NUMBER

I dati Assinform e Confindustria digitale confermano la crescita del mercato digitale italiano

- # # # # # #

Crescita mercato digitale

Nel 2016, il mercato digitale italiano (informatica, telecomunicazioni e contenuti) è cresciuto dell’1,8% raggiungendo i 66.100 milioni di euro. Nel primo trimestre dell’anno in corso la crescita ha accelerato, toccando il 2,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e avvalorando le previsioni di crescita per il triennio 2017-2019 (+2,3% a 67.652 milioni di euro nel 2017; + 2,6% a 69.432 milioni di euro nel 2018 e +2,9% a 71.453 milioni di euro del 2019). In uno scenario che conferma una ritrovata vitalità, grazie al ruolo trainante delle componenti più innovative e ad un generale salto di consapevolezza sulle potenzialità del digitale compiuto dal Paese, permangono però criticità cui occorre dare rapida risposta. La prima riguarda il passo della ripresa che, per quanto buono, non basta ancora a colmare il ritardo accumulato e a coinvolgere le tante PMI che animano il nostro tessuto produttivo. La seconda riguarda il gap di specialisti digitali, che rischia di condizionare gli investimenti delle aziende e l’effetto delle politiche di stimolo all’innovazione. Sono queste le principali evidenze del rapporto “Il digitale in Italia 2017”, condotto da Assinform in collaborazione con NetConsulting cube e Nextvalue e presentato alla stampa a Milano e Roma.

“Sino a due anni fa, il nostro paese, per carenza di investimenti in innovazione, correva il rischio di rimanere ai margini dello sviluppo digitale, protagonista dei principali trend dell’economia globale. Oggi possiamo dire che questo scenario si sta sempre più allontanando grazie all’inversione di tendenza degli investimenti in tecnologia che registriamo da due anni a questa parte e che, secondo le nostre stime, continuerà a manifestarsi per almeno i prossimi tre anni” ha affermato il presidente di Assinform Agostino Santoni. “L’impatto dell’innovazione digitale sul business è sempre più rilevante in tutti settori dell’economia italiana. Cloud, Iot, Big data, Mobile Business, Cybersecurity stanno trainando il cambiamento dei modi di produzione, di interazione con clienti e fornitori in filiere sempre più integrate. Stanno cambiando i prodotti e lo scenario competitivo, che vede l’ingresso nei mercati di nuovi operatori e piattaforme digitali che abilitano nuovi servizi”.

Lo studio Assinform non lascia dubbi al riguardo. Il Mercato Digitale Italiano si è rimesso in moto, promettendo tassi di crescita in costante miglioramento almeno sino 2019 sulla spinta dei processi di trasformazione digitale in tutti i principali settori. I tassi di crescita medio annui stimati tra il 2016 e il 2019 sono del 4,4% ogni anno nell’industria (dai 7.044 milioni di euro, +2,4%, del 2016), del 4% nelle banche (dai 6.813 milioni di euro, +3,5%, del 2016), del 4,5% nelle Utility (dai 1.576 milioni di euro, +3,5%, del 2016), del 4,2% nelle Assicurazioni (dai 1.800 milioni di euro, +3,7%, del 2016), del 3,6% nei Trasporti (dai 2.209 milioni di euro, +2,5%, del 2016), del 4,7% nella Distribuzione (dai 3.991 milioni di euro, +3,5%, dei 2016). Tutte dinamiche incoraggianti, che tuttavia trovano meno riscontro nella PA, in cui la spesa in digitale è attesa calare con un tasso di crescita medio annuo di poco meno del 2%, ad eccezione della Sanità, che invece promette un tasso medio annuo di crescita del 3% circa (dai 1.450 milioni di euro, +1,6%, del 2016). Dal punto di vista territoriale aumenta la polarizzazione nel Nord Ovest che contribuisce al 38,3% della spesa digitale complessiva del Paese con una crescita del 2,3% nel 2016.

