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Indagine sull’ad blocking: il 13% di utenti ha l’ad blocker installato. Il trend è stabile

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È stata resa nota la sua seconda edizione de “Lo stato dell’arte dell’Ad blocking in Italia”, l’indagine nata per monitorare il fenomeno dell’ad blocking nel nostro Paese, promossa dalle principali Associazioni rappresentative della industry: Assocom, FCP-Assointernet, Fedoweb, IAB Italia, Netcomm, UPA, coordinata da GroupM e commissionata a comScore e Human Highway.
Realizzata nel Novembre 2016, l’indagine mostra rispetto alla prima wave (Maggio 2016) come l’incidenza dell’ad blocking in Italia rimanga contenuta e il fenomeno sostanzialmente stabile: il numero degli utenti unici che hanno installato sul proprio PC un ad blocker resta fermo al 13,0%, mentre le pagine ad-blockate sono circa il 15% del totale panel meterizzato).

L’indagine, ideata per comprendere quanto e quale valore dell’attuale modello della pubblicità digitale potrebbe essere messo a rischio dalla diffusione di Ad Blocker, si basa su tre diverse fonti di dati, ricondotte a un risultato di sintesi analitico, in cui tutto il mercato si riconosce: un unicum anche rispetto alle altre ricerche internazionali sull’ad blocking.
La tre fonti prese in esame sono il panel meterizzato comScore (per la quantificazione di utenti unici e pagine viste con ad blocker installato su PC); l’indagine CAWI su panel Human Highway (per la quantificazione degli utilizzatori di ad blocker da mobile e da qualsiasi device, arricchita dall’analisi di motivazioni e modalità di uso); e infine i dati censuari forniti dagli Associati FCP-Assointernet per la quantificazione delle pagine con ad blocker attivo.

Dai dati dell’analisi CAWI emerge una sostanziale conferma dei riscontri emersi dalla prima Wave dell’indagine: il 22,2% degli utenti che hanno dichiarato di aver installato un ad blocker su almeno un dispositivo di accesso ai servizi online. Questo dato grezzo va interpretato alla luce del fatto che non tutti i dispositivi utilizzati dagli utenti sono stati dotati di un ad blocker e non tutti i browser installati sui device degli utenti sono dotati di ad blocker, mentre non tutte le pagine web chiamate dai browser con ad blocker sono prive di pubblicità.
Da tali premesse deriva che la maggior parte (65,7%) degli individui online (PC + smartphone) che utilizza un ad blocker lo fa in maniera tattica, ovvero configurando whitelist o mettendolo in pausa per accedere a pagine e siti di proprio interesse, selezionando i browser e i device su cui applicarlo.
L’incidenza effettiva dell’ad blocking in Italia viene così ricalcolata, arrivando a coincidere con percentuale rilevata dal panel meterizzato: la reale dimensione del fenomeno nel nostro Paese si aggira su un 13% di utenti che utilizza sul proprio PC un ad blocker e il 15% delle pagine ad-blockate rappresenta (dato confermato dalla indagine interna FCP-Assointernet, che misura un 12,5% di pagine ad-blockate da desktop sul perimetro delle concessionarie che hanno partecipato all’indagine).
Tra gli utenti di smartphone, invece, l’incidenza si riduce all’8,0%.

Guardando infine alle modalità e alle motivazioni dell’utilizzo di ad blocker, rispetto alla prima wave si conferma il profilo degli user di ad blocker. Sono prevalentemente maschi (65,3%), giovani (la fascia con maggiore incidenza è 25-34 anni col 25,9%), con elevato livello d’istruzione, ma il fenomeno inizia a interessare le donne (34,7%).
Per consentire una evoluzione del sistema e un contenimento del fenomeno l’indagine ha approfondito le ragioni per cui l’utente decide di installare un ad blocker su PC. L’ad blocker si conferma la risposta a una user experience negativa: formati giudicati troppo invasivi (50,7%) ed eccessivo affollamento (47,2%) sono le due cause principali, a cui segue l’eccessiva frequenza (36,3%), il rallentamento dei tempi di caricamento dei siti (35,2%), una pubblicità non in linea con gli interessi degli utenti (23,1%). Negli smartphone la ragione principale dell’installazione è il rallentamento dei tempi di caricamento dei siti (40,0%), ma preoccupa anche il consumo del traffico dati (37,8%).
La seconda wave conferma come si diffusa significativa (42,7% tra gli utilizzatori di ad blocker) la conoscenza del cosiddetto “patto pubblicitario”, ovvero la consapevolezza da parte dell’utente della pubblicità come fonte di finanziamento di contenuti free:
Sale dal 50,8% al 56,0%, inoltre, la quota degli utenti “recuperabili”, cioè di coloro che avendo installato un ad blocker sarebbero disposti a rinunciarvi a fronte di un ambiente online più user friendly.

