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Un mercato in crescita costante. La media inflation come benchmark per il futuro

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media inflation

Un mercato che si conferma in crescita per il quarto anno consecutivo, ma che al suo interno sta subendo una profonda trasformazione: questa mattina nell’Aula Magna dello IULM è toccato a Guido Surci, Presidente Centro Studi AssoCom, illustrare le stime sugli investimenti pubblicitari, guardando all’anno in corso e al futuro prossimo.

Valore e Trasformazione sono i due elementi che caratterizzano il mercato della comunicazione, ma sono anche le parole che ci portano in ufficio tutti i giorni. Purtroppo, a guardare i numeri non c’è tutto questo entusiasmo: il mercato cresce dell’1,9 per cento nel 2018 e si prevede una crescita dell’1,3 nel 2019”, ha esordito Surci.

Un dato che tiene conto della crescita del digital (+7,6%) e di radio e tv (+3,5% e +1,2%) che nel 2018 beneficiano di un grande evento sportivo come la Coppa del Mondo. Continua invece l’importante flessione della carta stampata, che vede sia i periodici sia i quotidiani in forte negativo (-7,9% e -8,9%) rispetto all’anno precedente.
Numeri che, tuttavia, danno segnali importanti: per la prima volta in Italia la tv scenderà nel 2019 sotto il 50% degli investimenti; il digital arriverà a valere 2 miliardi e 200 milioni entro la fine del 2019, superando la soglia del 28%. Il 21,6% è ciò che rimarrà agli altri mezzi: bene la radio, bene l’affissione, soffre la carta ma la concorrenza è sui device, non sui contenuti.

“Il comparto digitale è fatto ormai di mass media: video, display, search – che si dividono equamente il mercato – sono inferiori, in termini di investimenti, solo alla tv”, ha continuato Surci.
Il formato che cresce senza soste è il video per il quale si prevede un’ascesa dal 7,4% dell’anno corrente al 9,7% dell’anno venturo del totale degli investimenti media italiani.

Un discorso a parte merita il mobile, che supera il 50% degli investimenti. “Una crescita che, tuttavia, ci mette sempre all’inseguimento di qualcuno che è più veloce di noi: il consumatore finale che ormai ha raggiunto il 78% del consumo totale di internet da mobile)”, ha sottolineato Surci.

Novità dell’edizione 2018 di Comunicare Domani è stata la presentazione pubblica – per la prima volta – del dato di Media Inflation, ovvero dell’aumento del prezzo degli spazi pubblicitari. Un vero e proprio dato di inflazione anno su anno, calcolato tenendo presente anche il livello di audience che ogni inserzione è in grado di generare.

“Non c’è niente di peggio dell’inflazione per abbattere il mercato”, ha commentato Surci. “Non bisogna dimenticare, però, che l’aumento dei prezzi è guidato dall’innovazione e dalla qualità e ha quindi una valenza economica che può aiutare a fare chiarezza nel mercato delle gare media e che si propone come benchmark per il mercato”.

La Media Inflation segna +2,4% per la tv, +1,5% per la radio e +0,7% per la carta stampata. Il dato della televisione riflette gli investimenti sul palinsesto che per la prima volta dopo molti anni ha rivisto la Coppa del Mondo interamente in chiaro. Considerata la netta flessione del mercato della carta stampata, un dato del genere, per quanto inferiore all’1% riflette anch’esso il lavoro di qualità di alcuni editori. La radio beneficia di una buona domanda per un media performante nel raggiungere le audience in movimento. Più alte le percentuali del digital, dove il display rich media si attesta sul +3,3% e i video online di qualità sul +3,9%, a fronte di una forte domanda.

“Valore e trasformazione quando si incontrano rappresentano il meglio della nostra industry. Siamo all’inseguimento del consumatore – questo è vero – ma non siamo una industry low cost perché troppa parte del nostro tempo è investita in trasformazione e innovazione”, ha concluso Guido Surci.

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