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IAB Forum #Day1: GroupM ridisegna l’affresco dell’Italia digitale attraverso i dati

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GroupM

L’enorme quantità di informazioni proprietarie relative al comportamento di navigazione degli italiani ha consentito a GroupM, media holding del gruppo WPP, di rileggere l’Italia attraverso i dati. Fotografia presentata oggi, durante lo IAB Forum, grazie all’intervento di Roberto Binaghi, VP Vision GroupM Italy, e Massimo Russo, Direttore Generale della Divisione Digitale di GEDI Gruppo Editoriale.

Oltre 50 milioni di interazioni giornaliere (che si traducono in più di 350 interazioni settimanali) e più di 360 categorie di interessi hanno permesso a GroupM di innovare e ridefinire i confini della ricerca di base, elaborando informazioni per integrare metodi di ricerca sino a oggi probabilistici con approcci innovativi e deterministici. La nuova “materia prima” dei big data, che la DMP proprietaria raccoglie, è stata rielaborata attraverso le tecniche classiche di ricerca, un’analisi fattoriale e una definizione dei cluster, per restituire l’affresco dell’Italia di oggi.

Gli otto cluster individuati da GroupM

GroupM ha analizzato i dati raccolti e ha dato vita a una segmentazione della popolazione italiana suddivisa in otto cluster: dai segmenti più avanguardistici nell’utilizzo della rete (le élite digitali, ma anche le mamme digitali), a quelli più mainstream che fanno un uso semplice e meno assiduo del digitale; in mezzo diverse realtà che differenziano le loro navigazioni in base ai loro diversi interessi predominanti (economia famigliare, socializzare, vita privata ecc.).

I diversi segmenti sono stati definiti in base alla quantità del tempo speso online e sulla eterogeneità degli interessi navigati, a dimostrazione del fatto che il fattore tempo e l’interesse di navigazione rappresentano oggi caratteristiche peculiari per capire l’individuo italiano.

L’affresco dell’Italia digitale si traduce in un quadro operativo che mette a disposizione dei clienti GroupM oltre 4.500 segmenti di audience pronti a essere pianificati: dai life-stage alla fruizione media, dalle micro-tendenze ai fenomeni stagionali.

Roberto Binaghi, VP Vision GroupM Italy, commenta “Fino a ieri per capire i comportamenti e gli interessi delle persone era necessario interrogarle innescando in loro un naturale meccanismo di difesa. Oggi, invece, possiamo partire da quello che le persone fanno, per capire chi sono. Senza schermi; senza maschere. La capacità di raccogliere dati ha raggiunto oramai una massa critica sufficiente per leggere completamente la complessità della società. È questa la strada che stiamo percorrendo con la nostra DMP, una potente piattaforma di dati, grazie alla quale capiamo la realtà e troviamo soluzioni di comunicazione che trasferiscono vantaggio competitivo ai nostri clienti”.

“I dati oggi rappresentano la nuova valuta, infinitamente più precisa e definita di quanto mai accaduto in precedenza, oltre che in continuo mutamento. La parte abitata della rete racconta di noi anche ciò che non sappiamo o che non ci rendiamo conto di essere”, conclude Massimo Russo, Direttore generale della Divisione Digitale di GEDI Gruppo Editoriale.

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AZIENDE

Accordo Widespace ed Epteca: big data e algoritmi predittivi per il settor travel e retail

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widespace

Widespace, la piattaforma di programmatic mobile basata su Machine Learning, annuncia un accordo esclusivo con Epteca. La collaborazione si fonda sulla combinazione di big data e informazioni sulle prenotazioni dei viaggi degli utenti, consentendo a brand e marketer di realizzare messaggi altamente pertinenti, efficaci e realmente personalizzati per questa audience.

I viaggiatori sono un pubblico fondamentale per gli operatori del settore retail, travel e di servizi. Questo imponente mercato di 280 miliardi di euro registra in Europa un aumento del 12,5% ogni anno, e 8 viaggiatori su 10 affermano di voler acquistare offerte e servizi attraverso il proprio fornitore di viaggi se presentati nel momento e nel contesto giusto.

Grazie alla partnership, i brand clienti di Widespace saranno in grado di raggiungere oltre 37 milioni di viaggiatori, coinvolgendo in maniera diretta e precisa il proprio target con offerte ad hoc e utili dedicate al prossimo viaggio. Attraverso l’utilizzo di big data e algoritmi predittivi capaci di adattarsi al contesto e alle intenzioni, sarà possibile anticipare con precisione non solo le richieste degli utenti, ma anche ciò che potrebbero desiderare, avere bisogno o le attività che svolgeranno durante il proprio viaggio.

“La soluzione che abbiamo realizzato insieme ad Epteca è qualcosa di completamente nuovo sul mercato, è un contatto 1-to-1 con utenti che effettivamente sono in procinto di viaggiare. Si apre un canale di comunicazione tra i brand e un’audience precisa”, dichiara Nicolò Palestino, Country Manager Widespace Italy. “Con la nostra soluzione è possibile raggiungere l’utente nel momento in cui è propenso all’acquisto di un prodotto legato al suo viaggio, sarà possibile intercettare la stessa customer base che si cerca di portare verso gli store negli aeroporti o si cerca di colpire con le inserzioni nel giornale di bordo”.

Gli esclusivi dati di prima parte consentiranno ai brand del settore travel, retail e servizi di raggiungere il proprio pubblico di riferimento con messaggi altamente personalizzati durante l’intera user journey, dal giorno in cui avviene la prenotazione fino al rientro a casa. Gli utenti, infatti, riceveranno negli alert e nelle email di remind, annunci pubblicitari pertinenti al tipo di viaggio che hanno prenotato. La soluzione offre agli operatori di marketing l’opportunità di personalizzare gli annunci in base a 20 parametri chiave, inclusi la fase del viaggio e il tipo di dispositivo attraverso il quale raggiungere l’utente, con una precisione di corrispondenza superiore del 95%.

Di conseguenza, il CTR delle campagne erogate tramite la nuova offerta Widespace ed Epteca è 10 volte superiore rispetto ai benchmark del settore, con tassi di coinvolgimento dell’80% e oltre. La piattaforma garantisce inoltre elevati standard di qualità con il 100% di garanzie di assenza di bot, nessuna frode e nessun blocco degli annunci, garantendo che gli inserzionisti paghino solo gli annunci visualizzabili.

“Epteca ha un prodotto fantastico e davvero unico che offre prestazioni senza eguali nel settore del travel retail e dei servizi: con questa partnership puntiamo ad offrire ai nostri clienti un accesso mirato a un pubblico altamente redditizio. Inoltre, l’impegno di Epteca nei confronti di annunci pubblicitari di alta qualità, sicuri per il brand e in target, è perfettamente in linea con il posizionamento e l’offerta di prodotti Widespace”, afferma Filippo Gramigna, VP Sales, Widespace.

