AZIENDE

Mobile e Intelligenza Artificiale, i pro e contro nel focus di IPG Mediabrands

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mobile, intelligenza artificiale

di Giuseppe Caiazza, CEO IPG Mediabrands/McCann Worldgroup Italia

 

Barcellona, Mobile World Congress 2018. Mi trovo davanti a uno schermo su cui è proiettato un video di otto anni fa (febbraio 2010): parla Eric Schimdt (allora amministratore delegato di Google) e quello che dice è: “Tra qualche anno sarà tutto mobile”. In otto anni non solo questa “premonizione” è diventata realtà, ma ci sembra anche scontato che sia così. Ve lo immaginate un mondo in cui non si possa fare un acquisto dal nostro telefonino? O in cui se vi viene fame, ma è domenica e non avete voglia di uscire, non possiate ordinare un pasto da una delle tante piattaforme di food delivery? O, anche più semplicemente, immaginatevi di dover raggiungere un posto che non conoscete e vi troviate senza connessione, niente Google Maps, niente rete per fare una telefonata… Cosa fareste?

Cosa faremmo, oggi, senza la tecnologia mobile? E come è potuto accadere tutto così velocemente? Sembra un’eternità che facciamo uso del mobile, ma non è così: sono fenomeni esponenziali, che accorciano i tempi impiegati per percorrere una stessa distanza. Ci sono voluti secoli per inventare la prima linea telefonica, rimasta pressoché uguale per circa un secolo, in 40 anni poi è successo di tutto: il primo telefono cellulare, il primo smartphone, le videochiamate, le app, l’intelligenza artificiale. Cinque i punti cardine di questo cambiamento, raccolti su Ipg Warehouse, la piattaforma che analizza ricerche ed approfondimenti legati a temi sociali e di attualità.

 

Più velocità, più opportunità

Nel giro di pochi anni sono comparse e diventate comuni cose che non avremmo saputo immaginare. Nel 2010 l’unico modo per fare una telefonata video era via Skype, oggi possiamo farlo da ogni app di messaggistica che usiamo normalmente per comunicare con amici e colleghi. Le app oggi ci conoscono più di quanto ci conosciamo noi stessi. Pensate a Spotify che vi suggerisce la musica che vi potrebbe piacere (e ha quasi sempre ragione). O ad Uber che è probabilmente in grado di stimare e ottimizzare gli spostamenti delle persone meglio del trasporto pubblico grazie proprio all’utilizzo dei dati.

O a Facebook, che sa molte più cose di noi stessi di quante noi stessi ne sappiamo (ci ricordiamo tutti i like che abbiamo messo a tutti i nostri amici)? Ci stiamo insomma spostando verso un’economia basata sui dati e sulla capacità di attivarli per offrire servizi, prodotti e comunicazione sempre più mirata alle esigenze del singolo individuo grazie ad applicazioni e piattaforme che diventano ecosistemi aperti che interagiscono tra di loro. Con la nuova tecnologia 5G che ne diventa il propulsore, permettendo la trasmissione dei dati e delle informazioni a velocità siderali.

 

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