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AZIENDE

Pier Luigi Celli è il nuovo Presidente di Sensemakers

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Pier Luigi Celli è il nuovo Presidente di Sensemakers, realtà che rappresenta in esclusiva per l’Italia comScore, azienda leader nella misurazione cross-piattaforma dell’audience e della pubblicità, in grado di combinare informazioni provenienti da digitale, TV e film con ampi dettagli demografici in grado di quantificare il comportamento “multiscreen” dei consumatori su vasta scala.
“Siamo molto felici di annunciare la nomina di Pier Luigi Celli” dichiara Fabrizio Angelini, CEO di Sensemakers “Una figura di riferimento con uno straordinario bagaglio di competenze e esperienza nel mondo dei media. Il supporto di Pier Luigi sarà fondamentale per interpretare correttamente i radicali cambiamenti in atto nel settore”.
Celli, classe 1942 e laureato in Sociologia all’Università di Trento, ha iniziato a maturare esperienza di alta direzione in grandi gruppi quali Eni, Rai, Omnitel, Olivetti ed Enel.
Il comprovato successo nella gestione di grandi strutture con business complessi e diversificati lo hanno riportato in Rai nel 1998 come Direttore Generale.
Ha ricoperto ruoli fondamentali nella fase di start up per le compagnie di telefonia mobile Wind e Omnitel – a inizio anni 2000 – e lavorato ad Unicredito Italiano (oggi Unicredit) come Responsabile della Direzione Corporate Identity. In seguito è passato nel 2005 all’Università LUISS Guido Carli come Direttore Generale.
Nel 2013 è stato nominato Senior Advisor Corporate Identity – Comunicazione e Relazioni Istituzionali di Unipol. Nel 2014 ha lavorato come Senior Advisor dell’Amministratore Delegato in Poste Italiane.
“È evidente a tutti che il sistema dei media stia evolvendo con un tasso di innovazione e trasformazione tecnologica mai sperimentato prima”, dichiara Pier Luigi Celli- “Credo sia fondamentale gestire la crescente complessità armonizzando i principi fondamentali della comunicazione con le evoluzioni organizzative e manageriali. Assumo il nuovo incarico con grande interesse: i media sono un settore di vitale importanza per il Paese e la progressiva integrazione tra i mezzi di comunicazione all’interno della società deve essere osservato e misurato. L’impegno di un operatore leader come comScore al lavoro con Sensemakers aumenterà il grado di efficienza dell’ecosistema in generale”.
“Siamo davvero lieti che Pier Luigi sia stato nominato Presidente di Sensemakers con cui comScore mantiene una collaborazione solidissima e ormai pluriennale” , conclude Gian Fulgoni, CEO di comScore. “La grande esperienza nei media e la sua profonda conoscenza delle dinamiche economiche e sociali del Paese ci aiuteranno a sviluppare la presenza di comScore in Italia, uno dei nostri mercati chiave strategici a livello globale”.

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AGENZIE

comScore potenzia la suite di misura dell’audience. Arriva in Italia Video Metrix MultiPlatform

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comScore ha annunciato oggi due importanti novità di prodotto in Italia. La suite di prodotti di misurazione dell’audience di comScore (MMX Multi-Platform, MMX, Video Metrix, Mobile Metrix) sarà oggetto di un potenziamento metodologico e di processo a partire da questo mese (dati che saranno rilasciati nel mese di febbraio), e verrà lanciato anche nelò nostro paese  VideoMetrix MultiPlatform.

Nel primo caso, comScore espande l’universo riportato su mobile, al fine di includere in Italia anche la fascia di età 13-17. L’universo di default su mobile rimarrà per tutti i mercati quello dei 18+, ma per i siti e le app che hanno implementato il tag di comScore sarà possibile misurare e rappresentare il traffico dell’universo 13+ e la relativa composizione demografica per genere ed età. Come conseguenza dell’allargamento dell’universo riportato, le entità taggate (la grande maggioranza delle principali property italiane) registreranno un aumento del traffico. La reportistica sull’universo espanso sarà disponibile come opzione aggiuntiva che i clienti potranno selezionare all’interno di Mobile Metrix.

Inoltre, comScore annuncerà la prossima settimana il lancio in UK di Video Metrix MultiPlatform, che fornisce una misurazione unica e non duplicata del consumo dei video digitali su desktop e sui device mobili, per dare ai clienti una visione più profonda di come, dove e quando i contenuti video vengono visti. Il lancio includerà anche l’introduzione della reportistica sui video mobile per YouTube e i canali dei suoi Partner, aiutando i creatori di contenuti a monetizzare meglio attraverso i canali di distribuzione le proprie audience crosspiattaforma.

Tale evoluzione di Video Metrix, permetterà ai clienti di: quantificare l’audience video totale, incrementale e non duplicata su smartphone, tablet e desktop; valutare la composizione demografica per età e genere sui diversi schermi; comprendere come varia l’engagement sulle diverse piattaforme per monetizzare e pianificare in modo più efficiente.
Video Metrix Multi-Platform, oggi disponibile in UK e USA, sarà lanciato in Italia nel secondo trimestre del 2017.

Fabrizio Angelini, CEO di Sensemakers (nella foto) e rappresentante per l’Italia di comScore dichiara “Siamo felici di annunciare due innovazioni attese da tempo dal mercato italiano. La nostra misurazione dell’attività svolta sui device mobili dal segmento demografico più giovane fornirà al mercato dati significativi su uno dei principali target per gli investitori che – molto spesso – definisce e anticipa le tendenze digitali. Su un altro fronte lo sviluppo di Videometrix Multiplaform rafforza la nostra leadership sul sistema di misurazione dei video on-line che, come testimoniano anche le operazioni societarie comunicate in questi giorni, è l’area pubblicitaria con il maggiore potenziale di crescita anche per la sua convergenza con il consumo di contenuti televisivi. Ancora una volta questi sviluppi confermano comScore all’avanguardia dell’innovazione: sfruttando la nostra architettura per l’analisi dei big data e l’avanzata tecnologia censuaria siamo in grado di superare i vincoli dei metodi tradizionali di ricerca come quelli, per esempio, che impediscono di reclutare persone minorenni nel panel. Tali asset ci consentiranno di introdurre nei prossimi mesi ulteriori significativi potenziamenti delle misurazioni, in un ecosistema che evolve molto rapidamente e ha quindi bisogno di risposte altrettanto veloci e innovazioni continue”

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ComScore: le App monopolizzano il “tempo web” degli italiani