“In Epteca, conosciamo i viaggi e sappiamo che ogni viaggiatore ha esigenze e desideri unici. Siamo fiduciosi che la nostra piattaforma andrà a beneficio dei clienti di Widespace e otterrà risultati ineguagliabili quando si tratta di presentare la propria offerta di vendita al dettaglio e di servizi a un pubblico di viaggiatori di grande rilievo. Lavorando con oltre 70 delle principali agenzie di viaggio nel mondo, siamo in grado di offrire a Widespace una soluzione che nessun altro ha sul mercato. Per Epteca, questo è un altro passo verso la nostra missione di salvare il mondo da contenuti irrilevanti”, aggiunge Bojan Jokic, CEO di Epteca.

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TECH & INNOVATION

Big Data e Machine Learning: senza il dato c’è solo l’opinione

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Big Data

Si è svolto questa mattina, nell’ambito della Milano Digital Week, il secondo appuntamento di IAB Italia dal titolo “IAB Seminar Digital Power: dive into Data Driven Business”.

Il format della giornata prevedeva lo svolgimento di due sessioni parallele. Nella prima, H-Farm, Sky Italia, MainAd, Google Cloud, GroupM e Triboo hanno mostrato – con il supporto di casi concreti – come i Big Data siano oramai uno strumento imprescindibile per ogni singola fase delle campagne pubblicitarie digitali. Non più solo masse estese di dati da decifrare in informazioni generiche, ma finestre nelle case dei consumatori da cui scorgere desideri, preferenze e abitudini.

La seconda sessione prevedeva gli interventi di Salesforce e TeamSystem, e si è focalizzata sulle tecnologie in grado di personalizzare minuziosamente i messaggi pubblicitari da indirizzare ai propri target, accompagnandoli durante il loro percorso evolutivo attraverso un’interazione one to one in grado di coinvolgerli e fidelizzarli.

Comune a tutti gli interventi la consapevolezza che i Big Data sono la fonte di energia della “quarta rivoluzione industriale” non solo per le aziende ma per la società in generale. Un’energia che è costituita da informazioni, capacità previsionali, possibilità di prendere decisioni e orientare le azioni sulla base di dati oggettivi e metodologie scientificamente fondate. Dati che, per essere utilizzati al meglio, vanno elaborati, interpretati e trasformati in informazioni, applicando al meglio gli strumenti di analisi offerti dall’Artificial Intelligence e dal Cognitive Computing.

“La cosa importante è non segregare queste informazioni all’interno di silos come è stato fatto finora, ha commentato Giorgio Sacconi, BU Director di H-FARM. Bisogna passare dal dato all’informazione per prendere delle decisioni e poi rendere queste decisioni condivisibili in azienda. Cosa che abbiamo fatto ad esempio con il nostro cliente Sky, creando all’interno dell’azienda un’agorà tecnologica dove incontrarsi per confrontare i dati e, soprattutto, le idee”.

Per Francesca D’Amato, Head of Digital Analytics di Sky, “i big data offrono una visione ampia che ascolta veramente l’utente, sia nei suoi comportamenti espliciti sia in quelli impliciti. L’unico modo per mettere al centro il cliente è conoscerlo a 360 gradi e per fare questo il dato va “democratizzato” e stoccato non più per silos ma per “cuore” del cliente”.

Mettere al centro il cliente significa quindi esaminarlo da più punti di vista, connettendo le singole piattaforme con il dato più “granulare” possibile.

“Tutto questo permette di costruire storie personalizzate”, interviene Andrea Folcio, Head of Data & Platform di H-FARM. “In H-FARM raccogliamo i dati media più granurali possibile per capire come comunicare alla nostra audience attraverso il modello data driven. In questo modo ogni utente può avere la sua storia”.

L’importante è essere sempre consapevoli che ci troviamo in una fase di “empower humanity” caratterizzata da nuovi processi decisionali ma in cui le decisioni le prende – e le prenderà – sempre l’uomo.

Giovanna Loi, Managing Director [m]Platform, GroupM Italia riporta l’attenzione sugli obiettivi del marketing. “Quello che serve oggi è una guida per estrarre dai big data gli small data che servono a comprendere meglio i propri consumatori, portando la personalizzazione alla più alta scala possibile. In questo contesto l’analisi predittiva aiuta a definire i canali, i formati e la creatività”.

Se il primo pillar è l’audience, il secondo è sicuramente il contenuto. E il contenuto ha a che fare con gli small data, quegli elementi, cioè, in grado di attirare l’attenzione. E qui entra in gioco il neuromarketing. A parlarne il professor Vincenzo Russo, Direttore Scientifico del Centro di Ricerca di Neuromarketing Behavior and Brain Lab dell’Università IULM. “Grazie alle neuroscienze si è verificato una cambio di paradigma”, ha spiegato il Professore. “Abbiamo capito che siamo delle macchine emotive che pensano, non – come si pensava prima – delle macchine pensanti che si emozionano. Questo è un cambio epocale, perché le prime parti del cervello che vengono attivate da qualsiasi stimolo si trovano nell’area del cervello che contiene le emozioni. Accanto c’è l’ippocampo che contiene la memoria: udite udite, emozioni e memoria convivono nella stessa parte del nostro cervello. Non siamo razionali, ma razionalizzatori. Chi progetta la comunicazione deve tenere conto di questo”. L’analisi di contenuti deve quindi passare da strumenti nuovi come ad esempio il neuromarketing.

Il terzo pillar è l’ottimizzazione e qui interviene l’Intelligenza Artificiale. “Una volta individuata l’audience e il contenuto bisogna ottimizzare”, conclude Erik Rosa, Managing Director Xaxis Italy. “GroupM, con le varie unit tra cui Xaxis, usa il machine learning per misurare l’adv online. La fase di learning è quella iniziale e si basa sui dati storici, poi l’algoritmo ottimizza studiando ciò che funziona giornalmente, la parte finale sono le persone”.

È il predictor algorithm, dove l’Intelligenza artificiale è l’abilità e il machine learning la tecnica.

 

M.G.

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Small Data e Big Data. Un seminario pubblico organizzato da Astarea

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astarea

A che cosa servono veramente Big Data? Quanto sono utili? Quando usare i Big e quando gli Small? A questa e ad dltre domande risponderà il seminario Big&Small Data, organizzato da Astarea, il 22 marzo a Milano, presso La Cordata, in via San Vittore 19.

