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Arthur Sadoun: “Nel 2018 Publicis Groupe rinuncia a investire sui premi”

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Arthur Sadoun, presidente e ceo di Publicis Groupe da un mese, ha affermato che la holding non parteciperà al Festival Internazionale della Creatività di Cannes e a tutti gli altri festival per spostare la spesa verso una nuova piattaforma di assistenza professionale basata sull’ AI: la piattaforma Marcel, con l’obiettivo di collegare gli 80.000 dipendenti di Publicis Groupe in 130 paesi, facilitando la coproduzione in scala globale.
Sadoun ha chiarito “Marcel ci occuperà molto del nostro tempo, del denaro e dell’energia, ma crediamo che se non lo costruiamo nel cuore della nostra organizzazione non saremo mai in grado di trasformare nel modo giusto e di assicurarci che il nostro popolo progredisca”:

Nel mese di giugno 2018, Publicis Groupe prevede di lanciare Marcel in esclusiva al Viva Technology, l’evento leader a livello mondiale di tecnologia e innovazione a Parigi. Publicis Groupe riprenderà la sua partecipazione a eventi del settore nel settembre 2018.

L’annuncio ha suscitato numerose reazioni nell’industria e a Cannes: in particolare l’organizzatore dei Lions di Cannes, Ascential. Il festival ha chiuso a 72 milioni di dollari di fatturato il 2016 e il 10% dei lavori iscritti al Festival erano di Publicis.
Le risposte dei clienti internazionali non sono tutte positive: Syl Saller, responsabile marketing di Diageo, che collabora con Leo Burnett di Publicis Groupe, afferma che si tratta di una “decisione problematica” -“Credo che sia un errore perché i creativi delle agenzie danno valore ai premi e uno dei motivi per cui noi li apprezziamo è che abbiamo visto abbastanza dati sul fatto che i premi per la creatività portano a risultati migliori”, afferma Saller.
Anche Tim Mahoney, responsabile del marketing globale di Chevrolet, che collabora con alcune agenzie di Publicis, ha espresso: “Sia Cannes che gli Effies Awards sono importanti per noi. Offrono un inventivo alle agenzie per fare un lavoro migliore sia per attirare i talenti più appetibili”:
La risposta più forte è arrivata da The Ad Store, network internazionale di agenzie indipendenti dall’approccio human-oriented. Paul Cappelli, Fondatore e Presidente Emerito dello Human Network The Ad Store afferma: “La decisione di Arthur Sedoun si muove in direzione completamente opposta al modello di lavoro di The Ad Store. Crediamo che la comunicazione debba abbracciare una dimensione più umana, non artificiale o virtuale”.
The Ad Store, che ha partecipato al festival di Cannes appena terminato, nell’occasione ha lanciato il loro appello all’audience presente al Festival: be more human!.Tra i temi discussi della convention, l’aumento, da parte di tutte le agenzie del network The Ad Store, di investimenti humancentrici, come la maggiore partecipazione agli Awards, in quanto “momenti di altissima formazione e gratificazione”.
“La convention è stata l’occasione per condividere idee e obiettivi di new business ma soprattutto per lanciare un appello concreto a tutto il mondo della comunicazione: recuperiamo la nostra umanità”, ha raccontato Natalia Borri, Presidente e Chief Creative Director di The Ad Store Italia.
C’è già chi ha aderito all’iniziativa lanciata dal Network: lo conferma l’apertura di due nuove sedi a Londra e Dubai all’inizio del 2017.
La Human Revolution ha coinvolto anche il mercato africano, dopo CapeTown e la Zambia, sono arrivate nelle recenti ore le richieste per diventare The Ad Store dal Ghana e dalla Nigeria.

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