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Astarea presenta “Beauties” nell’ambito dello studio Andare a tempo

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Astarea, società di ricerche di mercato, sociali e di opinione, ha presentato ieri sera al Teatro Franco Parenti il dossier Beauties nell’ambito dello studio sulle tendenze Andare a Tempo. Alla presentazione hanno contribuito il creativo Pasquale Diaferia e il regista Giovanni
Bedeschi.

Per Beauties Astarea intende il racconto delle tendenze della bellezza non tanto, o non solo, dal punto di vista estetico, ma come stile di vita, perché coinvolge valori, comportamenti, pratiche, rituali che non riguardano solo la cosmesi, ma che incrociano i mercati più diversi: dal fashion, all’alimentazione, alla salute, al lusso, al fitness, ai prodotti per animali, all’elettronica, alla detergenza, al farmaceutico. Le diverse direzione del Beauties possono essere sintetizzate nei quattro Macro Trend trasversali, che disegnano il Mapping delle tendenze Astarea Andare a Tempo 2016-2018.

Il Trend Espansione implica un accrescimento inedito delle possibilità di soddisfare bisogni e desideri, e anche di stimolare aspirazioni inconsuete, con ampi spazi per effetti sorpresa. Rispetto al Beauties, ciò significa innanzitutto l’emergere di nuove identità estetiche, come quelle asiatiche e africane che espandono i modelli di bellezza con nuovi look e corrispondenti stili culturali.

Il Trend Molteplicità prevede il ribaltamento degli assetti consolidati in risposta ad esigenze esplorative e ludiche. Nel Beauties, ciò significa il rifiuto della distinzione delle estetiche donna-uomo per valorizzare look più sfumati, che implicano, nel campo cosmetico, la creazione di prodotti non più basati sugli specifici rituali uomo-donna, ma che sono sostanzialmente focalizzati sulla funzione, il benefit, il risultato. Analogamente, nel retail la segmentazione per genere nei reparti viene sostituita da una classificazione concept-based.

Terzo macro-trend: la Concentrazione, indica la valorizzazione del contatto fisico e diretto con le cose, la valorizzazione della la terra, e l’enfasi sulla personalizzazione. Per il Beauties, ciò significa recupero della naturalezza originaria e organica della pelle anche in un’ottica no-make-up, un ritrovato contatto con la terra attraverso l’uso odi prodotti primordiali come olio e semi, oltre a terapie estetiche che si fondano sul fattori umano più individuale in assoluto, come il DNA.

Il quarto macro-trend, la Circolarità, afferma la ridefinizione delle scelte di base di individui e organizzazione in direzione della sostenibilità considerata in senso lato. Per il Beauties, questo implica il recupero di identità e fisionomie ed estetiche diverse, una svolta quasi militante di una bellezza storicamente reietta e ora vessillo di un up-date di valori e canoni estetici. Dalla vitiligine allo scompigliato, dal curvy spinto a estremi impensabili fino a vere e proprie unicità dermatologiche oggi sinonimo di bellezza ‘fiera’ e ‘leading the change’.

Questi quattro assi raccolgono 9 Life-Set che si declinano a loro volta in 27 Concept.
Nell’insieme, questo studio come, ed insieme agli altri Life-set (Eating, Homing, Out-door living e Wearing) viene anche utilizzato, sulla base del metodo di Astarea Concept Generation, per lo sviluppo di Brand Positioning, direzioni per Nuovi Prodotti, Territori di Comunicazione.

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BRAND STRATEGY

Astarea presenta il dossier “Beauties”, il 6 Giugno al Teatro Franco Parenti di Milano

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È in arrivo il nuovo workshop di Andare a Tempo, il consueto appuntamento degli operatori di marketing e di comunicazione per confrontarsi sulle future tendenze socio-culturali e di consumo: Beauties.

Laura Cantoni, con il regista Giovanni Tedeschi ed il creativo Pasquale Diaferia, racconterà nove modelli di bellezza, con orizzonte internazionale, ciascuno declinato in 3 diversi concept.

