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La Brexit e il mutevole panorama “in divenire” dei marchi, tra Regno Unito ed Europa

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eu trade mark marchi

om’era prevedibile, il referendum sulla Brexit ha avuto un effetto incredibile sulla politica, sulle imprese e sull’economia. Da quando sono iniziati i negoziati in preparazione dell’eventuale separazione del Regno Unito dall’Unione Europea (EU) prevista per marzo 2019, le ripercussioni si stanno facendo sentire in lungo e in largo, e non solo in Gran Bretagna.

Questo è l’esordio dell’articolo, a firma di Rob Davey, Senior Director di CompuMark, un brand di Clarivate Analytics, che qui riportiamo per intero.

Lo stesso vale per i diversi settori in tutte le nazioni della regione. Mentre alcuni, come il settore retail, hanno sentito gli effetti quasi immediatamente dopo il voto a giugno 2016, altri stanno iniziando lentamente ad accettare i cambiamenti che possono verificarsi a seguito della Brexit. Spostando lo sguardo alla proprietà intellettuale, ad esempio, abbondano le domande riguardo alle registrazioni dei marchi. Per quanto riguarda tutte quelle attività che vogliono operare e proteggere i propri interessi sia nel Regno Unito e che nell’Unione Europea, è sufficiente presentare una richiesta di deposito presso l’EUIPO (European Union Intellectual Property Office).

Un panorama instabile
Il panorama dei marchi si evolve quotidianamente e di conseguenza i professionisti di questo settore adattano costantemente le proprie strategie di ricerca, validazione e monitoraggio, e ciò risulta evidente se si va a guardare la variazione del numero di registrazioni di marchi attuale.
Secondo la ricerca di CompuMark, grazie alle unità di Custom & Managed Solutions, si è registrato un incremento del 20% delle richieste di registrazione di marchi nel Regno Unito. Nei 18 mesi precedenti al referendum sulla Brexit, la media mensile di richieste per la registrazione era 4.538. Tuttavia negli 11 mesi successivi al voto è salita a 5.567.
Prendendo in esame le richieste US per marchi validi nel Regno Unito, la media delle richieste mensili negli 11 mesi successivi al referendum è stata di 261, rispetto alle 104 nei 18 mesi precedenti. Un marcato aumento del 150%.
Dal punto di vista delle aziende britanniche, prima del referendum la media di domande di registrazione dei richiedenti con sede nel Regno Unito era di 933. Dopo il voto, tuttavia, questa media è scesa a 766, un declino del 18%.
Allo stato attuale, si registra un notevole aumento di brand che registrano sia marchi UK che EU, preparandosi a un nuovo ambiente post-Brexit. Nonostante questa procedura non sia necessaria al momento, dopo marzo 2019 i brand potrebbero trattare i marchi depositati nel Regno Unito allo stesso modo di quelli registrati in Svizzera o in Norvegia, paesi che fanno parte dell’Europa ma non dell’Unione Europea. Ovviamente questo significa ulteriori sforzi e costi poiché i professionisti dovranno presentare due richieste anziché una sola.
Questo approccio non cambia necessariamente il modo in cui i marchi vengono ricercati, validati o monitorati, poiché gli strumenti, le soluzioni e i processi attualmente utilizzati continueranno a seguire le stesse procedure e ricerche per le stesse regioni.

Conversione dei marchi EU esistenti
Ciò che dovrà necessariamente cambiare è lo stato dei marchi attualmente registrati EU. Questi possono essere stati depositati nel Regno Unito ma nel post-Brexit potrebbe essere necessario convertire i marchi EU in marchi UK per garantire l’effettiva copertura in tutte le regioni.
In questo caso esiste un’alta probabilità che vengano adottate disposizioni transitorie per consentire una conversione efficacie delle registrazioni EU esistenti e di quelle in sospeso. Se tutto va bene questi processi non significheranno una perdita di priorità, date di deposito o di anzianità nelle registrazioni nazionali del Regno Unito a lungo termine, il che significa di conseguenza non perdere diritti.
Inoltre ci sarà anche un impatto sulle attività che il settore svolge con l’EUIPO, che hanno scatenato numerosi dibattiti tra i rappresentanti legali che hanno perso i propri diritti di rappresentanza presso l’ufficio. Le possibili soluzioni vanno dall’opzione politicamente improbabile che il Regno Unito aderisca allo Spazio Economico Europeo (EEA – European Economic Area), che consentirebbe ai membri di rappresentare i propri clienti prima dell’EUIPO, oppure agli avvocati britannici di ottenere la licenza per praticare in un altro paese Europeo oppure forse anche delocalizzare quegli impiegati delle compagnie nel Regno Unito che gestiscono il lavoro IP presso l’EUIPO

