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A Trieste “Hate speech e Fake news nel lavoro e nel business”, organizzato da Parole O_Stili

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parole o_stili

“Quando le parole sono un ponte” – quinto principio del Manifesto della comunicazione non ostile e, oggi più che mai, tema di grande attualità – è il filo condutture di Parole O_Stili 2018, l’appuntamento annuale che oggi ha visto riunirsi a Trieste oltre 1.000 esperti della rete, giornalisti, manager, politici, comunicatori, influencer, rappresentanti della PA e numerose persone e professionisti provenienti da tutta Italia, legati dalla volontà di promuovere un dialogo per contrastare il linguaggio dell’odio in rete e non solo.

Hate speech, fake news, fact-checking, disinformazione e formazione, consapevolezza e fiducia: tanti i temi affrontati in diversi ambiti, dal giornalismo alla politica, dal business alla pubblica amministrazione, dalla scuola alla famiglia, a partire dai nuovi dati delle ricerche presentate in
anteprima per questa occasione: l’indagine inedita di SWG su “Hate speech e Fake news nel lavoro e nel business”, condotta tra cittadini,
lavoratori e dirigenti; e gli esiti della ricerca “Trust in progress. Viaggio alla scoperta dei nuovi costruttori di fiducia” realizzata da RENA per indagare gli attori, le realtà e i meccanismi necessari per favorire una nuova creazione di fiducia, A queste si sono aggiunti i dati su “Competenze digitali e mediazione sociale dei ragazzi online” di EU Kids Online per Miur e Parole O_Stili”, la ricerca condotta dall’OssCom dell’Università Cattolica in collaborazione con il Miur e l’ATS Parole Ostili.

Al via inoltre due nuovi importanti progetti: il lancio del “Manifesto della comunicazione non ostile… per le aziende”, scritto da Annamaria Testa e da un gruppo di aziende sensibili al tema, e l’iniziativa Paroleinformazione, una vera e propria chiamata al mondo dell’informazione affinché possa farsi portatore di consigli e di un messaggio di sensibilizzazione su un tema attuale come quello dell’utilizzo del linguaggio in rete e non solo.

Quanto alla ricehe presentate, rispetto ai cittadini, scende significativamente il livello di allarme e di attenzione sull’hate speech, dal 70 al 53% (-17% rispetto al 2017), mentre sulle fake news il calo di chi ritiene il grado di allarme e di attenzione su questo tema adeguato risulta più ridotto, dal 65 al 59% (- 6%).
Per entrambi i fenomeni, a distanza di un anno si evince una tendenza all’assuefazione rispetto alle precedenti rilevazioni espresse dai cittadini, con un conseguente calo dell’attenzione “di massa” e della consapevolezza nei confronti di fake news ed hate speech, pur restando un fenomeno all’ordine del giorno. Due persone su tre pensano che le fake news e i toni offensivi usati in rete siano una nuova realtà con cui ci si dovrà misurare d’ora in avanti, un nuovo modo di comunicare della società di oggi e in rete (lo pensa il 66%), mentre solo per il 23% si tratta di un fenomeno temporaneo, legato in parte al periodo di crisi in cui viviamo e alla necessità di imparare a utilizzare i nuovi strumenti. Se i millennial, cresciuti nell’epoca dei social, percepiscono meno il salto di paradigma (-6%), la percezione risulta invece maggiore nelle fasce di popolazione più istruita (+7%). Dai dati si evidenzia anche un legame tra la percezione di questi fenomeni e il livello d’istruzione degli intervistati: sono infatti le persone laureate le più preoccupate, mentre chi non supera la licenza media percepisce minor odio nelle comunicazioni.