Il seminario assumerà un carattere molto operativo, con esempi e simulazione, e sempre l’occhio alla utilità per i processi decisionali quotidiani dell’Impresa.
Nessuna monocorde presentazione, bensì un duetto semiserio, tra due ricercatori con decenni di esperienza alle spalle: Laura Cantoni (Mrs Small…), esperta in tutte le metodologie delle ricerche di marketing, dato il lungo training nei vari istituti di ricerca nazionali e internazionali, ora indipendente nella sua società Astarea, e Gianmarco Stefanini (Mr Big…), ricercatore di marketing guadagnato da dieci anni alla ricerca sul web, di cui è uno dei più attrezzati analisti in Italia, e fondatore di Web research, specializzata in analisi sui Social, Blog e Forum.
Moderatore tra Mrs Small e Mr Big: il creativo Pasquale Diaferia.

Da quanto sappiamo, nonostante l’uso dei Big Data (le informazioni che si reperiscono in maniera massiva dal Web) si stia diffondendo, non è ancora molto chiaro di che cosa si stia parlando. Abbastanza più sviluppata, la conoscenza degli Small Data, cioè delle tradizionali ricerche di mercato.
Perché parlarne nello stesso contesto? Perché a volte si pensa che acquisire una massa ingente di informazione dalla Rete possa esaurire le esigenze conoscitive di un’impresa soprattutto su alcuni argomenti (la Reputation, ad esempio).
D’altra parte, si è convinti che le ricerche di marketing, nelle loro diverse modalità, riescano a soddisfare i maggiori interrogativi che si pongono al marketing dell’Impresa.
Questo incontro intende fare chiarezza: sulla natura, l’utilità, i limiti degli uni e delle altre, gli errori intrepretativi, le aspettative, esagerate o minimizzate, le applicazioni, quelle più corrette e quelle meno, e sulla possibilità di sinergie.

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MEDIA

Digital360 si espande: nascono AI4Business, BigData4Innovation e BlockChain4Innovation

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digital360

Il Gruppo Digital360 lancia tre nuove testate: AI4Business, BigData4Innovation e Blockchain4Innovation, dedicate ad alcune delle principali frontiere dell’innovazione tecnologica e della nuova economia digitale: l’Intelligenza Artificiale, i Big Data e la Data Science, la Blockchain e le Cryptocurrency. Con queste nuove pubblicazioni digitali, il Gruppo allarga ulteriormente il proprio network editoriale, che ormai conta oltre 40 fra testate online e cartacee, siti e newsletter.

“Le nuove testate rappresentano ulteriori tasselli della strategia del Gruppo, che prevede l’ideazione e il lancio di testate “verticali” focalizzate sui temi di frontiera più promettenti dell’innovazione digitale. Come le altre iniziative editoriali, queste pubblicazioni si pongono l’obiettivo di diventare un punto di riferimento in termini di aggiornamento e formazione per le comunità dei professionisti nelle imprese e nelle pubbliche amministrazioni” afferma Andrea Rangone, CEO del Gruppo Digital360. “Siamo nel bel mezzo della quarta rivoluzione industriale e gli argomenti trattati sono centrali per il futuro del nostro Paese. La Blockchain non è più solo una realtà correlata al mondo finanziario, ma sta diventando una piattaforma di sviluppo sicuro per tante importanti filiere; similmente, l’Intelligenza Artificiale, i Big Data e la Data Science permettono di creare nuovo valore nel business e nel sociale partendo dai dati”. Le nuove testate nascono come risposta concreta alla domanda di conoscenza, di aggiornamento e di servizi che contraddistingue questa importante fase del mercato dell’innovazione digitale.

 

AI4Business

L’Intelligenza Artificiale è ormai passata dalla fase della pura sperimentazione a quella della concretezza dei progetti e delle soluzioni. IDC stima un mercato in fortissima crescita e prevede una spesa complessiva worldwide del valore di 46 miliardi di dollari entro il 2020. In quest’ambito Digital360 propone AI4Business, la prima testata interamente dedicata all’Intelligenza Artificiale per gli operatori del mondo business e del sociale che possono evolvere grazie alla diffusione di nuove soluzioni e tecnologie legate all’AI.

 

BigData4Innovation

I Big Data sono una realtà conclamata per tante realtà italiane, rappresentano un mercato che nel nostro Paese secondo gli Osservatori del Politecnico di Milano vale 1.103 milioni di euro e che ha aumentato nel 2017 il tasso di crescita da 15% al 22%. Con BigData4Innovation, primo sito web in Italia dedicato ai Big Data, Digital360 propone una guida completa e unica su tutti i principali temi al centro del lavoro dei data scientist, con una serie di approfondimenti verticali su Industria 4.0, finance e banking, retail, telco e food chain.

 

Blockchain4Innovation

Secondo la società di ricerca Tractica, le vendite di soluzioni e servizi blockchain sono accreditate di un tasso di crescita superiore al 60% nei prossimi anni e dovrebbero permettere a questo mercato di passare dai 210 milioni di dollari del 2016 ai 2,3 miliardi nel 2025. Le aspettative sia a livello business sia a livello sociale sono altissime, come lo è la domanda di informazione, formazione e aggiornamento. Per rispondere a questo importante mercato Digital360 ha realizzato Blockchain4Innovation, il primo sito italiano interamente dedicato alla blockchain al servizio delle imprese, delle pubbliche amministrazioni e delle libere professioni con ricerche, analisi di mercato, white paper e testimonianze di operatori, imprese, provider IT e system integrator. Un’attenzione speciale è rivolta al mondo delle startup, delle fintech e dell’open innovation. Le nuove testate del Gruppo si propongono di consentire alle imprese di valutare e cogliere le opportunità di sviluppo offerte in questi ambiti e si presentano come piattaforme che mettono a disposizione servizi di comunicazione, ideazione e realizzazione di white paper, research report ed eGuide, webinar, servizi di lead generation, tavole rotonde, eventi e convegni.

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TECH & INNOVATION

AXA lancia Give Data Back, piattaforma di condivisione dei Big Data con i clienti

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AXA

Con Give Data Back  AXA diventa la prima compagnia assicurativa al mondo a mettere disposizione di tutti i propri Big Data: la piattaforma consente di verificare i rischi relativi a furti e danni da acqua nella propria zona (frequenza, costo medio, mesi di maggior incidenza) e di ricevere consigli utili per prevenirli.

Le potenzialità di Give Data Back sono enormi, grazie a un database che raccoglie complessivamente oltre 500.000 polizze in Italia per gli anni 2014, 2015 e 2016.