“Se è una notizia assolutamente positiva per le prospettive di crescita dell’economia italiana che si sia ripreso a investire nel digitale, dobbiamo essere consapevoli che molto resta ancora da fare” ha commentato il presidente di Assinform. “Nel prossimo periodo sarà cruciale consolidare questo trend. Agli sforzi per far sì che la trasformazione digitale coinvolga una platea sempre più ampia di Pmi, oggi ancora troppo ristretta, vanno affiancate iniziative formative a tutti i livelli del sistema d’istruzione e formazione professionale per far fronte alla crescente domanda di competenze digitali e figure professionali specializzate. Questo è un nodo cruciale che va affrontato al più presto e in modo efficace, per evitare che causi ritardi e per creare vere opportunità per i giovani”.

Quello delle competenze digitali, secondo lo Studio Assinform, è un tema di portata strategica. Per il 2016-2018, è stimato un fabbisogno di 85.000 nuovi specialisti, 65.000 dei quali per soggetti di primo impiego, più della metà dei quali laureati e per fabbisogni che possono essere soddisfatti solo in parte. Già ora si manifestano forti criticità per i profili di Data Scientist, Business Analyst, Project Manager, il Security Analyst e altri ancora, necessari per i progetti di Trasformazione Digitale.
Sul fronte della strategia per la Crescita Digitale del Paese si registrano progressi importanti in particolare del sistema PagoPA (15.601 PA aderenti e 11.332 attive) e di quello della Fatturazione Elettronica per la PA, oramai generalizzate e best practice europea. Ma molto resta ancora da fare per accelerare sulla diffusione di SpID (con servizi in crescita, ma a fronte di solo 1,5 milioni di identità digitali rilasciate) e dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione. Altro cantiere promettente è il programma Industria 4.0, che incentiva con iper e super ammortamenti le componenti sistemistiche e digitali della nuova automazione industriale, e che già ha cominciato a incidere considerevolmente su un mercato che a fine 2016 ha raggiunto 1.831 milioni di euro (+18,2%). Secondo un’indagine condotta da Assinform presso i fornitori ICT nel primo trimestre del 2017 la domanda di prodotti e soluzioni digitali 4.0 è cresciuta tra il 10% e il 20% e manterrà una dinamica sostenuta per l’intero anno.

“La digitalizzazione , Industria 4.0, non sono solo iniziative tecnologiche” ha detto il presidente di Confindustria Digitale Elio Catania intervenendo alla conferenza stampa. “Stiamo ridisegnando l’economia italiana, la sua competitività, la sua capacità di crescere. Industria 4.0 è un grande progetto-paese, per il quale va dato atto alla collaborazione fra Governo e sistema delle imprese. E’ una grande sfida che ci accompagnerà per molti anni, su cui l’impegno di tutti deve andare ben oltre il 2018. La leggera ripresa degli investimenti nel digitale testimonia che le imprese hanno iniziato a capire l’importanza dell’innovazione e a muoversi. La strada è giusta, ma siamo solo agli inizi. Per chiudere il gap d’innovazione accumulato rispetto agli altri paesi, dobbiamo puntare a un raddoppio degli investimenti entro i prossimi cinque anni. Per questo abbiamo bisogno, oggi più che mai, oltre che all’impegno delle imprese, di un’amministrazione pubblica in grado di essere motore dell’innovazione, non freno. I piani di digitalizzazione della Pa sono sul tappeto da tempo, ma la loro attuazione è troppo, troppo lenta. Il punto chiave su cui bisogna concentrarsi è sulla trasformazione dei processi, cruciale per una spending review efficace e per dare qualità ai servizi verso i cittadini e le imprese. Ci aspettiamo, perciò, che si dia vita a una mobilitazione politica e di leadership per la Pa 4.0, al pari e con la stessa determinazione con cui Governo e sistema confindustriale stanno spingendo l’attuazione di Industria 4.0”.

articoli correlati

TECH & INNOVATION

Assinform e Confindustria Digitale: il mercato digitale cresce, ma occore un cambio di passo