Inedite invece le rilevazioni di SWG sul campione di lavoratori e dirigenti: il 58% dei lavoratori dipendenti intervistati sostiene che l’uso di linguaggio aggressivo e irrispettoso sia diffuso in ambito lavorativo e che lo sia di più rispetto a 10 anni fa (lo crede il 47%). Eppure sette dipendenti su dieci ritengono che lo stile comunicativo delle imprese abbia una funzione pedagogica perché incide direttamente sul cambiamento di linguaggio della società. Emerge quindi anche l’importanza che le aziende possono avere nel ruolo di sensibilizzazione ed educazione verso una maggiore consapevolezza e uso degli strumenti del digitale.
Da parte loro anche i dirigenti ritengono molto cambiata la comunicazione negli ultimi 10 anni e circa un terzo si sente ancora a disagio con il nuovo modello comunicativo (36%), i cui ingredienti principali sono protagonismo e aggressività, prevalenti rispetto ad assertività ed empatia. L’81%
dei dirigenti ritiene che le aziende siano bersaglio di odio e fake news e il 59% afferma di riscontrare difficoltà nel controllo della propria brand image online, soprattutto sui social. Sulla linea tra buona educazione e toni forti, infine, per la quasi totalità dei dirigenti (95%) la buona educazione e il
linguaggio incidono sulla brand reputation delle imprese di oggi, sebbene il 43% degli intervistati affermi allo stesso tempo che una pubblicità, per essere efficace, debba usare toni forti.

Nella giornata sono stati molti, dalla scrittrice Michela Murgia ad Agnese Moro, dalla giornalista Maria Concetta Mattei alla Senatrice Valeria Fedeli, da Antonia Klugmann, chef stellata e giudice di MasterChef Italia, a Carlo Verna, Presidente Ordine dei Giornalisti Italiani, da Annamaria Testa, esperta di comunicazione e saggista, a Paola Bonini, Consultant Digital Direction Rai, che, a partire da ambiti, esperienze, stili e professioni diverse, hanno dialogato e riflettuto sull’importanza del linguaggio e delle parole, sulla consapevolezza che “virtuale è reale” e che l’ostilità espressa in Rete può avere conseguenze concrete e permanenti nella vita delle persone ma anche di aziende, enti e istituzioni. Con l’obiettivo di trovare insieme soluzioni che possano contribuire a ridurre e contrastare questo fenomeno.

Parole O_Stili 2018 è stato realizzato con il supporto della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale Porto di Trieste e grazie agli sponsor Carrefour, Costa Crociere, Sorgenia, Illy, Coca-Cola HBC Italia, GenertelEurospital, Ikea.

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Teads presenta i dati dello studio globale “In News We Trust”. Il 26% dei consumatori associa la parola “fake” ai social media

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Teads

Teads annuncia i risultati del nuovo studio condotto a livello globale, “In News We Trust”. Teads ha intervistato oltre 16,000 consumatori in 8 paesi per scoprire gli attuali atteggiamenti e le tendenze sul consumo di notizie e di pubblicità, dopo la nascita del fenomeno “fake news”. In particolare, le “fake news” hanno reso il 75% dei consumatori intervistati più propenso a cercare notizie da fonti di alta qualità e più affidabili. La qualità, inoltre, è un fattore cruciale per quanto riguarda la pubblicità: oltre il 45% dei rispondenti ha citato la qualità come il fattore principale che impatta sul ricordo degli annunci pubblicitari. Molti dei principali editori partner di Teads hanno prestato il proprio sostegno all’ultima ricerca della Company, tra i quali Slate, Flipboard, ESI, Trinity Mirror, Libération, L’Express, SpeeD, Piemme, Clarin, Der Tagesspiegel, Ströer, Excelsior (Grupo Imagen), El País, El Mundo, ABC e El Periódico, che credono fermamente nell’importanza di offrire notizie di qualità e affidabili ai lettori e di creare ambienti premium per gli advertiser.

