nominato Vicedirettore, e con il Creative and Style Director Andrea Tenerani.

Ma non si interrompe il rapporto di collaborazione di De Bellis con Condé Nast Italia e con il brand GQ: rimane infatti a lui affidata la supervisione di Inc., supplemento trimestrale dedicato al mondo dell’economia e della finanza.

I risultati finanziari della testata, comunque, risaltano per positività: in un mercato che ogni anno ha perso intorno al 10% di fatturato, il brand GQ rappresenta un caso unico di crescita ininterrotta: +9,5% nel 2015, +2,1% nel 2016, +2,5% nel 2017. E avvia il 2018 con un promettente record: il fashion issue di gennaio, che dedica la copertina a due golden boys del mondo dello spettacolo internazionale, il protagonista di Stranger Things Charlie Heaton e quello di Moonlight Ashton Sanders, mette a segno un +50% di raccolta pubblicitaria rispetto allo stesso numero del 2017.

(Patrizia Pastore)

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AGENZIE

Arriva Ragooo: l’agenzia nata per costruire l’habitat digitale ideale del brand

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redaelli ragooo

“Idee, passione, relazione”. Questi i 3 pilastri di Ragooo, novità nel panorama digital italiano per il 2018. L’agenzia nasce dall’esperienza ventennale del CEO Andrea Redaelli, maturata al servizio di moltissimi top brand del mercato grazie ai ruoli ricoperti Publicis, Cayenne e Intarget.
“Si tratta di una nuova e importante avventura in cui ho voluto avere con me alcuni dei migliori professionisti del digital marketing in Italia”, commenta Redaelli. “Nomi importanti che verranno rivelati nelle prossime settimane (sveliamo per ora che l’Head of SEO è Giorgio Volpe), talenti selezionati per la loro capacità di unire alte competenze tecnologiche a grandi doti umane e relazionali. La forza di Ragooo sono le persone e il rapporto diretto ed esclusivo che sappiamo instaurare con i clienti”.

Secondo l’idea del suo fondatore, il nome Ragooo nasce dal concetto di “preparare a fuoco lento ogni progetto con grande passione”, come nelle ricette di una volta. Le 3 “o” del naming strizzano invece l’occhio alla sua carica di innovazione e ai 3 mondi in cui opera – Search, Media e Data – dedicati a massimizzare il posizionamento e costruire l’habitat digitale ideale del brand.
Obiettivo dichiarato dell’agenzia è continuare a lavorare con grandi aziende, leader nei propri settori di riferimento. “Partiamo con un team di 10 persone e tanti top brand che hanno già scelto di seguire un percorso con noi. Siamo appena nati ma possiamo contare su relazioni coltivate in oltre 20 anni di esperienza”.
La sede di Ragooo è a Milano in zona Maciachini, diventata ormai il nuovo distretto delle agenzie milanesi. Il sito è www.ragooo.it

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BRAND STRATEGY

Wired Next Fest, dopo Milano l’evento sbarca a Firenze il 30 settembre e il 1° ottobre

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wired next fest, digitale, tecnologia, evento

Il Wired Next Fest torna a Firenze per il secondo anno consecutivo dopo il successo dell’edizione milanese dello scorso maggio. Il 30 settembre e il 1° ottobre 2017 il festival dedicato all’innovazione animerà Palazzo Vecchio. Il tema di quest’anno sarà “i Confini”: mentre ci sono leader e movimenti che chiedono costantemente il ripristino di barriere, le tecnologie digitali ne abbattono parecchie, offrendo gli strumenti per disegnare le nuove frontiere di tutta la società contemporanea.