Qualche esempio :

• In Italia viene denunciato un furto ogni 4 ore per un costo medio di 1.483 euro che può salire fino a quasi 80.000 euro. I mesi in cui si registrano maggiori denunce sono gennaio, febbraio e novembre.
• I danni da acqua – come ad esempio piccole perdite o scoppio delle tubature – si verificano invece ogni 42 minuti per un costo medio di 1.057 euro, ma possono salire fino a €60.000. I mesi più rischiosi sono gennaio, marzo e ottobre.
• Le differenze tra regione e regione possono essere anche molto elevate: in Lombardia infatti viene denunciato un furto ogni 9 ore (per 1.490€ in media), mentre nel Lazio ogni 8 giorni (2.461€). Se si passa ai danni da acqua la differenza passa invece da una segnalazione ogni due ore (1.034€ in media) a una ogni 10 ore (1.077€).

La piattaforma di AXA rende pubblici i dati relativi ai sinistri denunciati in sei Stati europei (Belgio, Francia, Germania, Italia, Spagna e Svizzera) su tre livelli: nazionale, regionale e locale. Inoltre, Give Data Back fornisce informazioni pratiche relative ai costi medi e agli inconvenienti che possono sorgere, offrendo anche numerosi suggerimenti degli esperti di AXA e dei singoli utenti per impedire che tutto ciò si verifichi di nuovo.

“Grazie a Give Data Back continuiamo a reinventare il nostro ecosistema di servizi innovativi per mettere sempre di più il cliente al centro e diventare veri partner delle persone in ogni momento della vita”, ha dichiarato Patrick Cohen, CEO di AXA Italia (nella foto). “Give Data Back è uno strumento eccezionale che ci permette di migliorare la vita delle persone attraverso informazioni utili e consigli mirati sulla casa, uno dei patrimoni più importanti per gli italiani. Il tutto in una logica collaborativa e di miglioramento continuo”.

La piattaforma offre un’esperienza di condivisione e partecipazione: chiunque può contribuire alla sua evoluzione, esponendo i propri suggerimenti e le proprie esperienze. Il contenuto viene poi visualizzato in base alla popolarità: gli utenti possono votare i suggerimenti che trovano più utili e condividerli su Facebook e Twitter o via email.

AXA, inoltre, si assicura che i dati disponibili sul sito e il loro utilizzo siano conformi alle leggi sulla riservatezza dei dati. Ad ulteriore conferma dell’impegno portato avanti in questo campo, nel 2015 la compagnia assicurativa ha creato il Data Privacy Advisory Panel, composto da un board di esperti indipendenti su tutte le tematiche inerenti a privacy e riservatezza dei dati.

 

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MEDIA

Tradelab e Netaddiction: accordo sui dati per il settore Entertainment

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netaddiction

Tradelab, piattaforma programmatica indipendente leader dell’acquisto media programmatic in Europa, si rafforza sul fronte data e sigla un nuovo accordo esclusivo con Netaddiction, editore italiano specializzato nell’entertainment online.

Attraverso questo accordo gli inserzionisti dell’entertainment, in particolare gaming e cinema, potranno entrare in contatto e raggiungere un’audience ancora più specifica grazie a una segmentazione altamente qualificata e dettagliata degli utenti.

Le tecnologie avanzate di profilazione e segmentazione dell’audience di Tradelab permetteranno di targettizzare in maniera specifica i dati di oltre quattro milioni di appassionati di cinema e videogiochi dei siti di Netaddiction (Movieplayer.it e Multiplayer.it), andando ad analizzarne interessi, percorsi di navigazione e intenzionalità di acquisto, creando un’offerta unica sul mercato.

Sarà inoltre possibile realizzare clusterizzazioni di utenti ad hoc (es: appassionati di film di animazione o di videogiochi di avventura) sulla base delle criticità degli inserzionisti e calcolare il grado di affinità degli utenti verso prodotti di interesse simile.

“Siamo davvero entusiasti di questa nuova partership strategica con Netaddicion”, dichiara Gaetano Polignano, Country Manager Tradelab Italia. “È importante per noi trovare fonti di dato trasparenti che permettano di andare oltre l’utilizzo di dati di terze parti ancora poco chiari in termini di origini e recency del dato. Noi questi dati li chiamiamo “SmartData”, dati intelligenti ma anche “furbi” perché ci dicono non solo chi sono i nostri utenti e quali sono i loro interessi, ma soprattutto se sono intenzionati all’acquisto del nostro prodotto. Questo ha un valore importantissimo per gli inserzionisti e per il raggiungimento delle loro performance di business”.

“Era da tempo ormai che ci stavamo guardando intorno e siamo felici di aver trovato sul mercato un player indipendente e all’avanguardia, capace di analizzare i nostri dati e di utilizzarli al meglio per i nostri partner, vecchi e nuovi, interessati al nostro segmento dell’intrattenimento”, aggiunge Daniele Gulti, Direttore Commerciale della unit Media di Netaddiction. “Siamo convinti che Tradelab possa darci il giusto know-how per strutturare l’obiettivo ambivalente di soddisfare gli inserzionisti e al tempo stesso gli utenti con un messaggio pubblicitario sempre più mirato”.

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I 5 principi del predictive marketing: l’analisi di Rocket Fuel

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Intelligenza artificiale

L’evoluzione è estremamente rapida nel mondo del digital advertising e, in particolar modo, in ambito programmatic, dove sempre nuovi player fanno la loro comparsa nel mercato e la trasformazione rappresenta un fattore fondamentale.

La nascita del programmatic advertising ha portato un notevole progresso nell’identificazione dei segmenti di clientela online, nella pubblicazione di annunci su larga scala e nella realizzazione di contenuti personalizzati e rilevanti per i consumatori. Tuttavia, la crescente frammentazione dei canali e delle audience, oltre al rapido aumento dei dispositivi e delle piattaforme, sta rendendo il mercato sempre più complesso. Ora, non solo i consumatori prendono decisioni d’acquisto in una frazione di secondo, ovunque si trovino, ma si aspettano anche che le aziende offrano proposte interessanti e anticipino le loro esigenze.

Dunque, per riuscire a comprendere i consumatori e comunicare con loro nel momento migliore, è ormai essenziale che le aziende passino dal programmatic al predictive marketing.

Il predictive marketing consente ai marketer di analizzare l’enorme quantità di informazioni sui consumatori in loro possesso attraverso l’intelligenza artificiale e identificare quando è più probabile che una persona si interessi a un determinato prodotto o servizio. In questo modo, le aziende potranno offrire esperienze cross-device, always-on e sempre rilevanti per gli utenti, che saranno maggiormente portati alla conversione.