Le news continuano a svolgere un ruolo fondamentale nelle vite dei consumatori: la maggior parte degli intervistati, infatti, legge notizie da una a cinque volte al giorno, utilizzando soprattutto le fonti online e la TV per ricevere le informazioni che desiderano. Il consumo di notizie avviene su tutti i dispositivi. Il 59% dei consumatori in Italia è propenso a leggere le news sul proprio telefono cellulare rispetto al 55% dei consumatori in US e al 51% in UK.

I social media sono considerati la tipologia di media meno affidabile per consumare notizie e pubblicità/contenuti dei brand; solo l’11% dei consumatori, infatti, si fida delle pubblicità/contenuti dei brand sui social media. In tutto il mondo, i consumatori associano ai social media le parole “sensazionalizzato” (28%) e “fake” (26%), mentre associano ai publisher online le parole “conoscenza” (35%) e “accuratezza” (22%).

Quando è stato chiesto fino a che punto i consumatori prestano attenzione alle notizie attraverso diversi mezzi, i publisher online e la TV sono emersi come i più forti, con il 59% degli intervistati che presta attenzione alle notizie online e il 51% alle notizie in TV. I consumatori si focalizzano su qualcosa di più delle semplici notizie, il 40% degli intervistati nota gli annunci pubblicitari visti in TV, rispetto al 24% per la stampa e al 29% per gli online. A livello globale, i consumatori ricordano e si fidano della pubblicità in TV più di qualsiasi altro mezzo. Tuttavia, guardando al pubblico giovanile (dai 16 ai 24 anni), il canale online è emerso come il mezzo di cui più si fida e dove ricorda maggiormente la pubblicità.

“Sin dalla nascita della società, Teads è orgogliosa di lavorare con i principali editori premium in tutto il mondo. Comprendiamo il valore dei contenuti di qualità e sappiamo bene in prima persona che, per gli advertiser, questo sia il modo migliore per raggiungere le audience altamente coinvolte e interessate”, ha dichiarato Eric Shih, Global SVP Business Development di Teads. “Vista l’attuale situazione geopolitica, i brand possono avere il timore di essere accostati a contenuti news, ma siamo molto contenti che questo studio abbia dimostrato il contrario, ovvero che sarebbe un errore”.

“Per ogni editore oggi, il fenomeno “fake news” è assolutamente un argomento caldo e consolida la nostra missione di continuare a portare ai lettori notizie affidabili e di qualità”, ha dichiarato Fabrizio Tomei, Director Business Unit Digital di SpeeD (Società Pubblicità Editoriale e Digitale), sales house di Monrif Group. “È incoraggiante vedere la maggioranza dei consumatori associare i contenuti news con parole come conoscenza, fiducia e accuratezza”.

Nota sulla metodologia: Teads ha commissionato a Censuswide, società di ricerca indipendente, di intervistare 16,000 consumatori a Febbraio 2018. I rispondenti sono stati intervistati dai principali mercati in tutto il mondo dove il consumo di news è particolarmente attivo. Salvo diversa indicazione, tutte le statistiche si riferiscono a questa ricerca.

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Tre italiani su quattro temono le fake news: i risultati dell’indagine Toluna

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toluna fake news

Toluna, società di digital market research, ha svolto a fine marzo un’indagine sullo scottante e attuale tema delle fake news pubblicata oggi su IlSole24Ore.it. Qui i risultati completi della ricerca pubblicata su Il Sole 24 Ore.

Il sondaggio, condotto su un campione di 500 persone rappresentativo della popolazione italiana, indaga sulla fruizione dei media e sulla fiducia che si ripone in essi. La televisione mantiene la supremazia (52% in termini di consumo e 42% in termini di fiducia), mentre i social network che raccolgono il 19% dei consensi in termini di consumo crollano a meno del 4% in base alla fiducia, che è vicina allo zero per le app e la messaggistica. Entrando nel merito delle fake news emerge che quasi 3 italiani su 4 sono preoccupati per il dilagare delle fake news. Preoccupazione che cresce tra le persone tra i 35 e i 54 anni.