Il bello è narrato non tanto dal punto di vista estetico, ma come stile di vita perché coinvolge valori, comportamenti, pratiche, rituali che non coinvolgono solo la cosmesi, ma che incrociano i mercati più diversi: dal fashion, all’ alimentazione, alla salute, al lusso, al fitness, ai prodotti per animali, all’elettronica, alla detergenza, al farmaceutico.

I modelli di bellezza oggi esprimono quindi quanto mai i rapporti con i consumi, attraversando le pratiche di marketing e di comunicazione, e anche i mood socio-culturali circolanti, e sanciscono la cifra del proprio essere nel mondo, dei rapporti con gli altri, la visione delle relazioni sociali.

L’appuntamento è per il 6 giugno, al Teatro Franco Parenti di Milano, alle ore 16.30. Per partecipare, contattare: workshop.tendenze@astarea.it/telefono 0289423927

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Small Data e Big Data. Un seminario pubblico organizzato da Astarea

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A che cosa servono veramente Big Data? Quanto sono utili? Quando usare i Big e quando gli Small? A questa e ad dltre domande risponderà il seminario Big&Small Data, organizzato da Astarea, il 22 marzo a Milano, presso La Cordata, in via San Vittore 19.

Il seminario assumerà un carattere molto operativo, con esempi e simulazione, e sempre l’occhio alla utilità per i processi decisionali quotidiani dell’Impresa.
Nessuna monocorde presentazione, bensì un duetto semiserio, tra due ricercatori con decenni di esperienza alle spalle: Laura Cantoni (Mrs Small…), esperta in tutte le metodologie delle ricerche di marketing, dato il lungo training nei vari istituti di ricerca nazionali e internazionali, ora indipendente nella sua società Astarea, e Gianmarco Stefanini (Mr Big…), ricercatore di marketing guadagnato da dieci anni alla ricerca sul web, di cui è uno dei più attrezzati analisti in Italia, e fondatore di Web research, specializzata in analisi sui Social, Blog e Forum.
Moderatore tra Mrs Small e Mr Big: il creativo Pasquale Diaferia.

Da quanto sappiamo, nonostante l’uso dei Big Data (le informazioni che si reperiscono in maniera massiva dal Web) si stia diffondendo, non è ancora molto chiaro di che cosa si stia parlando. Abbastanza più sviluppata, la conoscenza degli Small Data, cioè delle tradizionali ricerche di mercato.
Perché parlarne nello stesso contesto? Perché a volte si pensa che acquisire una massa ingente di informazione dalla Rete possa esaurire le esigenze conoscitive di un’impresa soprattutto su alcuni argomenti (la Reputation, ad esempio).
D’altra parte, si è convinti che le ricerche di marketing, nelle loro diverse modalità, riescano a soddisfare i maggiori interrogativi che si pongono al marketing dell’Impresa.
Questo incontro intende fare chiarezza: sulla natura, l’utilità, i limiti degli uni e delle altre, gli errori intrepretativi, le aspettative, esagerate o minimizzate, le applicazioni, quelle più corrette e quelle meno, e sulla possibilità di sinergie.

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Sostenibilità e futura classe dirigente: Astarea “indaga” tra gli universitari

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Ieri sera è stata presentata a Milano – dall’istituto di ricerca Astarea – la ricerca su “Sostenibilità e Futura Classe Dirigente”. All’incontro hanno partecipato, oltre a Laura Cantoni di Astarea che ha illustrato i risultati, Andrea Farinet, Docente Liuc Università Cattaneo, Emanuele Plata, Presidente PLEF, Rossella Sobrero, Presidente Koinetica, Ylenia Esther Yashar, Staff Credito Valtellinese.

Due le premesse da cui ha preso spunto il lavoro. Innazitutto l’essere il tema della Sostenibilità ormai mainstream: un tema di presenza mediatica soprattutto a seguito delle Conferenze mondiali sull’ambiente, ma tendenzialmente sempre più focalizzato nel dibattito istituzionale, sociale, imprenditoriale.
Poi l’evolzione in atto del concetto di Sostenibilità: figlio della cultura green, tende ora a integrare i fattori sociali ed economici che dovrebbero contribuire alla evoluzione positiva della vita e delle persone, senza impatti negativi sull’ambiente e quindi sul pianeta in senso lato e sulla società nel suo complesso.