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I minuti trascorsi sul web da desktop diminuiscono del 21% rispetto al 2015, mentre quelli passati sulle applicazioni per smartphone e tablet crescono fino a rappresentare l’87% del totale del tempo online su mobile. Un dato di fatto che emerge dai numeri registrati dalle piattaforme MMX Multi-Platform e Mobile Metrix di comScore. Non è certo una sorpresa questa conferma che la crescita del mercato digitale italiano è guidata dal consumo internet mobile, a discapito del desktop, i cui minuti a ottobre 2016 sono in calo del 21% rispetto all’anno precedente.
Dietro la crescita del mobile si nasconde l’ascesa delle app: secondo i dati provenienti dalle piattaforme di comScore, a ottobre i minuti passati sulle applicazioni rappresentano più dell’87% del tempo totale su mobile, e oltre metà del totale dei minuti digitali in Italia. Par dare concreta percezione di quanto questo dato implichi basta sottolineare come il totale dei minuti che gli italiani hanno trascorso su app mobile a ottobre equivalga a 49 milioni di giorni, pari a 134.000 anni: il tempo che occorrerebbe per tornare nel Paleolitico, poco dopo la prima apparizione dell’uomo di Neanderthal. La crescita delle app risulta ancora più evidente quando si guarda il tempo medio online per utente nel mese: gli italiani passano più di 46 ore su applicazioni mobile, contro poco più di 7 ore su mobile web.
La domanda che sorge spontanea leggendo i numeri forniti da Comscore è quando le app raggiungeranno il loro picco, se già non l’hanno raggiunto. Mentre appare chiaro che il tempo speso sulle applicazioni continua a crescere, il mercato al tempo stesso sta diventando più competitivo. Il club delle app di successo appare molto esclusivo, e dominato da grandi e affermate aziende quali Google e Facebook; un dominio che metta in difficoltà persino le applicazioni gratuite. Infatti, a ottobre 2016 su smartphone Android, oltre il 70% dei minuti trascorsi sulle “Top 100 App” per tempo speso, appartiene alle prime cinque della lista. Un dato che dimostra come i concorrenti debbano fronteggiare una forte concentrazione. Un altro dato a dimostrazione delle grandi barriere d’entrata al mercato delle app mobile è quello dei download. A ottobre, più del 56% degli italiani non ha scaricato nemmeno una app, e di quelli che lo hanno fatto, più del 57% ne ha scaricate solamente una o due. Solo pochi utenti hanno scaricato più di sei applicazioni durante il mese, e rappresentano meno del 9% dell’audience totale. La crescita delle audience e l’incremento della quota occupata nel tempo totale online suggeriscono che c’è ancora spazio per il progresso delle app. Allo stesso tempo, è molto importante, riconoscere e capire le sfide che gli editori proprietari di applicazioni si trovano a dover affrontare per acquisire una fetta maggiore di tale opportunità. La storia insegna che, anche nel mercato delle app, la gloria spetta solo ai pochi fortunati vincitori.

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comScore presenta i dati del Panel Mobile: l’audience si coinvolge con le app

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comScore, leader mondiale nelle misurazioni cross-piattaforma, ha presentato oggi a Milano i nuovi trend di accesso e consumo alla rete, arricchiti dai primi dati provenienti dal panel mobile lanciato recentemente.

Si tratta di un importante sviluppo dei prodotti MMX Multi-Platform e Mobile Metrix che, combinando dati provenienti dai panel desktop e mobile con i dati del network censuario di comScore, intercettano globalmente oltre 1.8 trilioni di interazioni digitali al mese e il 94% dei dispositivi connessi a internet in Italia, al fine di fornire una vista unificata del comportamento delle audience su desktop e su mobile. Tale sistema di misurazione è applicato all’80 % dei principali editori italiani (Top 20) ed è l’unico che consente ai publisher di riconoscere le audience che visualizzano video da loro prodotti su piattaforme di terzi.

Inoltre le misurazioni di comScore continuano a innovarsi per includere i cambiamenti nel comportamento degli utenti e le nuove tecnologie. Tra queste la capacità di misurare e attribuire il traffico proveniente da app di terze parti e da distributori di contenuti come Facebook Instant Articles e Google AMP, per assicurare agli editori una misurazione consistente e fedele della loro audience digitale complessiva su più dispositivi.

L’introduzione dei dati del panel mobile – che al momento comprendono solo Android – potenzia le misurazioni della mobile audience in Italia fornendo una reportistica più robusta su metriche di visite ed engagement e sui dati demografici, che comprendono nuove variabili di segmentazione quali l’area geografica di residenza, la presenza di bambini e la composizione del nucleo familiare. Questo approccio fornisce una misurazione reale, basata sulle persone, della Total Digital Reach.

Secondo i dati riferiti ad agosto 2016 la Total Digital Population ha raggiunto in Italia i 36,6 milioni di visitatori. Tra questi sono sempre di più gli italiani che accedono a internet esclusivamente con i propri device mobili. Si assiste a un effetto graduale di sostituzione degli accessi da desktop con accessi da dispositivi mobili. Tale dinamica genera l’aumento della componente di audience più evoluta (ovvero quella che accede a internet sia da mobile, sia da desktop) che raggiunge il 47% , ma soprattutto dell’audience che accede esclusivamente da dispositivi mobili, che raggiunge il 30%. La componente mobile-only dell’audience rappresenta la maggioranza dell’audience dei principali siti di news e informazione in Italia, come nel caso del Gruppo Editoriale Espresso (che ha mostrato un’alta percentuale di visitatori unici esclusivamente mobile, pari al 52%), o RCS Media Group (pari al 55%).

Circa il 90% del tempo speso su internet attraverso i device mobili viene trascorso sulle app con un forte grado di concentrazione dello stesso sulle app di maggior successo e penetrazione. Si tratta quindi di un ecosistema impegnativo e difficile da penetrare per i brand meno conosciuti.

Se il mobile browsing è il veicolo principale con cui espandere la propria reach, le app rappresentano dunque l’ambiente in cui si verifica il maggior coinvolgimento delle audience. Gli editori devono migliorare nell’indirizzare verso le proprie app i visitatori raggiunti tramite mobile browsing, e fare in modo che queste app siano non solo scaricate ma anche utilizzate con costanza.

