AZIENDE

Microsoft: crescono occupazione e fatturato nelle PMI più “tech & digital savvy”

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Nel corso del convegno “Digitali per Crescere”, organizzato oggi a Milano da Assolombarda, l’intervento di Jean-Philippe Courtois, Presidente di Microsoft International (nella foto), ha messo in luce i dati di un recente studio1 Microsoft-Boston Consulting Group focalizzato sull’impatto economico dell’ICT sulle piccole e medie aziende. “Le SMB”, ha premesso Courtois, “a livello mondiale generano l’80% dei posti di lavoro totali. Diventa quindi estremamente significativo misurare l’impatto che su tali imprese ha avuto, in termini reali, l’implementazione operativa delle nuove tecnologie IT”. Lo studio è stato effettuato coinvolgendo oltre 4.000 piccole e medie imprese di cinque paesi (USA, Germania, Cine, India e Brasile) ma “è in programma una prossima edizione della ricerca allargata ad altri 19 stati, inclusa l’Italia”, ha anticipato il Presidente di Microsoft International. Benché ristretti alle nazioni indicate, i risultati di questo primo lavoro hanno confermato in misura superiore alle attese la stretta correlazione tra sviluppo delle imprese e investimenti in tecnologia. Nei paesi sotto esame, infatti, è emerso che se la stragrande maggioranza delle PMI adottassero le più moderne tecnologie digitali, si genererebbero ex-novo 6,2 milioni di posti di lavoro, a fronte di incrementi di di fatturato nell’ordine dei 770 miliardi di dollari. “Questi incrementi”, ha sottolineato Courtois, “sono teoricamente replicabili in misura analoga in tutti i paesi economicamente sviluppati del mondo, stante il legame che tende ad assimilare a modelli unificanti le strutture economiche in un’ottica di globalizzazione dei mercati”. La ricerca BCG mostra inoltre che dal 2010 al 2012 le PMI che hanno adottato strumenti IT moderni sono riuscite ad aumentare il proprio fatturato di 15 punti percentuali più rapidamente e hanno creato il doppio dei posti di lavoro rispetto alle altre tecnologicamente più “inerti”.

 

“Lo scenario tecnologico è in costante evoluzione e Microsoft sta cambiando in linea con i trend della mobility, del cloud computing, dei big data e del social enterprise per offrire maggior valore alle aziende grazie a un ecosistema integrato di device e servizi,” ha quindi dichiarato Carlo Purassanta, Amministratore Delegato di Microsoft Italia. “Esiste uno stretto rapporto tra innovazione e competitività e le PMI che investono in nuove tecnologie sono quelle che crescono più velocemente. Ecco perché ci impegniamo da sempre per offrire opportunità di formazione per aiutare i manager e gli imprenditori italiani ad acquisire consapevolezza dei vantaggi offerti dalle nuove tecnologie e collaboriamo con importanti attori pubblici e privati per creare i presupposti per il loro percorso d’innovazione. Il progetto ‘Digitali per Crescere’ nasce proprio con questo obiettivo e proseguirà anche nel 2014 puntando a raggiungere le PMI e i giovani delle principali città italiane”. Microsoft ha poi presentato alcuni dati relativi al mercato italiano che mostrano, un po’ a sorpresa, indici in qualche caso superiori ai valori medi dell’Europa occidentale, come nel caso dell’interesse verso il Cloud, 53% delle PMI contro il 33% europeo. I servizi che le imprese italiane sono intenzioante a basare sul cloud, oltre alla classica email, indicata dal 63% del campione, sono la condivisione di documenti (50%) e l’archivio dati (37%). Tra le motivazioni della scelta, spiccano – tutte con valori superiori al 70% – la facilità di sharing, la fruizione in mobilità e la maggiore sicurezza.