Partendo da queste considerazioni, come Istituto di ricerca che si occupa dal 1998 di questi temi, Astarea ha voluto comprendere che cosa significasse per i giovani universitari la “Sostenibilità”: non solo in senso generale, ma soprattutto in un’ottica di Impresa. In sintesi: che cosa significa per un’Impresa essere Sostenibile? Quale impatto può assumere la Sostenibilità nei vari ambiti di attività di un’Impresa, cioè nel processo produttivo, nel marketing, nella comunicazione? La ricerca è stata svolta attraverso interviste personali a 160 studenti presso sedi universitarie a Milano, Padova, Roma, Napoli, sulla base di un questionario di tipo quali-quantitativo che implicava domande a risposte chiuse e aperte.

Il primo sentiment riguardo alla Sostenibilità intesa in senso generale assume una forte connotazione ambientalista: per la maggioranza degli intervistati è salvaguardia dell’ambiente e risparmio energetico.
Altre definizioni, meno scontate, associano la Sostenibilità a innovazione e futuro, o collegano protezione ambientale e sensibilità sociale (“ambiente e sostegno solidale, “rispetto dei fattori sociali e ambientali).

Anche riguardo le attività di Impresa la Sostenibilità viene spontaneamente collegata all’impiego di risorse energetiche da fonti rinnovabili, o alle pratiche inerenti il riciclo (dall’uso di materiale riciclato alla produzione di oggetti in materiale riciclabile, alla riduzione degli imballaggi, che raccolgono tra l 60 e il 70% dei consensi).

Pochi meno (60% mediamente) collegano Sostenibilità a fattori intangibili come la riduzione dei costi variabili a vantaggio di quelli fissi, piuttosto che il benessere animale, con il medesimo punteggio del rispetto dei diritti umani.

I temi posti per Marketing/Comunicazione e Corporate vengono associati in misura molto inferiore alla Sostenibilità rispetto a quelli legati al processo produttivo.

Per l’area Corporate vengono considerate Sostenibili soprattutto le forme di finanziamento ad attività sportive, culturali, o donazioni varie (intorno al 40% e più), meno i temi legati al coinvolgimento nelle scelte dell’Impresa degli stake-holder o di altre entità territoriali (Intorno al 35%).

Analoga logica riguarda il Marketing e la Comunicazione: si associa alla Sostenibilità l’interazione informativa costante nei confronti dei propri referenti (45%) , anche se la richiesta autonoma da parte dei consumatori di qualsiasi informazione riguardo i diversi aspetti del processo produttivo viene vissuta come meno pertinente.

In sintesi: nella percezione degli intervistati la Sostenibilità viene assunta spontaneamente ancora in un’ottica principalmente “green”, anche se si intravedono segnali che spostano il concetto verso territori più ampi, e che si stia diffondendo la percezione – per lo meno a livello intuitivo – che la Sostenibilità costituisca un approccio evolutivo dell’Impresa.

In allegato i risultai completi della ricerca Astarea

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BRAND STRATEGY

Analizzati gli “S-factors” dei Superbrands: il “trust” prevale su tutto

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È la fiducia dei consumatori, innanzitutto, a rendere una marca “Super”. Saper far bene ciò che si fa, essere veri e rilevanti e proporre una visione per un futuro migliore sono i fattori vincenti per essere “Superbrands“. Queste, in estrema sintesi, le conclusioni a cui è pervenuta la ricerca sugli “S-factors” della marca, realizzata da Astarea e Demoskopea per conto di Superbrands, il programma che raccoglie e celebra i brand più prestigiosi sul mercato.

