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I dati Assinform e Confindustria digitale confermano la crescita del mercato digitale italiano

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Crescita mercato digitale

Nel 2016, il mercato digitale italiano (informatica, telecomunicazioni e contenuti) è cresciuto dell’1,8% raggiungendo i 66.100 milioni di euro. Nel primo trimestre dell’anno in corso la crescita ha accelerato, toccando il 2,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e avvalorando le previsioni di crescita per il triennio 2017-2019 (+2,3% a 67.652 milioni di euro nel 2017; + 2,6% a 69.432 milioni di euro nel 2018 e +2,9% a 71.453 milioni di euro del 2019). In uno scenario che conferma una ritrovata vitalità, grazie al ruolo trainante delle componenti più innovative e ad un generale salto di consapevolezza sulle potenzialità del digitale compiuto dal Paese, permangono però criticità cui occorre dare rapida risposta. La prima riguarda il passo della ripresa che, per quanto buono, non basta ancora a colmare il ritardo accumulato e a coinvolgere le tante PMI che animano il nostro tessuto produttivo. La seconda riguarda il gap di specialisti digitali, che rischia di condizionare gli investimenti delle aziende e l’effetto delle politiche di stimolo all’innovazione. Sono queste le principali evidenze del rapporto “Il digitale in Italia 2017”, condotto da Assinform in collaborazione con NetConsulting cube e Nextvalue e presentato alla stampa a Milano e Roma.

“Sino a due anni fa, il nostro paese, per carenza di investimenti in innovazione, correva il rischio di rimanere ai margini dello sviluppo digitale, protagonista dei principali trend dell’economia globale. Oggi possiamo dire che questo scenario si sta sempre più allontanando grazie all’inversione di tendenza degli investimenti in tecnologia che registriamo da due anni a questa parte e che, secondo le nostre stime, continuerà a manifestarsi per almeno i prossimi tre anni” ha affermato il presidente di Assinform Agostino Santoni. “L’impatto dell’innovazione digitale sul business è sempre più rilevante in tutti settori dell’economia italiana. Cloud, Iot, Big data, Mobile Business, Cybersecurity stanno trainando il cambiamento dei modi di produzione, di interazione con clienti e fornitori in filiere sempre più integrate. Stanno cambiando i prodotti e lo scenario competitivo, che vede l’ingresso nei mercati di nuovi operatori e piattaforme digitali che abilitano nuovi servizi”.

Lo studio Assinform non lascia dubbi al riguardo. Il Mercato Digitale Italiano si è rimesso in moto, promettendo tassi di crescita in costante miglioramento almeno sino 2019 sulla spinta dei processi di trasformazione digitale in tutti i principali settori. I tassi di crescita medio annui stimati tra il 2016 e il 2019 sono del 4,4% ogni anno nell’industria (dai 7.044 milioni di euro, +2,4%, del 2016), del 4% nelle banche (dai 6.813 milioni di euro, +3,5%, del 2016), del 4,5% nelle Utility (dai 1.576 milioni di euro, +3,5%, del 2016), del 4,2% nelle Assicurazioni (dai 1.800 milioni di euro, +3,7%, del 2016), del 3,6% nei Trasporti (dai 2.209 milioni di euro, +2,5%, del 2016), del 4,7% nella Distribuzione (dai 3.991 milioni di euro, +3,5%, dei 2016). Tutte dinamiche incoraggianti, che tuttavia trovano meno riscontro nella PA, in cui la spesa in digitale è attesa calare con un tasso di crescita medio annuo di poco meno del 2%, ad eccezione della Sanità, che invece promette un tasso medio annuo di crescita del 3% circa (dai 1.450 milioni di euro, +1,6%, del 2016). Dal punto di vista territoriale aumenta la polarizzazione nel Nord Ovest che contribuisce al 38,3% della spesa digitale complessiva del Paese con una crescita del 2,3% nel 2016.

“Se è una notizia assolutamente positiva per le prospettive di crescita dell’economia italiana che si sia ripreso a investire nel digitale, dobbiamo essere consapevoli che molto resta ancora da fare” ha commentato il presidente di Assinform. “Nel prossimo periodo sarà cruciale consolidare questo trend. Agli sforzi per far sì che la trasformazione digitale coinvolga una platea sempre più ampia di Pmi, oggi ancora troppo ristretta, vanno affiancate iniziative formative a tutti i livelli del sistema d’istruzione e formazione professionale per far fronte alla crescente domanda di competenze digitali e figure professionali specializzate. Questo è un nodo cruciale che va affrontato al più presto e in modo efficace, per evitare che causi ritardi e per creare vere opportunità per i giovani”.

Quello delle competenze digitali, secondo lo Studio Assinform, è un tema di portata strategica. Per il 2016-2018, è stimato un fabbisogno di 85.000 nuovi specialisti, 65.000 dei quali per soggetti di primo impiego, più della metà dei quali laureati e per fabbisogni che possono essere soddisfatti solo in parte. Già ora si manifestano forti criticità per i profili di Data Scientist, Business Analyst, Project Manager, il Security Analyst e altri ancora, necessari per i progetti di Trasformazione Digitale.
Sul fronte della strategia per la Crescita Digitale del Paese si registrano progressi importanti in particolare del sistema PagoPA (15.601 PA aderenti e 11.332 attive) e di quello della Fatturazione Elettronica per la PA, oramai generalizzate e best practice europea. Ma molto resta ancora da fare per accelerare sulla diffusione di SpID (con servizi in crescita, ma a fronte di solo 1,5 milioni di identità digitali rilasciate) e dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione. Altro cantiere promettente è il programma Industria 4.0, che incentiva con iper e super ammortamenti le componenti sistemistiche e digitali della nuova automazione industriale, e che già ha cominciato a incidere considerevolmente su un mercato che a fine 2016 ha raggiunto 1.831 milioni di euro (+18,2%). Secondo un’indagine condotta da Assinform presso i fornitori ICT nel primo trimestre del 2017 la domanda di prodotti e soluzioni digitali 4.0 è cresciuta tra il 10% e il 20% e manterrà una dinamica sostenuta per l’intero anno.

