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S4M calcola il Cost Per Incremental Visit per il ROI del Drive-To-Store

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S4M, società che opera nel settore del marketing digitale, specializzata nelle campagne drive-to-store, ha realizzato uno studio che analizza il Cost Per Incremental Visit (CPIV) di oltre cento campagne marketing. Grazie ai dati proprietari derivanti da questo studio, S4M è il primo in grado di fornire benchmark del CPIV e a realizzare un nuovo strumento online che utilizza questi dati per calcolare il ROI delle campagne drive-to-store.

Per valutare l’impatto di una campagna digitale gli specialisti del marketing prendono in considerazione in primis le visite incrementali presso il punto vendita. Queste visite sono di norma calcolate mettendo a confronto un gruppo di visitatori esposti ad una pubblicità con un gruppo di visitatori che non è stato esposto alla pubblicità. Pertanto, i pubblicitari pagano solo per le visite attribuibili alla loro campagna e non per le visite attribuibili ad altri mezzi di comunicazione. Il CPIV, proprio perché mette in relazione la pubblicità digitale e le visite, è il nuovo modello di riferimento per valutare l’impatto effettivo delle campagne drive-to-store. Tuttavia, fino ad ora, c’erano pochi dati a disposizione per poter fornire dei benchmark del CPIV agli specialisti del marketing.

Per cercare di dare una risposta a questo problema, S4M, per prima, ha creato il primo benchmark del Cost Per Incremental Visit di sette settori merceologici. Dopo aver analizzato milioni di impression e di visite negli store tra Gennaio e Luglio 2018, S4M ha stabilito un benchmark di media del Costo Per Visita Incrementale. La ricerca chiarisce che il costo di una visita incrementale nello store è legato direttamente al valore di acquisto medio del settore e alla frequenza di acquisto. Per esempio, sappiamo ora che il CPIV medio per un settore caratterizzato da un’alta frequenza di acquisto, come una catena di fast food, è di solo $3. Mentre il Cost Per Incremental Visit medio per il settore automobilistico è di $75 che è poi il settore che ha una delle frequenze di acquisto più basse.

S4M ha realizzato un esclusivo tool online che, utilizzando i dati dello studio, permette ai retailer di fare una stima del potenziale ritorno sull’investimento di una campagna drive-to-store. Quando i marketer inseriscono il budget allocato della campagna, il valore di acquisto medio e il tasso di conversione del punto vendita, il tool calcola automaticamente una stima del fatturato della campagna ed il relativo ROI.

“Grazie al mobile, l’incidenza del digitale nel mondo reale è ora quantificabile. Il primo indicatore usato dal mercato per calcolare questo impatto è stato il CPV”, spiega Andrea Pongan, Country Manager di S4M Italia.”Ormai questo parametro appare superato. Questi primi benchmark del CPIV permetteranno ai nostri clienti di quantificare il valore di una visita incrementale reale. Al di là dello studio, abbiamo deciso di dare ai professionisti uno strumento che gli permetta di calcolare in maniera indipendente il ritorno sull’investimento delle loro campagne drive-to-store”,

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AZIENDE

S4M lancia il Cost per Incremental Visit sulla piattaforma Fusio

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S4M, piattaforma AdTech specializzata nelle campagne drive-to-store, ha lanciato un nuovissimo modello di acquisto: il Cost Per Incremental Visit (CPIV). Gli specialisti del marketing pagheranno esclusivamente per le visite in negozio generate dalle impression delle campagne online. I brand potranno così essere certi che i risultati delle campagne drive-to-store non comprendono il numero di visitatori totali, ma tengono conto solo delle visite generate direttamente dalle campagne digital.

Per gli specialisti del digital marketing, è fondamentale investire in media che danno risultati concreti nei negozi. Alla fine del 2016, S4M aveva già lanciato il CPLP (cost-per-landing-page) che conteggia il costo delle visite agli eShop generate direttamente dalle impression pianificate online.
Il nuovo modello di acquisto a CPIV va ancora oltre incrementando le visite nei punti vendita fisici, a vantaggio di retailer e marketer. Inoltre, questo modello di acquisto è customizzato, per ogni advertiser, in base al settore merceologico, al periodo della campagna e alla notorietà del marchio.