- # # # # # # #

Assinform

L’Italia dal 2015 ha ripreso a investire in Ict e continuerà a farlo nel prossimo triennio. Questo è senza dubbio un dato incoraggiante, ma indica solo l’inizio di un percorso e le previsioni di crescita fino al 2018 ne sono una conferma. In realtà il passo con cui si sta affermando l’innovazione digitale in Italia è ancora troppo lento, avviene in modo troppo disomogeneo e con un’ottica ancora distante dal concepire quella trasformazione in grado di incidere profondamente sulla realtà del Paese, cambiare gli equilibri competitivi, accelerare la crescita. È questa la fotografia che emerge dallo studio “Il digitale in Italia nel 2016”, realizzato da Assinform e Confindustria Digitale in collaborazione con NetConsulting cube e gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, presentato questa mattina a Milano nel corso della manifestazione “Impresa 4.0. Per un’industria italiana più competitiva nell’era digitale”. All’incontro hanno preso parte Vincenzo Boccia, Giancarlo Capitani, Elio Catania, Antonello Giacomelli, Gaetano Manfredi, Alessandro Perego, Enrico Pagliarini, Andrea Pontremoli, Antonio Samaritani, Agostino Santoni.

“I tassi di incremento a due cifre degli investimenti nelle tecnologie abilitanti, quali Cloud, Iot, piattaforme per la gestione web, Big Data, mobile business, sicurezza – ha precisato Agostino Santoni, Presidente di Assinform – se contestualizzati nell’ambito dei servizi digitali, informatici e del software, che in volume rappresentano la parte più consistente del mercato, ma crescono a una cifra, evidenziano che è in atto un vivace e robusto fenomeno di infrastrutturazione innovativa, che tuttavia riguarda ancora una frazione troppo limitata del Paese. Soprattutto le piccole e medie imprese, che costituiscono il 99% del nostro tessuto produttivo e contribuiscono a più del 50% del Pil, così come gran parte della Pa, continuano a rimanere ai margini dell’evoluzione digitale”.

“Abbiamo voluto chiamare la convention “Impresa 4.0” – ha continuato Santoni – per indicare che la cultura del digitale, ovvero della trasformazione competitiva delle organizzazioni, delle filiere, dei processi, del modo di lavorare e fare business, può e deve diventare patrimonio comune di tutte le imprese e amministrazioni pubbliche. Secondo noi è il momento di spingere con determinazione in questa direzione, rafforzando tutti i segnali positivi che vengono dal territorio, sfruttando al meglio i trend incoraggianti che arrivano dagli ambiti tecnologici più avanzati, attuando in modo deciso i piani pubblici e privati, mettendo in campo ogni risorsa per far esprimere al nostro sistema produttivo e dei servizi tutto il suo grande potenziale creativo. La presenza del neo presidente di Confindustria Vincenzo Boccia oggi testimonia che le imprese italiane hanno voglia di cambiare passo e noi siamo direttamente impegnati a sostenerle nei nuovi percorsi d’innovazione”.

I dati dello studio “Il digitale in Italia nel 2016” evidenziano i segnali di un’inversione di tendenza. Già nel 2015 il mercato digitale nel suo complesso è cresciuto dell’1% a 64.908 milioni di euro. Al recupero hanno concorso un po’ tutti i comparti, con la sola eccezione dei servizi di rete delle telecomunicazioni (-2,4%,) che hanno continuato a subire il calo delle tariffe deprimendo le dinamiche di quasi un terzo del mercato. Ma gli altri due terzi sono cresciuti: Servizi ICT a 10.368 milioni di euro (+ 1,5%); Software e Soluzioni ICT a 5.971 milioni di euro (+4,7%), Dispositivi e Sistemi a 16.987 milioni di euro (+0,6%), Contenuti Digitali e Digital Advertising a 8.973 milioni di euro (+8,6%).

I segnali positivi però più che dall’aspetto quantitativo, che migliora, ma che soffre ancora il confronto con le performance di altri paesi, viene dall’innalzamento della qualità della domanda. La spinta è infatti dovuta alle componenti più innovative e legate alla trasformazione digitale, che registreranno crescite sostenute per il 2016 – Iot +14,9%, Cloud +23,2%, Big Data +24,7%, piattaforme per il web +13,3%; mobile business +12,3%, sicurezza +4,4% – e almeno sino al 2018.