L’analisi sulle prime 100 mobile property in Italia rivela infatti che l’audience media su mobile browsing è il doppio dell’audience media raggiunta dalle top property su mobile app, dimostrando che il mobile browsing rappresenta ancora l’elemento chiave per aumentare la propria reach digitale. Tuttavia, nel mese di agosto 2016 il tempo spento in-app sulle top 100 property è risultato 8 volte superiore a quello speso in mobile browsing, evidenziando che le app sono la modalità preferita dai visitatori più coinvolti e fedeli per interagire con contenuti e servizi. Facebook e WhatsApp sono al primo e secondo posto in termini di coinvolgimento (seguite da YouTube, Google Search e Instagram) detenendo rispettivamente il 30,3% e il 28,2% del tempo speso sulle prime 100 mobile app durante il mese di agosto 2016.

Conclusione: oggi non si deve più lavorare in ottica di audience bensì in ottica di tempo speso su internet. E il mobile è la chiave del successo.

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ComScore e Human Highway svelano quanto vale l’Ad blocking in Italia

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L’Ad blocking è un fenomeno presente anche in Italia, ma nel nostro paese l’impatto sul mercato pubblicitario è attualmente contenuto: l’incidenza per l’utenza PC è del 13% ed è ancora più limitata su smartphone, dove si attesta al 7,6%. È questo il quadro delineato dai primi risultati, pubblicati oggi, della ricerca continuativa “Lo stato dell’arte dell’Ad blocking in Italia” promossa da Assocom, FCP-Assointernet, Fedoweb, GroupM, IAB Italia, UPA e commissionata a ComScore e Human Highway.

I risultati pubblicati oggi si riferiscono ai dati rilevati a maggio 2016, ma la ricerca proseguirà nei prossimi mesi ed è prevista una nuova pubblicazione di dati per fine ottobre/inizio novembre. In questo modo sarà possibile tracciare un trend completo del fenomeno dell’Ad blocking in Italia.

La ricerca si basa su un impianto innovativo perché coniuga i punti di forza di tre diverse fonti di dati:
– il panel meterizzato ComScore per la quantificazione di utenti unici e pagine viste con Ad blocker installato su PC;
– l’indagine CAWI sottoposta al panel di ricerca Human Highway, per la quantificazione degli utilizzatori di Ad blocker da mobile e da qualsiasi device nonché per l’analisi dettagliata di motivazioni e modalità di utilizzo degli ad blocker e relativi impatti sull’industry pubblicitaria;
– i dati censuari forniti dagli Associati FCP-Assointernet per la quantificazione delle pagine con Ad blocker attivo.

I numeri chiave dell’Ad blocking
Il 21,9% degli utenti web italiani dichiara di conoscere e utilizzare in qualche occasione l’Ad blocking ma l’uso, per la maggior parte degli utenti, è tattico: si attiva/disattiva l’ad blocker e/o si inseriscono i siti in whitelist secondo opportunità e secondo i diversi device utilizzati. Il risultato che ne deriva, a livello mensile, è che il 13% degli utenti PC utilizza un Ad blocker su almeno uno dei propri browser.

Questa è la vera incidenza del fenomeno dell’Ad blocking in Italia: utilizzato dal 13% degli utenti, riguarda il 15% delle pagine viste, dato che invece nella rilevazione diretta FCP-Assointernet, sui siti dei propri associati, evidenzia un’incidenza media dell’11% sui volumi di pagine. Il fenomeno a livello di smartphone è limitato al 7,6% degli utenti.

Il profilo degli utenti di Ad blocker è prevalentemente composto da uomini, giovani, studenti, persone con titolo di studio elevato e abitanti nei grandi centri.
Oltre agli utilizzatori attuali, il 12% degli intervistati ha dichiarato che potrebbe installare un Ad blocker in futuro.

Motivazioni e modalità dell’utilizzo dell’Ad blocking
La ricerca permette di capire anche quali sono le motivazioni che spingono gli utenti verso gli Ad blocker. In primo luogo si usano gli Ad blocker a causa dell’impatto dell’advertising sulla user experience di navigazione (formati invasivi, affollamento elevato, rallentamento nel caricamento dei contenuti). Nel caso dello smartphone invece sono prevalenti gli aspetti più marcatamente funzionali: consumo del traffico dati e della batteria da parte dell’adv.

A seguire troviamo gli aspetti relativi al planning pubblicitario (eccessiva frequenza degli annunci, pubblicità targettizzate poco o male) e, all’ultimo posto, motivazioni legate alla sicurezza/privacy.

Tuttavia installare un Ad blocker non significa utilizzarlo sempre. Spesso gli utenti installano gli Ad blocker solo su alcuni device/browser e ben il 63% degli utenti di Ad blocker ne fa un uso tattico, utilizzando “whitelist” per permettere l’erogazione di adv da parte di alcuni siti o mettendo in pausa l’ad blocker per accedere ad alcuni siti/contenuti. E ben l’ 81% degli utilizzatori di Ad blocker si dichiara disposto a rivederne il proprio utilizzo se un sito eliminasse i formati pubblicitari più invasivi.

Valore del patto pubblicitario
Il 55% degli utilizzatori di Ad blocker non è a conoscenza del patto pubblicitario, ovvero del ruolo dell’advertising nel finanziamento dei produttori di contenuti fruiti dagli utenti online, spesso gratuitamente. Portati a riflettere sul tema, gli intervistati mostrano una maggiore apertura verso un modello di finanziamento legato ad un’advertising meno invasiva e più in linea con i propri interessi, piuttosto che al modello di business più radicale dei servizi a pagamento.

Conclusioni
Le associazioni che hanno promosso la ricerca continuativa dichiarano: “Il fenomeno dell’Ad blocking è presente in Italia e conosciuto dai consumatori, ma l’impatto per il mercato pubblicitario italiano è attualmente contenuto, attestandosi poco sopra il 10% dei volumi di consumo di internet sul PC. L’impatto è ancora più limitato su smartphone, il device che assumerà una quota di navigazione online sempre più elevata nel prossimo futuro e sul quale l’adozione degli Ad blocker è iniziata più tardi. Tuttavia si segnalano prospetticamente alcune problematiche:
– l’incidenza specifica dell’Ad blocking su alcuni target difficili da raggiungere, che potrebbe parzialmente limitare l’efficacia delle pianificazioni online delle aziende interessate a tali target;
– lo spazio di crescita del fenomeno se non verranno offerte risposte al disagio degli utenti e il rischio di un “contagio” dell’ Ad blocking dal PC allo smartphone;
– la percezione critica da parte degli utenti di alcuni formati video, un comparto che sta trainando lo sviluppo del mercato dell’online advertising.