“Viviamo un tempo in cui la rete cancella le distanze, ma dove l’essere umano è ancora capace di erigere muri”, dice Federico Ferrazza, direttore di Wired Italia. “Un’epoca scandita da personalità che hanno saputo vedere oltre, visionari che hanno tracciato nuovi percorsi, innovatori che hanno rotto le regole semplicemente affrontando da nuove angolazioni problemi ritenuti insormontabili. Perché non esiste innovazione e rivoluzione senza il superamento dei limiti personali e sociali. Un mondo in rapida trasformazione in cui molti confini sono ancora da tracciare, alcuni da superare, altri da spostare”. Il tema dei Confini sarà esplorato anche all’interno del prossimo numero di Wired – recentemente eletto “Magazine dell’anno” agli SPD Awards di New York – in edicola a fine settembre.

Saranno gli ospiti italiani e stranieri, professionisti di diversi campi, a confrontarsi sul tema del Wired NExt Fest, offrendo spunti e riflessioni in diversi campi: dalla tecnologia all’arte, dalla musica alla scienza, dal cinema all’economia, dallo Spazio alla politica. Venerdì 29 settembre, nel pomeriggio, ci sarà un’anticipazione del festival con protagonista il compositore e pianista Stefano Bollani. Ad aprire invece i lavori sabato 30 settembre la Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini. Oltre a talk, performance artistiche, laboratori, exhibit, stampa 3D, realtà virtuale, ci sarà una serata musicale unica sabato 30 settembre nel cuore di Palazzo Vecchio, il Salone dei Cinquecento. Tutti i talk potranno essere seguiti in streaming su Wired.it e su Facebook.

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BRAND STRATEGY

On air la nuova campagna digital Fisher-Price “Play-More”. Firma A-Tono

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Fisher-Price

Fisher-Price lancia la nuova campagna digital Play More, dedicata ai giochi dei più piccoli ma anche al coinvolgimento dei propri genitori: l’invito è quello di far giocare i più piccoli per aiutarli a scoprire la propria natura, divertendosi e sviluppando le proprie capacità fisiche e motorie.

È indiscussa l’importanza del gioco nei primi anni di crescita di un bambino: è infatti proprio attraverso il gioco che i più piccoli ricevono stimoli, esercitano la loro fantasia e creatività, sviluppano le capacità intellettuali e motorie. L’atto stesso di giocare deve essere considerata un’esperienza fondamentale sia per la formazione fisica che per quella mentale. E, secondo gli esperti del gruppo, non è solo il giocattolo in sé ad essere importante, infatti anche i genitori giocano una parte fondamentale nello sviluppo del bambino. I giovani genitori sono consapevoli dell’importanza del gioco per il loro figli, sanno che il gioco è una parte vitale nella crescita del loro bambino e del suo benessere psicofisico, sempre di più quindi sono parte integrante dell’attività ludica dei più piccoli.

La campagna Play More, che è stata riadattata e reinterpretata per il mercato italiano dal team Marketing Fisher-Price in collaborazione con l’agenzia creativa A-Tono è un vero e proprio invito rivolto ai genitori a giocare con i proprio figli, così da scoprire insieme, giorno dopo giorno, quali sono le loro passioni, la loro natura, che predisposizioni hanno, per capire cosa potrebbe piacergli fare da grande e molto altro. La campagna digital si snoda attraverso 3 video emozionale dove viene raccontata la storia di una ballerina, un architetto e uno scrittore. Riconosciamo i tre personaggi in un ipotetico futuro e attraverso un rewind denso di emozioni arriviamo al loro presente, un presente “di bambino” fatto di giochi, sorrisi, creatività e spensieratezza. Primo flight on air su Facebook dal 24 luglio al 27 agosto.

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AZIENDE

Microsoft, accordo con il MIUR all’insegna della cultura dell’innovazione

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MIUR e Microsoft

Promuovere una cultura dell’innovazione e contribuire all’ammodernamento del sistema scolastico: questo è l’obiettivo del Protocollo d’Intesa che Microsoft ha siglato con il MIUR a maggio 2015 e che oggi, in occasione dell’evento “Il Piano Scuola Digitale incontra il Paese”, sarà esteso con la firma di un Addendum che prevede l’introduzione nelle scuole italiane di strumenti avanzati, in grado di favorire nuove modalità di apprendimento e di condivisione della conoscenza. L’iniziativa, presentata nella Sala Centrale dell’Acquario Romano alla visto la presenza del Ministro Valeria Fedeli, è stata inoltre l’occasione per annunciare i primi risultati della collaborazione, a due anni dall’avvio.

