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IAB Forum #Day1: etica digitale e parametri di qualità

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Da 16 anni punto di riferimento per la industry del digitale, primo evento in Italia, quarto in Europa e sempre più orientato verso l’internazionalizzazione.

Carlo Noseda, Presidente di IAB Italia, introduce così l’edizione 2018 di IAB Forum che arriva dopo un periodo piuttosto complicato – lo scandalo Cambridge Analytica – che ha messo in discussione il valore stesso del web.

È quindi proprio il valore la parola chiave al centro dell’agenda di IAB Forum. “L’etica digitale non è più una materia per soli specialisti”, dice Noseda. “Per gestire un cambiamento così importante come quello che stiamo vivendo, è necessario mettere al centro l’etica, l’uomo e il suo percorso. Un’occasione d’oro per far nascere un movimento europeo del digitale e porci come traino anche rispetto a Paesi come gli USA e la Cina”.

“Il tema della qualità e della trasparenza dell’advertising online è cruciale per poter attirare nuovi investimenti. Alla luce anche dell’ultimo datagate gli utenti pretendono non più solo un’esperienza di fruizione appagante ma al tempo stesso anche più trasparente, e così pure gli inserzionisti. Per questo abbiamo introdotto un indice di qualità, lo IAB Quality Index, capace di misurare in maniera standardizzata e attendibile la qualità dei bacini pubblicitari”, ha concluso Noseda.

Sempre in ottica di etica digitale e trasparenza vale la pena ricordare la campagna mediatica di IAB Italia – partita qualche giorno fa – per sensibilizzare mercato e Istituzioni sulla necessità di modificare la web tax italiana che, così come è proposta all’interno della Legge di Bilancio 2018, rischia di accentuare ulteriormente la disparità fiscale tra i colossi del web e le aziende italiane che operano nell’advertising online.

Lo IAB Quality Index

L’obiettivo di questo indice è quello di offrire agli editori un parametro valido per valorizzare la propria offerta, e agli investitori un criterio di scelta oggettivo per accertare che i propri investimenti vengano associati a contesti di elevata qualità.

“La certificazione è stata necessaria perché continuiamo a parlare di viewability e brand safety ma alla fine le aziende continuano a investire negli OTT che non danno alcuna garanzia e rappresentano il 75% del mercato internet media”, spiega Aldo Agostinelli, vice Presidente di IAB Italia.

Grazie al lavoro svolto dai partner selezionatiComScore, Integral AdScience e Meetrics (con la supervisione di EY) – in seguito al beauty contest lanciato alla fine dell’anno scorso, IAB Italia è oggi in grado di fornire agli editori del digitale gli strumenti per certificare la qualità dei bacini pubblicitari a tutto vantaggio delle aziende che investono in pubblicità che hanno così la certezza di poter contare su informazioni sempre più precise e sicure sulla pianificazione delle loro campagne.

Daniele Sesini, Direttore Generale di IAB Italia, spiega come funziona il sistema di certificazione: “il monitoraggio dei siti avviene per due settimane consecutive, con cadenza trimestrale, su desktop e, al momento, solo sul mobile browser, mentre in futuro vorremmo estenderlo anche alle app e all’Iptv”.

Sono 5 i kpi di valutazione: Viewability, Brand Sfety, Invalid Traffic, Ad clutter (affollamento) e rispetto dei principi L.E.A.N. (focalizzandosi sulla N: non invasive format).

“Alla fine – continua Sesini – forniamo il quality Index ( High Rate, Medium Rate e Low Rate), un parametro di targeting per pianificare sia in programmatic sia in forma diretta”.

“Questa certificazione darà risultati reali solo se tutto il mercato si sottoporrà alla procedura e non solo il 25% che già sta cercando di farlo”, interviene Aldo Agostinelli che sul palco accanto a lui ha una sedia vuota. “La sedia è vuota perché nessuno degli interlocutori istituzionali (editori, istituzioni politiche, associazioni) è mai voluto intervenire su questi argomenti. Questo sebbene l’elusione fiscale dei giganti del web ammonta a 53 miliardi di imponibile non pagato!”.

La nascita della Federazione del digitale

Tra le novità presentate da Carlo Noseda la nascita della Federazione del Digitale, in collaborazione con Netcomm, un organismo volto alla promozione e allo sviluppo dell’economia digitale e all’utilizzo delle nuove tecnologie a beneficio dell’innovazione del paese.

La Federazione si farà promotrice di ricerche e studi per sensibilizzare gli interlocutori privati e istituzionali, nazionali, europei e internazionali per uno sviluppo sostenibile ed etico del digitale a favore dei cittadini e delle imprese.

“La Federazione del Digitale sarà un acceleratore di conoscenza, di competitività e strumento per combattere la povertà. Il mezzo per creare uno sviluppo che passa attraverso i cittadini e le imprese”, ha dichiarato Roberto Liscia, Presidente di Netcomm.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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