“La digitalizzazione , Industria 4.0, non sono solo iniziative tecnologiche” ha detto il presidente di Confindustria Digitale Elio Catania intervenendo alla conferenza stampa. “Stiamo ridisegnando l’economia italiana, la sua competitività, la sua capacità di crescere. Industria 4.0 è un grande progetto-paese, per il quale va dato atto alla collaborazione fra Governo e sistema delle imprese. E’ una grande sfida che ci accompagnerà per molti anni, su cui l’impegno di tutti deve andare ben oltre il 2018. La leggera ripresa degli investimenti nel digitale testimonia che le imprese hanno iniziato a capire l’importanza dell’innovazione e a muoversi. La strada è giusta, ma siamo solo agli inizi. Per chiudere il gap d’innovazione accumulato rispetto agli altri paesi, dobbiamo puntare a un raddoppio degli investimenti entro i prossimi cinque anni. Per questo abbiamo bisogno, oggi più che mai, oltre che all’impegno delle imprese, di un’amministrazione pubblica in grado di essere motore dell’innovazione, non freno. I piani di digitalizzazione della Pa sono sul tappeto da tempo, ma la loro attuazione è troppo, troppo lenta. Il punto chiave su cui bisogna concentrarsi è sulla trasformazione dei processi, cruciale per una spending review efficace e per dare qualità ai servizi verso i cittadini e le imprese. Ci aspettiamo, perciò, che si dia vita a una mobilitazione politica e di leadership per la Pa 4.0, al pari e con la stessa determinazione con cui Governo e sistema confindustriale stanno spingendo l’attuazione di Industria 4.0”.

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Nielsen: meglio delle aspettative i dati del mercato pubblicitario a maggio 2017

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Nielsen

Bene il mercato pubblicitario a maggio 2017, sia considerando tutti i primi cinque mesi del 2017 che il mese singolo. Come svela Nielsen, nel primo caso gli investimenti pubblicitari crescono dello 0,5% (qui il report sul quadrimestre) rispetto allo stesso periodo del 2016 (-1,9% se si esclude dalla raccolta web la stima del gruppo sul search e sul social); nel secondo caso il risultato rispetto allo scorso anno è del +2,7%, +1,3% senza search e social.

“A maggio il mercato è andato meglio delle aspettative e registra un segno positivo nei primi cinque mesi dell’anno nel suo perimetro totale. Nei prossimi due mesi verranno a mancare gli apporti degli eventi sportivi che hanno caratterizzato l’estate del 2016, ma la tendenza rimane positiva” spiega Alberto Dal Sasso, TAM e AIS Managing Director di Nielsen. “Avremo due mesi di stallo fisiologico, dal momento che il mese di giugno 2016 aveva fatto registrare una crescita del 9,3% trainata dagli Europei di Calcio. Già con l’inizio dell’autunno, torneremo a rivedere numeri positivi: si consideri che nel 2016, il periodo settembre-dicembre aveva segnato una crescita dell’1,4%, a differenza di un quadrimestre precedente che cresceva in termini più robusti del 4,8%”.

Relativamente ai singoli mezzi, grazie a un singolo mese di maggio positivo (+1,2%), la tv chiude il periodo gennaio-maggio in sostanziale stabilità (-0,2%). L’andamento di quotidiani e periodici a maggio è differente: continuano a calare i primi (-7,3%), mentre i magazine registrano una performance timidamente positiva (+0,8%). La raccolta nel periodo cumulato rimane comunque negativa per entrambi: quotidiani a -10,3% e periodici a -6,1%. Continua il buon andamento della radio che, grazie a un singolo mese di maggio a +14,8%, chiude i cinque mesi con una crescita del 4,1%. Sulla base delle stime realizzate da Nielsen, la raccolta dell’intero universo del web advertising chiude in positivo del 7,4% (+0,6%, se si escludono il search e il social). Buoni segnali anche dalla GoTV (+2,8%) e dal transit (+0,7%), mentre continua il trend negativo di cinema (-14,4%), outdoor (-17,6%) e direct mail (-4,7%).

Per quanto riguarda i settori merceologici, se ne segnalano 11 in crescita, con un apporto complessivo di circa 81 milioni di euro. Per i primi comparti del mercato si registrano andamenti differenti: alle performance positive di automobili (+4,9%), farmaceutici (+9,8%) e abitazione (+2,3%), si contrappongono i cali delle telecomunicazioni (-7,1%) e di media/editoria (-13,9%). Andamento molto positivo per tre settori (elettrodomestici, giochi/articoli scolastici e industria/edilizia/attività) che incrementano il loro fatturato rispettivamente del 50,4%, 44,7% e 47,9%, con un apporto complessivo di circa 32 milioni di euro.

“L’aggancio alla ripresa economica europea da parte dell’Italia, ancora in lieve difficoltà, soprattutto dal punto di vista occupazionale, sarà fondamentale per il mercato della comunicazione. Ugualmente, lo saranno probabilmente del medio termine anche le iniziative tattiche come il Tax Credit” conclude Dal Sasso. “I segnali di ottimismo in termini previsionali
emersi dalla recente Assemblea dell’UPA, insieme agli indicatori di cui riportiamo la consueta sintesi, ci consentono di confermare una chiusura d’anno in crescita, seppur contenuta. Si tratta di un risultato importante, considerate le condizioni strutturali di un anno privo di eventi mediatici rilevanti”.

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Con gli adolescenti sono 2,5 milioni in più: i dati aggiornati sul Mobile Audience comScore

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Mobile adolescenti comScore

A seguito del potenziamento metodologico e di processo che a partire da gennaio 2017 ha interessato la suite di prodotti di Audience (Mobile Metrix in particolare), comScore ha rilasciato in Italia i dati sul segmento demografico della fascia di età 13-17, adolescenti i cui comportamenti di navigazione su mobile vengono ora riportati per i siti e le app che abbiano implementato il tag di comScore. L’espansione dell’universo riportato su mobile per la prima volta evidenzia le abitudini degli utenti tra i 13 e i 17 anni che a marzo hanno navigato da mobile.

 

A marzo 2017 sono 2,5 milioni gli utenti 13-17 anni ad accedere a Internet tramite smartphone o tablet, tali da portare l’audience mobile italiana a 30,8 milioni di utenti, costituendo una reach incrementale del 9% rispetto all’audience mobile maggiorenne. Riportando la popolazione mobile 13+ sulle entità taggate, Yahoo Answers registra il maggior numero di visitatori fra i 13 e i 17 anni (1,8 milioni di utenti, pari al 71% del segmento), davanti ai domini di Corriere (1,4 milioni) e Repubblica (1,3 milioni), che nel mese hanno raggiunto oltre metà degli adolescenti italiani su mobile. A seguire, Skuola.net e Focusjunior.it, entrambi con 1 milione di utenti 13-17 su mobile, e primi tra i siti dedicati ai giovanissimi. “Siamo particolarmente contenti di rilasciare i primi dati sulla fruizione da mobile degli adolescenti che non solo sono molto interessanti per gli investitori, ma spesso con i propri comportamenti definiscono nuovi trend che poi vengono adottati da fasce più ampie di popolazione” dichiara Fabrizio Angelini, CEO di Sensemakers che rappresenta in esclusiva comScore in Italia. “Ancora una volta grazie alla nostra tecnologia censuaria e alla collaborazione degli editori che appongono il Tag comScore è possibile superare i limiti delle misurazioni basate sui Panel”.