Durante l’evento, è stato annunciato che oltre 47.000 i docenti e i dirigenti scolastici sono stati coinvolti in percorsi formativi e di aggiornamento su tematiche relative all’integrazione delle nuove tecnologie nella didattica a Scuola e oltre 15.000 gli studenti in tutta Italia che hanno partecipato a incontri, laboratori e workshop volti a promuovere competenze digitali e un uso consapevole e critico delle tecnologie. Con la sigla dell’Addendum, Microsoft e MIUR rinforzano ulteriormente la collaborazione per far evolvere la didattica attraverso le nuove tecnologie. L’estensione del Protocollo d’Intesa prevede infatti il sostegno alla collaborazione fra le classi, abbattendo barriere geografiche e linguistiche attraverso l’adozione nelle scuole di Skype in the Classroom, classe virtuale che, facendo leva sullo strumento della videochiamata, è in grado di mettere in contatto gratuitamente esperti di tutto mondo con studenti e professori italiani; lo sviluppo di percorsi e contenuti didattici innovativi per l’insegnamento del pensiero computazionale e delle competenze digitali attraverso strumenti e piattaforme quali MakeCode e Minecraft: Education Edition e, infine, la diffusione di piattaforme di apprendimento e condivisione di buone pratiche come ad esempio Microsoft Educator Community tra docenti, animatori digitali, dirigenti scolastici, ricercatori e professori universitari.

“Per preparare i giovani ad affrontare un mercato che evolve costantemente e che richiede competenze sempre nuove è importante sviluppare iniziative di formazione ed educazione innovativa, per offrire agli studenti nel nostro Paese opportunità di lavoro qualificante e un futuro migliore”, ha commentato Francesco Del Sole, Direttore Education di Microsoft Italia. “La nostra volontà è di continuare a collaborare a fianco del MIUR per contribuire in modo concreto ad una Scuola che permetta di sviluppare nuove modalità di apprendimento, allargando gli orizzonti e offrendo la possibilità agli studenti di acquisire competenze che li rendano professionisti competitivi nel mercato globale”.

A due anni dalla sigla del Protocollo d’Intesa con il MIUR, sono state sviluppate una serie di attività che hanno contribuito alla modernizzazione della scuola italiana:
Creazione di una piattaforma web – Microsoft Educator Community – per la condivisione di best practice, lezioni, corsi, collaborazioni tra le scuole di 235 Paesi nel mondo.
3 Microsoft Learning Consultant a supporto dei percorsi di apprendimento digitale delle scuole;
+500 eventi di formazione gratuita per i docenti (seminari, workshop, laboratori)
+ 47000 insegnanti formati e 2000 Animatori Digitali e Dirigenti Scolastici coinvolti
18 eventi divulgativi negli atenei Italiani su temi quali Big Data, Machine Learning, Internet of Things, High Performance Computing, Cloud, Mixed Reality;
10 tappe dell’Education Tour – School of Imagination- nelle scuole Italiane su temi quali: creatività digitale, STEM, Game Based Learning, Digital Storytelling, Collaborazione, condivisione, e molti altri;
+ 3000 studenti e insegnanti ospitati gratuitamente nella Digital Class presso la Microsoft House di Milano e 12.000 studenti coinvolti in eventi di evangelizzazione su tutto il territorio italiano.
+1700 docenti, studenti e ricercatori coinvolti nelle due edizioni dell’Edu Day   (Roma, 1 dicembre 2015 e L’Aquila, 5 maggio 2017).
17 nuovi partner di Skype in The Classroom.