Le previsioni per il mercato complessivo ICT in Italia, a costanza di scenari macroeconomici, lasciano intravedere una crescita dell’1,5% nel 2016, dell’1,7% nel 2017, e del 2,0% nel 2018. E sia per il contributo dei segmenti più avanzati, sia per la ripresa degli investimenti in quasi tutti i settori d’utenza, spinti soprattutto dalle grandi imprese +2,8% nel 2016 sul 2015, con in testa l’industria (+2,1%), le banche (3%), le assicurazioni (+3,7%), le utility (+3,6%), i trasporti (+3,4%). Le piccole imprese con +0,6% stimato nel 2016, risultano ancora poco coinvolte dalla trasformazione digitale. E in parte anche la PA che, sempre nel 2016, confermerà la ripresa della spesa a livello centrale (+1,6%) e nella Sanità (+3%), ma non a livello locale (-2,0%).

“Deve essere chiaro che qui oggi non stiamo discutendo di digitale in senso stretto, ma di competitività e crescita dell’intero Paese. Oggi stiamo progettando la via italiana all’industria 4.0 intesa non solo come rilancio della manifattura attraverso le nuove tecnologie, ma anche come reinvenzione in ottica digitale delle filiere, dei distretti, fino a contaminare d’innovazione l’intera catena dei fornitori, la logistica, il territorio, l’azione delle Pa locali. Obiettivo è portare la manifattura italiana dall’attuale 15% di contributo al Pil ad almeno il 20%, trascinando così verso la crescita l’intero Paese. Ecco il senso del grande progetto di politica industriale di “Trasformazione competitiva digitale delle imprese e del Paese” condiviso con tutto il sistema confindustriale che siamo impegnati a lanciare in questi giorni”.

Elio Catania, Presidente di Confindustria Digitale, tirando le conclusioni, è entrato nel merito del progetto: “Al centro vi sono le Pmi italiane che, per allinearsi ai livelli di competitività e produttività europei, devono capire la necessità di mettere mano ai processi produttivi in modo più rapido, energico e completo. Metteremo, per questo, gli imprenditori nelle condizioni di andare a trovare tecnologie, competenze e risorse negli Hub d’innovazione che stiamo progettando sul territorio. Sarà un’occasione anche per riportare in Italia produzioni delocalizzate”.

“La parte pubblica deve creare le pre-condizioni necessarie – ha continuato Catania. Il Governo ha dimostrato grande sensibilità sui temi del digitale e di Industria 4.0, ma ci aspettiamo che si esca dalla timidezza delle politiche sull’innovazione riorientando gli incentivi laddove realmente l’economia moderna lo richiede: rafforzamento della tecno-Sabatini, defiscalizzazione degli investimenti in innovazione, voucher alle Pmi per progetti innovativi e formazione digitale. Va data esecuzione, rapida e senza incertezze, alle piattaforme previste dal piano “Crescita digitale” in una logica di partenariato pubblico-privato molto più profonda e collaborativa. La trasformazione va accompagnata da un sistema di regole favorevole e adeguato alle necessità dello sviluppo digitale, in sintonia con la strategia europea per il Mercato Unico Digitale. Questo salto è oggi alla portata del Paese e non ci sono più alibi per non intraprenderlo da subito”.

articoli correlati

NUMBER

Mercato digitale a +1,5% nel primo semestre. Previsioni in rialzo a fine anno. Ma ripresa “fragile”

- # # # #

Dopo anni di crisi, il mercato digitale italiano (informatica, telecomunicazioni e contenuti digitali) ha finalmente ha ripreso a crescere. Nel giro di un anno è passato dal -1,4% del 2014 al +1,5% del primo semestre 2015 e a una previsione annua 2015 rivista al rialzo dall’1,1 all’1,3%. L’inversione di rotta spicca dal raffronto dei dati semestrali: l’attuale +1,5% segue al -3,1% dello scorso anno.