“Secondo la nostra recente indagine Consumer Perceptions of AI, i giovani – e specialmente i Millennial – vedono positivamente la realizzazione di pubblicità personalizzate e rilevanti. L’80% degli intervistati tra i 25 e i 35 anni ha infatti dichiarato di comprendere il valore dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale per proporre pubblicità e offerte interessanti”, ha commentato Enrico Quaroni, Regional Director Southern Europe and Mena Region di Rocket Fuel (nella foto).

Inoltre, quando i marketer dividono i potenziali clienti in segmenti – identificando un ristretto gruppo di persone con determinate caratteristiche – automaticamente pongono un limite al numero di utenti che possono raggiungere. Il predictive marketing, invece, basato sul machine learning, consente di elaborare continuamente le informazioni sui propri clienti, scoprendo e raggiungendo sempre nuovi utenti che adottano comportamenti simili online.

Un’ulteriore preoccupazione dei marketer è riuscire ad avere il controllo su dove vengano pubblicate le proprie pubblicità. L’integrazione dell’intelligenza artificiale garantisce che gli ad raggiungano le persone giuste nel momento migliore in un ambiente sicuro, riducendo il rischio di bot e frodi e massimizzando il controllo su dove viene posizionata la pubblicità.

Il predictive marketing, dunque, si fonda su cinque principi:

Momenti, non segmenti: consegnare pubblicità significative che piacciano ai potenziali clienti usando l’intelligenza artificiale e il moment scoring in real-time per identificare il momento migliore in cui raggiungere l’utente.

Dati proprietari, non di terze parti: usare, organizzare e analizzare i first party data per ottenere informazioni preziose sui propri consumatori e usarle per trovare nuovi potenziali clienti che condividono con loro abitudini e comportamenti online.

Persone, non dispositivi: concentrarsi sul singolo consumatore nel momento in cui è pronto a interagire, indipendentemente dal dispositivo utilizzato.

Customer journey, non funnel: le interazioni degli utenti sono sempre più diffuse, frammentate e frequenti. È necessario superare il funnel “considerazione-acquisto” per raggiungere i potenziali clienti in qualsiasi momento del loro customer journey.

Decisioni, non dati: tutti i dati del mondo sono inutili se un’azienda non possiede la tecnologia e l’intelligenza artificiale necessarie per dar loro un senso. Una Data Management Platform consente di prendere decisioni su vasta scala in tempo reale.

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AZIENDE

Bofrost, fatturato a 235 milioni con la spinta dei Big Data

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bofrost

Bofrost cresce: nell’anno commerciale 2016/17 ha fatturato 235 milioni di euro, ha superato i 2.400 fra dipendenti e collaboratori e serve 1,2 milioni di famiglie italiane, con 695 mila clienti regolari.
Uno sviluppo dovuto anche all’impiego dei Big Data, come ha mostrato nella Case History presentata a “Rimettere le scarpe ai sogni”, il progetto di Salone d’Impresa incentrato sull’industria che verrà. “Il nostro punto di forza, assieme alla qualità dei prodotti, è proprio la cura del servizio, con la comodità della consegna a casa. Ma un’azienda il cui modello di business è basato sul rapporto diretto con i propri clienti deve saper interpretare i bisogni dei propri clienti in maniera non solo attiva, ma pro-attiva”. spiega l’Amministratore Delegato Gianluca Tesolin. “I clienti non vengono da Bofrost, ma è Bofrost che va nelle case dei propri clienti. È per questo che dobbiamo dare ai nostri venditori informazioni che li facilitino non solo nel processo di vendita ma soprattutto nel servizio al cliente. La tecnologia deve essere uno strumento attivo a loro supporto. L’analisi dei consumi ci consente di impostare azioni promozionali mirate su target differenziati ma consente anche, in chiave predittiva, di capire se un cliente sta cambiando i suoi comportamenti e cerca qualcosa di nuovo”.

Dunque con i Big Data si arriva a conoscere i desiderata dei clienti, e a prevederne i comportamenti, in modo mai così approfondito. Così si possono progettare offerte, servizi ed esperienze sempre più in linea con i loro bisogni. Di importanza strategica, oltre all’integrazione dei dati interni e esterni, è anche la disponibilità e l’uso di strumenti di business intelligence e analitici, per ricavare informazioni facilmente fruibili e utili a orientare le strategie di comunicazione e le campagne commerciali.
E poi ci sono dipendenti e collaboratori, “la nostra vera forza”, conclude Tesolin. “Dall’analisi dei dati possiamo sapere, per esempio, quanto abitano lontano dalla sede di lavoro e quali sono le esigenze più importanti, dagli asili, ai servizi, alle opportunità per l’istruzione e lo svago, anche per la famiglia. Così possiamo progettare convenzioni e iniziative di welfare aziendale sempre più mirate”.

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BRAND STRATEGY

Liu Jo: addressability e analisi del dato al centro della strategia di comunicazione. On air con Bottom Up Amazing Fit

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Liu Jo

Liu Jo è  in comunicazione da giovedì 2 marzo per le successive tre settimane con uno spot TV tutto nuovo, dedicato al lancio del proprio iconic jeans Bottom Up Amazing Fit. Il film, ispirato al concept #StrongTogether incentrato sulla forza ineguagliabile dell’amicizia femminile e sulla proverbiale complicità delle donne, attraverso l’uso del bianco nero esalta il prodotto e la bellezza delle due top che lo interpretano, Martha Hunt e Jasmine Tookes, amiche vere nella vita e quindi perfette testimoni del concept #StrongTogether; il commercial racconta con due tagli da 30 e 15 secondi un capo dedicato a tutte le donne che desiderano valorizzare la propria femminilità grazie all’effetto bottom up e ad una elasticità sorprendente, senza rinunciare alla comodità e alla versatilità che hanno reso celebre il denim di Liu Jo.

Identificata la natura del target di campagna, composto da consumatrici adulte ma dal profilo estremamente dinamico sia dal punto di vista della fruizione mediale sia dei comportamenti di consumo, si è deciso di puntare su un media mix differente rispetto ai canoni tradizionalmente adottati dell’industry fashion, spesso polarizzati attorno al mezzo stampa. Oltre dunque a una presenza istituzionale sul print e un presidio sulle porzioni di territorio più strategiche con l’OOH, Liu Jo ha scelto un approccio dominato dalla spinta propulsiva della televisione unito all’estrema precisione garantita dai canali digitali.

