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La data (r)evolution di AssoCom: Il mercato pubblicitario italiano riprende a crescere e segna +1,2%

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“Sono molto contento. AssoCom cresce e cresce bene con l’ingresso di venti nuovi soci e la possibilità che grandi gruppi entrino a farne parte se passeranno le modifiche allo statuto che discuteremo oggi pomeriggio. Allora il mio compito sarà finito, soprattutto perché abbiamo la fortuna di avere un Consiglio che ha molta voglia di fare”. Ha esordito così Marco Testa, presidente AssoCom e del gruppo Armando Testa introducendo la presentazione delle previsioni AssoCom sugli investimenti pubblicitari del 2015. Passando ai dati, emerge ottimismo nella presentazione di Guido Surci, Chief Strategy & Innovation Officer Havas Media Group e Presidente Centro Studi AssoCom, infatti si
prevede una chiusura 2015 a +1,2% di investimenti nei paid media
 e per il futuro una comunicazione data driven
“Il 2015 registra una seppur timida crescita del sistema Paese, con un incremento del PIL pari allo 0,7% sull’anno scorso: questo si traduce in ottimismo anche per il comparto della comunicazione – afferma Surci – Un mondo che negli ultimi anni ha visto infinite novità e non ha più nei mezzi “paid” l’unico sbocco delle nuove risorse economiche che le aziende investiranno in advertising. La nostra stima del +1,2 di crescita degli investimenti nei paid media per il 2015 rappresenta la ripresa solo in modo marginale, a differenza di quanto avvenuto nelle riprese del 2010 e del 2003. Allungando lo sguardo oltre la contingenza del 2015 infatti, quello che vediamo è una direttrice di sviluppo importante in quel complesso e variegato mondo che è la comunicazione data driven”.

Secondo le elaborazioni del Centro Studi AssoCom, a giocare il ruolo del leone è sempre il piccolo schermo che detiene saldamente il 51,1% per un valore di 3,626 milioni di euro. Segue il web con il 23,3% del mercato pari a 1.653 milioni, la carta stampata con il 14% pari a 990 milioni, la radio con il 6,1% pari a 430 milioni, l’out of home con il 5,2% che corrisponde a 369 milioni ed infine il cinema con lo 0,3% che vale 24 milioni di euro.
Il comparto web segna un pieno +7,2%, seguito dalla radio (+ 3,2%) e dall’out of home (+3,1%) mentre la TV, che mantiene il primato in termini di valore, ha una crescita pari solo allo 0,3% mentre registrano un calo il cinema (-4,3%) e soprattutto la stampa (-6,4%).
Però c’è da precisare il perimetro che abbraccia la macro-definizione di digital. I 1.653 milioni investiti sul web, infatti, si distribuiscono in search advertising (33%), display advertising (28%), video advertising (19%), social (10%) e classified, directories, email marketing (10%). I trend in atto prefigurano una crescita molto significativa del video advertising (+ 18,2%) e dei social (16,3%) seguiti da search advertising (+4,1%), classified e directories (+ 2,9%) e display advertising (+ 1,8%).
Insomma, come l’ha definita lo stesso Surci, la categoria è un’entità magmatica in cui tanti fattori vanno confluendo e in cui l’inbridazione è la regola.
Passando all’agenda dei prossimi anni, Surci ha puntato sulla necessità di conversazioni sempre più personalizzate che richiedono una vera e propria nuova sintassi,
act as a platform in cui si celebra la fine del silos a tutto vantaggio di un nuovo corso “data driven”, per poi ridefinire il valore aggiunto nato dall’unione tra data competence e business competence. Ogni sfida rappresenta una grande opportunità, in un presente in cui gli smarphone dei nostri consumatori sono perfino più personali del loro dna, grazie alle possibili combinazioni tra il milione di apps disponibile e le 20 app che ogni utente ha nel suo device.

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