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AZIENDE

Nasce GreatPixel, nuovo brand di PROcommerce che unisce il lato analitico a quello più umano

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Giovanni Pola di GReatPixel

Ogni piccolo dettaglio può rendere grande un’esperienza. È questo il concept su cui si basa GreatPixel, il nuovo brand lanciato da PROcommerce per rispondere a una precisa esigenza del mercato: creare esperienze digitali emozionali e coinvolgenti, che siano anche efficaci e misurabili nei risultati.

L’offerta di GreatPixel mira a realizzare prodotti digitali innovativi che siano il giusto mix tra analitica e design. I suoi servizi, infatti, spaziano dalla consulenza strategica ad attività come Conversion Rate Optimisation e UX Design, andando così a intercettare le esigenze di diverse tipologie di clienti: dalle banche alle telco, dai consumer good al retailer fino al mondo editoriale. Il team di GreatPixel, che conta più di 15 esperti, offre supporto in 3 diversi momenti dell’user experience: acquisizione di nuovi insight, progettazione della strategia e incremento della perfomance. Nel primo, grazie a Web Analytics, Heatmaps e Usability Test, aiuta ad individuare i contesti, comportamenti e le opportunità di sviluppo. Nella fase di progettazione offre servizi di Design e Startup Thinking così come attività di Creatività e Copywriting. Infine, grazie ad attività di Conversion Rate Optimisation propone una remunerazione dei propri servizi basata sull’incremento delle performance del cliente. “Volevamo creare un contesto di comunicazione e un gruppo di lavoro focalizzato sulla nostra esperienza di User Experience Design e di Conversion Rate Optimization”, afferma il CEO e Founder di GreatPixel Giovanni Pola.

Non solo dati: GreatPixel è Human Driven
“L’obiettivo è quello di unire l’approccio Data Driven a quello Human Driven, creando un mix di competenze unico sul mercato”, spiega Giovanni Pola. Da un lato si va in direzione di un modello di business performance oriented, tanto che diversi clienti di GreatPixel hanno registrato un incremento delle performance fino al 50%. Dall’altro, invece, si cerca di affiancare alla parte più analitica una più “umana”, che parte dalle ricerche di mercato passando per interviste e user/usability test, affondando le sue radici nella competenza e professionalità delle proprie risorse. “Un passo necessario che ogni azienda dovrebbe avere il coraggio di compiere se vuole portare a casa risultati importanti e positivi come abbiamo fatto noi in questi anni”, conclude Pola. Dunque così come evoca il nome – GreatPixel – a volte basta prestare attenzione a piccoli dettagli che, però, in molti casi sono ciò che fa la differenza, a maggior ragione in un settore articolato e competitivo come quello digitale. Lo stesso logo del brand infatti – un grande pixel cangiante, ordinato nella forma e nella sostanza – trasmette l’idea che la cura del particolare molte volte sia essa stessa il segreto di un business di successo.

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Italia, in 5 anni raddoppiati gli smartphone users: il focus Google e Kantar TNS

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Smartphone

L’adozione degli smartphone è più che raddoppiata in soli cinque anni a livello globale. È quanto emerge da un nuovo report commissionato da Google a Kantar TNS, che raccoglie i risultati di 625.000 interviste in tutto il mondo sulle nuove abitudini dei consumatori. Da una valutazione fatta su 40 paesi diversi, nel 2012 chi aveva accesso a uno di questi device era una persona su tre. Cinque anni dopo, questo numero è salito addirittura al 70%. Oggi per esempio in Italia, il 70% delle persone possiede uno smartphone, contro il 28% del 2012, con un aumento complessivo del +42%.
Come sono cambiate le nostre abitudini in soli cinque anni? Dall’uso delle mappe alla ricerca di una notizia, una delle trasformazioni più evidenti è sicuramente il modo di accedere alle informazioni. Gli smartphone ci permettono di trovare risposte in modo molto semplice e immediato, con tempi di attesa sempre più brevi. Una persona su quattro nel mondo possiede e utilizza sia questi device, che tablet e computer. Il 58% degli utenti internet va online mentre guarda la TV. Il 51% degli utenti internet usa un motore di ricerca da smartphone almeno una volta a settimana.

 

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AZIENDE

Audiens sigla un accordo con The Trade Desk per la fornitura di dati

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The Trade Desk - Audiens

La data management platform Audiens ha stretto un accordo con The Trade Desk, una delle principali buy-side platform, per la fornitura dei propri dati cross-device, demografici e comportamentali.

“L’utilizzo di dati di prima, seconda e terza parte consente agli inserzionisti di raggiungere in maniera più efficace il proprio target”, afferma Marko Maras, co-founder di Audiens (nella foto). “Da questo punto di vista l’accordo rappresenta una grande opportunità per entrambe le parti. Audiens avrà accesso alle agenzie e agli inserzionisti che pianificano con The Trade Desk e questi avranno accesso a dati italiani di qualità per migliorare le performance delle loro campagne”.

Questo accordo conferma la strategia di Audiens di collegarsi alle principali DSP internazionali e segue alle collaborazioni già strette con Adform, AppNexus, DoubleClick e Adobe.

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È boom di Snapchat e Instagram, ma il 26% degli utenti ignora i branded content. I dati Kantar TNS

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È boom di Snapchat e Instagram, ma il 26% degli utenti ignora i branded content. I dati Kantar TNS

Crescono sempre più i social network, ma il momento non è tutto rose e fiori: infatti ben il 26% degli utenti dichiara di ignorare i post sui social o i contenuti condivisi dalle marche. Lo scetticismo maggiore è stato riscontrato nei paesi scandinavi dove il 57% dei rispondenti, sia in Svezia che in Danimarca, aveva dichiarato di ignorare i branded content. All’estremità opposta della scala solo il 15% dei rispondenti in Arabia Saudita e il 19% in Brasile avevano dichiarato di non essere interessati a contenuti brandizzati, mentre la Cina, come l’Italia, si posizionano intorno alla media globale con il 24%.
La popolarità di Snapchat e Instagram è cresciuta negli ultimi due anni rispondendo alla richiesta di contenuti veri, personali, e istantanei, “in the moment” secondo lo studio dell’istituto globale di ricerca Kantar TNS svolto su 70.000 consumatori.