Lo ha reso noto oggi Assinform, che ha diffuso i dati relativi al primo semestre di quest’anno sull’andamento del settore ICT, elaborati in collaborazione con NetConsulting.
“Siamo all’inversione di rotta”, sottolinea il presidente di Assinform, Agostino Santoni, “ma non basta. Dopo un decennio di costante erosione, dobbiamo tracciare la nuova rotta per la crescita. Quello che più conta è che le componenti più innovative e legate alla digital economy ora fanno crescere l’intero mercato, mentre sino allo scorso anno si limitavano ad attenuarne la caduta. È una risalita sulla quale influiscono solo in parte l’inizio della ripresa più generale dell’economia e l’accresciuto clima di fiducia. Si inizia infatti a intravedere una maggiore attenzione alle potenzialità offerte dal digitale per innovare servizi, prodotti e processi, attraverso il ricorso al web, al cloud computing, all’IOT, alle nuove applicazioni in rete e in mobilità, all’uso dei big data. Resta però il fatto che il nuovo trend è ancora fragile”. .
“Il nostro Paese soffre ancora di troppe lentezze sul fronte di grandi progetti di stimolo e aggregazione”, prosegue infatti Santoni, ” Le strategie lanciate dal Governo, dal piano banda ultralarga alla digitalizzazione della PA ai piani per la sanità e la scuola digitali, vanno nel verso giusto, ma richiedono accelerazione. E anche pragmatismo. La trasformazione digitale rischia infatti di esser frenata anche dalla carenza di competenze. Sta crescendo il gap tra domanda e offerta di profili specializzati nelle nuove tecnologie ICT e nei nuovi business digitali Ci sono mezzo milione di posizioni di lavoro disponibili che non si riesce a coprire per mancanza di skills. È urgente intervenire sul sistema della formazione”.
Tornando ai numeri, nei primi sei mesi del 2015, il mercato digitale nel suo complesso è cresciuto dell’1,5% a 31.583 milioni di euro. Il dato di crescita, pur contenuto, non solo interrompe una tendenza negativa che durava da anni, ma concorre ad aggiustare al rialzo le stime per l’intero 2015: dall’1,1% della primavera scorsa all’1,3%, per un valore di 65.100 milioni.
Già a un primo livello di disaggregazione, i dati indicano che al ricupero hanno concorso po’ tutti i comparti. Anche i servizi di rete, che nel primo semestre dello scorso anno erano caduti del 9,2%, sulla spinta del calo delle tariffe, trascinando al ribasso l’intero mercato. La stabilizzazione di questa componente, che pesa per un terzo (11.980 milioni), dell’intero mercato digitale), non ha più cancellato la crescita delle altre: Servizi ICT a 5.096 milioni (+ 0,3% a fronte del -2,4 dell’anno prima); Software e Soluzioni ICT a 2.732 milioni (+4,5%), Dispositivi e Sistemi a 8.275 milioni (+0,5%), Contenuti Digitali e Digital Advertising a 3.500 milioni (+9,3%).
Chi sale e chi scende
Nella prima metà del 2015 e nell’ambito dei singoli comparti, gli andamenti delle diverse componenti sono risultati sempre più divergenti, con la decelerazione di quelle più tradizionali e l’accelerazione di quelle più legate alla trasformazione digitale dei modelli produttivi (processi aziendali e di filiera), di approvvigionamento e vendita e di business intelligence, e anche dei modelli di consumo.
Il mercato dei dispositivi e sistemi è infatti quello che più ha subito lo spostamento dell’attenzione dalla materialità alla funzionalità dell’ICT. È infatti cresciuto di poco (+0,5%) e in modo molto asimmetrico. E’ calata la componente PC (-4,4% in volumi, per effetto di un calo di tutti i segmenti: – 5,6% server, -7% desktop, -3% laptop) e dei tablet (-14%, concentrati sul solo mercato consumer, oramai saturo in carenza di sostanziali novità), mentre hanno spinto gli smartphone, cresciuti del 7,4% a 1.430 milioni, trainati dall’interesse alle nuove applicazioni in mobilità. Interesse reso ancora più evidente dalle crescite rilevate nel primo trimestre 2015 sul primo trimestre 2014 per le SIM con traffico dati: (+16,5%, a 45,1 milioni di unità) e il traffico su rete mobile (+ 49,1%, per 158 milioni di gigabyte).

