17 maggio 2012    
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Google deve pagare i diritti d’autore

Pubblicato il: 27/01/2010
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Paolo Romani – intervenendo all’apertura del Master di Comunicazione pubblica all’Università IULM di Milano – conferma risolutezza contro le violazioni di YouTube.
 
Lunedì 25 gennaio, durante l’inaugurazione del Master Maspi (in Management della Comunicazione Sociale, Politica e Istituzionale) dell’Università IULM, diretto dal prof. Stefano Rolando e giunto alla ottava edizione, Paolo Romani – vice ministro allo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni – ha espresso la volontà di perseguire una battaglia nei confronti di Google perché rispetti le norme relative ai diritti d’autore. Utilizzare il materiale altrui per realizzare profitti attraverso internet non è infatti, secondo il viceministro, una pratica in linea con le leggi italiane.
“C’è un grande processo di convergenza multimediale – ha detto il viceministro – quindi i broadcast di allora, i gestori telefonici di oggi che forniscono servizi, i Google e gli Yahoo che oggi si mettono a fare un lavoro simile alla televisione andranno poi a ricadere tutti fondamentalmente sotto la medesima legislazione. Con tutte le differenze possibili e immaginabili, senza togliere a chicchessia il gusto, l’orgoglio, la voglia, la libertà di fare prodotti, di fare provider e di fare contenuti, essendo tutti alla fine un content provider. E quindi io penso che nell’ambito del recepimento delle normative europee il nostro Paese sia, almeno su questo punto, completamente all’avanguardia”

Durante la sua prolusione, Paolo Romani – che è stato introdotto dal rettore dell’Università IULM prof. Giovanni Puglisi – ha inoltre elogiato lo sforzo che l’Italia sta facendo per passare al digitale terrestre e alla banda larga, segno di un rinnovo tecnologico capace di colmare un gap di arretratezza che ha sin qui colpito il paese e le istituzioni. Punto d’arrivo in questo rinnovamento, ha dichiarato il vice ministro, sarà il passaggio completo dalla documentazione cartacea a quella online da parte delle pubbliche amministrazioni, sia nazionali che locali. “Che la comunicazione pubblica nel nostro paese sia arretrata è un dato di fatto, che ci sia oggi da parte soprattutto del Ministero dell’Innovazione, cioè di Renato Brunetta la voglia di far fare un grande progresso e un grande passo avanti è un altro dato di fatto”.

Quanto all’accessibilità delle professioni della comunicazione, pur accettando le critiche rivolte all’albo dei giornalisti da un giovane ricercatore, secondo il quale esso limiterebbe l’accesso trasparente dei giovani alla professione di reporter, il vice ministro ha voluto spronare gli studenti di scienze della comunicazione a investire le proprie energie ed aspirazioni verso nuove professioni, più dinamiche e promettenti come quelle legate alla rete e alle sue potenzialità.
“Io sono politicamente contrario all’ordine dei giornalisti da sempre – ha dichiarato l’on. Romani - non credo che il mestiere del giornalista sia l’unico segmento di comunicazione. Cioè oggi la comunicazione è tutt’altro che solo i giornalisti. Non vorrei che chi fa comunicazione pensasse che l’unico esito possibile immaginabile sia quello di fare il giornalista. Io penso che oggi con le infrastrutture che si stanno creando, con i nuovi meccanismi di comunicazione ci sia la possibilità veramente di inventare nuovi modi di comunicazione. Il giornalista che si fuma la sigaretta in un polveroso ufficio con tanti giornali sulla scrivania lo vedo ormai uno stato professionale abbastanza vecchio. Penso invece che ci sia bisogno di qualcuno che inventi tra le mille possibilità che ci sono nuovi modi di comunicare. Faccio un esempio, il portale della RAI, checche il servizio pubblico sia considerata una delle aziende di comunicazione più antiquate, invece funziona oggi molto meglio di portali di altre aziende di comunicazione nazionale. Il che vuol dire che lì hanno trovato delle professionalità per comunicare via web contenuti straordinari, che il servizio pubblico ha e che solo grazie a chi ha fatto questa intermediazione il servizio pubblico è riuscito a procurare come possibilità di successo. La lista sarebbe lunghissima. Io penso che oggi bisogna avere soprattutto una grandissima fantasia e l’orgoglio di essere dei comunicatori non in maniera tradizionale”.

E a proposito del digitale terrestre Romani ha voluto rimarcare il ruolo centrale delle regioni: “Il ruolo delle Regioni è fondamentale perché il processo di digitalizzazione è venuto con la condivisione delle regioni. Quindi i Governatori hanno deciso il calendario, le regioni mettono a disposizione risorse di comunicazione e alle volte di infrastrutture e alle volte di aiuto agli investimenti privati, parlo delle televisioni locali”. “Il sistema paese si è mosso all’unisono per questo obiettivo”.
Nel corso dell'evento all'Università IULM Paolo Romani e la presidente del Corecom della Lombardia Maria Luisa Sangiorgio hanno anche presentato il recente manuale, curato da Stefano Rolando, "Politiche pubbliche per le comunicazioni" (edito da Etas), con prefazioni di Enzo Cheli, Giovanni Puglisi, Maria Luisa Sangiorgio e contributi, tra gli altri, di Paolo Romani e Paolo Gentiloni, che è tra i testi di riferimento del master specialistico e di un nuovo corso sulla materia stessa che si apre nei prossimi giorni presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell'ateneo milanese.
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