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AI per il marketing, è un’Italia a due velocità: i risultati della ricerca IULM

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È un sistema impresa a due velocità, con, purtroppo, una maggioranza ancora poco incline al cambiamento e alla sperimentazione. Si è parlato di intelligenza artificiale applicata al marketing ieri a Milano, all’Università IULM, durante il convegno “Big Data & AI: The Future of Marketing”, in cui è stata mostrata la prima indagine sul tema promossa dall’Executive Master IULM in Data Management & Business Analytics – DMBA.

Partendo dal presupposto che l’applicazione dell’Intelligenza Artificiale rappresenta una nuova rivoluzione non solo industriale ma anche sociale e umana, già in atto in tutto il mondo, l’analisi ha coinvolto aziende di diverse industry: servizi alle imprese, settore bancario e finanziario, comparto IT, Telco & Media. L’indagine si è svolta attraverso una survey online in modalità CAWI (nel bimestre aprile-maggio 2018) ed è stata rivolta ai responsabili marketing e comunicazione che operano nelle aziende e per le aziende.

“Quello che abbiamo voluto indagare nella nostra indagine è il grado di consapevolezza e di adozione (attuale o futura) di queste nuove tecnologie” racconta Guido Di Fraia, Direttore del Master DMBA. “Abbiamo così scoperto come siano i le simulazioni di funzioni cognitive (52%) le prime a venire in mente quando si parla di AI, seguite dai chatbot (30)%, dai big data (9%) e dai (ro)bot (4%). Le aziende sono per la maggior parte consapevoli che l’AI può essere usata con profitto nel marketing (74,2%, contro un comunque preoccupante 25,8% che non lo sono), con un grande interesse per la materia (al 97%)”.

Purtroppo, la consapevolezza e la maturità del mercato continuano a rimanere bassi: solo il 20% delle aziende italiane dichiara l’effettiva adozione di soluzioni di Intelligenza Artificiale e di questi solo il 5% a livello maturo. Il 36% dichiara di aver cominciato da poco la sperimentazione di tecnologie e/o servizi IA o di averla pianificata nei prossimi 12 mesi, mentre il restante 44% afferma di non prevedere l’adozione di soluzioni di IA o di non sapere se ciò avverrà. Uno scenario di ancora scarsa consapevolezza contraddistinto da un sistema a due velocità e da un allarmante “AI-Divide”.

Emergono come principali ostacoli all’adozione di tecnologie IA: la carenza di risorse economiche, di tecnologia e di personale formato sul tema (41%); la cultura interna e la scarsa propensione al cambiamento in ottica di digital transformation, connesse alla scarsa comprensione di quali siano le applicazioni e le potenzialità di IA (48%); la percezione che tali soluzioni non siano applicabili al proprio business (10%)…

 

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TECH & INNOVATION

Intelligenza Artificiale: grandi temi e aziende “timide”. Pochi casi concreti. La ricerca SAS

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L’Intelligenza Artificiale (AI) è oggi uno dei principali trend mondiali, ma non mancano i timori legati all’impatto che queste tecnologie avranno sulla vita privata e lavorativa delle persone. Secondo una recente ricerca di SAS, The Enterprise AI Promise, la reazione da parte delle aziende è “timida”, come mostra il fatto che i  casi concreti di utilizzo dell’Intelligenza Artificiale risultano essere pochi e per lo più embrionali. Non è tanto una mancanza di tecnologia a rallentare l’adozione dell’Intelligenza Artificiale, ma le sfide derivano soprattutto da una carenza di competenze per massimizzare il valore della tecnologia AI e da ostacoli organizzativi e ostacoli sociali più complessi.

Alcune organizzazioni hanno abbracciato con coraggio l’AI, rendendola fondamentale all’interno della propria strategia. I driver principali che hanno spinto le aziende ad attivare iniziative in ambito Intelligenza Artificiale sono stati per il 18% la potenziale crescita del business (nuovi prodotti, nuovi mercati, aumento della reddittività), per il 16% la necessità di rimanere competitivi, per il 15% raggiungere elevati livelli di efficienza e per l’11% migliorare il customer journey e la customer experience.