Inoltre un italiano su tre non è sicuro di saper riconoscere una notizia falsa online. Forse proprio per questo, in caso di conflitto tra due versioni differenti della medesima notizia ricevuta su diversi media, la televisione viene riconosciuta maggiormente credibile per quasi il 37% dei rispondenti. Social network e App di messaggistica crollano ai minimi livelli di autorevolezze e affidabilità.

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MEDIA 4 GOOD

Facebook in prima linea nella lotta alla disinformazione in Italia

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sicurezza

La tutela della sicurezza dell’informazione e la lotta contro le notizie false sono prioritarie per Facebook. Le persone, infatti, vogliono trovare sulla piattaforma informazioni accurate, e ciò è ancora più importante durante il periodo delle elezioni. Ecco le iniziative volte a perseguire questo obiettivo:

Attività di Fact-Checking in collaborazione con Pagella Politica: si tratta di un ulteriore sviluppo nel proprio programma di fact-checking con una nuova partnership, in Italia, con Pagella Politica, firmataria dei Poynter International Fact Checking Principles. A partire dalla prossima settimana, Pagella Politica rivedrà e valuterà l’accuratezza delle storie presenti su Facebook. Se una storia verrà giudicata falsa, Facebook mostrerà, per dare più contesto, nella sezione sottostante, l’analisi scritta dal fact-checker, e la storia potrà comparire più in basso nel News Feed. Inoltre, le persone riceveranno una notifica se una storia che hanno condiviso è stata giudicata falsa da Pagella Politica e, in ottica di dare maggiore controllo agli utenti, Facebook li incoraggerà a segnalare, direttamente attraverso la piattaforma, le notizie che ritengono false. Facebook crede nel miglioramento dell’accuratezza delle informazioni sulla propria piattaforma e nella possibilità per le persone di decidere di cosa fidarsi e cosa condividere. Ulteriori informazioni sul programma di fact-checking di Facebook sono disponibili qui.

Strumento educativo contro la disinformazione: notizie false e bufale sono elementi dannosi per la comunità. Frenare la diffusione di notizie false, specialmente in un periodo delicato come quello delle elezioni, è responsabilità di tutti. Come parte dell’impegno costante in questa direzione, Facebook renderà disponibile, anche durante il periodo elettorale, uno strumento educativo contro la disinformazione realizzato in collaborazione con Fondazione Mondo Digitale. Attraverso 10 utili suggerimenti, le persone verranno aiutate a individuare le notizie false e a prendere decisioni più informate quando le trovano – dentro e fuori Facebook. Questo decalogo sarà disponibile da oggi su Facebook nella parte alta del News Feed e verrà anche pubblicato, dal 5 all’11 febbraio, su alcuni dei principali quotidiani italiani. I 10 suggerimenti saranno consultabili anche nel Centro assistenza di Facebook.

Collaborazione con AGCOM: negli ultimi mesi Facebook ha ulteriormente rafforzato la collaborazione con le più importanti istituzioni nazionali, tra cui l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni – AGCOM. Facebook, infatti, partecipa al Tavolo tecnico per la garanzia del pluralismo e della correttezza sulle piattaforme digitali lanciato da AGCOM a dicembre 2017. Il Tavolo, che coinvolge altre piattaforme ed editori tradizionali, ha tra i suoi obiettivi quello di identificare il più efficace tra gli strumenti di autoregolamentazione, per prevenire e contrastare le strategie di disinformazione che minino la creazione di un dibattito libero e consapevole sulla rete, specie riguardo temi che sono tipicamente oggetto di confronto politico-elettorale.

Dialogo con candidati e partiti politici sulla sicurezza e su come utilizzare la piattaforma: Facebook vuole aiutare i candidati e i partiti politici a comprendere meglio la piattaforma e gli strumenti a loro disposizione, con particolare attenzione alle tematiche legate alla sicurezza. Per questo motivo, oggi, lancia il Security Megaphone, uno strumento che apparirà in cima al loro News Feed per spiegare l’importanza dell’autenticazione a due fattori, e il sito web Facebook Elections, dedicato agli attori politici, per rendere facilmente accessibili le linee guida, i suggerimenti e le best practice nell’utilizzo della piattaforma.