La risposta ufficiale
Nonostante non vi sia in atto un piano concreto, il settore e il governo britannico stanno lavorando per trovare una soluzione. Secondo il sito del Governo britannico “Il sistema del Regno Unito per la tutela dei diritti sui marchi non è influenzato dalla decisione di lasciare l’Unione Europea. Fintantoché il Regno Unito rimane un membro dell’UE i marchi comunitari (EU Trade Marks – EUTM) continueranno ad essere validi in UK. Quando il Regno Unito lascerà l’UE, i marchi EUTM rimarranno validi nei rimanenti stati EU. Siamo consapevoli che i proprietari degli esistenti marchi EU vogliano chiarire la copertura di questi diritti quando il Regno Unito lascerà l’Unione Europea. Il governo sta esplorando varie opzioni e stiamo discutendo il modo migliore per andare avanti con gli utenti del sistema. Quando il Regno Unito avrà lasciato l’Europa, le aziende britanniche continueranno a poter registrare marchi comunitari, che copriranno tutti gli stati membri dell’EU”.

Le basi restano le stesse
Nonostante il panorama mutevole, le basi della ricerca, validazione e monitoraggio rimangono le stesse. Ciò include la corretta esecuzione del processo di ricerca, validazione e registrazione, utilizzando gli strumenti corretti – a pagamento di fornitori riconosciuti –  e basandosi sull’esperienza e la competenza degli avvocati e dei professionisti dei marchi che possono consigliare sui rischi della mitigazione e dell’approccio alle best practice per richiederne di nuovi e monitorare quelli esistenti nel loro portfolio.
Questo risulta particolarmente importante in quanto la complessità dei marchi può solo aumentare man mano che ci si avvicina all’uscita del Regno Unito. I brand devono fare affidamento sull’esperienza dei professionisti di settore che sono abili a comprendere i cambiamenti e l’impatto sulle registrazioni in corso, in attesa e sui nuovi marchi.
Soprattutto, gli avvocati e i professionisti devono capire l’ambito del proprio portfolio, sapendo quali marchi sono registrati nel Regno Unito, quali in Europa e quali devono essere convertiti, di nuovo, per garantire la copertura su tutte le regioni.

Conclusioni
Le opinioni sulla Brexit sono diverse e sono contrastanti, come questa influirà sulle aziende e sull’economia, e quali saranno le conseguenze più ampie per il Regno Unito. A livello di settore, le organizzazioni stanno esplorando le proprie opzioni e affidandosi al governo per impostare un percorso preciso. Per il mercato dei marchi è lo stesso. Le operazioni giorno per giorno procedono e i marchi vengono ricercati, validati e monitorati costantemente. Vi è anche la consapevolezza generale che il cambiamento è prossimo, e le organizzazioni stanno già cercando proattivamente di capire questi cambiamenti e rimanere protette in tutte le regioni.

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La Brexit non ferma il mercato pubblicitario: i risultati della ricerca di Zenith

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La Brexit non ferma il mercato pubblicitario: i risultati della ricerca di Zenith

La spesa pubblicitaria globale crescerà del 4,4% quest’anno, raggiungendo 539 miliardi di dollari statunitensi, in aumento rispetto al 4,1% precedentemente previsto in giugno. A rivelarlo è Zenith col suo nuovo rapporto Advertising Expenditure Forecasts, pubblicato oggi. Il mercato pubblicitaria, quindi, continuerà a crescere del 4,5% nel 2017 e del 4,6% nel 2018 – in aumento rispetto alle precedenti stime di crescita su entrambi gli anni, che erano rispettivamente del 4,3% e 4,4%. Entro il 2018 la spesa pubblicitaria globale arriverà a 589 miliardi di dollari statunitensi, 4 miliardi in più rispetto a quanto stimato in giugno.