Quasi un quarto (23%) degli utilizzatori internet è ora su Snapchat, un grande salto rispetto al 12% di due anni fa. Situazione simile in Italia (con il 25% degli utenti internet ora attivi sulla piattaforma, verso un 15% vs 2015), mentre in America Latina assistiamo ad un balzo dal 12 (2014) al 38% (2016). Anche Instagram ha acquisito popolarità, con un livello di utilizzo globale che oggi è al 42% dal 24% del 2014 – In Italia, è sulla piattaforma il 51%, con una crescita di 15 punti percentuali negli ultimi due anni…

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Come generare earned media sui social: i risultati della ricerca Unibo e Publicis

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Come generare earned media sui social: i risultati della ricerca Unibo e Publicis

I social sono ormai diventati un must have, un percorso obbligato all’interno della comunicazione aziendale. Le campagne sui social media sono spesso disegnate al fine di generare la cosiddetta “earned media”, che viene, ovviamente, massimizzata quando le campagne diventano virali. Al fine di raggiungere questo obiettivo molto spesso le imprese creano campagne non sempre incentrate sulla promozione esplicita del proprio brand e, talvolta, si concentrano su temi del tutto incoerenti con la natura del brand.
Proprio per indagare sulla generazione dell’earned media tre ricercatrici dell’Università di Bologna (Montaguti, Valentini e Vecchioni) e Publicis Media hanno svelato i dati di una ricerca, con l’obiettivo di studiare se e come lo sviluppo di campagne incoerenti con la natura del brand e la presenza di stimoli promozionali influenzi la earned media e la viralità di contenuti sui social media.
La prima parte dell’indagine è costituita dallo studio della performance di diverse brand fanpage. Unibo ha selezionato le pagine Facebook di quattro noti brand che operano in diversi settori (high tech e bevande), con un numero medio di fan di 1.6 milioni, monitorando per un anno i contenuti postati da questi brand per un totale di 1.875 post analizzati. Per ogni post sono stati registrati il numero di condivisioni, i like e i commenti, il grado di congruenza con il brand (basandosi su scale sviluppate nella letteratura sulla brand extension), la presenza di promozioni e diverse altre variabili di controllo quali: presenza di video, foto, numero di giorni in top position, lunghezza del testo, ora, giorno della settimana, ecc. Con la seconda indagine Unibo e Publicis Media hanno ideato e testato quattro diverse campagne pensate per essere postate sulla pagina Facebook di Samsung Mobile. Con la terza parte, una vera e propria survey, è stato somministrato un questionario volto a capire perché alcune campagne sono in grado di generare un engagement più elevato di altre.
Per il questionario è stato utilizzato un panel di 235 rispondenti di Qualtrics.
Le tre indagini mostrano che i consumatori condividono maggiormente le campagne che presentano contenuti coerenti alla fanpage in cui sono presentati. Al contrario, le promozioni sui social media hanno un effetto negativo sull’engagement e vengono meno condivise in generale. Tuttavia, questo effetto negativo viene cancellato quando si osservano le condivisioni di post coerenti con il brand e che contengono promozioni. Campagne coerenti e con stimoli promozionali, infatti, sono quelle che generano il maggior tasso di earned media. Campagne incoerenti e con promozioni invece sono quelle con il peggior risultato in termini di engagement. Questo risultato è confermato sia dall’analisi storica di un anno di attività sulle pagine Facebook di quattro noti brand, che dal field experiment fatto in collaborazione con Samsung Italia. L’ultima indagine aiuta a comprendere perché questo succede.
I dati indicano che i messaggi non coerenti con la marca disincentivano i fan, soprattutto quelli più attivi sui social media, che paiono non vedere le ragioni di dover condividere post non coerenti con il brand per cui mostrano un interesse. In aggiunta, la presenza di promozioni su post non coerenti genera nei consumatori reazioni negative, poiché si sentono in qualche modo incoraggiati ad agire (condividere) per favorire gli interessi dell’impresa e non i propri. Questo risultato è in linea con la teoria della reattanza agli stimoli promozionali. Questo, tuttavia, non avviene quando la promozione è perfettamente coerente con la fanpage. In questo caso infatti i fan, identificandosi con il brand, sono pronti a condividerla, motivati da uno spirito di altruismo nei confronti della comunità dei fan che potrebbe essere interessata alle promozioni.
I risultati di questa indagine sono un utile viatico per le imprese attive sui social che vogliano massimizzare il proprio earned media. I dati indicano infatti che le campagne social devono essere principalmente incentrare sulla promozione del brand minimizzando campagne poco coerenti e lontane dai suoi elementi caratterizzanti. Una volta che la campagna sia allineata ai valori del brand le imprese possono, dunque, intraprendere anche campagne promozionali e raggiungere elevati livelli di earned media.

Fonte immagine: xen.com.au

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Osservatorio Statistico, MailUp pubblica online l‘edizione 2016

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Mailup pubblica l'Osservatorio Statistico 2016

Tutti i numeri dell‘email marketing, tutti i dati, i trend e i dettagli svelati settore per settore nella nuova edizione dell‘Osservatorio Statistico 2016, ricerca svolta da MailUp che ha pubblicato i dati trovati sul proprio blog. Giunto alla quinta edizione, l’Osservatorio Statistico vuole fornire un punto di vista oggettivo e omnicomprensivo sullo stato dell’email marketing in Italia. La base dell’analisi è fornita da circa 13 miliardi di mail inviate attraverso la piattaforma MailUp nel corso del 2015: un campione estremamente rilevante sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, sicuramente unico all’interno del panorama italiano.

Lo studio si articola in un’analisi delle performance di 28 settori merceologici che raggruppano al loro interno sotto-categorie affini, e presenta inoltre uno spaccato per tipo di destinatari (B2B, B2C o misti) e per tipologia di messaggio (transazionale, newsletter o DEM).

 

Dati email marketing: 2015, un’ottima annata
Il canale email, nel nostro Paese, continua a crescere e a godere di buona salute. Rispetto all’edizione precedente dell’Osservatorio, le evidenze più significative riguardano l’abbattimento del bounce (-84,5%) e la continua crescita (anche a doppia cifra percentuale) dei tassi di clic e di apertura.
Segnali importanti, che sottolineano come, da un lato, si registri sempre maggior attenzione al tema della deliverability, e dall’altro come il canale email si stia dimostrando all’altezza e al passo con l’evolversi delle aspettative del pubblico e delle tecnologie.
Il ricorso crescente a profilazione e automazione dei messaggi, in particolare, contribuisce in maniera decisiva a rafforzare la relazione con l’utente e quindi a determinare i trend positivi di cui sopra: interesse e interazione vanno di pari passo con la crescente rilevanza delle comunicazioni.

