AGENZIE

AssoCom va su stampa per promuovere la “buona comunicazione”

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La buona comunicazione genera valore. Questo il payoff che accomuna i diversi soggetti della campagna che AssoCom farà partire nei prossimi giorni su alcuni dei maggiori quotidiani in Italia. Una campagna di denuncia sulle molte urgenze che preoccupano le imprese della comunicazione. Ma soprattutto un modo per proporre le possibili soluzioni, per le quali AssoCom sta già lavorando, nell’interesse dell’intero comparto. “Si parte con un soggetto istituzionale – spiega Stefano del Frate, direttore generale di AssoCom – un appello a restare uniti in nome della “buona comunicazione”, un concetto che farà da filo conduttore di tutta la campagna. “Chi vuole giocare metta il dito qui”: l’invito più semplice e spontaneo di chi ha voglia di fare una cosa bella insieme, diventa qui un modo per fare la conta di chi ha davvero intenzione di difendere un’industria in difficoltà, nell’interesse delle agenzie ma anche dei clienti”.

Schiacciate da una parte da una perdurante crisi degli investimenti e dall’altra da pesanti e in alcuni casi “inique” imposizioni fiscali, le agenzie di ncomunicazione vivono da anni una fase di grande difficoltà. Il rischio è un generale impoverimento dei livelli qualitativi della comunicazione un deterioramento del livello di rapporto fiduciario fra le agenzie e le aziende investitrici.

“Potranno poi nascere altri soggetti creativi, nel tempo, il format è molto fertile – aggiunge Emanuele Nenna, Consigliere di AssoCom che ha partecipato in prima persona allo sviluppo della campagna- L’obiettivo è quello di fare sentire la voce di un’Associazione che sta lavorando intensamente per i suoi associati, denunciando problemi e indicando soluzioni. Le campagne sono il sasso da lanciare. Il braccio da non nascondere sarà quello di chi in quest’associazione metterà energia e passione per combattere le battaglie che oggi serve (disperatamente) combattere”.

Le prossime uscite affronteranno temi centrali quali la relazione tra agenzie e clienti, la pressione fiscale, il mercato del lavoro, mettendo a confronto il nostro Paese e le esperienze europee: un confronto dal quale l’Italia esce ora fatalmente perdente ma che deve diventare uno stimolo per un impegno ancora più forte.

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