Stati Uniti, Filippine ed Europa occidentale guideranno una più rapida crescita nella spesa pubblicitaria
Questo aumento è essenzialmente il risultato di una crescita più forte del previsto negli Stati Uniti, dove un mercato del lavoro solido ha incoraggiato i consumatori a spendere di più e dove gli inserzionisti hanno combattuto più duramente per mantenere le proprie quote sul mercato in espansione. Zenith si attende che i network TV statunitensi torneranno a crescere quest’anno (a un tasso dell’1%, dopo una contrazione del 5% l’anno scorso). Ciò in seguito ai nuovi investimenti delle aziende farmaceutiche e di prodotti per il consumatore. L’agenzia si aspetta anche che i social media accelereranno da un 32% di crescita dell’ultimo anno al 35% quest’anno, grazie all’utilizzo di nuovi formati da parte degli inserzionisti (si pensi agli in-feed video) e al prosieguo della transizione al mobile internet. Nel complesso, Zenith prevede che gli Stati Uniti vedranno crescere del 4,4% la propria spesa pubblicitaria quest’anno, in ascesa rispetto alla precedente previsione del 3,8%.

Lievi indebolimenti del mercato pubblicitario nel Regno Unito dopo il voto per la Brexit
Nonostante il voto per la Brexit nel referendum del Regno Unito sulla permanenza in Unione Europea sia stato uno shock per molti attori di mercato, gli inserzionisti hanno fin qui reagito con pacatezza, senza diffuse riduzioni di budget. Zenith prevede una crescita del 5,4% nella spesa pubblicitaria del Regno Unito per quest’anno, di poco inferiore al 5,6% previsto poco prima del voto. Come indicato in precedenza dall’agenzia, infatti, gran parte dell’effetto della Brexit sul mercato pubblicitario britannico si mostrerà nel lungo termine.

Il mobile advertising sopravanzerà il desktop advertising persino più rapidamente del previsto
In giugno Zenith ha previsto che il mobile advertising avrebbe superato gli investimenti in digital desktop advertising nel 2017. L’agenzia continua a ritenere che questo sorpasso avverrà, ma ha aggiornato le proprie stime per la crescita del mobile su quest’anno (48% rispetto al 46% prima previsto) e sul prossimo anno (33% rispetto al 29% precedentemente stimato). Zenith al momento si aspetta che la spesa pubblicitaria sul mobile supererà quella per dispositivi desktop di 8 miliardi di dollari USA nel 2017, in aumento rispetto ai 2 miliardi previsti a giugno. Le stime prevedono che entro il 2018 il mobile peserà per il 60% di tutta l’internet advertising, in aumento rispetto al 58% previsto in precedenza.

 

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Sassoli (UPA): “Nervi saldi per Brexit”. E ritocca all’insù le stime per il 2016