Grazie all’utilizzo della metodologia proprietaria TV Stack, che consente di fondere i dati di audience certificati da Auditel ed Audiweb sulle rispettive piattaforme, Carat e Simple Agency – le due agenzie del Gruppo Dentsu Aegis Network che hanno curato il media planning in collaborazione con il team Liu Jo – hanno costruito una video strategy che ha permesso di ottenere una curva di copertura estremamente ottimizzata: saturando il mezzo televisivo sino alla soglia di massima efficienza, e integrando con il digitale su quella porzione di target che per natura è meno esposta ed affine alla TV generalista, Liu Jo ha ottenuto punti di reach incrementale ad un costo sensibilmente minore rispetto a quello garantito da una pianificazione tradizionale.

Di centrale importanza per il successo dell’attività è stata l’introduzione, già da dicembre 2016, di un elemento di novità all’interno delle pianificazioni di Liu Jo: l’esplosione del concetto di addressability, ossia l’estrema precisione di targeting garantito dall’adozione della tecnologia programmatica che abilita l’acquisto di inventory video in contesti editoriali premium in linea con i valori del Brand, qualificata in tempo reale da dati di natura socio-demografica e comportamentale. Questa scelta, connotata da un impianto di matrice fortemente tecnologica, consente di ridurre sensibilmente la quota di dispersione sul target naturalmente connaturata a mezzi tradizionali, correggendo al contempo la distribuzione di frequenza verso intervalli ottimali.

Questo approccio incentrato sulla precisione e sulla rilevanza del contenuto è ulteriormente rafforzato grazie a un costante presidio editoriale sui profili social di Liu Jo, volto a massimizzare l’engagement delle community (che su Facebook è ormai prossima al milione di fan e su Instagram ha da tempo superato quota 300.000 follower), e attraverso un’attività di product seeding che prevede il continuo coinvolgimento di influencer di primo piano nel vertical fashion.

Cristiano Sturniolo, ‎Global Marketing & Communication Director Liu Jo (nella foto), commenta così il lancio della nuova campagna Amazing Fit: “Abbiamo deciso di affiancare alla TV strumenti digital & addressable perché sappiamo che il consumer journey della cliente Liu Jo è mutato. Non c’è niente di particolarmente coraggioso o “rivoluzionario” in questo, c’è solo la consapevolezza che per costruire un contatto costante e stabile tra la nostra marca e le nostre clienti dobbiamo seguire loro, le loro abitudini di fruizione dei media qualsiasi essi siano, su qualsivoglia device utilizzino, nel momento esatto in cui ne fruiscono. Crediamo moltissimo nell’analisi del dato. Il fatto che sosteniamo una quota di investimento digitale sul totale del budget della campagna Amazing Fit pari a circa il 20% è la naturale conseguenza di un atteggiamento strategico che muove i suoi passi proprio dall’analisi e dalla osservazione di una serie di elementi di carattere analitico. Negli ultimi 3 anni infatti i touchpoint digitali di Liu Jo si sono moltiplicati: oltre a curare l’online store l’azienda presidia con grande attenzione il mondo social (Facebook, Instagram, Twitter), quello più tipico del liquid content (Youtube e Spotify), e a breve presidieremo anche quello dell’instant messaging. Dal punto di vista dell’accesso al mondo Liu Jo in termini digitali esso avviene prima di tutto in mobilità (oggi il 68% delle consumatrici che visitano liujo.com lo fanno da smartphone e tablet), testimonianza della forte dinamicità ed evoluzione della consumatrice Liu Jo. Se a questi elementi associamo il fatto che la crescita Year-on-Year della community sulle piattaforme social è a dir poco imponente (+ 18% su Facebook, + 136% su Instagram) e che il tempo speso da parte del target sulle properties digitali di Liu Jo (website e social) è cresciuto significativamente, abbiamo una misura molto chiara del perché investiamo quote significative di budget sul digitale. Questo scenario ci stimola e ci motiva enormemente, fare matching tra creatività e analisi del dato, tra rilevanza emotiva e segmentazione tecnologica rappresenta “la sfida perfetta” per il marketing e la comunicazione di un’azienda consumer come la nostra”.

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AZIENDE

A Milano il Microsoft Forum 2017: la rivoluzione digitale a portata di PMI

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Papa Francesco in copertina su Rolling Stone Italia

Si è svolto oggi, al MiCo di Milano, il Microsoft Forum 2017, dedicato alla rivoluzione digitale e alle prospettive dell’Industry 4.0,  con un’attenzione  particolare per la PMI, invitate a cogliere le opportunità offerte da Cloud Computing, Internet of Things, Machine Learning, Big Data e Intelligenza Artificiale.

“È chiaro che le nuove tecnologie intelligenti possano offrire una risposta alla necessità di produttività e di crescita delle nostre imprese, rivoluzionando il loro business e trasformando il modo in cui lavoriamo e viviamo. Il Piano Industria 4.0 intende proprio aiutare le aziende italiane a cogliere questa occasione per recuperare flessibilità e competitività ed in questo contesto i player ICT devono fare squadra con le istituzioni per promuovere una trasformazione digitale a tutto tondo”, ha dichiarato Carlo Purassanta, AD di Microsoft Italia, nel suo intervento si apertura. “Il nostro obiettivo è democratizzare l’intelligenza artificiale e crediamo che persone e macchine possano interagire in uno scenario di crescita in cui si delineeranno nuove opportunità. Le persone hanno creatività e capacità relazionale, le macchine incorporano sempre più capacità di ascolto, visione e interazione e possono potenziarle grazie alle infinite possibilità di calcolo e analisi che abilitano”.

Le tendenze e gli sviluppi tecnologici ed economici che plasmeranno il futuro nei prossimi anni, sono state commentate anche da Alec Ross, uno dei maggiori esperti americani per l’innovazione e autore del bestseller “The Industries of the Future”: “La digitalizzazione ha creato migliaia di miliardi di euro di valore e centinaia di migliaia di lavori ben remunerati. Questa tendenza alla digitalizzazione è destinata a proseguire e a impattare positivamente e in modo sempre più diretto l’Italia e gli italiani. La Penisola è stata un centro di innovazione per centinaia di anni e sono certo che continuerà a distinguersi per la sua capacità creativa. L’ingegno innovativo ha caratterizzato il passato del Paese grazie al lavoro di scienziati e artisti, ma ne potrà guidare anche il futuro attraverso una nuova classe di professionisti capaci di cavalcare il cambiamento senza lasciarsi intimorire dagli sviluppi tecnologi, anzi volgendoli a proprio vantaggio per inaugurare nuovi modelli di produttività e business”.

