Assinform e Confindustria Digitale: il mercato digitale cresce, ma occore un cambio di passo

5 Luglio 2016

Assinform

Ufficio Stampa

L’Italia dal 2015 ha ripreso a investire in Ict e continuerà a farlo nel prossimo triennio. Questo è senza dubbio un dato incoraggiante, ma indica solo l’inizio di un percorso e le previsioni di crescita fino al 2018 ne sono una conferma. In realtà il passo con cui si sta affermando l’innovazione digitale in Italia è ancora troppo lento, avviene in modo troppo disomogeneo e con un’ottica ancora distante dal concepire quella trasformazione in grado di incidere profondamente sulla realtà del Paese, cambiare gli equilibri competitivi, accelerare la crescita. È questa la fotografia che emerge dallo studio “Il digitale in Italia nel 2016”, realizzato da Assinform e Confindustria Digitale in collaborazione con NetConsulting cube e gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, presentato questa mattina a Milano nel corso della manifestazione “Impresa 4.0. Per un’industria italiana più competitiva nell’era digitale”. All’incontro hanno preso parte Vincenzo Boccia, Giancarlo Capitani, Elio Catania, Antonello Giacomelli, Gaetano Manfredi, Alessandro Perego, Enrico Pagliarini, Andrea Pontremoli, Antonio Samaritani, Agostino Santoni.

“I tassi di incremento a due cifre degli investimenti nelle tecnologie abilitanti, quali Cloud, Iot, piattaforme per la gestione web, Big Data, mobile business, sicurezza – ha precisato Agostino Santoni, Presidente di Assinform – se contestualizzati nell’ambito dei servizi digitali, informatici e del software, che in volume rappresentano la parte più consistente del mercato, ma crescono a una cifra, evidenziano che è in atto un vivace e robusto fenomeno di infrastrutturazione innovativa, che tuttavia riguarda ancora una frazione troppo limitata del Paese. Soprattutto le piccole e medie imprese, che costituiscono il 99% del nostro tessuto produttivo e contribuiscono a più del 50% del Pil, così come gran parte della Pa, continuano a rimanere ai margini dell’evoluzione digitale”.

“Abbiamo voluto chiamare la convention “Impresa 4.0” – ha continuato Santoni – per indicare che la cultura del digitale, ovvero della trasformazione competitiva delle organizzazioni, delle filiere, dei processi, del modo di lavorare e fare business, può e deve diventare patrimonio comune di tutte le imprese e amministrazioni pubbliche. Secondo noi è il momento di spingere con determinazione in questa direzione, rafforzando tutti i segnali positivi che vengono dal territorio, sfruttando al meglio i trend incoraggianti che arrivano dagli ambiti tecnologici più avanzati, attuando in modo deciso i piani pubblici e privati, mettendo in campo ogni risorsa per far esprimere al nostro sistema produttivo e dei servizi tutto il suo grande potenziale creativo. La presenza del neo presidente di Confindustria Vincenzo Boccia oggi testimonia che le imprese italiane hanno voglia di cambiare passo e noi siamo direttamente impegnati a sostenerle nei nuovi percorsi d’innovazione”.

I dati dello studio “Il digitale in Italia nel 2016” evidenziano i segnali di un’inversione di tendenza. Già nel 2015 il mercato digitale nel suo complesso è cresciuto dell’1% a 64.908 milioni di euro. Al recupero hanno concorso un po’ tutti i comparti, con la sola eccezione dei servizi di rete delle telecomunicazioni (-2,4%,) che hanno continuato a subire il calo delle tariffe deprimendo le dinamiche di quasi un terzo del mercato. Ma gli altri due terzi sono cresciuti: Servizi ICT a 10.368 milioni di euro (+ 1,5%); Software e Soluzioni ICT a 5.971 milioni di euro (+4,7%), Dispositivi e Sistemi a 16.987 milioni di euro (+0,6%), Contenuti Digitali e Digital Advertising a 8.973 milioni di euro (+8,6%).

I segnali positivi però più che dall’aspetto quantitativo, che migliora, ma che soffre ancora il confronto con le performance di altri paesi, viene dall’innalzamento della qualità della domanda. La spinta è infatti dovuta alle componenti più innovative e legate alla trasformazione digitale, che registreranno crescite sostenute per il 2016 – Iot +14,9%, Cloud +23,2%, Big Data +24,7%, piattaforme per il web +13,3%; mobile business +12,3%, sicurezza +4,4% – e almeno sino al 2018.

Le previsioni per il mercato complessivo ICT in Italia, a costanza di scenari macroeconomici, lasciano intravedere una crescita dell’1,5% nel 2016, dell’1,7% nel 2017, e del 2,0% nel 2018. E sia per il contributo dei segmenti più avanzati, sia per la ripresa degli investimenti in quasi tutti i settori d’utenza, spinti soprattutto dalle grandi imprese +2,8% nel 2016 sul 2015, con in testa l’industria (+2,1%), le banche (3%), le assicurazioni (+3,7%), le utility (+3,6%), i trasporti (+3,4%). Le piccole imprese con +0,6% stimato nel 2016, risultano ancora poco coinvolte dalla trasformazione digitale. E in parte anche la PA che, sempre nel 2016, confermerà la ripresa della spesa a livello centrale (+1,6%) e nella Sanità (+3%), ma non a livello locale (-2,0%).

“Deve essere chiaro che qui oggi non stiamo discutendo di digitale in senso stretto, ma di competitività e crescita dell’intero Paese. Oggi stiamo progettando la via italiana all’industria 4.0 intesa non solo come rilancio della manifattura attraverso le nuove tecnologie, ma anche come reinvenzione in ottica digitale delle filiere, dei distretti, fino a contaminare d’innovazione l’intera catena dei fornitori, la logistica, il territorio, l’azione delle Pa locali. Obiettivo è portare la manifattura italiana dall’attuale 15% di contributo al Pil ad almeno il 20%, trascinando così verso la crescita l’intero Paese. Ecco il senso del grande progetto di politica industriale di “Trasformazione competitiva digitale delle imprese e del Paese” condiviso con tutto il sistema confindustriale che siamo impegnati a lanciare in questi giorni”.

Elio Catania, Presidente di Confindustria Digitale, tirando le conclusioni, è entrato nel merito del progetto: “Al centro vi sono le Pmi italiane che, per allinearsi ai livelli di competitività e produttività europei, devono capire la necessità di mettere mano ai processi produttivi in modo più rapido, energico e completo. Metteremo, per questo, gli imprenditori nelle condizioni di andare a trovare tecnologie, competenze e risorse negli Hub d’innovazione che stiamo progettando sul territorio. Sarà un’occasione anche per riportare in Italia produzioni delocalizzate”.

“La parte pubblica deve creare le pre-condizioni necessarie – ha continuato Catania. Il Governo ha dimostrato grande sensibilità sui temi del digitale e di Industria 4.0, ma ci aspettiamo che si esca dalla timidezza delle politiche sull’innovazione riorientando gli incentivi laddove realmente l’economia moderna lo richiede: rafforzamento della tecno-Sabatini, defiscalizzazione degli investimenti in innovazione, voucher alle Pmi per progetti innovativi e formazione digitale. Va data esecuzione, rapida e senza incertezze, alle piattaforme previste dal piano “Crescita digitale” in una logica di partenariato pubblico-privato molto più profonda e collaborativa. La trasformazione va accompagnata da un sistema di regole favorevole e adeguato alle necessità dello sviluppo digitale, in sintonia con la strategia europea per il Mercato Unico Digitale. Questo salto è oggi alla portata del Paese e non ci sono più alibi per non intraprenderlo da subito”.