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“La Brexit? Potrebbe cambiare poco o nulla”. È tranchant l’opinione di Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente di UPA, espressa durante l’incontro con la stampa in occasione dell’Assemblea Annuale dell’Associazione, oggi al Teatro Strehler di Milano. Il Presidente poi argomenta: “L’UK non faceva parte dell’area Schengen; non aveva adottato l’euro; si è limitata a uscire da una quantità di trattati commerciali che molto probabilmente verranno sostuiti da nuovi trattati, di fatto senza grandi cambiamenti, che non convengono a nessuno.
“Il rischio vero”, ha aggiunto, “è quello di farsi travolgere dall’emotività, di fluttuare tra isteria e cupezza”.
A riprova del suo ottimismo di fondo, Sassoli non ha solamente confermato le previsioni UPA di una crescita del mercato italiano della comunicazione del 3% a fine 2016, ma le ha ritoccate all’insù “diciamo che sarà un Π%. E le nostre previsioni sono generalmente molto precise perché basate sui survey periodici presso le aziende associate UPA: 500 imprese che rappresentano circa il 90% degli investimenti media nel nostro paese”.
Oltre ad accennare alle opportunità che la Brexit potrebbe aprire per il nostro paese in ottica commerciale ed europea, Sassoli ha rilanciato una proposta già presentata lo scorso anno: il Tax Credit “che adesso sembra avere maggiori possibilità di essere accettata, soprattutto nella sua parte riguardanti l’editoria, un comparto in via di stabilizzazione ma che deve ancora sfruttare adeguatamente le potenzialità del digitale”. Un totale di 400 milioni di defiscalizzazione degli investimenti incrementali in comunicazione da parte della aziende, 100 milioni di quali riservati alla stampa, che “raddoppierebbe l’attuale propensione al consumo”.
Rispetto agli attuali trenta miliardi di incentivi alle imprese, una massa impressionante di risorse pubbliche che non ha prodotto né investimenti né occupazione, e ha finanziato rendite di posizione e segmenti decotti: “cancellando una quarantina di leggi si potrebbero recuperare dieci miliardi e indirizzarli verso la banda larga”.
“La banda larga è l’asse centrale su cui far crescere i consumi”, ha proseguito il Presidente degli investitori. “Attraverso l’ecommerce e le startup, che valgono circa il 4% del PIL, ci potrebbero essere 30 miliardi di ulteriori ricavi per le imprese”.
Per quanto riguarda Auditel, Sassoli ha confermato il completamento della road map per la sostituzione del panel e il reclutamento del nuovo Superpanel, le cui rilevazioni verranno distribuita a partire dell’1 gennaio 2017, dopo l’indispensabile fase di test. Nel frattempo partirà la sperimentazione per l’allargamento della misurazione ai nuovi device digitali/mobili in un radicale processo di innovazione che favorirà la sperimentazione e la crescita del sistema televisivo.
Sulla misurazione delle audience radiofoniche è stato “apprezzato lo sforzo compiuto dagli editori di costituire un tavolo comune”, tuttavia UPA “auspica che siano impiegate tecnologie volte a una rilevazione più puntuale e precisa della radio”.
L’evoluzione in corso di Audiweb è stata citata come un elemento essenziale della futura intersecazione delle ricerche sulle audience, che deve comprendere anche tutta la parte social in cui i consumatori sono molto attivi.
Sassoli ha inoltre lanciato il progetto di realizzare un “libro bianco sugli investimenti digitali”, a cura di un tavolo tecnico che veda la partecipazione anche di centri media, agenzie, concessionarie ed editori.
Sulla RAI, il Presidente di UPA ha ricordato che gli investitori pubblicitari: “si aspettano una Rai coraggiosa che scuota le convenzioni mescolando stili e culture, teche e contemporaneità, una Rai che diventi finalmente una digital media company con un’offerta integrata, personalizzata e ubiqua”.
Dopo la relazione di Sassoli, è intervenuta Monica Fabris, presidente Episteme, con una relazione incentrata sul passaggio dalla “società dei consumi alla società della comunicazione”, sulle conseguenze di questo cambiamento nelle vite dei consumatori e nelle prospettive delle imprese, e su come governare il fenomeno “con una rinnovata capacità di ascolto e di osservazione”.
Ha chiuso l’assemblea dell’UPA, Cristina Scocchia, Amministratore delegato L’Oreal Italia, che ha portato il punto di vista di big spender estero sull’attrattività dell’Italia, le implicazioni del Brexit e l’evoluzione della comunicazione nel contesto italiano. In particolare, l’AD di L’Oreal Italia ha sottolineato l’importanza di tornare ad investire in comunicazione perché la marca è “un vettore di valore intangibile che deve trasmettere emozioni attraverso una narrativa esperienziale”. Scrocchia ha inoltre approfondito il tema del rapporto dei millennials con le marche “Un brand è forte per i giovani se riesce a creare una connessione emotiva basata sul concetto di somiglianza e non più di aspirazionalità”. E sul digitale ha aggiunto: “I consumatori non si accontentano più del solo prodotto fisico, cercano ispirazione e coinvolgimento. Ma il digitale non è una strategia aggiuntiva. Noi non vogliamo avere strategie digitali, vogliamo sviluppare strategie di business e di comunicazione in un contesto digitale.

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Zenith forecasts: nel 2017 più investimenti adv sul mobile che sul fisso. Il rischio Brexit

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Il mobile supererà il desktop e diventerà il principale mezzo pubblicitario basato su internet nel 2017, un anno prima di quanto stimato in precedenza, secondo nuovo report Advertising Expenditure Forecasts di Zenith, pubblicato oggi, nel quale si prevede che gli inserzionisti in tutto il mondo spenderanno 99,3 miliardi di dollari USA su mobile internet advertising nel 2017, superando così i 97,4 miliardi di dollari di investimenti stimati sul desktop.