E in effetti il tessuto economico italiano – costituito per il 99% da PMI – si mostra positivo sul futuro e non teme l’automazione, anzi considera le nuove tecnologie un alleato per liberarsi da operazioni routinarie e dedicare più tempo all’espressione della propria creatività. Questo quanto emerge da una nuova ricerca Microsoft-Ipsos Mori sulle PMI italiane presentata al Forum,  che delinea un generale ottimismo sul futuro (46% ottimisti VS 27% pessimisti). Se si interrogano i dipendenti delle piccole e medie aziende nostrane sul significato di “Digitalizzazione”, la maggior parte (53%) tende a ricondurlo al concetto di automazione – andando oltre il semplice passaggio dalla carta al computer (32%) – e intendendo la digitalizzazione dei processi di gestione dei clienti, l’adozione di app o servizi per attività quali la contabilità e il monitoraggio dell’inventario, nonché l’analisi dei dati di business attraverso strumenti digitali, insomma l’automazione di operazioni routinarie. Interessante anche la percentuale (24%) di coloro che per digitalizzazione intendono la possibilità offerta alle risorse di lavorare ovunque e in qualunque momento. Sui benefici della tecnologia sono pressoché tutti d’accordo, il 79% dei dipendenti delle PMI italiane concorda sul fatto che permetta di ottimizzare i tempi e il 73% riconosce le opportunità offerte dal digitale in termini di flessibilità.

Certo, nonostante questo ruolo chiave, le scelte IT non sono ancora frutto di processi decisionali strutturati: sì la maggior parte dei dipendenti delle PMI italiane dichiara di avere un processo ricorrente durante il quale vengono discusse esigenze e trend, ma in fondo si tratta di fatto solo del 26%.
Da un punto di vista di pianificazione, l’Italia è il primo tra i Paese europei in cui le PMI dichiarano di non avere un business plan strutturato (30%, contro una  media EU del 22%, con un picco del 29% tra le microimprese). I i motivi di questa mancanza di pianificazione strategica risiedono principalmente nella focalizzazione su priorità di breve termine (23%), nella mancanza di risorse essendo un compito non facilmente espletabile in via informale (17%) e nelle dinamiche del flusso di cassa che rendono difficile pianificare (15%).
“Secondo Eurostat, solo il 44% delle PMI supera i 5 anni di attività e, nonostante lottino con ostacoli esterni come la scarsità di risorse competenti, la burocrazia e le tasse, spesso un freno alla crescita è anche la mancanza di imprenditorialità e di un business plan strutturato” ha commentato Paola Cavallero, Direttore Marketing & Operations di Microsoft Italia. “Nella nostra visione, la Trasformazione Digitale non riguarda solo l’adozione di tecnologia, ma è più in generale un tema di leadership nel ripensare modelli di business esistenti e abbracciare nuove modalità per creare ecosistemi di persone, dati e processi. Se i recenti sviluppi in termini di cloud computing, intelligenza artificiale, robotica, big data e machine learning stanno rivoluzionando lo scenario di business, la tecnologia può rivelarsi un utile strumento al servizio delle aziende per migliorare le performance, ridurre gli errori e migliorare la qualità di prodotti e servizi. Macchinari e automazione possono aiutare ad ottimizzare i processi ma sforzi creativi, interazioni sociali e abilità manuali restano elementi strategici che appartengono all’uomo e rappresentano l’essenza stessa ed il valore delle PMI. Grazie a quello che definiamo Cloud Intelligente è possibile gestire al meglio la complessità e dedicarsi alla passione che caratterizza il Made-in-Italy”.

Le nuove tecnologie non rappresentano un’opportunità solo per le PMI, ma abilitano la crescita di aziende di qualsiasi settore e dimensione e, intraprendendo un percorso di trasformazione digitale che faccia leva su Cloud, IoT, Machine Learning, Big Data e Intelligenza Artificiale, qualsiasi realtà Italiana può ottimizzare i processi, migliorare la relazione con i clienti, mettere i dipendenti nella condizione di essere più produttivi ed efficaci e trasformare prodotti e modelli di business. Al Microsoft Forum sono state proprio quattro importanti aziende italiane a darne prova raccontando la propria esperienza d’innovazione: ATM, Dolce&Gabbana, Luxottica Group e Salvagnini.

Quattro casi che hanno offerto ispirazione ai professionisti in sala, come anche i progetti d’innovazione mostrati nell’ambito dell’Exhibition Area, un percorso esperienziale per scoprire come le nuove tecnologie sono in grado di rivoluzionare non solo il mondo industriale, ma l’intera società in una logica di smart city, e-health, fashion e retail virtuale, sport 4.0, auto connesse e smart home.

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BRAND STRATEGY

GE con i campioni NBA dei Boston Celtics: tecnologia e analisi dei dati scendono in campo

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Boston Celtics

I Boston Celtics e GE hanno annunciato una partnership pluriennale in cui l’azienda, leader mondiale nel Digital Industrial, sarà il partner esclusivo del team NBA per la parte di big data e analisi dei dati. GE, che ha trasferito il proprio quartier generale a Boston nel 2016, otterrà in questo modo la prima sponsorizzazione nella storia del team, che vedrà il logo GE sulle casacche da gioco, a partire dalla stagione 2017-18.

Una componente chiave dell’accordo riguarderà la capacità di GE di fornire ai 17 volte campioni NBA i migliori prodotti, esperienza e conoscenze disponibili, attraverso dati scientifici, forniture medicali e soluzioni per l’illuminazione. I termini della partnership non sono ancora stati resi noti.

I Celtics si avvarranno dell’esperienza di GE in diversi ambiti, incluse le prestazioni dei giocatori, la prevenzione degli infortuni e l’ottimizzazione delle attività commerciali. Le parti lavoreranno a stretto contatto per integrare la tecnologia di GE nelle strutture della squadra di basket, in particolar modo presso l’Auerbach Center, il nuovo centro all’avanguardia dei Celtics, nel quartier generale di New Balance, la cui apertura è prevista nel 2018.

Il logo di GE con i colori del team apparirà nella parte anteriore della canotta, sulla spalla sinistra, a partire dalla stagione 2017-18. Le sponsorizzazioni delle casacche da gioco sono state approvate come parte di un programma pilota triennale dal Consiglio dei Direttori NBA lo scorso aprile 2016.

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NUMBER

Analytics, un mercato da 900 milioni di euro in Italia: i dati dell’Osservatorio Politecnico

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L'osservatorio del Politecnico sul mercato degli Analytics in Italia

Un mercato in crescita, un mercato in salute e pieno di prospettive. Si sono analizzati gli analytics, nell’ultimo Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, presentato ieri mattina al convegno “Big Data: guidare il cambiamento, liberare valore”.