Gli sforzi globali per combattere la disinformazione
Proteggere l’autenticità delle informazioni e garantire un ambiente sicuro e protetto è una sfida continua, che richiede controllo e impegno. Anticipare chi cerca di abusare della piattaforma è uno sforzo costante, portato avanti dai team di sicurezza e integrità di Facebook. Ma oltre agli sforzi per promuovere la sicurezza delle informazioni, Facebook aggiorna continuamente le proprie misure per combattere la disinformazione e ha realizzato diversi miglioramenti negli ultimi mesi, tra cui:

• usare gli Articoli Correlati per dare alle persone più contesto su una notizia e per aiutarle a capire se ciò che stanno leggendo è fuorviante o falso;
• utilizzare l’apprendimento automatico per limitare lo spam e mostrare agli utenti meno post che contengono link a pagine web di bassa qualità;
• adottare nuove modalità per combattere i casi in cui la vera destinazione di un post o di un annuncio pubblicitario viene mascherata per aggirare i processi di revisione di Facebook;
• ridurre l’influenza degli spammer, togliendo priorità ai link che condividono più frequentemente rispetto ad un utente normale;
• ridurre il numero di notizie provenienti da fonti che pubblicano regolarmente titoli “acchiappa-click” che distorcono o esagerano le informazioni;
• limitare la diffusione nel News Feed di storie che generano video clickbait e contengono falsi pulsanti di riproduzione video incorporati nell’immagine o video costituiti solo da immagini statiche;
• rimuovere la possibilità di personalizzare le anteprime dei link per eliminare un canale che è stato utilizzato per postare notizie false;
• introdurre i loghi degli editori accanto agli articoli presenti nelle sezioni Trending e Search, per aiutare le persone a capire meglio la provenienza dei contenuti che leggono su Facebook;
• iniziare a testare i nuovi Indicatori di Fiducia degli editori, istituiti dal Trust Project, per dare alle persone più contesto sugli articoli che leggono nel NewsFeed. Questo è solo una parte del più ampio sforzo di Facebook per combattere le notizie false e la disinformazione sulla piattaforma e che consiste nel fornire alle persone un contesto più ampio per aiutarle a prendere decisioni più consapevoli, migliorare l’alfabetizzazione e l’educazione mediatica, e lavorare per rafforzare gli indicatori di integrità di chi diffonde contenuti sulla piattaforma.
• iniziare a declassare i singoli post di persone e Pagine che fanno uso di engagement bait, per ridurre la diffusione di contenuti di spam, sensazionalistici o fuorvianti, così da promuovere conversazioni più significative e autentiche su Facebook.

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MEDIA

69° PRIX ITALIA: Back to Facts. La realtà contro le false notizie

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Prix Italia

Al via il 69° Prix Italia: al tempo delle “fake news”, quattro giorni di incontri, workshop, proiezioni – a Milano, Palazzo Giureconsulti – per interrogarsi su uno dei temi più attuali del nostro tempo. Dal 28 settembre al 1° ottobre.

L’edizione 2017 di Prix Italia – oltre a proporre i 222 programmi in concorso da tutto il mondo – diventerà il luogo dell’approfondimento sui tema dell’informazione, proponendo (anche in streaming) incontri pubblici, dibattiti e workshop con protagonisti del mondo della comunicazione per continuare nella missione che la Rai affida da sempre a questa storica manifestazione: interrogare e interrogarsi sui grandi temi del nostro tempo e sull’evoluzione dei suoi linguaggi.

Qui il link per accedere al calendario completo dei workshop in programma.