D’altro canto, sul versante della fiducia e della disponibilità di casi di successo molto positivi si riscontrano i maggiori ostacoli alla diffusione dell’AI

La mancanza di casi d’uso diffusi, benchmark e best practice spesso intimidiscono le aziende, che preferiscono attendere e vedere come si sono mosse altre realtà e con quali risultati. Per il 49% dei dirigenti intervistati, la fiducia è una delle principali sfide da affrontare: adottare gli advanced analytics non solo significa fidarsi degli strumenti, ovvero fidarsi degli output dei sistemi black box, senza conoscere le procedure seguite ottenerli, ma anche cambiare il modo di lavorare (in un’ottica di team allargati e multidisciplinari), con un approccio organizzativo a network che implica un cambiamento culturale importante.

Un altro freno è rappresentato dalle competenze. Solo il 20% degli intervistati ritiene infatti che le proprie persone siano pronte ad affrontare la sfida dell’AI, mentre il 19% non dispone in azienda di un team di Data Scientist, un dato che si riflette sulla capacitò progettuale e la velocità di adozione delle nuove tecnologie. Assumere Data Scientist per portare nuove competenze all’interno dell’azienda rientra nei piani del 28% degli intervistati, mentre il 32% afferma di voler sviluppare competenze AI nell’ambito dei team esistenti.

Quando si parla di Intelligenza Artificiale è inevitabile affrontare il tema dell’etica e degli impatti che si avranno sulle vite delle persone. Il 50% degli intervistati ritiene infatti che la più grande sfida legata all’Intelligenza Artificiale riguardi il cambiamento del lavoro svolto dall’uomo. Questo potenziale effetto include la perdita di posti di lavoro, ma anche lo sviluppo di nuove professionalità, che richiedono nuove competenze specifiche legate all’Intelligenza Artificiale.

Circa l’11% dei dirigenti intervistati afferma che sia troppo difficile stimare un lasso di tempo entro il quale poter vedere effetti concreti e diretti sulle nostre vite personali. Tuttavia, il 39% dei dirigenti aziendali intervistati stima un’adozione molto rapida ed esponenziale dell’Intelligenza Artificiale con impatti diretti sulle persone già nei prossimi cinque anni.

Infine non sottovalutato che la ricerca SAS mostra un quadro di conoscenza dell’AI ancora piuttosto limitato. La maggior parte dei dirigenti intervistati cita come esempi naturali di applicazione dell’AI le self-driving car o le connected car (26%), o gli assistenti vocali (24%).

Al momento, in pochi vedono l’AI applicata a contesti più ampi come il decision making automatizzato (16%), la personalizzazione dei servizi di customer care (12%), il supporto di ambiti come quello della Supply Chain (6%) o della Sanità (15%).

Scopo della ricerca è stato anche indagare lo stato delle infrastrutture richieste dall’Intelligenza Artificiale. Il 24% degli intervistati ritiene di disporre di un’infrastruttura adeguata per l’Intelligenza Artificiale, il 24% pensa di dover aggiornare e adattare la propria piattaforma per l’Intelligenza Artificiale e il 29% non dispone invece di alcuna piattaforma specifica per l’Intelligenza Artificiale.

 

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AZIENDE

InstaBrand presenta due nuove funzioni per la sua piattaforma Intermix

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InstaBrand

InstaBrand svela due nuove funzioni della piattaforma proprietaria di Influencer Marketing, prima e unica nel suo genere. Da una ricerca, effettuata da Marketing and Communication Professionals Worldwide, è emerso che la principale sfida per i brand che decidono di integrare l’influencer marketing nelle proprie strategie di comunicazione è l’identificazione del giusto influencer (75% delle risposte). Partendo da questo presupposto il gruppo si è sempre contraddistinta per una forte componente tecnologica, in grado di fornire dati alle aziende, utili a valutare la scelta di un digital ambassador piuttosto che un altro.

