ENTERTAINMENT

Gambling, scommesse e altri divieti

-

Il Decreto Dignità, così come è stato soprannominato per sintesi giornalistica, unanimemente attribuito all’anima Cinque Stelle e al vice premier Di Maio, contiene, tra le altre prescrizioni, il divieto di fare pubblicità ai “giochi con vincite in denaro”. Certamente non è la voce più significativa tra quelle comprese nel Decreto, dallo split payment al redditometro, dai voucher ai contratti a tempo, o tra quelle che ne sono uscite all’ultimo momento, quali le norme che riguardavano i rider, ma è sicuramente qualcosa di importante, se anche il gambling viene associato al fumo e alle bevande alcoliche nella proibizione.
La ragione è etica: il contrasto al gioco compulsivo, la cosiddetta ludopatia. Una spiegazione che ben giustifica il draconico divieto: entro un anno sarà vietata qualsiasi forma di comunicazione, diretta o indiretta, al gioco d’azzardo. In questo numero della rivista ne parlano diffusamente due articoli, che tuttavia lasciano in sospeso la questione del “proibizionismo” totale – se la ludopatia è un problema assoluto perché non si vieta il gioco tout court – e che cosa accadrà nel mercato se un operatore straniero farà pubblicità dall’estero, ma utilizzando ad esempio i social network, anche nel nostro Paese.
Certamente, il Decreto Legge deve ancora essere convertito in Parlamento, e non si possono escludere altre modifiche. Tuttavia, se dal “Decreto Dignità” si passa alla successiva “Manovra del Popolo” le cose da esaminare – e discutere – rischiano di essere parecchie…

articoli correlati