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Il 21 settembre su Studio Universal “Lettere a mia figlia”, il corto sull’Alzheimer

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In occasione della Giornata Mondiale per la lotta contro l’Alzheimer, il 21 settembre, Studio Universal presenta con Paradise Pictures, il pluripremiato cortometraggio “Lettere a mia figlia” di Giuseppe Alessio Nuzzo, interpretato da Leo Gullotta nei panni di un anziano padre che scrive delle lettere alla figlia nel tentativo di spiegare la sua malattia.
Il corto sarà in onda, sul Canale del grande cinema americano classico il 21 Settembre alle 15.15 all’interno del magazine A Noi Piace Corto.
“Un corto che serve a far entrare chi guarda in questa piccola storia di una malattia terribile, l’Alzheimer” così Leo Gullotta, protagonista del film breve, finalista in centinaia di festival in tutto il mondo e vincitore di decine di premi tra cui la menzione speciale ai Nastri d’Argento e il premio come migliore cortometraggio al Giffoni Film Festival.
Girato in Campania tra Napoli e provincia e prodotto da Paradise Pictures con Pulcinella Film, vede la regia di Giuseppe Alessio Nuzzo, che lo scorso Aprile ha esordito con il suo primo lungometraggio “Le verità” con Francesco Montanari, Nicoletta Romanoff, Anna Safroncik e la partecipazione di Maria Grazia Cucinotta.
“La storia che si racconta è quella di un uomo che ha vissuto la sua vita gioiosa in famiglia con la moglie e la bambina che diventerà presto donna – racconta Gullotta – In questo percorso lo aggredisce l’Alzheimer, che porterà lui e la sua famiglia ad attraversare un dolore quasi cosciente”.
“Raccontare di una malattia così delicata non è facile“, dichiara il regista partenopeo, già direttore generale del Social World Film Festival. “Ho ritenuto necessario far trasparire sin dai primi script il rispetto della dignità della persona in quanto tale cercando collaborazione nella stesura della sceneggiatura da parte di scienziati ed esperti in materia”.

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Young & Rubicam lancia Chat Yourself: un aiuto concreto per i malati di Alzheimer

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Chat Yourself

Young & Rubicam, con il patrocinio di Italia Longeva e la collaborazione di Facebook, ha ideato Chat Yourself, un chatbot su Messenger per aiutare le persone malate di Alzheimer a ricordare informazioni fondamentali, chattando con sé stesse, restituendo indipendenza e dignità.

Chat Yourself è pensato per offrire un aiuto concreto alle persone durante la prima fase della malattia caratterizzata da perdita della memoria e disorientamento spazio-temporale. Avere un sostegno per ricordare elementi essenziali della propria vita quotidiana può davvero fare la differenza e sostenere il malato in una fase di transizione difficile e impegnativa. Questo nuovo modo di vivere la malattia può contribuire a ridare dignità e indipendenza ai malati che avranno a disposizione uno strumento per ricordare cose che solo loro possono sapere, chattando con sé stessi senza paura né vergogna.

Chat Yourself è un chatbot – sviluppato da nextopera – un assistente virtuale, capace di memorizzare l’intera vita di una persona restituendogli su richiesta informazioni fondamentali come ad esempio il nome e il contatto dei propri figli, il percorso per tornare a casa, le scadenze della settimana, eventuali allergie, e altri elementi personali utili ad affrontare al meglio la propria giornata. Chat Yourself è stato sviluppato su Messenger, l’applicazione di messaggistica istantanea di Facebook, uno strumento che ogni mese nel mondo oltre 1,2 miliardi di persone, anche in età avanzata, utilizzano per comunicare. Sviluppato anche con il supporto di Intelligenza Artificiale, il chatbot può davvero fare la differenza nel sostegno agli anziani e più in generale alle persone che soffrono di demenza e malattie neurodegenerative come l’Alzheimer, restituendo risposte ad ogni genere di domanda. Inoltre attraverso l’invio di notifiche push personalizzate, lo strumento ricorda al malato la disponibilità costante di un supporto, e lo aiuta a mantenere la routine dell’orario in cui fare colazione o di prendere un medicinale.

“Con Chat Yourself abbiamo voluto mettere le nostre competenze tecnologiche e la nostra creatività a disposizione di tutte le persone che ogni giorno devono fare i conti con questa malattia, dandogli la possibilità di sconfiggere la paura e di recuperare almeno in parte la propria indipendenza”, ha dichiarato Vicky Gitto, Presidente & Chief Creative Officer di Y&R Italia. “Per raggiungere questo obiettivo abbiamo scelto di utilizzare il chatbot, l’unico strumento innovativo che possa davvero essere utile alla riconquista di una routine quotidiana in modo semplice ed efficace. Ringraziamo Facebook per il supporto e per aver abbracciato questo progetto”.

“Questo progetto non sconfigge l’Alzheimer ma va nella giusta direzione, offrendo ai malati un nuovo modo di vivere la malattia, uno strumento utile ad affrontare le prime fasi dopo la diagnosi, grazie ad un supporto che rimpiazza il danno provocato dalla malattia”, ha dichiarato Roberto Bernabei, Presidente di Italia Longeva e Direttore Polo Invecchiamento, Neuroscienze, Testa-Collo ed Ortopedia Fondazione Policlinico A. Gemelli. “Come Italia Longeva spingiamo fortemente per una tecnologia al servizio dell’invecchiamento. In questo caso abbiamo l’esempio tipico dell’uso “nobile” dello strumento tecnologico”.

“Facebook è fortemente impegnato nello sviluppo di nuove tecnologie che possano aiutare a migliorare e semplificare la vita delle persone. Gli assistenti virtuali, o Bot, ne sono un esempio e, grazie anche al supporto dell’Intelligenza Artificiale, possono essere utilizzati per rispondere a molteplici esigenze, anche di notevole valenza sociale, come nel caso di Chat Yourself, uno strumento concreto per facilitare la vita delle persone affette da gravi patologie come l’Alzheimer”, ha dichiarato Luca Colombo, Country Manager Facebook Italia. “Sono in molti che, nel mondo, combattono questa malattia e siamo lieti di aver collaborato al progetto, convinti che il chatbot e Messenger possano essere un valido supporto per migliorare la qualità della vita di coloro che lo utilizzeranno”.

Chat Yourself è un progetto la cui prima fase durerà per alcuni mesi ed è stato sviluppato con nextopera, l’acceleratore di idee, progetti e persone, che si è occupato di progettazione e sviluppo, e con un team di psicologici fondamentale per creare la lista di domande a cui il malato deve rispondere per fornire al chatbot tutte le informazioni necessarie alla creazione di risposte utili, rassicuranti e precise.

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