In questo senso l’intera industry pubblicitaria è chiamata a uno sforzo di miglioramento di sistema, per darsi regole sostenibili e condivise ma che al contempo diano risposte concrete ai segnali di disagio mostrati dagli utenti. E i singoli player che sapranno raccogliere la sfida di un ambiente online più user friendly potranno contare su importanti aperture di credito da parte degli utenti, che spesso si ritrovano a installare gli Ad blocker in mancanza di alternative che ne rispettino il diritto a una navigazione piacevole.
Non secondario sarà il ruolo delle associazioni nel promuovere il valore dell’advertising e il patto pubblicitario online, che viene riconosciuto da meno della metà degli utilizzatori di Ad blocker. Le prossime wave della ricerca, a partire da quella in previsione a fine ottobre/inizio novembre, ci daranno le prime indicazioni di trend del fenomeno dell’Ad blocking sul mercato italiano”.

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Samsung, Apple e Huawei re del mercato smartphone italiano: i dati comScore a IAF 2016

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Samsung, Apple e Huawei protagonisti del mercato italiano degli smartphone: la fotografia comScore presentata a IFA

Gli italiani acquistano smartphone con dimensioni maggiori (soprattutto tra i 5 e i 6 pollici) e fotocamere sempre più potenti. Lo smartphone si configura sempre più come mezzo per attività diverse dalla telefonata: in crescita gli utenti che vedono video, condividono foto e ascoltano musica tramite il proprio dispositivo. Samsung è il brand più diffuso (con una quota del 42,4% della smartphone audience), seguito da Apple (17,7%), ma è Huawei a registrare la crescita più elevata in termini di utenti: +140%. Questa la fotografia scattata da Mobilens di comScore, in occasione di IFA, in merito all’acquisto di dispositivi mobili di nuova generazione relativa al mese di maggio 2016.

 

Smartphone e sistemi operativi in Italia
Nel mercato italiano dei telefoni cellulari, gli smartphone hanno raggiunto a maggio 2016 il 68,7% di penetrazione, con 30,6 milioni di utenti, numero che registra una crescita del 17% rispetto allo stesso mese dello scorso anno.
Limitandosi ai soli smartphone, il mercato italiano è dominato da Android, installato sui dispositivi del 69,5% della smartphone audience (67,6% nel 2015), seguito da Apple/iOS, con una quota di mercato pari al 17,7% (17,2% nel 2015), e Microsoft, oltre la soglia del 10% ma in calo rispetto all’11,1% dello scorso anno…

 

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mCommerce, gli italiani preferiscono il fashion all’elettronica: i dati comScore

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Fashion o elettronica? I dati comScore

“Gli italiani utilizzano sempre più lo smartphone per fare shopping”, commenta Fabrizio Angelini, CEO di Sensemakers e rappresentante di comScore in Italia. “Secondo le ultime rilevazioni che abbiamo condotto con comScore MobiLens e Mobile Advisor sugli acquisti via Mobile nel primo trimestre 2016, analizzando gli italiani sopra i 13 anni che possiedono uno smartphone, ben 8,6 milioni hanno acquistato prodotti e servizi via mobile nel mese di aprile 2016. E la loro percentuale sul totale dei possessori di smartphone è passata dal 24,4% di aprile 2015 al 28,3% di quest‘anno”. I numeri sul panorama mobile rilasciati da comScore Mobile Advisor evidenziano le differenze esistenti a livello di adozione dello smartphone nel continente europeo (e le differenze su prodotti di elettronica e di fashion), esaminando anche l‘utilizzo di applicazioni e browser per compiere acquisti da mobile.

A beneficiare della maggiore propensione degli Italiani agli acquisti via smartphone è il settore del fashion. Abbigliamento e accessori sono i prodotti che più Mobile Shopper hanno dichiarato di aver acquistato ad aprile 2016 (oltre il 35% degli utenti)…

 

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comScore: le minacce all’online advertising

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Un pezzo dell'infografica comScore

comScore svela, in una nuova infografica, tutte le criticità che il mercato pubblicitario di oggi si trova a vivere. Diverse questioni della massima importanza tengono sulle spine, infatti, le concessionarie e gli investitori: una di queste è l’AD Blocking, con comScore che sottolinea come la tendenza a utilizzare gli AD Block sia maggiore tra gli utenti giovani, e come, per combatterla, occorra riportare riportare in alto la user experience. La seconda è la frode pubblicitaria, visto come strumenti sempre più complessi riescano oggi a imbrogliare gli investitori sulle pubblicità video e desktop (soprattutto per quanto riguarda il programmatic); infine, comScore ricorda i pericoli della pubblicità non visualizzata, causa cattivo posizionamento o semplice ‘passare oltre’ da parte degli utenti.

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La connessione è sempre più questione di app: i dati sull’Audience Web di comScore

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comScore pubblica i dati relativi all'audience web nel 2015: ci si connette sempre più via app

Gli italiani sono sempre più connessi. Nell’arco del 2015 è cresciuta del 18% la fruizione del web in modalità multipiattaforma, e del 36% l’accesso al web esclusivamente tramite mobile (smartphone e/o tablet). I risultati sull’audience web sono quelli resi noti da comScore e dalla ricerca Mobilens: mentre i possessori di smartphone dichiarano di accedere alla rete via smartphone tramite App in percentuale maggiore rispetto al browser, si assiste nel contempo a una forte concentrazione nell’utilizzo di App. WhatsApp, Google e Facebook viaggiano ognuna tra il 50% ed il 60% di penetrazione sulla popolazione utilizzatrice di smartphone.