 

I risultati delle campagne email
Per quanto riguarda il tipo di comunicazione, le email transazionali sono quelle che registrano i risultati migliori, grazie alla loro natura funzionale e one-to-one. Seguono le newsletter (a causa del carattere informativo, atteso ed esplicitamente richiesto del loro contenuto) e infine le DEM, che si dimostrano efficaci solo quando accompagnate da un’attenta strategia di profilazione e di segmentazione.
Il pubblico B2B si dimostra più attivo e più reattivo di B2C e misto, sia per quanto riguarda l’open rate che il tasso di clic; è tuttavia interessante sottolineare che il gap si è ridotto rispetto alla rilevazione precedente.
Tra i settori merceologici, vale la pena sottolineare gli ottimi risultati raggiunti dal comparto Moda/Abbigliamento/Calzature (DEM B2B), che si rivela molto vivace sia in termini di aperture che di tasso di interazione con il contenuto. Funzionano bene anche le DEM di Agricoltura/Alimentare (B2C) e Grande distribuzione (soprattutto a database misto B2B e B2C).
Bene invece Associazioni/Organizzazioni politiche, Industria e Consulenza/Professionisti per quanto riguarda gli invii di newsletter. Cresce anche il numero di condivisioni social e inoltri delle email, in linea con una forte tendenza alla multicanalità che assottiglia ogni confine.

 

Email: trend stagionali
A livello di stagionalità, l’analisi ha preso in considerazione due intere annate: 2014 e 2015. Il trend si conferma positivo lungo tutto il corso dell’anno, a ulteriore riprova della bontà del canale.
Nei mesi estivi si registrano variazioni che toccano tassi di apertura e di clic, ma non CTOR: l’interesse rimane stabile anche quando il canale si dimostra (forse) non il più idoneo. Gli spunti interessanti da trarre da questa constatazione sono molti: dall’opportunità di testare altri canali (ad esempio gli SMS) all’imprescindibilità di layout mobile responsive nel momento in cui la modalità di fruizione delle email cambia.

Scarica l’Osservatorio e iscriviti al webinar
Puoi scoprire i dati completi relativi al settore email marketing scaricando l’Osservatorio Statistico 2016 a questa pagina. Potrai anche comparare le performance della tua azienda con le medie di settore, e scoprire su quali parametri lavori bene e quali invece sono da migliorare.

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Un mercato da 2.140 miliardi di dollari: le previsioni PwC sul 2020 dell’entertainment & media

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Le previsioni sul mercato Entertainment&Media di PwC

Secondo le previsioni di PwC pubblicate nel rapporto Global Entertainment&Media Outlook 2016–2020, nei prossimi cinque anni il fatturato mondiale del settore Entertainment&Media (E&M) crescerà da 1.720 miliardi di US$ del 2015 a 2.140 miliardi di US$ del 2020 (CAGR: +4,4%). L’edizione 2016 raccoglie le previsioni al 2020 sull’andamento in 54 paesi dei 13 principali segmenti: TV e video, pubblicità televisiva, pubblicità online, accesso ad internet, radio, pubblicità out-of-home, videogames, cinema, quotidiani, periodici, editoria specializzata, libri e musica.

In 36 dei 54 paesi analizzati dallo studio PwC la spesa per E&M cresce a tassi superiori rispetto al PIL, spesso oltre il 50% in più. In cima alla lista c’è il Venezuela, dove nel 2016 la spesa per E&M potrebbe superare la crescita del PIL di oltre 14 punti percentuali. Altri mercati tra i più ampi, come Brasile, Pakistan e Nigeria, registreranno tassi di crescita superiori al PIL. Lo studio conferma quindi che – sebbene il tasso di crescita per il periodo 2016-2020 sia in leggero calo rispetto al 5,5% dello scorso anno – l’industria presenta uno scenario fortemente dinamico e articolato, con importanti spazi di crescita ed opportunità.
Forte variabilità tra paesi e segmenti

Nel 2020 i ricavi digitali del settore E&M, stimati da PwC in 1.060 miliardi di US$, avranno pressoché raggiunto i ricavi non-digitali, pari a 1.070 miliardi di US$. In 9 dei paesi analizzati dallo studio, tra cui Cina e Kenya, tale sorpasso si è già verificato nel 2015 ed entro il 2020 si compirà in circa la metà dei paesi, inclusi Regno Unito, Cile e Vietnam. Si distingue la Germania, che anche nel 2020 vedrà i ricavi non-digitali ancora pari al 61% del totale. Alle differenze nei tassi di crescita a livello geografico si somma la grande variabilità tra i sotto segmenti: entro il 2020 il settore a maggiore crescita sarà quello della pubblicità online, che raggiungerà ricavi pari a 260,4 miliardi di US$ con un CAGR dell’11,1%, seguito dall’accesso ad internet a 634,78 miliardi US$ (CAGR 6,8%).

L’editoria dei quotidiani conferma invece il trend negativo, con i ricavi che nel 2020 saranno pari a 121,1 miliardi di US$ rispetto ai 130,5 miliardi del 2015. Si registra tuttavia una forte variabilità geografica del segmento: mentre in Nord America si registrerà un decremento annuo del 3,1%, crescerà invece del 2.7% in India e in media del 2% in Sud America. Tale variabilità geografica è registrata anche nel segmento dei periodici, i cui ricavi nel periodo 2016-2020 resteranno sostanzialmente stabili, sostenuti dall’andamento molto positivo di alcuni mercati come Indonesia, India e Peru.
I modelli cambiano, verso nuove opportunità
I ricavi E&M si spostano con costanza dalle attività editoriali ad attività video e collegate ad internet, in particolare verso servizi over-the-top (OTT) e gestione dei dati dei consumatori. I modelli di consumo diretto rimarranno forti, mentre la spesa per l’accesso ad Internet, inclusi i mobile data, si contenderà il primo posto con quella per pubblicità. Tale sviluppo genera opportunità tanto per i nuovi operatori, quanto per i player tradizionali che intendono aprirsi a nuovi segmenti come i video OTT e l’offerta e-commerce.

 

Convergenza Telco-Media
“Il settore E&M a livello globale vive un periodo di grandi cambiamenti e non è un’eccezione l’Italia, dove continuano le operazioni di partnership o M&A per la concentrazione e la convergenza tra i principali player dei media e delle telecomunicazioni” spiega Andrea Samaja, Italian Leader Entertainment&Media di PwC. “Oggi non è più possibile pensare ai media e telco separatamente, esiste una profonda interdipendenza che si manifesta ormai sia dal lato dell’offerta sia dal lato della domanda. Il consumatore vuole sfruttare dei contenuti anywhere, anytime e any device in modo veloce, e i player che intendono competere in questo mercato dovranno avere contenuti di qualità, diritti tv, piattaforme di distribuzione e reti di banda ultralarga per andare incontro a tali esigenze”.

Nel mercato si delineano due attori principali: da un lato i broadcasters, che si focalizzano nel proprio “core business”, i contenuti, e dall’altro gli operatori di telecomunicazioni che sfruttano la propria capacità di distribuzione più sviluppata. Come risposta al mercato, si verifica l’unione, spesso con partnership strategiche e non solo, tra queste “due forze”: contenuti e capacità di distribuzione, per portare al mercato un’offerta distintiva che proponga un’esperienza integrata di qualità. In tale contesti di trasformazione, esiste il rischio d’ingresso di nuovi player dotati di grandi capacità di distribuzione e scalabilità, operanti in altri settori, quali l’energia elettrica.