“Una strategia drive-to-store in grado di aumentare le visite in un punto vendita fisico partendo da una campagna online rappresenta un potenziale enorme per i retailer. È importante sottolineare che ogni visita ha un costo che non può essere fissato a priori. Per esempio, il costo reale dell’aumento delle visite di un consumatore in un fast food non è identico a quello del potenziale acquirente di un’automobile in una concessionaria,” spiega il Country Manager di S4M Italia Andrea Pongan. “Questa nuova attenzione incentrata sull’aumento delle visite in store è un cambiamento rivoluzionario per i marketer e non c’è dubbio che questo approccio diventerà il nuovo KPI del settore”.

Il tradizionale cost-per-visit (CPV) è già uno standard nel settore, ma non è un indicatore esaustivo dell’efficienza della campagna digitale. Il risultato ottenuto misurando il numero totale di visite in un negozio può infatti includere l’insieme dei consumatori che sono stati indotti all’azione da altri mezzi come la televisione, la radio o i cartelloni pubblicitari.
Il modello di acquisto a CPIV di S4M risolve questo problema individuando e attribuendo solamente il costo delle visite nei negozi generate dalle campagne online. FUSIO di S4M permette la differenziazione delle visite essendo l’unica piattaforma ad tech capace di misurare e ottimizzare, in tempo reale, le visite nei punti vendita fisici. Il costo reale di ogni visita supplementare negli store fisici può tuttavia variare a seconda degli advertiser e del target da raggiungere.

Il CPIV di S4M è in grado di tenere conto di tutte queste varianti grazie ad uno speciale algoritmo di apprendimento automatico integrato nella piattaforma FUSIO. La tecnologia FUSIO offre agli advertiser un’ampia scelta di attori indipendenti di 3rd-party per realizzare la misurazione delle visite nei punti vendita.
L’intelligenza artificiale presente nella piattaforma riesce a calcolare e ottimizzare le campagne in tempo reale mettendo a confronto i dati dei gruppi di utenti esposti e i dati dei non esposti. L’obiettivo è quello di garantire un uplift ottimale della footfall e nello stesso tempo migliorare l’analisi del comportamento dell’utente, ottimizzando alcuni parametri quali il target di prossimità, i format creativi, le liste dei publisher e i tipi di device.

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MEDIA

Teads True Visits: intelligenza artificiale per promuovere le visite ai siti

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Teads, la global tech company celebre per le sue soluzioni innovative di branding, annuncia oggi la sua prima offerta Performance, Teads True Visits. La nuova offerta farà leva sulle potenzialità dell’Intelligenza Artificiale di Teads per identificare e attrarre nuovi visitatori ai siti web degli advertiser.

I brand che acquistano click spesso rimangono delusi nel vedere che, sul totale dei click acquistati, il 50% in media non raggiunge il caricamento completo della landing page. Inoltre, gli utenti che ritornano sulla pagina non vengono distinti dai nuovi visitatori: infatti, se lo stesso utente clicca nuovamente, il costo viene addebitato più volte. Con True Visits, Teads introduce un modello d’acquisto rivoluzionario: il Cost Per Incremental Visitor (CPiV). I brand non pagano per i click ma solo per i nuovi visitatori, escludendo così coloro che hanno visitato il sito web in precedenza. Teads, quindi, addebita solamente una visita per ogni singolo utente, durante la campagna.

Le campagne di True Visits sono erogate esclusivamente sull’ Inventory Premium di Teads, che comprende due terzi dei 300 principali publisher secondo la classifica comScore.

“Teads ha costruito la sua forte reputazione sul modello d’acquisto CPCV (Cost per Completed View), diventato riferimento primario per le campagne video”, sottolinea Bertrand Quesada (nella foto), CEO di Teads. “Adotteremo lo stesso approccio rivoluzionario per le campagne Performance: gli advertiser non dovranno pagare per i click, ma solo per i visitatori reali!”

Teads raggiunge ogni mese un bacino di 1,2 miliardi di visitatori unici, di cui 800 milioni da mobile. Secondo comScore, la reach globale di Teads supera quella di Oath, Adap.tv, Brightroll, Tubemogul di Adobe e SpotX di Bertelsman. In molti paesi, inclusi gli Stati Uniti, la reach potenziale della società (ovvero la reach mensile deduplicata dei suoi publisher) è superiore a quella di Facebook.

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