Un sorpasso che arriverà in anticipo sulle attese. Lo scorso dicembre, infatti,  lo stesso report Zenith aveva previsto che tale sorpasso sarebbe avvenuto nel 2018 ma, da allora, il rapido sviluppo del mercato del mobile advertising ha spinto l’agenzia ad anticipare di un anno la previsione del sorpasso. Il mobile advertising sta crescendo con un passo rapidissimo: è cresciuto del 95% nel 2015 e Zenith prevede una crescita del 46% nel 2016, seguita da una crescita del 29% sia nel 2017, sia nel 2018. Il mobile è già il modo principale in cui gli utenti accedono a internet, come Zenith ha dichiarato settimana scorsa nel report Media Consumption Forecasts 2016, e il mercato pubblicitario sta accorciando le distanze col consumatore via via che gli inserzionisti individuano le modalità migliori per comunicare proprio utilizzando il mobile internet.

Gli investimenti pubblicitari su internet tramite accesso desktop hanno raggiunto il picco nel 2014 con 98,9 miliardi di dollari e sono iniziati a contrarsi dello 0,2% nel 2015, a quota 98,7 miliardi di dollari – fatto dovuto alla conversione dei budget pubblicitari al mobile. Zenith ora si attende che il desktop advertising declinerà per il resto del periodo coperto dalla previsione: una contrazione che sarà dello 0,9% nel 2016, dello 0,4% nel 2017 e del 6,0% nel 2018. L’agenzia prevede che gli investimenti in desktop advertising totalizzeranno 91,5 miliardi di dollari nel 2018, quando il desktop advertising varrà il 42% dell’internet advertising nel suo complesso, mentre il mobile advertising peserà per il 58%.

In particolare, è la Cina a guidare il mercato del mobile advertising, facendo da pioniere negli sviluppi che successivamente si diffonderanno in tutto il mondo.
“Gli inserzionisti cinesi stanno tracciando la rotta nel sapersi adattare all’ascesa della tecnologia mobile” ha dichiarato al riguardo Jonathan Barnard (nella foto), Head of forecasting di Zenith. “In Cina il mobile advertising è già la modalità di comunicazione più importante e le comunicazioni delle marche sono mobile-first. È solo questione di tempo prima che il resto del mondo si rimetta al passo”.

In Cina, il mobile advertising è già oggi la forma dominante di internet advertising, pesando per il 56% della spesa pubblicitaria internet nel paese quest’anno e per il 78% entro il 2018, con il livello più alto al mondo. Guardando all’intero mercato pubblicitario cinese, invece, il mobile advertising varrà il 29% del totale quest’anno – momento in cui supererà la televisione per diventare il primo più grande mezzo pubblicitario in Cina – e varrà il 47% nel 2018. L’anno prossimo, inoltre, la Cina supererà gli Stati Uniti e diventerà il più grande mercato del mobile advertising: gli inserzionisti cinesi investiranno 32,7 miliardi di dollari, mentre quelli statunitensi ne spenderanno 30,5.
A livello globale, invece, il mobile advertising è di qualche misura alle spalle della televisione e vi rimarrà almeno per i prossimi anni: Zenith, infatti si aspetta che entro il 2018 la spesa pubblicitaria su dispositivi mobili varrà 127,8 miliardi di dollari, in confronto ai 192,2 miliardi di dollari riferibili alla televisione.
Questa settimana nel Regno Unito, l’altro paese al mondo dove il mobile supererò in fisso già quest’anno, si voterà sulla permanenza o meno all’interno dell’Unione Europea: un’uscita dall’Europa infliggerebbe al mercato pubblicitario del Regno Unito un taglio. secondo Zenith, pari a 70 milioni di sterline sugli investimenti pubblicitari incrementali ogni anno, per un totale di un miliardo di sterline entro il 2030. Il Brexit apporterebbe, inoltre, incertezza agli scenari per le imprese e il consumatore in tutta Europa, provocando un rischio decrescita per l’intera regione.

 

 

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Analisi Zenith: il Brexit potrebbe costare un miliardo di sterline entro il 2030 al mercato pubblicitario UK

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Brexit

Secondo una nuova analisi di Zenith lasciare l’Unione Europea potrebbe costare al Regno Unito 70 milioni di sterline all’anno in termini di crescita negli investimenti pubblicitari, per un totale di un miliardo di sterline entro il 2030. Questa perdita nella spesa pubblicitaria sarebbe causata da una riduzione della crescita economica sul lungo termine, mentre avrebbe un impatto minimo nel breve periodo.