Un anno fa veniva lanciata la prima versione del search tool di InstaBrand, denominato Intermix, che permetteva una selezione degli influencer attraverso gli hashtag utilizzati, prendendo in considerazione la reazione delle loro audience alle diverse tematiche trattate nei post. Molte piattaforme lavorano per “categorie”, ma per un brand è più importante sapere se un determinato argomento genera “ingaggio”. Una lifestyle blogger o un fotografo possono infatti essere anche più rilevante di un food blogger quando parla di ricette, nel momento in cui i dati dimostrano che il suo pubblico reagisce maggiormente quando vengono pubblicate foto di pietanze.

InstaBrand presenta l’evoluzione di Intermix, integrando due importanti funzioni. La prima permette ai clienti di avere informazioni ancora più dettagliate sulle audience degli influencer: sesso, età e nazionalità. L’analisi viene fatta cross-platform, tenendo conto di tutti i profili social su cui l’influencer è attivo, non solo Instagram. Anche qui vengono seguite le indicazioni ricevute dei brand in 4 anni di esperienza “Se ad esempio dobbiamo scegliere una celebrity femminile” spiega Karim De Martino, VP Business Development Europa, “per promuovere un prodotto beauty è importante che il suo pubblico sia prevalermene femminile, anziché maschile. Questo non si può sapere senza un accesso ai dati e rappresenta una trappola per i brand quando si guarda solo ai numeri e non alla sostanza”.

La seconda novità riguarda l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale per riconoscere i contenuti delle immagini postate su Instagram. Un algoritmo riconosce e cataloga gli oggetti presenti nelle immagini, come ad esempio vestiti, scarpe, paesaggi, monumenti, animali, borse e occhiali con un dettaglio tale da arrivare al colore dei capelli o alla differenza tra un piatto di pasta e un hamburger. “Il lancio di questa funzione” continua De Martino, “apre uno scenario ricco di possibilità fino a pochi mesi fa impensabili. Un cliente del settore cosmesi potrà ad esempio avere una selezione di influencer che pubblicano foto di rossetti, con una audience femminile tra i 24-35 anni, prevalentemente in Italia, con un engagement rate sopra la media quando tratta #makeup e #beauty. Oppure un’azienda di occhiali potrà individuare influencer in tutto il mondo che indossano occhiali da vista (il software li distingue dagli occhiali da sole) e con un pubblico interessato all’arte, al design e all’architettura”.

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AZIENDE

I chatbot sono la nuova voce dei brand: la startup Hej! si affaccia sul mercato dell’AI

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Chatbot Hej!

Hej! è la nuova agenzia creativa italiana che sfrutta le tecnologie dell’Intelligenza Artificiale per costruire chatbot aziendali, fortemente caratterizzati da un tono di voce in linea con l’impronta emozionale di un brand. Fondata a gennaio di quest’anno da Stefano Argiolas e Paolo De Santis, l’agenzia aiuta le aziende a creare una relazione con gli utenti, dando loro per la prima volta un interlocutore con il quale dialogare con un linguaggio corretto, articolato e in grado di trasmettere il posizionamento del brand. I chatbot di Hej! danno vita a un contatto in grado di comprendere le esigenze degli utenti e di assisterli nel completamento di determinate azioni, come l’acquisto di un oggetto, la prenotazione di un volo, la risoluzione di problemi di varia natura. Per assistere al meglio i suoi clienti Hej! ha aperto due sedi a Milano e a Roma. E grazie all’investimento dei lead investor Andrea Febbraio e Claudio Rossi, la struttura è in fase di espansione del proprio team, con l’arrivo a breve di un direttore commerciale che la aiuterà a rafforzare il proprio posizionamento di unica agenzia creativa italiana specializzata nella creazione di chatbot per brand.