 

Sempre più connessi. Con sempre più dispositivi

A gennaio 2016 sono stati rilevati in Italia 37,5 milioni di utenti connessi al web, per la maggior parte in modalità Multipiattaforma (oltre il 45%). Gli utenti che hanno effettuato l’accesso alla rete con utilizzo contestuale sia da dispositivi mobili che da PC risultano in crescita (+18%). In maniera analoga cresce la fruizione del web in modalità esclusivamente Mobile: con un incremento annuo del 36%, interessa una quota prossima agli 8 milioni di utenti unici mensili. A cedere il passo è la navigazione esclusiva da PC, che pur confermandosi come il metodo di accesso al web per oltre 12 milioni di utenti unici, ha subito un calo dell’11% in un anno.

 

La navigazione tramite App supera quella da browser

Secondo i dati della ricerca Mobilens di comScore, nel mese di gennaio 2016 l’87% di chi ha navigato in rete da uno smartphone dichiara di averlo fatto attraverso una App, mentre la modalità di navigazione tramite browsing si attesta all’83%.

“Lo spostamento della navigazione da browser ad app rende cruciale l’implementazione di sistemi di misurazione in grado di riattribuire agli editori il cosiddetto traffico “in app browser” (ovvero il traffico sui siti degli editori proveniente da app di terzi)” afferma Fabrizio Angelini, CEO di Sensemakers e rappresentante per l’Italia di comScore “attività che comScore realizza regolarmente in diversi paesi nel mondo cosi come in Italia. Con la stessa logica e dato l’elevato grado di concentrazione del traffico mobile siamo in grado di riattribuire agli editori il traffico generato da soluzioni quali Instant Articles e Google AMP”.

L’utilizzo delle App risulta inoltre molto concentrato. La lotta per monopolizzare i servizi di messaging, social network ed email premia i leader del mercato. Il 60% dei possessori di smartphone dichiara infatti di aver usato WhatsApp, mentre il 50% ha usato le app di Google o quelle di Facebook.

Considerando le variazioni anno su anno, cresce il numero di italiani che dichiarano di avere utilizzato almeno una App nel corso del mese precedente, attestandosi sui 27 milioni di utenti, con un incremento del 19% rispetto allo stesso mese del 2015.

In merito alle performance delle singole App, i “soliti noti” fanno registrare crescite percentuali a doppia cifra, con +19% per WhatsApp e Google (entrambe oltre i 15 milioni di utenti) e +12% per Facebook per proseguire con Skype ed Outlook.com, entrambe sopra quota 5 milioni e con tassi di crescita rispettivamente del 17% e del 12%.

Sono tre App profondamente diverse tra loro quelle ad aver fatto registrare i più ampi tassi di crescita nel corso dell’ultimo anno. Instagram evidenzia una crescita del 27%, quasi pareggiando gli utenti di Outlook, mentre Amazon si conferma il nome di punta per l’eCommerce anche per le App (oltre quota 4 milioni, +37%). La crescita più consistente (+43%) riguarda Libero.it, che ha saputo raccogliere le preferenze di oltre 3 milioni di utenti collegando ai propri servizi di e-mail contenuti relativi a news, intrattenimento, informazione e meteo.

“Il mercato ADV è chiamato quindi a un’evoluzione” conclude Fabrizio Angelini, “oggi è fondamentale sviluppare la misurazione dell’efficacia dell’adv mobile e a tal fine abbiamo appena rilasciato la rilevazione della viewability in app e realizzato una dashboard di analisi delle campagna che evidenzia le differenti performance di mobile, desktop e fornisce un dato cumulato di Total Digital Audience”.

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Banzai secondo nella classifica comScore delle property digitali in Italia

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Secondo l’ultima rilevazione comScore, Banzai con 23,8 milioni di utenti unici al mese e una reach del 63,5% sul totale della popolazione internet italiana, è la seconda property digitale in Italia dopo Google e la prima fra gli italiani. La crescita rispetto allo scorso anno è stata pari al 17,5%, rispetto ad una crescita della popolazione internet italiana del 13,5%.

Banzai passa così dal quinto al secondo posto, trainata soprattutto dall’audience mobile, che sempre secondo comScore, ha raggiunto 15,9 milioni di utenti unici mensili, con una crescita del 34% rispetto ad un mercato in crescita del 25%.

Ottimi i risultati di tutti i principali brand media di Banzai. In particolare Pianetadonna fa registrare quasi 11 milioni di utenti al mese confermandosi leader indiscusso della sua categoria e Giallozafferano, il più noto e apprezzato brand di cucina in Italia, supera i 10 milioni di utenti con una crescita del 16% negli ultimi 12 mesi.

“Siamo chiaramente orgogliosi di questi risultati che premiano la passione e la capacità delle oltre duecento persone che ogni giorno lavorano per offrire ai propri lettori prodotti sempre migliori e che dimostrano concretamente come puntando costantemente sull’innovazione, sulla qualità dei contenuti e sulla squadra sia possibile raggiungere importanti traguardi” ha dichiarato Andrea Santagata, CEO di Banzai Media. “Credo che il nostro team fatto da giovani sviluppatori, web editor, social manager, cuochi di Giallozafferano, professionisti di marketing, rappresenti il principale asset di Banzai Media”. “Tutto questo ci ha consentito di crescere più del mercato dimostrando di sapere eccellere anche nei confronti dei grandi operatori internazionali”

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Millward Brown e comScore insieme per analizzare l’advertising digitale

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millward brown

Millward Brown e comScore hanno siglato una partnership per fornire alle aziende un’analisi senza precedenti delle performance dell’advertising digitale.

L’accordo, che include tutti i mercati al di fuori di Stati Uniti, Canada e Taiwan, consentirà alle aziende e alle agenzie di valutare l’intero valore delle proprie campagne digitali. I dati combinati aiuteranno anche gli editori che vogliono dimostrare la forza e il valore delle proprie piattaforme agli inserzionisti.

