AZIENDE

Il calcio nell’era dei social: il focus del workshop all’Hotel Melià di Play in Sport

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social calcio

Si è conclusa con la giornata di ieri la tre giorni dedicata al Calciomercato Inverno 2018 presso l’Hotel Meliá di Milano. Nel corso della seconda giornata Alessandro Nardone e Erik Senesi della società Play in Sport, organizzatrice dell’evento, hanno presentato il workshop dal titolo “Social Soccer” un incontro dedicato alle opportunità dei social network per le squadre di calcio: trucchi consigli e errori da evitare per gestire al meglio la fan page di una società sportiva.

Attraverso un’analisi dell’engagement ottenuto da tutti i profili social delle maggiori società di Serie A, Alessandro Nardone ha sottolineato come il divario tra noi Italiani e i competitor internazionali sia ancora significativo. L’engagement online è utile non soltanto per creare brand awareness, ma anche per incrementare i ricavi attraverso le conversioni. Per questo i club italiani dovranno sempre più entrare nell’ottica di investire sul digital, e l’esigenza è quanto mai urgente dal momento che si stima che entro 3 anni le società che ancora non hanno raggiunto un posizionamento adeguato, incontreranno estreme difficoltà a valorizzare il proprio brand in termini economici.

La case history presentata da Erik Senesi riguarda la storia a “lieto fine” che nel 2015 ha visto coinvolta la squadra Como Calcio ai tempi militante nella serie cadetta. Grazie all’attività digital svolta nel corso dell’anno, la squadra si è classificata come il club più social d’Italia, la prima a livello internazionale e nazionale, che su iniziativa di Senesi ha utilizzato WhatsApp per comunicare con i propri tifosi. Senesi ha raccontato che è bastato pubblicare un semplice post sulla pagina Facebook del Como 1907 per ricevere, nel giro di poche ore oltre 4000 contatti.

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MEDIA

“Io, Alex e Trump”: in libreria il racconto sulle presidenziali americane di Alessandro Nardone

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Io, Alex e Trump

È stato un dibattito dai ritmi serratissimi, quello che si è svolto ieri sera all’Open Milano per la presentazione di “Io, Alex e Trump”, il libro con cui Alessandro Nardone (che mercoledì partirà per Washington, dove seguirà l’Inauguration Day di Trump per Vanity Fair) racconta la campagna elettorale che ha portato alla vittoria del magnate newyorkese, che ha vissuto direttamente prima come candidato fake alla nomination repubblicana e, poi, in veste di inviato di Vanity Fair alla convention repubblicana di Cleveland e a tutti i principali appuntamenti di Trump e Hillary Clinton tra New York, Philadelphia e Washington.

Moderato da Francesco Oggiano (Vanity Fair), che ha definito la storia di Alex “troppo bella per essere completamente falsa”, l’incontro è partito con la proiezione del teaser del videoreportage realizzato da Nardone negli Stati Uniti, per poi entrare nel vivo addentrandosi subito nella strettissima attualità delle fake news: “Alex Anderson era certamente un candidato fake” spiega Nardone, “ma è stato percepito come reale da migliaia di followers e anche da alcuni addetti ai lavori grazie alla qualità dei contenuti a all’orizzontalità della sua comunicazione: lui rispondeva a tutti, i candidati veri no. Fatte le dovute proporzioni, con il medesimo approccio Trump ha bypassato i media mainstream diventando egli stesso il media”.

Il mental coach Francesco Fabiano (PoliticManager.com), si è invece occupato delle doti comunicative di Trump e delle mancanze di Hillary Clinton, affermando che “mentre Trump, con la sua fisicità importante e con la sua mimica infondeva una certa sicurezza, Hillary dava l’impressione di salire in cattedra, ponendosi su un altro livello rispetto agli elettori, con i quali non è mai stata in grado di creare un rapporto minimamente empatico. Trump, invece, anche grazie alla sua mascolinità ha incarnato una figura che potremmo definire paterna”.

Anche Luca Rigoni (TgCom24) ha affrontato da vicino il tema delle fake news, e del ruolo dell’informazione tradizionale che, a suo parere, è “costretta a sacrificare la qualità per poter stare su un mercato che da anni, ormai, viaggia alla velocità di internet”, quanto al presidente eletto Trump, secondo Rigoni “i rumors americani dicono che una parte consistente dei media mainstream faranno in modo di mettere sempre più carne al fuoco affinché, un giorno, si possa arrivare addirittura all’impeachment”. Il dibattito si è poi concluso con alcuni interventi del pubblico e con la proiezione del booktrailer di “Io, Alex e Trump”.

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