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Hanno sparato a Sir Martin

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Nel numero scorso avevamo scritto, con un po’ di paradosso incluso, di guardare con attenzione alla prossima fase del mercato dell’advertising, confrontando le performance borsistiche del gruppo WPP, il gigante del comparto, con quelle di Accenture, uno dei colossi della consulenza strategica che sta entrando, come peraltro non pochi dei suoi analoghi, nel settore. Ma neppure mentre scrivevamo – lo confessiamo – potevamo supporre l’entità del terremoto che si stava preparando: Sir Martin Sorrell si è dimesso nel giro di pochi giorni dal suo ruolo di CEO di WPP, accompagnando l’uscita con uno statement “in the interest of all our other stakeholders, it is best for me to step aside” che non racconta nulla. Certo, a voler raccogliere le voci, ce ne sono molte che possono spiegare la cosa, a partire dall’inchiesta istruita dal Gruppo per “personal misconduct” di cui non si sa nulla di certo, coperta com’è dal Non Disclosure Agreement, ma che dalle dichiarazioni “did not involve amounts that are material”. D’altra parte, non stupisce, per lo meno chi guarda “da fuori”, che un CEO da 210 milioni di sterline in 5 anni non abbia fatto ricorso alla cassa della società per le piccole spese… E poi il gruppo WPP non ha certo assunto una posizione rigida con Sorrell, che esce conservando i benefit economici e viene richiesto di aiutare nel passaggio delle consegne. Gesto estremo di correttezza istituzionale o chissà che altro?
Né i recenti sviluppi del movimento #metoo sulle due sponde dell’Atlantico fanno ipotizzare risvolti oscuri: divorziato generosamente già una volta (ha avuto tre figli dalla prima moglie), è diventato padre una quarta volta (a 71 anni) dalla seconda moglie. E ha saputo surfare con eleganza – e NDA – sugli incidenti che ha incontrato lungo il suo percorso: chiedere, in confidenza ovviamente, a Marco Benatti.

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