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AZIENDE

Google sigla una partnership con il MIUR per lo sviluppo delle competenze digitali

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Google e MIUR

In occasione dell’evento “Il Piano Scuola Digitale incontra il Paese”, organizzato a Roma dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Google annuncia un nuovo accordo con il MIUR per la diffusione di programmi innovativi all’interno della scuola italiana, volti a favorire un legame più stretto tra il sistema scolastico e il mondo del lavoro. Il protocollo d’intesa ha l’obiettivo di mettere a disposizione delle istituzioni scolastiche ed educative statali, a titolo gratuito, percorsi e materiali innovativi per l’avviamento alla programmazione nelle fasce più giovani e lo sviluppo di attività preparatorie all’alternanza scuola-lavoro, attraverso programmi di formazione già sviluppati da Google in Italia e a livello internazionale.
I progetti di Google previsti per gli inizi della fase operativa sono “Eccellenze in Digitale”, piattaforma online sulle competenze digitali per il mondo del lavoro, e “Computer Science First”, un percorso online di avviamento alla programmazione per le fasce più giovani. Entrambe le piattaforme sono gratuite.

Alternanza scuola-lavoro: “Eccellenze in Digitale”
Per valorizzare la sinergia tra il sistema educativo e il mondo dell’impresa, Google mette a disposizione del MIUR il corso gratuito online “Eccellenze in Digitale”, premiato nel 2016 dalla Commissione Europea con l’European Digital Skills Award. Gli studenti che devono intraprendere il percorso di alternanza scuola-lavoro avranno a disposizione strumenti concreti sull’utilizzo del web in ottica aziendale, così da favorire l’integrazione di strumenti digitali all’interno delle imprese.
“Eccellenze in Digitale” è una piattaforma online volta alla diffusione delle competenze digitali per il mondo del lavoro. La formazione su strumenti pratici e il racconto di casi di successo permettono di sviluppare strategie concrete per promuovere la propria attività online, avviando un dialogo di lungo termine sulle opportunità economiche della Rete. Il 67% degli imprenditori che hanno partecipato al programma ha dichiarato una crescita della propria attività; un’azienda su 10 ha subito assunto persone con maggiori competenze digitali, mentre una su 4 intende farlo entro 6 mesi dalla fine del progetto.

Avviamento alla programmazione: “Computer Science First”
Al fine di diffondere un’adeguata formazione sul pensiero computazionale e sulle competenze digitali di base, Google metterà a disposizione del sistema scolastico e del MIUR il suo programma “Computer Science First”. Computer Science First è una piattaforma online gratuita che permette agli studenti tra i 9 e i 14 anni di avvicinarsi alla programmazione attraverso semplici attività didattiche. La piattaforma è pensata in modo da permettere agli insegnanti – anche privi di una preparazione specifica – di organizzare corsi formativi per favorire l’avvicinamento alla programmazione e alla risoluzione di problemi complessi, per sviluppare confidenza e curiosità verso l’uso dei computer e per dimostrare l’impatto positivo della programmazione nella vita di tutti i giorni e nel mondo del lavoro.
“La digitalizzazione può portare crescita e lavoro, ma l’Italia deve ancora cogliere il potenziale dell’economia di internet. Uno dei maggiori freni è la carenza di competenze digitali, per questo negli anni abbiamo rivolto una particolare attenzione a iniziative per la diffusione delle e-skills nel mondo dell’impresa e per i giovani in cerca di occupazione. Oggi siamo felici di annunciare questa nuova collaborazione con il MIUR, per dare il nostro contributo al Piano Nazionale Scuola Digitale. Vogliamo fornire a tutti i ragazzi la possibilità di avvicinarsi alla programmazione e agli strumenti del web, e crediamo che il digitale possa essere una chiave per costruire percorsi di alternanza scuola-lavoro proficui per gli studenti e per le imprese. Questi progetti sono solo l’inizio di un impegno comune” afferma Diego Ciulli, Public Policy Manager, Google

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