TECH & INNOVATION

La senti questa voce…

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“Hey Google”, metti un po’ di musica”. Oppure “quali sono le ultime notizie”, “accendi la luce”, “alza il riscaldamento”, o quello che si preferisce, anche in funzione del livello di automazione implementato nella propria casa. Abbiamo detto Google, ma la scena funzionerebbe altrettanto bene con Alexa, Cortana e Siri: qualunque dei voice assistant disponibili attualmente sul mercato si volesse scegliere come interlocutore.

Ma la scena che abbiamo tratteggiato all’inizio, del rientro a casa dopo una giornata passata all’esterno, diventerà più frequente man mano che gli assistenti vocali diventeranno una presenza quotidiana nelle nostre case, e faranno anche il loro ingresso in ufficio. E con il Black Friday appena trascorso alle spalle, e il Natale con il suo carico di regali, c’è da scommettere sulla moltiplicazione prossima ventura dei device, per lo meno di quelli domestici.

Si tratta di un cambio radicale di paradigma: via la tastiere, via (nella grande maggioranza dei casi) anche lo schermo, tutto si gestisce con la voce. Nel modo più diretto, più trasparente. Oppure no? Oppure si tratta di un ulteriore, inavvertito passo avanti lungo la strada che ci porta a delegare e ad attribuire agli algoritmi, all’Intelligenza Artificiale uno spazio di intervento sempre più ampio, addirittura decisionale? In altre parole, l’affacciarsi di un “grande fratello” sotto mentite spoglie?

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