 

A proposito di quest’ultimo fattore, Purassanta – dopo aver rimarcato che i prodotti MS Cloud sono cresciuti del 240% in Italia l’anno scorso – ha segnalato che sta svanendo il “pregiudizio diffuso fino a pochi anni fa nelle PMI” circa la maggior sicurezza legata alla gestione in house di server e database. Nel corso del convegno, infine, sono intervenuti anche rappresentanti istituzionali e del mondo della ricerca, quali Roberto Calugi, Dirigente Area Competitività delle Imprese della Camera di Commercio di Milano, Renato Galliano, Direttore Settore Innovazione Economica, Smart City e Università del Comune di Milano, e Alfonso Fuggetta, Direttore del CEFRIEL, che hanno parlato dell’importanza di un ecosistema multi-stakeholder per la ripresa economica, approccio che è proprio alla base del modello di collaborazione pubblico-privato di “Digitali per Crescere”. “Le tecnologie digitali rappresentano una leva per la competitività e per portare valore nel territorio in cui operano. Come Assolombarda”, ha concluso il direttore generale Michele Angelo Verna, “siamo impegnati su questo fronte attraverso lo sviluppo di numerosi progetti che fanno parte del piano strategico per  “far volare Milano” e il suo territorio, da sempre caratterizzato da una spiccata vivacità del tessuto produttivo e scientifico”.

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MOBILE

In cerca di un formato comune per gli sviluppatori del mobile advertising

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Cresce a ritmo sostenuto il peso del mobile all’interno del marketing mix, anche grazie a nuovi strumenti capaci di analizzare la mole dei dati degli utenti, sempre più connessi in mobilità. Già oggi su Facebook 2 utenti su 3 – secondo il Boston Consulting Group – accedono al social network dai loro dispositivi mobili, e lo stesso avviene per il 60% degli utenti di Twitter, Instagram lo scorso anno è balzato da 886mila a oltre 7,3 milioni di utenti in mobilità. Un mercato letteralmente esploso a cui i marketer guardano con sempre più interesse. Per i beni di consumo, secondo l’ultimo madreport pubblicato da Madvertise, la spesa per i beni di consumo è cresciuta verticalmente del 235% tra il 2011 e il 2012.

Il nuovo corso punta soprattutto a incrementare il peso del Real Time Bidding, attraverso un’accurata fase di monitoraggio dei download attraverso le nuove Data Management Platforms, molto più performanti dei semplici cookies. La spinosa questione della privacy degli utenti è destinata a risolversi con i Private Market Place di nuova generazione, superando i rischi delle cessioni delle inventory di dati, soprattutto quelli delle compagnie telefoniche.

Analizzando nello specifico il mercato del Regno Unito, emergono alcune tendenze di fondo che trovano conferma anche nei dati diffusi dallo Iab insieme a Pwc, in UK il mobile adv vale già 526 milioni di sterline e per ogni 10 sterline di investimento, una sterlina è destinata a questo settore. Occhi puntati soprattutto sui nuovi formati, scalabili e performanti, frutto dell’innovazione dei Rich Media Advertising che offrono un ulteriore livello di interattività all’interno del formato stesso. Sulla base dello Studio realizzato da IAB / PWC sulla spesa in advertising digitale nel 2012, il 21 % dei 131,6 milioni di sterline spesi su schermi di dispositivi mobili sono stati spesi proprio per i formati Rich Media. Anche se non rappresentano ancora la maggioranza, i rich media hanno realmente aiutato le agenzie e i clienti ad essere coinvolti nelle innumerevoli opportunità che il mobile advertising offre.

Un ulteriore passo avanti è costituito dal nuovo formato inaugurato dallo Iab statunitense, il Mobile Rich Media Ad Interace Definitions, sintetizzato nella sigla MRAID che utilizza un API comune da utilizzare per sviluppare le creatività delle app mobili a partire da comandi standardizzati, superando la giungla di linguaggi diversi che al momento obbligano a riscrivere il codice per passare da un app all’altra. Sviluppare un solo API che diversi fornitori di SDK possano supportare è l’obiettivo di MRAID. Parola d’ordine è compatibilità per accelerare i tempi di sviluppo e rilascio delle nuove app, alleggerendo la spesa degli sviluppatori e degli editori.

Il 2013 secondo le stime della First Partner dovrebbe chiudersi con una spesa complessiva di 854 milioni di sterline nel 2013 in mobile advertising, cifra destinata a crescere sino ai 2 miliardi di sterline nel 2017. Ma quasi la metà dei siti della top 100 inglese non è ancora ottimizzato per i nuovi device. Urgono interventi strutturali per non perdere il treno dello sviluppo.

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