Il contesto
I chatbot sono al centro dell’attenzione dallo scorso anno, quando Mark Zuckerberg fondatore di Facebook ha dato a sviluppatori e brand di tutto il mondo la possibilità di realizzare interfacce chatbot per interagire con i consumatori nella piattaforma di messaggistica FB Messenger, utilizzata da oltre 1 miliardo di persone ogni mese. Da allora sono stati creati oltre 40.000 chatbot: brand di ogni industry dal Fashion al Travel, dall’Automotive alle Telco stanno sperimentando con successo la tecnologia per intercettare in maniera innovativa e conversazionale gli utenti che, in media, spendono tra i 20 e i 40 minuti al giorno sulla piattaforma.

Innovazione
La novità di Hej! è insita nella possibilità di creare interazioni “one-to-one” grazie all’utilizzo dei più recenti algoritmi di intelligenza artificiale ed esporre la personalità del brand anche in funzione degli interessi dei consumatori. Partendo dal concetto che ogni brand ha una propria voce e una propria peculiare personalità distintiva, i fondatori di Hej! hanno deciso di far leva sulle potenzialità delle nuove tecnologie per creare assistenti virtuali capaci di instaurare un dialogo umano, caratterizzato da un tono di voce autentico e da una personalità unica, con l’obiettivo di creare connessioni ed esperienze con gli utenti e trasformarle in relazioni con i brand.
I chatbot di Hej! nascono da un eterogeneo team di esperti: non solo professionisti in Digital Media e Tecnologie innovative, ma, per sviluppare e creare veri e propri personaggi, sono stati coinvolti anche scrittori, storytellers e sceneggiatori. Un gruppo di lavoro che opera con l’obiettivo di aiutare i brand a prendere decisioni rilevanti per il business partendo da insight sulle preferenze, comportamenti e interessi degli utenti. Dalle conversazioni con i chatbot si possono estrapolare informazioni vitali per aiutare i brand a prendere decisioni rilevanti per il business partendo da insight su preferenze, comportamenti e interessi degli utenti. In questo contesto una piattaforma tecnologica avanzata e funzionale come quella sviluppata da Hej! – all’interno della quale è possibile integrare i sistemi di NLP e in generale di intelligenza artificiale più evoluti del mercato – è fondamentale per poter accedere a questi dati.

“Stiamo assistendo a quella che si prefigura come la quarta rivoluzione industriale” sottolinea Stefano Argiolas, Co-founder & CEO di Hej!. “C’è un enorme fermento per tutto quello che riguarda l’intelligenza artificiale e le sue molteplici applicazioni. La capacità di comprensione del linguaggio naturale apre scenari e possibilità fino a oggi impensabili e, a dimostrazione delle possibilità insite in queste tecnologie, per la prima volta assistiamo a una “corsa all’oro” da parte di tutte le Giant Tech Company. Si apre una nuova era, dove il linguaggio diventerà la nuova user interface e, per la prima volta, sarà la tecnologia a comprendere di cosa abbiamo bisogno”.

“La profonda conoscenza del mercato mobile maturata negli ultimi 5 anni con Chupamobile, marketplace worldwide per lo sviluppo di applicazioni e giochi mobile, e l’ereditata esperienza degli anni precedenti con Dlite, agenzia digital con la quale abbiamo supportato brand internazionali, sia in Italia sia in Medio Oriente, ci hanno spinto a lanciarci in questa nuova avventura” afferma Paolo De Santis, Co-founder di Hej! -. Abbiamo visto un “allineamento di pianeti” che non potevamo trascurare, dove pesanti trasformazioni del mercato mobile e, allo stesso tempo, l’esigenza sempre più pressante dei brand di entrare in relazione con i propri utenti, convergevano sulle app di messaggistica che sono già diventate il principale mezzo di comunicazione transgenerazionale. Nei chatbot abbiamo individuato il miglior mezzo per soddisfare le esigenze dei brand per aiutarli a intercettare i propri utenti nei loro flussi di comunicazione quotidiani”.

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