Il comparto del software e delle soluzioni ICT, già in ripresa lo scorso anno, ha mostrato nell’insieme ancora più brio, raggiungendo a meta anno 2.732 milioni (+4,5%). Anche qui è evidente il segno della trasformazione in atto. È infatti cresciuto bene software applicativo (1.900 milioni (+5,8%) e proprio sull’onda delle componenti più innovative: piattaforme per la gestione web (138 milioni, +15%,) e IoT (per il manufacturing, l’energy management, l’automotive, ecc., +16,7% a 700 milioni), che hanno più che compensato il calo delle soluzioni applicative tradizionali (-1,2% a 1.062 milioni, con dinamiche comunque in miglioramento rispetto ai primi sei mesi dello scorso anno).  Ha frenato, ma di poco il software di sistema (-1,2% a 247 milioni, per effetto del raffreddamento delle vendite di hardware). Bene invece il middleware (585 milioni, +2,6% contro il +1,1% dei primi 6 mesi dell’anno scorso), a conferma di una costante, crescita della domanda di soluzioni innovative per l’integrazione, la sicurezza e l’utilizzo ottimale delle risorse IT.

Una nota molto incoraggiante viene dai servizi ICT, secondi solo ai servizi di rete per peso sul mercato digitale complessivo. La crescita rilevata, per quanto contenuta (+0,3% a 5.096 milioni), pone fine a un trend negativo che durava da anni e che rivela tutta la consistenza dell’emergere di nuovi e più evoluti trend di spesa e di investimento. Il comparto è infatti trainato dai servizi di data center e cloud computing (+12,3% a 869 milioni) che compensano l’andamento in lieve calo di tutti gli altri segmenti (outsourcing -1,2%, formazione-3,6%, consulenza -1,6%, assistenza tecnica -1,7%, sviluppo applicativo e systems integration -1,9%), più esposti sui fronti dell’ICT tradizionale, ma comunque coinvolti nella trasformazione in atto.

articoli correlati

NUMBER

L’ICT 2013 secondo il 45° Rapporto Assinform: Cloud + 32%, eCommerce + 18%, IoT +12%

- # # # # # # # # #

All’orizzonte del settore ICT si profila, dopo anni di decrescita, la prospettiva di un’inversione di tendenza. A fine 2014, il trend degli investimenti in ICT dovrebbe passare da -4,4% registrato a fine 2013 a + 0,6%, tornando a crescere. La stima è di Assinform, l’associazione delle imprese dell’Information Technology di Confindustria, che questa mattina a Firenze ha presentato il suo 45° Rapporto realizzato in collaborazione con NetConsulting.

“Se pur tra evidenti difficoltà e resistenze, l’innovazione digitale sta contribuendo ad aprire nuovi scenari in Italia – ha dichiarato il Presidente di Assinform Agostino Santoni. A fine 2013, infatti, le componenti più innovative del mercato legate a un uso diffuso e avanzato del web, cloud, servizi mobili, pagamenti elettronici, eCommerce, sicurezza, Internet delle cose, soluzioni di integrazione estesa in rete, piattaforme di gestione avanzate, hanno raggiunto un volume di circa 13 miliardi di euro. Si tratta, è vero, di una fetta ancora minoritaria per un settore che totalizza oltre 65 miliardi di euro l’anno, ma va considerato che l’accelerazione verso il cambiamento che queste componenti inducono nell’economia è molto forte, con effetti moltiplicatori e risultati in tempi sorprendentemente rapidi”.

Secondo il Rapporto Assinform oggi conta la capacità di sviluppare un ecosistema digitale, legata a doppio filo proprio alle nuove aree ICT. E queste in Italia mostrano dinamiche incoraggianti. Il cloud esprime un mercato ancora nascente (poco più di 750 milioni nel 2013), ma in forte crescita (+32,2%). Quanto ruota attorno alle nuove modalità di raccolta e utilizzo di dati è in movimento (le applicazioni connesse alla gestione dei dati cubano alcune centinaia di milioni; parte del mercato della sicurezza, nell’insieme pari a circa 760 milioni, riguarda ancora la protezione dei dati; le applicazioni analitiche valgono quasi 460 milioni). L’eCommerce, dopo gli 11,3 milioni del 2013 (+18%), ne promette 13,2 per il 2014 (+17%). L’Internet delle cose, ove i più diversi oggetti (in ambito industriale, logistico, veicolare, domestico, energetico-ambientale) acquisiscono funzionalità proprio grazie alla capacità di rilevare e scambiare dati, ha espresso nel 2013 un mercato di 1.430 milioni (+13%), atteso crescere ancora.

