BRAND STRATEGY

Una mela d’oro: Apple è il brand 2013 più potente al mondo

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Mentre la casa culto dove il fondatore di Apple ha creato il suo primo computer potrebbe essere trasformata in un museo, ecco che il brand del genio Steve Jobs diventa best global brand 2013, secondo la classifica di Interbrand, davanti a Google e Coca Cola, leader incontrastata per ben 13 anni.
Uno shock di portata mondiale ha scosso i media alla notizia che Apple è stata valutata il marchio di maggior valore al mondo con 98,316 miliardi di dollari, in crescita del 28% rispetto al 2012 mentre Google è valutato 93,291 miliardi (+34%) e Coca Cola  79,213 miliardi (+2% su anno).
Secondo Jez Frampon, il numero uno di Interbrand, marchi come Apple, Google e Samsung avrebbero cambiato il nostro modo di vivere. “Influenzano e cambiano i nostri comportamenti, come aquistiamo, come comunichiamo e anche se parliamo l’uno con l’altro”, ha spiegato Frampon.
Interbrand calcola il valore del marchio in base ai risultati finanziari, alla sua importanza per le decisioni dei consumatori e ai proventi che potrà generare e garantire in futuro.
L’Italia è rappresentata dai brand del settore lusso: Gucci, Prada e Ferrari. Tutti e tre i brand italiani presenti in classifica vedono crescere il proprio valore economico: Gucci (#38, oltre 10 miliardi di $, +7%), Prada (#72; 5,570 miliardi; +30%) e Ferrari (#98, 4,013 miliardi di $; + 6%).

 

“La presenza ridotta dei brand italiani si spiega con la dimensione relativamente contenuta delle imprese che compongono il nostro tessuto industriale: questo, nell’ambito di una classifica per valore economico, da un lato penalizza i nostri brand, e dall’altro fa riflettere” – afferma Manfredi Ricca, Managing Director di Interbrand Italia – “Al di là dei tre presenti in classifica, i nostri brand sono estremamente influenti, ma sono per lo più all’interno di economie aziendali relativamente ridotte. E questo è a sua volta spiegato da diversi fattori: un mercato dei capitali relativamente poco sviluppato, l’assenza di player globali in settori strategici come quello della tecnologia, una certa tendenza alla non aggregazione”.

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