La Brexit e il mutevole panorama “in divenire” dei marchi, tra Regno Unito ed Europa

17 ottobre 2017

eu trade mark marchi

om’era prevedibile, il referendum sulla Brexit ha avuto un effetto incredibile sulla politica, sulle imprese e sull’economia. Da quando sono iniziati i negoziati in preparazione dell’eventuale separazione del Regno Unito dall’Unione Europea (EU) prevista per marzo 2019, le ripercussioni si stanno facendo sentire in lungo e in largo, e non solo in Gran Bretagna.

Questo è l’esordio dell’articolo, a firma di Rob Davey, Senior Director di CompuMark, un brand di Clarivate Analytics, che qui riportiamo per intero.

Lo stesso vale per i diversi settori in tutte le nazioni della regione. Mentre alcuni, come il settore retail, hanno sentito gli effetti quasi immediatamente dopo il voto a giugno 2016, altri stanno iniziando lentamente ad accettare i cambiamenti che possono verificarsi a seguito della Brexit. Spostando lo sguardo alla proprietà intellettuale, ad esempio, abbondano le domande riguardo alle registrazioni dei marchi. Per quanto riguarda tutte quelle attività che vogliono operare e proteggere i propri interessi sia nel Regno Unito e che nell’Unione Europea, è sufficiente presentare una richiesta di deposito presso l’EUIPO (European Union Intellectual Property Office).

Un panorama instabile
Il panorama dei marchi si evolve quotidianamente e di conseguenza i professionisti di questo settore adattano costantemente le proprie strategie di ricerca, validazione e monitoraggio, e ciò risulta evidente se si va a guardare la variazione del numero di registrazioni di marchi attuale.
Secondo la ricerca di CompuMark, grazie alle unità di Custom & Managed Solutions, si è registrato un incremento del 20% delle richieste di registrazione di marchi nel Regno Unito. Nei 18 mesi precedenti al referendum sulla Brexit, la media mensile di richieste per la registrazione era 4.538. Tuttavia negli 11 mesi successivi al voto è salita a 5.567.
Prendendo in esame le richieste US per marchi validi nel Regno Unito, la media delle richieste mensili negli 11 mesi successivi al referendum è stata di 261, rispetto alle 104 nei 18 mesi precedenti. Un marcato aumento del 150%.
Dal punto di vista delle aziende britanniche, prima del referendum la media di domande di registrazione dei richiedenti con sede nel Regno Unito era di 933. Dopo il voto, tuttavia, questa media è scesa a 766, un declino del 18%.
Allo stato attuale, si registra un notevole aumento di brand che registrano sia marchi UK che EU, preparandosi a un nuovo ambiente post-Brexit. Nonostante questa procedura non sia necessaria al momento, dopo marzo 2019 i brand potrebbero trattare i marchi depositati nel Regno Unito allo stesso modo di quelli registrati in Svizzera o in Norvegia, paesi che fanno parte dell’Europa ma non dell’Unione Europea. Ovviamente questo significa ulteriori sforzi e costi poiché i professionisti dovranno presentare due richieste anziché una sola.
Questo approccio non cambia necessariamente il modo in cui i marchi vengono ricercati, validati o monitorati, poiché gli strumenti, le soluzioni e i processi attualmente utilizzati continueranno a seguire le stesse procedure e ricerche per le stesse regioni.

Conversione dei marchi EU esistenti
Ciò che dovrà necessariamente cambiare è lo stato dei marchi attualmente registrati EU. Questi possono essere stati depositati nel Regno Unito ma nel post-Brexit potrebbe essere necessario convertire i marchi EU in marchi UK per garantire l’effettiva copertura in tutte le regioni.
In questo caso esiste un’alta probabilità che vengano adottate disposizioni transitorie per consentire una conversione efficacie delle registrazioni EU esistenti e di quelle in sospeso. Se tutto va bene questi processi non significheranno una perdita di priorità, date di deposito o di anzianità nelle registrazioni nazionali del Regno Unito a lungo termine, il che significa di conseguenza non perdere diritti.
Inoltre ci sarà anche un impatto sulle attività che il settore svolge con l’EUIPO, che hanno scatenato numerosi dibattiti tra i rappresentanti legali che hanno perso i propri diritti di rappresentanza presso l’ufficio. Le possibili soluzioni vanno dall’opzione politicamente improbabile che il Regno Unito aderisca allo Spazio Economico Europeo (EEA – European Economic Area), che consentirebbe ai membri di rappresentare i propri clienti prima dell’EUIPO, oppure agli avvocati britannici di ottenere la licenza per praticare in un altro paese Europeo oppure forse anche delocalizzare quegli impiegati delle compagnie nel Regno Unito che gestiscono il lavoro IP presso l’EUIPO

La risposta ufficiale
Nonostante non vi sia in atto un piano concreto, il settore e il governo britannico stanno lavorando per trovare una soluzione. Secondo il sito del Governo britannico “Il sistema del Regno Unito per la tutela dei diritti sui marchi non è influenzato dalla decisione di lasciare l’Unione Europea. Fintantoché il Regno Unito rimane un membro dell’UE i marchi comunitari (EU Trade Marks – EUTM) continueranno ad essere validi in UK. Quando il Regno Unito lascerà l’UE, i marchi EUTM rimarranno validi nei rimanenti stati EU. Siamo consapevoli che i proprietari degli esistenti marchi EU vogliano chiarire la copertura di questi diritti quando il Regno Unito lascerà l’Unione Europea. Il governo sta esplorando varie opzioni e stiamo discutendo il modo migliore per andare avanti con gli utenti del sistema. Quando il Regno Unito avrà lasciato l’Europa, le aziende britanniche continueranno a poter registrare marchi comunitari, che copriranno tutti gli stati membri dell’EU”.

Le basi restano le stesse
Nonostante il panorama mutevole, le basi della ricerca, validazione e monitoraggio rimangono le stesse. Ciò include la corretta esecuzione del processo di ricerca, validazione e registrazione, utilizzando gli strumenti corretti – a pagamento di fornitori riconosciuti –  e basandosi sull’esperienza e la competenza degli avvocati e dei professionisti dei marchi che possono consigliare sui rischi della mitigazione e dell’approccio alle best practice per richiederne di nuovi e monitorare quelli esistenti nel loro portfolio.
Questo risulta particolarmente importante in quanto la complessità dei marchi può solo aumentare man mano che ci si avvicina all’uscita del Regno Unito. I brand devono fare affidamento sull’esperienza dei professionisti di settore che sono abili a comprendere i cambiamenti e l’impatto sulle registrazioni in corso, in attesa e sui nuovi marchi.
Soprattutto, gli avvocati e i professionisti devono capire l’ambito del proprio portfolio, sapendo quali marchi sono registrati nel Regno Unito, quali in Europa e quali devono essere convertiti, di nuovo, per garantire la copertura su tutte le regioni.

Conclusioni
Le opinioni sulla Brexit sono diverse e sono contrastanti, come questa influirà sulle aziende e sull’economia, e quali saranno le conseguenze più ampie per il Regno Unito. A livello di settore, le organizzazioni stanno esplorando le proprie opzioni e affidandosi al governo per impostare un percorso preciso. Per il mercato dei marchi è lo stesso. Le operazioni giorno per giorno procedono e i marchi vengono ricercati, validati e monitorati costantemente. Vi è anche la consapevolezza generale che il cambiamento è prossimo, e le organizzazioni stanno già cercando proattivamente di capire questi cambiamenti e rimanere protette in tutte le regioni.