Un mercato che nel 2016 in Italia è cresciuto del 15%, raggiungendo un valore complessivo di 905 milioni di euro. Se la Business Intelligence fa ancora la parte del leone in termini di volumi con un valore di 722 milioni di euro (+9% in un anno), i Big Data, seppur ancora marginali come valore (183 milioni di euro), sono la componente che mostrano la crescita più significativa (+44%). Gran parte di questo mercato è oggi appannaggio delle grandi imprese, che si dividono l’87% della spesa complessiva, mentre le Pmi si fermano al 13%.

Cresce il mercato e cresce la consapevolezza delle aziende italiane delle opportunità dei Big Data: il 39% dei CIO italiani vede la Business Intelligence, i Big Data e gli Analytics come priorità di investimento principale nel 2017 per l’innovazione digitale. Ma emerge anche la necessità di nuove competenze e modelli organizzativi, di approcci tecnologici differenti e di una prospettiva progettuale di lungo periodo per lavorare con queste fonti informative: un’impresa su tre ha già inserito nel proprio organico uno o più data scientist, la cui presenza nelle aziende più all’avanguardia è cresciuta del 57% nell’ultimo anno. Tuttavia, il processo di trasformazione delle tradizionali imprese italiane in “big data enterprise” è ancora lungo: soltanto l’8% ha raggiunto un buon livello di maturazione, mentre il 26% ha appena iniziato il percorso e il 66% si trova in una situazione intermedia.

Le grandi imprese e le PMI
Nelle grandi imprese (organizzazioni con più di 249 addetti) la diffusione di descriptive analytics è ormai un dato di fatto, presente nell’89% delle organizzazioni coinvolte, dove nell’80% dei casi l’utilizzo è ormai a regime almeno su alcuni ambiti applicativi. I predictive analytics risultano attualmente l’arena di maggior interesse, con una diffusione ampia, sebbene ancora confinata ad alcuni ambiti applicativi (30%) o in fase di pilota (29%). Ancora molto indietro i prescriptive e automated analytics, presenti rispettivamente nel 23% e nel 10% delle organizzazioni, perlopiù a livello di pilota. Sebbene l’adozione di sistemi di Analytics sia una pratica ormai consolidata, soltanto l’8% delle grandi imprese si trova a buon punto nel processo di trasformazione da aziende tradizionali a “Big Data Enterprise”. Il 26% si trova allo stadio iniziale del processo, mentre il restante 66% si colloca in una posizione intermedia, con una governance già in fase avanzata per alcuni aspetti e ancora da avviare per altri. Il settore più interessato nel mercato degli Analytics tra le grandi imprese è quello bancario (29%), seguito da manifatturiero (22%), telecomunicazioni e media (14%), Pubblica Amministrazione e sanità (8%), altri servizi (8%), GDO (7%), utility (6%) e assicurazioni (6%)…

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AZIENDE

“Testing Multiple Partners”: Quantcast valuta i partner migliori nel programmatic

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programmatic

Testing Multiple Partners”, ovvero come valutare le performance di più partner nel programmatic advertising. È questo il focus del nuovo White Paper presentato da Quantcast, società leader dei big data applicati alla pubblicità digitale e mobile. Nel documento si delinea chiaramente come comparare più fornitori in programmatic, con analisi pensate e realizzate per capire quali stiano ottenendo le prestazioni migliori ed evitare le problematiche che i vari modelli di attribuzione possono comportare compromettendo le valutazioni delle campagne.

Idealmente, ogni marketer dovrebbe affidarsi ad un partner specializzato in modelli di attribuzione per misurare il valore di ogni touchpoint e valutare l‘efficacia di ogni fornitore sulla campagna, così da verificare chi effettivamente stia favorendo una crescita incrementale e l‘acquisizione di nuovi clienti e chi invece stia semplicemente intercettando clienti che avrebbero comunque generato una conversione. Molto spesso però per motivi di tempo, risorse e budget tutto questo non è possibile e molti rischiano di attribuire il merito della campagna ai partner sbagliati, ecco perché Quantcast ha deciso di tracciare le linee guida che definiscono alcune “buone regole” per una corretta comparazione dei vari fornitori.

Fondamentale per una giusta valutazione delle performance è senza dubbio il confronto tra partner che agiscono nella stessa parte del funnel distinguendo quindi tra prospecting, retargeting o targeting full-funnel…

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MEDIA

Integral Ad Science cresce ancora e supera i 90 milioni di ricavi

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Integral Ad Science (IAS), tech company che sviluppa soluzioni di verifica, ottimizzazione e analisi per publisher e investitori pubblicitari di tutto il mondo, annuncia di aver superato la quota di 90 milioni di euro di fatturato annuale. Un risultato che posiziona IAS come una delle aziende del settore dalla crescita più rapida, che si è tradotta negli ultimi 18 mesi in un aumento del 30% dei dipendenti sul piano globale, arrivati ora a oltre 450 in 12 Paesi.

L’espansione nei mercati europei è stata uno dei fattori cruciali per promuovere la crescita; IAS è ora presente in Francia, Germania, Regno Unito, Italia, Spagna e nei Paesi Scandinavi. Inoltre, IAS lavora con più di 2.500 editori, 150 partner operanti nel settore delle tecnologie programmatiche e 1.600 inserzionisti in tutto il mondo.

“Ogni giorno misuriamo ed analizziamo mezzo trilione di dati qualitativi sui media riguardanti problemi come viewability, frode e brand safety; si tratta di un dato piuttosto rilevante “, spiega Bryan St John, Vice Presidente Senior internazionale di Integral Ad Science. “Ad fraud, viewability e misurazione di dati rappresentano fattori di importanza fondamentale per l’intero ecosistema pubblicitario. IAS innova e si impegna costantemente a fornire soluzioni per le grandi sfide del settore”.

Attualmente, IAS sta consolidando i propri rapporti con società quali Facebook, AOL, Nielsen e The Trade Desk per facilitare l’accesso da parte dei responsabili pubblicitari alla piattaforma e alle soluzioni tecnologiche offerte. Inoltre, IAS sta continuando ad espandere il suo portafoglio clienti: sono 500 quelli nuovi ottenuti quest’ultimo anno.

Le competenze tecnologiche e in materia di dati offerte da IAS sono state riconosciute da numerosi premi di settore, tra cui la menzione per il terzo anno consecutivo nell’elenco delle 5.000 aziende private che possono vantare una crescita molto rapida, pubblicato da Inc., il premio Smart Data Marketing Technology Company conferito da I-COM nel 2016 e la vittoria della I-COM Data Science Hackathon contro altri 14 team provenienti da società di marketing che si occupano di dati. A confermare la trasformazione e la crescita esponenziale dell’impresa è stata la nuova identità del brand: una tappa fondamentale e l’inizio di un nuovo capitolo nella storia dell’azienda.

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