 

La rivoluzione digitale nei broadcaster
“Ad oggi” commenta Andrea Samaja di PwC, “il mercato E&M è caratterizzato da un’elevata dinamicità e volatilità, soprattutto per i distributori di contenuti. L’innovazione tecnologica, in particolare la possibilità di fruire dei contenuti online, aumenta la competizione del mercato indebolendo progressivamente il ruolo di leadership dei grandi player legati al mondo della TV tradizionale e facilitando l’ingresso di nuovi player caratterizzati da un assetto tecnologico più innovativo (flessibile e dinamico)”.

Tale scenario conduce ad un’inevitabile evoluzione del modello di business delle società operanti nel settore. Le stesse esigenze dei consumatori si sono evolute verso un modello di fruizione dei contenuti più personalizzato alle esigenze del singolo. In un contesto di questo tipo emergono alcune dinamiche rilevanti:
l’online video, tramite SVOD, TVOD e EST guadagna progressivamente sempre più successo;
l’aumento della disponibilità di contenuti online in HD, che incentiva i consumatori a usufruire sempre di più di servizi online rispetto alla “storica” programmazione lineare;
lo sviluppo di modelli di produzione di contenuti a basso costo soprattutto da parte dei creatori di contenuti online e mobile.
“Per concludere” aggiunge il manager di PwC, “l’online Video sta assumendo un ruolo sempre più rilevante e può essere considerato una vera e propria sfida per la TV tradizionale.

 

I 5 trend chiave in un contesto di continua disruption
La ricerca di PwC individua alcuni cambiamenti cruciali che impattano ciascuna delle cinque dimensioni del panorama E&M: demografia, concorrenza, consumi, geografia e modelli di business. Agendo in modo simultaneo e correlato, questi trend si influenzano a vicenda e rappresentano una vera e propria call to action sia per aziende consolidate che per le new-entry.

1. Demografia: i giovani sono il motore della crescita E&M
L’analisi dei mercati nazionali E&M rivela una correlazione pressoché perfetta tra la dimensione relativa della popolazione under 35 e la crescita della spesa per i prodotti del settore, confermando come oggi i consumatori più giovani rappresentino il primario motore della sua crescita globale. Questo è confermato dal fatto che nei 10 mercati E&M più giovani la spesa incrementa ad un tasso di crescita tre volte superiore rispetto ai 10 mercati E&M più vecchi. Un trend che prescinde dalla ricchezza del paese, indicando come l’età possa influenzare maggiormente la crescita.

2. Concorrenza: il contenuto è la chiave
In un mondo dove Netflix può lanciare un nuovo prodotto in 130 paesi in un solo giorno, sarebbe facile ipotizzare che i contenuti diventeranno più omogenei a livello globale. Tuttavia la realtà è che i contenuti sono ridefiniti simultaneamente dalle forze della globalizzazione e della localizzazione; e mentre gran parte del settore assume connotati più globali, i gusti per i contenuti e le culture rimangono decisamente locali. Il primo weekend al box office del film Batman v Superman: Dawn of Justice a marzo del 2016 in 66 paesi fuori dagli USA ha incassato 254 milioni di US$, registrando il quinto maggior successo nelle première internazionali di tutti i tempi.1 Ma l’esordio più riuscito quest’anno sul mercato cinese, invece, è la commedia fantasy prodotta a Hong Kong, The Mermaid, con un incasso di 122 milioni di $ nel solo weekend di anteprima a febbraio 2016.2

3. Consumi: la gioia dei “bundle” – offerta a pacchetto
La possibilità per i consumatori di definire la propria “dieta mediatica” personale si è affermata come uno dei trend più forti. Ma il bundle (offerta a pacchetto) è tutt’altro che morto: le maggiori aziende di video e TV via cavo, inizialmente lente a reagire, si stanno riaffacciando offrendo contenuti su base integrata “omni-canale”, su TV, computer portatile, tablet e smartphone. Se è vero che questo nuovo stile di bundle è in crescita, il grosso dei servizi digitali OTT per il mass market sarà gradualmente riassorbito in offerte cumulative che faranno eco al tradizionale pacchetto analogico, ma a prezzi più flessibili e con una disponibilità ampliata a tutta la gamma di dispositivi. Quando questo accadrà, la competizione potrebbe alzarsi di livello, mentre i player del settore TV via cavo, tecnologia e telecomunicazioni si daranno battaglia per l’accesso alla distribuzione.

4. Geografia: focus su mercati a maggiore crescita
Anche nel passato più recente le società di E&M avevano aspettative diversificate rispetto ai mercati sviluppati (crescita lenta, bassa regolamentazione, accesso più facile) e quelli in via di sviluppo (crescita rapida, alta regolamentazione, accesso più difficile). Ma le dinamiche cambiano rapidamente man mano che la disruption spinge i mercati verso uno sviluppo molto differenziato, con potenziali opportunità molto differenti anche all’interno della stessa regione. Oltre a concentrarsi sui mercati a crescita più rapida come Indonesia, India e Perù, le società del settore dovranno anche continuare a focalizzarsi sulle aree che generano la crescita maggiore in termini assoluti, come USA e Cina.

5. Modelli di business: Trasformazione e modelli ibridi
Il mercato E&M odierno comprende società tecnologiche, che competono come aziende ibride che producono contenuti, e le case editrici tradizionali, che in modalità opposta evolvono nella modalità opposta cercando di distinguersi come società tecnologiche ibride. Ciò conferma come tecnologia e digitalizzazione rappresentano una forza centripeta che rompe i rapporti esistenti, spingendo grandi organizzazioni generaliste a cedere il passo ai piccoli specialisti e consentendo ai competitor minori e più agili di sbaragliare i nomi consolidati. Per le maggiori agenzie pubblicitarie si prospetta un nuovo modello di “super agenzia”, in grado di unire capacità di programmazione, analitiche, di aggregazione di dati e contenuti native.

 

Deborah Bothun, PwC Global Entertainment and Media Leader di PwC commenta: “Sulla base di questi cinque trend, le società dovranno coniugare la comprensione dello scenario macro con l’approfondimento a livello locale, per sostenere la creazione di valore e massimizzare la crescita. In un panorama sempre più diversificato e multi-sfaccettato, il comparto E&M impara dalle esperienze più recenti e punta all’agilità necessaria per identificare e cogliere le opportunità. Per farlo, le società devono catturare l’attenzione dei consumatori con esperienze (digitali e non) che li coinvolgano e dove trovino rispondenza a livello locale. I player globali che riusciranno in questa impresa potranno cogliere importanti opportunità”.