“Ora è indispensabile avere la piena percezione delle opportunità che si vanno creando”, ha affermato Santoni. “Le tecnologie del cloud computing, ad esempio, possono consentire alle PMI di accedere a costi contenuti ad applicazioni evolute e alla cooperazione nell’ambito di distretti e filiere; per la PA rappresenta una via fondamentale per superare la frammentazione degli asset, realizzando funzionalità avanzate a tutti i livelli centrali e locali, innovando e razionalizzando i processi”.

“In questo senso vanno anche le recenti prese di posizione del Governo Renzi, che in occasione di Digital Venice ha dichiarato come solo l’innovazione possa rilanciare il Paese, che deve ambire a ritrovare un ruolo di leadership in Europa”, ha continuato Santoni. “Ci aspettiamo azioni conseguenti, a partire dall’attuazione dei progetti di digitalizzazione connessi all’Agenda Digitale, che hanno grande impatto nel Paese come l’identità digitale, l’anagrafe unica, il fascicolo sanitario elettronico, la scuola digitale, i pagamenti e la fatturazione elettronica, solo per citarne alcuni. Da parte sua Assinform metterà a disposizione il know how e le migliori competenze delle proprie imprese in un’ottica di partenrship con le istituzioni interessate dalla digitalizzazione. Allo stesso tempo il nostro impegno è massimo nell’aiutare le Pmi a cogliere le nuove opportunità con azioni sul territorio. Oggi  le piccole imprese contribuiscono a più della metà del Pil e al 65% dell’occupazione, ma solo soltanto al 24% della domanda business di ICT. Il nostro obiettivo è ribaltare questo rapporto. Sono obbiettivi sfidanti ma possiamo raggiungerli e siamo pronti a farlo”.

articoli correlati

AGENZIE

Elio Catania è il nuovo Presidente di Assinform

- # # # # # #

L’Assemblea di Assinform, l’associazione aderente a  Confindustria che raggruppa le principali imprese di Information Technology (IT) operanti in Italia, ha eletto  il nuovo Presidente in carica per i prossimi quattro anni. Elio Catania prende il testimone da Paolo Angelucci, che concludendo il suo mandato ha fatto i migliori auguri al suo successore.

Elio Catania, laureato in Ingegneria Elettrotecnica presso l’Università La Sapienza, ha conseguito il Master Degree of Management Science presso la “Sloan Fellow School” del Massachusetts Institute of Technology di Boston. Ha trascorso gran parte della sua carriera in IBM fino a raggiungere posizioni apicali quali President of IBM Latin America, South Europe and Italy e divenire membro del Worldwide Management Council. E’ stato Presidente e Amministratore Delegato di Ferrovie dello Stato S.p.A. ed è stato Presidente e Amministratore Delegato dell’Azienda Trasporti Milanesi S.p.A.. E’ Vice Presidente Vicario di Alitalia; membro del Consiglio di Amministrazione e del Comitato Esecutivo di Telecom Italia; Presidente del Comitato di Controllo Rischi e del Comitato Nomine e Remunerazioni di Telecom Italia; è membro di Giunta e del Consiglio Direttivo di Assonime e Vice Presidente del Consiglio per le Relazioni fra Italia e Stati Uniti. E’ Cavaliere del Lavoro dal 2001.

Il neo Presidente di Assinform Catania, che diventerà anche Vice Presidente di Confindustria Digitale, nel presentare le linee programmatiche per il suo quadriennio, ha evidenziato come il gap di competitività, che da troppi anni pesa sul Paese e sullo sviluppo, possa essere colmato solo con un salto di qualità e una discontinuità vera nell’uso dell’information technology e nella cultura del cambiamento nelle imprese, nella PA e nella società nel suo complesso.

Nel corso dell’Assemblea sono inoltre stati designati i Vice Presidenti e il Collegio dei Probiviri.

