Geroglifici e crowdsourcing nel futuro del Museo Egizio in partnership con l’UCL

16 Giu 2016

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dal web

Il Museo Egizio, con un progetto per la realizzazione di modelli 3D, è la prima istituzione italiana a sperimentare nuove frontiere della ricerca scientifica nel campo dell’Archeologia Pubblica e del crowdsourcing grazie a una collaborazione con l’Institute of Archaeology dell’University College London (UCL), prima istituzione in Europa per lo studio della Public Archaeology.

Il Museo Egizio è ora presente su Micropasts con un’applicazione per la realizzazione di modelli 3D attraverso un processo di photomasking di oggetti appartenenti alle proprie collezioni, a cominciare dal cofanetto dello Scriba Regale e Sovrintendente al Palazzo, Djehuty-hotep, a cui seguiranno altri reperti differenti per materiale e tipologia. 
 
 
 
Dal 2013 è attiva di Micropasts, la prima piattaforma tematica dedicata al crowdsourcing in archeologia, sviluppata da UCL, in particolare da Chiara Bonacchi (Ricercatrice di Archeologia Pubblica e Museologia) e Andrew Bevan (Professore di Spatial e Comparative Archaeology) in collaborazione con il British Museum, attraverso la partecipazione di Daniel Pett, responsabile del Dipartimento Digital e Publishing del British Museum.
 
La piattaforma conta oggi più di 2000 utenti iscritti da ogni parte del mondo e provenienti da settori professionali differenti, oltre a un numero ancora maggiore di utenti anonimi, che hanno contribuito alla realizzazione di photo masking per modelli 3D, trascrizione e digitalizzazione di documenti, creazione di open data archeologici di vario tipo.
 

“I modelli 3D ottenuti con questa metodologia – spiega Paolo Del Vesco, egittologo del Museo Egizio e responsabile del progetto –  offrono differenti utilizzi sia a livello scientifico che didattico e la disponibilità di una stampante 3D offre a chiunque la possibilità di ottenere una riproduzione fedele all’originale . Di recente si è assistito ad una vera e propria rivoluzione nell’ambito della documentazione 3D tanto da divenire relativamente facile creare modelli tridimensionali utilizzando semplici fotografie digitali. Grazie all’aiuto di chiunque voglia partecipare al progetto sarà possibile offrire a tutti un nuovo modo di fruire dei reperti del Museo Egizio”.
Anche grazie a questo programma il Museo Egizio continua  a porre al centro la ricerca, intesa come elemento fondamentale per la conoscenza, l’interpretazione e la divulgazione, migliorando anche la comunicazione nell’ambito dell’Egittologia.  La sperimentazione di questo innovativo approccio permetterà anche di testare, in Italia, dove si è iniziato a parlare di Archeologia Pubblica per la prima volta solo nel 2009, il valore di questo metodo e ampliare ulteriormente i confini della ricerca a livello internazionale e in un contesto disciplinare trasversale.
 
“Credo fortemente nella ricerca partecipata come forma di tutela – dichiara Christian Greco, direttore del Museo Egizio – la condivisione del patrimonio culturale fa sentire il pubblico più vicino e propenso a recepirne il valore. L’Archeologia Pubblica può sensibilizzare il pubblico sul valore delle collezioni e della ricerca che si fa nel museo, per ricostruirne la storia.”