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Generali Italia svela la verità su GrabMe e lancia Gpins.it, sito dedicato alla protezione dei dati

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Uno screenshot della app Generali Italia GrabMe

Generali Italia lancia una campagna provocatoria e fuori dagli schemi per sensibilizzare le persone sul rischio che corrono diffondendo in rete informazioni sui propri spostamenti senza attenzione alla privacy, compromettendo così la sicurezza della propria casa e della propria persona.
Nei giorni scorsi si è diffusa in rete la notizia dell’esistenza di GrabMe, un’App dedicata ai ladri che, grazie alle informazioni condivise dagli utenti stessi è in grado di individuare le abitazioni potenzialmente derubabili. Per quattro giorni la notizia ha fatto il giro del web diventando virale e scatenando il dibattito.
Oggi la rivelazione: GrabMe fortunatamente non esiste, ma il rischio sì.
Un video firmato Generali Italia svela la verità e reindirizza su Gpins.it, un sito che fa leva, con tono di voce amichevole, sul meccanismo del vero/falso per incuriosire e far riflettere allo stesso tempo.
Gpins.it offre agli utenti suggerimenti, consigli e informazioni utili sul tema della protezione, da condividere con il proprio network.
La provocazione di GrabMe sviluppata con l’agenzia J. Walter Thompson, grazie alla viralità, in soli 4 giorni, ha raggiunto più di 2.500.000 di impression e oltre 300.000 views.

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Gli italiani non rinunciano alle vacanze, nonostante la crisi: i risultati della ricerca Demopolis

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Se il mare è un must delle vacanze estive per il 66% degli italiani, il patrimonio storico e l’offerta culturale rappresentano ragione di scelta di una meta turistica per il 51% di chi viaggia. Sono alcune delle anticipazioni dell’indagine “Viaggiare nell’estate 2015”, condotta nel giugno 2015 dall’Istituto Demopolis, che ha analizzato le preferenze e le tendenze della domanda turistica italiana.

In tempi di crisi, il 35% degli italiani afferma di aver ridotto i propri giorni di vacanza, che sono rimasti invece più o meno invariati per quasi 6 intervistati su 10. “Costi e possibilità di risparmio” afferma il direttore dell’Istituto Demopolis Pietro Vento, “incidono significativamente: la crisi pesa, ma non si rinuncia alle vacanze. Si punta oggi, più che in passato, su gite e soggiorni più brevi, su voli low cost o su mete facilmente raggiungibili. Ed il mare continua a rappresentare la variabile attrattiva fondamentale per circa i due terzi degli intervistati”.

Per la scelta delle mete turistiche, Internet è ormai il canale informativo preferenziale, indicato da oltre il 70% di chi viaggia. Incide sempre più il passaparola, il racconto di amici e conoscenti, ma un ruolo significativo lo esercitano anche guide, inserti e trasmissioni televisive. Nell’anno dell’Expo viaggiare per eventi piace sempre di più. Fra le variabili di scelta di una meta di vacanza, l’incidenza della dimensione dell’happening riguarda oggi oltre un terzo dei cittadini: il 36% manifesta il proprio interesse ad effettuare una gita o un viaggio legati ad un evento culturale o ad uno spettacolo all’aperto, con un dato in crescita di 11 punti dal 2005 ad oggi.

Fra i luoghi più ambiti dagli italiani per un’estate di cultura, i teatri antichi del Bel Paese restano le location più affascinanti, fra Nord e Sud, oggi popolari non solo per il segmento più scolarizzato dei cittadini. Secondo i dati dell’Istituto Demopolis, è l’Arena di Verona il teatro all’aperto più noto fra gli italiani, con l’80% delle citazioni.

Alle spalle del celebre anfiteatro veneto, popolare anche grazie alle dirette televisive, si attestano due luoghi simbolo dell’origine greco-romana del Paese, entrambi in Sicilia: sul podio nazionale della notorietà, al secondo posto, indicato dal 63% degli italiani, si posiziona il Teatro Greco di Siracusa, particolarmente conosciuto per le centenarie rappresentazioni classiche organizzate nel Comune aretuseo. Il 61% cita il Teatro Antico di Taormina, la meta più classica del turismo nell’Isola.

“È un dato ulteriore – spiega il direttore di Demopolis Pietro Vento – che sembra confermare l’attrattività di quel binomio mare-cultura che motiva, più di ogni altra cosa, le scelte di viaggio degli italiani”.
Risalendo lungo lo Stivale, il 35% degli intervistati ricorda il Teatro romano di Fiesole in Toscana ed il 32% il Teatro di Ostia Antica.

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Aprile, peggiora il mercato pubblicitario italiano dopo un buon trimestre: i dati Nielsen

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L’andamento della pubblicità nel primo quadrimestre del 2015 registra un lieve peggioramento, dopo i segnali positivi evidenziati nei primi tre mesi dell’anno. A sottolinearlo è Nielsen nel suo ultimo report. il mercato degli investimenti pubblicitari nel solo mese di aprile cala del 3,3%, portando il quadrimestre a -2,3%, rispetto allo stesso periodo del 2014. Se si aggiungesse anche la stima della raccolta sulla porzione di web attualmente non monitorata (principalmente search e social), il mercato chiuderebbe i primi quattro mesi dell’anno a +0,3%.

“Aprile è stato un mese in leggera frenata, cosi come è successo per i consumi, in base a quanto riscontrato dai nostri osservatori sulle vendite nella grande distribuzione” spiega Alberto Dal Sasso, Advertising Information Service Managing Director di Nielsen. “La differente calendarizzazione del periodo pasquale (5 aprile) rispetto all’anno scorso (20 aprile) ha contribuito insieme ad altre variabili, a una maggiore spinta degli investimenti pubblicitari nel mese di marzo, quando il mercato era tornato a crescere, seppure leggermente (+1,2%), a cui è seguito un fisiologico rimbalzo negativo in aprile”. Relativamente ai singoli mezzi, la TV segna un calo nel singolo mese (­‐2,8%), chiudendo il quadrimestre a ­‐2,2%. Rallenta anche il mezzo stampa che in aprile segna ­‐8% per i quotidiani e -­‐8,3% per i periodici; per il periodo cumulato gennaio ­‐ aprile si attestano rispettivamente a ­‐7% e ‐5,3%. Gli investimenti sulla radio crescono nel singolo mese (+10,2%), portando il quadrimestre a +8,6% e confermando il buono stato di salute, grazie a un andamento migliore rispetto al totale mercato.