Le due società uniranno le rispettive misurazioni di eccellenza per fornire un dataset unico e completo che operi su tre aree.

Le metriche di audience di validated Campaign Essentials (vCE®) di comScore permettono alle aziende e alle agenzie di sapere se gli annunci sono stati visualizzati da persone fisiche e in un ambiente appropriato al brand, e se le impression validate abbiano raggiunto la target audience pianificata. Identificando le impression che hanno avuto la possibilità di creare un impatto, gli inserzionisti possono meglio individuare gli sprechi e ottimizzare le campagne.

In secondo luogo, i professionisti del marketing possono valutare l’impatto delle campagne digitali sul brand attraverso metriche tradizionali come la brand awareness e l’intenzione d’acquisto. La soluzione Brand Lift Insights di Millward Brown valuta infatti come l’atteggiamento nei confronti del marchio è cambiato dopo l’esposizione alla pubblicità digitale e confronterà i risultati con i benchmark del vasto database di Millward Brown. Il collegamento a vCE ora consentirà di filtrare il brand lift in base a metriche come le impression in-view, e di filtrarlo dal traffico non valido.

La terza area della partnership misura il comportamento del consumatore. Usando Action Lift di comScore, le aziende possono comprendere come le proprie campagne online abbiano influito su metriche quali visite sul sito, competitive share, ricerche del brand e conversioni online.

I tre elementi della partnership, presi individualmente, hanno dimostrato di fornire gli insight che permettono alle aziende di incrementare l’efficacia delle campagne. Combinati tra loro, creano un potente strumento che aiuta gli specialisti del settore a determinare su tutte le piattaforme digitali il reale valore di una impression validata.

 

Nell’ambito della partnership, Millward Brown diventerà rivenditore dei prodotti vCE e Action Lift di comScore, mentre comScore fornirà referenze commerciali per i Brand Lift Insights di Millward Brown.

 

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Mec, Comscore e Millward Brown: come misurare il valore dell’advertising digitale

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Questa mattina, a Milano, MEC, comScore e Millward Brown hanno presentato un progetto congiunto per misurare il valore di campagne di advertising digitale: il VDA, che definisce il ROI delle diverse campagne digitali in modo oggettivo e funzionale al raggiungimento degli obiettivi di business degli investitori.

Il progetto VDA offre un approccio olistico che permette alle imprese di conoscere l’impatto e l’efficacia finanziaria delle diverse campagne di advertising digitale integrando l’analisi combinata delle metriche in ambito “delivery” e “efficacia e ROI”, i due criteri fino ad ora più utilizzati per misurare i risultati delle azioni di advertising digitali. L’integrazione di questi due ambiti permetterà così di dare una valutazione ampia ed esaustiva dell’efficacia dell’advertising, mettendola in relazione al target a cui si rivolge e vuole coinvolgere.

La soluzione VDA prende in considerazione anche l’impatto degli AdBlocking sulle campagna di advertising digitale, le problematiche date dal “traffico non umano”, delinea gli obiettivi da raggiungere in termini di Viewability e impatto dell’esperienza digitale di brand ed è in grado di valutare le performance in funzione del target designato, il valore dello “GRP umano”, l’impatto sull’attitudine nei confronti del brand e l’influenza in termini di vendite.
Benché l’Italia sia tra i Paesi che vantano il più basso grado di traffico non-umano, la valutazione di questa metrica è fondamentale per garantire la massima efficienza del mercato e la sicurezza delle transazioni.
Egualmente, benché sia leggermente più alta, conta la percentuale di impression out of geo, cioè impression erogate ad IP non italiani. Ciò è soprattutto rilevante per i portali di news ed entertainment laddove molte persone con IP italiano quando sono in viaggio si collegano ugualmente ai siti italiani.

“La forza di questo progetto consiste nel valutare in un’unica soluzione tutti gli aspetti rilevanti che influiscono sull’efficacia di una campagna di advertising digitale: mettere a fattor comune i nostri bagagli diversificati di conoscenze ed esperienze – in ambito media investments, ricerche quali-quantitative sull’efficacia degli investimenti e digital media analytics – ci ha permesso di arrivare ad una proposta ampia ed esaustiva che risolve il nodo cruciale della corretta valorizzazione delle campagne digitali, oggetto di un importante dibattito tra aziende, agenzie e partner di comunicazione” ha commentato Julian Prat, Chief Strategy Officer MEC. “L’impiego di soluzioni che misurano singolarmente le varie dimensioni, infatti, non è più sufficiente in un mercato come quello odierno, che si è evoluto nettamente in un breve periodo ed è in continua trasformazione”.

Il lavoro delle tre società mostra inoltre che il tasso di performance in-target è direttamente proporzionale all’ampiezza dell’audience di riferimento. Comprendere che questi tassi possano variare a seconda del livello di granularità è un aspetto essenziale nel processo di definizione degli obiettivi di una campagna in termini di tassi di performance in-target. Per questa ragione, per campagne che si pongono come obiettivo l’in-target, occorre cambiare il paradigma di acquisto in audience buying. Le campagne in cui è stato utilizzato l’audience buying mostrano dei tassi percentuali di in-target decisamente molto superiori rispetto alle campagne standard. Ciò non consentirà mai di arrivare al 100% di planning in-target perché non è realistico ma lo avvicina di molto

“La misurabilità del digitale è uno dei fattori cruciali per attrarre sempre maggiori investitori e aumentare l’efficienza complessiva del settore” ha aggiunto Fabrizio Angelini, CEO Sensemakers – comScore Italia. “Vediamo una Industry in fermento, pronta al cambiamento e in grado di aprirsi a nuovi standard di valutazione; crediamo quindi che un progetto come quello presentato oggi sia determinante per aiutare tutti gli operatori ad adottare modelli di advertising evoluti e in grado di generare sempre maggior valore sia per le imprese che per i consumatori”

L’analisi aggregata degli studi effettuati attraverso lo strumento Brand Lift Insights di Millward Brown evidenzia infine come le pubblicità digitali possano lavorare su diverse aree, contribuendo in modo efficace alla creazione di un valore di marca duraturo nel tempo. Una corretta valutazione delle performance di una pubblicità digitale presuppone una chiara definizione degli obiettivi e del ruolo all’interno della strategia di marca.

