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La Cina e il Made in Italy. Cavalcando il dragone

Pubblicato il: 27/06/2008
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Affrontare il mercato globale individuando le potenzialità di business nei paesi emergenti del BRIC – Brasile, Russia, India, Cina – diventa cruciale per le aziende che ragionano sull’innovazione e sul ruolo del Made in Italy in questi mercati. Per aiutare a comprendere i fenomeni legati al consumo in atto in questi Paesi, Future Concept Lab ha organizzato quattro seminari. Oggi parliamo di Cina, della sua propensione a riconoscere e apprezzare l’italian way of life e della sua forte attitudine ad aprirsi al mondo condividendo la conoscenza.


“Negli ultimi 4/5 anni si è assistito all’esplosione della potenza finanziaria cinese che ha accumulato circa mille miliardi di dollari in titoli di stato statunitensi. Questa situazione ha creato, in un mercato disomogeneo come appunto quello cinese, un sistema di garanzia che premette a questo Paese di sostenere un forte export. Di contro, a tutt’oggi le importazioni sono ancora penalizzate in Cina. La grande propensione al risparmio è ancora fortemente radicata nella mentalità di questa popolazione. Mancando di un sistema sociale che li tuteli, i cinesi devono risparmiare per assicurarsi un futuro, una vecchiaia serena, la salute. Ma non appena le condizioni cambieranno, inizieranno a consumare. E il mercato internazionale deve riuscire a cogliere le opportunità che stanno si concretizzano con dimensioni e tempi davvero sorprendenti”. Questa la convinzione di Giorgio Arfaras, autore del libro Il grande ammiraglio Zheng –He e l’economia globale”, che ha aperto il secondo dei quattro seminari dedicati da Future Concept Lab ai mercati dell’ area BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) per mettere a fuoco lo stato dell’arte sulla globalizzazione avanzata in relazione al Made in Italy e alle sue potenzialità.

Per i nuovi consumatori cinesi grande importanza ha la comprensione e interpretazione dei fenomeni globali in atto attraverso simboli e significati tradizionali. La dimensione iconica è fondamentale per i cinesi, abituati dalla propria tradizione artistica e culturale a leggere una molteplicità di significati in un unico simbolo. Ed ecco nascere brand cinesi che varcano i confini nazionali carichi di forti simbologie culturali, ma appartenenti ad un sistema di produzione occidentale. Come il marchio di abbigliamento Shanghai Tang, le cui collezioni sono diventate famose in tutto il mondo grazie ai dettagli iconici e gli ideogrammi introdotti rivisitati in chiave contemporanea.

Ma quali sono le icone appartenenti al nostro Made in Italy che i cinesi riconoscono e percepisco? Non ha dubbi Francesco Morace, presidente Future Concept Lab. “Riconoscono un Made in Italy potenziato e permeato dalla “performance”. La performance di un prodotto che esprime eccellenza. Questa percezione virtuosa riguarda i processi, i materiali, i dettagli ed emerge dalla passione cinese per il “su misura italiano”.  L’Italia, in questo senso, garantisce quel virtuosismo produttivo che rimane inimitabile perché frutto di condizioni irripetibili”.

Molti sono i casi di imprese italiane che hanno esportato con successo prodotti che parlano di conoscenza, tradizione, cura e innovazione. Tra le più avanzate conquiste italiane del grande mercato cinese è interessante parlare di quella di illy che, dal 2003, insieme al sua prodotto sta esportando il substrato di gusto e conoscenza necessari per apprezzarlo. Nella patria del tè, l’azienda italiana del caffè espresso di qualità sta infatti portando una vera e propria “università del caffè” e parallelamente una catena di distribuzione di franchinig che ha come obiettivo l’apertura di oltre cento punti di vendita sul territorio asiatico che diventeranno luoghi dove poter concretizzare l’italian way of life.

Questo processo di condivisione della conoscenza è molto apprezzato dai cinesi che su questo terreno riescono a utilizzare il loro grande talento, quello appunto di imparare. La Cina sta affrontando questo tema da un punto di vista sistematico, creando una classe di innovatori, esperti in tecnologia, scienze e informatica che cambierà il volto del Paese. L’istruzione è la chiave che porta ad un futuro in cui la creatività, e non solo l’assemblaggio dei prodotti, sarà cinese. Le università occidentali stanno ospitando un numero sempre crescente di studenti asiatici, creando quel circolo virtuoso in cui – secondo una logica prettamente cinese – se tu mi dai io ti darò. Se guadagno io guadagnerai anche tu”.

S.M.


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