Internet, relativamente al perimetro attualmente monitorato in dettaglio, torna negativo in aprile (‐ 3,3%), con una variazione in calo sul quadrimestre di 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2014. Sulla base delle stime di Nielsen relative al totale del web advertising, aggiungendo dunque la porzione di mercato non monitorata, il digitale crescerebbe dell’8,8% per il periodo gennaio – aprile 2015. Nel quadrimestre frenano anche il cinema (­‐2,3%) e il direct mail (‐0,8%). Ancora positivi, seppur in misura minore rispetto al trimestre, l’outdoor (+2,1%) e il transit (+4,7%). Per quanto riguarda i settori merceologici, se ne segnalano 10 in crescita o intorno alla parità, con un apporto di circa 34 milioni di euro. Per i primi comparti del mercato si registrano andamenti differenti nel quadrimestre: alla crescita di finanza / assicurazioni (+8,3%, circa 8,5 milioni) e dei farmaceutici (+5,8%, circa 6,8 milioni), si contrappongono il calo dell’automotive (-­‐6,2%, circa 14 milioni) e delle telecomunicazioni (­‐13,3%, circa 16 milioni). I maggiori apporti alla crescita arrivano dai servizi professionali (+28,8%), gestione casa (+6,4%) ed enti / istituzioni (+7,2). I settori tempo libero, moto e abitazione chiudono il quadrimestre di poco sopra il pareggio.

“Pur in un mese, quello di aprile, influenzato da un periodo pasquale anticipato rispetto allo scorso anno, notiamo la sostanziale tenuta degli investimenti nel complesso, con minime variazioni per i singoli mezzi”, ha commentato Lorenzo Sassoli de Bianchi all’uscita dei dati Nielsen di Aprile. La tenuta del quadrimestre rispetto allo stesso periodo dello scorso anno si attesta al -2,3%, ma tenuto conto della stima complessiva del digital il dato salirebbe al +0,3%, quindi in linea con le previsioni di UPA per una chiusura a fine anno sopra l’1%. “Prevediamo nei mesi successivi, a partire da maggio, l’attesa inversione di tendenza”.

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Il futuro dei mobile payments? Un’esperienza digitale arricchita: i dati diffusi da MasterCard

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Secondo l’ultima indagine realizzata da MasterCard, i consumatori stanno cambiando il loro focus: mentre in precedenza le discussioni erano orientate sui temi della sicurezza dei mobile payment, oggi i consumatori discutono sui social media sulle opportunità offerte dai device mobili per esperienze di pagamento digitali. MasterCard ha presentato oggi al Mobile World Congress i risultati della terza edizione dello studio annuale sui Mobile Payment, realizzato in collaborazione con PRIME Research. Lo studio ha tracciato le conversazioni dei consumatori sui social media, analizzando nel 2014 oltre 19,1 milioni di post degli utenti su Twitter, Facebook, Instagram, Forum, Weibo (CN), Google+ e YouTube, un numero considerevolmente più grande di conversazioni, se si considera che nel 2012 si era partiti dall’analisi di 85.000 post sull’argomento. Lo studio ha messo in evidenza non solo un aumento significativo del volume delle conversazioni, ma anche un cambiamento sia nei toni sia negli argomenti discussi sui social media.

 

Ondata di conversazioni positive
In generale il sentiment sui mobile payment continua a migliorare. Nel 2014 il 94% delle conversazioni globali è stato favorevole, in crescita rispetto ai dati 2013 (77%) e 2012 (70%). Le conversazioni più positive riguardano l’innovazione, l’esperienza di pagamento e la crescente accettazione da parte degli esercenti (91% del sentiment positivo).

 

La sicurezza fra i principali temi positivi di discussione
In generale il 91% delle conversazioni sulla sicurezza è stato positivo, in crescita del rispetto ai dati 2012 (20%), anno in cui la ricerca ha registrato il tema come negativo. Le preoccupazioni legate al sicurezza, citate sia nello studio realizzato nel 2012 sia in quello del 2013, sono cambiate per i consumatori, che oggi riconoscono maggiore sicurezza alle soluzioni in questo ambito. Tokenizzazione e tecnologie biometriche sono i temi chiave delle conversazioni nel 2014 e hanno contribuito in maniera significativa a questa inversione di trend.

 

Focus sui benefici dell’innovazione per i mobile payment
Anche se le conversazioni sulla sicurezza sono state fra le più positive, la ricerca ne evidenzia un volume basso.
Le conversazioni sull’innovazione digitale e le esperienze di pagamento tramite device connessi online e mobili guidano la maggioranza delle discussioni sui social nel 2014 (71%). L’aspetto più positivo dei mobile payment è rappresentato dalla convenienza (94% del sentiment positivo). I consumatori si sono dimostrati entusiasti di condividere le loro esperienze di acquisto fatte con i dispositivi mobili, in particolare raccontando le modalità di utilizzo per le loro spese quotidiane. Assieme alla convenienza, le discussioni hanno riguardano anche incentivi e reward (ad esempio coupon, programmi e punti fedeltà (il 24% delle conversazioni). Questi benefit incentivano dunque i consumatori ad utilizzare i device mobili per i loro acquisti e rappresentano un’opportunità per MasterPass e altri servizi di pagamento digitale.

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Giugno 2014, i dati della mobile e total digital audience targati Audiweb

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Audiweb distribuisce il nastro di pianificazione, Audiweb Database, con i dati di audience online da mobile (smartphone e tablet) e dell’audience totale di internet (total digital audience) del mese di giugno 2014.
Il nastro di pianificazione, distribuito alle software house e fruibile attraverso i tool di pianificazione, offre il dettaglio dei dati della navigazione quotidiana sui siti degli editori iscritti al servizio, organizzati per device (PC e Mobile). I nuovi dati sull’audience totale di internet e sulla fruizione di internet da device mobili sono disponibili anche sulla piattaforma Audiweb View per la consultazione dei dati mensili su tutto il mercato online.
La total digital audience a giugno è rappresentata da 28 milioni gli utenti unici (2+ anni) nel mese e 20,5 milioni nel giorno medio.
La fruizione di internet da mobile (smartphone e tablet) ha generato il 58,5% del tempo totale speso online e, più in dettaglio, con 15 milioni di utenti unici (18-74 anni) nel giorno medio e 1 ora e 34 minuti di tempo speso per persona, l’accesso alla rete da device mobili supera l‘accesso da PC (12,9 milioni di utenti unici dai 2 anni in su, collegati in media per 1 ora e 17 minuti).
Nel giorno medio risultano online 11,3 milioni di uomini (il 55% degli utenti online nel giorno medio) e 9,3 milioni di donne (il 45% degli utenti online).
Anche a giugno il tempo dedicato dalle donne alla fruizione di internet da device mobili supera il consumo registrato degli uomini, con 44 ore spese nel mese (38 ore per gli uomini) e 1 ora e 41 minuti nel giorno medio (1 ora e 29 minuti per gli uomini).
Più in generale, i 18-24enni dedicano molto più tempo all’uso dei device mobili per accedere alla rete, con 54 ore nel mese e 2 ore nel giorno medio.

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