“Il progetto VDA si inserisce perfettamente nella nostra mission di supportare i clienti a massimizzare il valore dei propri brand, ottimizzando le attività di marketing e comunicazione” ha concluso Eugenio Tavolaro, Managing Director Italy di Millward Brown. “Pensiamo che creare valore di marca attraverso la comunicazione significhi generare una maggior predisposizione nei confronti del brand, creando associazioni positive che possano motivarne o confermarne la preferenza rispetto ad altre: tutto questo non è misurabile solo attraverso un ‘click’: sono necessarie anche metriche specifiche come memorability, association, motivation in grado di valutare l’impatto della campagna nel costruire valore di marca”.

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BRAND STRATEGY

comScore conferma il lancio nel 2016 del panel per la Mobile Audience anche in Italia

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Dopo l’annuncio della partnership con Italiaonline, avente l’obiettivo di potenziare l’Audience Delivery Reporting in Italia, è di oggi un altro annuncio relativo al nostro paese da parte comScore, tra i leader mondiali della Digital Media Analytics. Durante un incontro con la stampa oggi pomeriggio a Milano, il fondatore e chairman emerito della società, Gian M. Fulgoni (nella foto), e il CEO e Founder di Sensemakers, Fabrizio Angelini, hanno confermato il lancio l’anno prossimo, anche in Italia, di un Full Mobile Panel a integrazione delle rilevazioni di target audience di comScore Validated Campaign Essentials (vCE). Per la precisione, mentre il Mobile Panel verrà attivato nel nostro paese all’inizio del prossimo anno, tra i primi in Europa con UK (il panel è invece attivo da tempo in USA e Canada) le misurazioni di vCE Mobile Audience saranno disponibili dal secondo trimestre 2016.
“Oggi il 70% del tempo speso su internet è da mobile”, ricorda Fulgoni, “ed è essenziale avere strumenti di misurazione capaci di leggere correttamente anche le audience dei terminali mobili. Secondo i nostri dati globali, infatti, circa la metà dell’adv deliverato non raggiunge il target socio-demo indicato dall’inserzionista”.
“Se a questo si aggiunge l’altro tema caldo, quello della viewability degli ad e dei video ad”, aggiunge Angelini, “particolarmente acuito dalla sempre maggior diffusione del Programmatic, si vede che strumenti come il nostro servono a restituire valore concreto tanto all’investimento degli inserzionisti, quanto alla inventory dei publisher”.
“Visibilità effettiva del display e del video, affollamento pubblitario nella pagine, qualità del contenuto e contestualizzazione dello stesso, cioè i dati che le piattaforme Programmatic utilizzano per i bid, se correttamente gestiti, generano valore per gli editori digitali, riportando la “scarsità” in un mercato inflazionato”, conclude Angelini. Al riguardo sono state presentate due case history. Una di Nestlè – Mediacom, che attraverso una accurata verifica della delivery ha consentito all’azienda un risparmio di 275.000 euro e un recupero di 100 milioni di impression non consegnate al tagret. L’altra relativa a Banzai, che ha strategicamente lavorato sulla drastica riduzione dell’inventory focalizzandosi invece sulla qualità della stessa, portando la sua viewability dal 57% (già superiore alla media italiana del 48%) a oltre il 70%.
A latere dell’incontro Angelini si è brevemente soffermato sulla questione Audiweb mobile, conferma l’intenzione dell’azienda di partecipare alla RFP. “La dolorosa comparsa del presidente Enrico Gasperini”, ha commentato, “allunga ovviamente in tempi. Va qui sottolineata la strordinaria lungimiranza del suo approccio: non solo rilevazione dei profili socio-demo delle audience mobili, ma inserimento in tempo reale di tali dati all’interno delle piattaforme di negoziazione”.

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Gli italiani e i contenuti video online. I dati del nuovo report Video Metrix di comScore

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Che si tratti di pubblicità, di programmi televisivi, di video virali o di traffico RSS, la piattaforma Video Metrix di comScore fornisce dati oggettivi per qualificare ogni tipo di audience: il sistema di monitoraggio partner di YouTube quantifica gli spettatori unici e fornisce dati riguardanti le caratteristiche demografiche e attitudinali degli utenti dei diversi canali di YouTube.

Analizzando i dati di maggio sul consumo di video online in Italia emergono le seguenti considerazioni:

– Più di 25 milioni di italiani guardano video online tramite i propri pc, a dimostrazione del fatto che l’utilizzo dei dispositivi desktop rimane ancora forte. Durante maggio 2015, l’utente medio ha trascorso 16 ore guardando contenuti video. Google Sites, soprattutto grazie a YouTube, è stata la principale destinazione di video online utilizzata, attraendo circa 20 milioni di utenti con una media di 3 ore per utente. Facebook è al secondo posto con 16,6 milioni di utenti che hanno guardato contenuti video su internet attraverso i propri desktop.

– Se si esaminano i diversi gruppi di età, gli utenti tra i 45 e i 54 anni sono i più coinvolti dai contenuti video online, con una media di 261 video visti e 20 ore per spettatore. Gli uomini hanno visto più video delle donne e per molto più tempo, con una media di 263 video visti per 19 ore al mese per maschio italiano. A confronto, la donna media italiana ha visto 192 video per 13 ore al mese.

– Se ci focalizziamo sui principali canali partner su YouTube, scopriamo che VEVO è al primo posto, attraendo 8 milioni di italiani. Trascinando il trend dei video musicali, Warner Music è stato il secondo canale partner di YouTube più popolare con 6 milioni di spettatori.

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