Per partecipare ai workshop è obbligatoria la prenotazione all’indirizzo email prixitalia.eventi@rai.it, in cui bisogna indicare non solo giorno, ora e titolo del workshop d’interesse, ma anche nome e cognome, luogo e data di nascita, indirizzo email o numero di cellulare.

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MEDIA

Gruppo Vodafone: niente annunci pubblicitari sui media digitali che promuovono fake news e hate speech

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fake news

Il Gruppo Vodafone ha annunciato oggi nuove regole contro le fake news e l’hate speech, per evitare che i propri annunci pubblicitari compaiano all’interno di media digitali, il cui principale obiettivo è la diffusione e la condivisione di tali contenuti. Le nuove regole – che sono già in vigore – comprendono la definizione di hate speech e di fake news, per stabilire se un particolare media digitale possa o meno ospitare una pubblicità di Vodafone, senza però incidere sul suo accesso alla rete.

CONTESTO: IL MERCATO DELLA PUBBLICITA’ DIGITALE

Nell’ultimo decennio, la rapida crescita della pubblicità digitale ha consentito ai grandi brand come Vodafone di interagire direttamente con i consumatori e con le imprese. Più recentemente, il settore pubblicitario e i provider di pubblicità digitale, quali Google e Facebook, hanno sviluppato tecnologie pubblicitarie che usano algoritmi per indirizzare in modo mirato la pubblicità digitale verso le diverse categorie demografiche degli utenti, con il posizionamento dinamico degli spazi pubblicitari, a seconda dei siti web e dei social media frequentati.

Se da un lato la pubblicità programmatica è uno strumento efficace – in quanto consente di concentrare e segmentare gli investimenti online, dall’altro, in alcuni casi limitati, è possibile che porti a risultati non desiderati e potenzialmente dannosi, inclusa la pubblicità affiancata a contenuti offensivi. Inoltre, la pubblicità programmatica, può avere l’effetto di generare ricavi verso media digitali che hanno l’obiettivo principale di istigare all’odio o di diffondere notizie deliberatamente false.

“La diffusione di fake news e l’istigazione all’odio mettono a rischio il rispetto e la fiducia, che sono alla base del vivere civile. Vodafone promuove attivamente la diversità e l’inclusione, e considera di fondamentale importanza l’integrità dei processi democratici e delle istituzioni che, spesso, sono il bersaglio di chi diffonde notizie deliberatamente false. Non tollereremo alcun tipo di associazione fra il nostro brand e contenuti offensivi e dannosi”, ha affermato Vittorio Colao, CEO del Gruppo Vodafone.

LE REGOLE DI VODAFONE A LIVELLO GLOBALE

Vodafone ha già diverse regole per garantire la trasparenza e l’integrità nell’allocazione del budget pubblicitario. Ad esempio, ha una politica che proibisce espressamente di utilizzare i rapporti commerciali con organizzazioni mediatiche per influenzarne le opinioni in merito a prodotti, servizi e attività di Vodafone stessa, affermando che “a Vodafone o a chi la rappresenta, è severamente vietato minacciare di togliere la pubblicità a coloro che criticano la società a livello editoriale, o anche solo accennare alla possibilità di indirizzare o aumentare investimenti pubblicitari a condizione di ricevere un trattamento mediatico più favorevole”.

Le nuove regole contro le fake news e l’hate speech, seguono un approccio basato su una whitelist attraverso un sistema di controllo implementato dal network globale di agenzie pubblicitarie di Vodafone (guidate da WPP), da Google e da Facebook. Tali controlli garantiscono che le pubblicità di Vodafone compaiano solo all’interno di media digitali non focalizzati su contenuti dannosi.
Questo monitoraggio sarà rivisto regolarmente da Vodafone e dal network globale delle sue agenzie pubblicitarie, per garantire che la selezione dei media da inserire nella whitelist sia appropriata, né troppo ampia, né troppo ristretta. Le nuove regole sono le seguenti:

Blocco della pubblicità sui media digitali che promuovono l’istigazione all’odio e le fake news.

