17 maggio 2012    
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I giovani nell’era di internet

Pubblicato il: 16/08/2009
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Ritratto dei giovani di oggi, dalle e oltre le community. Consapevoli e attenti, conoscono i problemi della realtà che li circonda e usano i mezzi al massimo delle loro potenzialità, anche per parlare di politica. E si autocelebrano.
 
Quello che desiderano i ragazzi di oggi è chiaro: essere connessi, sempre, con il proprio mondo e le proprie passioni, rinunciando eventualmente alle spese superflue, per dare il proprio contributo alla difficile situazione economica. E diventare protagonisti del web, non solo nella relazione con le marche, ma anche nel definire i confini della propria personalità e presenza virtuale. Secondo un sondaggio online organizzato da Habbo.it - svolto su 6mila ragazzi tra i 12 e i 18 anni - i teenager italiani sono preoccupati per la crisi economica e quindi mettono soldi da parte e tagliano le spese per riviste e cd musicali: tre teenager su quattro (72,1%) si sono detti preoccupati per l’attuale andamento economico e oltre la metà degli intervistati (55,7%) ritiene che ci vorrà tempo perché finisca questa difficile congiuntura. E a sorpresa, i ragazzi italiani si scoprono più formiche che cicale: il 68,3% afferma di riuscire a risparmiare molto, il 25,2% almeno un po’.

A favorire questo processo, anche le nuove tecnologie. “L’Instant Messaging in Italia è uno strumento utile per ridurre gli effetti della crisi economica, perché rappresenta un valido strumento alternativo al telefono per le chiamate vocali e permette così un reale abbattimento dei costi”, conferma Luca Colombo, Consumer & Online Marketing Officer di Microsoft Italia. Si rafforza quindi ulteriormente la centralità di internet e cellulare nella vita dei teenager italiani, usati per il 76,7%, per frequentare community online, per il 17,4% per chattare, per 4,7% per cercare notizie e solo nell’1,2% dei casi per fare acquisti. Altrettanto sorprendente, data la nota disaffezione dei giovani per il tema, l’uso che fanno del web per rapportarsi alla politica. Stando ai risultati dell’indagine svolta sugli utenti di Windows Live Messenger tra i 18 e i 24 anni, il 51% dei giovani utenti di IM è interessato e cerca informazioni su internet per formarsi un’opinione, percentuale cui va ad aggiungersi un 15% che si dichiara veramente appassionato di politica. Certo questo non basta a colmare il divario esistente, tanto che per il 69% del campione, i politici non ascoltano i giovani, non offrono spazi in cui possano esprimere la loro voce e le soluzioni proposte dal mondo politico non vengono considerate concrete. Il tutto in uno scenario in cui la comunicazione tra le parti presenta forti deficit: ben il 76% afferma che non si riconosce nel linguaggio utilizzato dalla politica ed è troppo lontano da loro. Ovvio il richiamo all’utilizzo dei social network da parte di Obama nelle ultime elezioni americane: il 77% dei giovani utenti di IM vorrebbe che anche in Italia ci fosse un maggior numero di politici che utilizzano Internet per comunicare con i propri elettori. In particolar modo, vorrebbero che i politici utilizzassero un blog per raccontare quotidianamente le loro iniziative e le loro idee (70%), avessero un indirizzo e-mail cui gli elettori possano scrivere (66%), rispondendo alle domande degli elettori poste tramite servizi di IM (64%) e aprendo un account sul Messenger per interagire direttamente (57%). E infine: il dibattito: il 49% degli utenti di Windows Live Messenger negli ultimi 30 giorni ha parlato di politica durante le proprie conversazioni, in particolar modo scambiandosi opinioni (77%), condividendo link a siti di tipologia politica (42%) e per commentare gossip relativi ai politici (34%).

Dal social network al social portal.
Il web come spazio di espressione personale è l’ultima frontiera della relazione tra i giovani e questo media. Sarà quindi sullo sviluppo e la condivisione di contenuti di interesse per gli utenti che si giocherà la partita del futuro dei social network in Italia. È quanto emerge dall’indagine Aegis Media Expert sul vissuto dei social network e di MySpace, che ha inteso comprendere più approfonditamente il panorama dei social media in Italia, individuandone le caratteristiche peculiari e mettendone in luce i vantaggi come piattaforme di comunicazione per consumatori e aziende. Gli internauti italiani utilizzano i social network prevalentemente per restare in contatto e per svago; in particolare, per la maggioranza degli utenti intervistati tra i 18 ai 24 anni, il web e il social network sono l’altra faccia delle relazioni offline, in cui essere presenti sviluppando un’attitudine spiccata all’esplorazione anche nella ricerca dei contatti. Gli utenti dai 25 ai 34 anni, invece, vivono i social network principalmente come possibilità di creare nuove relazioni sociali, nell’era in cui molti contatti si mantengono esclusivamente sul web. In questo scenario, MySpace emerge come spazio di libera espressione e luogo adatto alle persone che hanno qualcosa da dire o desiderano esprimere opinioni e specchio della propria personalità e si conferma il social network delle passioni, su tutte, la musica. Il 59% si connette a MySpace per ascoltare musica (di questi, il 48% per condividere le canzoni del cantante o della band preferita, il 45% per la condivisione di musica propria o dei propri amici). Elemento di fondamentale importanza per gli investitori: l’engagement che emerge tra il social portal MySpace e i suoi utenti lo rende un luogo elettivo della comunicazione a tutto tondo, dove fruire non solo di contenuti user generated o professionali, ma quale spazio virtuale di grande potenzialità per le aziende. I risultati dell’indagine confermano che il 52% degli utenti di Myspace diventerebbe “amico” di un brand in cambio di contenuti interessanti, il 47% lo ritiene il posto adatto a comunicare per le marche che vogliono diventare famose, il 46% una fonte di informazione e circa il 50% degli intervistati è convinto che, se le marche vi creano un profilo o una iniziativa, è perfino più interessante dei siti istituzionali. Infine, circa il 50% degli intervistati ritiene la pubblicità su MySpace meno “fastidiosa” che su altri siti.