Il ministero del tesoro del Regno Unito ha valutato quale sarebbe l’andamento dell’economia nazionale nel caso in cui il Brexit (l’uscita del Regno dall’Unione) si realizzasse: tutti i possibili scenari post-Brexit riguardanti la relazione fra Regno Unito e Unione Europea indicano riduzioni nel flusso di scambi e di investimenti. La conclusione complessiva del ministero è che entro il 2030 il prodotto interno lordo del Regno Unito sarebbe del 6,2% più basso se il paese si trovasse al di fuori dell’UE rispetto a quanto il PIL sarebbe se il Regno Unito continuasse a farne parte.

Diverse altre istituzioni hanno pubblicato i propri modelli previsionali: la maggior parte di questi è piuttosto simile e quasi tutti sono negativi. Assumendo che la stima del ministero sia confermata, Zenith stima che, a prezzi correnti, il Brexit costerebbe al settore pubblicitario del Regno Unito un miliardo di sterline in crescita degli investimenti pubblicitari per i prossimi 15 anni.

Zenith ha identificato una chiara relazione fra la crescita economica e la salute del settore pubblicitario: una crescita in aumento porta ad avere più prodotti da parte degli inserzionisti attuali e altri nuovi prodotti da parte delle start-up, che dovrebbero essere tutti commercializzati ai consumatori. Negli ultimi 35 anni, inoltre, il mercato pubblicitario UK ha mostrato una crescita media dell’1,1% per ogni punto percentuale di aumento nel prodotto interno lordo, stando allo storico del report Advertising Expenditure Forecasts pubblicato da Zenith. Sul lungo termine, dunque, la ridotta crescita economica derivante dal Brexit porterebbe a una minore crescita del mercato pubblicitario del Regno Unito.

A ogni modo, gli effetti della decisione di lasciare l’Unione Europea non si avvertirebbero almeno per diversi mesi dopo il voto. Zenith, infatti, ha condotto un’indagine esclusiva fra i principali inserzionisti UK ed europei per sondare gli effetti a breve dell’incertezza derivante dal Brexit e dal voto per l’uscita dall’UE. L’agenzia ha chiesto alle aziende intervistate se la prospettiva del Brexit porterebbe a una revisione dei loro budget per quest’anno e se intenderebbero rivederli nel caso in cui il voto decretasse l’abbandono dell’Unione Europea. I risultati sono stati unanimi: tutti gli inserzionisti hanno dichiarato che i propri budget non cambiano alla luce di un possibile Brexit e, allo stesso modo, nessuno di loro ha nei propri piani cambiamenti immediati di investimento nel caso in cui il Brexit si avverasse.

Questo fatto suggerisce che l’uscita del Regno Unito avrebbe un effetto marginale (se non inesistente) sul mercato pubblicitario UK. Non si tratta per forza di una sorpresa: in genere gli inserzionisti sono pragmatici quando decidono i propri budget, allocando quello che pensano essere un investimento sufficiente a permettere di realizzare i propri obiettivi di crescita, a partire dalle abitudini di spesa dei consumatori e dalle possibilità disponibili per comunicare coi consumatori stessi. Il Brexit sarebbe una situazione senza precedenti ed è improbabile che porti un cambiamento immediato al modo in cui le persone fanno acquisti o utilizzano i mezzi di comunicazione: non darebbe, dunque, segnali agli inserzionisti per dover modificare i propri piani di spesa. Zenith si aspetta, perciò, che le aziende comincerebbero a rivedere i propri budget pubblicitari solo dopo che dovessero cominciare a rendersi evidenti le conseguenze del voto per l’abbandono dell’UE.

“Mentre gli effetti immediati sarebbero poco rilevanti, il Brexit avrebbe un costo sul lungo periodo per la pubblicità nel Regno Unito, frenando la crescita di questo settore per un valore di 70 milioni di sterline l’anno”, ha dichiarato Jonathan Barnard, Head of Forecasting, Zenith. “L’uscita dall’Unione rischierebbe anche di rendere più onerosi e difficili da gestire gli account degli inserzionisti che operano in più paesi all’interno dell’Europa”.

 

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