Vodafone, eventuali terzi che agiscano per suo conto e i suoi fornitori di piattaforme pubblicitarie (compresi, ma non limitati a Google e Facebook) devono adottare tutte le misure necessarie a garantire che le pubblicità di Vodafone non compaiano all’interno di media digitali che promuovono l’istigazione all’odio e le fake news. Definiamo queste ultime come organi di stampa il cui scopo principale è la diffusione di contenuti che:

• degradano deliberatamente le donne o minoranze vulnerabili (hate speech); o
• presentano come basate sui fatti (quindi non satira o opinioni), notizie che non hanno alcuna fonte primaria attendibile (o che si basano su un’attribuzione fraudolenta ad una fonte primaria), ovvero quelle che una persona ragionevole riterrebbe come deliberatamente fuorvianti (fake news).

È opportuno tenere presente che:

• i termini “media” e “organi di stampa” si riferiscono a tutti i social media, i canali digitali, di stampa e di diffusione televisiva o radiofonica, i siti, le applicazioni, i programmi e le pubblicazioni;
• il termine “pubblicità” si riferisce a tutte le forme di promozione del brand, publiredazionali, sponsorizzazioni e accordi di co-marketing;
• queste regole obbligatorie si applicano a tutti i brand Vodafone, a quelli delle controllate, delle joint venture e ai sub-brand.

Le definizioni di hate speech e di fake news, si applicano a un organo di stampa nel suo insieme, cioè verificando se lo scopo principale è quello di comunicare e condividere contenuti dannosi. Quindi, qualora tali contenuti non siano la maggioranza di quelli presenti in un determinato media (non superino la metà di quelli totali), questo non dovrà essere escluso dalla whitelist.

Le regole sopracitate hanno l’obiettivo di proteggere l’integrità del brand e dei sub-brand di Vodafone, e si riferiscono esclusivamente alla definizione degli investimenti pubblicitari. Tali regole non sono, e non devono mai essere usate per limitare l’accesso ai contenuti dei nostri clienti (o di qualsiasi altro utente), che devono rimanere liberi di creare, vedere e condividere tutti i contenuti legali che vogliono.

I dettagli dei principi di Vodafone sulla libertà di espressione sono consultabili qui.

 

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BRAND STRATEGY

Facebook lancia “un nuovo strumento educativo contro la disinformazione”

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Strumento contro la disinformazione

“Un nuovo strumento educativo contro la disinformazione”
dal blogpost Facebook, Adam Mosseri, VP, News Feed

Sappiamo che le persone vogliono vedere su Facebook informazioni corrette, e lo vogliamo anche noi. Le notizie false e le bufale sono pericolose per la nostra comunità e rendono il mondo un luogo meno informato. Tutti noi abbiamo la responsabilità di frenare la diffusione di notizie false.

In Facebook ci siamo concentrati su tre aree chiave:
-Interruzione delle possibilità di guadagno, perché gran parte delle notizie false derivano dalla volontà di trarne profitto;
-Costruzione di nuovi prodotti per frenare la diffusione di notizie false e migliorare la diversità di informazione; e
-Aiutare le persone a prendere decisioni più informate quando si trovano davanti a delle notizie false.

Abbiamo lavorato consultandoci preventivamente con First Draft, un’associazione non profit dedicata a migliorare la capacità e la metodologia utilizzata per segnalare e condividere informazioni online, in modo da lanciare uno strumento educativo con lo scopo di aiutare le persone ad identificare le notizie false.
Questo nuovo strumento sarà visibile in cima al News Feed di Facebook per alcuni giorni agli utenti di 14 Paesi. Quando le persone cliccheranno su questo strumento educativo posizionato in cima al loro News Feed, potranno accedere a più informazioni e risorse all’interno del Centro Assistenza Facebook, dove sono presenti consigli su come individuare meglio notizie false, come ad esempio controllare l’URL del sito, investigare sulle fonti e cercare altre segnalazione sul tema.
Il News Feed è il luogo per una comunicazione autentica. Rafforzare l’alfabetizzazione mediatica è una priorità globale, e noi dobbiamo fare la nostra parte per aiutare le persone a capire come prendere decisioni e su quali fonti poter fare affidamento. Le notizie false sono contrarie alla nostra missione di connettere le persone attraverso storie significative.
Continueremo a lavorare su questo progetto e siamo consapevoli di avere molto altro lavoro da fare.