“La ricerca si è proposta di identificare i fattori vincenti – gli “S-factors” appunto – che connotano e definiscono oggi un Superbrand”, ha spiegato Laura Cantoni, partner di Astarea nel corso della presentazione, tenutasi questa mattina nella sede di Assorel. “Abbiamo cercato di dare risposte a domande quali come deve essere una marca per essere un vero Superbrand, che cosa deve offrire ai consumatori e come deve relazionarsi con loro, o in che cosa deve distinguersi dalle altre marche”.
“I risultati”, ha aggiunto Cantoni, “hanno riservato qualche sorpresa soprattutto in merito alla rilevanza attribuita dai consumatori ai diversi fattori da noi identificati”.
La ricerca si è infatti basata su un modello descrittivo costruito intorno a cinque fattori critici (Trust, Leadership, Societing, Dialogue e Dynamism) e ai loro item definitori, coinvolgendo un campione di 500 individui rappresentativo della popolazione nazionale con interviste online relative ad un set di marche top rappresentative dei diversi settori di appartenenza.
“Oggi più che mai la fiducia è il fattore descrittivo più rilevante per definire un Superbrand (pesa il 38% sul totale)”, ha sottolineato quindi Stefano Carlin, Amministratore Delegato di Demoskopea. “Un “trust” che si connota soprattutto per rilevanza, cioè la capacità di offrire benefit che contano davvero con una forte componente di appeal simbolico; nonché per la capacità di rappresentare un linguaggio comune, facendosi medium universale, riconoscibile ed efficiente”.
Secondo fattore descrittivo di un brand (con un peso del 22%) è la Leadership, cioè la sua capacità di costituire un punto di riferimento significativo e continuativo sul mercato.
Il tema del Dialogue (che pesa per il 17%) mette invece in evidenza che ciò che conta veramente per instaurare una vera relazione positiva con le persone è dimostrare di sapere fare bene il proprio mestiere.
“Il tema del “dialogo”, evidenzia Carlin, sembra più essere “pensato” dagli addetti ai lavori che “agito” dai consumatori”
Segue Il Societing, che con il suo 14% partecipa un po’ meno alla forza del brand, di fronte ad italiani portatori di una buona dose di scetticismo rispetto alle istanze sociali delle imprese.
“In questo senso”, commenta Cantoni, “un Superbrand deve soprattutto proporre iniziative volte all’incremento del benessere oggi e nel il futuro. Paradossalmente sembrano essere proprio i consumatori più evoluti a dare minor peso a quegli aspetti – ambientali, etici, di responsabilità sociale – che sono visti come prerequisiti di un grande brand, non come elementi differenzianti”.
Ultimo fattore in termini di contributo, con il 9%, allo statuto di Superbrand è il Dinamismo: con l’eccezione dei bramnd tecnologici, l’innovazione non sembra particolarmente premiante. Apprezzata invece l’abilità nell’intercettare i bisogni delle persone prima ancora che si esplicitino come reali esigenze.
La ricerca ha anche calcolato un Superbrands Index, valore numerico sintetico che cumula il peso dei fattori e rappresenta sinteticamente l’indice di superiorità della marca: ai vertici si collocano ci sono Google, Nutella e Disney e a seguire un gruppo di marche che comprendono Samsung, Mulino Bianco, Nivea, Dove, Lego e Ikea.
“Il valore di marca è un asset sempre più tangibile nel contesto ampiamente omologato e distratto in cui viviamo e la ricerca ha messo in chiara evidenza che il rispetto e la fiducia si conquistano solo con l’impegno costante e una passione ossessiva nel garantire esperienze e relazioni che sappiano andare al di là della normalità per essere riconosciute come Super“ ha conluso Sergio Tonfi, Editor di Superbrands. “Quando la marca è vera e rilevante in ciò che fa, la sua forza si manifesta concretamente nella relazione quotidiana con le persone e diventa fattore di successo per la loro preferenza e fedeltà”.
I risultati della Ricerca saranno il cuore di un Forum sul valore della marca organizzato da Superbrands nel corso del mese di maggio in collaborazione con un’importante Università e verranno utilizzati per l’assegnazione dei “Superbrands Awards”, i premi all’eccellenza di marca, consegnati durante il “Tribute Event” a giugno 2015.

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