Vice Presidenti 
Maria Rita Fiasco – Gruppo Pragma
Giovanni Radis – Unione Industriale di Torino – Gruppo ICT
Agostino Santoni – Cisco Systems Italy
Alberto Tripi – AlmavivA

Collegio dei Probiviri
Andrea Aterno – Oracle Italia
Antonella Castaldi – Sesa
Giuseppe Spernicelli – Zucchetti Group
Ettore Spigno – Telecom Italia
Marco Tartaull – IBM Italia

articoli correlati

NUMBER

Rapporto Assinform: l’economia digitale cresce nel mondo e cala in Italia. Nel 2013 previsto -3,6%

- # # # # # # #

Presentate stamattina a Milano le anticipazioni del Rapporto Assinform 2013: i dati emersi dall’indagine confermano che,mentre un’economia reale nel mondo è cresciuta l’anno scorso del 3,2% rispetto all’anno precedente, l’economia digitale, definita come Global Digital Market, messo a segno un incremento del +5,2%, arrivando a rappresentare quasi il 6% del PIL mondiale. In Europa il tasso medio di crescita del GDM si è attestato a +0,6%, ma il peso dell’economia digitale è giunto al 6,8% del PIL europeo. Di fronte a questo scenario improntato alla positività, stridono purtroppo i numeri relativi all’Italia. Nel nostro paese, infatti, l’economia reale è calata del -2,4%, mentre il Global Digital Market, che rappresenta il 4,9% del PIL nazionale con un valore di 68.141 milioni di euro, ha registrato una dinamica negativa del -1,8%. Tale trend, pur essendo in attenuazione rispetto all’anno precedente (-2,1%nel 2011/10), segnala la crisi dei servizi ICT tradizionali(-4,7%), che rappresentano in valore oltre la metà del mercato, a cui si oppone la crescita dei contenuti e pubblicità digitale (+7,2%) e del software e soluzioni ICT (+2,4%).
“In assenza di interventi specifici tesi a cambiare questi trend”, ha commentato Paolo Angelucci, presidente dell’Associazione nazionale delle imprese IT, “le stime per il 2013 non possono non essere segnate da un profondo pessimismo: ci attendiamo, infatti, un’ulteriore discesa del Global Digital Market del -3,6%, con l’It tradizionale in caduta libera a –5,8%, fatto che avrà pesanti ricadute soprattutto sull’occupazione essendo un settore labour intensive che attualmente impiega circa 400 mila addetti. Se, al contrario, si darà avvio a un vero cambiamento del quadro di riferimento, introducendo elementi di correzione degli assetti attuali , fra i quali una forte accelerazione per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda Digitale, portando il suo braccio operativo, l’Agenzia per l’Italia Digitale sotto la massima responsabilità politica, ovvero Palazzo Chigi; rendere il credito di imposta per la ricerca e l’innovazione una misura strutturale; dare una rapida ed equa soluzione al grave problema dei debiti della PA verso le imprese, aprire linee di finanziamento alle aziende che investono in innovazione, allora si potrà iniziare a vedere una luce in fondo al tunnel della crisi e l’inizio di un’inversione di tendenza del GDM, che stimiamo potrà attestarsi a -1,5%”
Guardando a un panorama nazionale dove si va approfondendo il digital divide fra chi intraprende la strada dell’innovazione e chi, suo malgrado perché costretto dalla crisi, o per vera e propria miopia, “sceglie di non scegliere, di resistere, siano essi imprese, pubbliche amministrazioni o anche famiglie e cittadini che sottovalutano i vantaggi del web”, ha poi concluso Angelucci, “dal nuovo Parlamento e dal nuovo Governo ci aspettiamo piena consapevolezza sul fatto che intraprendere questa scelta significa impegnare il Paese in uno sforzo corale, che va sostenuto sulla base di quadro di riferimento istituzionale e normativo organico e favorevole all’innovazione. Occorre creare le condizioni affinché per le imprese e le Pubbliche Amministrazioni sia possibile valorizzare tutte le novità e sfruttare le enormi potenzialità che le nuove tecnologie offrono, riorganizzare e razionalizzare i processi, innovare prodotti e servizi, dotarsi di nuove competenze, creare nuova occupazione”.

articoli correlati