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AGENZIE

Fake News: IAB Italia invita tutti gli attori del digitale a una maggiore responsabilità

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fake news

In un comunicato reso pubblico oggi, IAB Italia esprime la propria preoccupazione sul tema delle Fake News, un fenomeno sempre più diffuso a livello globale, che rischia di minacciare la credibilità di tutto il mondo dell’informazione online.

L’Associazione si interroga sul fenomeno delle Fake News anche e soprattutto a livello globale, con una forte attenzione da parte di tutti gli attori coinvolti. Come nel caso di altre tematiche altrettanto rilevanti e di così vasta portata, le varie IAB del mondo si stanno confrontando per far fronte comune e studiare una strategia condivisa.

In particolare quello che IAB e i mercati temono è una possibile riduzione della fiducia e una conseguente minor credibilità dell’intero mondo della comunicazione online. IAB, che da sempre si impegna a livello globale e a livello locale nella definizione di regole condivise e nella creazione di standard di mercato, anche in questo caso vuole esprimere la propria posizione e fornire a tutti gli operatori una linea di condotta comune.

All’interno della filiera dell’informazione web è necessaria una maggiore consapevolezza di quanto l’operato di un singolo soggetto possa influenzare il lavoro delle altre persone coinvolte; è importantissimo quindi aumentare il livello di controllo, ad esempio con la creazione di figure interne espressamente dedicate alla verifica delle fonti. Questo può voler dire trovarsi nella condizione di interrompere i contatti con un player che sta divulgando fake news, sia esso cliente o fornitore.

È necessario anche che le piattaforme di Ad Exchange monitorino internamente i contenuti per mantenere alti gli standard, e sarà compito delle piattaforme di Programmatic fornire ai buyer garanzie di trasparenza e sicurezza sul posizionamento degli annunci. E’ invece compito dei brand investire nella creazione di contenuti rilevanti, attendibili e di qualità

L’obiettivo di IAB è quindi quello di continuare a sostenere il mercato perché le campagne di advertising online siano sempre più in grado di raggiungere e coinvolgere le persone giuste, al momento giusto, col messaggio giusto.

IAB è da sempre attiva a livello globale e locale, per supportare le aziende che dimostrino la volontà di contribuire alla costruzione di un ecosistema del digital advertising sano e virtuoso, a partire dall’istituzione della Digital Advertising Alliance al “Making Measurement Make Sense”, dal TAG (Trustworthy Accountability Group) alla Coalition for Better Advertising.

“Quello delle fake news è soprattutto un tema di responsabilità: noi di IAB, congiuntamente con IAB US, crediamo che sia arrivato il momento in cui tutti gli attori della filiera siano ben consci della loro responsabilità, e che tutti gli operatori del nostro mercato si impegnino a dimostrare la loro completa estraneità verso tutti gli eventuali clienti e/o fornitori implicati in attività non perfettamente trasparenti e affidabili”, dichiara Carlo Noseda, presidente IAB Italia (nella foto). “E infine non dimentichiamo il ruolo di una associazione come IAB che è anche quello di promuovere la cultura digitale, che significa per esempio affiancare le istituzioni nel difficile compito di “crescere” nuove generazioni che siano in grado di muoversi in rete con autonomia e consapevolezza, che abbiano gli strumenti per riconoscere le notizie attendibili o per distinguere tra un contenuto e una pubblicità”.

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