Nuove tribù e tendenze di mercato.
Decodificare i giovani di oggi rappresenta la chiave di lettura e di interpretazione di inediti scenari di consumo, che Juliet Warkentin, Content Director di WGSN, azienda di ricerca online e analisi delle tendenze nell’industria della moda leader nel mondo, spiega così: “Le tribù giovanili non si definiscono più attraverso l’appartenenza a un luogo specifico, ma possono determinarsi ovunque grazie alla diffusione di blog e social networks. Il tradizionale modello lineare di individuazione di tendenze, attraverso il quale una tendenza filtra da un Tastemaker (ovvero chi sceglie una tendenza in base al proprio gusto e stile) agli Early Adopters (coloro che per primi sperimentano la nuova moda), ai Trendsetters (coloro che lanciano la nuova moda) e infine al Mainstream (cioè all’adozione di massa della tendenza), esiste ancora, ma un’analisi casuale delle tendenze è importante quanto quella lineare - almeno nel mondo dei giovani”. In un mondo in cui la giovinezza non è più determinata dall’età, diverse categorie possono rientrare nel target giovanile se appartengono a un certo macro tipo: il Metropolitano multiculturale che balla la break dance, l’Indie che ama la musica ed è sempre connesso a MySpace o lo Sportivo figlio di papà che veste casual. E mentre molti clienti più in là con gli anni sembrano quasi tornare indietro, molti giovani appaiono più maturi della loro età. “Gli adolescenti ora crescono molto più velocemente di prima - i 12enni di adesso sono i nuovi 20enni”, sostiene Warkentin e cita Tavi, la star dodicenne dei blog, come prova di questa tendenza. Il suo blog “Style Rookie” è seguito da fan in tutto il mondo.
 
Quindici minuti di gloria, sul web.
Se come si diceva un tempo, ognuno ha diritto a quindici minuti di celebrità nella vita, è molto probabile che oggi questi vengano declinati sul web. Sono sempre più frequenti infatti i casi di web celebrities, specie tra i giovanissimi. È stato il tema dell’intervento di Luisella Giani, Country Manager Italy di Netlog, all’interno del convegno/evento Frontiers of Interaction 2009, ideato e prodotto da Leandro Agrò e Matteo Penzo, dedicato a Social Networking, Internet of Things e Smart Cities. Una web celebrity è tipicamente una/uno sconosciuto che sale agli onori della cronaca per aver pubblicato un video o aperto un blog particolarmente interessante. E i social network, come Netlog, sono spesso le piattaforme ideali per costruirsi la strada verso il successo: prendiamo Scott Schuman, autore del blog The Sartorialist, un tempo titolare di uno showroom specializzato in vendite di collezioni di giovani designer, chiuso dopo l’11 settembre. Ha iniziato a fotografare persone che lo colpivano per il loro look, e a pubblicare queste immagini in un blog: non foto dalle sfilate, non immagini patinate, ma persone che incontrava per strada, caratterizzate da accostamenti insoliti ed estrosi. Un approccio che ha colpito stilisti e designer famosi e lo ha portato a diventare fotografo a tempo pieno e Time Magazine lo ha inserito tra i personaggi più influenti in fatto di moda e design. Il suo blog è insomma diventato un punto di riferimento sia per un pubblico di curiosi e di modaioli, ma anche per stilisti, giornalisti e venditori di moda. Attualmente Schuman ha una pagina mensile su GQ, è autore di articoli e video per style.com ed è stato ingaggiato anche da Gant per realizzare l’ultima campagna pubblicitaria. A questo punto è davvero possibile parlare di una nuova disciplina: il personality-based marketing in cui ognuno diventa imprenditore e promotore di sé stesso. Siamo di fronte a un movimento spontaneo di adolescenti che decidono di promuovere la propria identità e personalità ma devono poi superare il giudizio della community per raggiungere uno status diverso dagli altri milioni di iscritti”, commenta Luisella Giani. “Si tratta di un riconoscimento che avviene in modo democratico, in un contesto sicuro, di amicizie condivise e interessi compartecipati”. La rete, quindi, e non più la televisione, è lo spazio aspirazionale principe per diventare famosi oggi ed eventualmente per poi costruirsi una carriera sui media tradizionali.


di Valeria Volponi

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