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Cresce l’indice di SocialMediAbility delle aziende italiane: servono però meno specchi e più caring

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Socialmediability

Giunta alla quarta edizione, la ricerca sulla SocialMediAbility delle aziende italiane guadagna due nuovi lati nell’indice di SMA, si passa dal triangolo con ai vertici Orientamento, Efficacia e Gestione, al pentagono in cui permangono Orientamento e Gestione, l’efficacia si biforca in General Engagement e Reachness e si aggiunge uno degli elementi in cui le aziende sono più carenti, il Caring.
È questa la novità principale della nuova edizione dell’Osservatorio IULM sui Social Media i cui risultati sono stati presentati oggi nell’aula magna.

L’Osservatorio IULM ha proseguito il monitoraggio del panel di 720 aziende italiane appartenenti ai 5 settori di attività presi in esame sin dalla prima edizione: Alimentare, Bancario, Arredamento, Hospitality, Moda & Design.  Ad essi è stato aggiunto, novità di quest’anno, un campione di 120 aziende che pur operando in settori diversi (manifattura, legno, gomma e plastica, metallurgia), sono accomunate da un modello di business di tipo B2B.

Caratteristica unica dell’osservatorio è quella di prendere in considerazione, per ogni settore analizzato, un campione casuale di aziende articolato per dimensioni (40 grandi, 40 medie e 40 piccole) in grado di rappresentare effettivamente “lo stato dell’arte” del sistema senza limitarsi a raccontare, come quasi sempre avviene, le ottime performance delle (solite) grandi aziende.

La percentuale delle aziende che utilizza almeno un social media per attività di marketing e comunicazione passa dal 64% del 2013 al 73% del 2015.
Cresce inoltre sensibilmente la presenza delle PMI nel mondo di Facebook & Co., crescono infatti dal 50 al 62% le piccole, dal 53% al 67% le medie.
Il canale più utilizzato resta saldamente Facebook, il social in blu è usato dal 79% delle aziende ma crescono anche YouTube, Twitter e Linkedin e Instagram che cresce a doppia cifra, passando dal 4% al 34%.
Di pari passo cresce quindi l’indice complessivo che passa dai 3,6 punti del 2013 al 4,2% dell’ultima rivelazione registrata (che interessa le aziende B2C che hanno almeno un canale social attivo). Come accennavamo all’inizio, la dimensione più carente proprio quella del Caring. Le aziende continuano a parlarsi addosso: “La dimensione relazionale rimane indietro e i canali sono sottoutilizzati per prendersi cura del rapporto con i clienti. Si concentrano prettamente su attività di corporale branding (awareness) e social media marketing”. Questo il commento del professor Guido Di Fraia, Direttore scientifico del Master e della Ricerca.

Gli ha fatto eco anche Mauro Lupi, Strategic Director di DigitalBreak: “Nelle nostre ‪aziende‬ dovremmo sostituire gli specchi con delle finestre, che permettano di colloquiare con le persone, perché non esiste una strategia social, esiste una strategia di relazioni.
Alla tavola rotonda hanno partecipato anche Alberto Mazzieri Sales Manager di Facebook che ha ricordato che “quello che adesso guida il cambiamento è il tempo speso su mobile”, ricordando che la domanda da porsi di questi tempi è soprattutto una: il nostro sito è responsive? Rispondere negativamente vuol dire tagliare fuori l’80% del nostro potenziale pubblico.
Spendiamo un terzo del tempo online su Facebook, siamo diventati noi stessi ‘media’, le aziende stanno compiendo l’evoluzione finale, devono diventare esse stesse centri media. Con una sola indicazione da tenere sempre presente: “ricordiamoci di rispettare il canale, comprendendo le sue logiche e i suoi linguaggi” ha concluso Guido Di Fraia

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